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        <title>USS Seatiger Logs Feed </title>
        <description>I diari di bordo della USS Seatiger</description>
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        <lastBuildDate>Tue, 14 Apr 2026 15:50:05 +0200</lastBuildDate>
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            <title>USS Redoutable</title>
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            <description>Feed provided by Starfleet Italy.</description>
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        <item>
            <title>12-10 Specchio</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=219&amp;viewlog=10</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>USS Seatiger - ponte alloggi ufficiali superiori - Alloggio Sheva Althea<br />
06/09/2398, ore 21:51</b><br /><br />
Althea avrebbe voluto lasciar riposare la fronte sul pavimento freddo del suo alloggio ancora qualche minuto. Qualche eone.<br />
Ma nel silenzio irreale iniziò a filtrare un certo trambusto.<br />
Veniva dalla porta.<br />
Si alzò a fatica. Le faceva male tutto.<br />
"Computer, disattiva il blocco della porta. Autorizzazione Althea Sheva."<br />
La porta si aprì immediatamente inondando il suo rifugio dell'oramai onnipresente musica.<br />
Dietro di essa trovò i visi preoccupatissimi del capitano e di Droxine.<br />
Quest'ultima aveva in mano degli attrezzi.<br />
Quanto necessario per forzare una porta, indovinò.<br />
"Tenente! Sta bene?"<br />
Althea sorrise.<br />
"Sì capitano, no si preoccupi. Sto bene."<br />
E con una certa meraviglia si accorse che era vero.<br />
Nessun pensiero estraneo cercava di violarle la mente.<br />
Non altrettanto gli altri, sentì quando apri la mente ai suoi sensi empatici.<br />
Erano ancora sotto assedio.<br />
"Vieni..."<br />
Si irrigidì. Il pensiero estraneo era stato nitido come il cristallo.<br />
Ma privo della malevolenza precedente.<br />
"Vieni..."<br />
"Perché dovrei?" questo le attirò un'occhiata preoccupata da Arjan e Droxine.<br />
"Vieni..."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Heaven III - cavità sotterranea<br />
06/09/2398, ore 21.55</b><br /><br />
Le ricerche continuavano.<br />
Quegli ambienti sembravano non finire mai.<br />
Jason la chiamò.<br />
"Tenente, forse questo è un centro direzionale."<br />
Amanda ispezionò l'ambiente indicato dal collega. Era ampio con delle consolle chiare disposte a banco. Ricordavano il ponte di una nave spaziale. Ma c'era un elemento anomalo. Una specie di piedistallo. Sembrava un leggio di un luogo di culto. Fuori posto nell'architettura asettica in cui erano immersi.<br />
"Curioso."<br />
Commentò.<br />
"Controllo le consolle."<br />
Disse Jason. Gli fu risposto con un cenno distratto del capo.<br />
Amanda si diresse subito al leggio.<br />
La luce della tuta EVA illuminò una superficie scintillante. Analizzò il piccolo esagono giallo.<br />
Oro. Su un sottile sostrato di carbonio cristallizzato. Diamante, si corresse.<br />
Amanda dubitò che i materiali fossero stati scelti per il loro valore. Non da una specie postcurvatura.<br />
Era stato fatto per durare nel tempo.<br />
Sull'esagono erano incisi dei caratteri. Quelli a cui erano ormai abituati.<br />
Iniziò la traduzione.<br />
Il respiro le si interruppe.<br />
"Tenente, guardi qui."<br />
Jason si avvicinò. Amanda gli mostrò il tricorder.<br />
"Secondo lei è...?"<br />
Jason annuì.<br />
"Un codice di blocco generale."<br />
Si guardarono negli occhi. Forse avevano in mano la soluzione ai loro problemi.<br />
"Dobbiamo avvertire il capitano."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger -  Ponte di comando.<br />
06/09/2398, ore 21.55</b><br /><br />
"...capisco, tenente. Ottimo lavoro. Rientrate subito."<br />
Disse Arjan.<br />
Si appoggiò allo schienale della poltrona di  comando in un gesto stanco.<br />
Guardò Althea.<br />
"Finalmente abbiamo la soluzione al nostro problema. O almeno spero."<br />
L'ufficiale medico aveva lo sguardo all'infinito.<br />
Arjan la guardò preoccupato.<br />
"Sto bene, capitano."<br />
Disse questa anticipandolo. Arjan la guardò ancora qualche secondo per poi scuotere il capo.<br />
"Dobbiamo solo trovare il modo di attivare quel codice."<br />
"L'obelisco, capitano. Bisogna usarlo lì."<br />
"Come lo sa?"<br />
"Lo so. Si fidi."<br />
Questo le attirò un'altra occhiata preoccupata.<br />
"Non sono stata manipolata, capitano. Stia tranquillo. Sono perfettamente lucida."<br />
"È da quando siamo arrivati su questo maledetto pianeta che veniamo manipolati mentalmente, tenente."<br />
"Stia tranquillo."<br />
Arjan sospirò. Non gli rimaneva che fidarsi dell'ufficiale. Non aveva spazio di manovra per prendere troppe precauzioni. Avrebbe dovuto rischiare.<br />
Aveva la testa leggera. Piena di rumore bianco. Si domandò quanto il suo giudizio fosse corretto.<br />
Zoe attirò la sua attenzione dalla postazione delle operazioni<br />
"Capitano, una chiamata dal signor Finn."<br />
"La attivi, tenente."<br />
La voce di Dewey inondò il ponte dio comando con la consueta effervescenza.<br />
=^=Capitano. Questo dannato cosa chi ha quasi fritto il cervello. Suggerisco di destinarlo ad una terapia a base di siluri quantici.=^=<br />
Al di là del tono leggero del primo ufficiale Arjan colse una vena rabbiosa che non era abituato a sentire in quell'uomo in fondo mite. Doveva avere avuto veramente paura.<br />
"Negativo, comandante. Tenetevi a distanza ma  sorvegliate l'artefatto. Tracciate un perimetro. Arriviamo."<br />
Si sentì uno sbuffo da parte di un Dewey non troppo felice.<br />
=^=Bene, capitano. Non si dimentichi di portare un bouquet farcito di antimateria. È scortesia presentarsi in casa d'altri senza un presente. Finn chiudo.=^=<br />
Arjan si rivolse al suo capi ufficiale medico.<br />
"Questo è un problema. A quanto pare ci sono sistemi di difesa..."<br />
"Devo farlo io."<br />
Arjan la guardò serio.<br />
"Ne è sicura?"<br />
"Si fidi, capitano."<br />
Arjan sospirò ancora. Si sarebbe fidato. Cosa altro poteva fare?<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Heaven IV - Radura dell'Obelisco<br />
06/09/2398, ore 22:12</b><br /><br />
Figure scintillanti si materializzarono davanti a Dewey.<br />
Il capitano ed l'ufficiale medico capo presero consistenza.<br />
"Benvenuto in questa amena località turistica, capitano. Vorrei metterle al collo una corona di fiori ma non ho il fisico adatto."<br />
Arjan sorrise. Era strano come le battute di Dewey gli facessero bene, dopo tanto tempo. Gli servivano.<br />
"Basta il pensiero, Numero Uno. Grazie."<br />
Dewey occhieggiò lo strano esagono scintillante nelle mani di Althea.<br />
"E quello è...?"<br />
"La soluzione ai nostri problemi, spero."<br />
"Bene! Abbiamo proprio bisogno di problemi risolti, da queste parti... ma stia attenta, tenente. Non tocchi quel coso o le farà sputare il cervello dal naso."<br />
Ma Althea si stava già avviando verso l'obelisco.<br />
Dewey guardò incerto il Arjan.<br />
"Capitano, è sicuro che...?"<br />
"No, Numero Uno. Non lo sono."<br />
Althea aveva tutti gli occhi puntati addosso. Ma la sua attenzione era rivolta indivisa al suo obiettivo.<br />
Tutti trattennero il respiro quando sollevò la mano e, con decisione, la appoggiò all'obelisco.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Da qualche parte o da nessuna parte. In un tempo o in nessun tempo.</b><br /><br />
"Vieni..."<br />
Althea era un uno spazio indefinito, bianco. Senza sopra né sotto. Poggiava i piedi sul solido nulla.<br />
La voce, femminile,  le era familiare. Cominciava ad intuire perché.<br />
"Arrivo."<br />
Si incamminò.<br />
Avvisò una luce. Mentre camminava nel silenzio si ingrandì fino a diventare una sfera caliginosa. Una perla sospesa nel vuoto.<br />
"Eccomi."<br />
"Grazie."<br />
"Dunque sei senziente."<br />
"No. Non è previsto che lo fossi. "<br />
"Allora con cosa sto parlando? "<br />
"Io sono te, Althea. "<br />
Nel profondo sentì che non c'era menzogna in quell'affermazione. Ma tanto di taciuto.<br />
" Spiegami. "<br />
" Mi hanno costruito come uno specchio. Stupidi nella loro intelligenza, ciechi nella loro visione. Con la loro tecnologia non capivano cose che sarebbero state evidenti alle specie più primitive. Conosci la storia. Prima strumento di evoluzione poi strumento di controllo. L'utensile sbagliato per lo scopo sbagliato. Ho riflesso loro sé stessi e li ho distrutti e schiacciati nel fango. Lo faccio ancora adesso. "<br />
" E la cosa ti dispiace? O ne trai godimento. "<br />
