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SHELDON - MISSIONE 10 RSS SHELDON - Missione 10

10.02 "La prima battaglia"

di Naky Terell, Pubblicato il 04-03-2026

Nave Sheldon- Alloggio Capitano
27/09/2405 - ore 05.30


Adrienne si risvegliò di soprassalto. Non aveva dormito, aveva solo chiuso gli occhi. IL lettino del suo alloggio l'aveva accolta, ma il suo abbraccio non era riuscito a placare la tempesta che le ruggiva dentro. Non era il brusco risveglio a infastidirla, quanto la sensazione vischiosa e inaccettabile di aver perso ore preziose in un sonno senza riposo. La mente continuava a ritornare la, crudele e ossessionata dall'immagine di Kyel e dell'equipaggio rapito.
L'assenza di Kyel non era un semplice vuoto fisico era come se un sistema critico della nave fosse andato in shutdown. Lui non era solo il suo compagno, era il suo Primo Ufficiale,la parte impulsiva della linea di comando. Chi poteva avere il coraggio, o la sconsideratezza, di rapire un'intera sezione dell'equipaggio? L'onda di teletrasporto era stata camuffata troppo bene con l'onda energetica, troppo professionale per essere pirateria improvvisata. C'era un disegno freddo e mirato dietro tutto questo, e quel pensiero la preoccupava più di ogni cosa.
Si alzò lentamente, restando seduta a contemplare il silenzio sterile del suo alloggio.Poi si alzò. I suoi piedi nudi toccarono il pavimento freddo e levigato, un risveglio sensoriale che la riportò alla realtà tangibile. La prima cosa da fare, l'unica che avesse ancora senso in quel caos emotivo, era controllare i gemelli.
Si diresse verso il loro lettino sospeso, una culla a gravità controllata che li cullava con movimenti ritmici e dolci. Per fortuna, loro dormivano beati, con il respiro regolare, ritmico, ignari di quel che il loro padre stava passando.
Adrienne si avvicinò e si sporse sul bordo lucido. I piccoli pugni chiusi sotto il mento di Chris, i capelli scuri arruffati di Danyel. Erano la prova tangibile, irrefutabile, che la vita doveva andare avanti. Che Kyel doveva tornare.
Allungò una mano con infinita delicatezza per sfiorare la guancia rosea di Danyel con la punta delle dita, poi la piccola mano serrata di Chris. Un lieve sorriso stanco, ma autentico, comparve sulle sue labbra. Era un sorriso che non nasceva dalla gioia, ma dalla ferrea determinazione. Guardarli, così vulnerabili e così indifesi, le ricordò che l'ansia era un lusso che non poteva permettersi.
Adrienne si allontanò dal lettino, il sorriso che svaniva per lasciare il posto a un'espressione di concentrazione acuta. Il silenzio della cabina non era più quello dell'ansia era diventato il silenzio della preparazione.
Indossò la sua uniforme lisciandosela addosso quando il suo comunicatore infranse il silenzio dell'alloggio.
=^= Terrell a Capitano Faith. Mi dispiace disturbarla ma ci sono alcune novità =^=
"Arrivo immediatamente," rispose Adrienne, la voce affilata e priva di esitazioni. Ritrovare l'equipaggio era l'unico imperativo, anche se questo significava setacciare e rivoltare l'intero settore.

