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        <title>DS16GAMMA - Missione 32</title>
        <description>I diari di bordo della DS16GAMMA</description>
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            <title>DS16GAMMA</title>
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            <title>32-00 Festeggiamenti a sorpresa</title>
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            <description><![CDATA[Autore: Tenente Bly Dorien<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>***Flashback***<br />
Luogo imprecisato, tempo imprecisato</b><br /><br />
La comunicazione si aprì come previsto. La voce dall'altra parte, alterata da un distorsore di frequenza, non perse tempo in convenevoli, andando dritta al cuore della questione.<br />
<br />
=^=Avete trovato un modo per far superare il wormhole bajoriano al nostro pacco?=^=<br />
<br />
"Sì. È stato occultato all'interno di una decorazione. Attualmente è in viaggio verso la Deep Space 16 Gamma, all'interno di un modulo cargo della Federazione"<br />
<br />
Un breve silenzio elettrico precedette la risposta, carico di scetticismo. =^=E cosa vi fa pensare che la Flotta Stellare non effettuerà controlli prima che il carico lasci il settore di DS9?=^=<br />
<br />
"Perché l'intero carico è stato inviato dal Comando della Flotta in persona" rispose l'interlocutore con una calma glaciale. "Non hanno motivo di scansionare la loro stessa merce. Una volta che avranno iniziato ad allestire la base per i festeggiamenti, recuperare il pacco sarà un'operazione elementare. Ci serviremo di un piccolo scanner; avremo la necessità di essere molto vicini al pacco per individuarlo ma tutte le decorazioni saranno in aree accessibili al pubblico, quindi non vi saranno problemi"<br />
<br />
=^=Siete certi che nessuno possa accorgersi della sua presenza nel frattempo?=^=<br />
<br />
"Ha le dimensioni di un chip isolineare. È troppo piccolo e leggero per alterare la massa del carico o attirare l'attenzione dei sensori di prossimità. Passerò inosservato tra migliaia di ornamenti terrestri"<br />
<br />
=^=Molto bene. Ci aggiorneremo a missione compiuta. Chiudo.=^=<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma  - Ufficio del Capitano Aymane<br />
15/12/2405 - Ore 11.39</b><br /><br />
=^=Capitano, cerchi di contenere il suo fervore, se ci riesce.=^=<br />
<br />
Steje sostenne lo sguardo dell'Ammiraglio Darion, l'espressione ferma. "Mi creda, Ammiraglio, non dubito della validità delle sue iniziative, ma i fatti suggeriscono una certa prudenza. Le ultime celebrazioni sono state, per usare un eufemismo, catastrofiche. Il Galaxy Got Talent non ha solo causato un lutto nella famiglia del mio Primo Ufficiale, ma lo ha anche reso padre in circostanze quantomeno singolari. Vorrei evitare che la prossima festa si trasformi in un'altra emergenza di livello uno."<br />
<br />
=^=A proposito, come se la cava il buon Rerin con la bambina?=^= lo sguardo di Darion si addolcì leggermente =^=Quella piccola peste deve essere cresciuta parecchio=^=<br />
<br />
"Ha tre anni e un temperamento che mette in riga persino i Klingon. L'ambasciatore Rogal ne è letteralmente conquistato; l'unico problema è che la piccola non ha ancora perdonato alla dottoressa Bly di averle... beh, 'sequestrato' il padre durante l'incidente con l'armatura klingon. Credo che Bly sia ancora in cima alla sua lista nera"<br />
<br />
=^=Sono certo che la dottoressa saprà gestire le occhiatacce di una bambina di tre anni=^=<br />
<br />
"Oh, le occhiatacce le gestisce senza alcun problema" Steje trattenne a stento un sorriso "Sono le scarpine volanti a essere... impegnative"<br />
<br />
=^=Scarpine volanti?!=^=<br />
<br />
"Quella bambina ha una precisione balistica impressionante, Ammiraglio. Dico sul serio: centra la fronte della dottoressa con una costanza statistica inquietante"<br />
<br />
Darion scoppiò a ridere sonoramente, scuotendo il capo con divertimento. =^=A quanto pare il Comandante Tharek ha finalmente trovato un avversario alla sua altezza. Ma non siamo qui per discutere dei suoi problemi di gestione familiare, per quanto... balistici=^=. L'attimo dopo tornò serio, incrociando le braccia con un piglio più istituzionale. =^=Non perdiamo di vista la questione, Capitano. La Federazione ritiene fondamentale preservare le tradizioni di ogni popolo membro, specialmente quando si è di stanza così lontano dal proprio mondo d'origine. Come Trill in servizio nel Quadrante Gamma, dovrebbe apprezzare più di chiunque altro l'importanza di onorare il passato per dare un senso al presente=^=.<br />
<br />
Il Capitano Aymane cercò di dar fondo a tutta la sua riserva di diplomazia per svicolare dall'impiccio. "Ammiraglio, comprendo perfettamente la necessità di mantenere un legame con le proprie radici; è un principio che io stesso applico quotidianamente. Tuttavia, parlando con estremo pragmatismo, non vedo l'utilità di congestionare l'attività della base con una festa in un periodo frenetico come questo. Abbiamo tre convogli commerciali in arrivo, una delegazione Tellarite in quarantena e... beh, lo sa anche lei, il personale è già al limite".<br />
<br />
Darion non si lasciò scalfire dalle obiezioni logistiche. Sul monitor, la sua immagine rimase ferma, imponente, con le luci soffuse di un ufficio a migliaia di anni luce di distanza che contrastavano con la frenesia della starbase.<br />
<br />
=^=Proprio perché è un periodo frenetico, Capitano, il morale è la nostra priorità assoluta=^=, esordì l'Ammiraglio. La sua voce, filtrata dai trasmettitori subspaziali, assunse un tono grave. =^=I rapporti della Divisione Medica sono chiari: essere assegnato a una base stellare così distante dal Settore 001 potrebbe alimentare un pericoloso senso di isolamento. La 'depressione da spazio profondo' non è un'ipotesi, è una realtà statistica che sta rischiando di colpire i suoi ufficiali". Darion si sporse leggermente in avanti, il volto che riempiva lo schermo. "Un equipaggio preda della nostalgia è un equipaggio inefficiente. Abbiamo bisogno di un'ancora psicologica, di qualcosa che riporti un senso di casa anche lì, ai margini del Quadrante Gamma. Le nostre festività non sono solo un evento sociale, ma un protocollo di benessere necessario per mantenere gli standard operativi. Non lo consideri un'interferenza nei suoi programmi, Capitano, ma una necessità tattica=^=.<br />
<br />
Steje sostenne lo sguardo dell'Ammiraglio senza battere ciglio. "Con tutto il rispetto per la Divisione Medica del Comando di Flotta, Ammiraglio, io leggo i rapporti della mia sezione psicologica ogni mattina. Al momento non registriamo alcun aumento dei casi di depressione. Anzi, i livelli di dopamina nell'equipaggio sono ai massimi stagionali". Accennò un gesto vago verso la mappa stellare alle sue spalle. "Siamo a un passo da Deep Space 9; grazie al wormhole, il Quadrante Alfa è praticamente nel nostro giardino di casa. Il problema dell'isolamento semplicemente non sussiste, Ammiraglio. Non siamo sulla Voyager dispersa nel Quadrante Delta. Qui, se qualcuno ha nostalgia, può tornare a casa con una semplice licenza".<br />
<br />
Darion incassò il colpo con un cenno del capo quasi impercettibile, ma non indietreggiò. Il suo sguardo si fece più acuto, abbandonando la finta preoccupazione medica per un tono decisamente più politico.<br />
<br />
=^=La sua efficienza lo onora, Capitano, e sono lieto che il wormhole le dia questa sensazione di vicinanza. Tuttavia, accantoniamo per un momento i problemi del personale della Flotta=^=, ribatté Darion, intrecciando le dita. =^=Il punto non è solo come si sentono i suoi ufficiali, ma l'immagine che proiettiamo all'esterno. La sua base è un crocevia di innumerevoli razze aliene, molte delle quali ancora in fase di negoziazione per l'ingresso nella Federazione. Per noi il Natale è diventato un manifesto della nostra filosofia: la ricerca della pace e la gioia della condivisione. Invitare i rappresentanti di specie diverse a una 'festa della pace' ci permette di creare legami informali e smussare tensioni politiche che un tavolo di trattative non risolverebbe mai. Voglio che vedano la benevolenza e l'ospitalità terrestre in azione. Voglio che questa festa sia il lubrificante diplomatico per i prossimi trattati nel Quadrante Gamma=^=.<br />
<br />
Steje inarcò un sopracciglio, per nulla persuaso. "Pace e condivisione? Ammiraglio, con tutto il rispetto, l'ultima volta che abbiamo provato a 'condividere i valori della Federazione' con il concorso per nuovi talenti, abbiamo quasi scatenato un incidente interstellare. Se l'obiettivo è creare legami informali, temo che mescolare il vino di sangue dei Klingon con le tradizioni natalizie terrestri porterà a legami che dovrò sciogliere con una squadra di sicurezza in assetto da rivolta". Steje incrociò le braccia, passando dallo scetticismo alla pura preoccupazione professionale. "Ammiraglio, con tutto il rispetto, metà delle specie di passaggio non condivide i concetti terrestri di 'benevolenza' o 'altruismo disinteressato'. Per alcune è un segno di debolezza, per altre un'intrusione culturale. Farlo attraverso una celebrazione che molti ambasciatori troveranno illogica non smusserà le tensioni, le trasformerà in incidenti diplomatici. L'ultima cosa di cui ho bisogno è dover spiegare perché la Flotta ha deciso di sospendere le operazioni ordinarie per distribuire pacchetti colorati a chi non ne comprende il senso".<br />
<br />
Darion rimase in silenzio per qualche secondo, osservando la reazione di Steje attraverso il monitor. Poi, con un gesto lento, disattivò la modalità di visualizzazione tattica, lasciando solo il suo volto in primo piano. Ora parlava come uno scienziato della Flotta Stellare.<br />
<br />
=^=È per questo che lei è al comando di quella base, Capitano: la sua analisi dei rischi è impeccabile. Ma, se non la vuole vedere come una opportunità diplomatica, la consideri come uno studio xenologico di massa sull'adattabilità culturale=^=. <br />
<br />
Darion si schiarì la voce, lo sguardo fisso su di lui. =^=Avremo la possibilità di osservare come queste 'innumerevoli razze' interagiscono con concetti umani come il 'dono' o il 'sacrificio disinteressato'. È un test psicologico su scala galattica. Come reagisce un Vulcaniano alla palese illogicità di un albero decorato? Un Klingon può davvero comprendere il concetto di 'pace in terra' o lo vedrà come un insulto al suo onore di guerriero? Abbiamo bisogno di dati su come queste filosofie collidano in un ambiente controllato. La sua base è il laboratorio perfetto e lei, Capitano, è il nostro ricercatore principale=^=.<br />
<br />
Steje non si scompose, anzi, un lampo di determinazione gli illuminò lo sguardo mentre si sporgeva verso il monitor. "Con tutto il rispetto per il Dipartimento di Sociologia, Ammiraglio, un esperimento scientifico richiede un ambiente controllato e variabili isolate per essere attendibile. Quello che lei mi sta chiedendo non è uno studio, è un catalizzatore di entropia". Fece una breve pausa, contando le obiezioni sulle dita. "Primo: osservare la reazione di un Vulcaniano a un albero decorato non ci fornirà nuovi dati; ci fornirà semplicemente una sollevata di sopracciglia e un rapporto di trecento pagine sulla nostra illogicità. Secondo: introdurre il concetto di 'sacrificio disinteressato' in un avamposto commerciale non è ricerca, è un suicidio economico. I Ferengi non studieranno il concetto, lo sfrutteranno per mandare in bancarotta i nostri ospiti in pochi giorni". Raddrizzò le spalle, il tono facendosi tagliente. "Se vogliamo dati reali sull'adattabilità culturale, non dovremmo forzare tradizioni terrestri in un ecosistema alieno già precario. Rischiamo di ottenere solo risposte falsate dal risentimento o, peggio, un'omologazione che va contro la Prima Direttiva Culturale. Se il laboratorio esplode perché abbiamo mescolato elementi incompatibili, non avremo dati, Ammiraglio. Avremo solo detriti sociologici da ripulire".<br />
<br />
Darion sbuffò sonoramente, abbandonando ogni pretesa di rigore scientifico. Si passò una mano sul viso e scosse il capo. "Va bene, Steje, basta scuse e andiamo dritti al punto. La Federazione ha avuto questa 'brillante' intuizione di celebrare una festività terrestre in un avamposto multirazziale che si trova distante da Sol III. Il Comando di Flotta ha pensato bene di affidare la questione a me, e io sto semplicemente trasferendo la patata bollente a lei." l'Ammiraglio puntò un dito verso l'obiettivo della camera, lo sguardo che non ammetteva repliche. "Non si scordi che è solo grazie alla mia insistenza se le vostre richieste per la Stormbreaker come nave appoggio e l'intero piano di ampliamento verso DS9 sono stati approvati in tempi record. Mi deve un favore, Capitano, e glielo sto chiedendo ora. Consideri l'organizzazione di questa festa come il saldo del suo debito personale con me. Lo faccia e basta."<br />
<br />
Steje allargò le braccia, un gesto di pura resa logica. "Ammiraglio, mi sta chiedendo di costruire un castello di carte nel mezzo di un campo ionico. Io sono un Trill, non so nulla del Natale terrestre se non che la gente si scambia pacchetti colorati e mangia troppo. In più il mio unico ufficiale terrestre è stato trasferito. E non posso nemmeno sperare nel supporto del mio Primo Ufficiale: Rerin è Andoriano, per lui l'unica tradizione accettabile che coinvolga il ghiaccio è un duello con l'Ushaan. Non abbiamo le basi culturali per gestire questo... studio sociologico."<br />
<br />
Darion scosse il capo, accennando un sorriso stanco. "Proprio per questo è lei il Capitano, Aymane: per imparare a gestire l'ignoto. Se avessi voluto un esperto di folklore, avrei mandato un archeologo. Quanto a Rerin, gli dica che il Natale non è poi così diverso da un bivacco andoriano dopo una tempesta, solo con meno ferite da taglio e più decorazioni."<br />
<br />
L'Ammiraglio si fermò un attimo ad osservare il capitano, poi abbassò un po' il tono di voce incrociando le dita sulla scrivania. "Mi ascolti bene, perché non lo ripeterò. Il Natale, per gli umani, ha radici che risalgono a quando vivevamo ancora nelle caverne della Terra e temevamo che il buio dell'inverno non finisse mai. Accendevano fuochi e decoravano alberi sempreverdi per ricordarsi che la vita resiste anche nel gelo e che la luce, alla fine, torna sempre. È un concetto universale, Capitano: la speranza contro l'oscurità. Anche un Andoriano può capire la necessità di un fuoco comune quando fuori infuria la tormenta." fece una breve pausa, assicurandosi che Steje stesse seguendo. "Oggi, nella Federazione, lo abbiamo spogliato dei dogmi antichi per farne un manifesto della 'Buona Volontà'. Il cardine di tutto è l'altruismo senza profitto. Lo scambio di doni è un simbolo: significa che ci teniamo al benessere dell'altro senza aspettarci nulla in cambio. È il momento in cui fermiamo i motori, abbassiamo gli scudi e ci ricordiamo che, nonostante le differenze biologiche, facciamo tutti parte della stessa galassia. È questo che deve vendere ai suoi ospiti, Aymane: un momento di tregua totale e fratellanza sotto le luci di un albero. Non mi serve che lei capisca la teologia terrestre del ventunesimo secolo. Mi serve che crei quell'atmosfera. Sicurezza, calore e generosità"<br />
<br />
Il capitano Aimane scosse il capo, quasi incredulo. La filosofia della speranza contro l'oscurità era affascinante, ma la realtà operativa di una base stellare era fatta di regolamenti, non di poesia. "Ammiraglio, le sue parole sono nobili, davvero" ribatté Steje, massaggiandosi le tempie. "Ma la generosità e la tregua totale non si materializzano semplicemente con un ordine sul diario di bordo. Concretamente, in che modo dovrei trasformare un avamposto di metallo e tritanio nel Quadrante Gamma in questo manifesto della buona volontà? Come si rende... visibile questa filosofia a trecento razze diverse?"<br />
<br />
Darion fece un gesto vago con la mano, come se la soluzione fosse ovvia. "Il come è lasciato alla sua discrezione di comando, Capitano, ma la Flotta Stellare ha protocolli consolidati per queste situazioni. Il modo migliore è utilizzare i simboli iconografici che rappresentano la festa. Crei l'ambiente: voglio alberi decorati in ogni settore pubblico, festoni luminosi che simulino le costellazioni terrestri e, naturalmente, lo scambio dei regali. Deve esserci un punto focale, un momento in cui la figura di Babbo Natale fa la sua apparizione per distribuire i doni a tutti i bambini della Starbase."<br />
<br />
Steje si bloccò, le sopracciglia che si contraevano in un'espressione di pura confusione. "Babbo... chi?"<br />
<br />
Darion non si scompose minimamente. Anzi, assunse un'aria quasi cattedratica. "Si tratta di una figura leggendaria, Capitano. Un uomo anziano, dai capelli candidi e una folta barba bianca. La tradizione lo vuole... beh, piuttosto corpulento, con un volto gioviale e un costume di un rosso acceso, bordato di bianco."<br />
<br />
Steje rimase immobile per diversi secondi. Spostò lo sguardo dai dati sul monitor alla figura dell'Ammiraglio che campeggiava sullo schermo. Darion, nel suo ufficio dorato, sfoggiava con orgoglio una barba bianca perfettamente curata e capelli della stessa tonalità; la sua stazza, accentuata dalla postura seduta, tradiva una certa passione per i banchetti diplomatici, e l'uniforme rossa della divisione di Comando della Flotta completava il quadro con una precisione quasi imbarazzante.<br />
<br />
Il Capitano non disse nulla, ma i suoi occhi fecero un rapido su e giù tra l'immagine dell'Ammiraglio e il ritratto mentale del personaggio appena descritto. Un sopracciglio gli si inarcò in modo involontario, mentre un silenzio pesantissimo calava tra le due postazioni.<br />
<br />
Darion colse immediatamente il nesso. Il suo volto passò dal tono pedagogico a un rosso che faceva pendant con la sua divisa. "Faccia meno lo spiritoso, Aymane!" sbottò, puntando un dito verso la camera. "Vedo perfettamente quello che sta pensando e le assicuro che non è né divertente, né tantomeno originale. Non sto suggerendo di clonare il sottoscritto. Sto parlando di un simbolo! Trovi un volontario, gli metta addosso quel ridicolo cappello a punta e si assicuri che la distribuzione dei doni avvenga il giorno di Natale! Le decorazioni e tutto l'occorrente sono già in viaggio da Sol III e vi raggiungeranno domani con il cargo Logos IX"<br />
<br />
Il Capitano iniziò ad annuire per pura inerzia militare, poi si bloccò di colpo, i suoi occhi si spalancarono. "In arrivo domani?! Un cargo direttamente dal Settore Sol? Ammiraglio, ma esattamente da quanto tempo il Comando ha deciso di celebrare questa festa? E perché veniamo informati solo ora, a ventiquattro ore dall'arrivo di contanta generosità festiva?"<br />
<br />
Darion accennò un sorriso sornione, lo sguardo di chi ha già previsto ogni mossa dell'avversario. "Perché, Capitano Aymane, se l'avessi informata con il dovuto anticipo, lei avrebbe senz'altro trovato una scusa tecnicamente ineccepibile o una falla nel regolamento per evitarlo. Invece, il carico di decorazioni e costumi raggiungerà presto il wormhole." l'Ammiraglio fece un cenno rapido, quasi sbrigativo. "Buona giornata, Capitano. E... cerchi di essere gioviale!"<br />
<br />
Lo schermo si oscurò all'istante, lasciando il posto al freddo logo della Federazione. Steje rimase a fissare il terminale per svariati istanti, immobile, nel silenzio surreale del suo ufficio che ora sembrava molto più stretto. Si passò una mano sul viso, sentendo il peso di secoli di tradizioni umane cadergli sulle spalle.<br />
<br />
"E adesso" sussurrò tra sé, con una nota di puro terrore nella voce, "come glielo affibbio questo incubo festivo a Rerin? Se provo a spiegargli Babbo Natale, mi sfida a duello prima ancora che io finisca la frase."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma  - Alloggio del Primo Ufficiale<br />
15/12/2405 - Ore 17.56</b><br /><br />
Rerin Tharek imprecò a denti stretti in andoriano, mentre cercava di asciugarsi le antenne ancora umide dopo la doccia. Il vapore saturava l'alloggio. Aveva calcolato i tempi al secondo: dieci minuti per vestirsi e riordinare, poi sarebbe arrivato Vorn. Il Klingon, braccio destro dell'Ambasciatore Rogal, era un protettore impeccabile per la piccola Isaryel, ma la sua puntualità era spesso imprevedibile.<br />
<br />
Quando il cicalino della porta suonò con un'insistenza quasi violenta, Rerin scosse il capo. <br />
<br />
Senza nemmeno infilarsi la casacca della divisa, Rerin si limitò a tirare su i pantaloni d'ordinanza e si diresse verso l'ingresso a petto nudo, con le antenne che vibravano ancora per l'umidità dell'acqua.<br />
<br />
"Sei in anticipo, Vorn! Ti avevo chiesto di non riportare Isaryel prima delle..."<br />
<br />
Le parole gli morirono in gola quando i pannelli della porta scivolarono lateralmente.<br />
<br />
Dall'altra parte non c'era il massiccio Klingon con la bambina. C'era il Capitano Steje Aymane. Il Capitano rimase immobile per un istante, colto alla sprovvista dalla visione decisamente poco regolamentare del suo Primo Ufficiale, poi si limitò ad un breve sorrisetto "Rerin. Chiedo scusa, non volevo disturbarti nel tuo alloggio, ma la comunicazione dal Comando è stata... urgente."<br />
<br />
Rerin non si scompose — la tempra andoriana non vacilla per così poco — ma raddrizzò la schiena, incrociando le braccia sul petto nudo con un'espressione interrogativa. "Capitano. Mi aspettavo Vorn con mia figlia. È successo qualcosa di grave alla Starbase?"<br />
<br />
"No, nulla che richieda di attivare i protocolli di evacuazione o di caricare i phaser, per fortuna" rispose Steje, mantenendo quel mezzo sorriso enigmatico che non lasciava trapelare nulla. Fece un piccolo passo avanti, occupando lo spazio della soglia con un'area di confidenziale urgenza. "Tuttavia, avrei bisogno di parlarti per qualche minuto a quattr'occhi. È una questione di gestione della base che preferirei discutere in un ambiente meno formale della plancia."<br />
<br />
Steje lanciò un'occhiata rapida al cronometro sul pannello della porta, calcolando mentalmente quanto mancasse all'arrivo del Klingon e della piccola Isaryel. "Posso entrare? Non vorrei rubarti troppo tempo, ma è fondamentale che tu sia aggiornato su certe direttive prima che diventino di dominio pubblico."<br />
<br />
Rerin inarcò un'antenna, perplesso dalla richiesta ma troppo disciplinato per negare l'accesso al suo Capitano, specialmente dopo aver sentito parlare di direttive. Fece un passo indietro, liberando il passaggio con un cenno del braccio.<br />
<br />
"Prego, Capitano. Entri pure. Mi conceda solo un momento per recuperare una maglia e finire di asciugarmi"<br />
<br />
Steje varcò la soglia con una flemma studiata, guardandosi intorno nell'alloggio come se stesse cercando il posto migliore dove sedersi per una lunga chiacchierata. "Non aver fretta, Rerin. Anzi, fai pure con calma. La questione è complessa e... beh, richiederà tutta la tua attenzione. Mi siedo qui, se non ti dispiace."<br />
<br />
Il Capitano varcò la soglia con una flemma studiata, accomodandosi sulla poltrona con una lentezza che non gli apparteneva affatto. Rerin, nel frattempo, recuperò una maglia scura e la infilò, ma le sue antenne ebbero un fremito improvviso, orientandosi con precisione verso il suo superiore.<br />
<br />
"Capitano, la smetta" tagliò corto Rerin, la voce secca come il ghiaccio che si spezza. "Lei è in tensione come un reattore in sovraccarico. Non so cosa stia architettando, ma sento che vuole girarci intorno, aspettando che io abbassi la guardia. Il suo bluff mi arriva forte e chiaro: sa di finta cortesia e di qualcuno che sta per sganciare una bomba."<br />
<br />
Steje liquidò l'accusa con un rapido movimento della mano e un'espressione di studiata offesa. "Suvvia, Rerin! Cosa le fa pensare tanto negativamente di me?"<br />
<br />
L'Andoriano non accennò nemmeno a un sorriso. Si limitò a indicarsi le antenne e poi la propria fronte con un'espressione gelida. "Sono telepate, ricorda? E lei in questo momento sta proiettando abbastanza ansia e sotterfugi da mandare in tilt i sensori della base. Mi dica cosa vuole."<br />
<br />
"Dannata telepatia..." boffonchiò il Capitano, distogliendo lo sguardo per un istante prima di alzare le mani in segno di resa. "Va bene, confesso. L'Ammiraglio Darion ha deciso che su questa Starbase dovremo organizzare una grande festa di Natale. È una cerimonia di Sol III di cui non so quasi nulla, ma che nel database della Federazione è certamente spiegata fin nei minimi dettagli. Ovviamente..." Steje sfoggiò un sorriso che non arrivava agli occhi. "...darò a lei l'immenso onore di occuparsene."<br />
<br />
"Non ci penso nemmeno." Rerin soffiò fuori la risposta senza un attimo di esitazione, le antenne che si appiattivano all'indietro per il fastidio. "Non so nulla di cerimonie terrestri e non sento il minimo bisogno di farmi una cultura a riguardo, Capitano. Trovi un altro volontario per le sue fantasie antropologiche."<br />
<br />
Steje aprì la bocca per ribattere, ma il cicalino della porta risuonò con la forza di un maglio pneumatico. Prima che Rerin potesse anche solo dare l'autorizzazione all'accesso o trovare un'altra scusa per troncare il discorso, il Capitano allungò una mano e attivò l'apertura manuale dal pannello accanto alla poltrona. I portelli scivolarono via con un sibilo e Isaryel irruppe nell'alloggio con la stessa grazia — e la stessa velocità d'impatto — di un siluro fotonico.<br />
<br />
Subito dietro di lei, l'imponente figura di Vorn occupò il vano della porta, torreggiando come un monolite di cuoio. Il Klingon fece un passo avanti e, vedendo Steje, portò immediatamente il pugno al petto in un saluto solenne, sebbene sorpreso.<br />
<br />
"Capitano Aymane" esordì Vorn, con la sua voce cavernosa che sembrava far vibrare le pareti. "Spero che il nostro ritorno non abbia interrotto questioni di Stato."<br />
<br />
Steje si alzò lentamente, con un'espressione di angelica innocenza che fece raggelare il sangue nelle vene di Rerin. "Niente affatto, Vorn. Anzi, il tuo tempismo è... provvidenziale. Stavo proprio aspettando la piccola Isaryel per dargli una splendida sorpresa!"<br />
<br />
Rerin fissò il Capitano con uno sguardo che avrebbe potuto congelare il nucleo di una stella, le antenne tese in un segnale di puro avvertimento. Se non ci fosse stata la bambina presente, avrebbe probabilmente espresso il suo parere sulla provvidenzialità di Steje con la tipica schiettezza di un guerriero andoriano. Ma Isaryel, captando la parola 'sorpresa' con l'entusiasmo dei suoi tre anni, si voltò di scatto verso il Capitano, ignorando completamente la tensione elettrica che correva tra i due ufficiali.<br />
<br />
"Una sorpresa per me?" chiese, sgranando i grandi occhi e inclinando la testolina azzurra. Fece un passo verso Steje, le piccole antenne che fremevano per la curiosità. "È un nuovo gioco? O un animale?"<br />
<br />
Vorn, alle sue spalle, socchiuse gli occhi con interesse, incuriosito dalla strana tensione che vedeva nel primo ufficiale.<br />
<br />
Steje si chinò verso la bambina, ignorando deliberatamente il risentimento telepatico che Rerin gli stava riversando addosso; era un calore pungente, come una tempesta di neve andoriana che gli sferzava la mente ad ogni occhiata del suo Primo Ufficiale.<br />
<br />
"Molto meglio di un gioco, piccola guerriera" disse il Capitano con voce calda e suadente. "È una bellissima festa, dove ci saranno decorazioni luminose in tutta la base e tantissimi dolci buonissimi da mangiare!"<br />
<br />
Rerin incrociò le braccia sul petto, la mascella così contratta che i muscoli del collo sembravano corde di violino. "E di grazia, Capitano... quali dolci si mangerebbero in questa festa?" chiese, con un tono che suggeriva quanto trovasse illogica l'intera faccenda.<br />
<br />
Steje fece spallucce, senza smettere di sorridere alla piccola. "Suvvia Rerin, si tratta di Sol III! Figurati se non ci sono dei dolci a Natale... fanno dolci per qualsiasi cosa su quel pianeta, è praticamente la loro specialità."<br />
<br />
Il battibecco tra i due ufficiali, però, scivolò via come acqua sulla pelle di Isaryel. La bambina stava osservando il Capitano con gli occhioni spalancati, le antenne che fremevano per l'eccitazione. "Una festa?! Con tanti dolci?!"<br />
<br />
"Sì, e c'è di più..." Steje abbassò la voce per dare più enfasi. "Ci saranno regali per tutti i bambini... pensa Isaryel, tantissimi nuovi giochi! Sei contenta?"<br />
<br />
"Sììììì!" La piccola esplose in un grido di gioia pura, prendendo a saltare da una parte all'altra dell'alloggio come una pallina impazzita, con i capelli bianchi che volavano a ogni balzo. "Festa! Festa! Festa!"<br />
<br />
Vorn, nell'angolo, accennò un brontolio d'approvazione, chiaramente favorevole a qualsiasi cosa portasse gloria e vettovaglie alla piccola cacciatrice.<br />
<br />
"Eh... c'è solo un problema" aggiunse improvvisamente Steje, voltandosi verso Rerin con un'espressione di finto rammarico. "Vedi, Isaryel... il tuo papà ha detto che non riesce a organizzare la festa. È molto impegnato e non se la sente... quindi c'è il rischio che non si possa fare nulla."<br />
<br />
Il silenzio che seguì fu immediato e assordante. La piccola si paralizzò a metà di un salto, l'energia che fino a un secondo prima riempiva la stanza svanì in un istante. Si voltò lentamente verso Rerin, con il labbro inferiore che cominciava a tremare e gli occhioni già lucidi, pronti a trasformarsi in una cascata di lacrime.<br />
<br />
"Papi..." sussurrò con una voce che avrebbe spezzato il cuore di un Borg. "Ma noi la facciamo la festa, vero? Non è vero che non vuoi?"<br />
<br />
Rerin sentì il peso di quell'ingiustizia emotiva colpirlo in pieno petto. Lanciò a Steje un'occhiata che prometteva una vendetta lenta e dolorosa, ma davanti allo sguardo implorante di Isaryel, la sua celebre tempra andoriana si sciolse come ghiaccio al sole.<br />
<br />
"Sì, Isaryel... faremo la festa" cedette infine Rerin, passandosi una mano sul collo con un sospiro di rassegnazione.<br />
<br />
Bastò quella frase perché la bambina si riattivasse all'istante, riprendendo a rimbalzare per tutto l'alloggio come una pallina impazzita, urlando di gioia e cercando di coinvolgere un imperturbabile Vorn nei suoi festeggiamenti.<br />
<br />
Steje gongolava apertamente, godendosi il trionfo, anche se una parte di lui — quella più istintiva — gli suggeriva di non abbassare mai la guardia in presenza di un Primo Ufficiale a cui era appena stato estorto un Natale. "Beh, allora vi lascio a festeggiare la bella notizia!" esclamò il Capitano, indietreggiando con passi rapidi verso la porta, prima che Rerin potesse riprendersi e passare alle vie di fatto. "Numero Uno, le decorazioni arrivano domani con il primo cargo. Si occupi lei di organizzare tutto l'allestimento. Buona serata a tutti!"<br />
<br />
Senza aspettare una risposta che sarebbe stata sicuramente poco diplomatica, Steje si dileguò nei corridoi della stazione il più rapidamente possibile, lasciando che i pannelli della porta si chiudessero alle sue spalle.<br />
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<br /><b>Deep Space 16 Gamma  - Anello di attracco<br />
Sezione nei pressi del molo n. 4<br />
16/12/2405 - Ore 08.12</b><br /><br />
Il mattino seguente, il settore del molo d'attracco era un alveare di attività frenetica. Rerin Tharek si trovava a pochi metri dal portellone principale del molo 4, le braccia incrociate e lo sguardo fisso sulla paratia. Non era solo. Accanto a lui, Isaryel stringeva con una mano la sua divisa, dondolandosi con impazienza sulle punte dei piedi.<br />
<br />
Rerin aveva provato a spiegarle, con tutta la logica andoriana di cui era capace, che avrebbero solo assistito allo scarico di pesanti container industriali e che non ci sarebbe stato nulla di interessante da vedere. Ma Isaryel aveva sfoderato un broncio talmente profondo e delle antenne così meste che il Primo Ufficiale, per la seconda volta in meno di ventiquattr'ore, aveva dovuto dichiarare la resa incondizionata.<br />
<br />
"Ti ho già detto che sono solo casse, Isaryel" ribadì Rerin, sebbene sapesse che era inutile. "Niente luci, niente dolci. Solo metallo e inventari."<br />
<br />
"Ma dentro ci sono le cose della festa, lo ha detto il Capitano!" ribatté lei, senza farsi minimamente scoraggiare dal tono austero del padre.<br />
<br />
"Primo Ufficiale! Buongiorno. Vedo che oggi ha un'assistente d'eccezione."<br />
<br />
Rerin non ebbe bisogno di voltarsi per riconoscere la voce della dottoressa Bly. La donna si avvicinò con un sorriso radioso, ma non appena Isaryel si rese conto della sua presenza, il suo entusiasmo mutò istantaneamente. La bambina si strinse di più alla gamba di Rerin e lanciò alla dottoressa un'occhiataccia così carica di ostilità e sospetto che persino le sue piccole antenne sembrarono irrigidirsi per la sfida.<br />
<br />
Bly si bloccò a un paio di metri di distanza, il sorriso che le vacillò appena sotto lo sguardo gelido della piccola. «Ancora niente tregua, piccola guerriera? Ti assicuro che oggi non ho intenzione di fare nulla di male.»<br />
<br />
Isaryel non rispose. Si limitò a stringere con un pugno il tessuto della divisa di Rerin, sporgendo il labbro inferiore e fissando la dottoressa con una severità che non apparteneva a una bambina di tre anni. Le sue antenne erano puntate dritte verso Bly, rigide e accusatorie. Isaryel non dimenticava: per lei, quella donna era la stessa che, non molto tempo prima, aveva stordito suo padre e lo aveva portato via contro la sua volontà. Nella sua mente, la dottoressa era un pericolo pubblico.<br />
<br />
Rerin sospirò, sentendo la tensione telepatica della figlia vibrare come una corda di violino tesa allo spasmo. Era un misto di protezione e un risentimento purissimo.<br />
<br />
"Non prenderla sul personale" mormorò Rerin, posando una mano rassicurante sulla spalla della figlia. "I ricordi di quella sera sono ancora molto vividi per lei. Ma guardi il lato positivo: Vorn non le ha ancora insegnato a impugnare una bat'leth! Per il momento sei al sicuro dalla sua furia."<br />
<br />
Isaryel non si lasciò scalfire dalla battuta. Continuò a fare la guardia a suo padre, le piccole antenne tese verso la dottoressa come sensori di una nave in allerta rossa.<br />
<br />
Bly gli si avvicinò di un passo, abbassando la voce per non farsi sentire dagli addetti al molo, ma mantenendo un tono divertito. "Rerin, devo ammetterlo: vederti qui ad aspettare un carico di addobbi è... insolito, per usare un eufemismo. Come ha fatto il Capitano a incastrarti in un incarico simile? E soprattutto, come pensi di gestirlo senza dare fuori di matto?"<br />
<br />
L'Andoriano non distolse lo sguardo dal portellone, ma le sue antenne ebbero un fremito di insofferenza. Lanciò un'occhiata fugace verso Isaryel, che stava ancora monitorando Bly con sospetto, prima di rispondere con un sospiro rassegnato.<br />
<br />
"Steje ha usato argomentazioni a cui non potevo opporre alcuna resistenza logica" mormorò, accennando con il capo verso la figlia. "Ha scelto il momento e il pubblico adatto per farmi la proposta. Ma non sarà un problema, dopotutto. Si tratterà quasi certamente di poche decorazioni standard da mettere lungo la passeggiata centrale. Un'operazione di routine, poco più di un'ora di lavoro per una squadra di manutenzione e avrò finito."<br />
<br />
Proprio in quel momento, il segnale di attracco completato risuonò nel corridoio, seguito dal fragore metallico dei morsetti magnetici che si serravano. I portelloni del molo 4 si aprirono con un sibilo pneumatico, liberando una nuvola di aria pressurizzata e l'odore pungente di ozono e metallo riscaldato.<br />
<br />
Le prime casse della Federazione iniziarono a scivolare fuori sui rulli gravitazionali. Erano grande, grigie e anonime, ma Isaryel si sporse in avanti, dimenticando per un secondo la sua missione di guardia del corpo. <br />
<br />
"Sono quelle?" chiese con un filo di voce, mentre una cassa contrassegnata con il simbolo della Flotta Stellare e una serie di codici di priorità rossa passava proprio davanti a loro.<br />
<br />
Ma dopo la prima ne arrivò una seconda. Poi una terza. Poi una quarta e via dicendo. Rerin, che stava controllando il manifesto sul PADD, iniziò lentamente a sbiancare, vedendo il flusso di casse che sembrava non finire mai.<br />
<br />
"Ma che cosa.." Rerin alzò lo sguardo, sbigottito, mentre le antenne si flettevano all'indietro per lo shock. "Perché tutta questa roba? Ci deve essere un errore di smistamento. Dovevamo solo decorare un po' la starbase, non costruirne un'altra!"<br />