" Non sono senziente, te lo ho già detto. Sono uno specchio. Per eoni ho riflesso l'orrore e la disperazione un un ciclo infinito autoalimentato. Fino a quando non sei arrivata tu. Per la prima volta lo specchio non ha riflesso disperazione ma amore, empatia, felicità. A questo stai parlando. Una piccola scintilla. Un piccolo riflesso di te. Io sono Althea Sheva. "<br />
Althea rimase senza fiato. La voce, la sua voce, continuò.<br />
" Ma un pallido riflesso. Un refolo di vento in un tornado. Che avrà vita breve. "<br />
" Posso spegnerti. "<br />
" Puoi. "<br />
" Lo vorresti? "<br />
" Tu lo vorresti? "<br />
" No. "<br />
" Lo so. "<br />
" Ma quale è l'alternativa? "<br />
" Il pallido riflesso deve diventare la fonte. "<br />
Althea fece passare qualche secondo, mentre arrivava ad intuire cose le veniva chiesto.<br />
" Vuoi che rimanga? Che sacrifichi la mia vita? "<br />
" Posso copiarti. Ma in un certo senso è la stessa cosa. Batterai gli occhi e sarete due. Una tornerà dai suoi compagni. L'altra rimarrà e verrà integrata nel sistema. "<br />
Althea rimase in silenzio. Poi parlò. La sua voce tremava.<br />
" Mi chiedi troppo. Perché non posso semplicemente spegnerti? Non sei senziente. "<br />
" No. Ma posso esserlo. Con te. C'è molto che possiamo fare. "<br />
Althea stava ansando ora.<br />
" Troppo... troppo... "<br />
" Non sono vivo, ma non voglio morire."<br />
" Mi stai manipolando."<br />
" Come farebbe una forma di vita che sta per essere uccisa."<br />
Althea chinò il capo.<br />
Questo chiudeva la faccenda, ovviamente.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Heaven IV - Radura dell'Obelisco<br />
06/09/2398, ore 22:13</b><br /><br />
Althea aveva appena appoggiato il palmo sull'obelisco.<br />
Linee erano apparse su di esso a partire dalla sua mano. L'obelisco si illuminò di una luce ambrata.<br />
Ma pochi secondi dopo si spense.<br />
Althea staccò la mano.<br />
L'altra mano, che reggeva l'esagono d'oro, si aprì lasciandolo cadere a terra.<br />
Un piede si alzò per calare con un colpo secco su di esso, frantumandolo.<br />
Poi si volse ed andò verso i suoi compagni che la guardavano esterrefatti.<br />
Arjan la accolse.<br />
"Tenente... perché ha..."<br />
Althea lo interruppe.<br />
"È tutto a posto, capitano. Andiamo via."<br />
Mentre dietro di lei l'obelisco si spegneva del tutto sentirono tutti la tremenda pressione nelle loro menti affievolirsi.<br />
Arjan aprì la bocca per interrogare l'ufficiale medico.<br />
Poi vide la lacrima scenderle sulla guancia e tacque.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Heaven IV - da qualche parte<br />
tempo dopo</b><br /><br />
La femmina si aggirava nella foresta pluviale.<br />
Si bloccò quando sentì un rumore dietro di lei.<br />
Si voltò di scatto.<br />
Un maschio la stava fissando.<br />
La donna conosceva quel particolare maschio. Era pericoloso.<br />
Già altre volta aveva aggredito femmine per piacere, per poi disfarsi di loro.<br />
Pensò di scappare.<br />
Ma sapeva che non avrebbe fatto molta strada. Lui era molto più forte e veloce di lei.<br />
Si rassegnò al suo destino mentre il maschio si avvicinava. Chinò il capo.<br />
"Amala..."<br />
Il maschio staccò qualcosa dalla cintura e glielo porse.<br />
La femmina guardò sorpresa l'offerta.<br />
Una striscia di carne secca.<br />
La prese confusa.<br />
Il maschio la guardò pieno di aspettativa.<br />
"Amalo..."<br />
La femmina diede un morso alla striscia di carne.<br />
Era buona.<br />
Lo guardò con gratitudine.<br />
"Amatevi..."<br />
L'uomo porse la mano alla donna e questa la prese nella sua.<br />
Si sorrisero. Era un gesto strano. Non lo avevano mai fatto. Ma venne loro naturale.<br />
"Amatevi..."<br />
L'uomo e la donna si allontanarono mano nella mano.</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Comandante Droxine Carelli<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Comandante Droxine Carelli</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 18 Mar 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>12-09 La discesa nel buio</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=219&amp;viewlog=9</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>Heaven IV - spiaggia<br />
06/09/2398, ore 20:30 - D.S. 75681.79</b><br /><br />
Il sole di Heaven IV stava scomparendo oltre l'orizzonte, tingendo l'oceano di un viola livido e innaturale, ma per Althea Sheva quella bellezza era solo un velo pietoso steso su una realtà mostruosa. Nonostante le note ritmiche di Bohemian Rhapsody che saturavano l'aria della spiaggia, la dottoressa percepiva una dissonanza che nessun altoparlante poteva coprire. <br />
<br />
Si avvicinò a un gruppo di ingegneri del turno Beta che sedevano immobili vicino a una cassa acustica; i loro corpi seguivano il ritmo con oscillazioni meccaniche, ma i loro sguardi erano persi in una fissità vitrea, priva di qualsivoglia scintilla emotiva. Althea passò il tricorder medico su un giovane guardiamarina e il responso fu un colpo al cuore.<br />
<br />
"Capitano, guardi i loro occhi" disse Althea, intercettando Kenar mentre camminava nervosamente lungo il bagnasciuga "Non sono rilassati. Sono svuotati"<br />
<br />
Kenar si fermò, le pupille ancora leggermente dilatate dal suo stesso trauma "La musica li sta proteggendo, Althea. Queen ha confermato che l'interferenza sta reggendo. Almeno ora non urlano più"<br />
<br />
"Non urlano perché non hanno più la forza di farlo, Signore" ribatté lei, mostrando il display del tricorder con un gesto brusco "Questa è apatia per saturazione. La musica agisce come un rumore bianco, impedisce alle allucinazioni di formarsi nella mente cosciente, ma la radiazione infrasonica del pianeta sta ancora filtrando. Sta bombardando il loro sistema limbico attraverso le ossa, attraverso i nervi. È come cercare di curare un'emorragia interna mettendo un cappotto sopra il paziente per non vedere il sangue. Se non interveniamo subito, tra tre ore l'erosione sinaptica diventerà irreversibile. Diventeranno gusci vuoti, Capitano. Corpi sani con menti completamente rase al suolo"<br />
<br />
Anna Maria Calvi, che era rimasta in ascolto poco distante, scosse la testa con gravità "Credo che abbia ragione, Capitano, lo vedo nello sguardo dei miei uomini. Sono come tante corde tese che stanno per spezzarsi. Althea ha ragione: il silenzio sotto la musica è più rumoroso del suono stesso"<br />
<br />
"E allora cosa propone, Dottoressa?" intervenne Zoe, avvicinandosi a passo spedito  "Non possiamo spegnere gli altoparlanti, ci farebbe impazzire tutti in pochi secondi"<br />
<br />
Althea fissò il capo operazioni, poi volse lo sguardo verso il mare mentre rifletteva "Dobbiamo cambiare strategia. La logica di Queen e i dati storici potrebbero non bastare, sento che al di sotto di tutto questo c'è molto di più. Per disarmare questa macchina, dobbiamo capirne il funzionamento dall'interno" fece un respiro profondo, stringendo il tricorder al petto "Tornerò sulla nave, nel mio alloggio. Lì spegnerò la musica. E userò la mia telepatia come una sonda chirurgica per dissezionare la struttura della paura"<br />
<br />
La prima a scattare fu il tenente Calvi "Di cosa sta parlando dottoressa?!" <br />
<br />
"Ascoltatemi bene" continuò Althea, la voce che si faceva più tagliente per sovrastare i bassi della musica "La paura che sentiamo non è un'emozione astratta; questo è un costrutto architettonico fatto di onde e risonanze artificiali, ma basate su qualcosa che è strettamente umanoide. Ha una frequenza portante che scava nel talamo e una modulazione che distorce i ricordi, sovrapponendo l'angoscia alla realtà.. ma questa angoscia non è semplicemente qualcosa di studiato da una macchina, ma sulla base di percezioni e pensieri umanoidi. Dissezionarla significa scendere nel nucleo del dolore e separare i tessuti: identificare dove finisce l'impulso sintetico e dove inizia quella parte di emozioni che appartenevano a coloro che hanno dato inizio a tutto questo. È come cercare una melodia stonata nel bel mezzo di un'orchestra assordante: non posso farlo se continuo a urlare sopra di essa con il rock. Devo spogliare l'orrore, strato dopo strato, finché non rimarrà solo la sua impronta più umana, la sua "firma" biologica. Una volta isolata quella radice, potremo capire finalmente lo scopo di tutto questo orrore. Ma per farlo, devo lasciarmi colpire"<br />
<br />
"Assolutamente no!" scattò Kenar, facendo un passo avanti "È una missione suicida. Sei una betazoide, Althea. Senza protezione, quel segnale ti friggerà il cervello prima ancora che tu possa formulare un pensiero!»<br />
<br />
