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USS RAZIEL - MISSIONE 16 RSS USS RAZIEL - Missione 16

16.01 "IL PUNTO DI INGRESSO"

di Hazyel , Pubblicato il 20-05-2026


Base Stellare K4
Ponte 11 - Hangar 1 area di approdo
26/02/2406 - ore 06:30


Livia Corven avanzava lungo il corridoio con passo misurato, il pad stretto nella mano sinistra, la schiena dritta, il volto composto. La sua calma non era rigida: era costruita, stratificata, come un gesto ripetuto fino a diventare naturale.

La luce artificiale si rifletteva sui suoi capelli castano chiaro raccolti con cura, e i suoi occhi - quel particolare color nocciola verde che cambiava tonalità a seconda dell'illuminazione - sembravano assorbire ogni dettaglio.

Non era la prima volta che metteva piede in un avamposto operativo, ma questa volta era diverso.

Non era lì per una valutazione, né per un'emergenza: era lì per Empireo.

Il suo arrivo non era stato annunciato pubblicamente, ma la base aveva un modo tutto suo di far circolare le informazioni. Alcuni ufficiali la salutarono con un cenno rispettoso, altri la osservarono con curiosità. Altri ancora - pochi - distolsero lo sguardo troppo in fretta, come se temessero che lei vedesse più del necessario.

Livia non si lasciò distrarre. Non era lì per essere vista. Era lì per essere utile.

Quando raggiunse il settore operativo, fu intercettata da un Guardiamarina.

"Tenente Comandante Corven? Il Capitano Hazyel la attende sul ponte 4."

"Grazie." La sua voce era calma, neutra, priva di esitazione.

Mentre si avvicinava al turbo ascensore, il suo respiro rimase regolare, ma la mente si attivò.

Aveva letto i rapporti, aveva studiato i profili, aveva analizzato la dinamica interna della squadra.

E soprattutto aveva letto - e riletto - il dossier inerente il particolare dualismo tra i due ufficiali in comando, il Capitano Hazyel ed il Comandante Moses.

Una coppia operativa unica, un sistema relazionale non replicabile, un equilibrio perfetto e fragile allo stesso tempo.

Victoria Winslow aveva lasciato un vuoto enorme e Livia sapeva che nessuno si aspettava che lei lo colmasse, ma sapeva anche che, da quel momento, ogni suo passo sarebbe stato osservato.

Arrivò davanti alla porta dell'ufficio del Capitano, era aperta e Livia si fermò un istante.

Non per esitazione, quanto per osservare.

Dall'apertura della porta vide Moses piegato su un pannello olografico, le mani grandi che scorrevano tra i dati con una precisione quasi innaturale, la sua voce era ruvida, ma controllata.

"Se entriamo da qui, ci troviamo nel mezzo della scia residua. Non mi piace."

Accanto a lui, Hazyel era immobile, le braccia incrociate sul petto.

Non guardava i dati: fissava un punto nel vuoto, come se stesse seguendo un filo che solo lui percepiva.

"Non è una scia." La sua voce era calma, quasi morbida. "È un'ombra di rimbalzo."

Moses sbuffò. "Mmpfh.. E tu come lo sai?"

"Perché non vibra nel modo giusto."

Livia osservò la scena con attenzione chirurgica: non c'era conflitto, non c'era gerarchia, non c'era competizione: c'era un ritmo.

Un ritmo che non aveva mai visto in nessun'altra coppia operativa.

Un ritmo che nessuna Accademia avrebbe potuto replicare.

Un ritmo che nasceva solo quando due persone, per ragioni insondabili, funzionavano meglio insieme che separate.

Moses si voltò per primo e la scrutò con uno sguardo rapido, valutativo, non ostile.

Hazyel si voltò un istante dopo, non con sorpresa, con consapevolezza.

"Tenente Comandante Corven." la voce di Moses era un misto di rispetto e pragmatismo. "Benvenuta nella tana."

Livia annuì. "Sono qui per osservare."

"Osserva pure." bofonchiò Moses ad un tono di voce udibile solo al Risiano e tornò ai dati. "Ma non aspettarti che ci comportiamo bene."

