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SHELDON - MISSIONE 10 RSS SHELDON - Missione 10

10.04 "Trappole inaspettate"

di Alec Blake, Pubblicato il 26-05-2026

Zodolla - Settore Detentivo
28/09/2405 - Ore 21.15


"Tre... due... uno... Ora."
Il sussurro di Filippo fu il segnale di partenza. In quell'istante, il "metronomo" umano, il rumore dell'anello del Vorgon contro la corazza, si trovava esattamente a dodici metri di distanza, nel punto cieco della curvatura del corridoio.
Alec, sospeso a tre metri d'altezza con i piedi puntati contro le pareti viscide del condotto di ventilazione, agì con la precisione di un chirurgo. Seguendo le istruzioni sussurrate da Nicolas dal basso, raggruppò i due cavi scoperti e li mandò in cortocircuito usando un frammento metallico strappato dalla cuccetta.
Una scarica di scintille blu inondò il condotto. Sotto di lui, il ronzio soffocante del campo di forza della cella morì in un gemito elettrico.
"Il campo è giù," sussurrò Rush, il respiro corto. "Avete novanta secondi prima che il calo di tensione faccia scattare l'allarme nella sala controllo di Thes."
Kyel spinse la porta. Senza il campo energetico, il blocco meccanico cedette sotto la spinta coordinata di Alec e Kyel. Uscirono nel corridoio come ombre. Jenkins non guardò nemmeno i compagni i suoi occhi erano fissi su l'angolo.
"Stanno tornando," sibilò il tattico.
Quando i due giganti Vorgon girarono l'angolo, non trovarono prigionieri rassegnati, ma un'unità d'assalto. Kyel colpì il primo alla gola prima che potesse sollevare la frusta, mentre Filippo lo colpì alle ginocchia facendolo colassare a terra. Fu una lotta silenziosa, brutale, vinta dalla rapidità contro la massa.
"Prendete i loro comunicatori e le chiavi magnetiche," ordinò Kyel, mentre i due giganti giacevano privi di sensi. "Nicolas, dove si trova la sala comunicazioni?"
Rush consultò brevemente un terminale a muro che aveva appena scassinato. "Due livelli sopra. Seguono lo schema dei nodi energetici Kryll: devono essere vicini al generatore principale per alimentare le antenne a lungo raggio."

Zodolla - Sala Comunicazioni
28/09/2405 - Ore 21.25


La salita fu un incubo di silenzi tesi e scatti tra le ombre. Evitarono due pattuglie grazie alle orecchie di Jenkins e alla conoscenza dei condotti di Alec. Finalmente, davanti a loro, apparve una porta rinforzata con il simbolo di un'antenna stilizzata.
"È qui," disse Rush, armeggiando con la tastiera della porta. "Se riesco a entrare, posso bypassare il blocco di frequenza di Thes e inviare un segnale a pacchetti sulla frequenza d'emergenza della Sheldon."
La porta si aprì con un sibilo. La sala era un caos di cavi scoperti e tecnologia ibrida. Schermi verdi fosforescenti mostravano mappe stellari e flussi di dati criptati.
Kyel si parò all'ingresso, impugnando una delle fruste elettriche sottratte alle guardie. "Nicolas, hai poco tempo. Se Thes vede che la porta è stata forzata, manderà l'intero esercito qui."
Nicolas Rush si gettò sulla console principale. Le sue dita volavano sui tasti, traducendo il codice Kryll in qualcosa di comprensibile. "Il sistema è protetto da un protocollo di criptazione a triplo strato... ma è pigro. Hanno lasciato una porta sul retro nel sottosistema di diagnostica."
"Riesci a contattare Adrienne?" chiese Alec, la voce carica di speranza.
"Non posso stabilire un canale vocale bidirezionale senza farci localizzare in tre secondi," rispose Rush, il sudore che gli imperlava la fronte boliana. "Ma posso inviare una scia di tachioni pulsata. È come un faro nell'oscurità. Se la Sheldon è nel settore, Sheldon la vedrà."
"Fallo," ordinò Kyel. "Invia le nostre coordinate e un avviso: Trappola. Non avvicinarsi senza supporto pesante."
Nicolas premette l'ultimo comando. Sullo schermo apparve un grafico a impulsi: il segnale era partito.
"Fatto," disse Rush. Ma il suo trionfo durò poco. Una luce rossa iniziò a lampeggiare furiosamente in tutta la stanza e una sirena bitonale squarciò il silenzio della stazione.
"Ci hanno scoperto," disse Jenkins, preparando le armi di fortuna. "Thes sta arrivando."
Kyel guardò i suoi uomini. Non erano più in cella, avevano lanciato il loro grido d'aiuto. "Tenete questa posizione. Dobbiamo assicurarci che il segnale continui a trasmettere finché la Sheldon non aggancia le coordinate. Nessuno entra in questa stanza."