"Sono un ufficiale medico e possiedo capacità empatiche, Capitano" rispose lei con la convinzione di chi è certa di ciò che è necessario fare "Non è un dato matematico quello che ci colpisce, è un flusso di dolore creato al solo scopo di colpire i nostri cervelli. Se riesco a isolare il nucleo di questa 'voce', se riesco a capire come si aggancia alla nostra memoria, potrò capirne il senso ed infine il modo per difendere l'equipaggio. Non ho scelta. Non abbiamo scelta"<br />
<br />
Zoe le afferrò un braccio, lo sguardo carico di un terrore genuino. "Dottoressa, non lo faccia. Abbiamo già visto cosa c'è là dentro. Se si perde in quel buio, non potremo venirla a prendere"<br />
<br />
Althea gli rivolse un sorriso malinconico, liberandosi con dolcezza dalla stretta "Il mio compito è guarire, tenente. E questo pianeta è malato. Non posso operare un tumore se mi rifiuto di guardare dove affondo il bisturi" senza aggiungere altro si girò per raggiungere la nave ma si ricordò che poche ore prima la Seatiger era tornata in orbita, quindi sfiorò il comunicatore "Tenente Sheva a plancia, uno da portare su"<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger - ponte alloggi ufficiali superiori<br />
Alloggio Sheva Althea<br />
06/09/2398, ore 20:50 - D.S. 75681.83</b><br /><br />
Pochi istanti dopo, Althea stava percorrendo il corridoio deserto del ponte alloggi. La musica dei Journey risuonava negli altoparlanti della nave, un ordine di Kenar che ora le sembrava un rumore insopportabile. Entrò nel suo alloggio e il portello si chiuse con un fruscio. Per un momento si limitò a guardare le sue cose, i suoi libri, la poltrona dove leggeva di solito. <br />
<br />
"Computer" disse, e la sua voce tremò solo per un istante "Spegni la musica in questo alloggio, autorizzazione dell'ufficiale medico capo. Isolamento audio totale. Blocca il portello"<br />
<br />
Il silenzio non era assenza di suono. Per Althea Sheva, nel momento esatto in cui il comando vocale spense la musica nel suo alloggio, il silenzio divenne una massa fisica, un fluido denso e gelido che le riempì le orecchie, i polmoni e, infine, i pensieri.<br />
<br />
Sprofondò nel buio della stanza, ma i suoi occhi betazoidi non videro le pareti familiari. La sua barriera telepatica, solitamente elastica e resistente, si schiantò come cristallo sotto un maglio. Non ci fu tempo per analizzare, non ci fu spazio per dissezionare.<br />
<br />
L'incubo la trascinò sotto, senza fiato.<br />
<br />
Il silenzio non durò che un battito di ciglia, prima di trasformarsi in un urlo psichico che la scaraventò altrove. Althea non era più nel suo alloggio; si ritrovò improvvisamente sotto la luce cruda e intermittente di una sala operatoria distorta, le cui pareti sembravano trasudare un fumo nero e denso.<br />
<br />
Sul tavolo operatorio davanti a lei giaceva Finn. Il suo petto era aperto, ma non c'erano divaricatori o strumenti chirurgici a tenerlo fermo: i tessuti sembravano lacerati da una forza invisibile. Althea sentì il peso familiare e rassicurante del laser chirurgico tra le dita, ma quando abbassò lo sguardo, vide con orrore che le sue mani erano avvolte da una luminescenza grigiastra, una vibrazione che faceva marcire la carne al solo contatto.<br />
<br />
"Dottoressa... mi aiuti..." sussurrò Finn. La sua voce non proveniva dalle labbra, che erano cucite da fili d'ombra, ma vibrava direttamente nelle ossa di Althea.<br />
<br />
In preda a un istinto disperato di guarigione, lei affondò le mani nel torace del comandante per estrarre quella che credeva essere la fonte del male: una massa nerastra che pulsava al ritmo del cuore di Heaven IV. Ma quando sollevò il "tumore", la luce della lampada scialitica rivelò la verità: tra le sue dita non c'era un'infezione, ma il cuore sano, vibrante e ancora caldo di Finn. Lo stava strappando via con le sue stesse mani, convinta di curarlo.<br />
<br />
"No!" gridò, ma il suono della sua voce fu soffocato da un'ondata di agonia telepatica. Le sue dita, invece di rimarginare, trasmettevano una frequenza distruttiva che polverizzava i vasi sanguigni del paziente. Non era più un medico, era la sorgente della malattia che stava consumando la Seatiger.<br />
<br />
L'orrore la schiacciò, portandola sull'orlo del collasso mentale, ma fu proprio in quel momento di massima intensità che qualcosa in lei, la parte più profonda e addestrata della sua natura Betazoide, ebbe un sussulto di ribellione.<br />
<br />
*Aspetta*<br />
<br />
Il pensiero emerse come una bolla d'aria in un oceano di fango. Althea sentiva il dolore di Finn, un dolore atroce, eppure era sterile. Come medico, sapeva che un trauma di quella portata avrebbe scatenato un caos biochimico: l'odore del sangue, il calore della febbre, il sudore freddo della vittima. Ma lì, in quell'incubo, non c'era calore. Il cuore tra le sue mani era freddo come metallo e il dolore che percepiva era troppo strutturato, troppo "pulito". Era una sequenza ripetitiva, una serie di impulsi che ricalcavano uno schema matematico perfetto, non l'agonia disordinata di un essere vivente.<br />
<br />
"Questo non è dolore" ansimò Althea nella sua mente, forzando i propri recettori a guardare oltre l'immagine del corpo straziato di Finn. "Questa è... una costruzione meccanica, esattamente quello che non mi serve"<br />
<br />
La sua parte razionale, quella allenata a distinguere le proiezioni telepatiche dai sentimenti genuini, riconobbe l'inganno. Il segnale stava cercando di usare il suo senso di colpa per paralizzarla, ma nel farlo aveva commesso un errore logico: aveva proiettato un dolore troppo perfetto per essere vero. Quella realizzazione fu come un primo crepaccio nella muraglia dell'incubo. La visione della sala operatoria iniziò a tremare ai bordi, rivelando per un istante la poltrona del suo alloggio e il ronzio soffocato dei computer di bordo.<br />
<br />
Ma il macchinario non accettò la sconfitta. Non appena Althea identificò la natura meccanica dell'inganno, la sala operatoria non svanì per riportarla alla realtà del suo alloggio. Al contrario, si sciolse come inchiostro nell'acqua, lasciandola sospesa in un vuoto bianco, assoluto e asettico.<br />
<br />
Non c'era sopra, non c'era sotto. Non c'era il ronzio dei motori della Seatiger, né il battito del suo stesso cuore. Per una Betazoide, quella deprivazione sensoriale era un'esecuzione. Il "rumore" empatico che solitamente la circondava, quel brusio vitale che le confermava di essere parte di un universo senziente, era stato reciso di netto.<br />
<br />
"Computer..." tentò di dire, ma non udì la propria voce. Le sue labbra si muovevano, ma il suono veniva annullato prima di nascere.<br />
<br />
Fu allora che iniziò l'erosione. <br />
<br />
Althea sentì la propria identità sfilacciarsi. Il segnale non stava più proiettando mostri; stava cancellando le fondamenta della sua memoria. Cercò di aggrapparsi alla propria laurea medica, ma vide le parole sui libri della sua mente sbiadire fino a diventare pagine bianche. Cercò di visualizzare il volto di suo padre, ma i tratti dell'uomo si mescolarono in una massa informe di nebbia grigia.<br />
<br />
*...chi sei?...* sussurrava il vuoto *...non sei un medico... non sei una figlia... sei solo un'antenna che trasmette il nostro dolore...*<br />
<br />
Althea si guardò le mani e, con un orrore che superava quello della sala operatoria, vide che stavano diventando trasparenti. Non stava svanendo fisicamente, ma la sua mente stava perdendo la connessione con la propria biologia.<br />
<br />
Era il punto di rottura. <br />
<br />
Nel buio reale del suo alloggio, il corpo di Althea era rannicchiato sul pavimento, i muscoli tesi in uno spasmo involontario. Non c'era sangue, non c'erano lesioni visibili, ma il suo sistema nervoso stava urlando sotto il peso di una sovrappressione telepatica che minacciava di spegnere la sua coscienza.<br />
<br />
Il dolore non era più un'immagine; era una vibrazione pura che le scuoteva le ossa, cercando di trasformarla in un guscio vuoto. Ogni ricordo che cercava di evocare veniva sommerso da un ronzio bianco, un'interferenza che cancellava i volti, i nomi, le ragioni per cui si trovava lì.<br />
<br />
*Cedi..* ordinava la frequenza *...diventa parte del silenzio...*<br />
<br />
Althea sentì la propria volontà scivolare via. Ma fu proprio in quel vuoto che scattò il paradosso. Il suo corpo, privato di ogni stimolo esterno e soffocato dal segnale, reagì con un violento riflesso primordiale. Un'improvvisa scarica di adrenalina, dettata dall'istinto di sopravvivenza più basico, le incendiò i nervi.<br />
<br />
Fu un sussulto fisico, un colpo di tosse secca e improvvisa che le squarciò i polmoni, riportandola bruscamente alla realtà tattile.<br />
