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USS SEATIGER - MISSIONE 07 RSS USS SEATIGER - Missione 07

07.04 "Scoperte"

di Dewey Finn, Pubblicato il 06-10-2019


USS Seatiger, Spazio esterno
05/07/2397, Ore 15:23 -D.S. 74508.6


"Rapporto!" esclamò Kenar non appena i suoi sensi captarono l'accensione non prevista dei motori. Poteva sentire la vibrazione attraverso il proprio corpo come le fusa di un gatto.

"Non ho idea di quello che sia successo signore" commentò Tholos digrignando i denti mentre le sue dita correvano sullo schermo della consolle OPS. "I motori ad impulso si sono accesi da soli. La buona notizia è che abbiamo ancora il controllo della navigazione e quindi non ci schianteremo contro il campo di asteroidi che stavamo analizzando."

"Comandante Carelli interrompa immediatamente quello che stava facendo, il nostro virus si sta innervosendo!" ordinò il Capitano ricevendo immediatamente il ricevuto dall'ingegnere capo.

"A mio modesto parere quella cosa, qualsiasi cosa sia, è senziente. Ad una nostra azione ha risposto in maniera diretta e immediata." commentò il Consigliere Lawtoein.

"Credo che abbia ragione..." assentì Kenar.

"Il che rende la situazione ben peggiore." terminò Anena fissando il Capitano.

"In che senso?" chiese Finn che ancora non aveva capito cosa stava succedendo.

"Quello che intende il Consigliere" si intromise Tkar dalla postazione tattica "E' che trattandosi di una specie senziente è nostro dovere cercare di comunicare con lui o lei."

"Il che ci riporta alla situazione precedente, la speranza di rimettere tutti al lavoro è svanita." commentò Queen con il suo consueto tono inespressivo.

=^=Signore abbiamo ripristinato parte delle gelatine rimosse, ho pensato di non farlo con tutte.=^= avvertì Carelli.

"Ha fatto bene, vediamo se la situazione migliora." confermò il Capitano per poi voltarsi verso l'andoriano in plancia "Signor Tholos trovi un modo per comunicare con la creatura... la consideri un programma informatico. Vediamo cosa succede. Signor Queen, adesso più che mai sembra possibile che l'essere si sia fuso con il Tenente Gullivan in sala ologrammi, cerchi di scoprire in che modo e verifichi sui database se è mai successa una cosa del genere."

"Ho già fatto questa ricerca, ma non risulta una fusione fra uomo e creature informatiche o olografiche. Esistono invece rapporti di una intromissione di creature di un universo fotonico nel nostro universo o ologrammi divenuti senzienti." Rispose Queen

"Forse era il caso di accennare a queste cose in qualche riunione precedente." Commentò Anena sbattendo le ciglia cosparse di piccoli brillantini dorati all'indirizzo del bel vulcaniano.

"E' proprio perché non si è mai verificata una fusione fra esseri viventi e creature olografiche che non ho ritenuto necessario comunicarlo." Rispose lui sollevando un sopracciglio.

"Avevo analizzato anch'io la cosa e anch'io senza successo, quindi capisco il ragionamento del tenente" li interruppe Kenar. "Il problema più grande è il ritorno dei non umani nella sezione protetta, anzi il protrarsi della situazione dato che ancora non era stato dato l'ordine di rientro in servizio."

Finn si alzò di scatto con lo sguardo vitreo ed esclamando un "Ehi!" sorpreso.

"Numero Uno?" chiese Kenar preoccupato dall'improvviso sussulto del suo Primo Ufficiale.

"Ha avuto un epifania!" commentò Anari sorridendo.

"Che centra la pasqua..." ribatté Finn mentre Anena scuoteva la testa sconsolato. "Ma lasciamo perdere questa cosa... ma se noi manomettiamo i sensori della nave per far sembrare tutti umani?".

La plancia rimase un attimo silenziosa, non perché sorpresi dall'idea ma perché ognuno, dal proprio punto di vista, stava vagliando i pro e i contro. Finn rimase in attesa saltellando da un piede all'altro.

"Fattibile e può funzionare." Commentò Tholos.

"Questo se il controllo della creatura non è stato preso dal Tenente Gullivan." Avvertì Tkar

"Possiamo spegnere le telecamere su tutta la nave in modo che non possa vedere ma solo sentire. Dovrà basarsi sui sensori per decidere se l'interlocutore sia umano o meno." Tholos sembrava piuttosto convinto della cosa e il Capitano

fece un cenno di assenso nella sua direzione per sorridere in direzione del comandante Finn "Ottimo lavoro Numero Uno."