Hazyel non disse nulla, ma la guardò solo per un istante, un istante troppo breve per essere interpretato.

E Livia, per la prima volta, vide la loro duade non nei rapporti, non nei dossier, non nelle valutazioni.

E capì perché era stata chiamata.

Non per giudicarli, non per correggerli, né per contenerli. Era lì per imparare a comprenderli prima di poter essere loro di aiuto. E forse - anche se non lo avrebbe ammesso - per comprendere qualcosa di sé.


FLASHBACK
Comando di Flotta
Dipartimento di Intelligence
anno 2405 - data e ora classificate



La sala interrogatori riconvertita aveva ancora quell'odore che nessuna ristrutturazione riusciva a cancellare: un misto di metallo, silenzio e parole trattenute.

Livia Corven lo percepì appena varcata la soglia. Non si lasciò distrarre. Non si lasciava mai distrarre.

Entrò con passo misurato, il pad tra le dita, la schiena dritta, il volto composto.

Tenente Comandante da tre anni, non era più una promessa dell'Intelligence da tempo: era una certezza in costruzione. E le certezze, in quel dipartimento, venivano messe alla prova con dossier sempre più delicati.

Sul tavolo c'era quello del Capitano Hazyel. Sebbene il progetto da lui coordinato fosse classificato ai più alti livelli, le era stato concesso un nulla osta momentaneo di sicurezza per poterlo esaminare.

Dieci anni senza perdere un operativo: una statistica che non esisteva o sarebbe diventata una leggenda che sarebbe circolata per decenni nei corridoi dell'Intelligence.

Livia non era impressionabile.

Non era nervosa, ma nemmeno ingenua: uno così non si valutava come gli altri. E' per quello che avevano chiesto un secondo parere di idoneità.

Si sedette, appoggiò il pad ed inspirò lentamente, lasciando che la stanza si stabilizzasse attorno a lei.

La calma non era un'emozione: era una struttura.

La porta si aprì.

Il Risiano entrò come se lo spazio si adattasse a lui, non il contrario.

Non era la stazza a colpire, era la presenza: solida, silenziosa, un corpo che si muoveva con la naturalezza di chi non aveva bisogno di dimostrare nulla.

Alto, spalle larghe, movimenti felini nascosti in una fisicità che ingannava, barba corta ad incorniciare un viso su cui spiccavano occhi chiari, di un azzurro che sembrava tagliare l'aria, quelli di qualcuno che aveva visto molto e che non aveva smesso di guardare.

"Tenente Comandante Corven?"

La sua voce era profonda, calda, con un accento Risiano appena percettibile.

"Capitano Hazyel. Grazie per essere venuto."

Si sedette senza attendere invito. In altri sarebbe stato un segnale di arroganza. In lui, no: era coerenza.

Livia iniziò il colloquio.

Domande precise, costruite per misurare reazioni, tempi, micro variazioni.

Lui rispondeva con una sincerità che non era trasparenza, ma assenza di difesa.

Ogni tanto si spostava sulla sedia con un movimento fluido, come se il suo corpo fosse sempre pronto a reagire.

Livia registrò tutto. Postura. Respiro. Spostamenti di peso. Pause.

Ma qualcosa non tornava. Le sue risposte erano corrette, ma non erano il punto. Hazyel non stava seguendo il flusso delle domande. Stava seguendo lei.

Lo capì da dettagli minimi: il modo in cui la osservava mentre fingeva di riflettere, il modo in cui lasciava cadere certe risposte come trappole leggere, il modo in cui i suoi occhi si soffermavano su di lei un istante più del necessario.

Non era lei a condurre la valutazione, ne era l'oggetto. Livia non cambiò postura, non cambiò respiro, non cambiò nulla. La sua calma non era una maschera: era un sistema operativo.

Poi accadde il dettaglio, un movimento minimo: Hazyel spostò il peso sulla sedia, un gesto quasi impercettibile. E il suo corpo lo anticipò, non per imitazione, ma perché lo aveva previsto.

Un'inclinazione della testa, un aggiustamento del respiro, un allineamento spontaneo.

Non una reazione: una sincronia.

