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USS WAYFARER - MISSIONE 17 RSS USS WAYFARER - Missione 17

17.08 "Sensazioni"

di Julia Reis Squiretaker, Pubblicato il 19-03-2020


Sygma Draconis, Lantaris
05/09/2398, ore 14.56 - D.S. 75678.41


Iniziava ad essere stufa.
Da ore le avevano lasciato a fianco il corpo esanime del povero ambasciatore Tellarite come monito, ma questo non la impauriva.
La motivava.
Lei non aveva mai sperimentato ciò che avevano passato quei carcerati, quello era inconfutabile.
Era anche vero che nessuno di loro aveva visto tante guerre quante ne aveva viste lei.
Se pensavano fosse una semplice vecchina, si sbagliavano di grosso.
Quello che l'aveva schiaffeggiata, poi... l'avrebbe pagata carissima.
Stando a lungo in quella posizione, iniziavano a farle male tutte le giunture. Per quanto golosa, la sua alimentazione era attentamente bilanciata per affrontare pericoli come l'artrite o l'artrite reumatoide.
Le sue ossa, nonostante tutto, erano ancora in buona salute e così anche la sua muscolatura di supporto... tuttavia, stare sei ore bloccata a terra non le stava certo facendo del bene.
Se non altro, aveva potuto comprendere meglio la situazione contingente.
Il Generalissimo Hurlet si era impossessato di Lantaris, portandosi dietro tutti i carcerati e buona parte degli ex galeotti facente parte del cosiddetto governo di quella sperduta colonia.
Se si stavano preparando all'abbordaggio, erano riusciti a portare dalla loro anche la guardia planetaria, quindi qualsiasi atto lei o il suo seguito avessero anche solo in testa di fare sarebbe stato stroncato sul nascere.
Eppure Hurlet, eccezion fatta per l'Ambasciatore, e probabilmente per lei, non sembrava essere incline a colpire nessuno degli altri prigionieri.
Per convincere Kiron alla resa, infatti, avrebbe potuto uccidere o torturare uno qualsiasi degli uomini e delle donne alla sua mercé, ma non l'aveva fatto.
Come non aveva ucciso lei.
L'avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento... ma, nella sua lucida follia di vendetta, non aveva certamente trascurato il fatto che quella vecchina lì a ginocchioni portasse l'uniforme col grado di Vice Ammiraglio.
Lui non poteva sapere che lei fosse in pensione...
L'avrebbe usata come arma di scambio.
Hurlet sapeva benissimo che, anche distruggendo la Wayfarer, non sarebbero mai potuti rimanere su Sygma Draconis a lungo.
La Flotta Stellare non l'avrebbe tollerato.
Mantenerla in vita serviva anche a quello: avere una buona carta da giocare per una via d'uscita.
Sul perché aver lasciato in vita anche chi era con lei... beh, lì il ragionamento dell'anziana Reis Squiretaker era stato indubbiamente più lungo.
A sentire parlare Hurlet con Kiron, tuttavia, i suoi vecchi neuroni si erano messi in moto ed aveva compreso: con lei c'erano solo dei Guardiamarina, al massimo Tenenti Junior Grade, più i due suoi fidati collaboratori che, però, in quel frangente indossavano uniformi generiche, come semplici piloti.
L'odio di Hurlet era sempre stato rivolto contro i piani alti della Federazione.
Odiava Kiron e l'indifferenza che lui e gli altri avevano dimostrato nei suoi riguardi.
Odiava i Capitani di allora che, prima, non avevano mosso un dito per aiutarli a salvare la Wayfarer e poi se n'erano lavati le mani al posto di difendere l'operato suo e degli altri guidati da quel pover'uomo del Dottor Keller.
Odiava i suoi propri ex colleghi ed i loro responsabili di sezione che si erano vicendevolmente coperti con la famosa sindrome "Yellow Sub Marine".
E sicuramente odiava più di tutti l'Ammiraglio Santiago, a suo avviso artefice, assieme a Kiron, della sua rovina.
La sua repulsione verso i gradi della Flotta Stellare lo avevano portato a farsi chiamare Generalissimo, non Comandante, non Capitano, non Ammiraglio... ma usare un grado tipicamente in uso alle forze terrestri.
Anche i suoi scagnozzi li aveva promossi seguendo la stessa inclinazione mentale.
L'odio di Hurlet, però, si fermava e non arrivava ai gradi di più bassi della catena di comando della Flotta: nella sua mente, probabilmente, li considerava, come era successo a lui, semplici pedine, manovrabili prima e sacrificabili poi.
Se fossero rimasti tutti tranquilli, non avrebbe fatto loro del male... per lo meno non subito..
E questo dava loro tempo.
Sì, tempo... ma per fare cosa?