Nave Sheldon- Alloggio Capitano
27/09/2405 - ore 06.00


Naky Terrel si alzò rapidamente dalla postazione scientifica, ignorando la stanchezza che le appesantiva le spalle e le cerchiava gli occhi di scuro. Le comunicazioni con la squadra esterna crepitavano ancora nell'aria, statiche e fredde.
"Capitano," esordì, la voce tesa ma chiara, anche se un tremito impercettibile tradiva la sua compostezza. "La squadra a bordo della Sharon ha confermato i timori: hanno localizzato l'ultima nave alla deriva nel quadrante ed è... un guscio vuoto."
Naky deglutì a vuoto, stringendo i pugni sul bordo della console
"Nessun equipaggio, nessun corpo, nessun segno di lotta. Quella nave è solo una vittima precedente, Capitano. È stata ripulita dallo stesso, identico raggio di teletrasporto che ha strappato via.... gli altri dalla nostra nave."
Adrienne si portò dietro alla donna osservando la console, sapeva che stava provando il suo stesso dolore e le appoggiò le mani sulle spalle per infonderle un po' di coraggio.
Naky fece un respiro profondo, ricacciando indietro il terrore per lasciare spazio al dovere. Doveva trasformare quella paura in dati.
"Tuttavia," riprese con rinnovato vigore, aggrappandosi all'unica speranza rimasta, "mentre la navetta Sharon analizzava quel relitto, Sheldon ha utilizzato i sensori principali per tracciare l'origine del raggio, isolando la firma energetica residua che ha colpito entrambe le navi."
Non appena pronunciò quel nome, un lieve ronzio statico pervase l'aria della plancia. I proiettori olografici situati al centro della sala si attivarono all'unisono.
"Ho isolato la firma" disse Sheldon, la sua voce risuonò ovunque e in nessun luogo contemporaneamente, uscendo dagli altoparlanti ambientali con una chiarezza cristallina, non c'era nulla della sua solita arroganza o superbia. Sembrava concentrato e furioso "Il raggio ha origine da un sistema stellare non mappato, situato a tre giorni di viaggio alla nostra attuale velocità di crociera."
L'avatar di Sheldon fece un gesto fluido e la mappa stellare tattica si espanse, mostrando una zona di spazio buia e turbolenta.
"La destinazione è nascosta dietro una Nebulosa di Classe 5," spiegò l'IA, indicando i vortici di gas densi che avrebbero reso ciechi i sensori standard. "Un nascondiglio tattico eccellente. Tuttavia, ho rilevato tracce residue di un massiccio spostamento di energia ionica proprio all'interno di quella coltre di gas. Qualcosa di grande è entrato lì dentro di recente. È inequivocabilmente l'origine dell'onda."
Adrienne fissò la nebulosa pulsante sulla mappa. Tre giorni. Altri tre giorni in cui Kyel e l'equipaggio sarebbero rimasti nelle mani del nemico, ma ora avevano una "X" sulla mappa.
"Tenente Blake tracci una rot...."si girò verso la console del timoniere osservando la povera guardiamarina messa a fare da timoniere provvisorio "Guardiamarina tracci una rotta massima velocità consentita. Andiamo a prenderli"