Hazyel lo notò, non disse nulla, ma la temperatura della stanza cambiò.

Poi arrivò la domanda: "E lei? È impulsiva?"

Era un impulso. Un test.

Livia rimase immobile, non si irrigidì, non si difese. "No. Io sono calibrata."

La parola cadde nella stanza come un oggetto solido. Non era un'affermazione, era una definizione.

Hazyel fece un sorriso breve, quasi impercettibile, non di approvazione, ma di riconoscimento.

Il colloquio proseguì ancora per pochi minuti.

Quando Livia chiuse il pad, sentì un lieve spostamento interno. Non emotivo, cognitivo: aveva superato qualcosa che non era previsto dal regolamento, qualcosa che non aveva nome.

"Capitano Hazyel, la ritengo idoneo."

Lui si alzò.

Da quella distanza, la sua altezza era ancora più evidente.

"Spero che ci rivedremo, Tenente Comandante Corven."

"Non dipende da me."

"Oh, credo di sì."

E uscì.

Livia rimase immobile per qualche secondo.

Non era agitata. Non era confusa. Era in uno stato di vigilanza lucida.

E soprattutto: non aveva idea di cosa avesse appena superato.


FLASHBACK
Comando di Flotta
Dipartimento di Intelligence
anno 2405 - data e ora classificate


Victoria Winslow gli aveva lasciato un messaggio criptico:

"Guarda come osserva. Non cosa dice."

Hazyel si fidava di Victoria più di quanto si fidasse di se stesso ed entrò nella sala con la consapevolezza di chi sapeva di essere osservato da più di un paio di occhi.

La vide subito: seduta, composta, schiena dritta, mani intrecciate, di una trentina di anni dai lineamenti netti, capelli raccolti con precisione, era di una bellezza che non cercava di imporsi, ma che possedeva la stessa precisione silenziosa di una lama affilata.

Hazyel entrò.

"Tenente Comandante Corven?" La sua voce uscì più bassa del solito. Non per intenzione: per istinto.

Lei lo guardò, non con curiosità, non con diffidenza, ma con attenzione.

Il colloquio iniziò.

Ufficialmente, era lei a valutare lui.

Ufficiosamente, era lui a valutare lei.

E lei non lo sapeva. O forse sì. Difficile dirlo.

Le sue domande erano precise, chirurgiche. Non cercava punti deboli per incastrarlo: cercava pattern per comprenderlo.

Mentre lei parlava, Hazyel la osservava.

Non il volto, quello era facile da leggere, ma il corpo: le mani ferme, senza tic, la respirazione regolare, gli occhi che non si spostavano mai dal suo volto, sguardo diretto, ma non aggressivo..

Una persona che non aveva paura di lui, non perché fosse coraggiosa, ma perché era abituata a non averne.

Quando il colloquio finì, Hazyel si alzò.

"Spero che ci rivedremo, Tenente Comandante Corven."

"Non dipende da me."

"Oh, credo di sì."

Uscì da quello che non era stato un colloquio, ma un test e Livia Corven lo aveva superato.

Victoria aveva ragione.


FLASHBACK
Comando di Flotta
Dipartimento di Intelligence
anno 2405 - data e ora classificate


Victoria osservava la sala dall'ambiente laterale, dietro il pannello oscurato.

Non era la prima valutazione a cui assisteva, ma era la prima in cui non stava valutando un candidato: stava valutando una erede.

Non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce, nemmeno con sé stessa, ma era così.

Aveva già deciso di lasciare Empireo, di proteggere sua figlia, di non essere più il contrappeso di Hazyel: ora doveva capire se qualcun altro poteva esserlo.

Livia Corven era seduta composta, centrata, con quella calma che non appartiene ai giovani ufficiali, ma a chi ha imparato a non sprecare energia.

Victoria la osservò per lunghi secondi senza muoversi: non cercava difetti, cercava crepe. Non ne trovò.

Poi entrò Hazyel.

Victoria non guardò lui, lo conosceva troppo bene. Conosceva il modo in cui la sua presenza cambiava l'aria, il modo in cui occupava lo spazio, il modo in cui il suo corpo parlava prima della sua voce.