USS Wayfarer, Ponte 4
05/09/2398, ore 15:02 - D.S. 75678.42


L'attacco era iniziato.
Le navette usate nel centro carcerario, unitamente a quelle governative di Lantaris, stavano arrivando in massa.
Qualcosa di già visto, in tanti per attaccare postazioni ristrette ben difese.
Sheeval Wu non temeva quello.
I suoi uomini ne avrebbero falciati decine prima di cadere ad uno ad uno.
Ciò che temeva era l'equipaggio ridotto della Wayfarer e l'impossibilità a muoversi.
Anche i più grandi strateghi difensivi potevano sempre mutare approccio a seconda dell'evolversi dello scenario che avevano di fronte.
Lei non poteva farlo.
O, per lo meno, non in maniera efficace.
Aveva studiato ogni possibile mossa e contromossa... la sua mente ribolliva di possibilità per limitare l'impatto ai suoi: avrebbe potuto far disattivare i sistemi dei phaser degli assedianti, avrebbe potuto stordirli con gas anestetizzanti... ma, purtroppo, la Wayfarer non era nelle condizioni per poterle dare una mano.
In più era sicura che il loro avversario non era uno sprovveduto: un folle sicuramente, ma non un ingenuo.
Anche lui faceva parte delle forze della sicurezza certamente si era arrugginito o non poteva conoscere i nuovi protocolli della Flotta in materia, ma se era riuscito ad impossessarsi di una prigione federale di massima sicurezza e portare dalla sua quella banda di ex tagliagole del governo di Lantaris..
La Wu doveva perlomeno riconoscergli che sapeva il fatto suo.
Aveva assegnato ai suoi vice tutte le squadre che poteva, integrandole con elementi di altre sezioni, per garantire loro anche immediato supporto sia infermieristico sia alle operazioni nel caso fossero stati costretti a ripiegare.
L'ordine che aveva dato era semplice: ogni falla dello scafo era una frontiera... ed ogni frontiera in qualsiasi ambito veniva da sempre considerata sacra e inviolabile... non la si poteva discutere, la si doveva difendere.
Un vecchio grande saggio militare recitava che l'invincibilità stava nella difesa, la vulnerabilità stava nell'attacco.
Il fatto che Hurlet avesse cambiato quello che sembrava essere il piano originario andava esattamente in quella direzione.
Se era disposto a sacrificare i suoi uomini in un abbordaggio, voleva dire che la sua preda più ambita, il Capitano Kiron, stava sfuggendo alla cattura.
Sheeval sperò che il suo ufficiale in comando non cascasse nella trappola: arrendersi per salvare il suo equipaggio non avrebbe agevolato la loro situazione.
Sarebbe stata l'occasione per rimuovere i raggi traenti e farli precipitare ed esplodere al contatto con l'atmosfera a causa di quell'enorme sasso invisibile.