Zodolla - Luogo sconosciuto
27/09/2405 - ore 10.15


L'aria nell'area di addestramento era viziata, pesante di un odore acido di sudore stantio e ozono. Non era una palestra, ma un'arena di cemento nudo e pareti scrostate, illuminata da luci al neon che sfarfallavano con un ronzio fastidioso. I prigionieri della Sheldon, ancora storditi dal teletrasporto e privati delle loro uniformi, furono spinti al centro della sala come bestiame.
Thes li attendeva al centro. La sua figura era affiancata da due Vorgon colossali, montagne di muscoli dalla pelle grigiastra che maneggiavano fruste elettriche attive, il cui crepitio azzurrognolo era l'unico suono a rompere il silenzio terrorizzato dell'equipaggio.
"Il vostro primo giorno è dedicato all'obbedienza," sibilò Thes. La sua voce era priva di emozione, fredda come lo spazio profondo. "Sarete divisi in coppie. Non è un allenamento, è una lezione di sopravvivenza. Se uno di voi crolla, l'altro ne paga le conseguenze. Qui il dolore è condiviso."
Con un gesto della mano, i Vorgon spinsero i prigionieri a formare le coppie. Kyel si ritrovò spalla a spalla con Tremont, un anziano ingegnere akritiriano. Tremont tremava visibilmente, le mani nodose strette al petto, gli occhi spalancati dal panico. Non era fatto per la guerra, era un uomo che aveva passato la vita a calibrare valvole in sale macchine silenziose.
"Iniziate," ordinò Thes. "Correte. Finché non ve lo dico io."
Iniziarono a correre in circolo. Non era una corsa normale il pavimento era irregolare e la gravità sembrava artificialmente aumentata. Dopo pochi minuti, il respiro di Tremont divenne un fischio agonizzante. Le sue gambe cedettero. L'ingegnere inciampò e rovinò a terra, ansimando disperatamente.
Kyel si fermò all'istante, l'istinto di protezione che prevaleva su ogni ordine. Si chinò per aiutarlo, afferrandolo per un braccio. "Forza, Tremont, ti tengo io..."
SCHLACK!
Il colpo arrivò prima che Kyel potesse rialzarlo. Uno dei Vorgon aveva fatto schioccare la frusta. L'arco elettrico colpì la schiena di Tremont, che urlò di dolore, inarcandosi sul pavimento. L'odore di tessuto e pelle bruciata riempì le narici di Kyel.
"Nessuno ha detto di fermarsi," disse Thes, avvicinandosi. Fissò Kyel con i suoi occhi lattiginosi, privi di iride, che sembravano guardare attraverso la carne. "Questa è Zodolla. O sei forte, o sei morto. La debolezza è una malattia che estirpiamo."
Alec Blake, che correva poco distante in coppia con Hewson, si fermò di scatto. La vista dell'anziano ingegnere a terra e l'arroganza crudele di Thes fecero scattare qualcosa dentro di lui. La rabbia del timoniere, nota per essere impetuosa quanto le sue manovre, esplose.
"Lascialo in pace!" gridò Alec, uscendo dai ranghi e parandosi davanti al Vorgon armato. "È un anziano, maledizione! Non siamo bestie da macello!"
Il silenzio calò nella stanza. Thes spostò lo sguardo lattiginoso su Alec. Un sorriso lento, macabro, gli increspò le labbra sottili.
"Non siete bestie?" mormorò Thes, divertito. "Allora dimostra che ti sbagli. Dimostra che vali più della carne che occupi."
Fece un cenno verso un angolo buio della stanza, dove una rastrelliera ospitava armi rudimentali: bastoni metallici, lame smussate, catene.
"Tu, Alec Blake, affronterai il mio istruttore," disse Thes, indicando il Vorgon che aveva colpito Tremont. Il gigante grugnì, spegnendo la frusta e flettendo le enormi mani nude. "Se vinci, il tuo compagno non sarà punito oggi e l'ingegnere riceverà cure. Se perdi... la lezione raddoppia per tutti."
Blake deglutì, ma non indietreggiò."Accetto," disse Alec, con voce ferma.
Si diresse verso la rastrelliera e afferrò un pesante bastone di lega metallica. Mentre si voltava per affrontare il gigante, sentì una mano stringergli la spalla. Era Hewson. L'uomo, solitamente silenzioso e defilato, aveva passato gli ultimi minuti a fissare il Vorgon con un'intensità quasi maniacale, analizzando ogni tic, ogni spostamento di peso.
"Alec, aspetta un secondo," mormorò Hewson, la voce ridotta a un filo udibile solo a loro due. "Ascoltami," insistette Hewson, stringendo più forte. "L'ho osservato mentre colpiva Tremont. Ha un tic nervoso. Prima di caricare tutto il peso per un affondo destro, il suo pollice sinistro si contrae due volte verso il palmo. È involontario."
Alec guardò Hewson, sorpreso dalla lucidità di quell'osservazione in mezzo al caos.
