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USS RAZIEL - MISSIONE 16 RSS USS RAZIEL - Missione 16

16.02 "QUATTRO GIORNI"

di Francis "Frank" Moses, Pubblicato il 17-06-2026


USS Raziel - NCC 79016
in viaggio verso l'asteroide mercato
Ponte 14 - Corridoio di servizio
08/03/2406 - ore 05:58


Livia Corven era puntuale.
Moses era già nel corridoio quando lei svoltò l'angolo, e la vide rallentare di un passo, un aggiustamento involontario, come chi si aspetta una porta chiusa e la trova aperta.
La sala monitoraggio era chiusa e Moses era appoggiato alla parete di fronte con le braccia conserte e due tazze di caffè posate sul pannello di servizio accanto a lui.
"Comandante." La sua voce era neutra, ma gli occhi avevano già registrato l'assenza di qualsiasi elemento operativo.
Moses le indicò una delle due tazze con un gesto del mento. "Prenda. Si cammina."
Non aspettò risposta.
Il corridoio era deserto. La luce gialla del quadro 14-C ronzava con la sua solita ostinazione. Moses ci passò davanti senza uno sguardo.
Camminarono in silenzio per quasi un minuto.
"Stava aspettando un test?" chiese Moses.
"Sì," disse Livia.
"Mmpfh." Prese un sorso di caffè. "Allora si tolga quell'espressione."
Livia non rispose. Aspettò.
Moses le lanciò un'occhiata laterale: era brava ad aspettare, la maggior parte delle persone riempiva il silenzio per nervosismo. Lei lo usava come strumento, il che era una cosa diversa e Frank la apprezzava anche se non lo avrebbe mai detto ad alta voce.
"Ho letto il suo fascicolo," disse "Tutto. Comprese le parti che avrei dovuto non leggere."
"Lo so."
"E allora sa già che non ho bisogno di testarla." Si fermò davanti a un oblò che mostrava il corridoio subspaziale. "Quello che non so è chi è quando non sta lavorando. E su una nave ci si conosce, prima o poi. Meglio prima."
Livia si fermò accanto a lui.
"Non sono abituata a questa domanda," disse.
"Lo immaginavo." Moses non si voltò. "Risponda lo stesso."
Una pausa.
"Faccio fatica a smettere di osservare," disse Livia alla fine "Non per ansia. Per abitudine. La distinzione tra osservare e vivere per me è sempre stata porosa."
"Ha qualcuno?"
"No."
"Scelta o conseguenza?"
"Entrambe."
Moses annuì, lento. Non commentò oltre: non era il tipo che commentava le risposte oneste.
Livia lo guardò di lato. "E lei?"
"Ho una moglie.. ha abbastanza pazienza per tutti e due e abbastanza buon senso da non seguirmi su una nave."
Livia fece qualcosa che era quasi un sorriso.
Moses si staccò dall'oblò. "Andiamo. Tra un'ora c'è la riunione e il Capitano non aspetta."
Si incamminò senza verificare che lei lo seguisse.

USS Raziel - NCC 79016
in viaggio verso l'asteroide mercato
Ponte 3 - Sala Tattica
08/03/2406 - ore 07:00