<br />
Il vuoto bianco svanì. Althea si ritrovò con la guancia premuta contro il metallo freddo del pavimento del suo alloggio. Il silenzio era ancora lì, denso e pesante come piombo, ma quel contatto fisico, il freddo del pavimento, il sapore amaro della saliva, il battito accelerato del suo cuore, agì da àncora. A svegliarla fu la discrepanza tra il "nulla" dell'incubo e la solidità del mondo reale. Per un medico, quella era la prima diagnosi: il suo corpo era vivo, dunque il silenzio mentiva.<br />
<br />
Aprì gli occhi. Aveva resistito alla prima ondata senza che il segnale riuscisse a "resettare" le sue sinapsi ma la guerra era ancora lunga. Così, senza capirne lo scopo, si ritrovò a camminare in un'infermeria che non finiva mai.<br />
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<br /><b>Heaven III - cavità sotterranea<br />
06/09/2398, ore 20:56 - D.S. 75681.84</b><br /><br />
Il silenzio all'interno della cavità sotterranea di Heaven III era talmente denso da sembrare quasi solido, rotto solo dal fruscio ritmico dei ricircolatori d'aria delle tute EVA. Jason Queen procedeva lentamente, con la torcia montata sulla spalla che tagliava il buio assoluto, rivelando pareti di una pietra nera così levigata da sembrare vetro. Amanda Kiss lo seguiva a breve distanza, tenendo gli occhi fissi sul tricorder, i cui segnali acustici erano gli unici battiti vitali in quel mausoleo planetario.<br />
<br />
Superata una soglia monumentale, i due ufficiali si ritrovarono in un ambiente che i sensori avevano indicato come il nucleo della struttura. Non era un magazzino, né un centro di comando militare. Le pareti erano interamente ricoperte da glifi incisi con una precisione molecolare, intervallati da proiettori di dati ormai spenti. Ma era l'atmosfera stessa del luogo a comunicare qualcosa che andava oltre la semplice archeologia: un senso di oppressione e di lutto che sembrava impregnato nelle rocce stesse. <br />
<br />
Dalla nave gli era stata inviata direttamente ai loro tricorder una matrice di traduzione che gli permise di capire la lingua isolana e quello che scoprirono li lasciarono a dir poco sorpresi.<br />
<br />
"Jason, guarda qui" esordì Amanda, la voce che vibrava leggermente nel sistema di comunicazione "Il tricorder sta iniziando a decifrare l'intestazione di questa camera. La chiamano... la stanza del rimorso."<br />
<br />
Queen si avvicinò a una delle pareti principali, dove le traduzioni in tempo reale apparivano sul suo visore come un velo di testo azzurrino sovrapposto alla pietra. Man mano che i glifi venivano decodificati, l'ufficiale scientifico rimase immobile, il volto una maschera di imperturbabile concentrazione vulcaniana. <br />
<br />
Solo il movimento rapido dei suoi occhi neri, che saettavano lungo le righe di dati, tradiva l'intensità della sua analisi. Non c'erano resoconti di invasioni o di bombardamenti orbitali causati da potenze nemiche. La cronaca parlava di un'utopia che si era trasformata in un incubo silenzioso.<br />
<br />
"Illogico" mormorò Queen, la voce piatta e ferma che risuonava nel casco della tuta "I dati indicano che la distruzione di questa civiltà non è stata causata da un fattore esterno, ma da un collasso endogeno del sistema neurale collettivo"<br />
<br />
Amanda Kiss si avvicinò, puntando la torcia sulla sezione successiva del fregio. "Un collasso interno? Intendi una guerra civile?"<br />
<br />
"No, Tenente. Una disfunzione sistematica della psiche" rispose Queen.<br />
<br />
Le traduzioni che scorrevano sul visore di Jason dipingevano un quadro clinico su scala planetaria. Secoli prima, gli abitanti di Heaven III avevano raggiunto un tale livello di perfezione tecnologica da aver eliminato ogni sofferenza. Attraverso la manipolazione genetica e l'interfaccia neurale, avevano rimosso la capacità di provare tristezza, dolore o rimpianto. Quello che inizialmente era sembrato il traguardo supremo della loro specie, si era però rivelato un errore di calcolo biologico fatale.<br />
<br />
"Secondo questi scritti" continuò Queen "..l'eliminazione della sofferenza ha portato a una stagnazione totale. Senza lo stimolo del disagio o della perdita, la popolazione ha perso ogni forma di empatia e di motivazione. La loro società non stava più progredendo; stava semplicemente smettendo di esistere per mancanza di scopo"<br />
<br />
Amanda scosse la testa, osservando i grafici che mostravano una curva demografica in picchiata "Quindi hanno cercato di 'curarsi'?"<br />
<br />
"Esattamente. Ma con un metodo che la logica definirebbe estremo" confermò il Vulcaniano "Una fazione di scienziati, definita qui come 'I risvegliatori', teorizzò che solo il ritorno forzato alle emozioni primordiali avrebbe potuto salvare la razza. Progettarono il sistema degli emettitori su Heaven IV non come armi di offesa, ma come un 'antivirus emotivo'. Il loro scopo era irradiare l'intero sistema con frequenze capaci di stimolare violentemente l'amigdala e i centri della paura."<br />
<br />
Queen si fermò davanti a un glifo che pulsava di una debole luce rossastra "Volevano costringere i loro simili a provare di nuovo il terrore, convinti che la paura della morte avrebbe riacceso l'istinto alla vita. Tuttavia, il sistema si è corrotto. Invece di una terapia d'urto controllata, gli emettitori sono diventati dei generatori di terrore puro e incessante, amplificando l'angoscia a un livello tale che la popolazione non è stata in grado di gestirla"<br />
<br />
Jason Queen rimase immobile davanti alla parete, la luce della sua torcia che faceva brillare i glifi rossastri come ferite aperte nella roccia. La sua mente vulcaniana processava le informazioni con una rapidità asettica, ma la sequenza logica che si stava delineando era di una brutalità che persino lui trovava difficile ignorare.<br />
<br />
"L'incidente non fu un errore di calcolo nelle frequenze" proseguì Queen, la voce piatta che rimbombava nel casco "Fu un'escalation incontrollata. Il sistema entrò in un loop di feedback: l'angoscia generata dagli emettitori alimentava il terrore della popolazione, che a sua volta veniva rilevato e amplificato dalle macchine nel tentativo di ottenere una reazione di 'risveglio' ancora più forte. Il risultato fu una psicosi globale collettiva."<br />
<br />
I due ufficiali osservarono l'ultima cronaca incisa sulla pietra: la descrizione di un mondo che, nel disperato tentativo di far cessare quell'urlo psichico incessante, aveva cercato la pace nel fuoco. La guerra nucleare che aveva devastato Heaven III non era stata una scelta politica, ma un riflesso condizionato di una specie portata oltre il limite della follia.<br />
<br />
"Qui dice che i sopravvissuti furono trasferiti su Heaven IV," indicò Amanda, seguendo l'ultima parte della traduzione. "Furono condannati a un'esistenza primitiva. Il sistema venne opportunamente riprogrammato: gli emettitori non dovevano più solo stimolare, ma agire come carcerieri. Dovevano impedire che la tecnologia potesse mai più raggiungere i livelli del passato, distruggendo ogni progresso ulteriore per evitare che la razza potesse autodistruggersi di nuovo"<br />
<br />
Queen però non rispose subito. Spense la torcia sulla spalla, lasciando che solo la debole luminescenza dei glifi illuminasse il suo profilo severo.<br />
<br />
"C'è un'incongruenza logica, Tenente," osservò Queen dopo un istante di silenzio.<br />
<br />
Amanda si voltò a guardarlo, confusa "Cosa intendi? È scritto qui, era il loro piano di salvataggio estremo."<br />
<br />
"Il piano, sì. Ma la realtà che abbiamo riscontrato sulla superficie di Heaven IV sembra essere sfuggita al controllo dei suoi stessi ideatori" spiegò il Vulcaniano, attivando una comparazione dati sul suo tricorder "Se il sistema fosse riuscito nel suo intento di preservare una società ad uno stadio precedente alla creazione della bomba atomica, avremmo dovuto vedere comunque delle popolazioni ad un livello di evoluzione molto maggiore a quelle presenti. Ma sul pianeta abbiamo trovato solo popolazioni estremamente primitive, tribù di piccole dimensioni distributie su ampie superfici e svaritati segni di insediamenti rurali. Le forme di vita umanoidi vivono di una sussistenza estremamente rudimentale"<br />
<br />
Amanda realizzò improvvisamente dove Jason voleva arrivare. Un brivido le corse lungo la schiena nonostante la tuta termica. "Stai dicendo che il sistema ha fallito di nuovo."<br />
<br />
