Base K4 - Empireo
Ponte 7 - Ristorante Circolo Ufficiali
19/02/2406 - ore 20.30
Erano circa due mesi che la situazione sulla base era relativamente tranquilla, nessuno che avesse provato a distruggere qualche pianeta o che avesse provato a stringere alleanze pericolose per la sicurezza della galassia.
Gli uomini e le donne di Empireo erano impegnati nella raccolta di informazioni o di qualunque cosa potesse metterli sulle tracce del loro principale avversario che si celava sotto al nome di Jak'Al, anche se, come al solito, non avevano ancora trovato nulla che li potesse portare alla soluzione del caso aperto da troppo tempo ormai.
La sala mensa della Base K4 era illuminata da una luce morbida che contrastava con il metallo freddo delle paratie. A quell'ora era un mosaico di voci basse e risate stanche, un momento di tregua, uno dei pochi.
T'Pak sedeva da sola, vicino all'ampio oblò che mostrava il nero profondo del settore. Aveva scelto quel tavolo non per la vista, ma per la distanza. Negli ultimi giorni, la sua metà Klingon stava reclamando spazio, rumore, sfogo e la solitudine del suo alloggio non faceva che accentuare questo senso di malessere che, nemmeno la meditazione, riusciva a placare.
La forchetta era sospesa a mezz'aria da troppo tempo. Il cibo si era raffreddato, ma lei non se ne accorgeva.
Il suo sguardo era fisso, immobile, come se stesse osservando qualcosa che nessun altro poteva vedere.
A pochi tavoli di distanza, Frank Moses stava mangiando con alcuni dei suoi uomini. O meglio: stava fingendo di mangiare.
Da cinque minuti non ascoltava più nulla della conversazione sul nuovo programma di addestramento avanzato proposto dal Comando di Flotta.
Il suo sguardo era fisso su T'Pak.
Non era un uomo che si preoccupava facilmente, non era un uomo che amava intromettersi nelle vite altrui se non quando strettamente necessario, ma conosceva T'Pak e sapeva leggere i segnali.
Quello che vedeva non gli piaceva.
Si alzò senza scusarsi coi suoi compagni di tavola, che ben conoscevano i suoi modi bruschi, diretti e ruvidi per cui nemmeno ci fecero caso.
Attraversò la sala con passo pesante, ma non minaccioso, avvicinandosi al Capo della Sicurezza.
T'Pak non si accorse di lui finché non fu a un metro dal tavolo.
"Un penny per i tuoi pensieri."
Lei sollevò lo sguardo, sorpresa più dal tono che dalle parole.
"Un... penny?"
"È un modo di dire terrestre. Significa che vorrei sapere cosa ti passa per la testa. E sì, è un po' che ti osservo e vedo che c'è qualcosa che non va! Vuoi dirmi cosa, senza bisogno che ti paghi per saperlo?" e si sedette di fronte a lei senza aspettare il suo invito ad accomodarsi.
T'Pak lasciò cadere la posata nel piatto e si mise a giocherellare con delle briciole di pane per prendersi qualche istante prima di rispondere.
"È così evidente?" chiese, con un mezzo sorriso amaro. "Pensavo di mascherarlo meglio."
"Per la maggior parte delle persone sì. Per me no." Moses incrociò le braccia. "E non perché sono un buon osservatore. È perché tu non sei tu."
T'Pak inspirò lentamente.
"Forse dovresti proporti come Consigliere. Peccato che pare ci abbiano già assegnato il sostituto di Victoria."
Moses sollevò un sopracciglio.
"Ah, sì. La nuova. La psicologa operativa."
Non disse il nome. Non ancora. Ma il tono era quello di chi aveva già letto il dossier con attenzione. Troppa attenzione.
"Non amo parlare delle mie emozioni," continuò T'Pak, "ma forse farlo con qualcuno potrebbe aiutarmi a capire cosa provo davvero."
Moses non disse nulla. Aspettò. Era bravo ad aspettare.
"È da tempo che mi sento così," ammise lei. "Mi sembra di aver sprecato la mia vita inseguendo un fantasma. La mia sete di vendetta si è spenta. E ora... cosa rimane?"
Il suo sguardo si perse di nuovo nell'oscurità oltre l'oblò.
