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DS16GAMMA - MISSIONE 13 RSS DS16GAMMA - Missione 13

13.13 " False mosse e... mosse false "

di Sherja T'Jael Spini, Pubblicato il 05-05-2014

Ambasciata Romulana - 02 aprile 2392 - Ore 17:10

Stava godendosi quella piccola vittoria, pensando di andare a godersi un po' sua moglie, quando ricevette una visita inaspettata.

"Ambasciatore Lamak... c'è il Sub Comandante Liven per lei."
"Il Primo Ufficiale?"
"Sì Signore."

E così l'uomo di scopriva... interessante...

"Lo faccia entrare..."


Nave romulana - Da qualche parte nel sistema Benghal - 02 aprile 2392 - Ore 17:15

Osha era pronta.
Fremeva nell'eccitazione del momento come non avrebbe reputato possibile. Come non sarebbe stato giusto fare. Però era quello che aveva sempre desiderato... quella nave... quella posizione... quelle possibilità di far valere quello che era...

L'arrivo di una chiamata sub spaziale la lasciò interdetta.

"Comandante... l'Ambasciatore Lamak ci chiama... riservato."

Jerril si alzò, palesemente innervosito, per lasciare la plancia. Dove rientrò pochi minuti dopo con uno sguardo che non presagiva nulla di buono.
Nessuno osò chiedere.
Solo quando ebbe ripreso il suo posto ed atteso qualche secondo, comunicò al personale gli ordini.

"Avviciniamoci e teniamoli d'occhio. Pronti ad agire non appena riceveremo l'ordine dall'Ambascitore Lamak in persona."

Osha si sentì come se l'occasione della vita le fosse sfuggita dalle mani.


Ufficio del Capitano Spini - 02 aprile 2392 - Contemporaneamente

"Tutto a posto Comandante?"
"Tutto secondo gli ordini suoi e dell'Ambasciatrice Capitano."
"Qualche spiffero?"

Khish scosse il capo lasciando ondeggiare lievemente le antenne.

"Nessuno Capitano. Non c'è stato nessuna fuoriuscita di notizie se non quelle da noi 'autorizzate'..."

Sherja sospirò appoggiandosi alla sedia lasciandosi andare per qualche secondo al desiderio di poter essere qualche volta solo una madre o solo una donna sincera e diretta quale sarebbe stata la sua natura... ma negli anni i sotterfugi erano entrati così tanto nella sua vita che a volte non riusciva a liberarsene nemmeno quando la sera rientrava nel suo alloggio.
Per l'ennesima volta si ripromise di chiarire alcune cose mai dette... per l'ennesima volta si domandò se ci sarebbe mai riuscita...

"Il Consigliere?"
"Non sospetta neppure che il Comandante Shivhek stia già meglio."
"Mi spiace averla costretta a... - agitò una mano cercando la parola migliore - ...a questo."
"Forse non è una cosa che farà piacere a Shanja, ma io resto per prima cosa un Ufficiale della Flotta. Il giorno in cui non sarà più così sarà mia cura informarla perché possa gestire al meglio il mio contributo come membro del suo equipaggio."
"La ringrazio Comandante. - Sherja si alzò in piedi - Vado in infermeria come previsto, se non succede niente l'orario di inizio operazioni resta invariato."
"Va bene Capitano. Torno in Ingegneria."


Deep Space 16 - Infermaria - 02 aprile 2392 - Ore 17:20

Shivhek stava decisamente meglio, meglio di quanto avesse potuto supporre solo poco tempo prima. Ciò nonostante, come da accordi presi in modo alquanto avventuroso nel tentativo di mantenere una segretezza assoluta, manteneva sé stesso in quello che all'esterno poteva sembrare tranquillamente uno stato di autocura vulcaniana.
Il Dottor Sonx, con l'innegabile supporto di Khish, aveva regolato il bioletto in modo da mostrare parametri fisici adeguati a questo suo stato simulato.
Tutto sommato stare lì a riflettere senza dover interagire con il mondo esterno, soprattutto con il Consigliere, gli era servito più che non lo sforzo lavorativo assoluto a cui si era costretto e che non lo aveva aiutato in alcun modo a superare il suo stato 'emotivo' indotto.
Approfittando di quella quiete obbligata sprofondò lentamente in sé stesso cercando residui della presenza di Gladia e la trovò. Era però una presenza diversa, la analizzò come se fosse una statua a cui girare in torno per apprezzarne ogni singolo colpo di cesello. Non c'era dolore, né sofferenza, né tensione alcuna. Gladia era un ricordo come molti altri, non era più importante né meno importante. Forse diverso, perché comunque quanto accaduto gli aveva insegnato molto, ma non cercava più con brama e desiderio quegli attimi nella sua memoria.
Cercò Shanira e la trovò. Qui un sentimento di fondo c'era, una specie di rimorso... o senso di sconfitta per la fine del suo matrimonio. Nonostante le dicerie i vulcaniani non erano cyborg insensibili al mondo attorno a loro. La stessa Shanira andandosene lo aveva dimostrato.
Un pensiero però gli attraversò la mente, non parlava con suo figlio da almeno... due anni...