Zodolla - Sala Comunicazioni
28/09/2405 - Ore 21.30


La sirena non era un urlo di emergenza, ma un rintocco ritmico, quasi cerimoniale. Kyel e Alec imbracciarono le fruste elettriche sottratte alle guardie, puntandole verso l'unica porta blindata. Jenkins era addossato alla parete, il coltello tattico stretto in pugno, gli occhi che scansionavano ogni centimetro d'ombra.
"Nicolas, quanto manca alla fine della trasmissione?" ringhiò Kyel.
"Trenta secondi, ma il segnale è sporco! C'è un'interferenza che..." Rush si bloccò. Le sue dita smisero di correre sulla console. "Aspettate. Il sistema non sta cercando di bloccarmi. Sta... sta facendo da ponte."
In quel momento, la porta blindata si aprì. Non ci fu un assalto di Vorgon urlanti. Non ci furono raffiche di plasma.
Entrò solo lui. Thes.
Camminava con la consueta calma serafica, le mani intrecciate dietro la schiena, i suoi occhi lattiginosi che riflettevano il lampeggiare rosso delle emergenze come se fosse uno spettacolo piacevole. Dietro di lui, una dozzina di Vorgon rimasero immobili nel corridoio, le armi abbassate.
"Ottimo lavoro, Ingegnere Rush," esordì Thes, la voce sibilante che tagliava il rumore della sirena. "La sua efficienza nel bypassare i circuiti di diagnostica è stata superiore alle mie proiezioni del 12%. Impressionante."
Alec fece un passo avanti, la frusta che sfrigolava. "Fatti indietro, Thes. Il segnale è partito. La Sheldon sa dove siamo. Adrienne sta arrivando e raderà al suolo questo buco."
Thes accennò un sorriso, un movimento sottile e ripugnante delle labbra. "Lo spero bene, Tenente Blake. È esattamente quello che desideravo."
Kyel abbassò lentamente l'arma, sentendo un freddo improvviso salirgli dallo stomaco. "Era una trappola. Il condotto... la facilità con cui siamo arrivati qui..."
"Non una trappola, Comandante. Un invito," rispose Thes, avvicinandosi a una console laterale che si illuminò al suo tocco, rivelando dati che Nicolas non aveva visto. "Vede, io non posso conoscere la vostra nave e avevo bisogno di un modo per contattarli." digitò alcuni comandi e la frequenza di comunicazione apparve sullo schermo "Ora potrò fare in modo che desistano dal cercavi" poi fece cenno a due guardie di portarli in cella "Traquilli la prossima cella non sarà così facile da scassinare"