"Mi chiedo se avessi fatto altre scelte... cosa sarei oggi? Forse avrei potuto avere una vita serena. Una famiglia. Se non avessi rincorso il mio spirito vendicativo."
Moses si appoggiò allo schienale, osservandola con un'intensità che pochi avrebbero retto.
"Questo viene dall'incontro con tuo padre, vero?"
T'Pak chiuse gli occhi per un istante.
"È stata una bomba emotiva. Ha stravolto tutto quello che credevo di essere. Ho dovuto usare tutto l'addestramento Vulcaniano per non cedere."
"E ora ti chiedi se questo è davvero il tuo posto."
"Sì."
La sua voce era un sussurro.
"Sono confusa Frank e la cosa non mi piace!" disse T'Pak che prese tra le mani la tazza di caffè, cercando sollievo dal calore da essa emanata.
Moses annuì lentamente.
"T'Pak io ti conosco. Ho visto come lavori. La tua determinazione non viene dalla vendetta. Viene dal senso di giustizia. Dal fatto che non sopporti chi calpesta gli altri."
Lei lo guardò, sorpresa dalla dolcezza nascosta nella sua voce ruvida.
"Fatti tutte le domande che vuoi. È giusto. Ma alla fine..."
Si alzò, posando una mano pesante, ma gentile sulla spalliera della sedia.
"Alla fine tornerai qui. Perché questo è il tuo posto."
Fece per andarsene, poi si fermò.
"E comunque..." aggiunse, con un mezzo sorriso storto, "la nuova Consigliera è in arrivo. E tu sai come sono questi psicologi: se ti vedono così, ti fanno a pezzi."
T'Pak sollevò un sopracciglio.
"Hai letto il suo dossier."
"Certo che l'ho letto." Moses si voltò verso il suo tavolo. "E non è una che si lascia impressionare."
Poi si allontanò, lasciandola sola con le sue domande.
E con un nome che non aveva ancora pronunciato, ma che aleggiava già nell'aria della Base K4.
Livia Corven
Base K4 - Empireo
Ponte 4 - Sala Riunioni
25/02/2406 - ore 08:00
La sala riunioni quel giorno stava simulando un ambiente olografico che non perdonava distrazioni: pareti scure, pannelli sospesi come lastre di vetro liquido, un tavolo centrale che sembrava scolpito da un unico blocco di metallo opaco.
Era un luogo progettato per decisioni difficili, non per conversazioni leggere.
Il Capitano li aveva convocati non appena terminata la riunione con il Contrammiraglio Darion.
Gli ufficiali superiori erano entrati uno dopo l'altro, puntuali come sempre.
Fox borbottava qualcosa sui motori della Raziel, Wood sfogliava dati sul suo DPAD con l'aria di chi aveva già individuato almeno tre problemi, la Tarev osservava tutti con la calma vigile tipica dei Betazoidi addestrati.
T'Pak entrò per ultima.
Aveva il volto composto, ma Moses — seduto accanto al Capitano — notò immediatamente la tensione nelle spalle.
Non disse nulla. Non ancora.
Quando tutti furono seduti, il Capitano Hazyel si alzò. Non batté le mani, non schiarì la voce, non chiese attenzione: non ne aveva bisogno.
"Abbiamo una nuova missione." La sua voce era bassa, controllata, ma con un'energia sotterranea che fece tacere anche Fox.
"E, tanto per cambiare, è una rogna." bofonchiò Moses
Un paio di sorrisi attraversarono il tavolo.
Era il modo del Primo Ufficiale di dire che la situazione era grave.
Con un gesto della mano, Frank attivò il pannello olografico.
Una mappa stellare apparve sopra il tavolo, con un sistema evidenziato in blu.
"Trivic III. Quadrante Gamma. Pianeta candidato all'ingresso nella Federazione."
Wood sollevò lo sguardo.
"Hanno scoperto la curvatura da... cosa? Trenta anni?"
"Ventotto." precisò Tarev. "Praticamente ieri."
Hazyel annuì.