"Guarda il pollice, Alec," ripeté Hewson, fissandolo negli occhi. "Appena lo vedi scattare, schiva a sinistra. Lui si scoprirà il fianco."
Alec annuì, stringendo il bastone fino a farsi sbiancare le nocche. Fece un respiro profondo e si voltò verso l'arena improvvisata.
"Andiamo," disse rivolto al gigante Vorgon.
Il gigante Vorgon avanzò al centro dell'arena, le braccia massicce aperte come se volesse stritolare l'aria stessa. Non aveva preso armi la sua stazza e la sua pelle spessa, simile a cuoio indurito, erano la sua corazza. Alec strinse il bastone di metallo, sentendo il sudore freddo che gli imperlava i palmi delle mani. Il cuore gli martellava nel petto, un ritmo frenetico che minacciava di coprire ogni altro suono.
Il primo attacco fu brutale e privo di tecnica. Il Vorgon caricò come un toro, sferrando un pugno discendente che avrebbe potuto fracassare il cranio di un uomo. Alec si gettò di lato all'ultimo secondo, rotolando sul cemento ruvido. Il pugno del gigante impattò il pavimento, sollevando una nuvola di polvere e schegge di pietra.
È veloce, pensò Alec, rialzandosi a fatica mentre il gigante si girava con sorprendente agilità. Troppo veloce per la sua stazza.
"Fermo, piccolo uomo," ringhiò il Vorgon, divertito. "Smetti di scappare."
Alec indietreggiò, tenendo il bastone in posizione difensiva. I suoi occhi, però, non guardavano il volto del nemico. Erano fissi sulla mano sinistra del gigante, che penzolava lungo il fianco.
Il Vorgon fece una finta, muovendo la spalla destra. Alec trasalì, ma si costrinse a non reagire alla finta. Il gigante rise, un suono gutturale, e si preparò per l'affondo vero. Caricò il peso sulla gamba posteriore, i muscoli del petto si contrassero.
Ed eccolo.
Un movimento rapido, nervoso. Il pollice della mano sinistra del Vorgon scattò verso il palmo. Una volta. Due volte.
Il tempo sembrò rallentare per Alec. La voce di Hewson risuonò nella sua mente come un ordine dalla plancia di comando: "Schiva a sinistra!"
Alec non aspettò di vedere partire il colpo. Si lanciò verso sinistra con tutta la forza che aveva nelle gambe, abbassandosi quasi a livello del suolo.
Un istante dopo, un gancio destro devastante fese l'aria esattamente dove si trovava la testa di Alec un secondo prima. Lo spostamento d'aria gli scompigliò i capelli. Il Vorgon, avendo messo tutta la sua forza in quel colpo andato a vuoto, si sbilanciò in avanti, esponendo completamente il fianco destro e le costole.
Alec non esitò. La rabbia per Tremont, per Kyel, per la Sheldon e per Naky si canalizzò in quel movimento. Fece perno sul piede sinistro e ruotò il busto, sferrando un colpo orizzontale con il bastone di metallo.
Il rumore dell'impatto fu nauseante. Il metallo colpì le costole del gigante con una violenza inaudita. Il Vorgon emise un grugnito strozzato, l'aria espulsa dai polmoni in un colpo solo. Barcollò lateralmente, la mano che correva istintivamente al fianco ferito.
Alec non gli diede tregua. Sfruttando lo slancio, colpì ancora, questa volta mirando alla parte posteriore del ginocchio del gigante. Il Vorgon ruggì di dolore e la gamba cedette sotto il suo peso. Crollò in ginocchio, portando la sua testa all'altezza di Alec.
Il timoniere alzò il bastone per il colpo finale, ma poi lo fece roteare portandolo al fianco.
Thes batté le mani, un applauso lento e sarcastico che rimbombò nella stanza silenziosa.
"Notevole," disse Thes, avvicinandosi. I suoi occhi lattiginosi passarono da Alec a Hewson, che era rimasto immobile tra i prigionieri. Thes aveva notato lo scambio? Non sembrava importargli. "Hai sfruttato la debolezza del nemico. Hai osservato, hai agito. Questo è il linguaggio di Zodolla."
Fece un cenno ai due Vorgon con le fruste, che si avvicinarono per trascinare via l'istruttore ferito, il quale guardava Alec con un odio puro e promettente.
"Hai vinto, Blake," continuò Thes. "L'ingegnere sarà curato. Per oggi, l'addestramento è finito. Portateli nelle celle."
Mentre venivano scortati fuori, Kyel si avvicinò ad Alec, sostenendo ancora Tremont che gemeva sommessamente. Kyel posò una mano sulla spalla del suo timoniere. Non disse nulla, ma la stretta ferma comunicava tutto: Ben fatto. Siamo ancora vivi.
Alec incrociò lo sguardo di Hewson e annuì impercettibilmente. Avevano vinto il primo round, ma sapevano tutti che il gioco era appena iniziato.

