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USS WAYFARER - MISSIONE 11 RSS USS WAYFARER - Missione 11

11.09 " Ogni Wayfarer era sempre una Wayfarer "

di Mehon Vaitor, Pubblicato il 05-04-2014

Terok Nor
12/10/2393 Ore 09.00 - D.S. 70779.11


Il ritorno a casa fu facile e rapido. Un teletrasporto tra tutte le nave e i vari Ristea tornarono al loro posto. Purtroppo ora veniva il difficile: riportare a casa tutte Wayfarer.
Erano in un universo molto pericoloso e differente dal loro e, il fatto di essersi ritrovati nel mezzo di una battaglia, aveva fatto venire voglia a tutti i capitani di ritornare a casa.

Eppure...lasciare la Wayfarer di quell'universo sola, nel mezzo di una battaglia disperata, era una cosa inaccettabile per gli equipaggi delle varie navi.
Infondo, ogni Wayfarer era sempre una Wayfarer.

Così quella strana flotta di 130 navi con lo stesso nome e codice di trasponder assunse formazione difensiva attorno a Bajor e a Terok Nor e i capitani si erano incontrati per una riunione di emergenza sulla stazione spaziale.

"... con questa manovra, involontaria e strana, abbiamo messo la flotta Klingon e Cardassiana in una brutta posizione costringendoli a battere in ritirata. Abbiamo dato alla resistenza il tempo di mettere in salvo dei profughi."

Aveva parlato il capitano Jekins, comandante della Wayfarer T o P oppure R, Kiron non si ricordava bene a quale nave appartenesse.

"No." Il comandante Kiron, di un'altra Wayfarer, la L, si era alzato in piedi e aveva iniziato a parlare. "Abbiamo costretto quella flotta a ritirarsi ma non sono stati sconfitti. Inoltre i Klingon e i Cardassiani possono contare su rinforzi mentre noi abbiamo solo 130 unità."

Molti capitano annuirono convinti.

Il capitano Spini si alzò in piedi a sua volta. "Non possiamo combattere e nemmeno rimanere. Senza contare che stiamo parlando da ore senza aver trovato una soluzione."

"E lei dice di abbandonare questa Wayfarer al suo destino?" Uno dei capitani più lontani da Kiron si alzò in piedi e, con aria furiosa, iniziò ad attaccare le opinioni di Spini: "Non ho intenzione di abbandonarli qui al loro destino."

"E' il loro universo, noi non dobbiamo interferire." Rispose con logica Spini.

"Facile a dire così quando non è la sua nave ad essere sacrificata." La incalzò il capitano.

Kiron si guardò intorno e notò che molti capitani la stavano pensando come lui. Per cui decise di alzarsi in piedi e di parlare a sua volta. "Non stiamo arrivando da nessuna parte."

Molti capitani annuirono mostrando il loro assenso.

"Dobbiamo tornare nei nostri universi questo è sicuro, ma tra noi c'è chi vuole partire subito e chi vuole restare in modo da aiutare la Wayfarer di questo universo e permettere alle navi cariche di profughi di allontanarsi dalla zona degli scontri." Kiron parlava in una sala con 129 capitani in assoluto silenzio.

"Bene allora io dico: chi vuole andar via subito è libero di farlo e chi vuole rimanere ancora qualche giorno è libero di farlo." Quando Kiron tornò a sedersi scoppiò un applauso e la riunione uscì dallo stallo.

Ricognitore M'Treter
12/10/2393 Ore 09.00 - D.S. 70779.11


K'Rat era ambizioso. Era solo un ufficiale scientifico su un ricognitore della flotta Klingon. In altre parole era l'ufficiale meno considerato su una nave che era letteralmente carne de cannone. Eppure K'Rat voleva di più, voleva dimostrare quanto valeva e quanto la sua mente fosse superiore.
La comparsa di quella misteriosa flotta era per lui un'opportunità meravigliosa: se fosse riuscito a capire come aveva fatto una flotta a comparire in quel modo, l'avrebbero di sicuro promosso.
Uno dei vantaggi nel servire l'Impero su un ricognitore erano i sensori: una nave del genere aveva una griglia sensoriale molto efficiente. Mise in correlazione i dati dei sensori con degli strani eventi accaduti in passato e, in poco tempo, scoprì un'interessante verità.
Provò a spiegarla al suo capitano, ma lui, più interessato alle battaglie che alle formule, non volle stare a sentire.
Per K'Rat la cosa fu devastante. Era furioso e amareggiato, ma non poteva far nulla. Sfidare a duello il capitano era impensabile, in quanto non avrebbe mai potuto competere con lui all'arma bianca, e se avesse provato a salire sull'ammiraglia di nascosto, l'avrebbero preso per un traditore o una spia e giustiziato. Si era quindi rifugiato nella sua piccola cabina per sbollire la rabbia e per cercare un'altra soluzione.
Era sdraiato sul suo letto con una bottiglia di uno strano liquore accanto e vari D-padd sparpagliati, quando gli venne un'idea geniale.