USS Wayfarer - Laboratorio scientifico
05/09/2398, ore 15:05 - D.S. 75678.43


L'intuizione della Ichigawa aveva fatto immediatamente scattare tutte le rotelline mentali del Comandante Cooper.
Non aveva ancora la benché minima idea di come fare, ma se avessero potuto inviare un segnale in grado di rimbalzare sul sasso, contando su quella specie di fenomeno di ferromagnetismo individuato dalla collega delle comunicazioni... un segnale in grado di far in qualche modo brillare, per così dire, la superficie del sasso invisibile, beh... allora l'armamento dello Yacht del Capitano avrebbe potuto agire come un bisturi.
Certo dipendeva tutto dalla mira di Kiron.
Troppo vicino allo scafo e li avrebbe fatti saltare in aria, mentre troppo lontano non avrebbe migliorato la situazione.
Dovevano calcolare esattamente un punto di rottura che garantisse alla Wayfarer di rimanere integra compensando coi motori il peso residuale della parte di sasso rimasta nel proprio scafo.
Sempre ammesso che la sezione ingegneria riuscisse a rimettere in linea i motori.

USS Wayfarer - Sala Macchine
05/09/2398, ore 15:08 - D.S. 75678.44


I colpi di phaser fra attaccanti e difensori rimbalzavano cupamente dai sistemi di ascolto.
Ristea aveva chiesto di potenziare l'apparato di ricezione in modo da poter agire più rapidamente nel caso di richieste di soccorso.
Non che potesse distaccare più di un ingegnere per richiesta, ma il capo Operazioni gli aveva assicurato il pieno appoggio dei suoi.
Holtznagel aveva approntato un team ristretto di gestione emergenza, mentre la restante parte dei suoi effettivi li aveva messi a disposizione della Wu, di Ristea e della Squiretaker.
Coloro a supporto della sezione sicurezza dovevano garantire l'energia necessaria per ostacolare l'avanzata nemica e garantire il supporto vitale necessario.
Quelli a supporto della Dottoressa, dovevano garantire la piena funzionalità dei sistemi medici per consentirle di salvare vite e rimettere in piedi i feriti in grado di combattere.
Quelli a supporto di ingegneria dovevano accendere un cero a qualche divinità e sperare che le richieste di intervento non richiedessero loro il dono dell'ubiquità.

USS Wayfarer - Plancia
05/09/2398, ore 15:11 - D.S. 75678.44


Rumar si sbiancava le mani a furia di stringere forte il braccioli della poltrona del Capitano.
Era solo: Kiron lontano, la Kublik a sostenere Cooper, così come pure la Ichigawa. Vaitor era sceso con tutti i suoi a dar man forte alle squadre della sicurezza guidate dalla Wu.
Holtznagel aveva praticamente requisito la sala tattica, approntando un centro di controllo operazioni di emergenza con gli uomini che aveva valutato come indispensabili.
Una missione, che doveva essere di routine ad equipaggio ridotto, si stava tramutando nella possibile fine di tutti loro, la distruzione della Wayfarer e di uno smacco enorme per la Flotta Stellare.
Krell era preoccupato per i suoi amici, colleghi, sottoposti... si arrovellava nella speranza di aver dato tutte le disposizioni necessarie al fine di predisporre al meglio quella difesa disperata.
E, nonostante tutto ciò che albergava di triste e macabro nel suo animo, doveva dare il buon esempio... doveva ostentare sicurezza, tranquillità, empatia, spirito del dovere e di sacrificio.
La sezione Comando e navigazione aveva il doppio degli effettivi in plancia. Uno tecnicamente a riposo e l'altro in servizio attivo. Il primo gruppo era stato pensato per essere pronto a subentrare ai colleghi di qualunque sezione presenti in plancia.
Era un azzardo... ovviamente, ma dovevano rischiare.