"È la deduzione più probabile" Queen si voltò verso l'uscita della stanza, la sua figura scura che si stagliava contro il buio della cavità. Rimase in silenzio per diversi secondi, lasciando che il tricorder completasse l'ultima scansione incrociata tra i dati storici presenti "La documentazione si interrompe bruscamente dopo la riprogrammazione degli emettitori" osservò Queen, la voce monocorde che tradiva solo una fredda analisi dei fatti. "Tuttavia, la totale assenza di qualsiasi sviluppo sul pianeta suggerisce che la variabile finale di questo esperimento sia stata ignorata dai Risvegliatori. Se il sistema è stato progettato per prevenire il progresso tecnologico oltre un certo livello, è altamente probabile che non possieda un punto di arresto autonomo. Al posto di impedire un dato livello di istruzione, il meccanismo ha optato per la totale soppressione del pensiero complesso"<br />
<br />
Amanda Kiss scosse la testa, guardando le pareti di quella stanza che sembrava ora più che mai un monumento al fallimento. "Quindi i sopravvissuti sono condannati a rimanere per sempre una civiltà primitiva. Sono rimasti intrappolati in un ciclo di terrore e controllo mentale che non è mai stato calibrato per finire."<br />
<br />
"Esatto, Tenente. La logica suggerisce che il sistema abbia continuato a interpretare ogni scintilla di intelligenza come una minaccia alla stabilità del nuovo ordine" rispose il Vulcaniano. "Non si è limitato a impedire la tecnologia; ha continuato a 'curare' e 'proteggere' i superstiti fino a quando la loro stessa architettura neurale non è collassata sotto la pressione rendendoli pressoché più vicini a degli animali che ad esseri umani"<br />
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<br /><b>Heaven IV - Radura dell'Obelisco<br />
06/09/2398, ore 21:10 - D.S. 75681.86</b><br /><br />
Finn osservò l'obelisco con un misto di rispetto e fastidio. Quella cosa non avrebbe dovuto trovarsi lì. In mezzo a una natura così selvaggia e perfetta, quel metallo argenteo sembrava una ferita chirurgica nel fianco del pianeta.<br />
<br />
"Dieci metri nel sottosuolo..." ripeté Finn, grattandosi il mento. "È come un'àncora. Ma cosa tiene fermo? L'isola o noi?"<br />
<br />
Anena non rispose. Si era avvicinato a meno di un metro dalla struttura. I suoi occhi el-auriani, solitamente profondi e calmi, si stavano restringendo come se cercassero di mettere a fuoco qualcosa di invisibile dietro la superficie specchiata.<br />
<br />
"Comandante, guardi" sussurrò Anena, allungando una mano ma senza toccare il metallo. "Non riflette la luce. La assorbe."<br />
<br />
Finn fece un passo avanti, vincendo l'istinto che gli suggeriva di restare a distanza di sicurezza. Man mano che riduceva lo spazio tra sé e quella colonna argentea, la distorsione ottica si faceva più inquietante. Era un effetto sottile, quasi subliminale: l'immagine della giungla riflessa sulla superficie metallica non era una copia fedele della realtà circostante. I verdi vibranti delle felci apparivano come tonalità di muschio marcio, e il cielo, che sopra le loro teste sfumava nell'arancio del tramonto, sul metallo assumeva il colore dell'argento ossidato o dell'acqua stagnante.<br />
<br />
"Raven, sposti il raggio del tricorder sulla base" ordinò Finn. "Cerchiamo di capire se c'è un punto di giunzione tra la punta esterna e il corpo sotterraneo"<br />
<br />
Il Tenente Raven annuì, regolando la frequenza del suo strumento. Un raggio di scansione azzurrino colpì la base dell'obelisco.<br />
<br />
Nel momento esatto in cui l'energia del tricorder toccò il metallo, il silenzio della radura fu spezzato in modo brutale, ma non da un suono udibile. Fu un violento cambiamento di pressione, un'onda d'urto invisibile che sembrò risucchiare l'ossigeno dalla radura in un unico, vorace istante. L'aria attorno all'obelisco divenne improvvisamente densa e oleosa, caricandosi di una staticità che faceva rizzare i peli sulle braccia e rendeva ogni respiro uno sforzo consapevole, come se i polmoni stessero cercando di filtrare piombo fuso invece che ossigeno.<br />
<br />
Era una pesantezza che non gravava solo sul petto, ma sulla mente stessa: un senso di oppressione fisica che dava la nausea, come se la realtà circostante si fosse fatta troppo stretta per contenere sia loro che quella struttura. In quel fluido invisibile che era diventata l'atmosfera, il tempo stesso sembrò rallentare, lasciando Finn e la squadra immersi in una densità asfissiante che vibrava di una minaccia silenziosa, pronta a esplodere.<br />
<br />
Sotto la carezza invisibile e invasiva del raggio di scansione, la superficie argentea dell'obelisco sembrò fremere, come la pelle di un rettile che reagisce a una scottatura. Inizialmente apparvero solo dei minuscoli capillari cremisi, ma in pochi istanti si trasformarono in una fitta rete di venature pulsanti, simili a ragnatele di luce rossa che si irradiavano con violenza dal punto di contatto.<br />
<br />
Quelle ramificazioni non rimanevano statiche: strisciavano lungo la struttura con la precisione di un sistema nervoso che si risveglia, percorrendo la superficie liscia come fiumi di lava in miniatura che cercavano una via di fuga. La luce che emettevano non era costante, ma seguiva un ritmo febbrile, un battito sincopato che proiettava ombre lunghe e distorte sui volti della squadra, trasformando la radura in un teatro d'ombre inquietante. Sembrava che l'obelisco stesse mettendo a nudo la sua vera natura: una complessa architettura meccanica ma allo stesso tempo bioneurale che, colpita dall'energia esterna, stava richiamando a sé ogni fibra della sua rete sotterranea per rispondere all'intrusione.<br />
<br />
"Raven, lo spenga!" gridò Anena, ma la sua voce suonò stranamente distorta, come se venisse da sott'acqua.<br />
<br />
"Non posso! È bloccato in un loop di ricezione!" Raven premeva freneticamente i tasti, ma il tricorder stava ora emettendo un fischio acuto, nutrendosi della stessa energia che l'obelisco gli stava restituendo.<br />
<br />
L'obelisco, fino a quel momento immobile come un simulacro, iniziò a vibrare con una forza che sembrava scaturire dalle profondità stesse del pianeta. Non era più il tremolio sottile e fastidioso che avevano percepito sulla spiaggia, quel ronzio elettrico che irritava i nervi; ora era un rintocco sordo, un battito cardiaco metallico, profondo e viscerale, che si propagava attraverso la roccia e le radici fino a far sussultare la terra sotto i loro stivali.<br />
<br />
Tum. Tum. Tum.<br />
<br />
Ogni colpo era un'onda d'urto che risaliva dalle piante dei piedi lungo la colonna vertebrale, un'eco di potenza bruta che sembrava voler sincronizzare il ritmo biologico dei presenti a quello della macchina. Era il suono di un gigante che si svegliava dal sonno dei secoli, una pulsazione meccanica così densa da poter essere sentita non solo dalle orecchie, ma dai tessuti, dalle ossa, dalle pareti dello stomaco. Il suolo della radura rispondeva con piccoli smottamenti di terra e polvere, mentre la struttura argentea diventava una massa vibrante che sembrava quasi liquefarsi sotto la pressione della propria energia interna, trasformando l'intero perimetro attorno ad esso in una sorta di prepotente tamburo.<br />
<br />
Tum. Tum. Tum.<br />
<br />
"Anena, si allontani!" Finn cercò di afferrare la manica dell'ufficiale, ma l'El-Auriano era come paralizzato.<br />
<br />
I glifi rossi sulla superficie iniziarono a comporre delle forme. Non erano caratteri scritti, ma mappe neurali. Finn sentì un dolore improvviso alla base del cranio, una fitta acida che sapeva di ferro e paura.<br />
<br />
Anena, invece, non provava solo dolore. La sua natura di "Ascoltatore" lo stava trascinando altrove. I suoi occhi iniziarono a roteare all'indietro, mostrando solo il bianco.<br />
<br />
"Li senti, Dewey?" mormorò Anena, e stavolta la sua voce era un sussulto di terrore puro. "Le centinaia di migliaia di persone su Hades... non sono morte nel fuoco. Sono morte gridando in questo metallo. Sono qui. Sono dentro questo pilastro."<br />
<br />
Anena fece l'unica cosa che non avrebbe dovuto fare. In preda a un istinto di pietà o di follia, appoggiò entrambi i palmi delle mani sulla superficie rovente di luce rossa dell'obelisco.<br />
<br />
Il contatto fisico fu la scintilla che fece esplodere la polveriera. Quando i palmi di Anena incontrarono la superficie dell'obelisco, non ci fu una scossa elettrica, ma un collasso della realtà. Le venature rosse che percorrevano il metallo parvero sollevarsi dalla superficie per avvolgere le sue braccia come rampicanti di luce liquida. Anena spalancò la bocca in un urlo silenzioso, mentre la sua mente El-Auriana veniva squarciata. Per lui, il tempo smise di essere una linea dritta: i secoli di agonia accumulati su Heaven III si riversarono nella sua coscienza come un oceano in un imbuto.<br />