Fu in quel preciso momento che sentì la voce del Capitano Spini insinuarsi nei suoi pensieri.

"Dottor Sonx, come sta il paziente? Quando potrò riavere il mio Ufficiale in servizio?"

Il momento si stava avvicinando.


Deep Space 16 - Ingegneria - 02 aprile 2392 - Ore 17:30


Il Comandante Khish non poteva ancora riposare.
Ogni singolo tober modificato passava successivamente per le sue mani. Il personale che lo stava affiancando pensava chiaramente ad un eccesso di responsabilità, dovuto probabilmente al fatto che stava sostituendo il Capo Ingengere, ma anche al fatto che la situazione era molto più grave di quanto potesse sembrare.
Tra le poche informazioni che erano trapelate, sicuramente la parola che più aveva creato ansia a tutta la stazione era 'guerra'. Il ricordo della Guerra con il Dominio era ancora fin troppo vivo.
Anche per questo nessuno osava dire all'Ufficiale Scientifico che forse stava esagerando.

I pensieri di Khish erano molto diversi.

Doveva fare lui l'ultima modifica ai tober. Quella che nessuno doveva vedere, quella che aveva concordato con uno Shivhek molto più in forma di quanto si era voluto far sapere sulla stazione.
La difficoltà vera non era 'mentire', perché più che una menzogna era un'omessa comunicazione con il fine ultimo della sicurezza di tutti. La difficoltà vera era reggere il ritmo di lavoro di quelle ultime ore.
Non avrebbe ammesso nulla nemmeno sotto la tortura più feroce, ma in quel momento invidiava la capacità... almeno apparente... dei vulcaniani di tirare avanti come se nulla fosse fino a che serviva.

Accantonò un altro tober. Ancora pochi pezzi.
Diede un'occhiata al monitor poco distante, dove il tempo disponibile era scandito da un count-down lento ed inesorabile. Erano perfettamente in tabella di marcia.
Ancora un po' di fatica e presto avrebbe potuto riposare. Anzi meglio. Avrebbe potuto chiudersi nel suo alloggio con Shanja, al riposo avrebbe pensato dopo.


Deep Space 16 - Ambasciata Federale - 02 aprile 2392 - Ore 18:15

T'Lani non parlava con il suo ospite. Muoveva le pedine del loro eterno gioco riflettendo su quanto fosse particolare la situazione in quel momento.
La vicinanza di intenti che ultimamente c'era con l'Impero Klingon in fondo la stupiva. Se qualche tempo prima le fosse stata chiesta la sua opinione riguardo l'evoluzione diplomatica su quella base... non avrebbe potuto presupporre quella che era la situazione in essere in quel momento.

"Lei è troppo silenziosa oggi."
"Riflessioni."

Il possente corpo dell'Ambasciatore K'ooD si appoggiò all'indietro sulla scomoda sedia che gli era sempre riservata quando andava in visita all'Ambasciatrice.
Poco distante da loro due ragazzini molto diversi tra loro stavano parlottando in tono così basso che K'ooD non riusciva a sentire una singola parola di quanto si stavano dicendo.

"Che hanno tanto da dirsi quei due?"

T'Lani alzò lo sguardo su di lui.

"Cosa la preoccupa del rapporto tra Goroth ed il giovane O'Riordan?"
"Domanda sbagliata Ambasciatrice. Non mi preoccupa Sorik, mi preoccupa quello che sarà in futuro Sorik."
"Credo che in questa sua affermazione si nasconda la risposta alle mie riflessioni precedenti."

K'ooD rise rumorosamente attirando per qualche momento l'attenzione dei due ragazzini all'altro capo della stanza, che rapidamente si concentrarono di nuovo sulle loro chiacchiere.

"Sta cercando di capire perché ultimamente ci troviamo così spesso in sintonia."
"Touché."
"Non è solo Sorik così come non è solo Goroth... e prima che lo dica, non è nemmeno per Elisabeth."
"Quindi è tutto."
"Quindi è... direi logico. Perché quando la strada è così chiara che non può che essere seguita... allora la si deve seguire."

T'Lani lo osservò in silenzio piazzando lo sguardo nel suo. K'ooD era forse uno dei pochi in grado di reggere quello scambio, forse per questo pensò gli concesse una gentilezza. Una di quelle che centellinava per non perdere il controllo della situazione.

