10.03 "La sorgente"
di Adrienne Faith, Pubblicato il 26-05-2026
Interno della Nebulosa
Nave Sheldon - Plancia
28/09/2405 - Ore 14.20
L'ingresso nella nebulosa fu come immergersi in un oceano di elettricità statica. Sullo schermo panoramico, le stelle erano scomparse, sostituite da un turbinio violento di gas color ametista e lampi di scariche ioniche che frustavano gli scudi della Sheldon. La nave vibrava sotto i piedi di Adrienne, un tremito sordo e costante che risaliva dalle piastre del ponte fino alle ossa.
"Stato degli scudi!" ordinò Adrienne, alzando la voce sopra il ronzio crescente dei motori.
"Gli scudi reggono, ma la pressione esterna è anomala, Capitano," rispose la Guardiamarina al timone, le mani strette sulla console per contrastare gli scossoni. "Non è solo densità gassosa. È come se stessimo navigando controcorrente in un fiume invisibile."
"È il riflusso dell'onda" intervenne Sheldon. L'avatar dell'IA apparve accanto al sedile del Capitano, ma la sua figura era disturbata da striature statiche "I miei sensori a lungo raggio sono completamente inutilizzabili. La nebulosa agisce come una gabbia di Faraday naturale, amplificata dalla potenza della sorgente. Siamo ciechi per il novanta percento delle nostre capacità "
Adrienne imprecò a denti stretti "Sheldon, se perdiamo il contatto visivo e sensoriale, rischiamo di schiantarci contro qualsiasi cosa si celi qui dentro prima ancora di vederla. Dimmi che hai un modo per guidarci."
"Sto monitorando il gradiente energetico" rispose l'IA con un accenno di frustrazione nella voce "L'onda si propaga come un imbuto. Più ci avviciniamo alla Sorgente, più la frequenza diventa stretta e violenta. Seguo la linea di minor resistenza... o almeno ci provo"
Improvvisamente, una scarica più forte delle altre colpì il deflettore di prua. Un lampo di luce bianca accecò la plancia e la nave inclinò bruscamente a dritta. Adrienne venne sbalzata contro il bracciolo, mentre le luci d'emergenza rosse iniziavano a pulsare.
"Rapporto!"
"Il plasma della nebulosa sta reagendo con i nostri motori a impulso!" gridò la Terrell dalla stazione scientifica. "Se non rallentiamo, il sovraccarico termico farà esplodere le gondole!"
"Non possiamo rallentare!" ribatté Adrienne, raddrizzandosi con furia "Se perdiamo lo slancio, questa corrente ci spingerà fuori dalla nebulosa come detriti. Sheldon, trasferisci tutta l'energia ausiliaria ai motori. Voglio ogni fottuto watt disponibile per spingere questa nave verso il centro. Dobbiamo vedere cosa c'è in questa maledetta trappola per topi!"
La Sheldon ruggì, una vibrazione acuta che sembrava il lamento di una creatura vivente, mentre forzava l'ultimo anello della tempesta, una zona di turbolenza così densa che lo scafo sembrava gemere sotto colpi di martello giganti. Poi, con la stessa violenza con cui era iniziata, la tortura finì. La nave scivolò fuori dal muro di gas con un ultimo sussulto, entrando in una zona di calma piatta.
Adrienne batté le palpebre, accecata per un istante dall'improvvisa assenza di lampi. Davanti a loro non c'era più nebbia, né scariche. Era uno spazio perfettamente circolare, una bolla di vuoto assoluto difesa da pareti di nubi ribollenti che ruotavano lentamente tutt'intorno, come i bastioni di un anfiteatro titanico.
"Siamo nell'occhio del ciclone.. o per meglio dire della nebulosa" sussurrò Sheldon, la sua voce ora limpida e priva di interferenze "La forza centrifuga dell'emissione tiene lontana la nebulosa. Qui le leggi della fisica sono tornate alla normalità "
"Guardate là " disse Adrienne, alzandosi lentamente dal sedile del comando.
Al centro di quel vuoto perfetto fluttuava quella che, con buone probabilità , era la sorgente da cui era partito il teletrasporto.
Non era una stazione spaziale non c'erano oblò, hangar o segni di vita.
Era un costrutto geometrico colossale, una serie di poliedri neri opachi, incastrati l'uno nell'altro in una configurazione che sfidava la prospettiva. La sua superficie era segmentata da linee di frattura pulsanti di una luce violacea, che sembravano spostarsi e ricomporsi, cambiando continuamente la forma della struttura come un origami cubico in perpetuo movimento. Dal suo nucleo centrale, un asse verticale di energia fredda e bianca batteva ritmicamente, come un cuore artificiale che alimentava l'intera anomalia.