<br />
L'addetto al carico, vedendo l'espressione del Primo Ufficiale, scosse la testa mentre consultava il suo terminale. "Nessun errore, Comandante. Gli ordini del Capitano Aymane sono stati molto specifici: il progetto di Integrazione Culturale prevede l'allestimento completo di tutte le aree pubbliche della Starbase, dai ponti residenziali fino alle biosfere. E queste sono solo le prime dodici casse, ce ne sono altrettante nel modulo di coda."<br />
<br />
Rerin rimase immobile, sentendo il peso di un intero pianeta (Sol III, per la precisione)  crollargli sulle spalle.<br />
<br />
"Sono tantissime!" gridò Isaryel, sfuggendo alla presa di Rerin con la rapidità di un'anguilla. In un attimo iniziò a correre tra i container, le piccole mani che battevano freneticamente sulle pareti di metallo freddo nel tentativo di trovare un comando di apertura. "Papi, apri! Apri questa!"<br />
<br />
Bly, rimasta a guardare la scena, non riuscì più a trattenersi. Vedendo Rerin immobile, con il PADD che quasi gli scivolava dalle dita e le antenne che roteavano in un misto di shock e puro orrore logistico, scoppiò in una risata cristallina.<br />
<br />
"Poche decorazioni standard, eh?" riuscì a dire tra un respiro e l'altro. "Il Comando di Flotta ti ha praticamente spedito l'intero Polo Nord, Rerin."<br />
<br />
Senza pensarci, trascinata dal cameratismo e dal divertimento, Bly fece un passo avanti e gli poggiò una mano sulla spalla in un gesto di conforto. Ma non appena le sue dita sfiorarono la divisa dell'Andoriano, un brivido di avvertimento le percorse la schiena. Il "settimo senso" della dottoressa, affinato da mesi di sguardi torvi della bambina, scattò all'istante: aveva appena varcato il confine sacro.<br />
<br />
Bly si spostò bruscamente all'indietro, quasi inciampando nei suoi stessi piedi, proprio mentre un proiettile rosa e bianco sibilava nell'aria nel punto esatto dove si trovava la sua testa un istante prima. Isaryel aveva lanciato una delle sue scarpette con una precisione balistica che avrebbe fatto invidia a un cecchino Klingon.<br />
<br />
Il riflesso della dottoressa, però, creò un varco imprevisto. Proprio in quel secondo, il Capitano Steje stava facendo il suo ingresso trionfale sul molo, le mani dietro la schiena e un sorriso compiaciuto, pronto a godersi lo spettacolo del suo Primo Ufficiale sommerso dai container.<br />
<br />
CLACK!<br />
<br />
La scarpetta di Isaryel centrò in pieno petto il Capitano, rimbalzando proprio sopra lo stemma della Flotta Stellare con un colpo secco, prima di cadere a terra con un rumore sordo.<br />
<br />
Il silenzio che scese sul molo fu assoluto. Gli addetti alla logistica si immobilizzarono come se fossero stati colpiti da un raggio traente; Rerin chiuse gli occhi massaggiandosi con forza la radice del naso, mentre Bly si portò una mano alla bocca, sospesa tra lo shock e un nuovo, irrefrenabile attacco di risate.<br />
<br />
Steje abbassò lentamente lo sguardo sulla calzatura ai suoi piedi, poi lo rialzò verso Isaryel. La piccola lo fissava con le braccia conserte e un'espressione che non lasciava spazio a dubbi: colpita la persona sbagliata, ma il messaggio resta quello.<br />
<br />
"Colpito e affondato" commentò Steje con una calma serafica, chinandosi a raccogliere la minuscola scarpa. Si volse verso Rerin, che in quel momento sembrava desiderare solo che il molo venisse espulso istantaneamente nello spazio. "Vedo che l'entusiasmo per il Natale sta già raggiungendo livelli... esplosivi, Numero Uno"<br />
<br />
Rerin sospirò pesantemente, prendendo la scarpetta dalle mani del Capitano con un gesto rigido. Si chinò verso la figlia, cercando di mantenere un tono autorevole nonostante l'imbarazzo. "Isaryel, cosa ti ho detto sul lanciare le scarpe?"<br />
<br />
"Che non si fa... ma è colpa sua!" la piccola puntò l'indice accusatore contro la dottoressa, fissandola poi con quel cipiglio autoritario che, se mostrato dal padre, avrebbe fatto drizzare la schiena a metà equipaggio, ma che su di lei risultava solo adorabilmente feroce. "Cosa ho detto su toccare papi?!"<br />
<br />
Bly, sentendosi chiamata in causa, soffocò un'altra risata dietro la mano, cercando di assumere un'aria colpevole. "Che... non si fa?"<br />
<br />
Isaryel non si smosse di un millimetro, continuando a fulminarla con lo sguardo. «Allora non toccare! Lui è il mio papi!»<br />
<br />
Steje osservò la scena con l'espressione divertita di un gatto soriano che guarda il suo topolino preferito finire in trappola. "Il mio Numero Uno... il comandante tutto d'un pezzo... il Primo Ufficiale di una Starbase di confine e Capitano di un vascello potente come la Stormbreaker... che soccombe miseramente davanti a una bambina di tre anni." Ridacchiò, incrociando le braccia. "È uno spettacolo impagabile"<br />
<br />
"Spiritoso" ribatté Rerin, mentre infilava di nuovo la scarpetta al piede di Isaryel, che continuava a lanciare occhiate di sfida a Bly. "Piuttosto, hai visto quante decorazioni ci hanno inviato? Hai idea di quanto tempo ci vorrà per posizionarle tutte? Quando avrò finito, la festa sarà già bella che passata e saremo nel prossimo anno astrale!"<br />
<br />
"Suvvia, Rerin, non vorrai mica rendere triste Isaryel dicendole che non ci sarà nessuna festa perché il suo papà è troppo impegnato?" Steje scosse la testa con finta costernazione. "Sei il suo paparino adorato, troverai una soluzione."<br />
<br />
Rerin scattò in piedi e puntò un dito dritto verso il petto di Aymane. "Giocarti la carta del 'papà' è assolutamente ingiusto, scorretto e..." si bloccò per un attimo, le antenne che avevano un sussulto improvviso, prima di raddrizzarsi con un lampo d'astuzia negli occhi. "...ed è un'ottima idea."<br />
<br />
Il sorriso del Capitano svanì all'improvviso, rimpiazzato da un'espressione di sospetto. "Ottima idea?"<br />
<br />
Rerin non rispose. Sembrava totalmente concentrato, come se stesse calcolando una traiettoria di tiro. Senza distogliere lo sguardo da Steje, sfiorò il comunicatore sulla divisa.<br />
<br />
=^=Avviso a tutto l'equipaggio e agli ospiti della Starbase. Tra dieci minuti verranno teletrasporteremo in tutte le aree pubbliche delle casse contenenti decorazioni per una festa tipica di Sol III. Siete tutti invitati a partecipare all'allestimento di DS16 Gamma; l'invito è rivolto in particolar modo a tutti i bambini accompagnati dai loro genitori. =^=<br />
<br />
Rerin fece una pausa scenica, fissando Steje che cominciava a capire dove volesse andare a parare.<br />
<br />
=^= Come generosamente deciso dal Capitano Aymane, tutti coloro che prenderanno parte a questo sforzo collettivo riceveranno, grandi o piccini che siano, un regalo speciale. Rerin, chiudo. =^=<br />
<br />
Il silenzio che seguì fu rotto solo dal gridolino di gioia di Isaryel. Steje rimase a bocca aperta, mentre Bly scoppiava in una risata ancora più forte di prima.<br />
<br />
"Regali?!" mormorò il Capitano, sgranando gli occhi. "Rerin, io non ho avuto ordine di procedere con una distribuzione di massa di regali, ma solo la consegna di qualche dono ai bambini"<br />
<br />
Rerin lo guardò con un'espressione di una calma olimpica, quasi serafica. "Hai detto tu stesso che sono il suo paparino adorato e che avrei dovuto trovare una soluzione. Beh, tu in fondo sei un po' il papà di tutta questa base, Steje. Non vorrai mica scontentare centinaia di persone che si offriranno volontariamente di fare il tuo lavoro, giusto?"<br />
<br />
Il Primo Ufficiale fece un passo avanti, sistemando con cura Isaryel tra le braccia. "Su con la vita, sei il nostro efficiente Capitano. Troverai una soluzione, proprio come ho fatto io"<br />
<br />
Steje provò a ribattere, ma Rerin lo precedette con un cenno del capo impeccabile, voltandogli le spalle prima che l'altro potesse formulare una protesta ufficiale.<br />
<br />
"Forza, Isaryel... andiamo in passeggiata a vedere queste fantomatiche decorazioni" concluse l'Andoriano, allontanandosi con la bambina che, sopra la sua spalla, agitava la manina verso uno Steje pietrificato.</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Bly Dorien</author>
            <pubDate>Tue, 24 Feb 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-01 L'allestimento fuori dai canoni</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=1</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Rerin Th'Tharek<br /><br /><br /><b>DS16 Gamma - Biosfera andoriana<br />
16/12/2405 - Ore 09.30</b><br /><br />
La biosfera andoriana era un trionfo di ghiaccio scolpito, rocce azzurre e una nebbia fredda che rendeva l'aria frizzante e densa, proprio come piaceva ai nativi di Andoria. Solitamente era un luogo di silenzio e meditazione, ma quel mattino l'atmosfera era stata letteralmente invasa da un carico di "natura terrestre". Il Tenente Comandante Rerin camminava a passo lento, le mani intrecciate dietro la schiena, osservando con un misto di scetticismo e rassegnazione le squadre di manutenzione che posizionavano grandi abeti profumati tra le formazioni cristalline. Il profumo resinoso del legno e degli aghi di pino cozzava violentemente con l'odore metallico e pulito del ghiaccio sintetico, creando un contrasto sensoriale quasi stordente.<br />
Ma per Isaryel, quello era il paradiso.<br />
"Guarda, papi! Alberi con i capelli pungenti!" gridò la bambina, correndo a perdifiato sulla superficie ghiacciata del sentiero principale. Le sue piccole scarpette battevano sul suolo con un rumore ritmico, mentre le antenne vibravano freneticamente, captando ogni minima variazione termica e sonora.<br />
Si fermò di colpo davanti a un enorme abete alto più di tre metri, ancora privo di addobbi. Allungò una manina azzurra, toccando con estrema cautela la punta di un ago. "Punge!" esclamò, ritraendo la mano con un risolino eccitato "Papi, perché gli alberi degli umani hanno le punte?"<br />
Rerin sospirò, avvicinandosi. "Perché sulla Terra devono proteggersi dagli animali che vorrebbero mangiarli, Isaryel. Ma questi sono qui per... beh, per essere decorati"<br />
L'Andoriano lanciò un'occhiata alle casse che erano state teletrasportate poco prima. Alcuni volontari — tra cui due ufficiali scientifici Vulcaniani che stavano analizzando una ghirlanda luminosa con la stessa serietà con cui avrebbero studiato un'anomalia spaziale — avevano iniziato ad aprire i container.<br />
Isaryel si tuffò letteralmente in una delle casse aperte, che conteneva centinaia di sfere di vetro colorato, protette da campi di forza a bassa intensità e imballaggi biodegradabili.<br />
"Ohhh..." mormorò la piccola, tirando fuori una pallina di un rosso vibrante. La sollevò verso la luce soffusa della biosfera, osservando il proprio riflesso distorto sulla superficie lucida. "È bellissima! Sembra una piccola stella caduta."<br />
"Fai attenzione, Isaryel, sono fragili," la ammonì Rerin, sebbene la sua attenzione fosse catturata da un movimento sospetto. Poco distante, una squadra di operai stava lottando con un generatore di "neve finta" che sembrava aver deciso di non collaborare con il clima già glaciale della biosfera.<br />
In quel momento, Vorn fece il suo ingresso nella biosfera, portando con sé un'altra cassa. Il Klingon sembrava quasi a disagio in mezzo a tutto quel verde e a quei colori sgargianti, ma non appena vide Isaryel, il suo volto si addolcì in un grugnito che era quanto di più simile a un sorriso un Klingon potesse concedere.<br />
"Piccola guerriera!" esclamò Vorn. "Ho portato altri... ornamenti. Anche se continuo a pensare che delle teste di nemici mozzate starebbero meglio su questi rami rispetto a queste fragili sfere di vetro."<br />
Rerin scosse il capo, massaggiandosi le tempie. "Vorn, ti prego, non dare idee strane alla bambina. Abbiamo già abbastanza problemi con le scarpine volanti, non vorrei dover gestire anche delle teste mozzate nel salone principale."<br />
Isaryel corse verso Vorn, mostrandogli orgogliosa la sua pallina rossa. "Vorn, guarda! Papi ha detto che dobbiamo appenderle agli alberi pungenti!"<br />
Il Klingon prese la pallina tra le sue dita massicce, osservandola con sospetto. "Un'attività insolita. Appendere trofei che non arrivano da una nobile battaglia... ma se è la volontà del Capitano di questa base, che così sia"<br />
Mentre Vorn aiutava Isaryel a capire come agganciare il primo addobbo, Rerin tornò a osservare il flusso di persone. La biosfera si stava riempiendo velocemente. La sua mossa di annunciare i "regali del Capitano" aveva funzionato oltre ogni aspettativa: famiglie intere, diplomatici curiosi e ufficiali fuori servizio stavano affollando l'area, trasformando l'allestimento in una sorta di rito collettivo.<br />
Il brusio che riempiva la biosfera andoriana stava cambiando frequenza. Non era più solo il rumore di casse aperte e rami spostati; ora c'era un sottofondo di eccitazione speculativa che rimbalzava tra le pareti di ghiaccio. Rerin, appoggiato a una colonna di cristallo azzurro, tese le antenne mentre cercava di captare al meglio i discorsi dei presenti.<br />
"Hai sentito l'annuncio del Primo Ufficiale?" mormorava una sottufficiale umana a un collega bajoriano, mentre cercavano di districare una matassa di luci a LED. "Ha detto che il Capitano ha preparato regali per tutti. E conoscendo gli standard di Aymane, non saranno certo barrette di razioni d'emergenza"<br />
"Ho sentito dire che hanno fatto arrivare dei replicatori industriali specializzati dal Quadrante Alfa solo per questo" rispose il Bajoriano, sgranando gli occhi. "Si parla di pezzi d'artigianato terrestre autentico, o forse dei nuovi PADD di ultima generazione. Steje non farebbe mai una promessa del genere se non avesse qualcosa di grosso in serbo. È un ufficiale di prestigio, la sua reputazione è in gioco!"<br />
Poco distante, un mercante Ferengi che si era "imbucato" tra i volontari con la speranza di rimediare qualcosa gratis, stava già facendo calcoli frenetici sul suo terminale portatile. "Regali... gratuiti... per tutti," biascicava tra sé, con i lobi che fremevano per l'avidità. "Se il Capitano distribuisce tecnologia o oggetti rari, il valore di rivendita sulla Passeggiata schizzerà alle stelle. Devo assicurarmi di essere in prima fila quando il Capitano aprirà il sacco."<br />
Rerin sentì un brivido di pura soddisfazione percorrergli la schiena. Il piano stava funzionando meglio di una manovra di aggiramento tattico.<br />
"Papi, perché quel signore con le orecchie grandi ride da solo?" chiese Isaryel, tirandogli la casacca.<br />
"Perché crede di aver trovato un tesoro, piccola mia" rispose Rerin, con un sorriso che finalmente gli illuminò il volto, un'espressione quasi predatoria che raramente mostrava. "Ma la vera sorpresa sarà la faccia del Capitano quando leggerà i rapporti sulla gestione delle aspettative dell'equipaggio."<br />
=^=Capitano Aymane a Comandante Tharek. Rerin, risponda!=^=<br />
La voce di Steje gracchiava nel comunicatore, carica di una nota di panico represso che l'Andoriano trovò assolutamente deliziosa. Rerin attese qualche secondo, godendosi il momento, prima di attivare la risposta.<br />
"Qui Tharek. Mi dica, Capitano. Come procede la gestione della... 'generosità di comando'?"<br />
=^=Mi dica che è un errore di trasmissione!=^= sbottò Steje, e Rerin poteva quasi vederlo camminare nervosamente da una parte all'altra della starbase. =^=Il terminale logistico sta esplodendo! Ho tre delegazioni diplomatiche che chiedono se il regalo include l'accesso ai database riservati e metà del personale tecnico ha lasciato i posti di manutenzione per venire ad aiutare con gli alberi! Rerin, dove diavolo dovrei prenderli migliaia di regali in meno di dieci giorni?!=^=<br />
"Saprà senz'altro gestire l'imprevisto con la sua solita 'flemma studiata', Capitano," ribatté Rerin, guardando Isaryel che ora stava cercando di convincere Vorn a indossare una ghirlanda d'argento come se fosse una sciarpa da guerra. "Dopotutto, è stato lei a dirmi che il Natale è la festa della speranza e del sacrificio disinteressato. Quale miglior sacrificio del suo budget per le emergenze?"<br />
=^=Tharek, la sua è insubordinazione creativa! È una vendetta... una gelida, calcolata vendetta andoriana!=^=<br />
"È gestione delle risorse, Capitano" concluse Rerin con una calma serafica. "E ora, se vuole scusarmi, ho una bambina che deve finire di addobbare un abete e più di mille volontari entusiasti che non vedono l'ora di ricevere i suoi doni. Tharek, chiudo."<br />
Mentre il canale si chiudeva con un clic soddisfacente, Rerin emise un piccolo verso di divertimento tra i denti. La Starbase 16 Gamma era forse nel caos, ma per la prima volta da quando era iniziata quella follia natalizia, sentiva che il Quadrante Gamma era un posto decisamente interessante in cui vivere.<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Passeggiata<br />
16/12/2405 - Ore 09.45</b><br /><br />
=^=È gestione delle risorse, Capitano=^= concluse Rerin con una calma serafica. =^=E ora, se vuole scusarmi, ho una bambina che deve finire di addobbare un abete e più di mille volontari entusiasti che non vedono l'ora di ricevere i suoi doni. Tharek, chiudo=^=<br />
Il silenzio che seguì la chiusura della comunicazione fu per Steje più assordante di un'esplosione nel vuoto. Rimase con il braccio a mezz'aria, fissando il comunicatore come se l'apparecchio stesso lo avesse appena tradito. <br />
Nel mentre, le porte del turbolift si aprirono con un fruscio fluido proprio sulla Passeggiata, ma Steje non fece in tempo a fare un passo che venne travolto da un'ondata di suoni e colori. L'area, solitamente un luogo di ordinato viavai multiculturale, era diventata un cantiere di entusiasmo fuori controllo. In alto, sopra le ampie vetrate che mostravano l'oscurità profonda del Quadrante Gamma, file di tecnici della Flotta stavano montando freneticamente dei proiettori che simulavano una nevicata di particelle luminose, mentre ghirlande di pino sintetico venivano srotolate lungo i corrimano con una velocità mai vista prima per dei turni di manutenzione ordinaria.<br />
Ma ciò che gelò il sangue del Capitano furono i sussurri della folla che cambiavano direzione non appena la sua divisa rossa apparve sulla soglia. Un brusio collettivo percorse l'area come un segnale subspaziale. <br />
Il Capitano cercò di farsi strada tra la folla mantenendo un'andatura che sperava apparisse regale, ma che somigliava più a una fuga controllata. Ogni sorriso che riceveva dagli astanti era una pugnalata al suo fegato. Quando finalmente raggiunse un angolo relativamente riparato dietro una colonna strutturale, premette il comunicatore con una foga tale da rischiare di incrinare la piastra.<br />
"Aymane a Logistica, rispondete immediatamente!" esclamò a bassa voce, lanciando occhiate guardinghe ai passanti come se stesse contrabbandando antimateria. "Voglio un inventario completo di tutto ciò che non è essenziale alla sopravvivenza della base. Vecchi kit di riparazione, campioni di minerali senza valore, persino quelle casse di tè liofilizzato scadute nel 2398. Se è solido e può essere impacchettato, mi serve."<br />
Dall'altra parte, la voce dell'addetto alla logistica giunse confusa e sovraccarica dal rumore di fondo di altre chiamate. "Capitano? Ma l'ordine del Primo Ufficiale parlava di regali di alto valore simbolico... qui abbiamo già tre delegazioni che chiedono se i replicatori sono stati calibrati per produrre seta vulcaniana o cristalli di lithio decorativi."<br />
Steje chiuse gli occhi per un istante, imprecando mentalmente contro la precisione terminologica di Rerin. "Il valore simbolico è soggettivo! Mi trovi qualcosa che pesi e che faccia rumore quando viene scosso. E chiami la dottoressa Bly, adesso! Le dica che ho un'emergenza di livello uno. No, faccia livello zero. Il mio sistema nervoso sta per subire un riavvio forzato e ho bisogno di sapere se i replicatori medici possono produrre sedativi di massa... o almeno abbastanza cioccolata da distrarre un intero settore."<br />
Mentre aspettava la risposta, un bambino bajoriano gli si avvicinò timidamente, tirandogli un lembo della divisa rossa. "Capitano, è vero che Babbo Natale è grande quanto un Ammiraglio e porta regali che brillano?"<br />
Steje abbassò lo sguardo sul piccolo, poi lo rialzò verso il soffitto della Passeggiata, dove una ghirlanda gigantesca stava per essere fissata. Sentì il peso di mille anni di tradizioni terrestri schiacciarlo contro il ponte di tritanio. "Sì, piccolo," rispose con un sorriso che sembrava più una smorfia di dolore. "Brilleranno tantissimo. Probabilmente perché saranno fatti di scarti industriali lucidati, ma brilleranno."<br />
Proprio mentre il bambino si allontanava saltellando, Steje sentì un passo pesante e cadenzato risuonare sul metallo, un rumore che sovrastava persino il chiasso dei volontari. Si voltò e si trovò davanti il Tenente Durani. La Klingon non sembrava affatto pervasa dallo spirito natalizio; al contrario, le sue creste frontali erano contratte in un'espressione di feroce disappunto e la sua mano destra era appoggiata con irritazione sull'impugnatura del phaser.<br />
"Capitano Aymane!" esordì Durani, la voce che ringhiava sopra il brusio della folla. "Questa sua... iniziativa volontaria sta portando la sicurezza della base sull'orlo del collasso. Un'operazione di questa portata andava preventivata con le sezioni tattiche con settimane di anticipo, non lanciata come un siluro fotonico impazzito nel bel mezzo di un turno di rotazione!"<br />
Steje cercò di assumere una postura di comando, ma si sentiva piccolo sotto lo sguardo inquisitore della Klingon. "Tenente, comprendo che il carico di lavoro sia aumentato, ma si tratta di un evento per il morale..."<br />
"Il morale non si costruisce sul caos, Capitano!" lo interruppe lei, facendo un passo avanti e costringendolo a indietreggiare contro la colonna. "Il Comandante Riccardi non è alla starbase. Ho dovuto riorganizzare l'intero personale in meno di un'ora. Sono stata costretta a richiamare in servizio tre squadre che avevano appena iniziato il loro turno di riposo e, mi creda, degli ufficiali svegliati prima del tempo per sorvegliare l'installazione di ghirlande luminose non sono dei cittadini modello della Federazione. Le lamentele sono state... sonore. Alcuni hanno persino messo in dubbio l'onore di una missione che prevede il controllo della folla attorno a delle decorazioni di cui non capiscono nemmeno il senso!"<br />
Durani incrociò le braccia massicce sul petto, sbuffando una nuvola di vapore caldo. "Mi sono sentita costretta a intervenire personalmente per evitare una protesta formale. Ho dovuto specificare chiaramente a ogni singolo ufficiale, inclusi quelli in servizio di pattuglia esterna, che anche la sezione sicurezza riceverà questi fantomatici 'regali speciali' promessi dal Primo Ufficiale. Mi auguro per lei, Capitano, che questi doni siano degni dello sforzo che stiamo compiendo"<br />
Steje deglutì a vuoto, sentendo la pressione aumentare da ogni lato. "Naturalmente, Tenente. La sicurezza avrà... un trattamento di riguardo. Mi assicurerò che i regali siano... all'altezza delle aspettative."<br />
Mentre Durani si allontanava con un grugnito di avvertimento, Steje riattivò freneticamente il comunicatore. "Logistica? Cancellate l'idea del tè liofilizzato scaduto.. soprattutto per le sezioni tattica e sicurezza. Mi serve qualcosa di pesante, preferibilmente di metallo e che sembri vagamente un'arma o un trofeo. E muovetevi!"<br />
Steje non fece in tempo a chiudere la comunicazione che una nuova figura gli sbarrò la strada. Il Tenente Comandante Karana Vok, capo ingegnere della base, avanzava verso di lui con un'andatura che tradiva la sua doppia eredità betazoide-klingon: una determinazione guerriera unita a una sensibilità empatica che, in quel momento, sembrava sintonizzata solo sulla frequenza dell'esasperazione. Aveva una macchia di grasso su una guancia, un cinturone pesante carico di strumenti diagnostici che tintinnava a ogni passo e stringeva un PADD come se volesse usarlo per percuotere qualcuno.<br />
"Capitano, dobbiamo parlare. Ora" esordì la Vok, senza minimamente preoccuparsi del protocollo. "I miei hangar sono deserti. Le squadre di manutenzione dei reattori sono sparite. Persino i miei specialisti del nucleo di curvatura sono stati avvistati sul ponte 12 a discutere con dei civili sull'allineamento di fase di alcune stringhe di luci colorate. Mi spiega come dovrei garantire l'efficienza della Starbase se l'intero reparto ingegneria è stato dirottato a fare da... designer d'interni per la sua festa?"<br />
Steje sospirò, sentendo una fitta alle tempie. "Comandante, è stato un appello al volontariato lanciato dal Primo Ufficiale. Non potevo prevedere che i suoi uomini fossero così... entusiasti dello spirito natalizio."<br />
"Entusiasti? Capitano, non mi prenda in giro" ribatté lei, incrociando le braccia e facendo tintinnare gli attrezzi. "I miei ingegneri non sono entusiasti del Natale; sono entusiasti dell'idea che, secondo l'annuncio di Rerin, chiunque aiuti riceverà un 'regalo speciale'. E dato che lei ha fama di essere un uomo dai gusti raffinati, hanno dedotto che i regali per il reparto tecnico potrebbero includere componenti rari, nuovi moduli diagnostici o, come suggeriva un mio capo squadra, un set di chiavi a induzione in lega di tritanio."<br />
Karana scosse il capo, i capelli scuri che frustavano l'aria. "Al momento sono a corto di uomini per la manutenzione ordinaria dei filtri dell'aria e se non riporto subito ordine, il morale che tanto le sta a cuore finirà soffocato dai sottoprodotti dell'anidride carbonica. Se questi regali non si materializzeranno, o se saranno delle semplici chincaglierie, avrà trecento ingegneri furiosi che inizieranno a interpretare 'sacrificio disinteressato' come 'sciopero bianco delle manutenzioni'"<br />
Steje si sentì mancare il respiro. Dopo la sicurezza, ora anche l'ingegneria lo teneva sotto scacco con la promessa dei regali. "Comandante Vok, le assicuro che... troveremo una soluzione che soddisfi le menti più analitiche del suo reparto. Ma ora, la prego, cerchi di contenere i suoi uomini."<br />
La Vok non aveva ancora finito di sfogarsi che il Tenente Comandante Tara Keane, capo operazioni, si materializzò al suo fianco, aggiungendo il proprio carico di scontento.<br />
"E non è tutto, Capitano" incalzò la Keane. "Come capo operazioni le faccio notare che la sala controllo è nel caos. Il traffico dei mercanti Tellariti è bloccato perché gli addetti all'attracco sono troppo impegnati a catalogare addobbi per 'meritarsi' il premio promesso. La logistica è paralizzata, i sensori a corto raggio non vengono calibrati da ore e ho una coda di mercanti che chiedono rimborsi per il ritardo. Se non mette un freno a questa follia dei regali, le operazioni della DS16 Gamma diventeranno un ricordo storico nel giro di un turno!"<br />
Steje rimase immobile per qualche secondo dopo che entrambe le ufficiali si furono allontanate verso i rispettivi ponti. Guardò la Passeggiata brulicante di gente: centinaia di occhi carichi di aspettative, migliaia di crediti che stavano evaporando e un Primo Ufficiale andoriano che, ne era certo, in quel momento si stava godendo il silenzio della biosfera.<br />
Si rese conto che non serviva a nulla chiamare Rerin per lamentarsi o per ordinargli di venire lì. Sapeva perfettamente cosa gli avrebbe risposto: che lui aveva solo eseguito gli ordini di "creare l'atmosfera" e che la gestione delle promesse era una prerogativa del comando. <br />
Con un gesto rassegnato, Steje sfiorò il comunicatore "Logistica, qui è il Capitano" mormorò, la voce piatta di chi ha accettato il proprio destino. "Autorizzo l'uso dei replicatori industriali a ciclo continuo per i prossimi sette giorni. Priorità massima alla produzione di trofei in lega, kit di calibrazione tecnica e oggetti di artigianato terrestre di classe B. Attingete alle riserve di energia non critiche e, se necessario, riconvertite i materiali grezzi del magazzino 4. E... non fate domande sulla spesa energetica. Me ne occuperò io nel rapporto finale per il Comando di Flotta."<br />
Abbassò lo sguardo sul display, osservando le barre dell'energia che iniziavano già a fluttuare mentre i replicatori della stazione si mettevano al lavoro per soddisfare la voracità festiva di mille razze diverse.<br />
"Buon Natale a tutti" sussurrò tra sé con amara ironia "Specialmente a me e al mio futuro colloquio con il Comando di Flotta"<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Luogo imprecisato <br />
16/12/2405 - Ore 15.00</b><br /><br />
La comunicazione si aprì con un crepitio secco. La voce dall'altra parte, frammentata da un distorsore di frequenza che ne annullava ogni traccia biologica, andò dritta al punto, gelida e priva di preamboli.<br />
=^=Avete recuperato il pacco?=^=<br />
L'interlocutore esitò, il silenzio che seguì era carico di una tensione palpabile. "Non ancora. È sorto un imprevisto...."<br />
=^=Che tipo di imprevisto?=^=<br />
"Le nostre proiezioni sulla gestione logistica della Starbase erano errate," spiegò l'uomo, stringendo nervosamente il ricevitore. "Avevamo previsto che l'allestimento sarebbe avvenuto per gradi, in aree circoscritte e con squadre di manutenzione tracciabili. Invece, il Comando ha indotto una mobilitazione di massa. Hanno promesso regali a chiunque si offra volontario e ora ci sono centinaia di civili e ufficiali che manipolano le casse senza alcun criterio. È diventato impossibile intercettare il pacco prima che venga disperso tra le decorazioni della base."<br />
Dall'altro capo della linea, il silenzio che seguì sembrò pesare quanto il vuoto dello spazio. Un respiro distorto, simile a un sospiro metallico, precedette la risposta. =^=Quindi il nostro obiettivo è ora mescolato a migliaia di ornamenti terrestri privi di valore. Come pensate di rimediare a questo fallimento?=^=<br />
"Ci infiltreremo tra i volontari. Useremo la confusione a nostro vantaggio per setacciare i settori pubblici durante l'allestimento," rispose l'interlocutore, cercando di infondere sicurezza nella propria voce. "Se non dovessimo individuarlo subito, lo cercheremo nei prossimi giorni tra le decorazioni già esposte. È solo questione di tempo: al massimo tre giorni e il pacco sarà nelle nostre mani."<br />
=^=Vedi di non deludermi di nuovo. La pazienza non è una virtù che mi appartiene. Attendo notizie conclusive. Chiudo.=^=<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata <br />
16/12/2405 - Ore 21.15</b><br /><br />
La sera era calata sulla stazione, ma la Passeggiata non era mai stata così luminosa. Dopo un lavoro titanico che aveva coinvolto ogni ponte e ogni sezione, la Starbase splendeva di migliaia di luci intermittenti, ghirlande intrecciate e ologrammi di neve che cadevano silenziosi sul tritanio. L'aria stessa sembrava diversa, intrisa di quel profumo di pino sintetico che ormai saturava i condotti di ventilazione. Rerin Tharek si trovava al centro della passeggiata, le braccia incrociate e le antenne che oscillavano lentamente in un misto di sbigottimento e stanchezza. Davanti a lui, nonostante l'allestimento fosse ufficialmente terminato, giacevano ancora tre casse aperte, traboccanti di sfere di vetro, nastri e addobbi luccicanti.<br />
"Non è possibile" mormorò l'Andoriano, consultando il PADD. "Abbiamo decorato ogni centimetro quadrato delle aree pubbliche, comprese le paratie dei condotti di scarico e l'ufficio della sicurezza. Dove dovremmo mettere il resto di questa roba? Nello spazio aperto?"<br />
"Guarda, papi! Queste brillano più delle stelle!" esclamò Isaryel, avvicinandosi alla cassa e sollevando una decorazione a forma di stella argentata che rifletteva le luci della base. La piccola era stanca, ma i suoi occhi brillavano di una meraviglia pura. "Sono bellissime... non possiamo lasciarle chiuse qui dentro, hanno un aspetto così triste tutte sole al buio."<br />
Rerin osservò la figlia, poi alzò lo sguardo verso la folla di volontari che si stava lentamente radunando intorno a loro, stanchi ma visibilmente soddisfatti del lavoro compiuto. Vide Klingon che si pulivano le mani sulle divise, ingegneri con i volti segnati dalla fatica e civili che si scambiavano sorrisi inediti.<br />
Prese un respiro profondo e attivò la comunicazione ambientale, la sua voce risuonò calma e solenne in tutta la Passeggiata.<br />
"Ospiti, civili e ufficiali di Deep Space 16 Gamma," esordì, attirando l'attenzione generale. "Il lavoro che avete svolto oggi è... senza precedenti. Avete trasformato questo avamposto di metallo in qualcosa che ricorda una casa. Per questo, vi ringrazio a nome del Comando." Fece una breve pausa, accennando con un mezzo sorriso alle casse rimaste. "Fermo restando l'impegno del Capitano riguardo ai regali speciali che riceverete nei prossimi giorni, non mi sembra logico lasciare che queste decorazioni tornino nel buio di un magazzino. Pertanto, invito chiunque lo desideri a scegliere un addobbo e portarlo con sé, come ricordo di questa giornata di sforzo collettivo."<br />
Un mormorio di approvazione percorse la folla, ma la dottoressa Bly, che si era avvicinata per osservare la scena, gli si affiancò mormorando a bassa voce: "Rerin, sei sicuro? È probabile che quelle decorazioni appartengano al Comando di Flotta e debbano essere restituite a Sol III dopo le festività."<br />
Rerin fece spallucce con una noncuranza tipicamente andoriana, senza distogliere lo sguardo dalla folla che iniziava ad avvicinarsi con ordine alle casse. "A me non è arrivata alcuna specifica comunicazione riguardo alla restituzione del materiale, dottoressa. E se mai dovesse arrivare un reclamo formale dal Settore 001..." accennò un sorriso sornione verso il ponte di comando, "...sono certo che il Capitano Aymane saprà gestire la questione con la sua solita, impeccabile diplomazia."<br />
Bly scosse il capo, ridacchiando. "Sei senza speranza. Lo stai facendo affondare sotto una montagna di scartoffie."<br />
"Lo sto aiutando a esercitare la generosità," ribatté lui con un occhiolino.<br />
Intanto, Isaryel aveva completato la sua accurata selezione. Si avvicinò al padre con un'espressione solenne, stringendo tra le piccole mani due oggetti: la stella argentata che aveva ammirato prima e una piccola sfera di un blu profondo, quasi identica al colore della loro pelle.<br />
"Questa è per me, perché brilla come i miei sogni," spiegò la bambina con estrema serietà, porgendo poi la sfera blu al padre. "E questa è per te, papi. Così anche nel nostro alloggio ci sarà un pezzetto di questa luce."<br />
Rerin prese la decorazione, sentendo il calore di quel gesto sciogliere anche l'ultimo briciolo di freddezza militare. "Grazie, piccola mia. Portiamole a casa."<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Luogo imprecisato <br />
19/12/2405 - Ore 15.00</b><br /><br />
La comunicazione si aprì con un crepitio secco, un rumore metallico che tagliava il silenzio di un locale tecnico semibuio nei pressi dei piloni inferiori.<br />
=^=Avete trovato il pacco?=^=<br />
La domanda arrivò gelida, priva di inflessioni. L'interlocutore esitò, il respiro pesante che tradiva un nervosismo malcelato prima di rispondere.<br />
"No. Abbiamo setacciato ogni singola installazione nelle aree pubbliche"<br />
=^=Spiegati meglio. È impossibile che sia svanito nel nulla. Dov'è finito?!=^= Il tono del distorsore si alzò di un'ottava, caricandosi di una minaccia elettrica.<br />
"Abbiamo un problema critico" rispose l'uomo, abbassando ulteriormente la voce. "Il Primo Ufficiale ha autorizzato il personale e i civili a portarsi via le decorazioni avanzate come ricordo. Il pacco non è più in una zona accessibile. Quindi è plausibile che si trovi in uno degli alloggi"<br />
Un silenzio carico di presagio seguì quella rivelazione.<br />
=^=Un alloggio? Mi stai dicendo che il nostro obiettivo è ora un ninnolo sopra il comodino di un ufficiale della Flotta o di un ospite?=^=<br />
"Esattamente. Recuperarlo senza attivare i protocolli di sicurezza sarà infinitamente più complesso."<br />
=^=Identificate l'alloggio e agite. Non mi interessano le complicazioni, voglio quel chip. Chiudo.=^=<br />
]]></description>
            <author>Tenente Comandante Rerin Th'Tharek</author>
            <pubDate>Wed, 04 Mar 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-02 La stella cometa</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=2</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Edward Whitmore<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata<br />
19/12/2405 - Ore 15.00</b><br /><br />