"Stanno parlando solo di lei. Di che nonno meraviglioso sia e di quali incredibili storie lei abbia sempre da raccontare."

K'ooD annuì.

"Grazie Ambasciatrice. Anche per aver accettato di tenerli qui da lei. Non avrei affidato Goroth ad altri."
"Più o meno quello che il Capitano Spini mi ha detto quando ho accettato di ospitare qui Sorik e Shanna O'Riordan. - nascose le mani nelle maniche... era finito il tempo - È ora Amabasciatore."


Deep Space 16 - Ambasciata Romulana - 02 aprile 2392 - Contemporaneamente

^ Siamo pronti Ambasciatore. Il suo Governo ha deciso suppongo... ^

Lamak si sforzò di mantenere il necessario distacco, la supponenza di quell'uomo era troppo, semplicemente troppo.

^ Ho carta bianca. ^
^ Notevole Ambasciatore... davvero notevole. Quasi quasi non me lo sarei aspettato. Quindi ora mi darà quello che le ho chiesto. ^
^ No. ^

Se Chani fu stupito da quella risposta non lo diede a vedere.

^ Che vuol dire con questo no Ambasciatore. ^

Il tono era freddo, falsamente calmo, quello fu l'unico segno esteriore che si permise. Lamak apprezzò la bravura nel gioco che stavano portando avanti.

^ Quello che ho detto. No. Io ho carta bianca. Le ho chiesto uno sforzo di buona volontà. ^
^ Due ore. ^
^ Un'ora. ^
^ Ambasciatore sta giocando sulla lama di una spada... DUE ORE! ^

Lamak sapeva che non sarebbe stato possibile di meno, ma doveva spingere, almeno una volta. Farlo due volte sarebbe stato eccessivo. Quindi non spinse ancora.

^ Vada per le due ore. Ma senza il suo sforzo di buona volontà... eviti di chiamarmi. ^

La comunicazione si chiuse improvvisamente ed il romulano stette a fissare lo schermo scuro a lungo prima di alzarsi ferocemente in piedi.

* Ora tocca ai Federali! *


Deep Space 16 - Corridoio zona delle Ambasciate - 02 aprile 2392 - Ore 18:25

Lamak stava camminando in fretta, ma senza esagerare. Si trattava pur sempre di stile da mantenere.
Sapeva esattamente dove andare.
T'Lani.
Quando svoltò l'angolo vide l'Ambasciatore K'ooD allontanarsi dall'Ambasciata Federale... rallentò.
Prima di fare la sua mossa aveva studiato tutte le possibili evoluzioni successive. Pensava di aver esaminato tutto, ma qualcosa gli era chiaramente sfuggito.
Quell'attimo di stupore per quello che ora gli sembrava un evidente doppio gioco gli fu fatale.
Quel piccolo rallentamento al suo incedere era stato quasi pesato.

Una mano uscì dal buio e lo afferrò alla base del collo.
Altre braccia lo afferrarono impedendogli di cadere.

"Bella presa Comandante Shivhek."
"Naturale. Complimenti a lei Signor Riccardi. L'Ambasciatore Lamak non è sicuramente leggero. Prego... - e si spostò di poco - ...abbiamo poco tempo e siamo attesi nell'alloggio del Capitano Spini."


Deep Space 16 - Ambasciata Federale - 02 aprile 2392 - Contemporaneamente

"Signora..."

T'Lani era ancora seduta, con lo sguardo fisso apparentemente nel vuoto, in realtà stava ripercorrendo tutti i passi che dovevano essere compiuti.

"Dimmi Sorik."
"Tu sa che se fallite dovremo chiudere il Tempio Celeste."

La vulcaniana concentrò tutta la sua attenzione su quello che sembrava essere il figlio del Capitano Spini, ma che stava dando voce a qualcuno molto distante da lui.

"Non falliremo."
"Tu pensi in modo lineare come tutti voi. Eppure riesci a vedere in modo più completo. Tu ci incuriosisci."
"Voi avete visto la fine."
"Noi abbiamo visto molte fini diverse. Alcune più probabili di altre."

T'Lani osservava gli occhi di Sorik, luminosi e cupi allo stesso tempo. Con uno sguardo saggio ed antico dietro essi.

"Non correrete rischi."
"Non permetteremo che i vostri nemici si espandano. Il rischio per il Tempio Celeste e per coloro che vivono al di la di esso non deve esistere."
"Non si espanderanno."
"Tu sei convinta di questo e vedi molti futuri possibili. Strano per una della vostra specie. Però ce ne sono altri. In alcuni di questi fallirete."
"Non falliremo."

Gli occhi azzurri ed ancora ingenui di Sorik la guardavano con attenzione.