Cortez era già seduto quando Moses entrò.
Era fatto così: non arrivava in anticipo per disciplina, arrivava in anticipo perché non si fidava delle stanze che non aveva già controllato.
Era un uomo che occupava lo spazio in modo diverso da Hazyel: il Capitano lo riempiva con la presenza, Cortez lo svuotava. Seduto in un angolo, immobile, con quel viso scavato e gli occhi scuri che non smettevano mai di registrare, sembrava parte dell'arredamento fino al momento in cui non lo era più.
Moses gli passò davanti e posò il pad sul tavolo. "Cortez."
"Comandante."
Gli altri entrarono nell'arco di cinque minuti: T'Pak, Fox, Wood, la Mendel con Cippy che trillava sommesso. Livia per ultima, sola.
Mancava solo la Tarev, ma lei non era necessaria in quella fase.
Hazyel entrò subito dopo, con quella puntualità che non era mai un secondo in ritardo né un secondo in anticipo, e senza preamboli attivò il pannello olografico.
L'asteroide apparve sopra il tavolo: una massa irregolare, grigia, strutture artificiali aggrappate alla superficie come licheni metallici. Attorno ad esso, una costellazione di rotte commerciali, segnali trafficati, identificativi falsificati.
"Arriviamo tra quattro giorni." La voce di Hazyel era bassa e controllata. "Il problema principale è noto: siamo una nave federale. Avvicinarci troppo con il nostro segnale equivale ad annunciarlo con i fuochi d'artificio."
"Posso sovrapporre al nostro segnale un'impronta commerciale." esordì la Mendel "Non regge a un'ispezione ravvicinata, ma è sufficiente per i sensori passivi del mercato. Nel caso di controllo, posso farci passare per un trasportatore di materie prime, in rotta dal settore Vela, che sta valutando uno scalo tecnico sull'asteroide."
"Quanto regge?" chiese Hazyel.
"Finché nessuno ci scansiona da meno di diecimila chilometri."
"Fox." Hazyel si voltò verso il capo ingegnere. "L'avvicinamento lento richiesto da una copertura commerciale. I motori lo reggono senza anomalie nel segnale?"
Fox incrociò le braccia. "Sì. Posso impostare qualcosa, ma poi ho bisogno di almeno un'ora di margine prima di qualsiasi manovra ad alta sollecitazione. Niente accelerazioni improvvise senza preavviso."
Hazyel lo guardò un momento. "Mezz'ora"
Fox aprì la bocca. La richiuse. "Va bene..." Poi aggiunse, sottovoce: "Ma la prossima volta lo metto per iscritto."
"Ottimo." Hazyel non sorrise, ma qualcosa nel tono suggeriva che lo avesse considerato. Si voltò verso Moses. "Comandante."
Moses si alzò.
"Io, T'Pak, Hazyel prenderemo una delle due navette civili a nostra disposizione." Fece una pausa. "Cortez, tu e Jonson in avanscoperta tramite teletrasporto"
Cortez annuì una volta sola.
"Identità di copertura: acquirenti indipendenti, mercato grigio, niente loghi, niente uniformi. T'Pak ha contatti che possono garantire per noi come intermediari locali." Moses si voltò verso il Capo della Sicurezza.
T'Pak confermò con un cenno.
"Armamento leggero," continuò Moses. "Niente che non si possa nascondere sotto un giubbotto civile. Se arriviamo al punto di usarlo, la copertura è già bruciata."
Cortez non disse nulla.. non era d'accordo, probabilmente, ma sapeva quando una decisione era già presa.
"Livia." Moses si voltò verso la Consigliera.
"Rimango sulla Raziel con la Mendel," disse lei, prima che Moses aprisse bocca.
Una frazione di secondo di silenzio.
"Sì." Moses non aggiunse altro, ma qualcosa nel tono era diverso dall'inizio della riunione. "Profilo comportamentale in tempo reale su chiunque ci contatti nel mercato. Se qualcuno sta recitando una parte, voglio saperlo prima che apra bocca."
"Capito."
Hazyel spense l'ologramma. "Quattro giorni. Usateli bene."
La riunione era finita.
Mentre gli altri uscivano, Cortez si avvicinò a Moses con quella camminata silenziosa che aveva sempre reso nervosi i più giovani dell'equipaggio.
"Jonson è già pronto," disse sottovoce.
"Lo so."
Una pausa.
"È una buona squadra," disse Cortez in tono piatto, definitivo, senza richiesta di conferma.
"Sì." Moses lo guardò. "Non farti chiamare Tombstone da nessuno lì dentro. Attira attenzione."
Cortez lo fissò con un'espressione indecifrabile: "Nessuno mi chiama Tombstone se vuole continuare a respirare."
"Bene. Tienilo così."
Cortez uscì.
Moses rimase solo nella sala riunioni, guardando il pannello spento dove fino a un minuto prima c'era l'asteroide.
Quattro giorni.
Un mercato dove chiunque vendeva qualcosa e nessuno diceva la verità. Identità false, armamento leggero, e da qualche parte in mezzo a tutto quel rumore, una traccia di Jak'Al.