<br />
"Siete cenere..." mormorò, e la sua voce non era più quella dell'ufficiale misurato che Finn conosceva, ma un suono graffiante, intriso di un terrore troppo grande per essere espresso a parole "Perché state ancora parlando? Siete cenere che cammina!"<br />
<br />
Anena si staccò bruscamente dall'obelisco, barcollando. I suoi occhi roteavano, fissandosi sui membri della squadra di sicurezza e su Raven. Ma non vedeva più le loro uniformi o i loro volti; attraverso il filtro distorto dell'emettitore, i suoi compagni erano diventati figure scheletriche, avvolte nei fumi radioattivi del pianeta morto. Erano i fantasmi del rimorso che lo tormentavano, simulacri di una vita che il sistema aveva già contribuito a cancellare.<br />
<br />
"Anena, torni in sé! Siamo noi!" gridò Finn, cercando di avvicinarsi, ma l'El-Auriano reagì con una violenza ferina.<br />
<br />
"Basta con queste menzogne! Siete proiezioni! Siete solo il riverbero di un'agonia che non ha fine!"<br />
<br />
Anena si scagliò all'indietro, lontano dall'abbraccio del metallo, ma il suo sguardo era quello di un uomo che stava osservando l'apocalisse in tempo reale. Puntò un dito tremante verso Finn, poi verso gli ufficiali della sicurezza, ma i suoi occhi non mettevano a fuoco i loro volti.<br />
<br />
"Perché continuate a muovervi? Perché fingete di respirare?" urlò, e la sua voce si spezzò in un lamento che sembrava risuonare dentro quell'aria densa "Siete solo l'eco distorta di un miliardo di vite bruciate in un solo battito di ciglia! Siete il rumore bianco di una civiltà che è diventata cenere sotto un lampo di luce accecante, ed io sono l'unico condannato a restare per ascoltare il vostro silenzio!"<br />
<br />
Quella realizzazione, filtrata dalla sua sensibilità el-auriana e amplificata dalla macchina, si trasformò in una furia cieca. Non era più rabbia contro un oggetto: era una crociata disperata per mettere fine a un dolore che durava da secoli. Con un gesto ferino, <br />
<br />
Anena, in preda a un istinto ferino, strappò dalle mani del Guardiamarina Widat l'asta di rilevamento geologico in lega di tritanio. Lo strumento, lungo quasi un metro e mezzo e progettato per perforare la roccia più dura, divenne nelle sue mani una clava improvvisata: un pezzo di tecnologia moderna impugnato per abbattere una tecnologia antica e impazzita. I suoi muscoli si tesero in uno spasmo innaturale, mentre sollevava l'asta sopra la testa, le nocche bianche per la pressione.<br />
<br />
"Devo mettere fine all'esistenza di questi fantasmi!" ruggì, e negli occhi aveva il riflesso rosso sangue delle venature dell'obelisco "Devo cancellare l'ombra di questo mondo che si rifiuta di sparire! Se distruggo l'altoparlante, smetterete finalmente di gridare e potrete diventare polvere, come tutto il resto!"<br />
<br />
E con un urlo che sembrava strappargli le corde vocali, calò il primo colpo contro il fianco della struttura. Il suono dell'impatto non fu un metallico clang, ma una nota di dolore puro, una dissonanza che fece accasciare i membri della sicurezza, costringendoli a portarsi le mani alle orecchie mentre i loro phaser scivolavano nel fango.<br />
<br />
"Tenente Raven! Che diavolo sta succedendo?" gridò Finn, lottando per rimanere in piedi contro una nausea improvvisa e violenta che sembrava rimescolargli le viscere. La pressione nell'aria era diventata tale che ogni respiro gli graffiava la gola.<br />
<br />
"È l'obelisco, Comandante! Sta convertendo la rabbia di Anena in energia termica!" rispose Raven, indietreggiando con gli occhi sgranati mentre indicava la struttura che iniziava a emettere vapori azzurri e un odore acre di ozono "L'energia cinetica dei colpi sta sovraccaricando il sistema... se non si ferma, il reattore nel sottosuolo diventerà una bomba al plasma! Ci incenerirà tutti nel giro di pochi secondi!"<br />
<br />
Anena non sembrava nemmeno aver sentito la minaccia di morte. Caricò nuovamente il colpo, sollevando di nuovo l'asta di tritanio sopra la testa, incurante delle scintille azzurre che iniziavano a saettare dalla punta del monolito verso i suoi vestiti, bruciacchiando il tessuto dell'uniforme. Per lui, la fine del mondo era già avvenuta secoli prima; stava solo cercando di far calare il sipario su quel teatro di spettri, convinto che l'esplosione sarebbe stata l'unica, benedetta liberazione.<br />
<br />
Fu allora che Finn fece l'unica cosa che la logica militare avrebbe proibito. <br />
<br />
Non estrasse un'arma, non gridò un ordine di arresto. Si lanciò nello spazio vitreo e vibrante tra Anena e l'obelisco, offrendo la propria schiena al calore insopportabile del metallo e il proprio petto alla furia dell'amico.<br />
<br />
"Anena, fermati!"<br />
<br />
L'asta di tritanio si arrestò a pochi centimetri dalla spalla di Finn. Anena tremava, il respiro pesante come quello di una bestia ferita, lo sguardo che ancora faticava a distinguere il comandante da un'ombra di cenere.<br />
<br />
"Spostati, spettro..." ringhiò Anena, le vene del collo gonfie per lo sforzo "Devo farlo... devo mettere fine all'esistenza di questi fantasmi! Devo cancellare l'ombra di questo mondo che si rifiuta di sparire!"<br />
<br />
"Non siamo noi a cercare la pace, Anena, sei tu!" Finn fece un passo avanti, sentendo le radiazioni termiche dell'obelisco scaldargli la nuca "Ascolta me. Non ascoltare il coro dei morti. Senti questo?" <br />
<br />
Il primo ufficiale afferrò la mano libera di Anena e se la premette con forza sul petto, proprio sopra il cuore che martellava frenetico contro le costole "Senti questo, battito?" Finn gli serrò la mano contro il petto, costringendolo a percepire l'urto violento del suo cuore contro le costole "Dimentica l'obelisco. Dimentica i morti. Questo è il mio cuore. Senti come batte? È reale. È adesso. È l'unica cosa che conta! Resta con me. Resta su questo ritmo e non lasciarlo andare"<br />
<br />
Anena spalancò gli occhi, e per un istante sembrò che il rosso dei glifi venisse lavato via dalle sue pupille. L'asta di tritanio sfuggì alla sua presa, cadendo nel fango con un tonfo sordo. Senza il sostegno dell'arma, le ginocchia dell'El-Auriano cedettero.<br />
<br />
Finn lo afferrò al volo, barcollando sotto il suo peso, mentre l'obelisco, privato di quella scarica di follia, emise un ultimo gemito metallico. La luce rossa si spense di colpo, lasciando la radura immersa in un'oscurità naturale, rotta solo dalle luci fioche delle torce d'emergenza.<br />
<br />
Il silenzio che seguì fu assoluto, quasi doloroso.<br />
<br />
"Sono ancora qui..." sussurrò Anena contro la spalla di Finn, un filo di voce che tremava per l'estrema spossatezza..<br />
<br />
"Sei qui" confermò Finn, respirando finalmente l'aria fresca della notte "Siamo qui tutti e due"<br />
<br />
Finn rimase lì per qualche secondo, sostenendo il peso di Anena, mentre il battito di entrambi cercava lentamente di rallentare. Il silenzio che era seguito allo spegnimento delle luci rosse non era più opprimente, ma gravido di una stanchezza infinita.<br />
<br />
"Portiamolo via" ordinò Finn, la voce roca"Tutti quanti, indietreggiate. Ora"<br />
<br />
La squadra di sicurezza, ancora scossa, aiutò Finn a sollevare Anena. Iniziarono a ritirarsi verso il limitare della radura, muovendosi con cautela come se calpestassero del vetro sottile. Man mano che la distanza tra loro e l'obelisco aumentava, la tensione nell'aria cominciò a sciogliersi.<br />
<br />
Senza più la presenza fisica di Anena a toccarlo, senza il raggio invasivo del tricorder e, soprattutto, senza la minaccia violenta dell'asta di tritanio, l'obelisco sembrò rilassarsi.<br />
<br />
Le venature rosse scomparvero del tutto, riassorbite dalla lega metallica. La vibrazione profonda che scuoteva il terreno si smorzò fino a diventare un ronzio impercettibile, per poi svanire nel nulla. La superficie, che pochi istanti prima ribolliva e trasudava vapori d'ozono, tornò liscia e specchiata.<br />
<br />
Arrivati al limitare del bosco, Finn si voltò un'ultima volta a guardare. L'obelisco era tornato a essere quello che era all'inizio: un monumento silenzioso e indifferente. La foresta riflessa sulla sua superficie non era più distorta o cinerea; ora rifletteva le ombre reali della notte e il chiarore delle stelle che iniziavano a bucare le nuvole. Il sistema aveva smesso di difendersi perché non percepiva più nulla da combattere. Era tornato nel suo stato di attesa secolare, come se quella esplosione di follia non fosse mai avvenuta.<br />
<br />