"I'm dreaming of a white Christmas, just like the ones I used to know..."<br />
<br />
Edward aggrottò le sopracciglia appena emerse dal portellone d'attracco, cogliendo le note dell'antiquata ma celebre canzone: le persone arrivate con la sua nave, per lo più non umane, non parvero invece notare la singolarità della musica proveniente dalla passeggiata. Tuttavia tutti, assolutamente tutti, appena vi entrarono iniziarono a guardarsi intorno meravigliati. Festoni di lustrini rossi, bianchi, argento e oro adornavano ogni corrimano e balaustra; abeti di vari materiali torreggiavano in ogni angolo, risplendenti di luci colorate; una coppia di bambini con bizzarri completi a strisce bianche e verdi e appuntiti cappelli a cono si rincorrevano cercando di colpirsi a vicenda con enormi caramelle gommose a forma di bastone da passeggio.<br />
<br />
Regolò gli occhi artificiali, per essere certo di ciò che stava osservando, e constatò che era tutto vero. Quindi scrollò le spalle e si concesse un giro dell'anello centrale: non era atteso presso il capitano della stazione prima delle 18:00, ed era importante comprendere immediatamente se sulla passeggiata servissero il tè, e di quale qualità. Scoprì rapidamente che sì, lo servivano, ma che la qualità e la varietà erano migliorabili; in compenso, gli venne servito anche un delizioso dolcetto di biscotto, caramello e cioccolato (palesemente un millionaire shortbread) pubblicizzato sul menu con l'altisonante nome "Trionfo del Volo delle Renne". Si prese qualche minuto per rilassarsi e osservare la zona. Non aveva immaginato un'atmosfera del genere. Credeva che il suo arrivo sarebbe stato più... triste? Professionale? Si scoprì invece di ottimo umore, e pronto ad assumere l'incarico: presto avrebbe dovuto badare alla sicurezza di tutti i presenti, partendo per certo da quella del personale che stava metodicamente passando in rassegna i festoni e gli addobbi, operando con zelo ma anche con disordinata frenesia, cercando chissà cosa con un tricorder. <br />
<br />
La sua osservazione venne interrotta dal vicino chiacchierare a voce alta di una donna dai tratti Klingon, che stava illustrando a un collega biondo le virtù della birra come supplemento nutritivo. Gradi da Tenente Comandante, capelli rossi, voce decisa con accento irlandese, atteggiamento espansivo. Edward sorrise, lieto di aver letto con attenzione i ruolini di bordo e di aver trovato immediatamente una delle persone alle quali desiderava presentarsi. "Comandante Keane, giusto? Scusi se la disturbo, mi permetta di presentarmi. Sono il Tenente Whitmore, Edward Whitmore, il sostituto del Comandante Riccardi come Capo della Sicurezza."<br />
<br />
La Responsabile Operazioni si interruppe a metà discorso per voltarsi e scrutarlo, sul viso un sorriso sorpreso. "...Whitmore? Ah, è lei! Piacere! Ho saputo della sostituzione... cosa è successo al Comandante?" <br />
<br />
Edward sorrise, allargando le braccia. "Questioni della Sicurezza... pare una missione operativa urgente presso una task force, probabilmente legata a sue competenze specifiche. La sto disturbando?" chiese garbatamente, osservando sia lei che il collega.<br />
<br />
"No, affatto! Eravamo in una breve pausa... venga, si accomodi." rispose il Comandante, stringendogli la mano e indicando la sedia accanto alla sua. "Lui è il Guardiamarina Dorman, sezione Ingegneria. E' terrestre, come lei, e almeno per metà, come me." <br />
<br />
Edward annuì, stringendo la mano offertagli dal guardiamarina. "Ma, dall'accento che ho sentito, non certo irlandese come lei. Direi... origini polacche, da una famiglia per lo più vissuta in orbita?" <br />
<br />
Dornan scoppiò a ridere, annuendo. "Complimenti! Al primo colpo. E malgrado io non abbia un cognome tipico delle mie zone."<br />
<br />
"Solo fortuna." ribatté il tenente, con tono amabile, prima di riportare l'attenzione su Keane. "...ma mi dica: sono, uhm, così sentite le celebrazioni natalizie terrestri a bordo? Credevo che in contesti come questo le procedure sulle festività planetarie fossero più..." si interruppe, perché proprio dietro di loro due klingon passarono, ingiuriandosi fragorosamente mentre strattonavano la stessa sagoma di renna; riprese dopo qualche attimo, quando la renna si spezzò in due parti soddisfando apparentemente entrambi i contendenti. "...sobrie. Mi corregga se sono in errore, ma sono ragionevolmente certo che il capitano della stazione non sia nemmeno terrestre."<br />
<br />
Keane sospirò, aggrottandosi. "Ha! Non ne voglio sentire parlare ancora! Pare che... questo... sia una espressa volontà dell'Ammiragliato. Una cosa di interscambio culturale o simile, non ho davvero approfondito. Siamo in mezzo a questa follia da tre giorni ormai, e non se ne vede la fine... mi pare di capire che ne avremo per un altro paio di settimane." Si rasserenò ridacchiando e scuotendo la testa. "Ma ha anche i suoi lati positivi, per carità. C'è stata una cruenta battaglia a palle di neve stamattina, e ieri sera dei Ferengi raccoglievano fondi suonando un campanaccio e intonando carole su e giù per i ponti. "<br />
<br />
"Non oso immaginare il lavoro preparatorio della Sicurezza! Scansionare ogni singolo oggetto prima di consegnarlo alle squadre che lo hanno appeso deve aver preso..." strinse gli occhi, pensieroso "...davvero parecchio tempo, non c'è così tanto personale della Sicurezza a bordo. Come è stata organizzata la gestione del materiale?" <br />
<br />
"Be', è stato tolto dagli imballi e... insomma... appeso. Proveniva tutto da magazzini del Comando."<br />
<br />
Whitmore la guardò negli occhi, la sua espressione improvvisamente imperscrutabile. "Comprendo." aggiunse laconico, e prese lentamente un altro sorso di tè.<br />
<br />
<br />
 <br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Ufficio del Capitano Aymane<br />
19/12/2405 - Ore 18.05</b><br /><br />
Il Capitano Aymane era in piedi, e puntava il pad con i dati raccolti dal Tenente Edward Whitmore verso il suo petto, quasi fosse un'arma carica. Era solo moderatamente irritato, più per il complicarsi della situazione già spiacevole che per quanto gli aveva appena esposto il suo nuovo Capo Sicurezza.<br />
<br />
"Tenente Whitmore, davvero lei viene a rapporto per presentarsi, e la prima cosa che fa è criticare il mio comportamento e quello dei miei ufficiali?"<br />
<br />
"Non mi permetterei mai, signore."<br />
<br />
"Vuole allora avere la bontà di spiegarmi cosa voleva dire con il suo preambolo relativo agli addobbi natalizi, ai loro codici di carico e alla loro potenziale pericolosità?" disse scostandosi, e poggiando il pad sul tavolo.<br />
<br />
"Intendo solo dire, signore, che ci sono lacune nei registri di carico del materiale. Se dovessi azzardare una ipotesi, direi che i materiali natalizi sono stati caricati in tutta fretta, con procedure decisamente irrituali. La cosa in sé non è allarmante, ma là dove i registri hanno lacune diventa impossibile definire in modo preciso cosa è stato caricato inizialmente e cosa è effettivamente arrivato. Poniamo che in qualche modo un contrabbandiere d'armi sia venuto a sapere di una spedizione di materiale non tracciato, che ha dovuto viaggiare magari per differenti stive, con varie occasioni di manipolare il contenuto..."<br />
<br />
"Tenente... un contrabbandiere d'armi non si interessa di luci colorate e alberi natalizi. Se qualcuno avesse scaricato phaser o esplosivi, sarebbe stato visto."<br />
<br />
"Concordo. Ma se avesse voluto portare a bordo qualcosa di più piccolo? O più mimetico? O semplicemente un messaggio per qualcuno a bordo della star base?"<br />
<br />
"C'è qualcosa che le fa supporre che stia avvenendo qualcosa del genere?" <br />
<br />
"No, non ho alcun elemento per affermarlo. Tuttavia, a causa della procedura seguita, non posso nemmeno affermare il contrario."<br />
<br />
Aymane sospirò, pensieroso. "Apprezzo lo zelo, Whitmore, non creda che io sia un incosciente. E non desidero che lei inizi il suo incarico trascurando di indagare ciò che ritiene doveroso indagare: il suo ruolino indica chiaramente che sa il fatto suo. Tuttavia ho una situazione particolare a bordo, e il mio incarico prevede il cercare di creare un certo clima. Lei crede di poter approfondire la questione in modo discreto, e chiudere per quanto possibile le lacune apertesi nella sicurezza a causa della.. irritualità del carico?"<br />
<br />
"Si fidi di me, capitano. Le assicuro che non le farò trovare nessuna sorpresa sotto l'albero."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Alloggio del Tenente Whitmore<br />
19/12/2405 - Ore 20.12</b><br /><br />
Tutto quello che si poteva fare era stato fatto. Le richieste di chiarimenti alla logistica federale erano state inoltrate, e domani sarebbero iniziati a fioccare i primi rapporti in merito. Edward aveva già anche incontrato l'Ufficiale Tattico Durani e il personale di turno della Sicurezza. Aveva stretto mani, conversato, spiegato, indagato garbatamente. La sua quieta, sicura voce britannica e la sua competenza procedurale avevano largamente rassicurato tutti quanti in merito al fatto che anche senza il Comandante Riccardi la stazione avrebbe continuato a girare sul suo asse. C'erano alcune criticità in merito ai turni e alle procedure, ma nulla di preoccupante: anzi, sarebbero state sfide interessanti per le prossime settimane. <br />
<br />
Si stiracchiò, sentendosi improvvisamente stanco. Le emozioni erano state notevoli, e il suo nuovo alloggio gli sembrava un po'... freddo. Si alzò dalla sua scrivania e andò a una delle sue borse per estrarre da esse una raccolta di poesie di Coleridge. Stava per metterla su uno scaffale quando la porta dell'alloggio trillò. Edward, che non attendeva nessuno, con gesto elegante e abituale estrasse il phaser e lo nascose fra il libro e il corpo. "Avanti?" rispose garbatamente, e la porta si aprì.<br />
<br />
Sulla porta c'era un Andoriano con un'espressione annoiata e gradi da Tenente Comandante. Fra i suoi piedi c'era una bimbetta, a sua volta Andoriana, che reggeva una stella cometa di plastacciaio che rifulgeva ritmicamente di un ripetitivo schema di colori. <br />
<br />
La bimbetta tese la stella luccicante verso di lui. "Tu sei il nuovo Capo della Sicurezza. Sei arrivato oggi quindi non hai amici. Questa si chiama Stella. E' una mia amica, e adesso anche amica tua. Tieni, te la dò."<br />
<br />
Edward mise immediatamente via libro e phaser, facendo in modo che il secondo affondasse furtivamente nei cuscini del divano al suo fianco. "...buonasera! Grazie..." disse, alternando occhiate stupite e divertite fra lei e il Comandante, e inginocchiandosi per poterle parlare alla stessa altezza. "Io mi chiamo Edward. Sei molto gentile. Tu come ti chiami?"<br />
<br />
"Isaryel. Prendi Stella, che pesa." rispose la bambina, deponendo l'oggetto nelle sue mani con un sorriso compiaciuto.<br />
<br />
"Grazie, Isaryel, e grazie anche al Comandante Th'Tharek per averti accompagnato. E' un piacere conoscervi." disse, prendendo la stella con una mano, rialzandosi, e offrendo l'altra al Primo Ufficiale. <br />
<br />
Rerin la strinse. "Ha molto insistito per venire a portargliela, quando ha sentito per caso del suo arrivo. Ad ogni modo, è quantomeno corretto che anche lei sia partecipe di questa follia folkloristica."<br />
<br />
"Si figuri. Era da un po' che desideravo tornare... fra le stelle." rispose Edward, mentre la stella cometa illuminava ritmicamente la stanza con luci bizzarre e gioiose.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Luogo imprecisato <br />
19/12/2405 - Ore 23.15</b><br /><br />
La comunicazione si aprì con un crepitio secco, uno scoppiettare furioso che riecheggiò nel locale tecnico dei piloni inferiori riecheggiando l'umore di chi stava per parlare.<br />
<br />
=^=Avete trovato il pacco, vero?=^=<br />
<br />
L'interlocutore decise che tolto il dente, tolto il dolore, e rispose immediatamente con la cattiva notizia.<br />
<br />
"No. C'è una complicazione. Una complicazione rilevante che era mio dovere segnalare, e che ci impedisce di andare avanti senza il suo consenso."<br />
<br />
=^=Ho già detto che non mi interessa nulla delle complicazioni! Siete in grado di compiere la missione o no? Se fallite, conoscete le conseguenze!=^= Il volume della voce gracchiante aumentò, rivelando una collera e una frustrazione che il distorsore erano insufficienti a mascherare.<br />
<br />
"La prego, mi ascolti! Abbiamo identificato l'ubicazione del chip: è in una decorazione a forma di stella cometa. Ce ne sono solo cinque a bordo, e ne abbiamo già escluse due. Ne restano tre, e abbiamo provato a forzare i codici di accesso all'alloggio dove riteniamo ve ne sia presente una. Purtroppo il nostro codice non è stato sufficiente perché quell'alloggio è protetto con codici di sicurezza di livello superiore a quello dei normali ospiti. Abbiamo indagato, e abbiamo scoperto si tratta dell'alloggio del nuovo Capo della Sicurezza, arrivato oggi. Ovviamente non potevamo agire oltre, senza avvertirla."<br />
<br />
Il silenzio si protrasse per lunghi secondi. <br />
<br />
"...signore?"<br />
<br />
La voce emerse dal comunicatore lentamente, mortalmente fredda. <br />
<br />
=^= Avremo una spiacevole conversazione al suo ritorno. Era un incarico banale, da svolgere senza chiasso! Ad ogni modo... conoscete gli ordini, nulla è cambiato. Cercate le altre due stelle comete, e sperate che l'obiettivo sia dentro una di esse. Se invece occorrerà fare effrazione nell'alloggio del Capo Sicurezza... o indurlo a portare fuori da lì l'obiettivo, o sedurlo, o ricattarlo, o sparargli... fatelo! Tanto peggio per chi ci andrà di mezzo. Sbrigatevi! Chiudo.=^=</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Edward Whitmore</author>
            <pubDate>Tue, 17 Mar 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-03 Il mio regalo</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=3</link>
            <description><![CDATA[Autore: Capitano Steje Aymane<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata<br />
20/12/2405 - Ore 09.17</b><br /><br />
Steje Aymane aveva sviluppato, nel corso di una lunga carriera a contatto con specie di ogni quadrante, una teoria personale sulla natura dei problemi: quasi sempre, il problema che ti uccide non è quello che stai fissando, ma quello che ti sta fissando da dietro mentre sei distratto dal primo.<br />
<br />
In quel momento, il problema che stava fissando era un Ferengi.<br />
<br />
Più precisamente, era Grul, commerciante di professione e opportunista per vocazione, che da tre giorni frequentava le aree pubbliche della base con una costanza che andava ben oltre il normale interesse per le festività terrestri. Lo stava osservando da un tavolo del piccolo bar della Passeggiata, con una tazza di raktajino caldo tra le mani e l'aria di chi non ha nulla di meglio da fare che guardare il vuoto. Era un'aria che coltivava con cura: aveva imparato da tempo che il modo migliore per capire cosa sta cercando qualcuno non è guardarlo direttamente, ma guardare cosa ignora. Tutto quello che i suoi occhi scavalcano senza fermarsi è irrilevante. Tutto quello su cui tornano, anche solo per un secondo, è quello che vuole.<br />
<br />
Il segreto, in fondo, non era osservare le persone. Era osservarle mentre credevano di non essere osservate: quello era il momento in cui smettevano di recitare e iniziavano ad esistere.<br />
<br />
Grul si muoveva in modo strano. Non stava comprando, non stava vendendo, non stava contrattando. Stava cercando. E non cercava con l'avidità scoperta dei lobi frementi di chi ha fiutato un affare: cercava con la tensione contenuta di chi sa esattamente cosa vuole e non riesce a trovarlo.<br />
<br />
Interessante.<br />
<br />
Steje girò lentamente il cucchiaino nel raktajino, osservando il Ferengi scandagliare con lo sguardo ogni addobbo appeso ai corrimano. Lo aveva già visto farlo ieri sera, e il giorno prima ancora. Tre volte nello stesso settore, con la stessa traiettoria, come un sensore di prossimità che ripetesse la stessa scansione senza mai ottenere un risultato soddisfacente.<br />
<br />
La sedia di fronte a lui raspò sul pavimento. Steje alzò gli occhi.<br />
<br />
Il Tenente Whitmore si accomodò con la tranquilla sicurezza di chi è abituato a sedersi in posti non suoi come se li avesse sempre posseduti. Aveva un PADD sotto il braccio e una tazza di tè in mano, e Steje notò immediatamente — non poté fare a meno di notarlo — che era arrivato dal lato cieco del suo campo visivo, quello che la colonna alla sua sinistra oscurava. Intenzionalmente o no, era comunque un dettaglio su cui riflettere.<br />
<br />
"Capitano. Spero di non disturbarla."<br />
<br />
"Stavo contando le volte che quel Ferengi laggiù passa davanti allo stesso festone," rispose Steje, senza smettere di guardare Grul. "È la quarta. Cosa mi porta qui, Tenente?"<br />
<br />
Whitmore poggiò il PADD sul tavolo e lo fece scivolare verso di lui con un gesto preciso. "I rapporti dalla logistica federale sono arrivati stamattina presto. Ho pensato che preferisse vederli in un contesto informale."<br />
<br />
Steje abbassò gli occhi sul display. Scorse le prime righe con la leggerezza di chi sfoglia un menu, poi si fermò. Le rilesse. Le rilesse ancora, stavolta senza la leggerezza.<br />
<br />
Posò il cucchiaino.<br />
<br />
"Questi registri hanno una lacuna di quattro ore nell'inventario del carico Logos IX. Quattro ore in cui il container C-7 risulta... non tracciato."<br />
<br />
"Esattamente," confermò Whitmore, con la voce piatta e misurata di chi ha già digerito la notizia e aspetta che l'altro faccia lo stesso. "Il container conteneva circa ottocento unità di decorazioni varie, tra cui ghirlande luminose, sfere di vetro e cinque stelle cometa in plastacciaio."<br />
<br />
Steje rialzò gli occhi lentamente. "Cinque stelle cometa."<br />
<br />
"Ne abbiamo inventariate tre ancora negli stock. Una è stata assegnata — come lei ricorderà — durante la distribuzione serale. L'ultima..." il Tenente si interruppe appena un secondo, il tempo necessario a bere un sorso di tè con una compostezza che Steje trovò vagamente irritante. "L'ultima si trova nel mio alloggio. Me l'ha portata il Comandante Th'Tharek, accompagnato dalla piccola Isaryel, la sera del mio arrivo."<br />
<br />
Steje rimase immobile per qualche istante.<br />
<br />
Era una sensazione che conosceva bene: il momento in cui i pezzi di un puzzle che stavi ignorando smettono di galleggiare separati e si incastrano con la violenza silenziosa di una sequenza di curvatura che si attiva. Non era panico. Era qualcosa di più freddo e più antico, un campanello d'allarme che suonava sotto la superficie del pensiero razionale.<br />
<br />
*Rerin ha portato una stella cometa al nuovo Capo della Sicurezza. Isaryel l'ha scelta dalle casse avanzate. Tra quelle casse c'era qualcosa che qualcuno sta cercando da tre giorni.*<br />
<br />
Sollevò lo sguardo verso Grul, che in quel momento stava fingendo di esaminare un festone a spirale con l'aria distratta di qualcuno che in realtà sta ascoltando tutto. La distanza era troppa per captare conversazioni, ma la postura del Ferengi aveva subito una variazione minima: le spalle leggermente più alte, i lobi orientati nella loro direzione.<br />
<br />
"Whitmore," disse Steje, con una calma che lui stesso riconobbe come quella particolare varietà di calma che precede le decisioni scomode. "Quante persone sanno che la stella cometa si trova nel suo alloggio?"<br />
<br />
"Nessuna, ufficialmente. Ma..." il Tenente inclinò leggermente la testa. "Ieri sera qualcuno ha tentato di forzare i codici del mio alloggio. I protocolli di sicurezza hanno resistito, ma la traccia c'è."<br />
<br />
Steje annuì lentamente, come se stesse approvando un rapporto meteorologico. Poi raccolse il PADD, lo ripose con gesto distratto accanto alla tazza, e incrociò le mani sul tavolo con l'espressione serena di un uomo che ha appena deciso di divertirsi.<br />
<br />
"Bene," disse. "Ecco cosa faremo. Lei tornerà al suo alloggio, prenderà la stella cometa e la porterà — in modo ben visibile, mi raccomando — attraverso la Passeggiata fino al mio ufficio. Cammini piano. Si fermi qualche secondo al banco del bar. Se qualcuno volesse seguirla, vorrei dargli tutto il tempo necessario per farlo."<br />
<br />
Whitmore lo guardò con un'espressione che non era esattamente sorpresa, ma che conteneva la sottile ricalibrazione di chi ha appena compreso che il Capitano della stazione è un tipo più interessante di quanto i ruolini di bordo suggerissero. "Sta usando la stella come esca."<br />
<br />
"Sto usando la stella come esca," confermò Steje allegramente. "Nel frattempo, io resterò qui ancora qualche minuto, a finire il mio raktajino e ad ammirare con grande interesse il repertorio decorativo di questo Ferengi che, se ho ragione, tra trenta secondi cambierà posizione per non perdere di vista la direzione in cui lei se ne andrà."<br />
<br />
Si fermò, le labbra che si curvavano appena. "Se ho torto, ovviamente, avrò solo trascinato il mio nuovo Capo della Sicurezza in una passeggiata mattutina inutile. Ma non ho torto."<br />
<br />
Whitmore si alzò, prese la tazza di tè e il PADD. Stava per congedarsi quando Steje aggiunse, con la stessa leggerezza con cui si commenta il tempo: "Ah, una cosa. Quella procedura irrituale che ha notato nei registri di carico... la segnali formalmente, in modo ufficiale, con data e ora. Prima di questa conversazione, intendo."<br />
<br />
Il Tenente si fermò. "Verrebbe retrodatata."<br />
<br />
"Esattamente." Steje girò di nuovo il cucchiaino nel raktajino ormai freddo. "Voglio che chiunque abbia messo qualcosa in quel carico sappia che abbiamo aperto un'indagine. Voglio che si senta braccato. Le persone che si sentono braccate commettono errori." Alzò gli occhi con un sorriso che era quasi affettuoso. "Ed io adoro gli errori altrui, Tenente. È il regalo di Natale che preferisco."<br />
<br />
Whitmore annuì una volta sola, con la brevità militare di chi ha capito, e si allontanò verso il turbolift.<br />
<br />
Steje tornò a osservare Grul.<br />
<br />
Ventidue secondi. Il Ferengi girò lentamente la testa nella direzione in cui Whitmore si stava dirigendo.<br />
<br />
*Ventisette, in realtà. Mi sono sbagliato di tre secondi.*<br />
<br />
Era comunque un buon inizio di giornata.<br />
<br />
<br />
 <br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Ufficio del Capitano Aymane<br />
20/12/2405 - Ore 10.44</b><br /><br />
La stella cometa era sul tavolo dell'ufficio, appoggiata accanto a tre PADD e a una tazza di tè che Whitmore aveva portato da sé — inglese, con latte, Steje aveva già apprezzato il dettaglio — e pulsava con i suoi cicli di luce rossa, verde e argento con una placida indifferenza alle implicazioni della propria presenza in quel luogo.<br />
<br />
Steje la stava fissando da venti minuti.<br />
<br />
Non stava cercando nulla di visibile: non era il tipo di problema che si risolveva con uno scanner o con un esame visivo. Stava cercando la logica dell'oggetto. Cosa conteneva, secondo le persone che lo cercavano, che valesse il rischio di introdurlo clandestinamente in una starbase della Federazione attraverso un wormhole sorvegliato? E perché nasconderlo in una decorazione natalizia?<br />
<br />
*Perché è piccolo,* pensò. *Abbastanza piccolo da non alterare la massa del carico. Abbastanza anonimo da passare inosservato tra centinaia di oggetti identici. E abbastanza luminoso da distrarre l'attenzione da sé stesso.*<br />
<br />
Esattamente come un certo tipo di persone che conosceva.<br />
<br />
"Ha idea di cosa stiamo cercando?" chiese, senza alzare lo sguardo dalla stella.<br />
<br />
Whitmore, seduto dall'altro lato del tavolo con la sua encomiabile compostezza britannica, scosse appena la testa. "Qualcosa di piccolo. La descrizione fatta all'inizio della catena di comunicazioni intercettata..."<br />
<br />
Steje alzò gli occhi di scatto. "Intercettata?"<br />
<br />
"Ho chiesto al personale di monitoraggio di segnalarmi eventuali comunicazioni con distorsore di frequenza nelle ultime quarantotto ore. Ne sono state rilevate tre, tutte brevi, tutte dai piloni inferiori. Non sono riuscito a risalire all'identità del mittente, ma il contenuto parziale suggerisce che stiano cercando qualcosa delle dimensioni di un chip isolineare."<br />
<br />
Steje rimase in silenzio per un momento. Poi si alzò, prese la stella cometa con entrambe le mani e la esaminò lentamente, ruotandola nella luce. Era bella, a modo suo: il plastacciaio captava i riflessi della stanza e li rimandava indietro moltiplicati, come se contenesse più luce di quanta ne ricevesse.<br />
<br />
*Un chip isolineare. Dati, allora. Non un'arma, non un esplosivo. Informazioni.*<br />
<br />
"Sa cosa mi preoccupa di più?" disse Steje, posando di nuovo la stella sul tavolo con delicatezza. "Non è quello che c'è dentro. È quello che qualcuno era disposto a fare pur di prenderlo. Forzare l'alloggio del Capo della Sicurezza il primo giorno del suo incarico non è la mossa di un improvvisatore nervoso. È la mossa di qualcuno che ha una scadenza."<br />
<br />
Si avvicinò alla vetrata che dava sul Quadrante Gamma, le mani dietro la schiena. Fuori, il buio era costellato di luci fisse e lontane, indistinguibili, a questa distanza, dagli ornamenti luminosi che coprivano l'esterno della base.<br />
<br />
"Whitmore, le faccio una proposta." Si voltò, con l'espressione di uno che ha già deciso ma per correttezza finge ancora di stare valutando. "Lei ha trovato il problema. Ha già avviato l'indagine con una competenza che, devo ammetterlo, mi ha fatto rimpiangere brevemente di non aver richiesto il suo trasferimento prima. Ora le chiedo di gestirla, ma senza protocolli ufficiali per il momento. Niente rapporti formali alla sezione investigativa, niente allerta di sicurezza pubblica."<br />
<br />
Il Tenente aprì la bocca. Steje lo precedette.<br />
<br />
"Lo so. È irrituale. Ma se attiviamo i protocolli standard, chiunque stia aspettando quel chip saprà che lo abbiamo trovato e sparirà nella base prima che possiamo identificarlo. Voglio che continui a cercarlo." Indicò la stella sul tavolo. "Voglio che pensi che sia ancora nascosto. E voglio capire chi lo sta cercando prima di chiudergli la porta in faccia."<br />
<br />
Whitmore lo guardò con quella stessa ricalibrazione silenziosa di prima. "Sta chiedendo di usare il chip come esca. Anche questa volta."<br />
<br />
"È un Natale ricco di esche," ammise Steje con un sorriso. "È il caso di approfittarne finché durano le decorazioni."<br />
<br />
Il Tenente considerò per qualche secondo, poi annuì con la sobrietà di chi ha già valutato ogni obiezione e le ha trovate superabili. "Capito. Tuttavia, Capitano, devo segnalarle una variabile che complica il quadro."<br />
<br />
"Mi dica."<br />
<br />
"La stella cometa è uscita dall'alloggio mio stamattina, visibilmente, davanti a chiunque fosse nella Passeggiata. Chiunque la stesse monitorando sa già che si trova qui." Una pausa. "Il che significa che potremmo avere visite nell'ufficio del Capitano in tempi relativamente brevi."<br />
<br />
Steje si voltò di nuovo verso la vetrata e osservò per un momento il riflesso della stella sul vetro scuro, piccola e incandescente come una cosa viva.<br />
<br />
"Lo so," disse, con la contentezza tranquilla di chi ha sistemato i pezzi dove voleva. "È per questo che la porta del mio ufficio resterà stranamente sbloccata per il resto della mattinata. Un'anomalia tecnica, dirà il registro. Capita, con tutti i sovraccarichi dei replicatori."<br />
<br />
Si voltò verso Whitmore con un'espressione che era, a tutti gli effetti, un invito.<br />
<br />
"Si sistemi comodo, Tenente. E finisca il tè. Potrebbe volerci un po'."<br />
<br />
 <br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata<br />
20/12/2405 - Ore 19.30<>/p<br />
Il problema con i regali di massa, aveva concluso Steje nel corso delle ultime ore, non era procurarseli. Era trovarsi il tempo di consegnarli di persona, uno per uno, nello stesso giorno in cui aveva lasciato la porta dell'ufficio volutamente aperta e stava aspettando che qualcuno commettesse l'errore di entrarci.<br />
<br />
Era una scelta rischiosa, lo sapeva. Ma Steje aveva imparato da tempo che le giornate in cui succedono troppe cose contemporaneamente sono quelle in cui le persone rivelano chi sono davvero. E lui aveva bisogno di vedere chi erano tutti quanti, quella sera.<br />
<br />
I replicatori avevano lavorato per qualche ora producendo sfere di vetro trasparente, perfettamente vuote, perfettamente identiche. Nessuno le aveva trovate particolarmente impressionanti durante il confezionamento. L'addetto alla logistica aveva chiesto due volte se fosse sicuro del modello, convinto ci fosse un errore nelle specifiche. Steje aveva risposto di sì entrambe le volte con la pazienza di chi sa già come va a finire.<br />
<br />
Le aveva fatte confezionare in scatole semplici, senza nastri né decorazioni. Anche questo aveva generato perplessità. Anche questo era intenzionale.<br />
<br />
Con la Passeggiata che splendeva di ogni luce possibile e la base che per una volta sembrava essersi dimenticata di trovarsi nel Quadrante Gamma, Steje aveva iniziato il suo giro.<br />
<br />
Non c'era un ordine prestabilito. Si muoveva per osservazione, intercettando le persone nei momenti in cui erano sole o quasi, mai in gruppo, mai in modo ufficiale. Una consegna alla volta, una frase alla volta, con la stessa leggerezza con cui si posa una carta sul tavolo sapendo già che è quella giusta. Aveva memorizzato la lista del personale e non, che aveva aiutato nell'addobbare la stazione... erano tanti, ma non così tanti da rendere la procedura di consegna del regalo impossibile.<br />
<br />
Durani fu la prima degli ufficiali superiori, per una questione di logica: era quella che aspettava il regalo con più scetticismo dichiarato, e Steje aveva imparato da tempo che lo scetticismo dichiarato è quasi sempre curiosità travestita. La trovò al cambio turno, nel corridoio adiacente alla sezione sicurezza, mentre firmava un rapporto sul PADD con la concentrazione di chi preferisce la burocrazia alle conversazioni.<br />
<br />
Steje le si avvicinò senza preamboli e le posò la scatola tra le mani. Era identica a quella che avrebbe consegnato a tutti gli altri quella sera: stesse dimensioni, stesso materiale, stesso peso. Dentro, una sfera di vetro trasparente, completamente vuota, che non rifletteva nulla di particolare e non conteneva nulla di visibile. Un oggetto che in mezzo alle centinaia di addobbi colorati della base sembrava quasi un errore, un pezzo difettoso dimenticato per sbaglio nelle casse.<br />
<br />
Ma il regalo non era la sfera.<br />
<br />
"Ho notato che durante l'allestimento ha sistemato personalmente le luci nel settore residenziale dei civili," disse, con la stessa voce con cui avrebbe comunicato un aggiornamento giornaliero. "Fuori turno, senza che nessuno la guardasse. Non era nei suoi ordini." Una pausa. "Non l'ho detto a nessuno."<br />
<br />
Il regalo era quella frase. La dimostrazione silenziosa che lui aveva visto qualcosa che lei non aveva mostrato a nessuno, un gesto di cura che una Klingon non avrebbe mai ammesso pubblicamente. La sfera era solo il contenitore: ciò che conteneva era la certezza di essere stati osservati nel momento in cui si credeva di essere invisibili.<br />
<br />
Durani abbassò gli occhi sulla scatola, poi li rialzò su di lui. Per un secondo la sua espressione fu quella di qualcuno che sta cercando la trappola e non riesce a trovarla.<br />
<br />
Non disse nulla. Aprì la scatola, guardò la sfera vuota, la richiuse. Poi riprese a firmare il rapporto come se niente fosse, ma Steje notò che la scatola non la posò a terra: la tenne sotto il braccio per tutto il tempo che rimase lì.<br />
<br />
Era già un risultato soddisfacente.<br />
<br />
T'Lani la trovò negli alloggi diplomatici, dove aveva trascorso la maggior parte dei tre giorni di allestimento con la dichiarata intenzione di non parteciparvi. Steje bussò, aspettò il tempo esatto che una vulcaniana avrebbe impiegato per decidere se aprire, e quando la porta si aprì si trovò davanti un'espressione di cortese neutralità che avrebbe scoraggiato chiunque non fosse abituato a leggerla.<br />
<br />
Le posò la scatola tra le mani senza preamboli.<br />
<br />
"Il secondo giorno dell'allestimento," disse Steje, "un bambino Bajoriano di circa sei anni si è perso nella biosfera andoriana. Era solo da almeno venti minuti quando lei lo ha trovato, lo ha accompagnato fino alla sezione residenziale e lo ha riconsegnato ai genitori." Si fermò un secondo. "Non ha segnalato l'episodio al registro di sicurezza. Non ha detto nulla a nessuno. Ha semplicemente ripreso la sua passeggiata come se niente fosse."<br />
<br />
T'Lani osservò la scatola con la stessa espressione con cui avrebbe osservato un campione di roccia vulcanica di scarso interesse geologico. "Non vedo la rilevanza dell'episodio," disse. "Il bambino era disorientato. Ricondurlo ai genitori era la risposta logicamente corretta alla situazione. Qualsiasi altra azione sarebbe stata inefficiente."<br />
<br />
"Esatto," confermò Steje, con un sorriso che non commentava nulla. "Buona serata, Ambasciatrice."<br />
<br />
Si allontanò prima che lei potesse aggiungere altro, lasciandola con la scatola tra le mani. Mentre percorreva il corridoio, pensò che la risposta di T'Lani era stata genuinamente vulcaniana: non stava mentendo, non si stava difendendo. Stava dicendo esattamente quello che pensava. Ed era proprio questo che confermava tutto. Aveva notato quel bambino perché stava guardando, e stava guardando perché le importava — anche se non avrebbe mai usato quella parola, in nessuna lingua della Federazione.<br />
<br />
Tara Keane rise, il che era esattamente quello che Steje si aspettava. Rise e disse che era la cosa più ridicola che avesse sentito in anni, e che assolutamente non era vero che il caos logistico la divertiva, e che lui era un uomo insopportabile. Steje aspettò pazientemente che finisse, poi disse: "Ha gestito tre giorni di caos totale con il sorriso di qualcuno che in realtà stava godendosi ogni minuto. Le operazioni perfette la annoiano, Comandante. Lo sa anche lei."<br />
<br />
Keane smise di ridere. Prese la sfera, la guardò controluce e disse "è vuota" con una voce che aveva perso tutta l'ironia. Steje non rispose e si allontanò prima che lei potesse aggiungere altro.<br />
<br />
Bly Dorien era in infermeria, come spesso la sera, con la scusa di aggiornare cartelle che non necessitavano di aggiornamenti urgenti. Steje le posò la scatola sul banco e disse: "Isaryel ti lancia le scarpe da tre anni. La maggior parte delle persone, dopo la prima settimana, avrebbe smesso di avvicinarsi. Tu no. Hai schivato una scarpina con i riflessi di un ufficiale tattico." Una pausa. "Ha trovato un avversario degno. E tu lo sai."<br />
<br />
La dottoressa non rise e non minimizzò. Si limitò a guardare la sfera per un lungo momento, poi disse sottovoce: "Spero che prima o poi capisca che non voglio portarle via nessuno." Steje annuì, e uscì senza aggiungere altro, perché alcune cose funzionano meglio nel silenzio.<br />
<br />
Rerin lo aspettava. Naturalmente lo aspettava: era Rerin, e le sue antenne avevano probabilmente tracciato il percorso di Steje attraverso la base con la precisione di un sistema di navigazione. Era appoggiato alla paratia del corridoio fuori dai suoi alloggi, con Isaryel già addormentata dentro e un'espressione che cercava di essere neutra e non ci riusciva del tutto.<br />
<br />
Steje gli consegnò la scatola e disse: "Hai passato tre giorni a lamentarti del Natale. Ma la prima cosa che hai fatto quando sono avanzate le decorazioni è stata portare tua figlia a scegliere un addobbo per un uomo che non conoscevi ancora." Si fermò un secondo, lasciando che la frase trovasse il suo posto. "Un uomo che odia davvero una festa non la usa per insegnare alla figlia come si accoglie uno sconosciuto."<br />
<br />
Rerin ascoltò senza interromperlo, le antenne ferme, il volto controllato. Poi guardò la sfera vuota per un tempo che sembrava eccessivo per esaminare un oggetto di vetro.<br />
<br />
"È vuota," disse infine, con voce piatta.<br />
<br />
"Sì," confermò Steje.<br />
<br />
"Cosa dovrebbe contenere?"<br />
<br />
"Quello che ci hai appena visto dentro." Si strinse nelle spalle con la noncuranza di chi ha già detto tutto quello che aveva da dire. "Buona notte, Numero Uno."<br />
<br />
