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DS16GAMMA - MISSIONE 17 RSS DS16GAMMA - Missione 17

17.08 " Di nuovo in gioco "

di Ramar Roberts, Pubblicato il 15-11-2016

Bajor, Jakaja, 15/08/2395, ore 17.00


Ramar si muoveva avanti e indietro nella sua stanza, continuando a cercare con lo sguardo qualcosa di non ben definito. Aveva preparato tutto l'occorrente per il suo imminente trasferimento un paio di giorni fa, ma, nonostante tutto, aveva come la sensazione di aver dimenticato qualcosa. Si fermò un attimo, scrutando attentamente i suoi bagagli. Sorrise. Dopo tutto il tempo passato sulla Terra in uno dei laboratori federali, non vedeva l'ora di mettere piede su Deep Space 16 Gamma questo spiegava il suo nervosismo, ma soprattutto la sua impazienza. Sebbene sulla Terra avesse finalmente trovato una relativa stabilità, la routine lo stava portando all'esasperazione, cosa a cui lui non era abituato. Quando accettò l'incarico presso il laboratorio federale di San Francisco, credeva di avere bisogno di un po' di tranquillità: aveva ben presto scoperto che non era così . E ora mancavano poche ore prima del suo arrivo alla stazione in cui avrebbe prestato servizio. Non vedeva letteralmente l'ora! Dopo aver salutato i suoi genitori adottivi sulla Terra, aveva deciso di recarsi sul suo pianeta natio, per finire di riordinare la casa appartenuta a sua madre, che nel corso degli anni aveva ristrutturato con molta fatica, visto anche l'impossibilità di recarvisi frequentemente. Guardandosi intorno, non poteva fare a meno di pensare a che bel lavoro avesse fatto e alla prima volta che vi aveva messo piede, dopo aver appreso della morte della madre, dell'eredità lasciatagli (casa in questione inclusa) e dell'identità del proprio padre biologico. Pensò a quanto tutte queste scoperte gli avessero cambiato la vita in così poco tempo, proprio quando pensava non avrebbe più trovato risposte. Rimase assorto per un po' guardò l'orologio. Stava aspettando degli ospiti, che l'avrebbero più tardi condotto alla navetta preposta alla sua partenza: il fratellastro Weld Pol e suo padre. Se non vedeva l'ora di salutare quello che a tutti gli effetti considerava suo fratello, non era molto contento di rivedere il padre, Tora Ram sapeva che non approvava per niente la sua volontà di continuare la sua carriera nella Flotta e che avrebbe preferito che il suo primogenito cominciasse una carriera politica sul suo pianeta natale. Cosa che aveva irrigidito parecchio il rapporto fra i due e che, ad ogni loro incontro, creava nuove tensioni. Quella di Ramar non era ingratitudine: semplicemente era conscio del fatto che la carriera del politico non faceva proprio per lui, così impulsivo e poco propenso all'ipocrisia, che il padre sfoggiava così naturalmente in quasi ogni sua apparizione pubblica. Si riscosse dai suoi pensieri quando sentì bussare alla porta chiuse velocemente l'ultima valigia e si diresse alla porta, aprendola. Abbracciò e salutò il fratello con molto calore, come ormai si erano abituati a fare. Restó invece interdetto scrutando suo padre, che gli rivolse uno sguardo che esprimeva il tumulto che doveva attraversare il vecchio Bajoriano: rassegnazione, un po' di tristezza e delusione. Dopo qualche secondo Tora Ram sorrise debolmente: Ramar ricambiò a forza il sorriso e, mentre invitava i due ad entrare, non poté fare a meno di pensare che sarebbe stata una lunga serata.

Navetta Kruiser, 15/08/2395, ore 20.00


Ramar stava ascoltando assai poco ciò che il giovane Guardiamarina gli stava dicendo. Non era tanto il fatto che a forza di documentarsi su Deep Space 16 Gamma, era come se ci avesse vissuto da un pezzo e nemmeno il fatto che il giovane fosse esageratamente logorroico per i suoi gusti stava riflettendo su tutte quelle frecciatine che il padre gli aveva lanciato durante la loro cena di commiato. Come aveva promesso a Pol, si era trattenuto nel rispondere al genitore a tono, cosa che raramente gli riusciva, visto il proprio carattere schietto così nella sua testa vorticavano tutte quelle risposte ironiche che aveva represso durante la serata, pensando contemporaneamente all'affettuoso saluto che il padre nonostante tutto gli aveva riservato poco prima che salisse a bordo della navetta. "Non hai scuse, Ramar: Bajor non è così lontano. Aspetterò sempre con ansia il momento in cui ti recherai nuovamente a casa". Tora Ram aveva volutamente sottolineato l'ultima parola, ma dai suoi occhi Ramar poteva leggere quanto la sua partenza rendesse triste l'uomo dalla voce ferma e autoritaria, con l'aria altera, che tanto gli somigliava. Non aveva potuto che abbracciare il genitore nuovamente, questa volta più forte. Anche se il loro legame era burrascoso, ciò che li univa era molto forte, complice il fatto di essersi ritrovati da poco. In questo turbinio di pensieri, all'ulteriore "Sa che sulla stazione..." del giovane timoniere, si voltò verso il ragazzo e, con uno sguardo a metà fra il bonario e lo scocciato, disse: "Guardiamarina, ha forse intenzione di farmi venire un'emicrania ancora prima di cominciare il mio lavoro sulla stazione?". "Certo che no, mi scusi Signore. È solo che questa è la mia prima assegnazione ed è tutto ancora così nuovo per me!". Restarono in silenzio per un po': Ramar si era pentito di essere stato così duro con il Guardiamarina. Era comprensibile l'eccitazione del ragazzo in fondo, chiunque, più o meno intensamente, aveva provato ciò che il suo compagno di viaggio stava descrivendo. Guardó fuori dall'oblò e le coordinate che lo schermo mostrava: non ci sarebbe voluto ancora molto. Il Guardiamarina si schiarì la voce prorompendo in un "Signore.." Appena udibile. Ramar si voltò e con un cenno amichevole questa volta incentivò il giovane a continuare. "So che Lei ha già servito su una stazione spaziale... È così noioso come dicono?". In quel momento DS16 fu perfettamente visibile: Ramar sorrise e, continuando a fissare quella che sarebbe stata la sua nuova casa, si rivolse con voce emozionata al Guardiamarina: "Non so chi le abbia detto una cosa del genere, ma mi creda: la vita su una stazione spaziale può essere tutto, fuorché noiosa". Così dicendo, mentre la navetta attraccava, si alzó, diede una pacca amichevole sulla spalla al Guardiamarina, si caricò sulle spalle i propri bagagli, attraversò il portello di attracco, mise quasi con aria trionfante piede sul corridoio di servizio e, guardandosi intorno pensò *Si ricomincia, finalmente*.