Zodolla - Luogo sconosciuto
27/09/2405 - ore 18.00


Filippo non si mosse dalla porta. Aveva gli occhi socchiusi, la testa leggermente inclinata, ascoltando. Non i lamenti dei compagni, ma i suoni al di là del metallo.
"Due," mormorò Jenkins, senza staccare lo sguardo dalla fessura della porta. "Due Vorgon in pattuglia esterna. Passano in coppia, camminando in sincrono. Li ho sentiti prima, nell'area di addestramento. Hanno un passo pesante, ritmico... non pensano di dover mascherare il rumore."
Kyel si lasciò cadere a terra. "Bene, ora sappiamo quanti sono in corridoio. Ci aiuterà a sfondare la porta?"
"Non ancora," rispose Jenkins. "Ma la frequenza è cruciale. Sono passati esattamente tre minuti e quindici secondi dall'ultima volta. Il loro passo non è casuale è una routine. Se mantengono questa cadenza, abbiamo un ciclo di sette minuti esatti tra una pattuglia e l'altra per agire."
Si voltò finalmente, la luce fioca che illuminava i suoi occhi penetranti. "E la cosa più importante: uno dei Vorgon, quello con la cicatrice sulla spalla, ha un anello di metallo che sfrega contro la piastra della corazza. Lo usa come un metronomo personale. Se possiamo neutralizzare quel suono o distrarlo, possiamo prevedere la loro posizione al metro."
Rush non appena la cella si era chiusa, aveva notato un piccolo dettaglio che nessun altro aveva colto, troppo stanchi per l'estenuante addestramento.
"L'alimentazione," sussurrò Rush, ascoltando i colleghi. "Il campo di forza sul bordo della porta... è una frequenza a bassa tensione costante, pensata per dissuadere, non per contenere. Non è integrato con il blocco meccanico principale."
Kyel si inginocchiò accanto a lui. "Spiegati meglio, Nicolas."
"Il sistema di blocco ha un relè separato per il campo di forza. E l'alimentazione del relè... è passata attraverso il condotto di ventilazione in alto a destra, prima di entrare nel circuito della porta. L'ho visto, è uno stile di cablaggio Kryll primitivo, un ripensamento, non una costruzione integrata."
Il capo OPS indicò con un dito il condotto di ventilazione che sibilava sopra di loro. "Se riuscissimo a raggiungerlo... e a cortocircuitare quel cablaggio. Distruggeremmo il campo di forza, ma la serratura meccanica resterebbe intatta."
"Serratura intatta, ma senza campo di forza," ragionò Kyel, guardando Nicolas. "Potrebbe darci il tempo sufficiente per lavorare sul meccanismo principale della porta senza friggerci vivi."
Kyel si alzò, guardando dal tattico all'ingegnere, il suo sguardo che si induriva. "Bene. Filippo, devi calcolare l'esatto momento del cambio di guardia. Non solo le pattuglie, ma la rotazione completa. Vogliamo agire quando il personale è minimo."
Si rivolse ad Alec. "Alec, tu sei il più agile. Dobbiamo trovare un modo per raggiungere quel condotto. Nicolas, mi servono le specifiche esatte di quel cavo. Quanto tempo ci vorrà per cortocircuitarlo e cosa ci serve per farlo? Qualcosa che si trovi in questa cella."
L'angoscia era ancora lì, ma era stata sostituita dalla fredda, inebriante concentrazione della pianificazione. L'equipaggio della Sheldon era prigioniero, ma era tornato ad essere una squadra operativa.