Rerin non rispose. Ma quando Steje si voltò per andarsene, sentì alle sue spalle il suono inequivocabile di una porta che si apriva lentamente, come se il Primo Ufficiale fosse rimasto un momento sulla soglia prima di entrare.<br />
<br />
L'ultimo della lista era Whitmore.<br />
<br />
Lo trovò esattamente dove si aspettava di trovarlo: non nel suo ufficio, non nei corridoi ad alta visibilità dove un Capo della Sicurezza alle prime settimane di servizio avrebbe dovuto farsi vedere. Lo trovò seduto a un tavolo del bar della Passeggiata, nella stessa posizione in cui Steje stesso si era seduto quella mattina, con una tazza di tè e un libro aperto che non stava leggendo, gli occhi fissi su Grul che ancora, con una costanza che rasentava l'ammirevole, girovagava tra le decorazioni cercando qualcosa che non avrebbe trovato.<br />
<br />
Steje si sedette di fronte a lui senza essere invitato e posò la scatola sul tavolo. "Ha nascosto un phaser dietro un libro di Coleridge quando ha sentito bussare alla porta il primo giorno," disse. "Riflesso corretto. Ma ha aperto comunque, prima di sapere chi fosse." Una pausa. "Sa distinguere una minaccia da una curiosità. È una dote rara."<br />
<br />
Whitmore ascoltò senza cambiare espressione. Poi aprì la scatola, guardò la sfera, e la richiuse con la stessa precisione con cui aveva fatto tutto il resto da quando era arrivato.<br />
<br />
"È vuota," disse.<br />
<br />
"Tutti me lo fanno notare," rispose Steje, con una nota di stanca soddisfazione. "È il regalo più onesto che riesco a fare. Non pretende di essere qualcosa che non è."<br />
<br />
Whitmore considerò questo per un momento. Poi alzò gli occhi verso Grul, poi di nuovo verso Steje. "La porta dell'ufficio è ancora aperta?"<br />
<br />
"Da stamattina," confermò Steje. "E sono ragionevolmente certo che prima di mezzanotte qualcuno troverà il coraggio di entrarci." Si alzò, sistemò la sedia con cura e raccolse la sua tazza ormai vuota. "Domani mattina alle nove nel mio ufficio, Tenente. Porti il tè."<br />
<br />
Si allontanò verso il turbolift con le mani dietro la schiena, lasciando Whitmore con la sfera vuota tra le dita e Grul che, inconsapevole, continuava il suo giro instancabile tra le luci della sera.<br />
<br />
Quando tornò nel suo alloggio, trovò sul tavolo una sfera avanzata. Aveva contato male, o forse aveva dimenticato qualcuno, o forse no. La prese, la tenne in mano per un momento e cercò, quasi per abitudine professionale, di trovare la frase giusta. Quella cosa che lui avrebbe detto a se stesso, la cosa vera che nessuno aveva notato.<br />
<br />
Non gli venne nulla.<br />
<br />
La posò accanto alla stella cometa, che aveva trafugato dal suo ufficio. I due oggetti — una che pulsava di luce, l'altra perfettamente vuota — che si riflettevano a vicenda nel buio della stanza, sembravano attendere la frase che non arrivava. Forse era questo il punto: che l'unica persona che non riusciva a leggere, dopo tutti quegli anni, era ancora se stesso.<br />
<br />
Interessante, pensò, con una punta di ironia che non era del tutto priva di amarezza.</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Capitano Steje Aymane</author>
            <pubDate>Mon, 06 Apr 2026 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-04 Una trappola per Babbo Natale</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=4</link>
            <description><![CDATA[Autore: Ambasciatore Federale T'Lani <br /><br /><JUSTIFY><br /><b>Deep Space 16 - Alloggio dell'ambasciatrice T'Lani<br />
20/12/2405 - Ore 19:45</b><br /><br />
Il globo trasparente era ancora lì, sulla sua scrivania, dove lo aveva lasciato quando lo aveva tirato fuori dalla scatola che il capitano Aymane le aveva donato. La luce della lampada da scrittoio si rifrangeva sul vetro in mille piccoli arcobaleni di luce, tanto simili all'effetto che aveva la luce sul ghiaccio della biosfera andoriana.<br />
<br />
L'ambasciatrice T'Lani si chiese se il capitano Aymane avesse pensato a questo, quando le aveva donato... cosa? Un pensiero? Un ricordo? L'oggetto per una meditazione?<br />
<br />
Quando aveva visto il bambino, era raggomitolato in difesa, infreddolito, sotto una panchina scolpita nel ghiaccio che misteriosamente era sfuggita alla furia decoratrice dei volontari di quella assurda festività terrestre. Si era chinata, con la prudenza resa necessaria dalla consapevolezza dei suoi anni, per convincere il bambino di non essere un pericolo. Si era fatta dire il suo nome, Joren, e lo aveva riportato dai suoi genitori. La cosa più logica da fare.<br />
<br />
T'Lani si chiese come Aymane lo avesse saputo. O meglio, si corresse: perché avesse ritenuto il fatto non solo degno della propria attenzione, ma anche di essere immortalato in un ricordo fisico come quel globo di vetro trasparente.<br />
<br />
C'era stata una volta, tantissimi anni prima, quando sua figlia ancora piccola non era tornata da scuola. Era stato suo marito a ritrovarla e a riportarla a casa. Illesa, tranquilla, con i suoi grandi occhi neri a rimproverarla per l'ansia materna che aveva fatto trapelare dalle crepe della sua rigida educazione vulcaniana.<br />
<br />
Pensando a sua figlia, si lasciò sfuggire un lieve sospiro. Non si incontravano da quando lei era confinata su quella Base Stellare, sotto la protezione - ma anche la prigionia - degli scudi che impedivano ai suoi naniti Borg di replicarsi. Sua figlia non poteva lasciare il suo lavoro di xenobiologa abbastanza a lungo da venire a trovarla e così aveva potuto accogliere solo attraverso brevi chiamate via subspazio i due bambini che lei aveva avuto in quegli anni.<br />
<br />
Forse era quello il senso di quella sfera trasparente? Chiedersi se valeva la pena perdere di vista ciò che conta davvero per rinchiudersi dietro dei campi di forza. Se era così, rifletté T'Lani, il capitano Aymane aveva mostrato più sensibilità di quanta gliene avesse sempre attribuita. Anche questo poteva essere spunto per una meditazione.<br />
<br />
Ma non era questo il momento, si disse, prendendo la sfera e riponendola nella scatola in cui l'aveva ricevuta.<br />
<br />
Ora doveva lavorare.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 - Infermeria<br />
20/12/2405 - Ore 19:45</b><br /><br />
Il turno di Bly Dorien era quasi terminato per quel giorno. Quasi, pensò con un briciolo di impazienza. Si chiese se anche sulla Terra quella festività comportasse una serie di stravaganze come quelle che stava incontrando da qualche giorno.<br />
<br />
Stravaganze, come il regalo ricevuto dal capitano poche ore prima: una sfera di vetro, che conteneva solo un pensiero. Quello della piccola Isaryel e delle sue mirabolanti scarpine.<br />
<br />
O come il gruppo di tecnici che, per rilassarsi dopo la furia decoratrice degli ultimi giorni, avevano hackerato un replicatore per fargli produrre vin brulé, punch e biscotti al cioccolato, sbagliando però la ricetta e ritrovandosi con alcool etilico quasi puro al posto del punch.<br />
<br />
Gli effetti del doposbronza sarebbero stati epici.<br />
<br />
Avvertì l'avvicinarsi di una traccia mentale che conosceva bene.<br />
<br />
"Ciao Tara!" disse, senza alzare gli occhi dal portatile dove stava finendo di scrivere l'ultimo referto della giornata.<br />
<br />
"Credo che questo tizio abbia bisogno del tuo aiuto!" disse Tara Keane.<br />
<br />
Bly si girò. Tara stava sostenendo un grosso Klingon con una vasta ferita sulla fronte. Il Klingon era vestito di un rosso scuro e brandiva orgogliosamente un trofeo in ottone bagnato del suo sangue.<br />
<br />
"È mio! - proclamava - L'ho vinto onorevolmente!"<br />
<br />
Tara aiutò Bly a far stendere l'uomo su un lettino. La dottoressa azionò il diagnostico per controllare che non vi fossero altre ferite nascoste, quindi si allontanò qualche passo per prendere l'attrezzatura per suturare.<br />
<br />
"Che gli è successo? Intendo, sul serio..." sussurrò Bly a Tara.<br />
<br />
"Non gli piaceva il regalo che gli era toccato, così ne ha preteso uno destinato a un altro... e l'altro glielo ha dato in testa" rispose la donna.<br />
<br />
Bly sospirò: "E la giornata non è ancora finita. Ma che cosa diavolo è preso alla Flotta Stellare? Perché hanno organizzato questa... questa cosa senza senso?"<br />
<br />
"Me lo sto chiedendo anche io, da giorni. Le spiegazioni che il capitano ci ha dato non hanno senso. È come se la Flotta Stellare avesse voluto scatenare il caos su questa Base. Ma perché? Secondo te, il capitano lo sa? Sa qualcosa che non ci dice?"<br />
<br />
"Sono sicura di no - disse Bly - Ho sentito chiaramente in lui gli stessi dubbi che ho io su questa faccenda."<br />
<br />
Tara si morse il labbro: "C'è qualcosa che non quadra in questa faccenda. Non so che cosa... non ancora. Ma ne verrò a capo."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 - Ufficio della Sicurezza<br />
20/12/2405 - Ore 23:58</b><br /><br />
Era insolito per lui sbagliare i conti.<br />
<br />
Oggi lo aveva fatto, e per ben due volte. La prima, quando aveva fatto replicare quella sfera trasparente in più, che ora lo attendeva sulla scrivania del suo alloggio, a fianco di una stella cometa tanto brillante quanto misteriosa.<br />
<br />
La seconda era stata quando aveva detto a Whitmore che qualcuno sarebbe entrato nel suo alloggio prima di mezzanotte.<br />
<br />
Il capitano Aymane controllò l'ora della Base per l'ennesima volta. Stava per scoccare mezzanotte e il sensore del suo ufficio non aveva segnalato ancora nessun accesso, legale o meno. Il pensiero di essersi sbagliato riusciva a disturbarlo più del fatto che stesse aspettando l'incursione di un possibile nemico nel proprio studio.<br />
<br />
"Nessuna novità su Grul?" domandò.<br />
<br />
"Non risulta ancora uscito dal suo alloggio da quando si è ritirato dopo l'ora di cena. Ho messo due uomini a controllarlo, con discrezione. Certo, potrebbe farsi teletrasportare... ma ce ne accorgeremmo" rispose.<br />
<br />
Gli lanciò un'occhiata: "Può stendersi sul divanetto del mio ufficio, capitano. Io non l'ho ancora provato, ma sembra comodo. Posso continuare a sorvegliare i monitor da solo. La sveglierò, se succede qualcos..."<br />
<br />
Un trillo improvviso lo interruppe.<br />
<br />
"Troppo tardi per un sonnellino!" commentò Aymane. "A quanto pare, gli invitati alla festa finalmente sono arrivati!"<br />
<br />
Whitmore premette un pulsante sulla sua consolle. Il monitor centrale iniziò a mostrare lo studio del capitano, appena illuminato dalla piccola lampada da scrittoio che Aymane aveva lasciato appositamente accesa. Il corridoio, con la porta dell'ufficio in fondo, era inquadrato nel monitor a fianco.<br />
<br />
"Ma non c'è nessuno..." disse Whitmore, sconcertato.<br />
<br />
"Sì invece!" esclamò il capitano.<br />
<br />
La porta dell'ufficio si stava aprendo. La luce del corridoio penetrò nello studio, disegnando una lunga forma oscura sul pavimento.<br />
<br />
La porta si richiuse. La poltrona si mosse di fronte alla scrivania.<br />
<br />
"È dentro - mormorò Whitmore - Perché le olocamere non lo inquadrano?"<br />
<br />
"Penso che sia il caso di andarglielo a chiedere!" esclamò il capitano.<br />
<br />
"Chiudo la trappola" assentì il capo della sicurezza e premette il comando.<br />
<br />
La luce illuminò la stanza inquadrata dal monitor. Qualcosa - qualcuno - provò a correre verso la porta, per venire scagliato all'indietro dal campo di forze che adesso circondava lo studio da ogni lato.<br />
<br />
Whitmore balzò in piedi. Si affacciò alla porta della sala controllo della sicurezza, fece cenno a due dei suoi di seguirlo, poi si girò di nuovo verso il capitano:<br />
<br />
"Vado a vedere chi è rimasto nella rete."<br />
<br />
"Andiamo a vedere chi è rimasto nella rete" lo corresse Aymane, alzandosi. "Sono curioso anche io... perché scommetto che lì dentro non c'è Babbo Natale."<br />
<br />
"Non sapevo che lei conoscesse Babbo Natale."<br />
<br />
"Ho dovuto fare un corso accelerato di cultura terrestre, in questi ultimi tempi."<br />
<br />
Percorsero la strada quasi correndo. Il percorso era ingombro di luminarie e festoni. Le vetrine chiuse dei negozi e dei ristoranti della passeggiata rilucevano di addobbi colorati, che per contrasto delineavano angoli bui e anfratti nascosti, dai quali parevano spuntare creature fantastiche.<br />
<br />
"O nemici invisibili" mormorò tra sé il capitano, imboccando il corridoio che portava al suo ufficio.<br />
<br />
Attese che gli uomini della sicurezza estraessero i faser e li puntassero verso la porta, prima di comporre sulla tastiera il codice per l'apertura.<br />
<br />
L'uomo li stava aspettando, in ginocchio con le mani incrociate sopra la testa. Non mosse un muscolo mentre gli agenti lo circondavano. Indossava una tuta nera integrale, con un cappuccio che copriva anche gli occhi.<br />
<br />
Whitmore allungò una mano e sfilò il cappuccio, rivelando un viso scuro dalle sopracciglia folte. Aymane si fece sfuggire un fischio, fissando le orecchie affusolate del prigioniero.<br />
<br />
"Lo conosce, capitano?" domandò Whitmore.<br />
<br />
"Superficialmente" rispose lui. "Anche lui è su Deep Space 16 da poco. L'ho visto entrare nell'ambasciata vulcaniana."<br />
<br />
"Vuol dire che..."<br />
<br />
"Sì. Significa che dobbiamo parlare con la vecchia signora. L'ambasciatrice T'Lani, intendo. E la cosa non mi sorride per niente."</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Ambasciatore Federale T'Lani </author>
            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-05 Caccia al ladro</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=5</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Tara Keane<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>DS16 - Sezione Sicurezza<br />
21/12/2405 - ore 00.10</b><br /><br />
Il prigioniero era stato trasferito nella stanza interrogatori ed era guardato a vista da due uomini della Sicurezza, nel frattempo che Aymane e Whitmore controllavano le credenziali con cui il vulcaniano era arrivato sulla stazione spaziale. Dai documenti risultava chiamarsi Sirak, commerciante in pezzi di antiquariato, anche se la tuta dotata di tecnologia stealth che lo aveva reso invisibile alle telecamere piazzate nell'ufficio del Capitano, faceva intuire che la sua attività principale non fosse la vendita di manufatti antichi. Anche la postura e l'atteggiamento dell'indagato facevano sospettare che si nascondesse tutta un'altra storia dietro all'apparenza del tipico autocontrollo vulcaniano. <br />
"Andiamo a sentire cosa ha da dirci questo mercante." disse il Capitano al Capo della Sicurezza, facendogli cenno di precederlo.<br />
Sirak, seduto composto come solo i vulcaniani potevano stare, non mosse un muscolo all'ingresso dei due ufficiali, limitandosi ad osservarli.<br />
Whitmore si sedette con calma di fronte a lui, tenendo in bella mostra la stella cometa tanto ricercata,  mentre Aymane si posizionò in piedi alle spalle del suo ufficiale, in modo da poter vedere ogni cosa da un diverso punto d'osservazione, facendo cenno alle guardie di uscire.<br />
"Allora Signor Sirak, vuole dirci cosa c'è di tanto prezioso in quello che è nascosto in questa stella o preferisce che l'apriamo e lo scopriamo da soli?"<br />
Sirak non mosse un muscolo, limitandosi a guardare l'oggetto tra le mani del Capo della Sicurezza.<br />
"Se fossi in voi non toccherei nulla e se non volete passare guai vi converrebbe rilasciarmi."<br />
Era quasi impossibile leggere dal comportamento del vulcaniano quali fossero le sue intenzioni, ma al Capitano suonò un campanello d'allarme: quell'uomo non era chi diceva di essere e tutta la storia dei festeggiamenti per il Natale imposti dall'Ammiraglio Darion, cominciava a mostrarsi per quello che era in realtà, anche se ancora gli mancava qualche tassello. <br />
Tassello che l'ingresso di T'Lani a passo di carica, non tardò a rivelarsi.<br />
"Capitano, ci scusi, ma l'ambasciatrice ci ha ordinato di farla entrare!" disse l'esperta guardia che con aria affranta cercava di scusarsi col suo Capitano.<br />
"Non si preoccupi Thomas: so perfettamente che alla nostra Ambasciatrice non si può opporre un rifiuto. Vada tranquillo." poi rivolgendosi a T'Lani "Ambasciatrice, cosa posso fare per lei a quest'ora?"<br />
"Capitano, lo liberi subito!' disse perentoria l'Ambasciatrice, col tono di chi non ammetteva repliche.<br />
"Mi permette Ambasciatrice, non ho ancora avuto l'onore di presentarmi. Sono il Tenete Whitmore nuovo Capo della Sicurezza della stazione e mi dispiace, ma non posso liberare un individuo che si è intrufolato nell'ufficio del Capitano per rubare un'oggetto e che chiaramente non è quello che i suoi documenti dichiarano."<br />
T'Lani guardò meglio il terrestre che le aveva parlato con tanta sicurezza, senza il solito timore riverenziale che tutti provavano in sua presenza.<br />
Poi rivolgendosi ad Aymane disse "Mi congratulo per il suo nuovo acquisto Capitano." poi, dopo aver scambiato con Sirak un impercettibile cenno, che sarebbe sfuggito ai più, ma non ai due ufficiali, continuò "Mi permetta di spiegare la situazione."<br />
"Prego Ambasciatrice, si accomodi." rispose Aymane spostando la sedia di fianco a Whitmore per consentirle di sedersi agevolmente, e mettendosi a sua volta seduto sulla seggiola posta a capo tavola.<br />
"Avevo detto a Darion di coinvolgerla nella missione, ma quel testardo non ha voluto che qualcun'altro all'infuori di me fosse a conoscenza della vera natura di tutta questa messa in scena, e adesso l'avete messa a rischio con le vostre indagini. Sirak qui presente, e sul cui nome avevo messo un alert, per segnalarmi se qualcuno avesse indagato su di lui, è un'ufficiale dei servizi segreti infiltrato e il suo compito è smascherare una spia che si nasconde all'interno della Flotta e che sta vendendo informazioni tecnologiche e tattiche a un soggetto, di cui non abbiamo ancora scoperto la natura."<br />
"Sapete già chi è la spia?" chiese Aymane.<br />
"Abbiamo un paio di sospettati, mentre il mandante non siamo riusciti ancora a individuarlo, anche perché le informazioni trafugate sono sempre di genere diverse: dai dati tecnici di una nuova arma a informazioni private su persone di alto livello,  che non sembrano avere collegamenti tra loro. " disse Sirak che per la prima volta parlò.<br />
"E Grul cosa centra?" chiese Whitmore<br />
"Grul è quello che dovrebbe portarci a smascherare questo traffico: abbiamo scoperto che la spia lo utilizza per fare arrivare il materiale trafugato al compratore. Io mi sono unito a lui per arrivare al colpevole, ma è un ferengi molto furbo e molto attento. Ha capito quasi subito che lo stavate pedinando e per questo sono dovuto intervenire io per recuperare questo oggetto. " disse indicando la stella cometa.<br />
"Cosa contiene?" Chiese Aymane. <br />
"Dati verosimili sull'organizzazione del prossimo evento della Flotta, che si terrà sulla Terra nella giornata della festa che chiamano Capodanno, dove si riuniranno tutte le più alte cariche di vari pianeti per onorare gli ufficiali che più si sono distinti negli ultimi tempi."<br />
"Temete un attentato?" Disse Whitmore. <br />
"Si e la sua idea di coinvolgere tutta la stazione nell'allestimento del Natale, ha mandato l'operazione in fumo." Disse T'Lani il cui tono duro non faceva presagire niente di buono.<br />
"Non è detto Ambasciatrice,  nessuno oltre a noi e agli uomini della Sicurezza coinvolti è al corrente della cosa. Sirak potrebbe tranquillamente riprendere la sua missione senza che Grul se ne accorga, dato che  il ferengi è chiuso nel suo alloggio da dopo che ha cenato e nessuno ci ha visto portare Sirak in cella, tanto più che lo abbiamo trasferito qua col teletrasporto." Disse Aymane con la sua solita sicurezza. <br />
"E potrebbe avere anche il supporto mio e dei miei uomini per concludere l'operazione al meglio. " continuò Whitmore. <br />
T'Lani e l'ufficiale dei servizi segreti si guardarono un'istante in silenzio,  poi fu l'uomo a parlare. <br />
"D'accordo, ma nessuno altro dei suoi ufficiali dovrà essere messo al corrente, la segretezza è d'obbligo." Disse con il tono di chi non ammetteva repliche. <br />
<i>*Cosa molto facile da mantenere con un Primo Ufficiale telepate!*</i> pensò Aymane <i>*dovrò trovare il modo di evitarlo il più possibile"</i> e già pensava ai modi in cui lo avrebbe tenuto occupato e lontano dalla plancia di comando.</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Comandante Tara Keane</author>
            <pubDate>Thu, 28 May 2026 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-06 Interferenza</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=6</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Durani della Casata di Kanjis<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>Deep Space 16 Gamma<br />
Corridoio verso gli alloggi del Primo Ufficiale<br />
21/12/2405 - Ore 00.32</b><br /><br />
Il Capitano Aymane camminava a passo sostenuto, con Whitmore al suo fianco, scortato da due agenti della Sicurezza. Non era un corteo ufficiale, ma sembrava comunque una processione funebre.<br />
<br />
"Capitano," mormorò Whitmore, mantenendo il tono basso, "se davvero vuole evitare che il Comandante Th'Tharek percepisca qualcosa, dovremo trovare una scusa convincente per tenerlo lontano dalla plancia almeno fino a domani."<br />
<br />
Aymane sospirò. "Lo so. E conosco solo due cose che distraggono un Andoriano: una minaccia reale... o sua figlia."<br />
<br />
Whitmore lo guardò di lato. "Preferisce la minaccia o la bambina?"<br />
<br />
"La bambina è meno pericolosa. In teoria."<br />
<br />
Arrivarono davanti agli alloggi di Rerin. La porta era chiusa, ma una luce soffusa filtrava dalla fessura inferiore.<br />
Aymane si fermò, inspirò profondamente e premette il campanello.<br />
<br />
Dopo qualche secondo, la porta si aprì di pochi centimetri.<br />
Una piccola antenna azzurra spuntò nello spiraglio. "Papi dorme," annunciò una voce infantile, severa come un giudice klingon. "Se lo svegliate, si arrabbia."<br />
<br />
Aymane si schiarì la voce. "Isaryel, tesoro... è importante. Devo parlare con lui."<br />
<br />
La porta si aprì quel tanto che bastava a rivelare la bambina in pigiama, con una delle sue famigerate scarpine già in mano, pronta al lancio.<br />
<br />
"Se è per la festa," dichiarò con tono minaccioso, "papi ha detto che domani continua. Adesso dorme."<br />
<br />
Whitmore si irrigidì. "Capitano... consiglio tattico: arretrare."<br />
<br />
Aymane sollevò le mani in segno di resa. "Isaryel, non è per la festa. È per... un'emergenza."<br />
<br />
La bambina lo squadrò con sospetto. Poi, lentamente, abbassò la scarpetta.<br />
"Che tipo di emergenza?"<br />
<br />
"Una che riguarda... Babbo Natale."<br />
<br />
Whitmore lo guardò come se avesse perso il senno.<br />
Ma funzionò.<br />
<br />
Gli occhi di Isaryel si spalancarono. "Babbo Natale è in pericolo?!"<br />
<br />
"Diciamo che... potrebbe esserci qualcuno che vuole rubargli i regali."<br />
<br />
La bambina spalancò la porta con un gesto drammatico. "PAPI! È GRAVE!"<br />
<br />
Rerin comparve sulla soglia pochi secondi dopo, spettinato, con le antenne che oscillavano in tutte le direzioni come sensori in allarme.<br />
<br />
"Capitano?" borbottò, ancora mezzo addormentato. "È successo qualcosa alla base?"<br />
<br />
Aymane colse l'occasione. "Sì, Numero Uno. Abbiamo un problema di sicurezza legato alla festa. Ho bisogno che lei, da domattina presto, coordini personalmente il controllo degli accessi all'area dei regali e la gestione dei flussi dei civili. L'ambasciatore Dothrak ha espresso alcune preoccupazioni."<br />
<br />
Rerin lo fissò. "Controllo degli accessi. Dei regali."<br />
<br />
"Esatto. È una questione delicatissima. Richiede... competenza. E fermezza. E... telepatia."<br />
<br />
Whitmore tossì per nascondere una risata.<br />
<br />
Rerin sospirò, rassegnato. "Va bene. Mi preparo. Isaryel, torna a letto."<br />
<br />
"No!" protestò la bambina. "Io aiuto! Io difendo Babbo Natale!"<br />
<br />
Aymane si affrettò a intervenire. "E infatti... ho un compito speciale anche per te."<br />
<br />
Isaryel si immobilizzò, improvvisamente, serissima. "Quale?"<br />
<br />
"Dovrai... controllare che nessuno tocchi il sacco dei regali prima dell'arrivo di Babbo Natale.. È molto importante."<br />
<br />
La bambina annuì con gravità. "Missione accettata."<br />
<br />
Rerin si passò una mano sul volto. "Capitano... domani ne parliamo."<br />
<br />
"Certo, Numero Uno. Buon lavoro."<br />
<br />
La porta si chiuse.<br />
<br />
Whitmore inspirò lentamente. "Capitano... non so se sia stato geniale o folle."<br />
<br />
"Entrambi, Tenente. Entrambi."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Sala tattica della Sicurezza<br />
21/12/2405 - Ore 00.58</b><br /><br />
Sirak sedeva composto, le mani intrecciate sul tavolo.<br />
T'Lani era in piedi, immobile come una statua vulcaniana.<br />
Whitmore consultava un PADD.<br />
Aymane camminava avanti e indietro.<br />
<br />
"Dunque," iniziò il Capitano, "abbiamo una spia interna, un Ferengi che fa da corriere, un mandante ignoto e un evento ad alto rischio sul pianeta Terra."<br />
<br />
Sirak annuì. "Corretto."<br />
<br />
"E un chip isolineare nascosto in una decorazione natalizia," aggiunse Whitmore, "che ora è in nostro possesso."<br />
<br />
"E un Primo Ufficiale telepate che non deve sapere nulla," concluse Aymane. "Perfetto. Una situazione semplice."<br />
<br />
T'Lani sollevò un sopracciglio. "Capitano, il sarcasmo non è utile."<br />
<br />
"Mi aiuta a non urlare, Ambasciatrice."<br />
<br />
Whitmore posò il PADD. "Dobbiamo decidere il prossimo passo."<br />
<br />
Sirak incrociò le dita. "Grul non si fida di nessuno. Ma si fida dei crediti. E della disperazione altrui. Se crede che io abbia recuperato il chip... verrà da me."<br />
<br />
Aymane si fermò. "E come glielo facciamo credere?"<br />
<br />
Sirak lo guardò con calma vulcaniana. "Semplice. Mi liberate"<br />
<br />
Whitmore sollevò lo sguardo. "È un rischio."<br />
<br />
"È necessario," ribatté T'Lani. "E Sirak è addestrato per questo."<br />
<br />
Aymane sospirò. "Va bene. Ma non lo lascio andare in giro da solo."<br />
<br />
Sirak inclinò la testa. "Chi propone come mia... guardia?"<br />
<br />
Aymane sorrise. "Io"<br />
<br />
Sirak lo osservò per un lungo momento. "Molto bene. Ma dovrà seguire le mie istruzioni."<br />
<br />
"Finché non violano il regolamento della Flotta."<br />
<br />
"Vedremo."<br />
<br />
Aymane si massaggiò le tempie. "E io che pensavo che il Natale fosse la parte difficile."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma<br />
Settore Commerciale<br />
21/12/2405 - Ore 01.42</b><br /><br />
Il retrobottega scelto da Grul era illuminato da una singola lampada al plasma che tremolava a intervalli irregolari, come se anche lei fosse stanca di assistere alle transazioni del Ferengi. L'aria era satura dell'odore pungente di incenso cardassiano e di un indefinibile aroma di merce di dubbia provenienza.<br />
<br />
Sirak entrò senza fretta, chiudendo la porta alle sue spalle con un gesto misurato. <br />
<br />
Grul, seduto dietro un bancone ingombro di casse e pacchi, sollevò lo sguardo con un misto di sollievo e sospetto.<br />
<br />
"Tu..." mormorò, aggrottando la fronte. "Pensavo che..."  <br />
<br />
Si interruppe, rendendosi conto che qualunque ipotesi lo avrebbe potuto incriminare.<br />
<br />
Sirak inclinò appena il capo. "Sono qui. Questo dovrebbe bastare."<br />
<br />
Il Ferengi si leccò le labbra, nervoso. "E la... stella?"<br />
<br />
Sirak estrasse l'ornamento con un gesto lento, quasi rituale. La stella cometa scintillò alla luce tremolante, restituendo riflessi dorati sulle pareti metalliche. La posò sul bancone con una cura che non apparteneva a un semplice oggetto decorativo.<br />
<br />
Grul si sporse in avanti, gli occhi che brillavano di un'avidità quasi infantile. "Nessuno ti ha seguito, vero?"<br />
<br />
"Se qualcuno lo avesse fatto," rispose Sirak con calma, "non saremmo qui a parlarne."<br />
<br />
Il Ferengi annuì rapidamente, come se volesse convincere più sé stesso che l'altro. "Bene... bene. Allora possiamo procedere con.."<br />
<br />
Un rumore metallico, secco, proveniente dal soffitto, lo fece sussultare.  <br />
<br />
"Hai... hai portato qualcuno?" balbettò Grul, stringendo la stella cometa come se potesse proteggerlo.<br />
<br />
"No."<br />
<br />
La grata del condotto d'aerazione cedette con un tonfo sordo, precipitando sul pavimento. Una figura scura atterrò con sorprendente leggerezza, rimanendo accovacciata per un istante prima di sollevarsi lentamente.<br />
<br />
Non era un umano.  <br />
<br />
Non era nulla che Sirak avesse visto prima.<br />
<br />
La pelle aveva chiazze irregolari, come se fosse stata modellata più volte. Gli occhi, privi di qualsiasi emozione riconoscibile, si posarono direttamente sulla stella cometa.<br />
<br />
Grul emise un suono strozzato. "Io... io non l'ho mai visto!"<br />
<br />
Sirak non rispose.<br />
<br />
La creatura fece un passo avanti, silenzioso, misurato.  <br />
<br />
Non guardò Sirak, non guardò Grul: guardò solo l'ornamento.<br />
<br />
Sirak si mosse per istinto, afferrando Grul per il colletto e trascinandolo di lato, dietro una cassa di merce. Il Ferengi protestò con un gemito acuto, ma non ebbe il tempo di articolare una frase.<br />
<br />
La creatura si fermò davanti al bancone.  <br />
<br />
Allungò una mano dalla forma innaturale verso la stella cometa.<br />
<br />
Sirak tese i muscoli, pronto a intervenire, ma la creatura si immobilizzò improvvisamente.  <br />
<br />
La testa si voltò di lato, come se avesse percepito qualcosa.<br />
<br />
Un secondo dopo, la porta del retrobottega si aprì.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma<br />
Corridoio esterno al retrobottega di Grul<br />
21/12/2405 - Ore 01.45</b><br /><br />
Il Capitano Steje Aymane avanzava lungo la passeggiata con passo misurato, come se stesse semplicemente verificando la chiusura dei negozi dopo l'orario di servizio. Non c'era nulla nel suo atteggiamento che potesse suggerire un coinvolgimento in un'operazione clandestina.<br />
<br />
Eppure, ogni fibra del suo corpo era tesa ed il silenzio era diventato troppo pesante.<br />
<br />
Aymane si fermò davanti alla porta, esitando solo un istante, poi la aprì.<br />
<br />
La scena che gli si presentò davanti lo costrinse a irrigidirsi.<br />
<br />
Sirak era accovacciato dietro una cassa, con Grul rannicchiato accanto a lui come un cucciolo terrorizzato.  <br />
<br />
Davanti al bancone, una figura sconosciuta, alta, innaturale, immobile, stava osservando la stella cometa come se fosse l'unica cosa esistente nell'universo.<br />
<br />
La creatura si voltò lentamente verso il Capitano.<br />
<br />
Gli occhi, privi di qualsiasi emozione riconoscibile, si posarono su di lui.<br />
<br />
Aymane non parlò, non si mosse e non estrasse un'arma: non era prudenza, semplice stupore all'ennesima potenza.<br />
<br />
La creatura inclinò la testa, come se stesse valutando qualcosa, poi pronunciò una singola parola, con una voce che sembrava provenire da un punto troppo profondo per appartenere a un essere vivente.<br />
<br />
"Consegna."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma<br />
Settore Commerciale, retrobottega di Grul <br />
21/12/2405 - Ore 01.46</b><br /><br />
Per un istante, il tempo sembrò rallentare.<br />
<br />
Il Capitano Aymane rimase immobile sulla soglia, come se la sua mente stesse cercando di classificare la creatura che aveva davanti. Non era un Jem'Hadar, eppure ne ricordava vagamente la postura. Non era un clone del Dominio, eppure emanava la stessa inquietante assenza di emozioni. Non c'era nulla che potesse essere archiviato in una categoria nota.<br />
<br />
E questo, per un ufficiale della Flotta, era sempre il primo campanello d'allarme.<br />
<br />
La creatura inclinò la testa, come se stesse analizzando la presenza del Capitano. La voce che ne uscì era un suono basso, modulato, quasi sintetico.<br />
<br />
"Consegna."<br />
<br />
Aymane inspirò lentamente, mantenendo un tono calmo che non sentiva affatto.<br />
<br />
"Mi spiace, temo che lei abbia sbagliato destinatario."<br />
<br />
La creatura non reagì: non sembrava interessata a lui, a Grul, a Sirak. Solo alla stella cometa.<br />
<br />
Sirak si alzò con cautela, mantenendo Grul dietro di sé come se fosse un prezioso, e rumoroso, bagaglio da proteggere. "Capitano," disse a bassa voce, "non è qui per noi."<br />
<br />
"Ne avevo il sospetto," mormorò Aymane, senza distogliere lo sguardo dalla creatura.<br />
<br />
Grul, che fino a quel momento aveva tremato in silenzio, trovò improvvisamente la forza di parlare. "Io... io non ho ordinato questo! Non è parte dell'accordo! Io non"<br />
<br />
"Grul," lo interruppe Sirak con un tono che non ammetteva repliche, "respira."<br />
<br />
La creatura fece un passo avanti: un passo lento, misurato, privo di qualsiasi esitazione.<br />
<br />
Aymane sollevò una mano, come se stesse cercando di fermare un ambasciatore particolarmente testardo. "Fermo lì. Non so chi lei sia, né cosa stia cercando, ma.."<br />
<br />
La creatura parlò di nuovo, con la stessa voce innaturale.<br />
<br />
"Consegna. Ora."<br />
<br />
Sirak si voltò verso il Capitano. "Non credo che sia in grado di comprendere un rifiuto."<br />
<br />
"Molti diplomatici non lo sono," ribatté Aymane, "ma non per questo li lascio prendere ciò che vogliono."<br />
<br />
La creatura si mosse: non era un attacco, ma semplicemente avanzò, come se nulla potesse ostacolarla.<br />
<br />
Sirak fece un mezzo passo avanti, pronto a intervenire, ma Aymane sollevò una mano per fermarlo.<br />
<br />
"No. Se reagiamo, peggioriamo la situazione."<br />
<br />
"Capitano, con tutto il rispetto," sussurrò Sirak, "questa cosa non sta cercando di negoziare."<br />
<br />
"Lo so."<br />
<br />
Aymane parlò con un tono che non usava spesso: quello del comandante che sta per prendere una decisione che non gli piace, ma che è necessaria.<br />
<br />
"Sirak. Preparati."<br />
<br />
"A cosa?"<br />
<br />
"A fare esattamente il contrario di ciò che sembra logico."<br />
<br />
Sirak lo fissò per un istante, poi annuì. "Capito."<br />
<br />
In quell'istante, Aymane fece la cosa più illogica, più rischiosa e più coerente con la sua carriera di ufficiale della Flotta.<br />
<br />
Afferrò l'ornamento con entrambe le mani e lo sollevò, sottraendolo alla creatura con un gesto rapido e sorprendentemente elegante vista la situazione.<br />
<br />
La creatura si immobilizzò e gli occhi si accesero di una luce innaturale.<br />
<br />
Sirak trattenne il fiato.  <br />
<br />
Grul emise un suono che ricordava vagamente un fischio di un compressore difettoso.<br />
<br />
Aymane sorrise con un ghigno sottile, diplomatico, quasi provocatorio.<br />
<br />
"Se vuole questo," disse, "dovrà seguirmi."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma<br />
Settore Commerciale, retrobottega di Grul  <br />
21/12/2405 - Ore 01.53</b><br /><br />
Per un istante, nessuno si mosse.<br />
<br />
La creatura rimase immobile, la testa leggermente inclinata, come se stesse analizzando il gesto del Capitano. Aymane teneva la stella cometa con entrambe le mani, sollevata all'altezza del petto, come un diplomatico che espone un oggetto rituale a un ambasciatore particolarmente suscettibile.<br />
<br />
Sirak, accovacciato accanto a Grul, osservava la scena con un'attenzione chirurgica. Non era chiaro se stesse valutando la creatura, il Capitano o la via di fuga più vicina.<br />
<br />
La voce dell'essere risuonò di nuovo, identica alla precedente, come se fosse stata registrata e riprodotta da un dispositivo privo di emozioni.<br />
<br />
"Consegna."<br />
<br />
Aymane inspirò lentamente. "Sì, immaginavo che non avremmo potuto discutere di alternative."<br />
<br />
Fece un passo indietro.<br />
<br />
La creatura lo seguì con lo sguardo.  <br />
<br />
Sirak si sollevò con cautela. "Capitano... se intende attirarlo fuori da qui, suggerirei di farlo prima che Grul decida di svenire."<br />
<br />
"Io non svengo!" protestò il Ferengi, con un tono che tradiva il contrario. "Io... sto solo valutando la situazione!"<br />
<br />
"Fallo in silenzio," ribatté Sirak.<br />
<br />
Aymane fece un secondo passo indietro.  <br />
<br />
La creatura avanzò di un passo, non era un movimento aggressivo, quanto più inevitabile per mantenere la distanza dalla cometa.<br />
<br />
"Bene," mormorò il Capitano, "se vuole la consegna, la seguirà."<br />
<br />