"Eppure la Federazione ha fretta. Troppa fretta. Tendenzialmente i tempi per valutare la candidatura di un pianeta ad entrare a farne parte sono piuttosto lunghi, specialmente nei confronti di pianeti la cui tecnologia è ancora all'alba dei viaggi interstellari. Ma questo sistema stellare è estremamente ricco di materie prime rare ed indispensabili, vedi il dilitio, per cui la Federazione ha fretta di chiudere l'accordo, prima che qualcun'altro ci possa mettere le mani."
Fox sbuffò.
"Quindi diplomazia accelerata. Che sorpresa."
"Non è questo il problema."
Hazyel ampliò la mappa.
Comparvero segnali rossi, lampeggianti.
"Sul pianeta si stanno formando movimenti contrari all'ingresso nella Federazione. Fin qui, normale. Ma..."
Un altro gesto, nuovi segnali: rotte di contrabbando e transazioni criptate.
"I nostri analisti hanno rilevato traffico di armi. Molto traffico. E dietro a tutto potrebbe esserci Jak'Al."
Un silenzio pesante cadde sulla sala: Jak'Al non era un nome, era una ferita aperta.
T'Pak fu la prima a parlare.
"Conoscendolo, potrebbe rifornire tutte le fazioni contemporaneamente. E poi guardare il pianeta bruciare."
Moses annuì lentamente.
"E incassare per anni."
Hazyel incrociò le braccia.
"La diplomazia si occuperà della politica interna. Noi..." Il suo sguardo si fece più duro. "Noi dobbiamo entrare nel mercato nero delle armi e risalire alla fonte."
"Infiltrazione?" Wood sollevò un sopracciglio.
"Trattativa." Hazyel lo corresse. "Dobbiamo farci passare per acquirenti. Credibili. Interessati. E soprattutto... silenziosi."
Fox si passò una mano tra i capelli.
"E dove avverrebbe questa trattativa?"
La mappa cambiò: apparve un asteroide, circondato da rotte commerciali irregolari.
"Un mercato libero nei pressi di Bajor. Un posto dove puoi comprare qualsiasi cosa, purché tu non faccia domande."
Tarev inclinò la testa.
"E quanto ci mettiamo ad arrivare?"
"Due settimane a velocità massima." rispose Fox, già preoccupato per i motori.
"Durante il viaggio," intervenne T'Pak, "posso contattare alcuni miei ex colleghi dei Reparti Investigativi. Alcuni sono ancora infiltrati in reti di contrabbandieri. Potrebbero darci un vantaggio."
Moses la osservò: c'era un'energia diversa in lei, non quella cupa della sera precedente.. qualcosa di più vivo.
Hazyel annuì. "Ottimo. Ogni informazione può fare la differenza." Poi, con un gesto lento, spense gli ologrammi. "C'è un'ultima cosa."
Gli ufficiali si irrigidirono.
"Da oggi abbiamo un nuovo Consigliere operativo assegnato alla missione."
La frase di Hazyel non provocò alcun mormorio: tutti sapevano che, dopo l'uscita di Victoria, prima o poi sarebbe successo.
"Tenente Comandante Livia Corven."
Il nome rimase sospeso nell'aria per un istante, come un segnale che tutti aspettavano.
T'Pak non si irrigidì, si limitò a inspirare lentamente, come chi confermava a se stessa qualcosa che aveva già messo in conto.
Moses rimase immobile, lo sguardo fisso sul tavolo olografico. Nessuna sorpresa, nessuna reazione, solo un leggero movimento del mento, quasi impercettibile, come se stesse dicendo bene, è il momento.
"La Corven... quella Corven." Fox fischiò piano.
"Sì." rispose Hazyel, senza aggiungere altro.
Gli ufficiali si alzarono, già immersi nelle discussioni operative.
T'Pak si avvicinò a Moses mentre uscivano dalla sala. "Quindi è ufficiale."
"Era solo questione di tempo." La voce di Moses era piatta, ma non fredda. "E tu lo sai."
T'Pak annuì. "Sì. Lo so."
Moses la guardò di lato, con quell'espressione ruvida che usava quando voleva essere gentile senza darlo a vedere. "E non preoccuparti. Non è qui per giudicare te."
"Lo so."
Una pausa.
"È qui per giudicare tutti noi." Moses fece un mezzo sorriso. "E allora sarà un bel viaggio."
Si incamminarono lungo il corridoio, senza fretta.
Nessuna tensione.
Nessuna ansia.