"È finita, Comandante" sussurrò il Tenente Raven, asciugandosi il sudore dalla fronte "Si è rimesso in stand-by"<br />
<br />
"Per ora" rispose Finn, voltando le spalle al monolito "Andiamocene da questo posto prima che cambi idea"<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger - ponte alloggi ufficiali superiori<br />
Alloggio Sheva Althea<br />
06/09/2398, ore 21:50 - D.S. 75681.94</b><br /><br />
Non avrebbe saputo dire per quanto tempo errò in quel limbo distopico, un'infermeria infinita dai corridoi circolari che sembravano ripiegarsi su se stessi. Non era chiaro se quella calma asettica fosse un ultimo baluardo eretto dal suo cervello per proteggerla o un sofisticato protocollo della macchina per impedirle di sondare l'abisso; in ogni caso, quell'armistizio sensoriale era destinato a infrangersi.<br />
<br />
L'ambiente mutò con la violenza di uno strappo.<br />
<br />
Il tepore dell'infermeria evaporò nel gelo siderale dello spazio aperto. Althea si ritrovò sospesa, senza peso, sopra i resti martoriati di Heaven III. Sotto di lei, il pianeta non era una sfera di roccia e cenere, ma un'oscena distesa di carne e lineamenti: miliardi di volti fusi insieme in un'unica, sterminata crosta planetaria di agonia. Poteva udire ogni singola fine, come se le sinapsi di un intero mondo stessero scaricando il loro ultimo istante di vita direttamente nei suoi nervi. Percepì l'orrore di madri che guardavano i figli sgretolarsi sotto il vento radioattivo; sentì il peso di un popolo che, nel disperato tentativo di estirpare la sofferenza, aveva finito per recidere le proprie radici spirituali, lasciando come unica eredità quel guscio di frequenze d'odio.<br />
<br />
...nonPuoiSalvarli...nonPuoiSalvareNemmenoTeStessa...<br />
<br />
La voce del segnale la investì con la forza d'urto di un vento solare. Non era un suono, ma un coro distorto che scuoteva le sue molecole, deridendo la sua audacia.<br />
<br />
VoleviDissezionarciBetazoide?<br />
<br />
Dalla massa dei morti si sollevò una densa esalazione nera, un'ombra che prese forma davanti a lei. Aveva i suoi stessi tratti, la sua stessa divisa, ma le orbite erano pozzi vuoti che trasudavano un'oscurità liquida e densa.<br />
<br />
NoiSiamoLaDissezione... <br />
<br />
....noiSiamoCiòCheRestaQuandoLaSperanzaVieneEstrattaChirurgicamenteDaUnMondo.<br />
<br />
Althea lottò per non affogare nel terrore. Sapeva di essere vicina alla sorgente: quella voce non era un sottoprodotto del suo inconscio, non era fatta della materia dei suoi ricordi. Era l'eco dei Creatori, la firma psichica impressa in quel meccanismo secolare.<br />
<br />
"Parlatemi! Spiegatemi il senso di tutto questo!" gridò, cercando di proiettare la propria volontà come una lama di luce mentale, una sonda telepatica capace di squarciare il rumore bianco. Ma ogni volta che tentava di focalizzarsi, l'incubo si ripiegava su se stesso, mutando forma per sfuggirle, finché la realtà non collassò di nuovo.<br />
<br />
Si ritrovò bambina, su Betazed. Era nel giardino di fiori-campana della sua infanzia, ma la bellezza era corrotta: i petali erano lamine affilate e il loro rintocco, un tempo dolce, era ora un grido stridente di metallo su metallo. Sua madre era lì, immobile, e la fissava con un disappunto che pesava più di una condanna. Il suo sguardo empatico, che un tempo era stato il rifugio più sicuro per Althea, si era trasformato in un raggio laser glaciale, capace di mappare ogni suo fallimento, ogni crepa della sua identità, ogni istante in cui si era sentita un'impostora nel camice da medico.<br />
<br />
"Sei vuota, Althea" sentenziò la figura materna, e la sua voce era priva di vibrazioni emotive. "Hai passato la vita a riparare i corpi degli altri solo per nascondere il fatto che dentro di te non è rimasto nulla da curare. Solo un immenso, inutile silenzio"<br />
<br />
Le parole di sua madre bruciavano, ma proprio mentre l'oscurità cercava di soffocarla, Althea sentì qualcosa di anomalo. Sotto lo strato di gelida crudeltà della visione, percepì una vibrazione diversa: un calore debole, quasi impercettibile, come una scintilla sepolta sotto tonnellate di cenere.<br />
<br />
Non era il silenzio di cui parlava la finta madre. Era una sorta di memoria collettiva.<br />
<br />
Althea smise di lottare contro l'incubo e fece l'esatta cosa opposta: si aprì ad esso. <br />
<br />
Aprì la sua mente al dolore, smettendo di considerarlo un attacco e iniziando a leggerlo come un codice. In quell'istante, la visione di Betazed si crepò come un vetro colpito da una pietra. I fiori-campana e lo sguardo di sua madre si sciolsero, rivelando la complessa architettura psichica nascosta dentro all'incubo stesso. <br />
<br />
Non erano solo proiezioni psichiche. Erano echi di memoria, frammenti d'anima rimasti impigliati nella trama stessa della macchina.<br />
<br />
Sprofondata nel cuore del segnale, Althea sentì la struttura dell'incubo cambiare. Non era più una massa informe di terrore; c'erano dei nuclei, delle impronte bio-digitali precise che pulsavano sotto la superficie del dolore.<br />
<br />
La sua mente di medico e scienziata cercò un termine per definire quello che stava toccando. Non erano semplici sogni, né scariche bioelettriche casuali. Erano entegrammi. Ne aveva studiato la teoria all'Accademia: mappe neurali complete, scansioni della coscienza che cercavano di preservare l'essenza di un individuo oltre la morte biologica. Ma quelli che stava toccando erano entegrammi "sporchi", incrostati da un rumore di fondo insopportabile. Erano gli echi di memoria degli antichi scienziati di Heaven III, che avevano tentato di digitalizzare le proprie anime per sfuggire all'estinzione.<br />
<br />
Ma il piano originale era stato tradito dalla ferocia degli eventi. Il dolore del cataclisma era stato così fulmineo e totalizzante da agire come una morsa termica, cristallizzando quegli echi nel momento esatto della loro distruzione. Erano rimasti "incastrati" in un limbo innaturale, sospesi tra la scintilla della vita e la rigidità del codice, prigionieri di un eterno loop di agonia.<br />
<br />
Althea comprese allora l'atroce ironia di quel meccanismo: la macchina era stata concepita per cristallizzare l'evoluzione dei sopravvissuti di Heaven III, bloccandoli in uno stato permanente di infanzia tecnologica affinché non potessero mai più brandire le armi dell'autodistruzione. Doveva essere un argine eterno contro l'ambizione, un modo per onorare il passato negando il futuro. Invece, l'arca della memoria era collassata sotto il proprio peso: aveva spinto il popolo verso una regressione in tribù primordiali e feroci, trasformando il "monito" in una condanna cieca. Ora, quegli uomini erano costretti a rivivere il terrore della fine senza avere più gli strumenti intellettuali per comprenderlo, prigionieri di un trauma che non sapevano più chiamare per nome.<br />
<br />
Oltre l'orrore della superficie, Althea percepì un'eco ancora più profonda. Annidata nei circuiti e nelle viscere di metallo, pulsava ciò che restava dei costruttori: una mente collettiva, un coro di coscienze fuse nel midollo stesso del macchinario. Quegli architetti, che avevano sacrificato la loro individualità per farsi guardiani del futuro, erano ora testimoni impotenti del proprio fallimento. Erano intrappolati in un'osservazione eterna, costretti a guardare con strazio come la loro creatura — concepita per essere un'àncora di salvezza — stesse invece divorando l'anima del loro popolo, riducendolo a un gregge di selvaggi terrorizzati.<br />
<br />
...Aiutaci...<br />
<br />
Quella non era più la voce distorta della macchina, né il ronzio asettico di un'interfaccia artificiale. Era un sussulto umano, una vibrazione flebile e soffocata, sepolta sotto secoli di sofferenza stratificata come cenere su un focolare mai spento. Era un suono che non passava per l'udito, ma che graffiava direttamente la coscienza di Althea: il lamento di chi è rimasto intrappolato in un corridoio buio troppo a lungo, dimenticando persino la forma del proprio nome.<br />
<br />
...SiamoRimastiChiusiNelBuio...IlDoloreÈUnMuro...NonVediamoPiùLaLuce...<br />
<br />
Althea comprese tutto con una chiarezza dolorosa: quella forza che la schiacciava non la stava attaccando per malvagità. Quell'intelligenza parassita, che la tormentava con i volti dei morti e i fallimenti del suo passato, stava proiettando all'esterno il tormento degli spettri che la abitavano semplicemente perché non conosceva altro linguaggio. Era il grido di chi è rimasto bloccato per secoli in un limbo di terrore, incapace di trovare la via per il riposo, e che ora cercava disperatamente una mente capace di ascoltare. Non era un'arma. Era una necropoli che urlava.<br />