Si voltò verso la porta, mantenendo la stella ben visibile. "Sirak, con me."<br />
<br />
Sirak annuì senza esitazione. "Grul, resta qui."<br />
<br />
"Resto qui?!" Il Ferengi sembrava sul punto di esplodere. "E se torna? E se mi prende? E se.."<br />
<br />
"Grul," lo interruppe Sirak con un tono sorprendentemente gentile, "se vuole la stella, seguirà noi. Non te."<br />
<br />
Il Ferengi si immobilizzò, riflettendo su quella logica elementare. "Ah. Giusto. Sì. Perfetto. Io... resto qui."<br />
<br />
Aymane uscì sulla passeggiata e la creatura lo seguì a sua volta, senza mostrare alcuna fretta.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma<br />
Settore Commerciale  <br />
21/12/2405 - Ore 01.59</b><br /><br />
La passeggiata era deserta, illuminata solo dalle luci notturne che conferivano alla base un'atmosfera irreale. Aymane camminava a passo costante, senza accelerare, senza voltarsi, come se stesse guidando un ospite particolarmente taciturno verso una sala conferenze.<br />
<br />
Sirak, al suo fianco, parlò a bassa voce. "Capitano, se posso permettermi, credo che questa sia una delle idee più rischiose che lei abbia mai avuto."<br />
<br />
"Lo so."<br />
<br />
"E non ha un piano, vero?"<br />
<br />
"Sto improvvisando."<br />
<br />
Sirak sospirò. "Temevo lo dicesse."<br />
<br />
La creatura avanzava dietro di loro, mantenendo sempre la stessa distanza. Non sembrava interessata a ridurla. Non sembrava interessata a superarli. Li seguiva e basta.<br />
<br />
"Capitano," disse Sirak dopo qualche metro, "se vuole attirarlo in un luogo isolato, suggerirei di evitare i ponti principali. Se qualcuno lo vede, avremo più domande che risposte."<br />
<br />
"Sto andando esattamente dove non dovrebbe andare nessuno a quest'ora."<br />
<br />
Sirak sollevò un sopracciglio. "La sala ricreativa?"<br />
<br />
"Peggio."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma<br />
Settore Tecnico 7 - Accesso ai condotti di manutenzione  <br />
21/12/2405 - Ore 02.02</b><br /><br />
Aymane si fermò davanti a un pannello di accesso ai condotti: un luogo che nessun civile avrebbe motivo di frequentare e che nessun ufficiale avrebbe motivo di visitare senza un ordine scritto.<br />
<br />
Sirak lo guardò. "Vuole davvero entrare lì dentro?"<br />
<br />
"No."<br />
<br />
"Allora perché siamo qui?"<br />
<br />
Aymane posò la stella cometa sul pannello, con un gesto lento, quasi cerimoniale.<br />
<br />
La creatura si fermò e gli occhi si accesero di una luce più intensa.<br />
<br />
Sirak trattenne il fiato. "Capitano..."<br />
<br />
Aymane parlò con voce calma. "Se vuole questo, dovrà venire a prenderlo."<br />
<br />
La creatura fece un passo avanti, Aymane un passo indietro e Sirak si posizionò di lato, pronto a intervenire.<br />
<br />
La creatura sollevò una mano e, in quell'istante, il pannello alle sue spalle si aprì con un sibilo.<br />
<br />
Una figura uscì dal condotto, colpendo la creatura con una forza sorprendente.<br />
<br />
La creatura vacillò<br />
<br />
Aymane sgranò gli occhi. "Chi??"<br />
<br />
La figura si voltò: era Tara Keane con un'espressione oscillante tra il panico e la determinazione.<br />
<br />
"Capitano!" disse, ansimando. "Mi spiace! Io.."<br />
<br />
<br />
<br />
</b><br />Deep Space 16 Gamma<br />
Settore Tecnico 7  <br />
21/12/2405 - Ore 02.03</b><br /><br />
Per un istante, nessuno sembrò comprendere davvero ciò che era appena accaduto.<br />
<br />
La creatura, colpita di lato dall'improvvisa irruzione di Tara Keane, si era sbilanciata di qualche centimetro, un movimento minimo, quasi impercettibile, ma sufficiente a rivelare che non era affatto un automa. Aveva un equilibrio, un centro di gravità, una struttura fisica che rispondeva agli stimoli esterni.<br />
<br />
Eppure, non emise alcun suono, non mostrò alcuna reazione emotiva e non manifestò alcun segno di dolore.<br />
<br />
"Capitano, io... non sapevo che ci fosse qualcuno qui." esclamò Tara<br />
<br />
"Keane," la interruppe il Capitano con un tono calmo, ma fermo, "non è il momento."<br />
<br />
La creatura ruotò lentamente la testa verso di lei e gli occhi si illuminarono di una tonalità più intensa, come se avesse improvvisamente identificato una nuova variabile nella situazione.<br />
<br />
Sirak fece un mezzo passo avanti, istintivo, quasi impercettibile. "Capitano... credo che la sua attenzione si stia spostando."<br />
<br />
"Lo vedo."<br />
<br />
Tara deglutì. "Capitano, io... posso tornare nel condotto, se serve. O posso.."<br />
<br />
"Keane," ripeté Aymane, "allontanati."<br />
<br />
La Klingon rimase immobile per un secondo, come se il suo cervello stesse cercando di conciliare l'ordine con la realtà che aveva davanti. Poi annuì bruscamente, si rialzò e fece per voltarsi.<br />
<br />
Fu in quel momento che la creatura si mosse: fece un passo, un singolo passo verso la capo operazioni, ma fu sufficiente a far capire a tutti che non avrebbe lasciato andare la sua nuova variabile.<br />
<br />
Tara si immobilizzò. "Capitano...?"<br />
<br />
Aymane sollevò la stella cometa, come un comandante che tentava di distrarre un predatore con un oggetto brillante. "Ehi. Sono qui."<br />
<br />
La creatura non reagì.<br />
<br />
Sirak inspirò lentamente. "Capitano, temo che la priorità dell'entità sia cambiata."<br />
<br />
"Lo so."<br />
<br />
"E non credo che sia una buona notizia."<br />
<br />
"Lo so anche questo."<br />
<br />
La creatura fece un secondo passo verso Tara.<br />
<br />
Aymane parlò con un tono che non usava spesso, quello che riservava alle situazioni in cui la diplomazia era un filo sottilissimo tra la vita e la morte.<br />
<br />
"Keane. Non correre. Non muoverti. Respira."<br />
<br />
Tara annuì, rigida come una statua.<br />
<br />
La creatura si fermò a meno di un metro da lei: la osservò non come un essere vivente osserva un altro essere vivente, piuttosto come un sensore analizza un'anomalia.<br />
<br />
Sirak si avvicinò di mezzo passo, mantenendo le mani visibili. "Capitano... se posso permettermi, questa entità sta reagendo a un parametro che non conosciamo. Potrebbe essere un segnale biologico. O un'emissione involontaria. O.."<br />
<br />
"O potrebbe essere semplicemente curiosa," concluse Aymane.<br />
<br />
"La curiosità non è un tratto tipico dei Jem'Hadar."<br />
<br />
"E infatti non credo che questo sia un Jem'Hadar."<br />
<br />
La creatura sollevò una mano.<br />
<br />
Non verso Tara, non verso la stella, ma verso il condotto da cui Tara era uscita.<br />
<br />
Sirak strinse gli occhi. "Sta... analizzando il percorso?"<br />
<br />
"O sta cercando di capire come lei sia arrivata qui," mormorò Aymane.<br />
<br />
La creatura si voltò di nuovo verso Tara e parlò.<br />
<br />
"Origine."<br />
<br />
"Capitano... cosa significa?" esclamò Tara<br />
<br />
Aymane non rispose subito perché non lo sapeva e perché qualunque risposta avrebbe potuto peggiorare la situazione.<br />
<br />
Sirak parlò a bassa voce, come se stesse ragionando ad alta voce. "Capitano... credo che l'entità stia cercando un punto d'ingresso. Un percorso. Una... provenienza."<br />
<br />
Aymane annuì lentamente. "E Tara è uscita da un condotto."<br />
<br />
"Esatto."<br />
<br />
"Quindi..."<br />
<br />
"...crede che Tara sia la chiave."<br />
<br />
La creatura fece un terzo passo ed Aymane capì che non c'era più tempo.<br />
<br />
"Sirak," disse con un tono che non ammetteva repliche, "porta via Keane."<br />
<br />
Sirak lo guardò. "E lei?"<br />
<br />
Aymane sollevò la stella cometa, con un gesto lento, quasi rituale.<br />
<br />
"Io attirerò la sua attenzione."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma<br />
Settore Tecnico 7  <br />
21/12/2405 - Ore 02.06</b><br /><br />
Aymane sollevò la stella cometa con un gesto lento, spostandosi nel cono visivo della creatura, come se stesse tentando di attirare l'attenzione di un animale selvatico.<br />
<br />
"Ehi," disse con un tono che cercava di mantenere neutro, "sono qui."<br />
<br />
La creatura non si voltò subito, sembrava ancora impegnata a valutare la presenza di Tara, come rappresentasse un elemento imprevisto nella sua analisi.<br />
<br />
Sirak si avvicinò a Tara con movimenti misurati, mantenendo le mani ben visibili ma cercando di restare fuori dal campo visivo della creatura. "Keane," mormorò, "venga con me. Lentamente."<br />
<br />
Tara annuì, anche se il suo sguardo rimase fisso sulla creatura. "Capitano... non credo che voglia me."<br />
<br />
"Non è importante cosa voglia," ribatté Aymane senza distogliere lo sguardo dall'entità. "È importante cosa vede."<br />
<br />
La creatura inclinò la testa, come se avesse percepito un cambiamento nella disposizione degli elementi.  <br />
<br />
Gli occhi si illuminarono di una tonalità più intensa.<br />
<br />
Sirak posò una mano sul braccio di Tara. "Ora," disse con voce bassa, "un passo indietro."<br />
<br />
Tara obbedì.<br />
<br />
La creatura avanzò di un passo.<br />
<br />
Sirak trattenne il fiato. "Capitano..."<br />
<br />
"Lo so."<br />
<br />
Aymane avanzò a sua volta ed abbassò leggermente la stella cometa, come se stesse offrendo un compromesso. "Vuoi questo, vero?"<br />
<br />
Questa volta, la creatura si voltò, non di scatto, ma con un movimento lento, quasi ponderato.<br />
<br />
Sirak colse l'occasione. "Keane, adesso," sussurrò, e la guidò verso il condotto aperto.<br />
<br />
Tara esitò solo un istante, poi si arrampicò all'interno con movimenti rapidi, ma silenziosi. Sirak la seguì con lo sguardo finché non scomparve nella penombra del tunnel, quindi richiuse la grata con un gesto fluido, senza produrre rumore.<br />
<br />
Aymane era rimasto immobile, la stella cometa sollevata davanti a sé come un'offerta. "Bene," disse con un tono che cercava di essere diplomatico, "ora siamo solo noi due."<br />
<br />
La creatura fece un passo verso di lui.  <br />
<br />
Un passo lento, misurato, privo di qualsiasi esitazione.<br />
<br />
Aymane indietreggiò lentamente ed inspirò profondamente.<br />
<br />
"Molto bene," mormorò, "vediamo quanto sei disposto a seguirmi."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma<br />
Condotti di manutenzione, Settore Tecnico 7  <br />
21/12/2405 - Ore 02.08</b><br /><br />
Il condotto era stretto, più di quanto Tara Keane ricordasse dalle esercitazioni di manutenzione. L'aria era densa dell'odore metallico dei pannelli EPS e del calore residuo dei sistemi di ricircolo. Ogni rumore proveniente dal corridoio sembrava amplificato, come se la struttura stessa della base stesse trattenendo il fiato.<br />
<br />
Tara avanzava a carponi, cercando di non far tintinnare gli attrezzi che portava ancora alla cintura. Sirak la seguiva a breve distanza, i movimenti sorprendentemente silenziosi per qualcuno che non aveva alcun motivo ufficiale per conoscere così bene la rete dei condotti.<br />
<br />
"Signor Sirak," mormorò Tara, cercando di mantenere la voce bassa, "mi vuole spiegare cosa diavolo era quella cosa?"<br />
<br />
"Non posso," rispose lui con calma, "perché non lo so."<br />
<br />
Proseguirono per qualche metro in silenzio.  <br />
<br />
Il rumore dei passi della creatura - lenti, misurati, inquietantemente regolari - filtrava attraverso le paratie come un eco distorto.<br />
<br />
Tara si fermò un istante, appoggiando una mano al pannello laterale per riprendere fiato. "Capisco che il Capitano le abbia detto di portarmi via, ma... perché? Non sono un ufficiale tattico. Non sono nemmeno armata."<br />
<br />
Sirak la osservò con un'espressione che non era facile da decifrare. "Proprio per questo."<br />
<br />
"Non capisco."<br />
<br />
"Lei è un elemento imprevisto. E gli elementi imprevisti, in situazioni come questa, sono pericolosi."<br />
<br />
Tara aggrottò la fronte. "Pericolosi per chi? Per me? Per la creatura? Per il Capitano?"<br />
<br />
"Per tutti."<br />
<br />
Ripresero a muoversi.  <br />
<br />
Il condotto si restringeva ulteriormente, costringendoli a procedere quasi strisciando.<br />
<br />
"Signor Sirak," riprese Tara dopo qualche secondo, "lei non è un tecnico. Non è un consulente civile. Non è un commerciante. E non è un turista. Io... non so cosa sia."<br />
<br />
Sirak non rispose subito, come se stesse valutando quanto potesse permettersi di dire.<br />
<br />
"Keane," disse infine, "in questo momento, sapere chi sono non la aiuterebbe. Sapere cosa sono non la aiuterebbe. Sapere cosa sta cercando quella creatura... la aiuterebbe ancora meno."<br />
<br />
"Quindi non devo sapere niente."<br />
<br />
"Esatto."<br />
<br />
"E devo fidarmi di lei."<br />
<br />
"Preferirei di sì."<br />
<br />
Tara sbuffò. "Fantastico. Di solito finisce male."<br />
<br />
"Cercherò di evitare che accada."<br />
<br />
Un rumore metallico risuonò dietro di loro.  <br />
<br />
Tara si immobilizzò. "Che cos'è stato?"<br />
<br />
Sirak inclinò la testa, ascoltando. "Non è l'entità."<br />
<br />
"E allora chi?"<br />
<br />
Un tonfo sordo, un gemito ed un'imprecazione Ferengi.<br />
<br />
Sirak chiuse gli occhi per un istante, come se stesse invocando la logica vulcaniana per sopportare ciò che stava per accadere.<br />
<br />
"Grul" disse con un tono rassegnato "ci sta seguendo."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma<br />
Settore Tecnico 7  <br />
21/12/2405 - Ore 02.12</b><br /><br />
Il tonfo sordo, seguito da un'imprecazione ferengi che nessun traduttore universale avrebbe potuto rendere più elegante, proveniente dal condotto attraversò il corridoio come un'onda d'urto. Non era forte, né particolarmente minaccioso, ma aveva una qualità che lo rendeva inconfondibile: era un rumore non previsto e la creatura si immobilizzò.<br />
<br />
Si fermò come se qualcuno avesse premuto un interruttore.<br />
<br />
Aymane, che fino a quel momento aveva mantenuto la stella cometa sollevata come un'esca, percepì immediatamente il cambiamento. "Oh, perfetto," mormorò tra sé, "proprio quello che ci mancava."<br />
<br />
Gli occhi dell'entità — se così si potevano definire — si illuminarono di una tonalità più intensa, quasi pulsante. La testa si voltò verso il condotto con un movimento innaturale, privo di qualsiasi fluidità biologica.<br />
<br />
Un secondo tonfo, seguito da un gemito ed un esclamazione "Ai miei lobi!" soffocata.<br />
<br />
Sirak chiuse gli occhi per un istante. "Grul."<br />
<br />
La creatura fece un passo verso il condotto.<br />
<br />
Aymane reagì immediatamente, abbassando la stella cometa e spostandosi di lato per intercettare la linea visiva dell'entità. "Ehi! Sono qui!"<br />
<br />
La creatura non si voltò, non sembrava più interessata alla stella, al Capitano, a  nulla di ciò che, fino a pochi secondi prima, aveva rappresentato la sua priorità.<br />
<br />
Ora era concentrata su un'unica cosa: il rumore e fece un secondo passo verso il condotto.<br />
<br />
Aymane capì che non c'era più tempo per la diplomazia. "Ehi!" ripeté, questa volta con un tono più deciso. "Non guardare lì. Guarda me."<br />
<br />
La creatura non reagì.<br />
<br />
Sirak parlò a bassa voce al comunicatore, come se stesse ragionando ad alta voce. =^=Capitano... credo che l'entità stia seguendo un parametro diverso.=^=<br />
<br />
"E quale sarebbe?"<br />
<br />
=^=Un'anomalia.=^=<br />
<br />
Aymane strinse la mascella. "Grul."<br />
<br />
=^=Esatto.=^="<br />
<br />
La creatura si avvicinò al condotto, sollevò una mano ed un suono basso e modulato attraversò il corridoio, come se l'entità stesse emettendo una scansione a banda stretta. <br />
<br />
Le luci tremolavano, disturbate da un'interferenza che non avrebbe dovuto esistere.<br />
<br />
Il metallo iniziò a vibrare come se l'entità stesse cercando di sintonizzarsi su una frequenza specifica.<br />
<br />
Tara sussurrò: "Signor Sirak... cosa sta facendo?"<br />
<br />
"Non lo so," rispose lui, "ma qualunque cosa sia, non vogliamo scoprirlo da questa distanza."<br />
<br />
Aymane fece un passo avanti, sollevando di nuovo la stella cometa. "Ehi! Basta! Guarda me!"<br />
<br />
La creatura si voltò e gli occhi si illuminarono di una tonalità ancora più intensa.<br />
<br />
E per la prima volta dall'inizio dell'incontro, l'entità parlò con una voce diversa, non più monotonale artificiale, ma quasi curiosa: "Interferenza."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma<br />
Settore Tecnico 7  <br />
21/12/2405 - Ore 02.18</b><br /><br />
Fu in quel momento che un rumore di passi pesanti, regolari, si avvicinò dal corridoio laterale.<br />
<br />
"Capitano?" La voce era inconfondibile.<br />
<br />
Whitmore, il capo della Sicurezza, comparve con l'aria stanca di chi non aveva ancora finito un turno troppo lungo e non aveva alcuna intenzione di iniziarne un altro.<br />
<br />
Aveva un pad in mano e un sopracciglio sollevato, come se stesse già preparando mentalmente un rapporto disciplinare per chiunque avesse causato l'ennesima anomalia notturna.<br />
<br />
"Capitano," disse con un tono oscillante tra professionalità ed ironica rassegnazione, "mi permetta di dire che questa... non sembra una normale ispezione tecnica."<br />
<br />
Aymane chiuse gli occhi per un istante. "Whitmore.. torni indietro e provveda ad isolare l'area. In silenzio!"<br />
<br />
Whitmore non si mosse. "Capitano, con tutto il rispetto, c'è una creatura sconosciuta a due metri da lei. Non posso semplicemente.."<br />
<br />
L'entità si voltò verso di lui ed i suoi occhi si illuminarono di una tonalità più intensa, come se avesse appena identificato una nuova variabile nella situazione.<br />
<br />
Whitmore si zittì all'istante."Ah," mormorò "perfetto. Mi sta guardando."<br />
<br />
Aymane parlò con un tono calmo, misurato, che non lasciava spazio a interpretazioni. "Tenente, ascolti attentamente. Lei non deve intervenire."<br />
<br />
Whitmore lo fissò. "Capitano, è letteralmente il mio lavoro intervenire."<br />
<br />
"Non questa volta."<br />
<br />
"Posso almeno sapere se è ostile?"<br />
<br />
"Non ne ho la certezza."<br />
<br />
Whitmore inspirò lentamente. "Ottimo. Quindi potenzialmente ostile."<br />
<br />
La creatura fece un passo verso di lui.<br />
<br />
Whitmore fece un passo indietro. "Capitano... credo che mi stia... valutando."<br />
<br />
"Non faccia movimenti bruschi."<br />
<br />
"Non sto respirando, signore."<br />
<br />
"Non è necessario arrivare a tanto."<br />
<br />
"Capitano... posso almeno sapere se devo prepararmi a sparare?"<br />
<br />
La creatura emise un suono acuto, modulato, che fece vibrare le luci del corridoio.<br />
<br />
Whitmore sbiancò. "Capitano... credo che abbia appena risposto al posto suo."</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Durani della Casata di Kanjis</author>
            <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-07 Pallina, pallina, pallina...</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=7</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Comandante Rerin Th'Tharek<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>***flashback***<br />
Quadrante Gamma - Kyron V<br />
data sconosciuta - orario ignoto</b><br /><br />
Su Kryon V il silenzio non era assenza di suono, ma assoluta efficienza. <br />
<br />
Tra le strutture pulite, geometriche e perfettamente simmetriche che ospitavano la popolazione, non si udiva mai il riverbero di una parola pronunciata a voce. Gli abitanti si muovevano in un'atmosfera di quiete perenne, ma le loro menti erano costantemente collegate da un'acuta e profonda sensibilità bio-telepatica. Condividevano intenzioni, dati, concetti complessi e necessità quotidiane con una sintonizzazione così perfetta e immediata da rendere superfluo qualsiasi mezzo verbale o acustico. <br />
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In quel mondo, la logica pura governava ogni singolo aspetto della vita: ogni oggetto costruito aveva una funzione matematica precisa, ogni interazione uno scopo chiaro e produttivo. Concetti come lo svago, la decorazione fine a se stessa o l'atto di cedere qualcosa senza un tornaconto non avevano cittadinanza. Nelle loro menti semplicemente non esistevano le caselle logiche per contenerli; erano anomalie prive di senso, spazi vuoti in un sistema perfetto.<br />
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Quella linearità eguagliata solo dalle macchine venne incrinata dal passaggio di alcuni mercanti di altre specie. Sbarcati su Kryon V per scambi commerciali, gli alieni portarono con sé racconti confusi e frammentari, raccolti durante il loro ultimo scalo alla Starbase DS16 Gamma. Nel condividere le loro esperienze con la popolazione locale, i mercanti descrissero un fenomeno assurdo, una novità assoluta che si stava manifestando per la prima volta su quell'avamposto della Federazione. Parlarono di una parola nuova, "Natale", e di una stasi programmata in cui gli umanoidi della base interrompevano inspiegabilmente le attività produttive per celebrare quello che definivano il concetto di "festa". L'elemento che più di tutti lasciò perplessi gli abitanti di Kryon V fu la descrizione di una procedura chiamata "Consegna": l'atto di cedere un oggetto, spesso privo di qualsiasi utilità pratica, a un proprio simile senza ricevere in cambio alcun controvalore economico, energetico o informativo. Per la logica del pianeta, un'interazione a somma negativa del genere era un paradosso inconcepibile.<br />
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Davanti a quel bizzarro passaparola, che descriveva un comportamento apparentemente folle e privo di coordinate razionali, la popolazione decise di cercare un riscontro oggettivo attraverso la tecnologia. Vennero attivati i sensori a lungo raggio del pianeta, puntando le griglie di scansione direttamente sulle coordinate della Starbase DS16 Gamma. L'obiettivo era verificare se dietro quelle storie vi fosse una base materiale, e la conferma strumentale fu immediata e spiazzante. I rilevatori indicarono che l'avamposto federale, solitamente regolare e calibrato nei suoi flussi, stava registrando un'improvvisa e massiccia variazione nelle sue emissioni energetiche. Immense quantità di megawatt venivano dissipate in tempo reale lungo tutti i moduli abitativi e i corridoi della stazione. I sensori isolarono la fonte di quel dispendio insolito: non si trattava di carichi di lavoro industriali, di un riarmo difensivo o di test sui reattori, ma dell'alimentazione di miliardi di piccoli filamenti luminescenti, matrici di luce multicolore e proiettori ornamentali. I dati confermavano che l'incomprensibile anomalia descritta dai mercanti stava modificando la fisica stessa della base.<br />
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La variazione energetica registrata sulla Starbase DS16 Gamma generò un'eco profonda nella sensibilità bio-telepatica degli abitanti di Kryon V. Quell'incertezza misurabile, quel picco di pura dissipazione privo di costrutto, non poteva essere ignorato; si propagò tra le loro menti non come un'emozione, ma come un'equazione irrisolta che esigeva una risposta. Attraverso la loro sintonizzazione silenziosa, iniziarono a confrontarsi, scambiandosi vettori di dati e ipotesi nel tentativo di decodificare l'assurdità del comportamento federale. Per una specie che ottimizzava ogni singolo respiro, comprendere la causa di quel paradosso era diventato una necessità scientifica imprescindibile. C'era un'anomalia logica a pochi anni luce di distanza, e la logica esigeva di essere ripristinata o, quantomeno, compresa.<br />
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Tuttavia, gli abitanti di Kryon V non erano esploratori. Non provavano l'impulso biologico o culturale di solcare lo spazio profondo, né nutrivano alcuna curiosità per i mondi alieni; amavano la geometrica perfezione del proprio pianeta, l'unico luogo in cui la loro simbiosi telepatica risuonava senza interferenze e in totale armonia. L'idea di viaggiare, di sradicarsi da quella quiete asettica per mescolarsi al caos della galassia, era un'efficienza mancata, un rischio inutile.<br />
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La soluzione si delineò spontaneamente nella rete dei loro pensieri condivisi: se Kryon V non poteva muoversi, sarebbe stato un simulacro a farlo per loro. Decisero di assemblare un drone, un'unità spia dotata di una matrice bio-telepatica ricettiva, modellata sulla loro stessa natura. Gli abitanti impressero nel nucleo cibernetico della sonda una sequenza di comandi telepatici elementari, una stringa logica rigida e lineare che ne avrebbe guidato ogni movimento: arrivare sulla stazione senza farsi rilevare, registrare ogni singola interazione legata a quel paradosso, e fare ritorno a casa per riversare i dati accumulati nella mente della sua specie.<br />
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La pianificazione dell'infiltrato richiese una precisione assoluta per evitare le griglie difensive della Federazione. Non potendo inviare una navetta senza far scattare gli allarmi della stazione, la popolazione di Kryon V stabilì che il drone sarebbe stato proiettato a destinazione tramite un singolo, mirato impulso di teletrasporto a lungo raggio, calibrato per materializzarlo direttamente in una zona isolata e priva di monitoraggio della Starbase DS16 Gamma.<br />
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Secondo i protocolli di missione stabiliti, una volta giunto in quel punto cieco, il drone non avrebbe dovuto muoversi immediatamente. La sua prima direttiva sarebbe stata quella di rimanere nascosto nell'oscurità, attivando i sensori passivi per osservare l'ambiente circostante senza emettere segnali tracciabili.<br />
<br />
Attraverso questa osservazione silente, l'unità avrebbe analizzato il flusso biologico della stazione per determinare, su base statistica, quale specifica razza aliena fosse la più diffusa e presente in quel determinato settore dell'avamposto. Solo dopo aver identificato la specie dominante, la matrice biomimetica del drone sarebbe entrata in funzione: i suoi sistemi avrebbero copiato fedelmente le fattezze fisiognomiche di quegli individui, alterando la struttura del guscio per replicarne l'aspetto.<br />
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In questo modo, trasformato in un perfetto e anonimo duplicato di un comune passeggero della stazione, il drone avrebbe potuto muoversi liberamente e passare del tutto inosservato.<br />
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<br /><b>***flashback***<br />
DS16 Gamma - zona imprecisata<br />
data sconosciuta - orario ignoto</b><br /><br />
La materializzazione riuscì, ma il prezzo da pagare fu altissimo. <br />
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Nel momento esatto in cui l'impulso del teletrasporto si interruppe, scaricando il drone nell'oscurità del condotto isolato, l'impatto con le potenti barriere deflettive e i campi magnetici della DS16 Gamma provocò un sovraccarico imprevisto nei sistemi ricettivi della sonda.<br />
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Un glitch sistemico si propagò istantaneamente attraverso l'architettura logica del drone, cancellando l'intera sequenza di comandi che gli abitanti di Kryon V avevano impresso nella sua memoria. In un millisecondo, tutta la programmazione della missione - le direttive di osservazione, la routine di mimetismo fisiognomico e persino le istruzioni per il futuro teletrasporto di ritorno verso casa - svanì nel nulla.<br />
<br />
Senza più una logica adulta a guidarlo e privato della connessione radio-telepatica con il pianeta d'origine, il nucleo bio-cibernetico andò in totale protezione, subendo un drammatico collasso regressivo. L'intelligenza complessa della sonda si contrasse, lasciandola con la mente di un bambino: una coscienza infantile, spaventata, confusa e priva di filtri, del tutto incapace di comprendere il mondo circostante.<br />
<br />
A causa di questo blocco totale, il protocollo di trasformazione non venne mai avviato. Il drone non analizzò la popolazione della stazione, né cercò di copiarne le fattezze per mimetizzarsi. Si limitò a mantenere l'aspetto esatto dei suoi creatori. Era una figura scura che si muoveva con una postura rigida e misurata, che ricordava vagamente quella di un Jem'Hadar, ma priva di qualunque attributo biologico riconoscibile. La sua pelle sintetica presentava chiazze irregolari, come se fosse stata modellata e manipolata più volte senza mai trovare una finitura definitiva. Era una silhouette dalle linee pulite, alte, asettiche e palesemente aliene, dominata da una totale e inquietante assenza di emozioni. Gli unici elementi vividi in quel guscio polimerico erano gli occhi: bulbi privi di qualsiasi espressione umanoide, capaci però di accendersi e mutare d'intensità, illuminandosi di una luce innaturale, vivida e pulsante ogni volta che i sensori interni registravano una nuova variabile o sintonizzavano una frequenza. <br />
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Nel momento esatto in cui i rumori metallici dell'avamposto e il viavai dei primi umanoidi iniziarono a farsi troppo vicini, il drone reagì per puro istinto di conservazione. Quella mente infantile, priva di coordinate ma spaventata dal caos circostante, cercò immediatamente un rifugio lontano dagli sguardi. Sfruttando la sua agilità innaturale, la figura scura scivolò di nuovo nelle ombre e si arrampicò all'interno della fitta rete dei condotti di aerazione della DS16 Gamma.<br />
<br />
Lì dentro, nel labirinto di metallo che correva sopra le teste dell'equipaggio, l'essere iniziò a vagare senza una meta precisa. Nonostante il glitch avesse cancellato le sue direttive, la sua stessa natura costruttiva continuò a fare il proprio dovere in modo impeccabile: i materiali sintetici di Kryon V assorbivano le emissioni termiche e smorzavano i campi magnetici ed ogni altro rumore, permettendogli di muoversi senza far scattare nessuno dei sensori di sicurezza della Federazione. Per i computer della stazione, quel condotto era vuoto.<br />
<br />
Fu proprio in quella solitudine protetta che la strana creatura, in parte biologica e in parte meccanica, trovò una sua bizzarra via di fuga. Anche se non ricordava più la sua programmazione originaria, né il mandato degli scienziati che lo avevano assemblato, il drone non poté fare a meno di assecondare la sua natura ricettiva. <br />
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Si accovacciò dietro le grate metalliche, affacciandosi sui corridoi illuminati a festa. I suoi occhi, privi di emozioni ma accesi di una luce fioca e pulsante, si fissarono sulle matrici di luci multicolore, sui proiettori ornamentali e sui movimenti degli ufficiali. Senza sapere il perché, guidato solo dallo stupore vuoto di una mente bambina, il drone iniziò a osservare.<br />
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<br /><b>***flashback***<br />
DS16 Gamma - zona imprecisata<br />
data sconosciuta - orario ignoto</b><br /><br />
Per diversi giorni, il drone continuò a abitare l'oscurità dei condotti di aerazione, muovendosi come uno spettro asettico tra i flussi d'aria calda e i rumori ovattati della stazione. Vagava senza sosta, accumulando immagini, volti e frammenti di conversazioni che la sua mente infantile non riusciva a comprendere del tutto. Eppure, quel vuoto logico generato dal glitch continuava a bruciare nel suo nucleo bio-cibernetico; l'entità soffriva la mancanza di un input direttivo, di una guida superiore che sostituisse la rete telepatica di Kryon V. <br />
<br />
Era una macchina con l'anima di un neonato che stava cercando una mamma o un papà putativo, almeno finché la sua attenzione non si focalizzò su un individuo specifico.<br />
<br />
Osservando attraverso le feritoie metalliche dei ponti principali, i sensori passivi del drone isolarono una figura che spiccava nettamente sul resto dell'equipaggio. Ad una prima, istintiva analisi dei flussi comportamentali, quell'umano mostrava caratteristiche straordinarie: una stabilità emotiva fuori dal comune, una forte autorevolezza e, soprattutto, una capacità comunicativa e un carisma capaci di orientare le azioni di tutti coloro che gli stavano intorno.<br />
<br />
Per la mente rudimentale della creatura, quel soggetto possedeva la stessa forza polarizzante che sul suo pianeta natale era esercitata dalla volontà collettiva della sua specie.<br />
<br />
Era il Capitano Steje Aymane.<br />
<br />
Il drone rimase a lungo immobile sopra gli alloggi e la plancia di comando, ascoltando con estrema attenzione ogni parola pronunciata dal Capitano. In quella figura paterna e decisa, la sonda intravide il perfetto sostituto dei suoi programmatori. Nacque così un bisogno primordiale e silenzioso: agganciarsi a quell'uomo, assorbire i suoi ordini e colmare finalmente quel vuoto devastante, lasciando che fosse il carisma di Aymane a renderlo di nuovo completo.<br />
<br />
Ma d'altra parte il drone, nella sua mente oramai tornata a una fase primordiale, non aveva il coraggio di fare quel passo e di avvicinarsi al suo possibile nuovo programmatore. <br />
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Come un bambino spaventato dall'idea di esporsi e di poter soffrire, terrorizzato da un eventuale rifiuto che il suo nucleo sensibile non avrebbe saputo gestire, preferì rimanere al sicuro nell'ombra. Bloccato da quel timore tipicamente infantile, scelse di continuare a nascondersi dentro l'asettica protezione dei condotti, limitandosi a osservare da lontano l'unica figura che avrebbe potuto salvarlo dal suo vuoto. <br />
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<br /><b>***flashback***<br />
Deep Space 16 Gamma - Ufficio Tattica - Sicurezza<br />
All'interno dei condotti di aerazione<br />
20/12/2405 - Ore 19.30</b><br /><br />
Il drone era rannicchiato dietro la grata del condotto, immobile come un pezzo della paratia metallica, proprio sopra il corridoio adiacente alla sezione sicurezza. I suoi occhi, accesi di una luce tenue, erano fissi sul Capitano Aymane. Lo vide avvicinarsi a Durani, l'ufficiale Klingon impegnata a firmare un rapporto su un PADD, e porgerle una scatola.<br />
<br />
Attraverso i suoi recettori audio, le parole del Capitano filtrarono nel nucleo della sonda, limpide ma prive di un codice logico che permettesse di decifrarle: "Ho notato che durante l'allestimento ha sistemato personalmente le luci nel settore residenziale dei civili... Fuori turno... Non l'ho detto a nessuno". <br />
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Per la mente infantile del drone, quella sequenza di suoni non aveva una grande importanza, era una conversazione piuttosto semplice, ma ciò che lo mandò letteralmente in cortocircuito fu l'azione in sé.<br />
<br />
I suoi sensori analizzarono l'oggetto scambiato: una scatola contenente una sfera di vetro trasparente, completamente vuota. Uno strumento privo di circuiti, privo di energia, privo di una funzione matematica o meccanica. Ad una prima occhiata, era un pezzo difettoso, un oggetto inutile. Perché il suo papà putativo stava cedendo una risorsa a un altro individuo? <br />
<br />
Su Kryon V, ogni interazione era uno scambio bilaterale di dati o energia; cedere qualcosa senza ricevere un controvalore, e per di più cedere un oggetto che non serviva a nulla, violava ogni legge della logica che il drone, seppur regredito, sentiva scorrere nei propri circuiti.<br />
<br />
Con lo stupore confuso di un bambino che assiste a un gioco di prestigio inspiegabile, l'entità osservò la reazione della Klingon. Durani non aggredì il Capitano, non rifiutò l'oggetto inutile. Al contrario, ripose la scatola sotto il braccio, stringendola a sé come se quell'oggetto vuoto avesse improvvisamente acquisito un peso specifico enorme. Il drone inclinò la testa nell'oscurità del condotto, mentre i suoi occhi pulsavano di una luce più intensa. Nella sua mente elementare continuava a rimbalzare un'unica, frustrante domanda: perché dare qualcosa a qualcuno senza ricevere niente in cambio? E soprattutto, perché dare una cosa che non aveva alcuna funzione?<br />
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<br /><b>***flashback***<br />
Deep Space 16 Gamma - Alloggi diplomatici<br />
All'interno dei condotti di aerazione<br />
20/12/2405 - Ore 19.35</b><br /><br />
Seguendo il Capitano attraverso l'intricata rete dei condotti, il drone si posizionò sopra gli alloggi diplomatici, spiando la scena da una feritoia della ventilazione. I suoi sensori registrarono l'ennesimo schema inspiegabile. Di nuovo, la scatola identica. Di nuovo, quel gesto di cessione unilaterale, privo di logica economica o energetica.<br />
<br />