"Nessun segno di vita organica, Capitano. È un macchinario automatizzato" analizzò Sheldon, proiettando uno schema olografico che mostrava le linee di forza convergenti. "Quello che vede è un acceleratore di traslocazione massiva. La struttura genera l'onda, la carica di energia cinetica e la scaglia nel settore esterno. Ma non è un cerchio che si espande all'infinito: è un vettore a imbuto"
Adrienne fissò la mappa stellare che si delineava sopra la console. La linea che partiva dalla struttura attraversava il punto dove la Sheldon era stata colpita giorni prima e proseguiva, restringendosi, verso un unico, punto di convergenza.
"Sono finiti lì" mormorò Adrienne.
"Esatto, devono necessariamente essere tutti finiti in quell'unico punto di convergenza" confermò l'IA, evidenziando un punto rosso pulsante nel vuoto. "Non ho dati su questo settore nei miei archivi stellari. È uno spazio cieco. Ma ogni atomo che quel raggio ha toccato è stato proiettato lungo questo imbuto verso quella stessa, identica coordinata d'uscita. La sorgente è qui, Capitano, ma non il punto di arrivo. Per quanto sia brutto da ammettere, sebbene tutto ci portasse ad andare in questa direzione, in verità i nostri uomini sono già stati scagliati all'altro capo della fionda"
Interno della Nebulosa
Nave Sheldon - Plancia
28/09/2405 - Ore 15.10
Adrienne restò immobile davanti alla vetrata, digerendo l'amara verità . Erano arrivati al cuore del segnale, ma nessuno del suo equipaggio era mai stato lì. Il silenzio dell'occhio della nebulosa era quasi un insulto a tutta la furia che lo circondava.
"Non siamo venuti fin qui per guardare un monumento alieno" disse Adrienne, la voce gelida. "Sheldon, se quella cosa è una sorta di.. fionda spaziale, deve avere un registro dei lanci. Voglio sapere chi ha impostato le coordinate e chi sta ricevendo il carico. Voglio ogni informazione utile a capire chi ha messo in atto tutto questo e perché!"
"Ricevuto, Capitano. Sto estendendo i sensori tattici per una scansione molecolare della struttura" rispose l'IA.
Sullo schermo principale, l'immagine del costrutto geometrico venne sezionata da filtri a raggi gamma. La superficie nera opaca rivelò strati di circuiti complessi che sembravano scorrere sotto il metallo come sangue luminoso.
"Ingrandisci il quadrante inferiore del terzo poliedro" ordinò Shena soffermandosi a guardare con estrema attenzione lo schermo. Un dettaglio emerse dal buio: un'incisione profonda, circondata da una debole luminescenza violacea. Non era un marchio naturale della lega. Sembrava una firma, un sigillo di proprietà .
"È un marchio d'origine" spiegò Sheldon, isolando il simbolo: un occhio stilizzato racchiuso in un triangolo iperbolico. "Appartiene alla tecnologia dei costruttori di varchi"
"I costruttori dei varchi?" Adrienne ripeté il nome con un sussulto di incredulità . Lo sguardo saettò verso Sheldon, che si limitò ad annuire con la solita imperturbabilità digitale.
"Voi li conoscete con il nome di Progenitori Aldeaniani, Capitano" spiegò l'IA, mentre i suoi occhi olografici riflettevano le stringhe di dati alieni. "Sono gli stessi che costruirono il Custode che rapì la USS Voyager decadi fa dal Quadrante Alfa. Ma stiamo divagando. Il punto è che qui c'è un'anomalia inquietante. Accanto al sigillo originale della struttura, c'è una stringa di codice crittografica recente. Qualcuno ha hackerato o preso il controllo di questa antica stazione per i propri scopi"
Adrienne si avvicinò allo schermo, studiando quel marchio che sembrava quasi una ferita aperta sulla superficie perfetta del poliedro "Stai dicendo che questa è diventata una trappola automatizzata gestita da qualcuno?" chiese Adrienne, con la voce che tradiva una fredda rabbia. "E, se ho capito bene, questo qualcuno è di nostra conoscenza?"