USS Wayfarer - Ponte 11 - Infermeria d'emergenza
05/09/2398, ore 15:14 - D.S. 75678.45


Il trasferimento d'emergenza dal ponte 7 al ponte 11 era stato un disastro: coi teletrasporti bloccati, si era dovuto procedere manualmente e l'operazione era ancora in corso.
Il caos era enorme.
Medici e MOE sciorinavano informazioni a raffica, infermieri ed operatori sanitari correvano per i corridoi portando barelle e le attrezzature necessarie.
Il tutto era come un labirinto con mille frasi, urla, imprecazioni, informazioni contrastanti dovute alle necessità contingenti.
Questo labirinto aveva un centro nevralgico, in cui tutto pareva propendere.
Capelli biondi raccolti dietro, mascherina chirurgica addosso, camice e guanti.
Tutto arrivava concentricamente attorno a quella figura come in attesa di una salvezza insperata.
Gli occhi di Julia Reis Squiretaker, di un celeste azzurrissimo, rivelavano tutta la sua determinazione, ma anche la stanchezza. Si era trovata in una situazione peggiore di quella quando era sulla USS Chimaera, ma aveva un laboratorio perfettamente attrezzato.
Ora si trovava a dover organizzare una marea impazzita di persone su, non una, ma due infermerie del tutto inadeguate: la prima perché occorreva smobilitarla, la seconda perché occorreva renderla operativa.
Gli uomini e le donne del Capo Operazioni si stavano letteralmente dannando l'anima per fare il prima possibile, ma l'energia disponibile era poca, il tempo pochissimo e le urgenze impellenti.
Julia ripensò alla promessa fatta al giovane Guardiamarina.
Gli aveva promesso che non gli sarebbe successo nulla... ma l'aveva già rimandato in servizio a combattere il nemico arrembante.

USS Wayfarer, Ponte 5
05/09/2398, ore 15:17 - D.S. 75678.45


"Sono entrati!"
=^=Evacurare i feriti e riorganizzarsi=^= ordinò la Wu
"Negativo signora... non possiamo resistere, non in questa postazione e con questi effettivi! Hanno aperto una breccia nelle paratie stagne... sono dotati di respiratori e protezioni contro i phaser.. inoltre stanno attaccando con mine da cav,. se stabilizzano una testa di ponte, si potranno riversare in massa..."
=^=Ritirarsi! Ponti 4 e 6=^=
"Squadra 1: ripiegare!"
"Squadra 2: ritirarsi!"
"Squadra 3: sparate a ventaglio, coprite l'arretramento!"

USS Wayfarer, Ponte 6
05/09/2398, ore 15:20 - D.S. 75678.46


"Spedite quei farabutti nello spazio!" ordinò Vaitor ai suoi prima di sentire la conversazione della perdita del ponte 5 "Voi tre, aprite portello 6/5G4... fate presto! Fateli entrare!"
=^=Sono al sicuro?=^= domandò la Wu
"Roger! Attivazione immediata campo di forza livello 10 ponte 5"
=^=Ehi! Non abbiamo tutta quella energia!=^= protestò Ristea dall'ingegneria
"Dorian, o così o non avremo più la nave!"
=^=Ok, via libera!=^=
"Attivare"
Una serie di piccole esplosioni riempirono il ponte 5. Poi il silenzio...

=^=Qui Holztnagel.. rilevata assenza forme di vita sul ponte interessato, ma vi sono danni collaterali al ponte 4 e ponte 6... probabilmente avevano già iniziato ad attaccare le paratie o il danno strutturale preesistente era più grave del previsto. Il nostro insano ospite, invece, pare essere del tutto indifferente=^=

Sygma Draconis, Lantaris
05/09/2398, ore 15:23 - D.S. 75678.46


"Farabutti! Bastardi! Perché diavolo vendete cara la pelle per quel codardo di Kiron? E' scappato con la coda fra le gambe il vigliacco" esclamò Hurlet fuori di sé, mentre si arrovellava sul da farsi. Sapeva di non poter rischiare troppi dei suoi o non l'avrebbero seguito.
"Ordinate di lasciar cadere la Wayfarer... avvicinatela alla sua destinazione finale.. portateli vicini al punto di non ritorno, ma tratteneteli lì..."