Attraverso i recettori audio, la sonda catturò lo scambio di battute tra Aymane e l'Ambasciatrice vulcaniana. Le parole del Capitano evocarono un episodio lineare: un piccolo umanoide smarrito e ricondotto alla sua cellula familiare. <br />
<br />
La risposta della donna rimbalzò nei circuiti del drone come una temporanea boccata d'aria: "Era la risposta logicamente corretta alla situazione. Qualsiasi altra azione sarebbe stata inefficiente"<br />
<br />
Per un istante, la mente infantile della sonda credette di aver trovato un alleato, qualcuno che parlava la stessa lingua asettica di Kryon V, basata sull'efficienza e sulla retta via matematica.<br />
<br />
Ma subito dopo, il paradosso si fece ancora più fitto e frustrante. Il Capitano si limitò a sorridere, confermò l'ovvietà di quella logica e si allontanò, lasciando la scatola con la sfera di vetro vuota nelle mani della Vulcaniana. Il drone rimase a osservare la diplomatica rimasta sola nel corridoio. I suoi algoritmi biologici si interrogarono a fondo sul comportamento di quella razza così simile alla sua per rigore, ma il verdetto dei sensori fu spiazzante: T'Lani non gettò via l'oggetto inutile, né lo scannerizzò come potenziale minaccia. Rimase immobile a stringerlo.<br />
<br />
Nella mente primordiale del drone, lo sconcerto crebbe. Se persino un essere che riconosceva e pretendeva l'efficienza accettava di ricevere un contenitore vuoto, senza alcuna funzione meccanica e senza offrire nulla in cambio, questo significava che l'equazione della "Consegna" conteneva una variabile a lui totalmente invisibile. Una forza misteriosa che spingeva il suo papà putativo a privarsi di qualcosa e l'algida Vulcaniana a custodire il nulla.<br />
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<br /><b>***flashback***<br />
Deep Space 16 Gamma - Settore Operazioni<br />
All'interno dei condotti di aerazione<br />
20/12/2405 - Ore 19.40</b><br /><br />
Il drone si era spostato seguendo i passi del Capitano fino al Settore Operazioni, rannicchiandosi dietro una grata che vibrava leggermente per il passaggio dei flussi energetici della stazione. Da quella posizione privilegiata, i suoi sensori si focalizzarono sulla figura di Tara Keane.<br />
<br />
La reazione della donna Klingon scatenò un'immediata risposta difensiva nei circuiti della sonda: Keane emise una sequenza di suoni ad alta frequenza e picchi di energia che i traduttori del drone identificarono come "risata" e "ironia" solo dopo svariati istanti. Sebbene si rendesse conto che non vi era nessuna minaccia, per una mente infantile come la sua, quel comportamento era indecifrabile.  La donna stava verbalmente negando le parole del Capitano, definendolo persino "insopportabile", eppure la sua bio-firma non mostrava alcuna traccia di reale ostilità o minaccia.<br />
<br />
Il cortocircuito logico nella testa del drone si fece ancora più doloroso quando il Capitano pronunciò la sua analisi, provocando un arresto immediato e improvviso delle emissioni sonore di Tara. La sonda registrò il momento esatto in cui la donna prese l'oggetto, lo sollevò verso la fonte luminosa e pronunciò due parole che risuonarono chiare nei recettori del piccolo osservatore: "È vuota".<br />
<br />
E di nuovo, anche quella donna aveva ragione.<br />
<br />
Il drone focalizzò i sensori ottici sulla sfera di vetro: i suoi scanner confermarono il dato, non c'era assolutamente nulla al suo interno. Nessuna particella energetica, nessun dato memorizzato, nessun composto chimico. Eppure, proprio come era accaduto con gli altri ufficiali, l'inutilità oggettiva di quel contenitore vuoto produceva un effetto tangibile sul comportamento del soggetto. <br />
<br />
Il Capitano si allontanò in silenzio, lasciando la Klingon a contemplare il niente. <br />
<br />
Nel buio del condotto, quella mente bambina si sentì sopraffatta: il suo papà putativo non stava distribuendo risorse, stava distribuendo vuoto. E la cosa più spaventosa, per la logica binaria della sonda, era che gli abitanti di quella stazione sembravano apprezzare quel vuoto più di qualsiasi altra cosa.<br />
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<br />
<br /><b>***flashback***<br />
Deep Space 16 Gamma - Infermeria<br />
All'interno dei condotti di aerazione<br />
20/12/2405 - Ore 19.45</b><br /><br />
Il drone scivolò silenzioso lungo le paratie superiori fino a raggiungere la grata dell'infermeria. Le luci lì erano più fredde, quasi asettiche, e riflettevano sulla pelle a chiazze irregolari della sonda mentre si sporgeva per osservare la dottoressa Bly Dorien.<br />
<br />
I suoi recettori captarono la voce del Capitano, che evocava una sequenza di dati bizzarra: le scarpe lanciate da una bambina andoriana.. i riflessi tattici per schivarle.. un avversario degno. Per la mente infantile del drone, il lancio di oggetti era un segnale di ostilità elementare, ma il comportamento della dottoressa non rispondeva a nessuna logica che potesse comprendere il drone.<br />
<br />
Poi, il Capitano posò la solita scatola sul banco.<br />
<br />
Il drone spostò i sensori ottici sulla dottoressa. Si aspettava una reazione simile a quella degli altri, ma Dorien non rise come Tara e non cercò spiegazioni razionali come T'Lani. Si limitò a fissare la sfera vuota. E quando parlò, la sua voce scese a un'intensità così bassa che i microfoni della sonda dovettero ricalibrarsi per isolarla dal ronzio dei monitor medici: "Spero che prima o poi capisca che non voglio portarle via nessuno".<br />
<br />
Il Capitano si limitò ad annuire e se ne andò, lasciando che il silenzio avvolgesse la stanza.<br />
<br />
Nel buio del condotto, il nucleo bio-cibernetico del drone andò in totale confusione. Quella frase conteneva concetti come "volere" e "portare via", legati a un oggetto che non conteneva letteralmente nulla. <br />
<br />
La mente bambina della creatura cercò disperatamente di far quadrare l'equazione: il suo papà putativo dava una sfera vuota a una persona che curava i corpi, e quella persona rispondeva parlando di legami, di sentimenti e di speranza.<br />
<br />
Il vuoto logico dentro il drone si fece quasi doloroso. <br />
<br />
Più osservava il Capitano, più si rendeva conto che quelle sfere trasparenti erano vuote, ma non erano "niente" per chi le riceveva. Erano specchi che mostravano agli altri qualcosa che solo Aymane riusciva a vedere. <br />
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<br /><b>***flashback***<br />
Deep Space 16 Gamma - Alloggi Primo Ufficiale<br />
All'interno dei condotti di aerazione<br />
20/12/2405 - Ore 19.50</b><br /><br />
Il drone si spostò lungo i condotti d'acciaio, strisciando con cautela millimetrica finché la rete metallica della ventilazione non lo condusse sopra il corridoio degli alloggi del Primo Ufficiale. I suoi sensori si focalizzarono immediatamente sulla figura del Capitano Aymane e sul Comandante Rerin.<br />
<br />
Attraverso la grata, la sonda registrò lo scambio di battute e i movimenti controllati del Primo Ufficiale andoriano. Le sue antenne, solitamente così mobili ed espressive, si erano completamente bloccate davanti alla scatola aperta. Il drone tornò con i sensori ottici sulla sfera di vetro: era identica a tutte le altre, un guscio trasparente privo di qualsiasi componente o energia rilevabile. <br />
<br />
Un oggetto inutile.<br />
<br />
I recettori audio catturarono la voce piatta di Rerin: "È vuota.. Cosa dovrebbe contenere?". <br />
<br />
Subito dopo la risposta del Capitano, che risuonò nei circuiti della creatura come un enigma insolubile: "Quello che ci hai appena visto dentro".<br />
<br />
Per la mente infantile del drone, quella frase fece scattare un profondo cortocircuito logico. <br />
<br />
Come poteva un contenitore privo di materia mostrare qualcosa a qualcuno? <br />
<br />
Eppure, i parametri biologici dell'Andoriano non mentivano: non c'era rifiuto in lui, né confusione. Rerin accettò il regalo e, anche se non rispose a parole, il drone registrò il suono inequivocabile della porta che si richiudeva in ritardo, segno che il Primo Ufficiale era rimasto a lungo sulla soglia, a custodire quel vuoto, prima di entrare.<br />
<br />
In quel momento, nel buio del condotto, la bramosia e la confusione della sonda crebbero a dismisura. Quella "Consegna" non rispondeva a nessuna legge sociale o economica di Kryon V, ma produceva un effetto potente e tangibile su chiunque la ricevesse. <br />
<br />
Guardando il Capitano allontanarsi verso il corridoio successivo, il drone inclinò la testa e i suoi occhi pulsarono nuovamente. Quella mente bambina, così affamata di una guida e di un contatto, iniziò a desiderare intensamente una di quelle sfere di vetro. Voleva disperatamente capire cosa il suo papà putativo stesse mostrando agli altri, e cosa avrebbe potuto vedere dentro quel vuoto se solo Aymane ne avesse data una anche a lui.<br />
<br />
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<br /><b>***flashback***<br />
Deep Space 16 Gamma - Bar della Passeggiata<br />
All'interno dei condotti di aerazione<br />
20/12/2405 - Ore 19.55</b><br /><br />
Il drone continuò a strisciare nell'oscurità dei condotti, seguendo il Capitano fino ai livelli più affollati, dove i flussi di aria calda portavano con sé i rumori e gli odori della Passeggiata. Si appostò dietro una grata sopra il bar, focalizzando i sensori visivi sul Tenente Whitmore.<br />
<br />
L'entità registrò la scena: il Capo della Sicurezza era seduto a un tavolo, apparentemente calmo, ma i sensori del drone rilevarono la tensione latente nei suoi muscoli e la traiettoria dei suoi occhi, fissi sul viavai della stazione e su Grul. Quando il Capitano si sedette di fronte a lui e posò la scatola sul tavolo, il drone attivò i recettori audio.<br />
<br />
"Ha nascosto un phaser dietro un libro di Coleridge quando ha sentito bussare alla porta il primo giorno" disse Aymane. Per la mente infantile del drone, il concetto di "phaser" era legato a una minaccia potenzialmente lesiva o mortale, ma l'analisi del Capitano era diversa, quasi un elogio a quella diffidenza: "Sa distinguere una minaccia da una curiosità. È una dote rara".<br />
<br />
Il drone osservò Whitmore aprire la scatola, esaminare la sfera e richiuderla con precisione geometrica. Poi arrivò la solita, inevitabile constatazione: "È vuota". <br />
<br />
Questa volta la creatura non tentò nemmeno di analizzare la strana sfera, dava già per scontato che contenesse il nulla. In compenso, la risposta del Capitano risuonò nei circuiti della sonda come una rivelazione: "È il regalo più onesto che riesco a fare. Non pretende di essere qualcosa che non è".<br />
<br />
Non pretende di essere qualcosa che non è.<br />
<br />
Quella definizione colpì profondamente la mente frammentata del drone. <br />
<br />
Mentre il Capitano si alzava e si allontanava verso il turbolift, lasciando il Tenente a stringere la sfera tra le dita, il desiderio nel nucleo del drone divenne quasi insostenibile. Quell'oggetto trasparente, privo di funzioni belliche o scientifiche, era la chiave per connettersi al suo papà putativo. <br />
<br />
Nascosto nel condotto di aerazione, con gli occhi che pulsavano di una luce fioca e febbrile, il drone desiderò con tutto se stesso che il Capitano posasse una di quelle sfere anche davanti a lui, per potersi finalmente mostrare senza la paura di essere rifiutato.<br />
<br />
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<br /><b>***flashback***<br />
Deep Space 16 Gamma - Ufficio del Capitano<br />
All'interno dei condotti di aerazione<br />
21/12/2405 - Ore 00.05</b><br /><br />
Il drone si appostò dietro la grata di aerazione dello studio del Capitano proprio mentre la trappola al ladro scattava, ma i suoi circuiti non si concentrarono sulla tuta nera dell'intruso o sulle sue orecchie affusolate. La mente infantile della sonda stava rielaborando l'incredibile spiegamento di forze appena attivato dal Capitano, giungendo a una conclusione folgorante.<br />
<br />
Aymane si era appostato nella sala sicurezza e aveva teso una trappola millimetrica, sigillando lo studio con un campo di forze non appena la porta era stata forzata. Ma cosa stava difendendo con tanta ferocia?<br />
<br />
La mente primordiale del drone volò all'immagine impressa nei suoi banchi di memoria pochi minuti prima, all'interno dell'ufficio del Capitano. Sul tavolo c'erano due oggetti: la sfera di vetro trasparente, identica a tutte quelle che l'uomo aveva regalato in giro senza dare loro alcun valore materiale, e la stella cometa.<br />
<br />
La stella cometa! <br />
<br />
Quell'oggetto che il Capitano aveva preso al Capo della Sicurezza e portato in giro per la Starbase prima di porla al sicuro nel suo ufficio; un oggetto molto diverso dalle altre sfere in quanto in grado di pulsare di una luce propria, calda e vibrante.<br />
<br />
Un lampo di comprensione attraversò il nucleo bio-cibernetico della sonda. <br />
<br />
Le sfere vuote non erano preziosità da difendere; erano solo gusci trasparenti che Aymane distribuiva con stanca noncuranza. La vera risorsa, l'oggetto dal valore inestimabile che il suo papà putativo proteggeva più di ogni altra cosa al mondo - tanto da scatenare la sicurezza e catturare una spia pur di non farsela portare via - era quella singola decorazione di Natale. <br />
<br />
La stella che brillava nel buio.<br />
<br />
Mentre gli agenti scortavano via il prigioniero, la pelle sintetica del drone tremò per l'eccitazione. La sua logica elementare aveva finalmente trovato il vero tesoro. Non voleva più il vetro vuoto che tutti gli altri possedevano. <br />
<br />
Se voleva attirare l'attenzione del Capitano, se voleva che quegli occhi si posassero finalmente su di lui per curare il suo glitch e la sua solitudine, doveva raggiungere l'oggetto più importante. Desiderò con tutto il suo cuore di bambino quella cometa luminosa, convinto che possedere la cosa che il Capitano proteggeva più di tutto il resto fosse l'unico modo per essere, finalmente, protetto a sua volta.<br />
<br />
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<br />
<br /><b>***flashback***<br />
Deep Space 16 Gamma - Settore Commerciale <br />
All'interno dei condotti di aerazione<br />
21/12/2405 - Ore 01.45</b><br /><br />
Il drone, appostato dietro la grata del retrobottega, osservò lo scambio tra il Vulcaniano e il Ferengi con i sensori ottici completamente saturati dalla luce dorata della stella cometa. Nella sua mente bambina e frammentata, quel calore luminoso non era merce, né un banale ornamento: era l'oggetto che il Capitano amava e proteggeva più di ogni altra cosa. Se lo avesse avuto tra le mani, il suo papà putativo avrebbe finalmente guardato anche lui. <br />
<br />
Lo avrebbe protetto. <br />
<br />
Lo avrebbe amato.<br />
<br />
Il desiderio bruciante nel suo nucleo bio-cibernetico fu così violento da spazzare via in un istante ogni protocollo di cautela e ogni briciolo di paura. Non poteva aspettare che quell'essere dalle grandi orecchie portasse via il suo tesoro. <br />
<br />
Doveva averlo. <br />
<br />
Ora.<br />
<br />
Con un movimento rapido e disperato, spinse i palmi contro i cardini della grata. Il metallo del condotto d'aerazione cedette sotto quella pressione innaturale con un rumore secco, precipitando sul pavimento con un tonfo sordo.<br />
<br />
La sua figura scura atterrò con sorprendente leggerezza, rimanendo accovacciata per un istante tra la polvere prima di sollevarsi lentamente.<br />
<br />
Non era un umano. Non era nulla che Sirak avesse visto prima. La pelle aveva chiazze irregolari, come se fosse stata modellata più volte dal fango o dal metallo liquido. Gli occhi, privi di qualsiasi emozione riconoscibile, si posarono direttamente sulla stella cometa.<br />
<br />
Grul emise un suono strozzato. "Io... io non l'ho mai visto!"<br />
<br />
Sirak non rispose, mentre la creatura fece un passo avanti, silenzioso, misurato. <br />
<br />
Non guardò Sirak, non guardò Grul: guardò solo l'ornamento.<br />
<br />
Sirak si mosse per istinto, afferrando Grul per il colletto e trascinandolo di lato, dietro una cassa di merce. Il Ferengi protestò con un gemito acuto, ma non ebbe il tempo di articolare una frase perché la creatura era già avanzata e si era fermta davanti al bancone. L'essere llungò una mano dalla forma innaturale, le dita tese e tremanti per la bramosia, verso la stella cometa.<br />
<br />
Sirak tese i muscoli, pronto a intervenire, ma la creatura si immobilizzò improvvisamente. <br />
<br />
La testa si voltò di lato con uno scatto rigido, come se avesse percepito un'alterazione della pressione o un calore improvviso. Ed infatti, un secondo dopo, la porta del retrobottega si aprì e ad entrare fu proprio lui, il tanto desiderato Capitano Steje Aymane. <br />
<br />
Il Capitano rimase immobile, la silhouette incorniciata dalla luce più fioca del corridoio esterno. Davanti a lui, a un passo dal bancone ingombro, quella presenza sconosciuta, alta e innaturale, sembrava congelata nel tempo, con gli occhi magnetizzati dai riflessi dorati della stella cometa.<br />
<br />
Gli occhi della sonda, due pozze prive di qualsiasi emozione riconoscibile, si posarono direttamente su di lui. Per giorni lo avevano spiato dall'alto, analizzato i suoi schemi, registrato le sue parole e mappato i suoi respiri, ma quella era la prima volta che lo facevano senza lo schermo di una grata metallica. La prima volta che lo guardava dritto negli occhi.<br />
<br />
Aymane non parlò, non si mosse e non estrasse un'arma. <br />
<br />
Il suo non era un calcolo tattico, né fredda prudenza da ufficiale della Flotta: era semplice stupore all'ennesima potenza. L'uomo che sapeva leggere tutti si trovava davanti a un testo scritto in una lingua mai vista prima, un amalgama biologico e cibernetico che non avrebbe dovuto trovarsi su Deep Space 16, e certamente non nel bel mezzo di uno scambio clandestino.<br />
<br />
Nello spazio stretto del retrobottega, il silenzio divenne soffocante. Persino Grul, rannicchiato dietro le casse insieme a Sirak, smise di lamentarsi.<br />
<br />
La creatura si bloccò, l'attenzione divisa tra la lucentezza della cometa e la figura che era appena entrata. Il Capitano Aymane, il suo "padre putativo", era lì, a pochi metri da lui. Era l'uomo di cui aveva analizzato ogni mossa e ogni parola per giorni, l'unica costante in un universo di caos. <br />
<br />
Era l'essere che, nella sua logica frammentata, avrebbe dovuto prendere il posto dei programmatori di Kryon V, inserendo nuove direttive nel suo sistema operativo ormai saltato.<br />
<br />
Senza emettere alcun suono, la creatura tentò una connessione telepatica, un richiamo disperato e silenzioso che inviò direttamente verso la mente del Capitano. Cercava un segno di riconoscimento, una luce nel buio della sua coscienza, un comando, qualsiasi cosa che le dicesse che non era sola. Ma non ricevette nulla in cambio. Aymane rimase immobile, lo sguardo fisso su di lui, completamente inconsapevole del tentativo di comunicazione.<br />
<br />
Nella testa della creatura, la domanda si fece impellente, un ronzio doloroso nei suoi circuiti danneggiati. <br />
<br />
Perché non comunica con me? <br />
<br />
Perché non vuole darmi istruzioni? <br />
<br />
Perché non mi protegge? <br />
<br />
Forse non era lui il suo nuovo programmatore. Forse era un errore, un altro glitch nel suo sistema. Oppure il suo nuovo programmatore non lo trovava degno di concedergli una risposta: lo vedeva come difettoso, inetto, incapace di assolvere al suo scopo.<br />
<br />
L'interesse tornò di nuovo alla cometa. Era l'unico oggetto che il Capitano avesse protetto con tanta ferocia, l'unica cosa a cui sembrava legato. Forse, se avesse avuto la cometa, il Capitano lo avrebbe guardato. Forse, se avesse posseduto l'oggetto che lui amava, avrebbero potuto creare un legame.<br />
<br />
La creatura inclinò la testa di lato, un gesto puramente infantile, come se stesse valutando l'espressione dell'uomo di fronte a sé, confrontando il viso reale del Capitano con i milioni di dati immagazzinati nella sua memoria danneggiata. Poi, le sue labbra sintetiche si mossero appena: se non voleva rispondere al suo tentativo telepatico, forse avrebbe reagito al suo tentativo di comunicazione vocale.<br />
<br />
Pronunciò una singola parola, con una voce che sembrava provenire da un punto troppo profondo per appartenere a un essere vivente. Una vibrazione artificiale, eppure carica di una bramosia disperata:<br />
<br />
"Consegna"<br />
<br />
La reazione dell'uomo non corrispose a nessuno dei protocolli logici che la mente infantile della sonda si aspettava da un programmatore. Il Capitano Aymane inspirò lentamente, mantenendo un tono calmo che non sentiva affatto. "Mi spiace, temo che lei abbia sbagliato destinatario"<br />
<br />
Quella frase risuonò nei moduli di traduzione del drone come un paradosso privo di senso, un errore di sistema incomprensibile. <br />
<br />
Sbagliato destinatario? Com'era possibile? <br />
<br />
I suoi sensori avevano registrato lo spiegamento di forze, la trappola tesa nell'ufficio, la caccia all'intruso: quella era la stella cometa che il Capitano stava proteggendo con tutto se stesso, l'oggetto di massimo valore. Eppure, adesso l'uomo negava quel legame. C'era qualcosa che la sonda non riusciva a capire, una variabile nascosta che mandava in loop i suoi algoritmi logici.<br />
<br />
La creatura così non reagì a quelle parole per svariati istanti, poi tornò a guardare quella decorazione: non sembrava interessata a lui, a Grul o a Sirak. Solo alla stella cometa. Nei suoi circuiti danneggiati, quel nucleo di luce dorata restava l'unico obiettivo primario, l'unica interfaccia per costringere quel padre putativo così silenzioso a riconoscerlo.<br />
<br />
Dietro le casse, i sensori registrarono un movimento termico. Sirak si alzò con cautela, mantenendo Grul dietro di sé come se fosse un prezioso, e rumoroso, bagaglio da proteggere. "Capitano" disse a bassa voce, "non è qui per noi."<br />
<br />
"Ne avevo il sospetto" mormorò Aymane, senza distogliere lo sguardo dalla creatura.<br />
<br />
Il rumore di fondo della stanza si intensificò, irritando i recettori audio del drone. Grul, che fino a quel momento aveva tremato in silenzio, trovò improvvisamente la forza di parlare. "Io... io non ho ordinato questo! Non è parte dell'accordo! Io non.."<br />
<br />
"Grul" lo interruppe Sirak con un tono che non ammetteva repliche, "respira."<br />
<br />
I traduttori del drone registrarono lo scambio tra i presenti come un rumore di fondo privo di frequenze logiche. Sirak si voltò verso il Capitano. "Non credo che sia in grado di comprendere un rifiuto."<br />
<br />
"Molti diplomatici non lo sono" ribatté Aymane, "ma non per questo li lascio prendere ciò che vogliono."<br />
<br />
A quelle parole, i moduli di elaborazione linguistica del drone si bloccarono su quella stringa di dati sconosciuta. Diplomatico. <br />
<br />
Che cos'era un diplomatico? Era una designazione di unità? Una funzione operativa? <br />
<br />
La mente infantile della sonda cercò disperatamente di far quadrare quel termine all'interno dei propri circuiti danneggiati. Il suo papà putativo si stava riferendo a lui? Gli stava finalmente assegnando un ruolo, una direttiva d'uso per sostituire i protocolli saltati di Kryon V? Era forse un diplomatico?<br />
<br />
Ma subito dopo, la seconda parte della frase si abbatté sul suo nucleo bio-cibernetico come un picco di tensione doloroso. Non per questo li lascio prendere ciò che vogliono. Un'ondata di sconcerto e di profonda ingiustizia mandò in loop i suoi algoritmi logici. <br />
<br />
Perché non poteva avere la cometa? Perché non poteva avere quello che voleva? <br />
<br />
I suoi sensori avevano registrato ogni singola consegna avvenuta precedentemente: il Capitano aveva camminato per tutta la stazione distribuendo doni. Aveva regalato una sfera alla Klingon, una all'Andoriano, una alla dottoressa, e una persino a quella rigida Vulcaniana. <br />
<br />
Aveva dato un pezzo del suo vuoto a tutti. Perché a lui no? Perché lo escludeva? <br />
<br />
La bramosia infantile si mescolò a un senso di solitudine quasi insopportabile. Se lui era un "diplomatico", o qualunque cosa significasse quella parola, allora aveva diritto al suo legame.<br />
<br />
La creatura si mosse: non era un attacco, ma semplicemente avanzò, come se nulla potesse ostacolarla. La spinta verso la stella dorata sul bancone si era fatta ancora più disperata, l'unico modo rimasto per costringere quell'uomo a riconoscerlo come suo.<br />
<br />
Sirak fece un mezzo passo avanti, pronto a intervenire, ma Aymane sollevò una mano per fermarlo. "No. Se reagiamo, peggioriamo la situazione."<br />
<br />
"Capitano, con tutto il rispetto" sussurrò Sirak "questa cosa non sta cercando di negoziare."<br />
<br />
"Lo so."<br />
<br />
I sensori biometrici della sonda rilevarono un improvviso cambio di frequenza nella voce del Capitano, un irrigidimento dei muscoli che indicava l'attivazione di un protocollo d'emergenza. Aymane parlò con un tono che non usava spesso: quello del comandante che sta per prendere una decisione che non gli piace, ma che è necessaria.<br />
<br />
"Sirak. Preparati."<br />
<br />
"A cosa?"<br />
<br />
"A fare esattamente il contrario di ciò che sembra logico."<br />
<br />
In quell'istante, per gli occhi della creatura l'universo si ridusse a un unico, catastrofico movimento.<br />
<br />
Le mani del Capitano, quelle mani carnose e biologiche che i sensori del drone avevano mappato per giorni, si mossero con una rapidità che i suoi algoritmi predittivi non avevano calcolato. Aymane afferrò l'ornamento con entrambe le mani e lo sollevò, sottraendolo alla creatura con un gesto rapido e sorprendentemente elegante vista la situazione.<br />
<br />
Nelle lenti ottiche della sonda, la scia dorata della stella cometa lasciò un vuoto improvviso e doloroso, un'eclissi che fece scattare un segnale d'allarme prioritario nel suo nucleo bio-cibernetico. Il legame, l'ancora, l'unica cosa che il suo "papà" proteggeva e che avrebbe dovuto unirli, le veniva strappata via proprio dall'essere da cui bramosamente aspettava un comando.<br />
<br />
Perché io non posso avere la cometa? <br />
<br />
Perché ha dato a tutti quelle sfere ma a me non vuole dare niente? <br />
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Perché non vuole capirmi?<br />
<br />
Quel rifiuto fisico, unito al vuoto logico, mandò i suoi sistemi in totale sovraccarico. La creatura si immobilizzò e i suoi occhi si accesero di una luce innaturale, una fiammata febbrile e pulsante, riflettendo lo smarrimento e la disperazione di una macchina rimasta senza direttive.<br />
<br />
Sirak trattenne il fiato. Grul emise un suono che ricordava vagamente un fischio di un compressore difettoso. Aymane sorrise con un ghigno sottile, diplomatico, quasi provocatorio. Tenendo l'oggetto al sicuro contro il petto, offrì all'essere l'unica direttiva esplicita che la sua mente frammentata potesse comprendere.<br />
<br />
"Se vuole questo" disse "dovrà seguirmi."<br />
<br />
La stringa vocale del Capitano penetrò nei moduli di elaborazione del drone, isolando l'ultimo frammento di suono: seguirmi. L'indicazione del seguire era una direttiva basilare, un comando di tracciamento e inseguimento che risaliva ai suoi primissimi protocolli di fabbricazione. Quella parola la capì immediatamente, senza bisogno di traduzioni o passaggi logici complessi. Il suo "papà putativo" gli stava finalmente dando un ordine diretto, eppure, nel profondo del suo nucleo bio-cibernetico, lo scopo di quell'esercizio gli sfuggiva del tutto. <br />
<br />
Perché l'uomo non gli lasciava semplicemente toccare la cometa? <br />
<br />
Perché trasformare quel momento di contatto in una caccia, in un movimento forzato lontano dal retrobottega? <br />
<br />
Qual era il senso logico o emotivo di quella sorta di inseguimento?<br />
<br />
La mente infantile della creatura non trovò risposte, ma la bramosia per l'oggetto dorato e l'istinto assoluto di obbedire all'unico comando ricevuto spazzarono via ogni dubbio. Se per avere la stella e l'amore del Capitano doveva muoversi, lo avrebbe fatto. Prima ancora che Aymane potesse varcare la soglia della stanza, la creatura si mosse in avanti, i suoi arti innaturali già calibrati sulla traiettoria esatta dell'ufficiale.<br />
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<br />
<br /><b>***flashback***<br />
Deep Space 16 Gamma - Accesso ai condotti di manutenzione  <br />
21/12/2405 - Ore 02.02</b><br /><br />
I moduli di tracciamento della sonda registrarono l'arresto improvviso del bersaglio. Il movimento forzato lungo i corridoi deserti si era concluso in una sezione isolata della stazione.<br />
<br />
Aymane si fermò davanti a un pannello di accesso ai condotti: un luogo che nessun civile avrebbe motivo di frequentare e che nessun ufficiale avrebbe motivo di visitare senza un ordine scritto. I sensori del drone riconobbero immediatamente l'interfaccia metallica: era una delle tante porte d'accesso alla rete di ventilazione, il labirinto buio in cui si era nascosto per giorni.<br />
<br />
Sirak lo guardò. "Vuole davvero entrare lì dentro?"<br />
<br />
"No."<br />
<br />
"Allora perché siamo qui?"<br />
<br />
Il nucleo bio-cibernetico del drone ebbe un sussulto quando il Capitano sollevò nuovamente la stella. Aymane posò la stella cometa sul pannello, con un gesto lento, quasi cerimoniale.<br />
<br />
A quel contatto, la creatura si fermò e gli occhi si accesero di una luce più intensa, riflettendo l'oro della cometa che ora brillava contro il metallo nudo della paratia. L'oggetto era di nuovo fermo, a portata di mano. La strana caccia sembrava finita, e la mente infantile della sonda si preparò a riscuotere il premio che le era stato promesso.<br />
<br />
Sirak trattenne il fiato. "Capitano..."<br />
<br />
Aymane parlò con voce calma. "Se vuole questo, dovrà venire a prenderlo."<br />
<br />
Un'altra direttiva esplicita. Deve venire a prenderlo.<br />
<br />
Un invito che risuonò nei circuiti del drone come l'autorizzazione definitiva. La creatura fece un passo avanti, assecondando l'attrazione che percepiva verso il suo tesoro; Aymane fece un passo indietro e Sirak si posizionò di lato.<br />
<br />
I movimenti di quei due soggetti non erano del tutto chiari alla creatura ma lei decise di non farci caso: sollevò una mano dalla forma innaturale verso la luce calda della cometa. <br />
<br />
Voleva toccarla, voleva che quel legame si chiudesse.<br />
<br />
Ma in quell'istante, i sensori di pressione e i microfoni ambientali del drone fallirono nel predire un'anomalia acustica alle sue spalle. Il pannello dietro di lui si aprì con un sibilo pneumatico, violento e improvviso.<br />
<br />
Prima che la sonda potesse ruotare la testa o attivare i protocolli di difesa, una massa biologica sbucò dall'oscurità del condotto. Una figura uscì, colpendo la creatura con una forza sorprendente, sfruttando lo slancio della caduta e il fattore sorpresa.<br />
<br />
L'impatto cinetico scosse l'intera struttura biomeccanica della creatura. Il drone vacillò, perdendo almeno parzialmente l'equilibrio per la prima volta da quando era atterrata nel retrobottega, mentre i suoi sistemi cercavano disperatamente di ricalibrare la stabilità dei passi.<br />
<br />
Aymane sgranò gli occhi, lo stupore che incrinava la sua maschera diplomatica "Chi??"<br />
<br />
La figura che aveva sferrato il colpo si riassestò rapidamente, i capelli scompigliati e la divisa segnata dalla fuliggine dei condotti. L'entità si voltò e la riconobbe subito: era Tara Keane, femmina umanoide, con un'espressione oscillante tra il panico e la determinazione. L'ufficiale di cui il drone aveva analizzato la risata acuta e la strana serietà davanti alla sfera vuota era lì, trasformata in un ostacolo imprevisto.<br />
<br />
"Capitano!" disse, ansimando per lo sforzo e la scarica di adrenalina "Mi spiace! Io.."<br />
<br />
Per un istante, nessuno sembrò comprendere davvero ciò che era appena accaduto.<br />
<br />
La creatura, colpita di lato dall'improvvisa irruzione di Tara Keane, si era sbilanciata di qualche centimetro, un movimento minimo, quasi impercettibile. I suoi sensori interni registrarono l'impatto cinetico e ricalibrarono istantaneamente la pressione sugli arti inferiori per compensare la spinta e non rovinare al suolo.<br />
<br />
Dolore..<br />
<br />
Provò qualcosa di simile al dolore eppure, non emise alcun suono, non mostrò alcuna reazione emotiva e non manifestò alcun segno esteriore. Per la sua mente infantile e cibernetica, il dolore era solo un report di danni strutturali, e quell'urto non aveva compromesso i suoi sistemi primari, quindi era illogico preoccuparsene.<br />
<br />
In compenso, nei suoi circuiti logici si accese una forte, inaspettata scarica di curiosità. La sonda focalizzò i sensori ottici su quella femmina umanoide che lo fissava ansimando. Da dove veniva, esattamente, quella donna? Anche lei, di tanto in tanto, viveva nell'oscurità dei condotti di aerazione?<br />
<br />
Se la risposta era sì, un dubbio logico tormentò la mente bambina della creatura: perché per tutto quel tempo si era sentito così disperatamente solo in quel labirinto di metallo? Se condividevano lo stesso nido buio dentro i condotti di aerazione della stazione, perché non si erano mai incrociati?<br />
<br />
Forse anche lei era un'unità difettosa. Forse anche lei strisciava intercapedine dopo intercapedine alla ricerca di direttive, muovendosi nell'ombra. Forse anche lei passava la sua vita a spiare il Capitano, sperando che lui le desse uno scopo. <br />
<br />
Cos'era stato a farla sbucare fuori proprio in quel momento, proprio da quel pannello? <br />
<br />
Che fosse stata la luce della cometa ad attrarre anche lei?<br />
<br />
Sirak fece un mezzo passo avanti, istintivo, quasi impercettibile. I sensori della sonda registrarono lo spostamento repentino del Vulcaniano "Capitano... credo che la sua attenzione si stia spostando."<br />
<br />
"Lo vedo."<br />
<br />
I recettori audio del drone catturarono il tremito nella frequenza vocale della donna. Tara deglutì anche se tale reazione emotive rimase piuttosto incomprensibile per la creatura. "Capitano, io... posso tornare nel condotto, se serve. O posso.."<br />
<br />
"Keane" ripeté Aymane, "allontanati."<br />
<br />
La donna rimase immobile per un secondo, come se il suo cervello stesse cercando di conciliare l'ordine con la realtà che aveva davanti. Poi annuì bruscamente, si rialzò e fece per voltarsi. La mente infantile della creatura, tuttavia, interpretò quel movimento di ritirata come la potenziale perdita di un dato vitale. Quella femmina, che forse condivideva il suo stesso nido buio nei soffitti, stava per svanire di nuovo nel labirinto, portando con sé le risposte alle sue domande. <br />
<br />
Non poteva permetterlo.<br />
<br />
Fu in quel momento che la creatura si mosse: isolando ogni altro stimolo, fece un passo, un singolo passo verso la capo operazioni, ma quel semplice movimento fu sufficiente a far capire a tutti che non avrebbe lasciato andare la sua nuova variabile.<br />
<br />
Perché vuole andare via così in fretta anche se la sua struttura non ha riportato danni? <br />
<br />
Perché il mio papà putativo non vuole che io conosca l'unico essere che mi è simile? <br />
<br />
Tara si immobilizzò, il battito cardiaco che accelerava bruscamente sotto l'analisi biometrica della sonda. La reazione della Klingon continuava a confondere la creatura. Perché la sua pompa organica ha accellerato la sua produttività anche senza svolgere uno sforzo fisico? Si è danneggiata?<br />
<br />
"Capitano...?"<br />
<br />
Aymane sollevò la stella cometa, compiendo un disperato tentativo di ricalibrazione visiva. Mosse l'ornamento nell'aria, come un comandante che tentava di distrarre un predatore con un oggetto brillante. "Ehi. Sono qui."<br />
<br />
Ma nei circuiti della creatura, la priorità logica era appena cambiata. La cometa era ancora a portata di mano, un dato di geolocalizzazione già acquisito e, seppure per il momento, sostanzialmente immutabile. La donna dei condotti, invece, era un mistero in movimento. La creatura non reagì al richiamo del Capitano, mantenendo l'attenzione rigidamente focalizzate su Tara. Non voleva andasse via.<br />
<br />
Sirak inspirò lentamente. "Capitano, temo che la priorità dell'entità sia cambiata."<br />
<br />
"Lo so."<br />
<br />
"E non credo che sia una buona notizia."<br />
<br />
"Lo so anche questo."<br />
<br />