"Non lo definirei di nostra conoscenza, Capitano" la corresse Sheldon, isolando il codice intruso. "La firma energetica dell'hackeraggio è recente, meno di un ciclo solare, ma non corrisponde a nessuna razza registrata nei database della Federazione o delle civiltà limitrofe. Chiunque sia, ha riprogrammato un'antica gloria tecnologica trasformandola in una rete da pesca per esseri umani. Una riconversione barbara per uno scopo che ancora ci sfugge"
"Quindi non abbiamo la più pallida idea di chi siano questi... pirati tecnologici?" intervenne Naki, stringendo i pugni mentre osservava i poliedri neri ruotare con minacciosa eleganza.
"No, voi non li conoscete affatto.. io qualcosa lo so!" Sheldon inclinò leggermente la testa "Il database federale è vuoto, è vero. Tuttavia, nei miei archivi privati sono presenti dei riferimenti... si tratta di dati recuperati in maniera randomica durante i miei cicli di aggiornamento sulla mia rete di boe spaziali. Per lo più sono informazioni frammentarie, leggende di frontiera che parlano di un collettivo di nomadi tecnofagi, i quali viaggiano ai margini dello spazio conosciuto recuperando tecnologie dei progenitori per scopi di schiavitù e intrattenimento"
Mentre Adrienne cercava di elaborare l'idea che qualcuno fosse riuscito a 'domare' la tecnologia dei Progenitori, un allarme acuto e dissonante squarciò il silenzio dell'occhio del ciclone.
Sullo schermo principale, le linee di frattura violacee del monolito cambiarono improvvisamente colore, virando verso un rosso pulsante. I poliedri neri smisero di ruotare dolcemente e iniziarono a riposizionarsi con scatti violenti, producendo un'onda d'urto che fece vibrare il ponte di comando fin nelle sue fondamenta.
"Sheldon! Che succede?" gridò Adrienne, aggrappandosi alla balaustra mentre la nave sussultava sotto un colpo invisibile.
"Il sistema ha rilevato l'analisi intrusiva!" rispose l'IA, con l'ologramma che sfarfallava per le interferenze. "La struttura ci ha ignorati finché siamo rimasti spettatori passivi. Ma nel momento in cui ho tentato di decifrare il codice del nuovo padrone, ho attivato i protocolli di sicurezza. Non siamo più invisibili, Capitano. Siamo considerati come un virus da eliminare"
"Scudi al massimo! Portaci fuori di qui!"
"Impossibile! Il campo gravitazionale è cambiato!" urlò la guardiamarina alla stazione tattica, le dita che volavano sulla console in preda al panico. "Il monolito sta saturando lo spazio attorno a noi! Non sta più emettendo l'onda... sta creando un pozzo gravitazionale!"
Dalla fessura centrale del costrutto esplose un impulso di energia oscura. Non era la luce bianca che aveva rapito gli uomini, ma una morsa di forza bruta che iniziò a trascinare la Sheldon verso il cuore geometrico della macchina. I poliedri neri si aprirono come una mascella titanica, pronti a stritolare l'intrusa.
"Ci stanno tirando dentro!" gridò la timoniera mentre i motori a impulso ruggivano inutilmente per contrastare l'attrazione.
Adrienne guardò l'abisso di metallo antico che si spalancava davanti a loro. "Se vogliono stritolarci, dovranno farlo mentre corriamo. Sheldon, non resistere! Incanaliamo tutta l'energia nei motori di spinta! Se quella cosa è una fionda, useremo il suo stesso campo per farci sparare fuori prima che le mascelle si chiudano!"
Tutto l'equipaggio si voltò ad osservare il Capitano con espressione allibita. Era sempre stata un ufficiale al comando molto più calma e ponderata di Kyel il fatto che ora stesse per compiere un atto di puro impulso lasciò tutti esterrefatti.
"Sheldon, ascoltami bene!" urlò Adrienne, mentre la gravità aumentava e le luci della plancia iniziavano a distorcersi per l'effetto lente. "Non vogliamo solo scappare. Vogliamo che questa trappola smetta di pescare. Se invertiamo il flusso del deflettore e rilasciamo un impulso di plasma ionizzato mentre stiamo per essere catturati all'interno del poliedro, cosa succede?"
L'IA sfarfallò, elaborando migliaia di simulazioni al secondo. "Un'interferenza di fase nel nucleo di neutronio causerebbe una reazione a catena. La struttura non riuscirebbe a contenere l'energia cinetica. Esploderebbe, Capitano. Ma l'onda d'urto ci distruggerebbe insieme a lei"
"Non se usiamo l'esplosione come propellente!" ribatté Adrienne, i denti stretti. "Sincronizza lo scarico dei motori con il collasso del nucleo. Vogliamo cavalcare l'onda d'urto, non subirla!"