Guardò lei: Livia non si irrigidì, non si raddrizzò, non si preparò. Rimase esattamente com'era.

Victoria sentì un piccolo nodo sciogliersi sotto lo sterno: non era sollievo, era riconoscimento.

Due presenze forti, diverse, complementari.

Li osservava muoversi nella stanza come due pianeti che si avvicinavano senza scontrarsi, ma non era questo che Victoria stava cercando. Non stava cercando compatibilità. Stava cercando stabilità.

Perché Empireo non aveva bisogno di un sostituto. Aveva bisogno di qualcuno che potesse reggere il peso che lei aveva portato per anni.

Il colloquio iniziò.

Victoria non ascoltava le parole.. le parole erano rumore. Lei guardava i tempi, le pause, i micro movimenti.

Hazyel si muoveva come sempre: fluido, istintivo, imprevedibile.

La maggior parte delle persone reagiva a quei movimenti: si irrigidiva, si difendeva, si sbilanciava.

Livia no. Non reagiva, non imitava, non si adeguava. Era come se avesse un proprio ritmo, indipendente, stabile, che non veniva alterato da nulla.

Quando Hazyel chiese:

«E lei? È impulsiva?»

Victoria chiuse gli occhi per un istante. Non perché la domanda fosse inappropriata, ma perché era esattamente il tipo di deviazione che lui faceva quando qualcosa lo colpiva davvero.

Quando Livia rispose "Io sono calibrata", Victoria annuì.

Non per la parola, per il modo in cui l'aveva detta.

Quello, unitamente al micro gesto quasi impercettibile di Livia che aveva inclinato la testa di un grado. Uno solo, minimo, ma sufficiente a indicare che aveva anticipato il movimento di Hazyel prima che accadesse. Non una reazione. Una previsione.

Victoria aveva trattenuto il respiro. Non per stupore, ma perché aveva riconosciuto il pattern.

Non era solo calibrata. Era sincronizzabile. E questo, per Empireo, era più raro di qualsiasi talento.

"Sì..." mormorò tra sé. "Tu puoi farlo."

Non intendeva la valutazione. Intendeva il ruolo. Il peso. La responsabilità. Il posto che lei avrebbe lasciato.

Il colloquio proseguì, lei osservò ogni dettaglio, ogni silenzio, ogni micro variazione.

Quando Hazyel si alzò e uscì, Victoria rimase immobile pesando il futuro.

Non il suo, quello di Empireo, quello di Hazyel, quello della bambina che aveva appena messo al mondo.

Poi chiuse il pannello: aveva visto abbastanza.

Livia Corven non era una più candidata, non sarebbe mai stata una sostituta, ma era diventata una possibilità reale e rara di lasciare Empireo in buone mani.

E Victoria, per la prima volta da mesi, si sentì sollevata: poteva finalmente dedicarsi a sua figlia.

E forse, un giorno, ricucire ciò che aveva spezzato con Elaina.


USS Raziel - NCC 79016
in viaggio verso l'asteroide mercato
Ponte 3 - Sala Tattica
03/03/2406 - ore 22:40


Livia Corven aveva passato la giornata a rivedere i rapporti su Trivic III, le rotte dei contrabbandieri, le anomalie nei movimenti delle cellule paramilitari.

Quando arrivò, la porta della sala tattica era aperta, un'abitudine che stava iniziando a riconoscere, ed entrò.

Gli schermi proiettavano dati incompleti: telemetria interrotta, segnali acustici distorti, un tracciato che sembrava più un errore di sistema che una rotta.

Moses era in piedi davanti al pannello principale, le braccia incrociate, lo sguardo fisso su una serie di grafici che sembravano scorrere troppo velocemente ad opera del Comandante Mendel e del suo team.

Hazyel entrò un istante dopo di lei, si fermò un secondo - uno soltanto - e osservò il quadro.

"Avevo ragione, qualcosa ha deviato il segnale."