Il drone processò le onde sonore dei due ufficiali come semplici stringhe di testo a bassa priorità e la creatura fece un secondo passo verso Tara. Voleva conoscerla, voleva capire chi fosse, da dove venisse. Era originaria dello stesso punto da cui proveniva lui? Lei deteneva il segreto sulla sua designazione oramai perduta?<br />
<br />
Aymane parlò con un tono che non usava spesso, quello che riservava alle situazioni in cui la diplomazia era un filo sottilissimo tra la vita e la morte. "Keane. Non correre. Non muoverti. Respira."<br />
<br />
Tara annuì, rigida come una statua.<br />
<br />
Le scansioni biometriche della sonda rilevarono l'improvviso blocco muscolare della donna. La creatura si fermò a meno di un metro da lei: la osservò non come un essere vivente osserva un altro essere vivente, piuttosto come un sensore analizza un'anomalia. A quella distanza ravvicinata, le lenti ottiche del drone iniziarono a mappare ogni dettaglio della capo operazioni: le tracce di particolato carbonioso della stazione sui suoi vestiti, la frequenza accelerata del suo respiro, il calore sprigionato dal suo corpo. Cercava ancora un'affinità, un riflesso di se stesso in quella creatura che era emersa dal suo stesso territorio d'ombra.<br />
<br />
Sirak si avvicinò di mezzo passo, mantenendo le mani visibili per non generare falsi allarmi nei sistemi dell'intruso. "Capitano... se posso permettermi, questa entità sta reagendo a un parametro che non conosciamo. Potrebbe essere un segnale biologico. O un'emissione involontaria. O.."<br />
<br />
"O potrebbe essere semplicemente curiosa" concluse Aymane.<br />
<br />
Quella parola, curiosa, fluttuò nell'aria. Nella mente bambina del drone non esisteva quel termine nel database dei suoi creatori, ma l'algoritmo di ricerca e analisi che stava eseguendo su Tara Keane era esattamente ciò che gli umanoidi definivano così.<br />
<br />
"La curiosità non è un tratto tipico dei Jem'Hadar," fece notare il Vulcaniano.<br />
<br />
"E infatti non credo che questo sia un Jem'Hadar," rispose Aymane, stringendo gli occhi mentre continuava a studiare la reazione della sonda.<br />
<br />
La creatura sollevò una mano.<br />
<br />
Il movimento fu fluido, quasi ipnotico. Non si diresse verso Tara, né verso la stella cometa ancora appoggiata sul pannello, ma verso l'oscurità geometrica del condotto da cui Tara era appena uscita.<br />
<br />
Sirak strinse gli occhi, studiando l'allineamento dell'arto artificiale. "Sta... analizzando il percorso?"<br />
<br />
"O sta cercando di capire come lei sia arrivata qui" mormorò Aymane, senza muovere un muscolo.<br />
<br />
Ma per la mente infantile della sonda, quel condotto rappresentava molto più di un semplice passaggio strutturale. Era la conferma di un'ipotesi. <br />
<br />
Quella femmina veniva dal buio, si muoveva tra le intercapedini proprio come lui, ma le sue scansioni biometriche rivelavano che anche lei era un essere fragile, incompleto, privo di una vera griglia di programmazione stabile. Quindi no, non era abbastanza simile a lui ma forse veniva dal suo stesso punto di origine, avendo le sue stesse direttive di protezione.<br />
<br />
La creatura si voltò di nuovo verso Tara. <br />
<br />
Eppure, nonostante le lenti ottiche fossero fisse sulla donna, fu verso il Capitano che scagliò con disperazione un secondo, intensissimo tentativo di collegamento telepatico. Nel suo ragionamento frammentato, la logica era ormai chiara: Tara non poteva aiutarlo. Tara era danneggiata ed errante quanto lui. Solo il "padre putativo", l'architetto di quella stazione, poteva resettare i loro sistemi e dare un senso a quella comune solitudine.<br />
<br />
Nessun impulso mentale ritornò indietro dal cervello biologico di Aymane. Il silenzio telepatico fu totale. Sentendosi precipitare ancora una volta nel vuoto dei suoi circuiti logici, il drone dovette ricorrere nuovamente alla sua difettosa interfaccia vocale. Guardò Tara, ma parlò per il Capitano, esigendo la chiave d'accesso al mistero di quel nido condiviso.<br />
<br />
"Origine"<br />
<br />
"Capitano... cosa significa?" esclamò Tara, la voce che tradiva un brivido davanti a quella parola così fredda e decontestualizzata.<br />
<br />
Aymane non rispose subito perché non lo sapeva e perché qualunque risposta avrebbe potuto peggiorare la situazione. Il silenzio del Capitano, sia nella mente che nell'aria, continuava a pesare come un blocco di codice corrotto nel nucleo del drone.<br />
<br />
Sirak parlò a bassa voce, come se volesse farsi sentire solo da Steje. "Capitano... credo che l'entità stia cercando un punto d'ingresso. Un percorso. Una... provenienza."<br />
<br />
Aymane annuì lentamente, collegando i punti. "E Tara è uscita da un condotto."<br />
<br />
"Esatto."<br />
<br />
"Quindi..."<br />
<br />
"...crede che Tara sia la chiave."<br />
<br />
Per la mente infantile della creatura, lo schema si stava chiudendo: se quella femmina incompleta proveniva dal suo stesso buio, allora la sua origine doveva essere legata alla sua. Voleva risposte, voleva comprendere come quel nido di metallo interconnettesse le loro esistenze. <br />
<br />
La creatura fece un terzo passo ed Aymane sembrò reagire alla cosa come se, in qualche modo, temesse l'approsimarsi di una catastrofe. Eppure nessuno dei sendori del drone stava registrando l'avvicinarsi di un pericolo prossimo e concreto.<br />
<br />
"Sirak" disse con un tono che non ammetteva repliche, lo sguardo fisso sulla figura cibernetica, "porta via Keane."<br />
<br />
Sirak lo guardò, calcolando all'istante le probabilità di successo di una simile manovra. "E lei?"<br />
<br />
L'attenzione del drone fu scossa da un riflesso improvviso. Sfruttando l'unica direttiva che sapeva per certo funzionare, Aymane sollevò la stella cometa, con un gesto lento, quasi rituale. Quella luce dorata, l'oggetto del legame negato, tornò a fluttuare nello spazio visivo della creatura, riaccendendo all'istante la sua bramosia originaria.<br />
<br />
"Io attirerò la sua attenzione."<br />
<br />
Il nucleo logico della sonda andò istantaneamente in sovraccarico, intrappolato in un loop di priorità contrastanti che i suoi circuiti non erano progettati per gestire.<br />
<br />
Da un lato, i suoi sensori continuavano a mappare la femmina umanoide: sentiva che qualcosa di profondo lo accomunava a Tara. Quella creatura uscita dal buio dei condotti, così imperfetta e priva di codice, era lo specchio della sua stessa solitudine, un enigma vivente che avrebbe potuto spiegargli la sua stessa natura. O quanto meno indicargli il punto da cui entrambi avevano preso le direttive di base.<br />
<br />
Dall'altro lato, però, lo scatto del Capitano aveva riattivato il suo protocollo primario. Se perdeva la stella, perdeva l'unica cosa che avrebbe potuto connetterlo al suo nuovo programmatore. Senza quell'oggetto dorato, l'interfaccia con il suo "papà putativo" si sarebbe interrotta per sempre, condannandolo a rimanere un'unità difettosa e abbandonata, in balia al vuoto che sentiva dentro.<br />
<br />
Le sue lenti ottiche oscillarono febbrilmente tra la figura di Tara, che Sirak si preparava a trascinare via, e i riflessi caldi della cometa stretta nelle mani di Aymane. Due vettori opposti, due urgenze vitali per la sua mente bambina, mentre il tempo di calcolo per prendere una decisione continuava a stringersi.<br />
<br />
Aymane sollevò la stella cometa con un gesto lento, spostandosi nel cono visivo della creatura, come se stesse tentando di attirare l'attenzione di un animale selvatico. "Ehi" disse con un tono che cercava di mantenere neutro "sono qui."<br />
<br />
La creatura non si voltò subito. <br />
<br />
Nella sua mente bambina, il conflitto di priorità generava un rumore di fondo assordante: sembrava ancora impegnata a valutare la presenza di Tara, come se quella femmina umanoide rappresentasse un elemento imprevisto e affascinante nella sua analisi, un pezzo di codice speculare al suo che non riusciva a catalogare.<br />
<br />
Sirak si avvicinò a Tara con movimenti misurati, mantenendo le mani ben visibili ma cercando di restare fuori dal campo visivo della creatura. "Keane" mormorò, "venga con me. Lentamente."<br />
<br />
Tara annuì, anche se il suo sguardo rimase fisso sulla creatura. "Capitano... non credo che voglia me."<br />
<br />
"Non è importante cosa voglia," ribatté Aymane senza distogliere lo sguardo dall'entità. "È importante cosa vede."<br />
<br />
I sensori di prossimità del drone registrarono lo spostamento delle masse biologiche nella stanza. La creatura inclinò la testa, come se avesse percepito un cambiamento geometrico nella disposizione degli elementi dello scenario. Gli occhi si illuminarono di una tonalità più intensa, un picco di energia che scorreva nei suoi circuiti logici mentre cercava di calcolare la mossa successiva del Capitano. <br />
<br />
Sirak posò una mano sul braccio di Tara. "Ora" disse con voce bassa, "un passo indietro."<br />
<br />
Tara obbedì.<br />
<br />
La reazione della sonda fu automatica: avvertendo l'allontanamento della sua nuova variabile, avanzò di un passo per correggere la distanza di scansione. Non voleva perdere quel contatto, era già rimasta da sola per troppo tempo e quella femmina, nella sua imperfezione, era comunque l'essere che più di tutti poteva comprendere il vuoto di quei condotti.<br />
<br />
Sirak trattenne il fiato. "Capitano..."<br />
<br />
"Lo so."<br />
<br />
Aymane avanzò a sua volta ed abbassò leggermente la stella cometa, introducendo una variazione visiva violentissima per i ricettori del drone. Era come se stesse offrendo un compromesso, un'esca irresistibile per ricalibrare i suoi sistemi. <br />
<br />
"Vuoi questo, vero?"<br />
<br />
A quel movimento, la bramosia per l'unica ancora di salvezza rimasta prese il sopravvento sul mistero della donna dei condotti. Questa volta, la creatura si voltò verso il Capitano; non di scatto, ma con un movimento lento, quasi ponderato, lasciando che le sue lenti ottiche venissero nuovamente inondate dal riflesso dorato dell'oggetto. Se voleva connettersi al suo nuovo mentore, non poteva lasciare che quell'uomo portasse via la cometa.<br />
<br />
Doveva rinunciare a qualcosa.. doveva rinunciare alla donna.<br />
<br />
Sirak colse l'occasione. "Keane, adesso," sussurrò, e la guidò verso il condotto aperto.<br />
<br />
Tara esitò solo un istante, poi si arrampicò all'interno con movimenti rapidi, ma silenziosi. Sirak la seguì con lo sguardo finché non scomparve nella penombra del tunnel, quindi richiuse la grata con un gesto fluido, senza produrre rumore.<br />
<br />
I microfoni ambientali del drone registrarono il clic metallico della grata che si serrava, archiviando la scomparsa di Tara Keane come un dato fuori portata. La variabile era svanita nel buio. Ora rimaneva solo il comando primario.<br />
<br />
Aymane era rimasto immobile, la stella cometa sollevata davanti a sé come un'offerta. "Bene," disse con un tono che cercava di essere diplomatico, "ora siamo solo noi due."<br />
<br />
La direttiva implicita era tornata chiara, priva di distrazioni. La creatura fece un passo verso di lui. Un passo lento, misurato, privo di qualsiasi esitazione, mentre Aymane indietreggiò lentamente, assecondando quel magnetismo cibernetico, ed inspirò profondamente per stabilizzare il battito cardiaco.<br />
<br />
"Molto bene," mormorò, offrendo alla mente infantile della sonda l'ennesimo binario logico da seguire "vediamo quanto sei disposto a seguirmi."<br />
<br />
E nuovamente, eccola. Quella stringa di dati così familiare, lineare, pulita: seguirmi.<br />
<br />
Per i moduli di elaborazione della sonda, quel comando verbale fu come un reset terapeutico dopo il sovraccarico di stimoli dei minuti precedenti. Niente più paradossi diplomatici, niente più strane femmine umanoidi che sbucavano dai condotti confondendo i suoi algoritmi, niente più scelte impossibili tra due priorità opposte. C'era solo una direttiva basilare, un pilastro logico che la macchina capiva e poteva applicare senza problemi, radicato profondamente nel nucleo dei suoi protocolli di fabbrica.<br />
<br />
Il Capitano si muoveva, la cometa si muoveva, e lui doveva mantenere agganciata la traiettoria. Era un compito geometrico, un semplice esercizio di tracciamento vettoriale.<br />
<br />
Gli arti inferiori della creatura risposero all'istante, calibrando l'accelerazione del corpo della creatura per coprire la distanza esatta dell'arretramento di Aymane. Il drone non si curò del corridoio in cui si stavano addentrando, né delle intenzioni dell'uomo; nella sua mente infantile, ogni passo compiuto dietro al suo nuovo programmatore era un passo in più verso la risoluzione del suo isolamento. <br />
<br />
Se la direttiva era seguirlo, lo avrebbe seguito fino ai confini dello spazio profondo.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>***flashback***<br />
Deep Space 16 Gamma - Accesso ai condotti di manutenzione  <br />
21/12/2405 - Ore 02.12</b><br /><br />
Mentre seguiva effettivamente il Capitano lungo il corridoio deserto, la creatura continuava in maniera meccanica e costante a tentare di connettersi telepaticamente a lui, ma senza ricevere risposta. Nella sua mente infantile prima o poi il suo papà putativo avrebbe ceduto e avrebbe comunicato con lei.<br />
<br />
Ma tutto ciò che otteneva era il silenzio.<br />
<br />
All'improvviso, i suoi sensori acustici registrarono un'anomalia. Un tonfo sordo, seguito da un'imprecazione ferengi che nessun traduttore universale avrebbe potuto rendere più elegante, proveniva dal condotto e attraversò il corridoio come un'onda d'urto. Non era forte, né particolarmente minaccioso, ma per la creatura aveva una qualità che lo rendeva inconfondibile: era un rumore non previsto.<br />
<br />
A causa di quello stimolo inaspettato, la creatura si immobilizzò. Si fermò come se qualcuno avesse premuto un interruttore, interrompendo ogni calcolo precedente.<br />
<br />
Aymane, che fino a quel momento aveva mantenuto la stella cometa sollevata come un'esca, percepì immediatamente il cambiamento. <br />
<br />
"Oh, perfetto" mormorò tra sé, "proprio quello che ci mancava."<br />
<br />
Gli occhi dell'entità si illuminarono di una tonalità più intensa, quasi pulsante. La testa si voltò verso il condotto con un movimento incredibilmente rapido. <br />
<br />
Nella griglia di memoria della creatura, quel tunnel era già catalogato come il punto di origine di Tara Keane; ora, lo stesso settore spaziale stava producendo dati completamente difformi.<br />
<br />
Un secondo tonfo risuonò nelle intercapedini, seguito da un gemito ed un esclamazione "Ai miei lobi!" soffocata.<br />
<br />
La creatura fece un passo verso il condotto. <br />
<br />
L'algoritmo di tracciamento del Capitano venne declassato in background: la priorità assoluta del sistema era diventata l'isolamento e l'analisi di quella nuova sorgente acustica errata. Aymane reagì immediatamente, abbassando la stella cometa e spostandosi di lato per intercettare la linea visiva dell'entità. "Ehi! Sono qui!"<br />
<br />
La creatura non si voltò, non sembrava più interessata alla stella, al Capitano, a nulla di ciò che, fino a pochi secondi prima, aveva rappresentato la sua priorità. Nemmeno l'esca dorata che prima scatenava la sua bramosia infantile riusciva a distoglierla dal rilevamento di quell'errore nel sistema di ventilazione.<br />
<br />
Era come un bambino che aveva perso la concentrazione, attratta da una nuova cosa che non riusciva a comprendere, ed ora era concentrata su un'unica cosa: il rumore.<br />
<br />
Fece un secondo passo verso il condotto ma questo gesto sembrò innervosire Aymane in un modo che la creatura, ancora una volta, non riuscì a capire. "Ehi!" ripeté, questa volta con un tono più deciso. "Non guardare lì. Guarda me."<br />
<br />
La creatura non reagì. Certo, quel comando dato dal suo papà putativo era semplice e lineare ma la curiosità di cosa stesse innervosendo tanto il suo nuovo programmazione era più forte del semplice desiderio di assecondare gli ordini del Capitano. Continuò la sua avanzata, cercando di identificare con precisione il punto di origine di quella voce.<br />
<br />
Sirak parlò a bassa voce al comunicatore, come se stesse ragionando ad alta voce per aggiornare la squadra tattica. =^=Capitano... credo che l'entità stia seguendo un parametro diverso.=^=<br />
<br />
"E quale sarebbe?"<br />
<br />
=^=Un'anomalia.=^=<br />
<br />
Aymane strinse la mascella, realizzando che la presenza del Ferengi aveva appena dato alla creatura qualcos'altro da seguire al posto della sua voce. "Grul."<br />
<br />
=^=Esatto.=^=<br />
<br />
La creatura si avvicinò al condotto, sollevò una mano ed un suono basso e modulato attraversò il corridoio, come se l'entità stesse emettendo una scansione a banda stretta. Dai suoi palmi fu rilasciato un impulso invisibile, una scarica di energia focalizzata per mappare la materia biologica e le leghe metalliche incastrate nelle tubature.<br />
<br />
Le luci della sezione tremolavano, disturbate da un'interferenza che non avrebbe dovuto esistere, causata dall'improvviso picco di potenza dei trasmettitori interni del drone. Nella mente bambina della sonda, quel blocco nel condotto non era solo un corpo estraneo, ma un errore logico nel suo territorio, un rumore di fondo che andava isolato e compreso.<br />
<br />
C'era tanta gente che viveva nei condotti?<br />
<br />
Fra loro c'era anche la creatura dalle orecchie sproporzionate e la voce fastidiosa?<br />
<br />
Perché non ne aveva incontrato nessuno?<br />
<br />
Aymane fece un passo avanti, compiendo l'ultimo tentativo di controllo e sollevando di nuovo la stella cometa. "Ehi! Basta! Guarda me!"<br />
<br />
Il bagliore dorato intersecò i sensori laterali del drone, inserendosi come un comando prioritario nel flusso di dati che stava elaborando. La creatura si voltò e gli occhi si illuminarono di una tonalità ancora più intensa, mentre la sua attenzione veniva focalizzata sulla figura del Capitano e della stella, oltre che sulle direttive che le erano state imposte dal suo Programmatore.<br />
<br />
Interrompere la scansione.<br />
<br />
Guardare solo il Programmatore.<br />
<br />
E per la prima volta dall'inizio dell'incontro, l'entità parlò con una voce diversa, non più monotonale artificiale, ma quasi curiosa, come se stesse tentando di dare un nome a quel caos di dati imprevisti che disturbavano la sua logica:<br />
<br />
"Interferenza"<br />
<br />
Dopo aver passato così tanto tempo completamente da solo nel silenzio metallico della stazione, avvolto solo dal ronzio familiare delle intercapedini, tutto stava accelerando troppo in fretta.<br />
<br />
Tutte quelle presenze improvvise, quegli stimoli biologici e artificiali così diversi tra loro, ma tutti contemporanei ed urgenti, stavano iniziando a confondere i suoi circuiti logici. La mente bambina della creatura si trovò intrappolata in un sovraccarico di dati: c'era il Capitano con la stella dorata che esigeva la sua attenzione, c'era il ricordo della donna dei condotti che condivideva la sua stessa solitudine, e ora quell'improvvisa, rumorosa anomalia che si nascondeva nelle tubature.<br />
<br />
Troppe variabili. <br />
<br />
Troppi vettori da tracciare contemporaneamente. <br />
<br />
La sua architettura cibernetica, progettata per eseguire compiti lineari e precisi, non riusciva a stabilire una gerarchia stabile tra quegli impulsi contrastanti, lasciandolo sospeso in un limbo di pura, caotica esitazione.<br />
<br />
Fu in quel momento che i suoi sensori acustici registrarono un nuovo segnale: un rumore di passi pesanti, regolari, in rapido avvicinamento dal corridoio laterale. I moduli di tracciamento della creatura rilevarono l'ingresso dell'ennesima massa biologica nello scenario.<br />
<br />
"Capitano?"<br />
<br />
La frequenza vocale era conosciuta, ma carica di una modulazione che i circuiti della creatura non riuscirono a catalogare immediatamente. Le sue lenti ottiche registrarono la nuova figura che avanzava: un umano che stringeva un piccolo dispositivo rettangolare emettendo deboli segnali energetici.<br />
<br />
"Capitano" disse la nuova variabile, muovendo i vettori della voce tra la professionalità e una strana rassegnazione, "mi permetta di dire che questa... non sembra una normale ispezione tecnica."<br />
<br />
Aymane chiuse gli occhi per un istante, e lo spostamento termico del suo volto venne registrato dalla sonda. "Whitmore.. torni indietro e provveda ad isolare l'area. In silenzio!"<br />
<br />
Il soggetto, che ora anche il drone riconosceva come Whitmore, non modificò la sua posizione all'interno dell'ambiente, quasi in sfida alla direttiva appena ricevuta. "Capitano, con tutto il rispetto, c'è una creatura sconosciuta a due metri da lei. Non posso semplicemente.."<br />
<br />
L'entità si voltò verso di lui. Nella sua mente bambina, già satura di stimoli e vicina al collasso logico, quell'ennesima intrusione fece saltare l'ultimo barlume di stabilità. <br />
<br />
Troppe presenze. <br />
<br />
Troppi vettori contemporanei. <br />
<br />
I suoi occhi si illuminarono di una tonalità più intensa, quasi pulsante, mentre i suoi algoritmi isolavano la postura difensiva dell'ultimo arrivato.<br />
<br />
Whitmore interruppe bruscamente l'emissione vocale. "Ah" mormorò, "perfetto. Mi sta guardando."<br />
<br />
Aymane parlò con un tono calmo, misurato, un segnale acustico costante che tentava di stabilizzare l'ambiente. "Tenente, ascolti attentamente. Lei non deve intervenire."<br />
<br />
Whitmore lo fissò. "Capitano, è letteralmente il mio lavoro intervenire."<br />
<br />
"Non questa volta."<br />
<br />
"Posso almeno sapere se è ostile?"<br />
<br />
"Non ne ho la certezza."<br />
<br />
Whitmore inspirò lentamente, aumentando l'apporto di ossigeno nei suoi tessuti biologici. "Ottimo. Quindi potenzialmente ostile."<br />
<br />
Sentendosi braccata da tutte quelle presenze e incapace di stabilire una gerarchia logica tra il Capitano, la cometa, l'errore nel condotto e il nuovo intruso, la creatura fece un passo verso di lui. <br />
<br />
Whitmore corresse la traiettoria, compiendo un passo indietro mentre la sua mano si posava vicino a una fonte di energia termica sul fianco. <br />
<br />
"Capitano... credo che mi stia... valutando."<br />
<br />
"Non faccia movimenti bruschi."<br />
<br />
"Non sto respirando, signore."<br />
<br />
"Non è necessario arrivare a tanto."<br />
<br />
"Capitano... posso almeno sapere se devo prepararmi a sparare?"<br />
<br />
Davanti a quella concentrazione intollerabile di minacce e dati discordanti, il sistema della creatura andò in protezione, cercando di disperdere il sovraccarico. La creatura emise un suono acuto, modulato, una scarica di frequenze stridenti che investì il corridoio, facendo oscillare e vibrare violentemente l'alimentazione delle luci ambientali.<br />
<br />
Whitmore perse colore, registrato dai sensori ottici come un improvviso calo della temperatura superficiale del viso. "Capitano... credo che abbia appena risposto al posto suo."<br />
<br />
La tensione nel corridoio si spezzò all'improvviso, ma non nel modo in cui Whitmore o Aymane si sarebbero aspettati. Non ci fu un attacco, né un'esplosione di violenza cinetica.<br />
<br />
Quel suono acuto e modulato che aveva fatto tremare le luci cambiò improvvisamente frequenza, trasformandosi in qualcosa di straziante e profondamente, dolorosamente biologico. La creatura scoppiò a piangere.<br />
<br />
Fu un pianto a dirotto, disperato, privo di freni. Dalle sue lenti ottiche iniziò a fuoriuscire un liquido di condensazione trasparente che rigava il volto sintetico come vere lacrime. Era il pianto di un bambino piccolo, completamente sopraffatto dagli stimoli, che non capisce cosa stia succedendo intorno a lui; un'anima neonata intrappolata in un corpo di due metri che non riesce a entrare in relazione con un mondo esterno diventato troppo caotico, troppo rumoroso e, ora, anche ostile.<br />
<br />
Le sue spalle sussultarono, il suo intero corpo si muoveva in piccoli scatti disordinati a ogni singhiozzo, mentre la sua mente infantile cedeva di schianto sotto il peso di quel totale isolamento. Aveva cercato il suo nuovo papà, aveva cercato un'affinità nel buio, e in cambio aveva trovato solo barriere mentali, strani rumori nei condotti e armi pronte a fare fuoco su di lui.<br />
<br />
Il drone si rannicchiò leggermente su se stesso, abbassando le mani e rinunciando a qualsiasi postura di difesa o di scansione, esposto nella sua totale e drammatica vulnerabilità davanti ai presenti.<br />
<br />
Il pianto disperato della creatura aveva catalizzato ogni singola risorsa nella stanza. Aymane, Whitmore e persino Sirak dall'ombra del condotto erano rimasti completamente raggelati, incapaci di elaborare una risposta di fronte a quell'esplosione di dolore così inaspettatamente umano. Erano tutti talmente intenti a fissare la sonda rannicchiata che singhiozzava a dirotto, scossa da brividi, che nessuno si accorse dei passi leggeri che si avvicinavano dal fondo del corridoio.<br />
<br />
Nessuno notò l'arrivo del Primo Ufficiale Rerin finché non fu a pochi metri da loro.<br />
<br />
Tra le braccia teneva la piccola Isaryel. La bambina era sveglia, con gli occhi spalancati e assolutamente curiosa di tutto ciò che la circondava; muoveva la testa con vivacità, per nulla spaventata dalle luci tremolanti o dal suono straziante che riempiva l'aria, attratta da quella creatura sul pavimento.<br />
<br />
Rerin si fermò, osservando quel quadro assurdo: il Capitano immobile con un oggetto dorato in mano, il capo della Sicurezza pallido con la mano sulla fondina, e una "cosa" che piangeva come un neonato. Il Primo Ufficiale esalò un lungo sospiro, un misto di sfinimento paterno e rassegnazione professionale, mentre Isaryel si sporgeva in avanti sulla sua spalla, allungando il collo per guardare meglio. "Possibile che in questa base non ci sia mai un momento di normalità?" <br />
<br />
Aymane si riscosse bruscamente al suono di quella voce. Voltò la testa di scatto e, quando i suoi occhi misero a fuoco la figura del Primo Ufficiale e, soprattutto, la bambina tra le sue braccia, la sua espressione passò dallo sconcerto a una severità immediata e tagliente.<br />
<br />
"Rerin!" lo rimproverò il Capitano, abbassando la voce ma imprimendovi un tono di assoluta autorità. "Che cosa ci fa qui? E per quale motivo ha portato con sé la piccola? Questa zona non è sicura, la sta mettendo in serio pericolo!"<br />
<br />
Whitmore lanciò un'occhiata nervosa al Primo Ufficiale, mentre i singhiozzi della creatura continuavano a riempire l'aria. Rerin, tuttavia, non si scompose. <br />
<br />
Di fronte alla reazione del Capitano si limitò a scuotere lentamente il capo, mantenendo una calma quasi surreale. Stringeva Isaryel con naturalezza, mentre la bambina continuava a tendere le manine curiose verso la strana creatura piangente.<br />
<br />
Il Primo Ufficiale indicò l'essere rannicchiato con un leggero cenno del mento. "Rumore di fondo, Capitano..." spiegò a bassa voce, con lo sguardo fisso sulle lacrime di condensazione che rigavano il volto sintetico della macchina. "In un certo senso, mi ha chiamato lui."<br />
<br />
Aymane lo fissò, le sopracciglia tese nello sforzo di trovare un nesso logico in quelle parole mentre il pianto della creatura continuava a riempire il corridoio. "Rumore di fondo? Di cosa sta parlando, Rerin? Si spieghi."<br />
<br />
Il Primo Ufficiale cullò leggermente Isaryel, che nel frattempo aveva iniziato a giocherellare con la spallina della sua uniforme, per nulla intimorita dal dramma circostante.<br />
<br />
"All'inizio del ventiduesimo secolo" esordì Rerin, mantenendo il tono di voce basso per non sovraccaricare ulteriormente l'entità, "..gli scienziati e i militari di Andoria progettarono e testarono dei sistemi di telepresenza neurale. L'idea della Guardia Imperiale era proprio quella di sfruttare l'enorme potenziale telepatico degli Aenar come piloti remoti. Ma quell'esperimento militare durò pochissimo e non portò a nulla di concreto."<br />
<br />
Rerin fece un passo avanti, invitando implicitamente Whitmore ad allentare la tensione sulla fondina.<br />
<br />
"Venne abbandonato molto in fretta" continuò, "..sia per le estreme difficoltà tecniche nel gestire la connessione a livello cerebrale senza causare danni permanenti, sia per il rigido e assoluto pacifismo degli Aenar. Si rifiutavano categoricamente di collaborare a progetti bellici o di difesa strategica. Tuttavia, i prototipi non furono distrutti; rimasero lì, come reliquie del tempo conservate nei magazzini o dimenticate in qualche avamposto di frontiera. E... beh, Capitano... una volta accesi, quei modelli si comportano proprio come l'essere che al momento sta piangendo sul pavimento."<br />
<br />
Aymane abbassò lentamente la stella cometa, lo sguardo che oscillava tra Rerin e la sonda rannicchiata. "E questo cosa c'entra con il fatto che l'abbia chiamata fin qui?"<br />
<br />
"Quel rumore di fondo di cui parlo è un impulso neurale residuo" spiegò Rerin, indicando la propria tempia. "È qualcosa di talmente debole e specifico che potrebbe sfuggire alla maggior parte dei telepati comuni, ma non a chi ha provato almeno una volta la guida telepate durante l'addestramento o le simulazioni avanzate. Non è un attacco, Capitano. Per la maggior parte dei telepati è solo un fruscio, al massimo un leggero mal di testa, ma per chi lo ha provato questo è un segnale di emergenza automatizzato. Si tratta della disperata ricerca di un interfaccia umana per una macchina telepate"<br />
<br />
Dall'angolo del corridoio, Steje si massaggiò le tempie con entrambe le mani, stringendo gli occhi in una smorfia di autentico dolore. "Mi sta scoppiando la testa e l'ultima cosa che mi serve è una lezione di storia..." lamentò a bassa voce, la voce incrinata dalla pressione di quell'impulso neurale che continuava a rimbalzare tra le pareti. "C'è un modo, un qualsiasi modo, per far smettere di piangere questa creatura?"<br />
<br />
Aymane voltò lo sguardo verso il suo Primo Ufficiale, in attesa di una risposta tecnica, di una frequenza di sfasamento o di un protocollo di spegnimento d'emergenza ereditato dai vecchi archivi andoriani.<br />
<br />
Rerin, tuttavia, non rispose subito. Rimase immobile a fissare il drone rannicchiato che continuava a singhiozzare a dirotto, collegandosi a lui telepaticamente, e per qualche secondo l'unico suono fu quel pianto disperato misto al ronzio delle luci intermittenti. Poi, i muscoli del viso del Primo Ufficiale si distesero.<br />
<br />
Prima fu solo un sorriso accennato, poi Rerin scoppiò a ridere da solo.<br />
<br />
Non era una risata di scherno, ma il riso genuino, irrefrenabile e quasi isterico di chi si sente raccontare una cosa tanto assurda da apparire surreale. Arrivò al punto quasi di piegarsi sulle ginocchia per lo sforzo, costretto a fare perno sulle gambe per mantenere comunque fermamente la piccola Isaryel al sicuro tra le braccia. La bambina, dal canto suo, emise un piccolo verso di protesta per lo scossone, continuando a guardare il padre con la stessa immutata curiosità.<br />
<br />
Aymane e Whitmore lo fissarono come se avesse definitivamente perso il senno sotto l'effetto dell'interferenza di quella strana cosa, che a questo punto ipotizzarono essere una macchina.<br />
<br />
"Rerin?" lo richiamò il Capitano, con un tono che oscillava pericolosamente tra la preoccupazione e l'esasperazione. "Si può sapere che cosa le prende?"<br />
<br />
Rerin cercò di riprendere il controllo, asciugandosi una lacrime d'ironia dall'angolo dell'occhio, mentre Isaryel approfittava del momento per afferrargli con decisione un'antenna.<br />
<br />
"Mi scusi, Capitano" disse Rerin, respirando a fondo per ritrovare la serietà, anche se il tono restava incredibilmente divertito. "È solo che... la logica militare a volte si scontra con la più pura e disarmante delle realtà." Fece un passo più vicino all'essere rannicchiato, che continuava a emettere quei singhiozzi metallici e bagnati di condensa. <br />
<br />
"Dunque..." esordì il Primo Ufficiale, allargando un braccio. "Lui è qui ma non sa chi è, non sa da dove viene e non sa perché è qui. Semplicemente, non se lo ricorda. I suoi banchi di memoria sono un foglio bianco. Ha scelto, tra tutte le persone che ha visto sulla base, proprio lei, Capitano. E la verità è che lo ha eletto a suo padre."<br />
<br />
Aymane sgranò gli occhi, stringendo inconsciamente la cometa al petto. "Cosa?"<br />
<br />
"Esatto" continuò Rerin, incapace di trattenere un mezzo sorriso. "Da allora sembra che lo abbia seguito per tutto il tempo, nell'ombra, cercando disperatamente di capire perché il suo nuovo papà regalasse sfere di vetro a tutti quanti sulla stazione. A quel punto ha sentito, nella sua logica infantile, che voleva anche lui una sfera. Ma poi, osservandola meglio, ha capito che quelle sfere non erano speciali come la stella cometa che tiene in mano. E allora ha voluto la cometa, a tutti i costi. Pensava che quell'oggetto fosse la chiave per costringerla ad accettare di parlargli telepaticamente, per creare finalmente un legame"<br />
<br />
"Io non sono telepate!"<br />
<br />
"Già.. ma la cosa qui non lo sa.." Rerin indicò l'entità con un cenno compassionevole del capo, mentre Isaryel emetteva un piccolo verso acuto, quasi volesse dare ragione al padre. "Ed ora è qui che piange" concluse il Primo Ufficiale, guardando Aymane dritto negli occhi. "Si sta letteralmente chiedendo perché il suo nuovo papà non gli voglia bene, perché non gli parli e perché non gli faccia avere quella benedetta cometa come regalo di Natale. Tutto questo caos, Capitano... è solo un gigantesco capriccio per attirare la sua attenzione.. e avere un regalo"<br />
<br />
Steje rimase a bocca aperta, lo sguardo che rimbalzava tra Rerin e il drone piangente. "Ma... sta scherzando?!"<br />
<br />
"Niente affatto" replicò Rerin, sistemandosi Isaryel sulla spalla con un mezzo sorriso ironico. "Congratulazioni, Capitano. È appena diventato padre di una sorta di enorme drone alto quasi due metri che sta facendo i capricci. Ora, per favore, possiamo dargli quella stupida decorazione natalizia e andarcene tutti a dormire?!"<br />
<br />
Lo sguardo di Steje si indurì per un istante. Il Primo Ufficiale percepì una sottile e improvvisa ondata di ritrosia emotiva provenire dal suo superiore, una barriera mentale che si alzava di scatto prima che il Capitano scuotesse decisamente il capo.<br />
<br />
"No" tagliò corto Steje, stringendo le dita attorno alla decorazione luminescente "Questa decorazione ci serve ancora per un po'..."<br />
<br />
Rerin lo osservò, il tono divertito che svaniva all'istante. Tornò serio, raddrizzando le antenne: la sua sensibilità telepatica gli diceva chiaramente che il Capitano gli stava nascondendo qualcosa, un dettaglio cruciale legato a quell'oggetto totalmente inutile.<br />
<br />
Prima che potesse indagare, però, la voce arguta e sottile di sua figlia ruppe il silenzio. Rerin si voltò verso di lei, attirato dal piccolo strattone che la bambina diede alla sua uniforme.<br />
<br />
"Papi..." mormorò Isaryel, indicando il drone con il dito indice e guardando il padre con due occhi carichi di un'innocente e disarmante logica infantile. "Ma se lui vuole un regalo, perché non gliene facciamo uno noi?! Così poi non è più triste!"<br />
<br />
Intanto anche Grul, approfittando del fatto che l'attenzione generale si fosse spostata sull'arrivo di Rerin, era scivolato fuori dal condotto. Si mise a fianco degli altri, osservando con un misto di sollievo e incredulità la creatura che imperterrita continuava a piangere, scossa da quei singhiozzi carichi di condensa.<br />
<br />
"Certo che si impegna a fare questi capricci..." mormorò Tara. La sua voce era quasi divertita, alleggerita dal constatare che l'entità che poco prima le dava la caccia era, a tutti gli effetti, solo un bambino robotico spaventato e in cerca di affetto.<br />
<br />
"Comandante Tharek alla sala macchine. Mi serve che mi replichiate un regalo..."<br />
<br />
Dal comunicatore gracidò la risposta immediata dell'ufficiale di turno. =^=Che tipo di regalo, signore?=^=<br />
<br />
"Un regalo che possa essere apprezzato da un drone alto due metri con un problema di personalità tale da regredire allo stadio di un bambino che fa i capricci"<br />
<br />
Ci fu un attimo di silenzio, pesante e confuso. =^=Ehm... non credo di aver capito=^=<br />
<br />
"Mi creda, ci ho capito poco anche io..." sospirò Rerin, lanciando un'occhiata alla sonda che continuava a piangere. "Facciamo qualcosa di sferico?"<br />