U.S.S. Wayfarer A
12/10/2393 Ore 13.00 - D.S. 70779.56



Kiron ritornò sulla sua nave appena conclusasi la riunione. Gli avevano offerto di visitare la stazione, ma quella strana situazione aveva spento la sua indole da esploratore.
Appena la sua figura si materializzò sulla pedana, il primo ufficiale Rumar gli venne prontamente incontro.

"Situazione Numero Uno?" Chiese il capitano mentre scendeva dalla pedana.
"La nave è in perfetto stato. Tutti i sistemi sono operativi e pronti."
Era una frase di routine e Kiron sapeva che la sua Wayfarer era sempre pronta ad affrontare ogni evenienza.
Il primo ufficiale si mise alla destra del capitano e lo scortò fuori dalla sala.

"Stiamo replicando generi di prima necessità, cibo, medicine, coperte e altro per i profughi umani in fuga."
Kiron annuì. "Anche le altre navi stanno facendo come noi. In poco tempo forniremo loro materiale in grado di garantire ai profughi sussistenza per parecchio tempo."

"Non vogliono solo vettovaglie e materiale di sussistenza. "Rumar fece una pausa imbarazzata: "Vogliono anche delle armi."
"Sono state le armi e la voglia di dominare la galassia a portarli in questa situazione."

Kiron e Rumar erano ormai nel corridoio a pochi passi dal turbo ascensore. Il capitano guardò dritto negli occhi il Primo Ufficiale, come per sottolineare la sua decisione, e aggiunse: "No, niente armi."

I due ripresero a camminare.

"E' anche vero che un'arma è uno strumento, e uno strumento può essere usato per fare del male oppure per proteggere."
Rumar nel mentre attivò il comando del turboascensore e, quando i due furono dentro, inserì come destinazione la plancia e continuò il suo discorso: "La colpa non è mai delle armi, ma di chi le usa."
"Su questo non posso darle torto Numero Uno." Concesse il capitano.
Seguirono alcuni istanti di silenzio, seguiti da una spinosa domanda del primo ufficiale: "Noi cosa faremo, signore?"
"Intende tra partire subito o aiutare la Wayfarer di questo universo?"
"Sì."
"Non lo so." Kiron guardò la consolle di comandi e, pensieroso, aggiunse: "Malgrado i loro errori, non voglio abbandonare gli umani di questo universo e nemmeno la Wayfarer che c'è qui... ma non è nemmeno la nostra guerra."

Il turbo ascensore arrivò alla plancia e i due uscirono rapidamente.

Rumar annuì a quelle parole e, seguendo il capitano, aggiunse: "Se rimaniamo, rischiamo di violare la prima direttiva..."
Kiron sorrise, alzò le spalle in segno di impotenza e aggiunse: "Questa è una sentenza che dovranno emettere sociologi, giuristi, filosofi, tattici e chissà quale altre figure... Ma, sinceramente, non credo che abbiamo violato la prima direttiva."

I due ufficiali raggiunsero la postazione del tattico e quella confinante della sicurezza.

"Comandante Vaitor, novità?" Chiese Kiron.
"No signore, la flotta nemic... ehm, Klingon-Cardassiana, si è appostata all'estremità del sistema Bajoriano, non danno segni di voler attaccare ma nemmeno di ritirarsi."
"Forse aspettano rinforzi." Suggerì Rumar.
"In ogni caso, mi terrò pronto con le nostre armi." Rispose l'ufficiale tattico."

*Ora è pure un altro universo che ci spara contro.* Ironizzò mentalmente il bajoriano.

"Bene." Kiron annuì soddisfatto, poi si rivolse al capo della sicurezza: "Le squadre di sicurezza sono in posizione?"