USS Wayfarer, Ponte 11 - Infermeria d'Emergenza
05/09/2398, ore 15:26 - D.S. 75678.47


"Dottoressa aiuto!"
"Precipitiamo!"
"Fateci scappare!!!"
"Arrendiamoci!!!"

Julia sapeva che il panico, una volta apparso, si sarebbe tramutato in una follia di gruppo.
La sua mente galoppava alla nonna in pericolo, al paziente che aveva sotto intervento in quel momento ed al parapiglia generale... chiese il silenzio... ma nessuno la sentì.
Nessuno finché il suo paziente, un Tenente della Tattica appena portato dal ponte 5 per una brutta ferita da phaser alla spalla non iniziò a urlare.
A Julia ci volle qualche istante per comprendere che quel ragazzone biondo non stava urlando di dolore, ma gridando di stare zitti, di smetterla e di lasciarla parlare.
Si trovò a fissare quel trentenne dagli occhi di ghiaccio, dai capelli e barba color del fieno, con infinita gratitudine... e ripensò velocemente che quella non era stata l'unica volta che lui le aveva prestato attenzioni.
Tutti piccoli gesti, mnemonicamente da lei registrati, ma che non aveva mai connesso gli uni agli altri.
Lo guardò di nuovo in viso e si trovò gli occhi di lui piantati nei propri.
Non era quello il momento, ma, se fossero tutti sopravvissuti, beh... forse sua nonna avrebbe avuto finalmente un buon partito da esaminare per avere dei bis nipotini.. certo l'età fra di loro poteva gridare vendetta, almeno dieci anni di differenza e lei era la più vecchia.
Si riscosse da quei pensieri come se si fosse soffermata per ore in quella riflessione.
In realtà erano passati pochissimi istanti.

Tutta l'infermeria guardava a lei e Julia riprese a parlare, con voce pacata, ma a timbro abbastanza forte:"La paura è una compagnia costante per noi che lavoriamo in infermeria, così come lo è per coloro che imbracciano i phaser per difenderci... o coloro che usano le armi delle navi... come per coloro che hanno il peso del comando in plancia in quanto sanno che ogni loro mossa può portarci alla rovina. Tutti noi accettiamo questa paura, questa compagnia... declinatela in mille modi diversi... abbiamo imparato ad accettarla e ciò chi ha resi più forti di quanto pensavamo prima. Ora chiedo a voi, a voi tutti: il sacrificio del collega, dell'amico, dei vari ufficiali che in questo momento stanno cercando di toglierci da questa situazione li vogliamo rendere vani? Vogliamo arrenderci? Il nostro destino, lo vedete, sarà quello di precipitare su quel pianeta. Se ci arrendiamo, velocizzeremmo solo quella fine, mentre resistendo daremo modo al Comandante Rumar ed a tutti coloro a bordo di trovare una via d'uscita. Io di qua non mi muovo! Chi è con me?"

La domanda era retorica e non si aspettava una vera risposta.
Del resto, Julia non era sicura che fosse stato un discorso che potesse fare presa, ma era troppo occupata a finire di cucire la ferita, troppo stanca per ragionare bene su quali parole usare e quali corde toccare.
La nonna era sempre stata quella dalla parlantina facile della famiglia, colei in grado di impiegare le parole giuste al momento opportuno.
Julia aveva preso più dalla riservata timidezza di sua madre: era sì empatica e solare, ma decisamente meno abituata a parlare in pubblico rispetto alla nonna.
Fu per quel momento di insicurezza che alzò gli occhi e si guardò attorno.
Dai suoi colleghi medici ed infermieri vide sguardi stanchi, ma brillanti di risolutezza e gratitudine. Dai pazienti vide paura, sbigottimento, perplessità, ma fra tutti sembrava predominare quella consapevolezza deterministica che il destino era ancora nelle loro mani e non in quelle di un pazzo assassino.
Mentre rifletteva se dovesse ancora aggiungere qualcosa, il suo paziente si alzò dal lettino e la baciò davanti a tutti cogliendola del tutto impreparata e facendole assumere una colorazione del viso bordeaux.