La strana pallina volante del capo operazioni, Cippy, iniziò a trillare e Sarah aprì la bocca per obiettare, ma Moses la anticipò:

"Mostra la mappa dei corridoi subspaziali. Quelli instabili. Sovrapponi e pulisci come solo tu sai fare"

La Mendel eseguì e, all'improvviso, ciò che sembrava rumore diventò un pattern.

"Qualcuno ci sta seguendo?" chiese Livia.

"Non esattamente." rispose Moses. "È più... un'ombra."

Hazyel annuì.

"Un corridoio parallelo. Non è sulla nostra rotta, ma ci osserva."

"Jak'Al?" chiese Livia.

"Probabile." disse Moses.

"Possibile." obiettò Hazyel.

Due risposte diverse. Complementari. Inequivocabili.

Hazyel non spiegava mai come arrivava alle sue conclusioni, non perché volesse essere enigmatico: semplicemente, ci arrivava troppo in fretta per verbalizzare.

Moses non chiedeva spiegazioni: non gli servivano gli bastava vedere che la direzione era sensata.

Era un linguaggio non verbale, fatto di intuizioni, conferme, aggiustamenti.

"Fox è già sui motori?" chiese Livia più per interrompere lo strano silenzio che era calato nella sala che per reale interesse sull'operato dell'ingegnere capo della Raziel.

"Da venti minuti." rispose Moses. "Sta bofonchiando improperi in tre lingue diverse assieme a Wood da quando è stata rilevata l'anomalia e gli abbiamo prospettato la nostra reazione, quindi direi che è operativo."

Hazyel si avvicinò al pannello tattico, intercettando lo sguardo perplesso sia di Elaina sia di Livia.

"Se vogliono seguirci, devono mantenere la distanza. Se vogliono colpirci, devono avvicinarsi. Se ci vogliono studiare, devono rimanere esattamente dove sono."

"E quindi?" chiese Livia.

"Li costringiamo a scegliere." disse Moses con un ghigno.

Hazyel attivò una sequenza di comandi.

La Raziel vibrò leggermente, come se stesse trattenendo il respiro.

"Stiamo cambiando frequenza di curvatura?" chiese Livia.

"Sì." rispose Hazyel. "E lo faremo ogni trenta secondi."

Moses sorrise.

"Vediamo quanto vogliono davvero seguirci."

La Raziel iniziò a oscillare tra micro variazioni di frequenza.

Per l'equipaggio non cambiava nulla.

Per chiunque stesse cercando di mantenere un'ombra parallela... era un incubo.

Dopo tre minuti, le fluttuazioni sparirono.

"Hanno mollato." disse Moses.

"No." lo corresse Hazyel. "Hanno capito che li avevamo visti."

"Come fate a essere così sincronizzati?" chiese Livia, senza intenzione provocatoria.

Moses si voltò verso di lei scuro in volto, mentre Elaina soffocava un sorrisetto spudorato.

"Non lo facciamo."

Hazyel aggiunse: "È il lavoro."

"Mmfp.. E l'abitudine." concluse Moses.

Livia annuì lentamente, non perché avesse capito, ma perché aveva appena confermato ciò che sospettava: quella non era una coppia operativa, era un sistema.

Un sistema che funzionava perché nessuno dei due cercava di occupare lo spazio dell'altro.

Un sistema che lei doveva comprendere. E proteggere.

"Terrò monitorate le fluttuazioni." disse Livia.

"Già fatto. Ho predisposto sistemi di verifica a ciclo continuo" rispose la Mendel.

"Vado a controllare Fox." aggiunse Moses. "Prima che decida di smontare i motori per ripicca."


USS Raziel - NCC 79016
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Ponte 7 - Ufficio del Consigliere
04/03/2406 - ore 01:20


=^=Computer, avvia registrazione. Classificazione: SECLAR 7. Autore: Tenente Comandante Livia Corven. Oggetto: Analisi preliminare sulla sinergia operativa Hazyel Moses.=^=

=^=Osservazione uno. Il Capitano Hazyel non interpreta i dati: li anticipa. Riconosce pattern incompleti con una rapidità che non è intuizione irrazionale: è una forma di integrazione sensoriale avanzata, non verbalizzabile.=^=