"Cosa non falliremo Signora?"

T'Lani capì che i Profeti se n'erano andati. Cedette ad un gesto che nessuno avrebbe mai creduto.
Allungò una mano lieve, diafana e fragile segno di tutti gli anni e le esperienze che avevano minato il suo corpo, e la posò su quella di Sorik.

"Il futuro Sorik. Non falliremo nel costruire il futuro..."


Deep Space 16 - Alloggio del Capitano Spini - 02 aprile 2392 - Ore 18:40

Lamak scosse il capo cercando di districare la nebbia che avvolgeva i suoi pensieri ed i suoi ricordi.
Cercò di spostare il suo corpo, ma si rese immediatamente conto di essere immobilizzato.

"Non si agiti Ambasciatore."

Lamak cercò di mettere a fuoco, anche se aveva riconosciuto perfettamente quella voce.

"Che accidenti sta succedendo qui..."
"Succede che lei è gradito ospite mio Ambasciatore... - il Capitano Spini si fece avanti - ...segua il consiglio della Dottoressa Stern. Non si agiti, e cerchi di non coinvolgere sua moglie... sono sicura che sa come non darle informazioni."
"Rain sa sempre tutto quello che c'è da sapere..."
"Questa volta è meglio se si scherma Ambasciatore. Questo... - Sherja volse lo sguardo attorno a sé - ...è sicuramente solo il mio alloggio, ma sono pur sempre il Capitano di questa stazione."

Dall'ombra dietro di lui si fece avanti Elisabeth Stern. Aveva sottovalutato la sua presenza ed il suo peso diplomatico. Un ex-ufficiale della Flotta Stellare che viveva nell'Ambasciata Klingon con il figlio... e secondo le voci di corridoio... che stava per portare il lustro di un'unione tra il suo clan e quello dell'Ambasciatore...
Non avrebbe più commesso quell'errore in futuro.

"Chi è che mi ha messo KO. Lei Capitano? nonostante il suo poco sangue vulcan ha eseguito una perfetta presa."
"Sono stato io."

Solo allora Lamak si avvide della presenza del Comandante Shivhek seduto alla scrivania personale della Spini, poco distante da loro.

Due errori su due. Stava invecchiando o cosa? Aveva dato credito alle informazioni sulla salute di quel vulcan... ma perché avevano costruito quella macchinazione? Sicuramente non solo per catturare lui. Che ruolo doveva giocare.
Stava riflettendo rapidamente cercando di mettere insieme i pezzi mancanti con quello che lui già sapeva. Odiava essere in svantaggio, ma in quel frangente chiaramente lo era.

"Ripeto la domanda. Cosa sta succedendo?"

Il Capitano Spini si accomodò sul tavolinetto davanti a lui.

"Mettiamola in questi termini. Quando tutto sarà finito lei potrà affermare in modo totalmente sincero nei confronti del suo Governo di essere stato... impossibilitato... ad agire secondo quanto concordato."
"E secondo voi come reagirà il governo romulano al rapimento da parte dei Federali e dei Klingon del suo Ambasciatore?"

Elisabeth fece qualche passo avanti.

"Ambasciatore qualche anno fa mi chiese di fidarmi di lei. Io lo feci. Rischiai tutto, non solo la mia carriera, lo feci e fu la cosa giusta da fare."
"Quello che la Dottoressa Stern vuole dire, Ambasciatore, è che lei non è prigioniero qui... - fece un gesto e Lamak sentì improvvisamente di essere libero - ...però sono convinta che se ci riflette un attimo capirà che non siamo così sciocchi da agire senza aver pensato a tutto."
"Continui..."
"Per prima cosa non ci sono prove che il Comandante Shivhek stia bene. Poi non ci sono prove che la Dottoressa Stern sia uscita dall'Ambasciata Klingon dopo il rientro della Fearless. Una presa vulcaniana non lascia tracce... e poi perché rischiare la guerra Ambasciatore?"
"Il Sub Comandante Liven è venuto in Ambasciata..."
"Sì. Su richiesta del Capitano della Stazione, dell'Ambasciatrice Federale, dell'Ambasciatore Romulano... o della Tal'Shiar?"

Lamak iniziò a vedere una via di uscita diversa.

"Sono tutto orecchie Capitano." e l'ironia della frase non era nemmeno tanto velata.
"Lasci agire noi. Se le cose andranno male... lei potrà dire con assoluta sincerità di essere stato impossibilitato ad agire, ma le cose non andranno male. Dato che tutto andrà bene, lei potrà semplicemente prendersi il merito di aver volutamente concesso a Federali e Klingon di muoversi per tenere l'Impero fuori dalla mischia..."
"...per tutelare la nostra posizione facendo scoprire voi."
"Touché."