"Ti amo..." le sussurrò prima di rialzarsi con una smorfia di dolore, riafferrare il phaser e uscire dall'infermeria
"Torna vivo..." si trovò, suo malgrado, a urlare Julia strappando un sorriso a tutti i presenti

Yacht del Capitano
05/09/2398, ore 15:29 - D.S. 75678.48


Kiron osservò attonito il riposizionamento della Wayfarer ordito dalla sua nemesi.
Li aveva pericolosamente fatti avvicinare ad una situazione di non ritorno.
Era tentato di arrendersi.
In ogni momento che passava, la tentazione aumentava.
Era, però, consapevole che sarebbero stati uccisi tutti ugualmente se l'avesse fatto.
Forse ancora più velocemente e crudelmente di quanto non stesse accadendo.
Doveva studiare un piano.
Danube "Dorothea"
05/09/2398, ore 15:32 - D.S. 75678.48
Lui non sapeva calcolare il tempo.
Non contava i minuti.
Non conosceva le ore.
Sapeva solo che aveva fame.
Quello glielo diceva la pancia brontolante.
Sapeva anche che qualcosa non andava.
Quello glielo diceva l'istinto.
Aveva girovagato l'intesa nave per trovare qualcuno a bordo.
Ma non c'era.
Il portellone di carico era aperto e c'erano due tipi mai visti prima.
A prima annusata di tartufo, puzzavano come quegli altri due che avevano fatto l'ispezione della nave poco dopo che erano scesi tutti e gli avevano ordinato di stare buono ed a cuccia nel suo scompartimento.
Poco male.
Era stato addestrato per quello da quando era cucciolo.
Zampettò verso una mini consolle installata ad altezza muso in un angolo nascosto della cabina della sua padrona.
Gli ci vollero un po' di zampate per far aprire quel dannato stupido sportello da umani, ma finalmente quella strana scatola decise di aprirsi.
Lui si mise seduto dentro come gli era stato insegnato.
Un bell'osso tridimensionale apparve sullo schermo
Era stato bravo.
Mentre fissava l'osso, una bava di saliva cadde davanti a lui.
Non gli importava un pelo di sporcare, aveva fame.
Quello che lui non sapeva era che in quel preciso istante, uno scanner analizzava la sua fisionomia, la sua salivazione e la sua retina.
Mentre la saliva continuava a cadergli, lui stava diventando impaziente... poi udì la musichetta.
Era stato bravo.
Di nuovo.
Fuoriuscì dalla paratia di fronte a lui un sensore a forma di zampa.
Axel mise la sua sopra.
Più e più volte, finché non indovinò la posizione corretta.
L'osso fu materializzato da un replicatore e cadde nella ciotola dietro di lui.
Era stato bravissimo.
Mentre Axel si avventava sul premio tanto agognato, la Danube dell'Ammiraglio Squiretaker attivò un sistema olografico di emergenza a bassissime emissioni energetiche.
Si materializzò un ologramma dalle fattezze di una giovane Guardiamarina bionda dagli occhi verdi e con addosso l'uniforme usata dalla Flotta Stellare ai tempi del Capitano Archer.
=^=Ciao Axel. Io sono Thea Reis. Ufficiale di bordo. Beh, almeno credo.. un tempo lo ero, sai? Beh... Qual è la situazione? Dov'è andata la mia adorata nipotina? Ah già, tu non sai parlare... finisci l'osso poi mi fai vedere... intanto avvio la subroutine di controllo.. controlliamo che sia tutto in ordine.=^=