USS Raziel - NCC 79016
Ponte 14 - Ufficio Resp. Sicurezza
10/03/2406 - ore 14:20


La comunicazione era stata criptata su tre livelli ed instradata attraverso almeno quattro relay anonimi prima di raggiungere la Raziel.
T'Pak lo sapeva perché quel protocollo lo aveva impostato lei stessa, anni prima, quando ancora lavorava nei Reparti Investigativi ed aveva bisogno di canali che non lasciassero tracce nei registri ufficiali.
Il volto che apparve sullo schermo era quello di un uomo sulla sessantina, capelli grigi tagliati corti, una cicatrice sottile che gli attraversava il sopracciglio sinistro. Non indossava un'uniforme. Non ne aveva mai indossata una, per quanto T'Pak sapesse.
"T'Pak." La sua voce era bassa, quasi piatta. "Sono passati anni."
"Lo so, Davan." T'Pak non si scusò per il silenzio degli anni precedenti. Davan non se lo aspettava. Era uno dei motivi per cui si fidava di lui. "Ho bisogno di informazioni sul mercato dell'asteroide."
Davan non batté ciglio. "Cosa vuoi sapere?"
"Chi si muove. Chi compra. Chi non dovrebbe essere lì."
Un silenzio breve. Davan si spostò leggermente, come chi verifica di non essere osservato per abitudine più che per necessità.
"C'è una voce," disse alla fine. "Circola da una decina di giorni, non di più."
"Su cosa?"
"Su qualcuno. Nessuno sa il nome, nessuno sa la faccia." Davan abbassò leggermente la voce. "Ma compra tutto. Armi, informazioni, codici di accesso. Paga bene, paga in anticipo, non fa domande."
T'Pak rimase immobile. "Un intermediario?"
"Forse." Davan scosse la testa lentamente. "O forse qualcuno che sta costruendo qualcosa. Quando uno compra così, senza un motivo dichiarato, di solito ha già l'obiettivo in testa e non vuole che si sappia quale sia."
"Hai un punto di contatto nel mercato?"
"Ho qualcuno che può farvi entrare senza fare domande." Una pausa. "Ma T'Pak... chiunque sia questo acquirente, si muove con molta attenzione. Se si accorge che lo state cercando, sparisce."
"Capito."
"E un'altra cosa." Davan la fissò attraverso lo schermo con un'espressione che T'Pak conosceva bene: quella di chi sta per dire qualcosa che preferirebbe non dire. "Chi vi manda non ha un profilo pulito in quel mercato. Se qualcuno fa i conti, torna fuori che siete Federazione."
"Ce ne occuperemo."
"Ne sono sicuro." Davan fece qualcosa che era quasi un sorriso. "Sei sempre stata troppo sicura di te."
"È per questo che funzionava."
La comunicazione si chiuse.
T'Pak rimase immobile un momento, poi aprì il pad ed iniziò a scrivere il rapporto per Hazyel.
Un acquirente anonimo. Nessun nome, nessuna faccia. Comprava tutto senza fare domande.
Non era una conferma. Non era una prova.
Era esattamente il tipo di voce che, in passato, si era rivelata più utile di qualsiasi dato verificato.