=^=Osservazione due. Il Primo Ufficiale Moses non richiede spiegazioni. Non perché non gli servano, ma perché riconosce immediatamente la direzione. La funzione di Moses non è verificare: è tradurre e rendere operativa l'intuizione del Capitano=^=

=^="Osservazione tre. Il record operativo - dieci anni senza perdite - non è un'anomalia statistica. È la conseguenza diretta della loro complementarità. Hazyel vede. Moses struttura. Hazyel guida, Moses coordina. È un equilibrio dinamico, non statico. Un sistema che si autoregola.=^=

=^=Osservazione quattro. La recente uscita della Dott.ssa Victoria Winslow ha modificato l'equilibrio emotivo del binomio. Non in termini operativi, ma in termini di carico psicologico. La nascita della figlia ha introdotto un nuovo asse di responsabilità per il Capitano. Moses lo sa. E lo protegge.=^=

Livia chiuse la registrazione, rimase immobile un istante, poi la riattivò.

=^=Nota personale. Non so ancora se questa unità sia un luogo in cui posso integrarmi. Ma so che ciò che ho visto oggi è raro. E so che, se voglio capire come funziona davvero Empireo, devo capire loro due. Non come individui. Come sistema.=^=


USS Raziel - NCC 79016
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Ponte 14 - Sala monitoraggio detenuti
05/03/2406 - ore 06:04


La sala era piccola, senza finestre, illuminata da una luce bianca che non perdonava distrazioni.

Non era una sala tattica. Non era una sala medica. Era una stanza che Livia non aveva ancora visto.

Una stanza che il Primo Ufficiale usava quando doveva capire se qualcuno rappresentava un rischio.

Moses era già lì: in piedi, immobile, come se fosse parte del metallo.

"Tenente Comandante Corven." Nessun saluto, nessun preambolo. Solo il nome, come un peso messo sul tavolo.

"Comandante Moses"

Frank indicò il pannello olografico. "Guarda."

Comparve un video di pochi secondi.

Un uomo seduto a un tavolo. Uniforme civile. Sguardo basso. Respirazione irregolare. Una mano che tamburellava sul bordo della sedia.

"Chi è?" chiese Livia.

"Non importa. Dimmi cosa vedi."

Livia osservò: non era un interrogatorio, non era una confessione, era... un'attesa.

"È nervoso." disse.

"Perché?"

"Non per paura. Perché sta trattenendo qualcosa."

Moses non reagì. Non approvò. Non disapprovò. "Continua."

Livia guardò ancora.

La mano che tamburellava non seguiva un ritmo casuale. Era un pattern. Un codice. Un segnale.

"Sta comunicando." disse.

Moses si avvicinò di un passo. Non minaccioso. Solo presente.

"Con chi?"

"Con qualcuno che non è nella stanza."

"Come?"

"Con il ritmo. È un codice di attesa. Sta aspettando un segnale."

Moses annuì una sola volta. Un gesto minimo, ma pesante.

"E quindi?"

Livia inspirò lentamente. Non era un test di psicologia. Non era un test di tattica. Era un test di integrazione.

"Non è una minaccia immediata." disse. "Ma potrebbe diventarlo se ignorato."

"Perché?"

"Perché non è un aggressore. È un intermediario. E gli intermediari cambiano lato in fretta."

Moses rimase immobile. Poi disse: "Cosa faresti?"

Livia non rispose subito. Non perché non sapesse. Perché stava scegliendo come rispondere.

"Lo isolerei." disse. "Non per punirlo. Per impedirgli di ricevere il segnale che sta aspettando."

Moses la fissò. Non sorpreso. Non compiaciuto. Valutativo.

"Non è la soluzione più efficiente." disse.

Livia non si mosse.

"Lo so."

"Hazyel avrebbe fatto altro." aggiunse Moses.

"Lo so."

"Io avrei fatto altro."

"Lo so."

Moses si avvicinò ancora. Ora era a meno di un metro.

"Ma la tua soluzione non rompe niente." Una pausa. "Non crea attrito." Un'altra pausa. "Non mette a rischio nessuno."

Livia rimase immobile.

"E soprattutto" disse Moses "Non intralcia il flusso operativo."