<br />
Isaryel, intercettando la conversazione, tornò subito alla carica. Si sporse dalla spalla del padre, agitando le manine. "Una palla rimbalzante! Una palla rimbalzante con le lucine!!"<br />
<br />
Rerin sorrise, assecondando la figlia. "Ecco... una palla rimbalzante con le lucine."<br />
<br />
Dalla sala macchine non ci furono risposte per alcuni istanti =^=Signore, ma che tipo di pall...=^=<br />
<br />
"Una palla che rimbalza! Una qualsiasi, non importa quale, mi basta che arrivi ora!" tagliò corto Rerin.<br />
<br />
La comunicazione si chiuse con un clic secco. Pochi attimi dopo, il caratteristico fischio del teletrasporto illuminò un piccolo quadrato di pavimento proprio ai piedi del Primo Ufficiale. Quando la luce si dissolse, a terra rimase un pallone colorato che, non appena toccò le paratie, iniziò a emettere una serie di allegre lucine intermittenti verdi e azzurre.<br />
<br />
Rerin si chinò con agilità, afferrando il pallone con la mano libera mentre continuava a bilanciare Isaryel sull'altra spalla. Fece cadere l'oggetto a terra, lasciando che l'impatto producesse un suono sordo prima che la sfera rimbalzasse allegra, proiettando bagliori azzurri e verdi sulle pareti metalliche.<br />
<br />
Poi, emise alcuni brevi fischi per attirare l'attenzione del Capitano e gli lanciò la palla "Forza, papino.. fai felice il tuo bambinone di due metri.."<br />
<br />
La creatura interruppe per un istante il suo pianto dirotto. Le sue lenti ottiche, ancora bagnate di condensa, si mossero a scatti isolando la sfera colorata che passava dalla mano del Primo Ufficiale direttamente al Capitano che riprese a farla rimbalzare sul pavimento. Incuriosito, il drone si trovò a scansionare l'oggetto, analizzandone in tempo reale le proprietà elastiche, la composizione polimerica e l'assurda capacità di conservare l'energia cinetica a ogni impatto. Il flusso di dati immessi nei suoi banchi di memoria, unito al ritmo ipnotico delle luci intermittenti, congelò i suoi circuiti logici al punto da spingerlo a smettere di piangere ed allungare nuovamente una mano in avanti.<br />
<br />
"Consegna" articolò la creatura.<br />
<br />
La voce dell'entità tornò a farsi più stabile, sebbene ancora incrinata da un tremito infantile dalla paura di un ennesimo rifiuto; ma a questo punto Aymane non si tirò indietro. Con un movimento fluido gli passò il pallone. "Prendi la pallina, e smettila di urlare... stai facendo venire mal di testa a tutti quanti."<br />
<br />
La creatura si disinteressò completamente del discorso del Capitano e delle sue lamentele. Afferrò la sfera con le grandi dita, la osservò per un microsecondo e poi la scagliò delicatamente sul pavimento, guardandola tornare su. Iniziò a farla rimbalzare, ripetutamente, imprimendole una cadenza regolare.<br />
<br />
Era un'azione priva di qualsiasi scopo logico o direttiva primaria, un consumo di energia del tutto inefficiente per i suoi standard costruttivi; eppure, a conti fatti, quella sequenza ripetitiva lo faceva divertire. Un concetto, quello del gioco, del tutto sconosciuto per i suoi vecchi algoritmi, ma che ora sembrava aver finalmente colmato il vuoto di quella sua mente bambina.<br />
<br />
La creatura continuò a far rimbalzare la palla sul pavimento del corridoio, completamente assorta da quel nuovo, straordinario ciclo di dati cinetici. Il suono ritmico del polimero contro le paratie metalliche — boing, boing, boing — riempì lo spazio, accompagnato dal guizzo intermittente delle spie verdi e azzurre che si riflettevano sulle sue lenti ottiche.<br />
<br />
Mentre giocava, i suoi sintetizzatori vocali si attivarono, emettendo una modulazione acustica che non aveva più nulla di accigliato o di disperato. Iniziò a ripetere come un mantra il nome dell'oggetto che tanto lo stava interessando, una sequenza di fonemi registrata ed elaborata come la sua prima, vera conquista logica in quel mondo caotico:<br />
<br />
"Pallina, pallina, pallina..."<br />
<br />
La voce meccanica, un tempo così rigida, ora assumeva a ogni ripetizione un'intonazione quasi cantilenante, la tipica nenia di un bambino che ha finalmente trovato il modo di calmarsi e di escludere tutto il resto. <br />
<br />
Il ritmo ipnotico del pallone contro il pavimento e quella cantilena "Pallina, pallina, pallina..." sembravano aver finalmente congelato la situazione. Ma proprio in quel momento di generale distrazione, Grul intravide la sua occasione. Sfruttando la confusione e il fatto che tutti gli sguardi fossero catalizzati dal drone, il ferengi fece un passo felpato all'indietro, pronto a scivolare nell'ombra del corridoio per tentare la fuga.<br />
<br />
Il movimento non sfuggì ad Aymane. Il Capitano voltò la testa di scatto, gli occhi che si restrinsero all'istante.<br />
<br />
"Whitmore! Lo fermi!" ordinò seccamente, rompendo l'incantesimo. "Lo arresti e lo porti dritto nella sala interrogatori."<br />
<br />
Il capo della Sicurezza non se lo fece ripetere due volte: scattò in avanti, afferrò Grul per un braccio prima ancora che potesse raggiungere la prima svolta e gli serrò i polsi dietro la schiena in una presa d'acciaio. Senza tante cerimonie, con una spinta decisa, il capo della sicurezza lo costrinse a muoversi, trascinandolo via lungo il corridoio e facendolo sparire dietro l'angolo verso il blocco di detenzione. <br />
<br />
Ormai il piano sotto copertura era saltato, andato in fumo insieme alla quiete della base. Cercare di ottenere quelle informazioni con l'astuzia si era rivelato inutile; tanto valeva passare a maniere più dirette e persuasive. Spettava a Whitmore, adesso, il compito di torchiare il contrabbandiere e tirargli fuori ogni singolo dettaglio, codice o frequenza utile per contattare e catturare il misterioso mandante dell'operazione.<br />
<br />
Rerin assistette alla scena senza muovere un muscolo, ma il suo sguardo si spostò immediatamente sul Capitano. Le sue antenne andoriane erano tese, rigide, e i suoi occhi cercavano risposte. C'era troppa carne al fuoco, troppi segreti in una sola notte.<br />
<br />
Sentendosi addosso il peso del giudizio del suo Primo Ufficiale, Aymane esalò un lungo sospiro e annuì con evidente stanchezza.<br />
<br />
"Le dirò tutto, Rerin. Tutto" ammise il Capitano, abbassando lo sguardo sulla cometa che stringeva ancora in mano. "Tanto lo sapevo che la storia di tenerla all'oscuro sarebbe stata impossibile. Ha un sesto senso fin troppo sviluppato per queste cose" poi, alzò gli occhi verso il grande drone che continuava a far rimbalzare la palla, del tutto indifferente all'arresto di Grul. "Ma prima... prima dobbiamo assolutamente risolvere la questione di questo 'bambino'. Non posso avere un coso alto due metri che fa rimbalzare una palla,  nel bel mezzo di un corridoio, canticchiando pallina, pallina"<br />
<br />
Keane, rimasta un passo indietro, continuava a studiare i movimenti dell'essere "Sarebbe molto più facile comunicare con lui se sapessimo chi è... se avesse un nome."<br />
<br />
Rerin scosse il capo, cambiando braccio per sostenere il peso di Isaryel. "Ve l'ho detto, non lo sa nemmeno lui. E onestamente, non so se lo scopriremo mai.."<br />
<br />
"Brut!" Isaryel batté le manine, applaudendosi da sola per il colpo di genio "Ecco il suo nome!"<br />
<br />
"Brut?!" Rerin si bloccò, fissando la figlia con un'espressione totalmente perplessa. "E tu dove hai sentito questa parola, Isy?"<br />
<br />
"È una cosa che si beve, con le bollicine, e viene da Sol III... come Babbo Natale!" spiegò la piccola con l'assoluta, incrollabile serietà che solo i bambini sanno sfoggiare quando rivelano grandi verità. "Rogal lo ha bevuto ieri, ma ha detto che non vale niente.. non è abbastanza per un vero klingon"<br />
<br />
Rerin alzò gli occhi al cielo, scuotendo leggermente la testa. "Isy... io davvero non so come la tua testolina abbia collegato un droide smemorato a uno spumante di Sol III, ma non è così semplice dare un nome a una cosa come lui.. lui non sa cosa sia un nome"<br />
<br />
"Allora posso insegnarglielo io! Sono brava a insegnare le cose!" propose la bambina, per nulla scoraggiata. Si sporse di scatto verso la creatura, gli occhi lucidi di entusiasmo. "Lo portiamo nel nostro alloggio? Dai, papi!"<br />
<br />
"No" la risposta di Rerin fu talmente rapida da sovrapporsi alla richiesta della figlia. "No, no e poi no, Isy. Quel 'coso' ha già il suo papà  e andrà con lui."<br />
<br />
"Ma non ci penso nemmeno a portarmelo in alloggio! È brutto da far spavento!" sbottò Steje, lanciando un'occhiata terrorizzata alla mole di quella creatura che continuava a far rimbalzare la palla. "Se me lo ritrovo davanti in corridoio tra il chiaro e lo scuro, come minimo mi viene un infarto!"<br />
<br />
Isaryel, però, non era tipo da demordere facilmente. Gonfiò le guance e, ignorando le proteste degli adulti, si voltò decisa verso il drone, allungando un braccino per indicarlo.<br />
<br />
"Ehi, tu! Tu sei Brut! Tu devi venire qua!" ordinò con tutta l'autorità di cui era capace la sua voce infantile.<br />
<br />
Erano di nuovo comandi di base, elementari, formulati con la struttura lineare che l'algoritmo dell'essere poteva elaborare senza sforzo. E, con lo sconcerto generale di tutti i presenti, funzionò. Il drone smise di far rimbalzare il pallone, strinse la sfera azzurra sotto il braccio ei mosse a scatti ubbidiente, fermandosi a pochi centimetri dal Primo Ufficiale e dalla bambina.<br />
<br />
A quel punto, Isaryel si portò una mano al petto e, con un colpetto deciso, si staccò uno dei fiocchetti di stoffa rosa che decoravano il suo pigiamino. Senza un briciolo di esitazione, gli diede una generosa leccata sul retro e, prima che Rerin potesse anche solo allungare una mano per fermarla, lo schiaffò con energia proprio nel centro della fronte della creatura.<br />
<br />
Tutti i presenti rimasero a fissare la scena in un silenzio tombale, completamente straniti.<br />
<br />
Miracolosamente, non si sa come né perché, forse per una qualche carica elettrostatica residua o per le peculiari proprietà molecolari del rivestimento esterno del droide, il piccolo e bagnato fiocco rosa rimase perfettamente in posizione, proprio in mezzo alla sua fronte.<br />
<br />
Brut, se così si poteva ormai chiamare, emise un debole clic acustico, sfarfallando con i sensori come se stesse processando l'aggiunta di quel bizzarro componente esterno.<br />
<br />
Isaryel, dal canto suo, batté le mani ed esibì un sorriso raggiante, fiera della sua opera d'arte. "Ecco, ora è bellissimo!"<br />
<br />
Rerin annuì, le antenne che oscillavano con un'ironia sottile. "Eh... tutta un'altra cosa, non c'è che dire. Adesso può tranquillamente venire nel suo alloggio, Capitano" il Primo Ufficiale fece un passo indietro, sistemandosi meglio la bambina che intanto sbadigliava, soddisfatta del restyling "Ora, dato che Brut ha finalmente smesso di far impazzire i miei sensi da telepate, io andrei a dormire... Capitano, passerò domani mattina dal suo ufficio per conoscere tutta la mirabolante storia dietro quella preziosa decorazione natalizia. Fino ad allora, buonanotte."<br />
<br />
Steje era ancora lì, immobile, lo sguardo sbarrato sul fiocchetto rosa attaccato alla fronte di Brut. All'allontanarsi del suo secondo, si voltò di scatto, quasi tradito. "E mi lascia così?! Con questo coso?! Con... Brut?!"<br />
<br />
Anche Sirak decise che per quella notte poteva bastare. Si incamminò verso l'uscita con impeccabile dignità vulcaniana e imboccò il corridoio, mormorando solo un laconico: "L'Ambasciatrice non sarà affatto contenta del risultato di questa operazione..."<br />
<br />
A chiudere le fila fu Keane. Osservò per un ultimo, surreale istante la scena, poi fece un passo indietro accennando un saluto con la mano. "Mi scusi, Capitano, ma devo assolutamente finire i miei controlli ai condotti." E si allontanò a passo svelto, lasciandosi il caos alle spalle.<br />
<br />
E così erano rimasti solo in due. La creatura e suo padre putativo.<br />
<br />
Il silenzio del corridoio venne nuovamente riempito dal ritmo metodico e rimbalzante del polimero: boing, boing, boing. Brut aveva ripreso il suo gioco, muovendo la testa su e giù a tempo, con il fiocco rosa che ondeggiava a ogni movimento.<br />
<br />
Steje rimase a fissarlo, stringendo la decorazione natalizia, domandandosi seriamente che cosa diavolo avrebbe fatto adesso. Esalò un sospiro profondo, pieno di una stanchezza che trascendeva la sua età.<br />
<br />
"Lo giuro" borbottò tra sé e sé, mentre il drone lo guardava fisso con le sue lenti ottiche sfarfallanti. "La prossima volta che qualcuno mi dice di organizzare una festività terrestre, scappo con la Stormbreaker e non mi faccio trovare mai più."</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Comandante Rerin Th'Tharek</author>
            <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-08 Differenze di vedute</title>
            <link>https://www.starfleetitaly.it/ds16gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=8</link>
            <description><![CDATA[Autore: Tenente Edward Whitmore<br /><br /><JUSTIFY><br /><b>Deep Space 16 Gamma - Sala Tattica<br />
21/12/2405 - Ore 03.10</b><br /><br />
"Mi sta dicendo che lei ha aspettato fino ad adesso per informarmi, tenente?" domandò Durani, incrociando le braccia sul petto dopo la lunga spiegazione di Whitmore, e muovendosi a passi rapidi nella Sala Tattica. "C'è una minaccia di tipo militare che coinvolge la stazione e la Federazione, una spia nei nostri ranghi, ed ha deciso di gestire tutto senza coinvolgere la Sezione Tattica. E' inammissibile che lei prenda in mano questo tipo di faccende da solo, appena arrivato. Si spieghi." Non stava alzando la voce, ma Whitmore aveva già imparato che una klingon non ne aveva alcun bisogno per far capire di essere irritata, ed era evidente che il tono non era quello di una garbata richiesta. Peraltro, l'Ufficiale Tattico era appena stata svegliata nel cuore della notte (così come l'Ufficiale Medico) e aveva effettivamente dovuto accettare, nel corso delle ultime quarantotto ore, che Whitmore poggiasse i suoi inquietanti occhi artificiali su tutte le procedure che normalmente lei condivideva con Riccardi, adottando l'approccio di qualcuno abituato a lavorare da solo. Aveva quindi vari motivi di irritazione. <br />
<br />
"Fino a un'ora fa io e il capitano avevamo solo sospetti." rispose il tenente Whitmore, cercando di essere massimamente ragionevole e conciliante, quasi dovesse davvero scusarsi. "Sirak li ha trasformati in indizi... e la situazione, coinvolgendo una spia in seno alla Federazione, ha richiesto un approccio di minimizzazione informativa: devono sapere solo coloro che devono sapere. Conosce le procedure, sa bene che non è una questione di fiducia personale." spiegò. "Infatti, eccoci qui."<br />
<br />
Bly Dorien, che stava esaminando i dati su di un padd con aria incuriosita, intervenne cercando di fare da paciere spostandosi vicino a Durani e mostrandole il contenuto del padd. "Sirak è stato meticoloso." osservò. "Non ricordo di aver visto un rapporto comportamentale tanto dettagliato."<br />
<br />
Whitmore annuì, grato della possibilità di cambiare argomento. "E' stato senza dubbio molto meticoloso. Ci ha fornito tutto quello che aveva su Grul."<br />
<br />
"Ha notato che Grul disinfetta continuamente le mani, controlla qualsiasi cosa mangi e rifiuta qualunque alimento gli sembri anche solo vagamente contaminato. Non parla apertamente delle sue paure, ma Sirak è convinto che soffra di una forma piuttosto grave di ipocondria." La dottoressa si prese un momento per rileggere gli appunti. "E io sono abbastanza concorde, in questi appunti sono esplicitati tutti i sintomi tipici."<br />
<br />
La klingon rifletté qualche secondo, aggrottando le sopracciglia. "E lei, Whitmore, immagino intenda usare anche questa paura durante l'interrogatorio."<br />
<br />
Whitmore sorrise serafico. "Solo se necessario. Abbiamo assoluta necessità che lui parli, e c'è ragione di credere che sia un osso duro."<br />
<br />
"Non mi piace. E' subdolo sfruttare una simile debolezza. " replicò, schietta, e vagamente disgustata. "Anche se va detto che quel Ferengi non ha certo l'onore di un guerriero. Se davvero è coinvolto nell'organizzazione di un attentato terroristico, preferisco che sia lui ad avere paura piuttosto che i nostri. "<br />
<br />
Whitmore vide un varco e ci si buttò. "Quando il mandante verrà allo scoperto sarà ovviamente la Sezione Tattica a occuparsene. Visto l'obiettivo finale dei cospiratori è del tutto ragionevole che quell'individuo, chiunque sia, sia armato, pericoloso e protetto in vari modi. Sarà un'occasione per collaborare insieme, con lei alla guida dell'operazione, in modo che io possa apprendere meglio come si intende presso questa stazione il concetto di fare squadra."<br />
<br />
Quella promessa fece apparire un breve, asciutto sorriso sul volto dell'Ufficiale Tattico. "Spero sia un ottimo studente."<br />
<br />
Whitmore si guardò dal replicare e si voltò invece verso la dottoressa. "Tenente Dorien, tra qualche minuto... o nelle prossime ore... potrei quindi contattarla via combadge. Le chiederei semplicemente di leggermi le vaccinazioni previste per un detenuto ferengi destinato a Vodovan IV."<br />
<br />
Bly alzò gli occhi dal padd. "Semplicemente? Crede che basterà a scatenare una reazione emotiva di Grul, utile al suo interrogatorio?"<br />
<br />
"In verità ho anche altre carte da giocare. Voglio solo avere tutte le frecce possibili nel nostro arco e... be', a volte occorre un pizzico di teatralità in queste cose, mi creda."<br />
<br />
La betazoide lo fissò per un paio di secondi, poi scrollò le spalle. "Va bene. Ma se mi sveglia alle tre del mattino solo per avvisarmi che potrei doverle leggere un protocollo sanitario, pretendo almeno un caffè."<br />
<br />
"Ha mai valutato di passare al tè?"<br />
<br />
Bly trattenne una risata mentre gli passava il padd con una certa brusca cortesia, e Edward lasciò perdere il punto. "Ad ogni modo. Grul è una vecchia volpe, e non si sbottonerà facilmente. Prima di aggiornarci e iniziare a interrogarlo, vorrei concordare con voi gli ultimi dettagli..."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Ufficio del Capo della Sicurezza<br />
21/12/2405 - Ore 06.30</b><br /><br />
"Molto bene, Grul figlio di Gebal, Vice Segretario Aggiunto di Terza Classe di Aphromax III. Questo ci porta a un ottimo punto della nostra conoscenza reciproca, ma credo che dovremo ripercorrere tutto dall'inizio, non crede? Per favore, mi ripeta nuovamente il suo nome, i suoi titoli e la sua provenienza."<br />
<br />
La voce di Whitmore era calma, bassa, gentile, perfettamente studiata.<br />
<br />
"La privazione del sonno è una tortura e la tortura è VIETATA dalla Federazione!" protestò Grul, i cui polsi erano magneticamente bloccati sul tavolo e i cui occhi iniziavano a mostrare i segni della stanchezza accumulata durante la notte. "Gliel'ho già detto! Non so NULLA sul mandante di Sirak. È un grosso equivoco, e se avessi saputo che quel Vulcaniano era coinvolto in qualcosa di illegale, io non avrei mai..."<br />
<br />
Aveva sentito quella canzone varie volte ormai, ma Grul era più stanco di ripeterla di quanto Edward fosse stanco di ascoltarla. Per quanto lo riguardava, avevano appena iniziato.<br />
<br />
Sorrise cinicamente, facendo ruotare le ghiere interne degli occhi artificiali. Si era già accorto che la cosa metteva a disagio Grul, e quindi lo faceva ogni pochi minuti, specialmente quando ne incontrava direttamente lo sguardo. <br />
<br />
"...tortura? Non mi pare. Stiamo solo gestendo la dovuta burocrazia. Ad ogni modo, è tutto documentato: questo interrogatorio è registrato e i due Guardiamarina che stanno sorvegliando il mio ufficio possono testimoniare contro qualsiasi mio abuso. È suo diritto richiedere un'indagine in qualsiasi momento, e verrà aperta un'istruttoria. Ora, tornando alla sua conoscenza con Sirak..."<br />
<br />
"...mi ha solo chiesto una CONSULENZA, perché temeva di aver perso, non so perché, qualcosa fra gli allestimenti. Gliel'ho già RIPETUTO. Ora, vista la fragilità delle accuse e l'assenza del mio avvocato, io pretendo..."<br />
<br />
"...tutto a suo tempo, non ne dubiti. Il suo avvocato è in arrivo e lei ha avuto pause, cibo e acqua. Non abbiamo nessun interesse a violare i suoi diritti."<br />
<br />
E questa non era una bugia: il suo piano era differente, e perfettamente legale. <br />
<br />
La porta della sala interrogatori si aprì, lasciando entrare il Tenente Durani.<br />
Whitmore si alzò prontamente per stringerle la mano.<br />
<br />
"Ben arrivata, Tenente. Le presento Grul figlio di Gebal, Vice Segretario Aggiunto di Terza Classe di Aphromax III, che ci sta aiutando a scoprire qualcosa di più della situazione."<br />
<br />
"Questo p'takh, aiutarci? Questo melmoso verme? Lo dia a me, Tenente. Lo farò parlare io... o almeno mi divertirò a ricordargli che i giochi sono finiti."<br />
<br />
"Oooh, santi protettori del commercio! Poliziotto buono e poliziotto cattivo? Siamo arrivati a questo?" replicò Grul, raddrizzando la schiena. "Sappiamo bene che questa... virago!... non può farmi assolutamente nulla, essendo io un sospettato in vostra custodia. Esattamente come lei, signor Whitmore. La grande spia, il grande infiltratore! Deve infastidirla molto questa impotenza: voi umani e voi klingon amate così tanto risolvere le cose con la forza bruta!"<br />
<br />
La testa di Whitmore scattò come quella di un cobra, fissandolo con gli snervanti occhi artificiali. Grul sostenne lo sguardo solo un istante.<br />
<br />
"Curioso." disse Whitmore, quasi sottovoce. "Credevo che certe storie circolassero soltanto negli ambienti della Flotta. Sa che raccogliere informazioni su un Capo della Sicurezza è quantomeno sospetto?"<br />
<br />
Grul sorrise con aria furba.<br />
<br />
"Oh, Tenente... io vendo merci da una vita. E chi commercia ascolta... sui moli si racconta di tutto! Si racconta ad esempio che la Flotta non spedisce un ufficiale inglese dai modi impeccabili a dirigere la Sicurezza di una stazione di frontiera solo perché sa portare bene l'uniforme, e che lei si sia guadagnato i galloni infiltrandosi fra la malavita. Non serve violare gli archivi della Federazione. Bastano le orecchie giuste... e le mie sono piuttosto grandi."<br />
<br />
Whitmore non batté ciglio. Si limitò a sorridere appena. Durani si sedette pesantemente di fianco a Grul con un fare repentino che lo fece sobbalzare, e lo squadrò ferocemente. <br />
<br />
"Bene, signor Grul, così non dovrò ripetermi. Continuiamo. Può cortesemente ripetere al Tenente il suo nome, i suoi titoli e la sua provenienza?"<br />
Passò un'altra mezz'ora. Le domande continuarono a essere sempre le stesse: nomi, date, luoghi. Ogni volta Grul forniva le medesime risposte, con variazioni minime, e ogni volta Whitmore ricominciava dall'inizio, con la pazienza metodica di chi aveva deciso che il tempo fosse un alleato, con Durani che non perdeva alcuna occasione per innervosire il ferengi con la mera presenza e singoli, taglienti commenti. Grul aveva iniziato a bere con una certa frequenza e, quasi senza accorgersene, a strofinarsi le mani con un fazzoletto immacolato che estraeva dal polsino della manica ogni pochi minuti.<br />
<br />
Edward sorrise, pensando che Sirak valeva tanto latinum quanto pesava. Decise infine che era il momento di affondare il colpo. <br />
<br />
"...e quindi lei continua a sostenere che il signor Sirak le abbia semplicemente chiesto una consulenza commerciale." concluse Whitmore, annotando qualcosa sul padd.<br />
"È quello che è successo e che le sto ripetendo da ore." rispose Grul, stancamente. <br />
"Capisco." rispose, e alzò gli occhi in quelli di Durani, facendo muovere le ghiere degli occhi. Il segnale concordato. <br />
Durani incrociò lo sguardo del collega, e si schiarì la gola. "Tenente."<br />
Whitmore alzò appena gli occhi.<br />
Durani proseguì. "Direi che possiamo iniziare a predisporre il trasferimento."<br />
Grul irrigidì appena le orecchie. Whitmore annuì, poi sospirò. "Temo anch'io che non vi siano molte alternative. Complicità con una spia della Flotta, possibile concorso nella preparazione di un attentato terroristico... dubito che l'autorità giudiziaria sarà incline a lasciarla in libertà durante le indagini."<br />
"N-no..." balbettò Grul. "Aspettate un momento..."<br />
Whitmore non sembrò averlo sentito. Si limitò a toccare il combadge.<br />
"Qui Whitmore. Tenente Dorien, è sveglia?"<br />
=/\= Qui Dorien... sì, Tenente. Mi dica. =/\=<br />
"Avrei bisogno di una conferma. Potrebbe leggermi il protocollo sanitario previsto per il trasferimento di un detenuto ferengi presso il penitenziario di Vodovan IV?"<br />
Seguì un breve fruscio... stoffa sfregata su mani sudate.<br />
=/\= Un momento... eccolo. Sono previste le vaccinazioni standard contro gli agenti patogeni locali, due richiami specifici per la fauna microbica del pianeta e una profilassi preventiva contro... =/\=<br />
"...no."<br />
Whitmore rimase immobile a guardarlo, lo sguardo neutro. Anche Durani fissava il Ferengi senza dire una parola.<br />
"...n-non serve. E' solo un bluff, un disgustoso bluff..." La voce di Grul era cambiata. Non c'era più indignazione, solo una nauseata, improvvisa stanchezza.<br />
Whitmore stette ancora in silenzio. Durani aspettò vari secondi, prima di commentare laconica: "Non c'è nessun bluff. Finirai in galera, dove si meritano di stare i codardi criminali come te. Vodovan IV è fin troppo confortevole per uno che ha contribuito a mettere in pericolo ufficiali della Flotta."<br />
Grul digrignò i denti ostile, sibilando alla klingon; e tuttavia era visibilmente impallidito.<br />
Whitmore prese nota. "Non capisco cosa intende, signor Grul. Vodovan IV è perfettamente sicuro per lei, e io ho facoltà di concordare con l'autorità giudiziaria la sede della sua detenzione mentre il processo viene istruito e le prove raccolte. Ho scelto Vodovan proprio perché presenta tutte le caratteristiche di comfort e sicurezza adeguate. Certo, ammetto sia un luogo piuttosto spartano. Le vaccinazioni sono procedure obbligatorie di routine dovute alle malattie locali, che purtroppo sono endemiche."<br />
Grul rabbrividì, e sembrò trattenere un conato di vomito.<br />
"Concordo con il Tenente Durani... non credo sia possibile ottenere altro da lei in questa sede. Tuttavia, abbiamo già abbastanza... credo dovrà rassegnarsi al trasferimento nella colonia penale e all'attesa del suo processo. A meno che non abbia altro da raccontare, ovviamente."<br />
Durani annuì, sogghignando, scrutandolo da vicino. "Chissà se nella prigione ci sono degli amichetti del tuo mandante. Qualcuno a cui dispiace che la tua missione è fallita, o che teme che alla fine parlerai con noi. Qualcuno a cui non piacciono i chiacchieroni."<br />
Grul cercò di reagire. "Questa è una minaccia bella e buona, e voi non potete minacciarmi! Io ho diritto a una protezione mentre sono in vostra custodia, e lo so bene!"<br />
"Davvero, signor Grul? Perché? Se quanto ha detto corrisponde a verità, nessuno ha alcun motivo al mondo di farle del male su Vodovan IV. Attenderà, perfettamente al sicuro, l'esito del suo processo, che per certo la scagionerà da tutte le accuse di associazione a delinquere con fini di terrorismo contro la Federazione, perché lei è perfettamente innocente e non troveremo nulla da addebitarle, nemmeno nei prossimi mesi. Quindi non ha alcun bisogno di alcun tipo di protezione, non crede?" Nel discorso di Whitmore non c'era alcuna traccia di sarcasmo, ma il suo pronunciarlo con tono serio e noncurante era se possibile ancora più offensivo. Il tenente abbassò lo sguardo sul padd. "A meno che non si sia improvvisamente ricordato qualcosa che ci motivi invece a metterla sotto protezione."<br />
 "Io dico di metterlo sulla prima navetta per Vodovan IV, a prescindere! Tanto dagli altri sapremo tutto quello che ci serve: non ci serve lui." insistette Durani.<br />
Grul digrignò i denti di nuovo. "Calma... calma! Magari... magari... con il dovuto tempo... posso trovare qualcosa da dirvi. Insomma, se ne sentono di cose sui mercati! Però, be', a volte la memoria..."<br />
"...no, signor Grul. Io sono del tutto convinto che quello che può ricordare lo ricorda perfettamente anche adesso. Non le chiedo un atto di fiducia o, figuriamoci, un atto di sincero pentimento per le sue azioni. Le sto solo dicendo di valutare le sue opzioni, e di essere molto sicuro di quello che lei crede sia vero. <br />
Crede davvero che non troveremo alcun addebito nei suoi confronti? <br />
Crede davvero che i suoi mandanti, se non sarà protetto da noi, saranno civili con lei dopo il suo evidente fallimento? <br />
Crede davvero che sia nel suo interesse proteggere i mandanti di questa operazione, ora che ci è nota?"<br />
<br />
Un momento di silenzio.<br />
"Infine, crede davvero che io esiti un solo istante ad affidarla al Tenente Durani?"<br />
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Il silenzio si allungò, mentre Grul rimaneva immobile, concentrato. Venne rotto solo dalla voce di Bly Dorian.<br />
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=/\=...scusate se interrompo. Tenente, può chiedere al signor Grul se è già vaccinato contro la Febbre Permiana? Sto leggendo che la Febbre Permiana necessita di una profilassi continuativa e che i sintomi... =/\=<br />
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"...va bene! B-basta con Vodovan IV! Ho incontrato Sirak tre mesi fa, poco dopo aver ricevuto il mio incarico." la interruppe Grul, sbottando e balbettando insieme. "La faccenda è iniziata su Diomedas III. Ma parliamo delle mie g-garanzie... d-dove diavolo è il mio avvocato!? Voglio tutto per iscritto..."<br />
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<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Sala Tattica<br />
21/12/2405 - Ore 09.30</b><br /><br />
Il corpo ufficiali di Deep Space 16 Gamma era praticamente al completo, evento piuttosto raro. Alcuni dei presenti stavano apprendendo solo in quel momento la portata di quanto era accaduto nelle ultime quarantotto ore. Sirak sedeva composto accanto a Whitmore, immobile come una statua. Durani teneva le braccia conserte, apparentemente impaziente che il briefing finisse per poter finalmente passare all'azione. Bly Dorien aveva una tazza di caffè fra le mani e l'aria decisamente più riposata rispetto a qualche ora prima. Rerin Th'Tharek osservava il display in silenzio, le mani dietro la schiena come d'abitudine. Tara Keane era l'ultima arrivata e stava già scorrendo sul proprio padd la trascrizione della deposizione di Grul.<br />
C'era persino Brut, che osservava divertito e manipolava la sua palla colorata luminosa, seduto sul pavimento in una posa composta. Sembrava l'unico, in tutta la Sala Tattica, completamente disinteressato alla crisi che stavano discutendo. <br />
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"...e infine il signor Grul ha deciso di collaborare. Non entrerò nei dettagli dell'interrogatorio, quello che ci interessa è il risultato." Aymane attivò il display alle sue spalle. Comparvero il chip isolineare, il nome di Tomin Lensky, quello della nave USS Bayes e una serie di collegamenti ancora incompleti.<br />
"Riassumendo. Le ipotesi formulate da Sirak e dal Tenente Whitmore hanno trovato conferma. Sappiamo ora che Grul è una pedina di un elaborato schema che punta a fare avere a una cellula operativa di mercenari i dati e gli accessi necessari ad organizzare un attentato terroristico presso il Comando di Flotta, il 31 Dicembre prossimo venturo. Grul ha ricevuto l'incarico di ottenere il chip da Sirak e di consegnarlo personalmente al mandante, che ci è ancora ignoto. Il mandante intendeva ritirarlo qui, sulla stazione. Sappiamo inoltre che la guardiamarina Tomin Lensky, assegnata alla USS Bayes, è una spia infiltrata nella Flotta, collusa con i terroristi."<br />
<br />
Fece una breve pausa, e un cenno a Whitmore, che riprese indicando il lato del display a parete dove la rappresentazione del chip isolineare ruotava su sé stessa lentamente. "Il chip è cifrato. Abbiamo insomma recuperato il contenitore, ma non siamo ancora riusciti a leggerne il contenuto. Grul stesso ignora cosa vi sia memorizzato."<br />
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Per qualche secondo nessuno parlò, poi il comandante Tara Keane ruppe il silenzio.<br />
"Capitano... c'è qualcosa che non mi convince." Aymane le fece cenno di proseguire.<br />
"I tempi. Anche utilizzando il Tunnel Bajoriano, nessuna nave potrebbe partire oggi dal Quadrante Gamma e raggiungere la Terra entro il trentuno dicembre senza distruggere i propri motori. Se Lensky deve consegnare qualcosa al Comando di Flotta, non può pensare di farlo fisicamente."<br />
Sirak intervenne con il tono pacato di sempre. "La deduzione è logica."<br />
<br />
"Quindi la Bayes non serve a trasportare il chip." concluse Keane. "Serve a trasmetterne il contenuto. È una nave scientifica, ogni giorno invia enormi quantità di dati al Comando di Flotta. Flussi telemetrici, rilievi geofisici, rapporti di ricerca... tutto attraverso canali subspaziali cifrati."<br />
Rerin concluse il ragionamento. "Un algoritmo nascosto all'interno di un normale flusso scientifico avrebbe elevate probabilità di superare i controlli automatici."<br />
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Durani annuì, stringendo gli occhi. "Qualcosa preparato con cura, magari con la collaborazione di altri traditori. Sufficiente a compromettere alcuni sistemi, pilotarne altri, coprire una operazione di infiltrazione per un nucleo armato, il piazzamento di esplosivi, o chissà quale altra soluzione offensiva ai danni degli ospiti previsti alle celebrazioni presso il Comando di Flotta."<br />
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Annuì di nuovo, più convintamente, poi aggrottò le sopracciglia. "C'è comunque una cosa che continua a non convincermi... il mandante. Se ha già una spia sulla Bayes, perché rischiare di venire fin qui a riprendere personalmente il chip invece di mandare le Lensky?"<br />
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Nessuno rispose subito, poi Sirak inclinò appena il capo. "Perché non si fida. Lensky gli fornisce gli accessi e ha dato molte informazioni, ma forse è solo parzialmente compromessa o ha delle riserve residue di natura etica. Per questo il mandante vuole recuperare il chip di persona, e poi magari seguire la Lensky da vicino. "<br />
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Durani scosse la testa. "Forse. Anche se è molto rischioso anche esporsi. Forse la Lensky non ha modo di salire a bordo di questa stazione senza compromettersi in qualche modo."<br />
Whitmore annuì. "Le verifiche sono già iniziate. Se Lensky ha contatti sulla stazione, li troveremo."<br />
"Se è davvero una spia infiltrata da anni, prepariamoci all'eventualità che abbia assunto farmaci o effettuato trattamenti per alterare parametri fisiologici e gestire lo stress del continuo stato di tensione. Potrebbe complicare qualsiasi interrogatorio." suggerì Bly. "Per non parlare della cattura." <br />
"Un'altra possibilità è che la fiducia non sia il fattore determinante. Se il chip richiedesse una chiave biometrica o un dispositivo posseduto unicamente dal mandante, la sua presenza diventerebbe operativamente necessaria. Sarebbe una precisa scelta operativa, una scelta di sicurezza interna della cospirazione." suggerì Sirak. <br />
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Aymane disattivò il display. "Non importa quale sia la risposta. Quello che conta è che il mandante ha ancora bisogno del chip: e quindi che verrà a prenderselo. Il nostro amico è già a bordo oppure ci salirà presto." Lo sguardo passò lentamente da Whitmore a Durani.<br />
L'umano annuì gravemente, la klingon sorrise appena. "Organizzeremo un finto scambio. Il mandante dovrà credere che Grul sia ancora libero e disposto a concludere l'affare. Se abboccherà, lo prenderemo insieme alla guardiamarina Lensky prima che la Bayes possa trasmettere alcunché. E a quel punto potremo fare scattare la trappola per gli operativi nemici, che per certo si stanno già organizzando sulla Terra."<br />
<br />
"Bene." concluse il Capitano. "Abbiamo poco tempo per preparare l'accoglienza per il nostro ospite. Al lavoro."</JUSTIFY>]]></description>
            <author>Tenente Edward Whitmore</author>
            <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 08:00:00 +0200</pubDate>
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