USS Raziel - NCC 79016
Ponte 3 - Plancia
11/03/2406 - ore 23:40


La plancia di notte aveva una sua atmosfera particolare.
Le luci erano abbassate al minimo operativo, i pannelli proiettavano una luce blu-grigia silenziosa, e il personale di guardia lavorava con quella quieta concentrazione tipica di chi sa che non succederà niente, ma rimane pronto lo stesso.
Moses non riusciva a dormire.
Non era una novità: succedeva spesso prima delle missioni. Non per ansia - aveva smesso di essere ansioso prima delle missioni intorno ai quarant'anni - ma perché il suo cervello continuava a girare anche quando il resto di lui aveva deciso di fermarsi.
Salì in plancia con una tazza di caffè, annuì al Guardiamarina di turno che fingeva di non sorprendersi, e si avvicinò alla vetrata principale.
Il corridoio subspaziale scorreva silenzioso.
"Non riesci a dormire."
Moses non si voltò. Non era una domanda e non aveva bisogno di confermare.
Hazyel si avvicinò e si fermò accanto a lui. Anche lui aveva una tazza. Tè, probabilmente. Hazyel beveva sempre tè di notte, una cosa che Moses aveva sempre trovato fondamentalmente sbagliata, ma aveva smesso di commentare.
"Ho letto il rapporto di T'Pak," disse Moses.
"Anch'io."
"Un acquirente fantasma che compra tutto senza fare domande."
"Sì."
"Potrebbe essere chiunque."
"Sì."
Moses prese un sorso di caffè. "O potrebbe essere lui."
"Sì."
"Sai cosa mi manca?" disse Moses dopo un momento.
Hazyel lo guardò di lato.
"Il silenzio vero." Moses indicò il corridoio subspaziale con un gesto vago. "Quello dello spazio aperto. Fuori dalla curvatura. Quando metti fuori i sensori e non c'è niente, nessun segnale, nessuna rotta, nessuno che ti segue con un corridoio parallelo."
"E da quando ti manca lo spazio aperto?"
"Mmpf.. mi manca quando le cose erano più semplici." Moses scosse la testa. "Il che è ridicolo perché non lo sono mai state"
Hazyel considerò l'osservazione per un momento. "Quanti anni hai?"
Moses lo guardò. "Lo sai benissimo quanti anni ho."
"Sessantasette."
"Sì."
"Vecchio Orso."
Moses si voltò verso di lui con un'espressione che avrebbe fatto fare un passo indietro a chiunque altro. Hazyel non si mosse di un millimetro e continuò a guardare il corridoio subspaziale con la stessa calma di sempre.
"Quella è una parola che usa mia moglie," disse Moses, con un tono che era una minaccia bonaria.
"Lo so." Hazyel prese un sorso di tè. "È appropriata."
"Hazyel, se la usi ancora davanti ad altri ti faccio trasferire su una stazione metereologica."
"Non puoi farlo."
"Però posso provarci."
Hazyel abbassò di un grado un angolo della bocca. Moses lo conosceva abbastanza da sapere che era l'equivalente di una risata.
Rimase in silenzio per qualche secondo, poi aggiunse: "Sessantasette anni e sei ancora qui."
"Già. Evidentemente non ho imparato niente."
"O hai imparato la cosa giusta."
Moses non rispose. Non perché non avesse una risposta, ma perché alcune cose funzionavano meglio senza parole, e lui e Hazyel lo sapevano entrambi da abbastanza tempo da non doverlo più spiegare.
Il Guardiamarina di turno continuava a fingere di leggere i rapporti di volo mentre la Raziel scivolava silenziosa verso l'asteroide.
Moses finì il caffè, osservando il fondo della tazza come se potesse dirgli qualcosa che ancora non sapeva.
"Dovrei dormire" mormorò, senza convinzione.
"Dovresti" confermò Hazyel, con quella calma che non era mai un giudizio. "Ma non lo farai."
"No."
Rimasero così, fianco a fianco, due uomini che avevano smesso da tempo di raccontarsi bugie, mentre il corridoio subspaziale continuava a scorrere davanti a loro come un fiume che non conosce soste.
"Quando arriviamo all'asteroide" disse Hazyel dopo un po', "non sarà semplice."
"Non lo è mai."
Il Guardiamarina lanciò un'occhiata furtiva nella loro direzione, poi tornò a fingere di essere invisibile.
Moses posò la tazza sul bordo della console. "Andiamo a vedere cosa ci aspetta, allora."
"Domani" lo corresse Hazyel. "Elaina e Sarah hanno bisogno ancora un po' di tempo per le identità di copertura. Stanotte possiamo riposare o stare qui a guardare le stelle"
Moses annuì. Non era d'accordo, ma capiva.
E per un momento, brevissimo, il silenzio della plancia sembrò davvero quello che ricordava: un silenzio pieno, vasto, come lo spazio aperto.