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DS16GAMMA - MISSIONE 32 RSS DS16GAMMA - Missione 32

32.04 "Una trappola per Babbo Natale"

di T'Lani , Pubblicato il 29-04-2026

Deep Space 16 - Alloggio dell'ambasciatrice T'Lani
20/12/2405 - Ore 19:45


Il globo trasparente era ancora lì, sulla sua scrivania, dove lo aveva lasciato quando lo aveva tirato fuori dalla scatola che il capitano Aymane le aveva donato. La luce della lampada da scrittoio si rifrangeva sul vetro in mille piccoli arcobaleni di luce, tanto simili all'effetto che aveva la luce sul ghiaccio della biosfera andoriana.

L'ambasciatrice T'Lani si chiese se il capitano Aymane avesse pensato a questo, quando le aveva donato... cosa? Un pensiero? Un ricordo? L'oggetto per una meditazione?

Quando aveva visto il bambino, era raggomitolato in difesa, infreddolito, sotto una panchina scolpita nel ghiaccio che misteriosamente era sfuggita alla furia decoratrice dei volontari di quella assurda festività terrestre. Si era chinata, con la prudenza resa necessaria dalla consapevolezza dei suoi anni, per convincere il bambino di non essere un pericolo. Si era fatta dire il suo nome, Joren, e lo aveva riportato dai suoi genitori. La cosa più logica da fare.

T'Lani si chiese come Aymane lo avesse saputo. O meglio, si corresse: perché avesse ritenuto il fatto non solo degno della propria attenzione, ma anche di essere immortalato in un ricordo fisico come quel globo di vetro trasparente.

C'era stata una volta, tantissimi anni prima, quando sua figlia ancora piccola non era tornata da scuola. Era stato suo marito a ritrovarla e a riportarla a casa. Illesa, tranquilla, con i suoi grandi occhi neri a rimproverarla per l'ansia materna che aveva fatto trapelare dalle crepe della sua rigida educazione vulcaniana.

Pensando a sua figlia, si lasciò sfuggire un lieve sospiro. Non si incontravano da quando lei era confinata su quella Base Stellare, sotto la protezione - ma anche la prigionia - degli scudi che impedivano ai suoi naniti Borg di replicarsi. Sua figlia non poteva lasciare il suo lavoro di xenobiologa abbastanza a lungo da venire a trovarla e così aveva potuto accogliere solo attraverso brevi chiamate via subspazio i due bambini che lei aveva avuto in quegli anni.

Forse era quello il senso di quella sfera trasparente? Chiedersi se valeva la pena perdere di vista ciò che conta davvero per rinchiudersi dietro dei campi di forza. Se era così, rifletté T'Lani, il capitano Aymane aveva mostrato più sensibilità di quanta gliene avesse sempre attribuita. Anche questo poteva essere spunto per una meditazione.

Ma non era questo il momento, si disse, prendendo la sfera e riponendola nella scatola in cui l'aveva ricevuta.

Ora doveva lavorare.



Deep Space 16 - Infermeria
20/12/2405 - Ore 19:45


Il turno di Bly Dorien era quasi terminato per quel giorno. Quasi, pensò con un briciolo di impazienza. Si chiese se anche sulla Terra quella festività comportasse una serie di stravaganze come quelle che stava incontrando da qualche giorno.

Stravaganze, come il regalo ricevuto dal capitano poche ore prima: una sfera di vetro, che conteneva solo un pensiero. Quello della piccola Isaryel e delle sue mirabolanti scarpine.

O come il gruppo di tecnici che, per rilassarsi dopo la furia decoratrice degli ultimi giorni, avevano hackerato un replicatore per fargli produrre vin brulé, punch e biscotti al cioccolato, sbagliando però la ricetta e ritrovandosi con alcool etilico quasi puro al posto del punch.

Gli effetti del doposbronza sarebbero stati epici.

Avvertì l'avvicinarsi di una traccia mentale che conosceva bene.

"Ciao Tara!" disse, senza alzare gli occhi dal portatile dove stava finendo di scrivere l'ultimo referto della giornata.

"Credo che questo tizio abbia bisogno del tuo aiuto!" disse Tara Keane.

Bly si girò. Tara stava sostenendo un grosso Klingon con una vasta ferita sulla fronte. Il Klingon era vestito di un rosso scuro e brandiva orgogliosamente un trofeo in ottone bagnato del suo sangue.

"È mio! - proclamava - L'ho vinto onorevolmente!"

Tara aiutò Bly a far stendere l'uomo su un lettino. La dottoressa azionò il diagnostico per controllare che non vi fossero altre ferite nascoste, quindi si allontanò qualche passo per prendere l'attrezzatura per suturare.

"Che gli è successo? Intendo, sul serio..." sussurrò Bly a Tara.

"Non gli piaceva il regalo che gli era toccato, così ne ha preteso uno destinato a un altro... e l'altro glielo ha dato in testa" rispose la donna.

Bly sospirò: "E la giornata non è ancora finita. Ma che cosa diavolo è preso alla Flotta Stellare? Perché hanno organizzato questa... questa cosa senza senso?"