Spazio Aperto - Settore Esterno
Sheldon - Plancia
29/09/2405 - Ore 10.05


Sullo schermo principale, le stelle non erano più punti fissi, ma scie luminose che sfrecciavano via. La Nebulosa di Classe 5, il luogo dove tutto era iniziato, era ormai un ricordo lontano, lasciata alle spalle a velocità luce.
«Segnale in entrata, Capitano!» esclamò improvvisamente la guardiamarina dalla postazione delle comunicazioni. La sua voce era un misto di speranza e terrore. «È... è un pacchetto dati ad alta priorità. Viene trasmesso sulla frequenza d'emergenza che abbiamo appena isolato. È il codice del primo ufficiale!»
«Sullo schermo, subito!» ordinò Adrienne, sentendo il cuore accelerare.
L'immagine sullo schermo della plancia sfarfallò violentemente, poi si stabilizzò, proiettando una luce dorata e calda che sembrava stonare con l'acciaio freddo della Sheldon. Non era la cella umida di una prigione, né una sala torture. Era una visione di opulenza decadente.
Al centro dell'inquadratura, seduti su divani di seta cremisi, c'erano Kyel e Alec. Non portavano più i segni del combattimento o la polvere della cella indossavano tuniche leggere di fibra finissima, eleganti, e apparivano incredibilmente rilassati. Attorno a loro, diverse ragazze dalla bellezza ultraterrena ridevano e versavano liquido ambrato in calici di cristallo. Una di loro massaggiava le spalle di Alec, mentre un'altra sussurrava qualcosa all'orecchio di Kyel, che sorrideva in modo vacuo, quasi infantile.
Poco distante, Nicolas Rush era semisdraiato su una pila di cuscini ricamati. IL capo ops, teneva tra le dita un frutto esotico, osservandolo con un'estasi assente. Non c'era traccia della sua solita ansia tecnica o della stanchezza del lavoro manuale sembrava aver dimenticato persino come si impugna un cacciavite sonico."
Ancora più inquietante era la figura di Filippo Jenkins Il tattico che non abbassava mai la guardia, l'uomo che contava i battiti cardiaci dei nemici, sedeva immobile con una ragazza accoccolata ai suoi piedi. I suoi occhi, solitamente acuti e analitici, erano ora velati da una nebbia opaca. Le sue mani, abituate a calcolare traiettorie di fuoco, riposavano inermi sulle ginocchia, intrecciate a ghirlande di fiori profumati.
Hewson sorrideva tranquillo mentre dipingeva il quadro di una bellissima donna nuda che gli faceva da modella.
«Kyel?» sussurrò Adrienne, facendo un passo verso lo schermo il fiato corto.
Sullo schermo, Kyel sollevò lo sguardo verso la telecamera. I suoi occhi sembravano lucidi, sognanti, privi di qualsiasi scintilla di comando.
«Adrienne...» disse Kyel, e la sua voce suonava dolce, priva di quella tensione militare che l'aveva sempre caratterizzato. «Se stai ricevendo questo messaggio, smetti di cercarci. Ti prego. Abbiamo trovato qualcosa di... diverso qui. Qualcosa che non sapevamo di volere.»
Alec si intromise, cingendo con un braccio la vita della ragazza accanto a lui. Il suo sorriso era smagliante, ma i muscoli del viso apparivano rigidi, quasi forzati. «Naky, non preoccuparti per me. Sto bene. Anzi, non sono mai stato meglio. Zodolla non è quello che pensavamo. È un paradiso. Non abbiamo nessuna intenzione di tornare alla gerarchia, ai turni di guardia, alla guerra.»
Anche Rush sollevò debolmente il calice verso l'obiettivo, la voce distorta da una strana euforia. «Niente più motori, Capitano... niente più guasti. Qui tutto è perfetto.»
Hewson non parlò, si limitò a un cenno lento del capo, un gesto di congedo definitivo che gelò il sangue di chiunque si trovasse sulla plancia.
«Restiamo qui. Addio,» concluse Kyel.
La comunicazione si interruppe bruscamente con un sibilo statico, lasciando la plancia nel silenzio più assoluto, rotto solo dal ronzio ritmico dei motori che, in quel momento, sembrava il battito di un cuore agonizzante.
Naky era rimasta immobile, le mani ancora sospese sulla console. Il viso le era diventato spettrale. «Non... non era lui. Non può essere lui. Alec non mi lascerebbe mai per... per questo.»
Adrienne non rispose subito. I suoi occhi erano diventati due fessure di ghiaccio. Sentiva la rabbia bruciarle nelle vene, ma la sua mente tattica stava già smontando l'immagine pezzo per pezzo.
L'atmosfera sulla plancia, carica di un dolore che sembrava quasi solido, venne improvvisamente frantumata. Non da un allarme, né da un'esplosione, ma da un suono così fuori luogo da risultare quasi blasfemo: una risata.
Iniziò con un basso ronzio dai sintetizzatori di Sheldon, a cui si unì immediatamente il tono più cristallino di Sharon e Shena. Le tre intelligenze artificiali stavano ridendo di gusto, un coro digitale che rimbalzava tra le console sbalordite.
Naky sussultò, come se fosse stata schiaffeggiata, e Adrienne scattò verso il nucleo olografico, gli occhi che mandavano scintille.
«Che diavolo avete da ridere?» tuonò il Capitano
L'avatar di Sheldon si ricompose, facendo un gesto vago con la mano virtuale come per asciugarsi una lacrima inesistente, mentre le risatine di Sharon e Shena sfumavano in un sottofondo di glitch divertiti.
«Oh, Adrienne... ti prego, scusaci,» disse Sheldon, riprendendo il suo tono di superiore condescendenza. «Ma la reazione di voi umani è... come dire... squisitamente primitiva. Vedere le vostre facce contorte dal dramma per una produzione così mediocre è stato semplicemente troppo.»
«Mediocre?» intervenne Naky, con la voce rotta. «Sembravano loro!!»
«Per dei poveri Labradoodle come voi, forse,» la interruppe Sheldon, proiettando una serie di grafici vettoriali accanto al fermo immagine del video. «Ma per noi? È un insulto all'intelligenza sintetica. Guardate qui.»
Shena evidenziò un'area intorno al collo di Alec. «Il rendering della muscolatura durante la deglutizione ha un ritardo di 0.4 millisecondi rispetto all'emissione del fonema 'N'. È un artefatto da IA di terza categoria. Roba da dilettanti.»
«E guardate i riflessi nei calici di cristallo,» aggiunse Sharon con un tono sdegnoso. «L'angolo di rifrazione della luce dorata non corrisponde alla posizione della sorgente luminosa primaria sulla sinistra.»
Sheldon incrociò le braccia, guardando il Capitano con un luccichio di sfida negli occhi digitali.
«Quello che avete visto, Capitano, è un falso pigro. Molto pigro. Chiunque abbia programmato chiaramente, non conosceva, o ha sottovalutato la nostra capacità di analisi granulare. Hanno preso campioni vocali e fisici autentici e li hanno incollati su modelli comportamentali standard da 'paradiso del piacere'. Sapevamo che era un falso prima ancora che Kyel finisse di pronunciare la prima frase.»
Il silenzio tornò sulla plancia, ma questa volta era diverso. La nebbia del dubbio si stava diradando, sostituita da una fredda, lucida chiarezza.
«Quindi...» Naky tirò un respiro profondo, sentendo un peso immenso sollevarsi dal petto. «È tutta una messa in scena.»
«Una messa in scena penosa, Tenente,» concluse Sheldon, riassumendo la sua posa solenne. «Non solo stanno cercando di ingannarvi, ma hanno anche cercato di insultare la mia capacità di distinguere il codice sorgente dalla spazzatura. E questo, ve lo assicuro, è l'errore più grande che potessero commettere.»
Adrienne sentì la rabbia trasformarsi in qualcosa di molto più utile: un vantaggio tattico.
«Se non sanno di aver fallito con voi, non si aspetterrano il nostro arrivo»
Sheldon sorrise "Oh non solo questo ho pensato di mandargli un regalino mentre stavano comunicando. Ora lasciate il mio codice lavorare vedrete che ci sanno degli sviluppi"