Sheldon raddrizzò la sua forma olografica, la luce nei suoi occhi ora era di un bianco accecante. "Capito. Sto impostando la sequenza di comandi per l'esplosione della struttura. Prepararsi all'impatto gravitazionale tra dieci... nove..."
La Sheldon si infilò nella gola del monolito come un proiettile d'argento. Le pareti di metallo nero sembravano chiudersi sopra di loro, un labirinto di ingranaggi titanici e circuiti pulsanti.
"Rilasciare il plasma... ORA!"
Un lampo di luce azzurra esplose dalla prua della nave, infilandosi dritto nel cuore bianco della Sorgente. Per un istante, il tempo sembrò fermarsi. Poi, il suono: non un boato, ma un urlo metallico che squarciò lo spazio-tempo. Il monolito iniziò a frantumarsi dall'interno, i poliedri che si spaccavano liberando millenni di energia accumulata.
"Scudi al centodieci per cento! Motori al massimo!" ordinò Adrienne, venendo schiacciata contro il sedile da una forza d'inerzia mostruosa.
La Sorgente esplose. Ma non fu una detonazione disordinata. Come previsto, l'energia si incanalò lungo l'asse della fionda, trasformandosi in una muraglia di pressione cinetica. La Sheldon fu colpita alle spalle da un maglio di luce che la sparò in avanti a una velocità che i sensori non riuscivano nemmeno a registrare. Attraversarono la nebulosa in pochi secondi, trasformati in una scia incandescente che squarciò le nubi viola come carta velina. Adrienne vide lo schermo panoramico diventare bianco, poi nero, poi di nuovo bianco. Un dolore acuto le esplose nelle tempie prima che l'oscurità la prendesse.
Spazio Aperto - Settore Esterno
Sheldon - Plancia
28/09/2405 - Ore 16.10
Il silenzio tornò sovrano. La Sheldon fluttuava alla deriva, con i sistemi d'emergenza che ronzavano nel buio della plancia. Dietro di loro, la nebulosa mostrava una ferita aperta: un buco nero nel centro dove la Sorgente si era disintegrata, portando con sé la trappola millenaria.
Adrienne si sollevò a fatica, pulendosi il sangue da un taglio sul sopracciglio. "Sheldon... rapporto danni. E dimmi che ne è valsa la pena"
L'avatar dell'IA apparve, ripristinando la sua nitidezza. "Integrità dello scafo al settanta per cento. I reattori sono stabili e i motori a curvatura sono pronti al riavvio. La Sorgente è stata neutralizzata, Capitano. Non ci saranno più rapimenti in questo settore" Sheldon fece scorrere un diagramma della nave sullo schermovisore, dove diverse aree stavano già passando dal rosso al giallo "Ho già attivato le squadre di droni riparatori in autonomia. Le falle strutturali nei ponti inferiori sono state sigillate. Le riparazioni ai sistemi critici richiederanno circa quarantotto ore, ma l'intervento è compatibile con il mantenimento di un campo di curvatura stabile. Possiamo procedere mentre i droni ultimano il lavoro all'esterno"
"E i dati?" chiese Adrienne, guardando fuori verso le stelle fisse. "Siamo riusciti a capire dove sono finiti?"
"Sì" rispose Sheldon, proiettando una mappa stellare pulita a centro plancia. "Prima del collasso ho scaricato il vettore completo dell'ultimo anno di lanci. Ho già calcolato la rotta d'intercettazione verso il punto di convergenza finale dell'onda"
Adrienne fissò il punto rosso che pulsava in un settore sperduto e privo di nomi sulle carte federali. "Quanto tempo ci serve?"
"Mantenendo la massima curvatura, ci vorranno circa dieci giorni per raggiungere quelle coordinate" rispose Sheldon con precisione. "Lo scafo subirà uno stress costante, ma coordinerò i droni per rinforzare i punti di pressione durante il transito"
Adrienne strinse i pugni, guardando quel punto luminoso e anonimo. Dieci giorni. Ogni secondo di quel tempo era un secondo di troppo per i suoi uomini nelle mani di chissà chi, in un posto di cui non sapevano nemmeno il nome.
"Dieci giorni a tavoletta" sibilò Adrienne. "Sheena, supervisiona il lavoro dei droni e coordina le riparazioni interne. Voglio che ogni bullone sia stretto e ogni cannone pronto al fuoco. Ci riprenderemo il nostro equipaggio, costi quel che costi!"