Era quello il punto. Il vero punto.

"Domani alle 06:00." disse Moses, voltandosi verso l'uscita. "Vediamo se sai fare la stessa cosa con qualcuno che non vuole essere letto."

E uscì.

Livia rimase sola nella stanza.

Il video era ancora in loop. L'uomo tamburellava ancora la mano. Aspettava ancora un segnale.

Ma Moses aveva già ottenuto ciò che cercava.


USS Raziel - NCC 79016
in viaggio verso l'asteroide-mercato
Ponte 1 - Alloggio T'Pak
06/03/2406 - ore 06:00


Il corridoio del ponte 1 era immerso in un silenzio quasi irreale e Livia Corven si fermò davanti alla porta degli alloggi di T'Pak.

Aveva ricevuto un messaggio breve, privo di contesto: =^=Tenente Comandante Corven, chiedo un colloquio. T'Pak.=^= Solo orario e luogo, nessuna spiegazione, nessuna formalità.

La porta si aprì prima che potesse suonare.

T'Pak era in piedi, immobile, le mani dietro la schiena.

"Entri Tenente Comandante Corven." disse con un'inclinazione minima del capo come saluto.

Livia entrò, la porta si chiuse alle sue spalle con un suono troppo netto.

T'Pak non la invitò a sedersi. Non si sedette lei stessa.

Rimase in piedi, come se la posizione fosse parte del controllo.

"Lei osserva molto." esordì T'Pak.

Livia rimase immobile.

"Lei pensa che io sia instabile." aggiunse T'Pak.

Non era una domanda. Era un'affermazione.

"Penso che lei sia sotto pressione." rispose Livia.

"Non è corretto." disse T'Pak. "Se ha letto il mio fascicolo, sa che la pressione non mi altera: è una variabile che incorporo."

Livia non distolse lo sguardo.

"E questo la spaventa?" chiese T'Pak.

"No." rispose Livia.

"Dovrebbe."

La frase non era una minaccia. Era un dato.

"Perché?" chiese Livia.

T'Pak si avvicinò di un passo. Non aggressiva. Non ostile. Solo... vicina.

"Perché io non sono come loro." disse T'Pak. "Non sono come Hazyel. Non sono come Moses. Non sono come Fox. Non sono come nessuno su questa nave." Un'altra pausa. Più lunga. "E la sua presenza introduce variabili che non controllo."

"Perché mi ha chiamata?" chiese Livia.

T'Pak abbassò lo sguardo per un istante. Un istante soltanto, ma sufficiente.

"Perché voglio sapere se lei..." La voce si incrinò appena. "...se lei è qui per sostituire la Dott.ssa Winslow."

Livia inspirò lentamente.

"No." disse. "Non sono qui per sostituire nessuno."

"È quello che dicono tutti." rispose T'Pak.

"Io non sono tutti."

T'Pak la fissò. Per la prima volta, non come un oggetto. Come una possibilità.

"E allora perché è qui?" chiese.

Livia non rispose subito. Non perché non sapesse. Perché stava scegliendo come dirlo.

"Per sostenere il sistema." disse. "Non per cambiarlo. Non per correggerlo. Non per giudicarlo. Per sostenerlo."

T'Pak rimase immobile. Poi chiuse gli occhi per un istante.

Quando li riaprì, la tensione era cambiata. Non sparita. Ma... spostata.

"Questo è accettabile." disse T'Pak.

T'Pak si voltò verso la finestra olografica che mostrava il corridoio subspaziale.

"La Raziel è un luogo difficile." disse. "Non perdona errori. Non perdona debolezze. Non perdona intrusioni."

Livia annuì. "Lo so."

"Vedremo." disse T'Pak.

Poi aggiunse, quasi impercettibile: "Buona notte, Tenente Comandante Corven."

Livia uscì senza voltarsi.

La porta si chiuse alle sue spalle.

E solo allora, dall'interno, si percepì un alterazione minima del respiro. Un cedimento impercettibile, ma reale.

Uno solo, soffocato, immediatamente represso.

T'Pak era tornata immobile.

Ma Livia aveva visto abbastanza.