Wu si voltò di scatto e prontamente rispose: "Sì, i miei uomini sono stati posizionati nei punti nevralgici della nave."
"Bene, questo è un universo pericoloso, meglio farsi trovare pronti." Rispose Kiron. Detto ciò, il capitano e il primo ufficiale si allontanarono di qualche passo puntando verso la loro postazione.

"Dove si è cacciato Who?" Chiese il capitano.
"Dev'essere sulla stazione a parlare con gli altri scienziati delle varie navi per analizzare la situazione."

"Bene." Kiron si sedette sulla sia poltrona. "Appena si libera lo mandi da me, ho tante domande da fargli."

Ammiraglia della Flotta Klingon-Cardassiana
12/10/2393 Ore 12.00 - D.S. 70779.47


Il generale Kora'gh era furioso. Era arrivato ad un passo da distruggere definitivamente l'ultima grande nave terreste ed era stato fermato dall'apparizione di una flotta sconosciuta. In più alcune delle sue navi avevano rotto la formazione, ritirandosi e disonorando terribilmente la sua flotta.
Per lavare l'onta, aveva fatto giustiziare tutti i capitani Cardassiani che si erano ritirati. Anche l'equipaggio della K'Met, l'unica nave Klingon ad essere scappata, era stato decimato assieme al loro comandante.
Quest'azione aveva causato un crollo del morale degli equipaggi della flotta, peggiorando ulteriormente il morale del generale.
Tuttavia, per Kora'gh la giornata non era finita e la sorpresa più particolare arrivò nella tarda mattinata, quando da lui si presentò il rappresentante di uno dei ricognitori più piccoli della flotta. Quando erano impegnati in battaglie o in missioni, i capitani delle navi dell'Alleanza potevano mandare dei loro sostituti, in genere il primo o il secondo ufficiale, alle riunioni. Kora'gh era però certo che il capitano in questione, di cui gli sfuggiva il nome, non era indisposto ma se, anche, lo fosse stato non avrebbe di sicuro mandato un ufficiale scientifico.
Il generale temeva che il Klingon che aveva di fronte fosse un assassino. Sfilò dalla fondina il disgregatore e, con tono quasi affabile per non tradire la diffidenza, disse: "Ebbene, cosa posso fare per il tuo capitano?"
K'Rat rimase tranquillo e, con noncuranza, rispose: "Non sono venuto come rappresentante del mio capitano, ma per rappresentare me stesso."

Kora'gh ringhiò ma lasciò proseguire il giovane.

"Ho fatto delle importanti scoperte."
"Ah sì." Il generale era sul punto di farlo portare via e giustiziare, ma qualcosa in lui gli diceva che doveva aspettare.

K'Rat capì che la sua vita era appesa ad un filo e decise di giocarsi il tutto per tutto: "Quelle navi appartengono ad un altro universo. Non fanno parte della flotta terrestre."
"Sì e allora? Tutti gli umani sono nostri nemici anche quelli degli altri universi." Rispose il generale.
"Generale guardi." K'Rat mostrò al superiore un padd con alcuni grafici energetici. "La loro carica quantica è diversa dalla nostra."

Kora'gh era sul punto di esplodere diede un colpo al padd, che finì contro il muro. K'Rat si allontanò e, quasi urlando, rispose: "Adattando opportunamente i disgregatori delle nostre navi, saremo in grado di disattivare i loro sistemi energetici."

"Cosa!?" Kora'gh tornò calmo e, stupefatto, osservò il suo ufficiale.
"Sì signore. Modificando la frequenza dei nostri disgregatori, saremmo in grado di dissipare l'energia dei sistemi delle navi nemiche." K'Rat raccolse il data padd e si avvicinò al superiore. "Ad ogni colpo i loro sistemi si indeboliranno sempre più fino ad disattivarsi del tutto."

La stanza cadde in un innaturale silenzio. Kora'gh pensò a quell'inaspettata e fantastica opportunità: avrebbe potuto attaccare e sconfiggere una flotta molto più grande della sua, distruggere l'ultima grande nave terreste e portare a casa 130 navi modernissime come trofeo di guerra.

"Quanto ci vorrà per le modifiche?"
"Iniziando subito poche ore." Rispose K'Rat.
"Bene tenente, sei il mio nuovo ufficiale scientifico... ottima intuizione, inizia subito a modificare le armi della nostra flotta."
"Grazie generale."

Detto ciò K'Rat uscì sorridendo a 32 denti.