"Avrei un'altra idea su cosa può essere successo al Tenente Coso... Gulliver, ma è talmente assurda che preferirei prima parlarne con il Comandante Carelli." aggiunse lui rinfrancato dal successo della sua prima idea.

"Faccia pure, ma voglio un rapporto entro un'ora." Acconsentì il Capitano

"Posso portare Anari? Preferirei non trovarmi in un corridoio buio con il Comandante Carelli." più di un sorriso si aprì sui volti degli uomini della plancia.

"Signor Anari faccia da scorta al Signor Finn e già che c'è faccia dei test sul funzionamento dei replicatori o di altre cose non appena il Comandante Tholos la avverte di aver sistemato i sensori."

"Sissignore!" rispose lei prendendo a braccetto il suo compagno e avviandosi al turbo ascensore.

"Lo Ammetto... mi ha stupito." ammise il consigliere divertito.

"Lo fa spesso." rispose Kenar.

"Hai mai sentito parlare di un film che si chiama Tron?" la sibillina domanda del Comandante Finn ad Anari fu l'ultima cosa che la plancia sentì prima che le porte del turbo ascensore si chiudessero.

Altrove - Contemporaneamente
Chi... cosa... quando... dove... perché.


Lui sentiva di essere diverso da Loro e Loro lo tenevano a distanza. Studiandolo.

Una parte di lui era contento di tenersi alla larga da quelle cose, l'altra parte di lui era curiosa di capire cosa era successo. La parte di lui che prima era come loro era riuscita a prendere il sopravvento perché l'altra parte sembrava spegnersi ed accendersi. Come se perdesse la propria identità per alcuni momenti.

Loro erano fatti di sensazioni, colori e impalpabili sbuffi di energia. Si muovevano come il canto di un passero alla sera e il suono delle loro parole era come la luce che passa attraverso un banco di nebbia... sapevano di blu.

La complessità delle sensazioni che percepiva l'aveva più volte fatto svenire, quella era la parola quando l'altro se ne andava. Una parte di sé era elettrizzata da quelle sensazioni, un altra ne era disgustata, ma entrambe erano confuse, come se fossero mischiate fra loro e nessuna di loro prendesse il sopravvento. Lui sapeva di rosso ad esempio.

Chi... cosa voleva dire? Una parte di sé ricordava di essere stato come Loro, un'altra ricordava di essere stato solido. Cos'era solido? Cercò nei meandri della sua mente, quella parte di lui che non era sé ma questa si ritirava. Disgusto?

Era questa la parola che gli veniva in mente e che percepiva anche da Loro. Cercò di analizzarla ma c'erano troppi input. Sentiva sapore di liscio e odore di sussurri. Per un attimo divenne tutto nero. Fu solo una frazione di secondo. Udiva acqua, toccava del sale. Di nuovo il buio per un attimo e di nuovo acqua che scorreva.

Una forma astratta fatta di fili color bruciato gli si parò davanti all'improvviso, come a volerlo attaccare per poi tornare indietro ma lui aveva già cessato di vederla. L'altra parte di lui aveva provato un guizzo di sapore disgustoso e tutto era diventato di nuovo nero.

Qualcosa lo toccò e lui capì che a toccarlo era lui stesso. Su di lui c'era acqua che scorreva da due fosse coperte da una membrana. Sotto la membrana qualcosa si muoveva.

Con le membrane chiuse non vedeva più niente... tutto era buio. Ma le sue appendici toccavano tutto intorno alle membrane trovando qualcosa di ovale alle volte liscio, altre volte ruvido. Appena sotto le membrane una protuberanza morbida ai lati... quando la serrava non sentiva più l'odore disgustoso. Sotto ancora un taglio viscido e umido all'interno con un qualcosa che si muoveva.

Qualcosa dentro di lui cercò di ribellarsi a quella ispezione, ma lui lo ricacciò indietro e tornò ad aprire le membrane. Iniziò a capire il funzionamento ma non il motivo. Si guardò le appendici e notò che erano complesse e composte da più appendici che sembravano muoversi indipendentemente. Sotto di sé altre appendici e un liquido dall'odore disgustoso che sembrava essere stato emesso dal suo stesso corpo.

Adesso capiva. Ricettori.

Gli arrivavano segnali dai suoi sensori che lui non riusciva a gestire. Che non sapeva come gestire. Usò di nuovo le appendici sul suo volto e raccolse il liquido che scendeva dalle membrane aperte, lo sfregò fra le appendici più piccole ma non percepì niente provò a avvicinarlo all'appendice sul voltò ma ancora niente, infine lo immerse nella cavità toccando la cosa morbida che c'era dentro e qualcosa esplose nei suoi sensi. Sale.

Non capiva, ma era un passo avanti.