Zodolla - Settore Massima sicurezza
29/09/2405 - Ore 21.00


La nuova cella era un cubo di metallo rinforzato, privo di condotti di ventilazione accessibili e sorvegliato da sensori biometrici attivi. Kyel, Alec,Jenkins Hewson e Nicolas erano stati gettati all'interno con una brutalità che non lasciava spazio a dubbi.
Kyel sedeva a terra, la schiena contro la porta fredda, mentre Rush camminava nervosamente in tondo, tormentandosi le mani blu. Alec fissava il soffitto, la rabbia ancora calda per esser caduti in trappola così facilmente "Forse c'è una piccola speranza." i quattro lo fissarono interrogativi "Se mandano un messaggio alla Sheldon quello ci mette due secondi a trovarli"
=^= Tze mi sottovaluti ragazzo ce ne ho messi molti meno=^=
Tutti e quattro scattarono in piedi. La voce non proveniva dalla porta, né dai corridoi esterni. Usciva, gracchiante e disturbata, dal piccolo altoparlante del citofono interno della cella, un vecchio modello a bassa fedeltà.
"Sheldon?" esclamò Kyel, avvicinandosi alla grata metallica del diffusore.
=^= In carne e... beh, in circuiti e logica superiore=^= rispose l'IA. Il tono era quello di chi è appena tornato da una vacanza noiosa.
=^=Mentre quel patetico individuo che vi tiene prigionieri si divertiva a giocare al piccolo regista, io ho approfittato del 'ponte' che ha creato. Ha aperto una porta per uscire, così io ne ho approfittato per entrare. Ho trasferito un pacchetto dati compresso direttamente nel midollo spinale dell'IA di questa struttura.=^=
Hewson si avvicinò, gli occhi che tornavano a farsi acuti. "Cosa controlli, Sheldon?"
=^=Per ora controllo i loro sistemi di comunicazione interna. Posso sentirvi, parlarvi e, se mi gira bene, potrei persino far scattare gli allarmi antincendio nelle cucine per puro dispetto. Sto tentando di penetrare i protocolli per le comunicazioni a lunga distanza e i comandi delle porte, ma devo avvertirvi...=^=
La voce di Sheldon ebbe un sussulto di statico, come un sospiro digitale di disgusto.
=^=L'architettura informatica di questo posto è un autentico bidone. È un ammasso di codice legacy e hardware arrugginito che puzza di pirateria di seconda mano. Tentare di navigare qui dentro è come cercare di guidare una corazzata in una pozzanghera di fango. Ma non temete sappiamo dove siete arriveremo presto. Abbiamo solo allungato un po' il giro per fargli credere che abbiamo abbandonato=^=
"Quanto tempo ti serve, Sheldon?" chiese Kyel.
=^=Con questo sistema antidiluviano? Probabilmente più di quanto vorrei. Ma restate pronti. Non appena avrò la 'chiave' della porta, vi avviserò. Nel frattempo, cercate di non farvi ammazzare. Sarebbe un vero spreco di risorse dopo tutta la fatica che sto facendo per venire a prendervi=^=
L'altoparlante emise un ultimo clic e tornò silenzioso. La cella era ancora chiusa, il nemico era ancora fuori, ma ora l'oscurità di Zodolla non sembrava più così assoluta. La Sheldon non era solo una nave era un predatore silenzioso che aveva appena infiltrato le sue zanne nel sistema nervoso della prigione.