"Me lo sto chiedendo anche io, da giorni. Le spiegazioni che il capitano ci ha dato non hanno senso. È come se la Flotta Stellare avesse voluto scatenare il caos su questa Base. Ma perché? Secondo te, il capitano lo sa? Sa qualcosa che non ci dice?"

"Sono sicura di no - disse Bly - Ho sentito chiaramente in lui gli stessi dubbi che ho io su questa faccenda."

Tara si morse il labbro: "C'è qualcosa che non quadra in questa faccenda. Non so che cosa... non ancora. Ma ne verrò a capo."



Deep Space 16 - Ufficio della Sicurezza
20/12/2405 - Ore 23:58


Era insolito per lui sbagliare i conti.

Oggi lo aveva fatto, e per ben due volte. La prima, quando aveva fatto replicare quella sfera trasparente in più, che ora lo attendeva sulla scrivania del suo alloggio, a fianco di una stella cometa tanto brillante quanto misteriosa.

La seconda era stata quando aveva detto a Whitmore che qualcuno sarebbe entrato nel suo alloggio prima di mezzanotte.

Il capitano Aymane controllò l'ora della Base per l'ennesima volta. Stava per scoccare mezzanotte e il sensore del suo ufficio non aveva segnalato ancora nessun accesso, legale o meno. Il pensiero di essersi sbagliato riusciva a disturbarlo più del fatto che stesse aspettando l'incursione di un possibile nemico nel proprio studio.

"Nessuna novità su Grul?" domandò.

"Non risulta ancora uscito dal suo alloggio da quando si è ritirato dopo l'ora di cena. Ho messo due uomini a controllarlo, con discrezione. Certo, potrebbe farsi teletrasportare... ma ce ne accorgeremmo" rispose.

Gli lanciò un'occhiata: "Può stendersi sul divanetto del mio ufficio, capitano. Io non l'ho ancora provato, ma sembra comodo. Posso continuare a sorvegliare i monitor da solo. La sveglierò, se succede qualcos..."

Un trillo improvviso lo interruppe.

"Troppo tardi per un sonnellino!" commentò Aymane. "A quanto pare, gli invitati alla festa finalmente sono arrivati!"

Whitmore premette un pulsante sulla sua consolle. Il monitor centrale iniziò a mostrare lo studio del capitano, appena illuminato dalla piccola lampada da scrittoio che Aymane aveva lasciato appositamente accesa. Il corridoio, con la porta dell'ufficio in fondo, era inquadrato nel monitor a fianco.

"Ma non c'è nessuno..." disse Whitmore, sconcertato.

"Sì invece!" esclamò il capitano.

La porta dell'ufficio si stava aprendo. La luce del corridoio penetrò nello studio, disegnando una lunga forma oscura sul pavimento.

La porta si richiuse. La poltrona si mosse di fronte alla scrivania.

"È dentro - mormorò Whitmore - Perché le olocamere non lo inquadrano?"

"Penso che sia il caso di andarglielo a chiedere!" esclamò il capitano.

"Chiudo la trappola" assentì il capo della sicurezza e premette il comando.

La luce illuminò la stanza inquadrata dal monitor. Qualcosa - qualcuno - provò a correre verso la porta, per venire scagliato all'indietro dal campo di forze che adesso circondava lo studio da ogni lato.

Whitmore balzò in piedi. Si affacciò alla porta della sala controllo della sicurezza, fece cenno a due dei suoi di seguirlo, poi si girò di nuovo verso il capitano:

"Vado a vedere chi è rimasto nella rete."

"Andiamo a vedere chi è rimasto nella rete" lo corresse Aymane, alzandosi. "Sono curioso anche io... perché scommetto che lì dentro non c'è Babbo Natale."

"Non sapevo che lei conoscesse Babbo Natale."

"Ho dovuto fare un corso accelerato di cultura terrestre, in questi ultimi tempi."

Percorsero la strada quasi correndo. Il percorso era ingombro di luminarie e festoni. Le vetrine chiuse dei negozi e dei ristoranti della passeggiata rilucevano di addobbi colorati, che per contrasto delineavano angoli bui e anfratti nascosti, dai quali parevano spuntare creature fantastiche.

"O nemici invisibili" mormorò tra sé il capitano, imboccando il corridoio che portava al suo ufficio.

Attese che gli uomini della sicurezza estraessero i faser e li puntassero verso la porta, prima di comporre sulla tastiera il codice per l'apertura.

L'uomo li stava aspettando, in ginocchio con le mani incrociate sopra la testa. Non mosse un muscolo mentre gli agenti lo circondavano. Indossava una tuta nera integrale, con un cappuccio che copriva anche gli occhi.

Whitmore allungò una mano e sfilò il cappuccio, rivelando un viso scuro dalle sopracciglia folte. Aymane si fece sfuggire un fischio, fissando le orecchie affusolate del prigioniero.

"Lo conosce, capitano?" domandò Whitmore.

"Superficialmente" rispose lui. "Anche lui è su Deep Space 16 da poco. L'ho visto entrare nell'ambasciata vulcaniana."

"Vuol dire che..."

"Sì. Significa che dobbiamo parlare con la vecchia signora. L'ambasciatrice T'Lani, intendo. E la cosa non mi sorride per niente."