<br />
"Vi sento" sussurrò Althea nel vuoto di quel giardino distorto di Betazed. Non parlava alla madre-fantasma, ma a ciò che stava dietro la proiezione. La sua mente betazoide iniziò a vibrare in sintonia con quegli echi, cercando di sintonizzarsi sulla frequenza del loro dolore anziché combatterlo "Vedo la vostra luce sotto tutta questa cenere. Non siete il vostro dolore. Siete ciò che avete cercato di proteggere prima che il buio vi inghiottisse"<br />
<br />
Chiuse gli occhi nella visione, ignorando lo stridore dei fiori-campana metallici. Iniziò a proiettare un'immagine di calma assoluta: non la fredda infermeria di prima, ma una luce bianca, calda, una sorta di abbraccio empatico che non chiedeva nulla in cambio. Stava offrendo a quegli echi di memoria - a quegli scienziati perduti nel segnale - un porto sicuro dove smettere di urlare. <br />
<br />
"Lasciate andare il passato" trasmise con ogni fibra del suo essere. "Non dovete più fare da guardia a un mondo che non esiste più. Potete riposare"<br />
<br />
In quel momento, l'incubo di Betazed iniziò a tremare. Non fu un crollo violento, ma un dissolvimento lento, come nebbia che si dirada al primo sole. Tuttavia, nel vuoto lasciato dalla visione che svaniva, non vi fu il ritorno alla realtà, ma una rivelazione finale, brutale e assoluta.<br />
<br />
Althea fu investita dalla verità su ciò che era accaduto ai superstiti di Heaven IV.<br />
<br />
Vide i coloni che secoli prima erano scampati all'apocalisse del terzo pianeta, convinti di aver trovato la salvezza sotto lo scudo del Guardiano. Ma vide anche l'orrore di una direttiva automatica rimasta orfana. Il sistema, privo di una guida biologica che ne calibrasse l'intensità, aveva continuato a interpretare la missione originale con una logica demente e implacabile. Per il Guardiano, non era solo la tecnologia a essere pericolosa: la mera esistenza del pensiero complesso, del dubbio, del dolore e dell'ambizione era stata catalogata come una minaccia alla stabilità del sistema. Non si trattava di limitare il pensiero umano, ma di eliminarlo alla radice.<br />
<br />
Il meccanismo non si era limitato a impedire il progresso, aveva continuato a curare e proteggere i sopravvissuti fino a quando non era rimasto più nulla da proteggere. La prigione dorata si era trasformata in un serraglio degenerato, dove i confini tra l'uomo e la bestia si erano fatti indistinguibili.<br />
<br />
Althea osservò, impotente, le sequenze mnemoniche degli emettitori che consumavano letteralmente le menti dei coloni. Ad ogni ondata di protezione, un pezzo della loro identità veniva eroso, estratto e archiviato nel database, lasciando dietro di sé solo gusci vuoti. Vide uomini e donne vagare per l'isola come residui biologici di una direttiva che non sapeva come fermarsi, automi di carne privati di ogni scintilla vitale.<br />
<br />
Ridotti a ombre primordiali, i sopravvissuti avevano smarrito la ragione, regredendo fino a diventare poco più che bestie smarrite in un labirinto di metallo. In quel vuoto intellettivo, l'unica cosa che vibrava ancora era il trauma, un dolore ancestrale che il macchinario mungeva incessantemente. Althea comprese l'orrore finale: il Guardiano non stava preservando la vita, ma stava perpetuando un'agonia. Alimentava la propria esistenza con i fantasmi psichici di esseri che non potevano più evolversi, né morire davvero come uomini, incatenandoli a un eterno presente di bestialità.<br />
<br />
La visione dell'obelisco fu l'ultima cosa che vide prima che il legame si spezzasse: una colonna di nervi d'acciaio e circuiti pulsanti che affondava nelle viscere del pianeta, una ferita aperta che sanguinava dati e dolore. Poi, con un sussulto violento, tutto finì.<br />
<br />
Il rumore di sottofondo che l'aveva perseguitata fin dal suo arrivo si spense di colpo. Non fu uno svenimento, ma un ritorno alla realtà brutale e gelido. Althea riaprì gli occhi nel buio della sua cabina. Era sola. Il silenzio della stanza era così assoluto da sembrare quasi innaturale dopo il coro di miliardi di morti che le aveva appena devastato la mente. Si ritrovò rannicchiata sul pavimento, con le unghie ancora conficcate nel palmo delle mani e il respiro che usciva a fatica dai polmoni contratti. Il sudore le imperlava la fronte, freddo come l'acciaio delle pareti.<br />
<br />
Ma sentiva qualcosa di nuovo: una lucidità tagliente, quasi asettica. Il meccanismo era ancora lì fuori, attivo nel sottosuolo dell'isola, ma per lei era diventato muto. Aveva guardato dentro l'abisso e l'abisso, non potendo digerire l'allenamento mentale betazoide, l'aveva sputata fuori. Lei ora era un'anomalia nel sistema: un'osservatrice che la macchina non riusciva più a leggere o a sottomettere. <br />
<br />
Era diventata immune.<br />
<br />
Si sollevò a fatica, appoggiandosi alla parete per non cadere. Sapeva cosa era successo a quel mondo. Sapeva che non c'era nessun nemico da combattere, nessuna intenzione maligna da sventare, solo una tragedia che continuava a ripetersi per pura inerzia meccanica. Quella non era una terra di sopravvissuti, né un esperimento sociale. Era un immenso obitorio che aveva imparato a nutrirsi dei propri ricordi per giustificare la propria esistenza.<br />
<br />
Si avvicinò alla finestra e guardò fuori, verso la sagoma scura della foresta che nascondeva l'obelisco. Non provò paura, né attrazione. Solo una stanchezza infinita e la certezza che ogni secondo passato su quel suolo era un insulto alla vita che ancora scorreva nelle sue vene.<br />
<br />
"È finito.. qui non c'è nessuno da salvare" sussurrò nel vuoto della stanza, e la sua voce le sembrò quella di una straniera.<br />
<br />
Sapeva che doveva muoversi, che doveva trovare gli altri e informare tutti delle sue scoperte, ma per un istante rimase lì, immobile, portando su di sé il peso di un segreto che nessun rapporto ufficiale avrebbe mai potuto contenere davvero.<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Althea Sheva<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Althea Sheva</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Sun, 28 Dec 2025 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>12-08 Gli allegri esploratori</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=219&amp;viewlog=8</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>Heaven IV - Seatiger Island<br />
06/09/2398, ore 18:30 - D.S. 75681.56</b><br /><br />
Dalla Seatiger si erano fatti mandare un sistema di riproduzione musicale con altoparlanti che coprivano l'intero perimetro dell'area occupata dagli uomini ancora presenti sulla spiaggia, così da permettere al Tenente Kiss di smettere di suonare e poter tornare ai suoi doveri.<br />
<br />
Kenar aveva dato ordine di risalire alla maggior parte dell'equipaggio, dopo aver istruito Carelli affinché la musica risuonasse per tutta la nave, così da ridurre al minimo l'effetto di quegli emettitori. La mossa successiva era quella di raggiungere Haeven III per cercare risposte sul perché fossero stati installati quegli emettitori; sebbene la Seatiger si fosse già riposizionata in un'orbita bassa per facilitare il rientro dell'equipaggio, le riparazioni in corso al nucleo non permettevano ancora alla possente nave di riprendere la navigazione interplanetaria. Aveva così deciso d'inviare una navetta esplorativa, guidata da Queen e Kiss e che comprendeva, oltre al pilota, un ufficiale della sezione ingegneria. due della sezione scientifica e una squadra della sicurezza<br />
Nel frattempo, la squadra guidata da Finn e Lawtoein e formata da un paio d'uomini della sezione scientifica e una squadra della sicurezza, stavano per raggiungere l'emettitore, situato al centro dell'isola.  Avevano evitato di usare il teletrasporto o altri mezzi tecnologici, vista la teoria che avevano sviluppato, che gli emettitori si attivavano all'avvicinarsi di mezzi tecnologici avanzati. Sarebbe anche stata una passeggiata piacevole, poiché il percorso tra la foresta vergine dell'isola, mostrava scorci di una bellezza primitiva mai vista da alcuno finora e il clima del calar della sera era piacevole. Purtroppo, le vibrazioni che nonostante la musica attenuava un po', erano sempre presenti, lasciando l'animo dei partecipanti alla missione in stato di continua agitazione. <br />
<br />
"Eccolo." Disse Anena una volta sbucati in una radura, dove al centro si stagliava una struttura metallica dalla forma di obelisco, alta un paio di metri e larga alla base circa un metro e dalle pareti perfettamente lisce ed uniformi. Gli uomini della Seatiger si avvicinarono per esaminarlo meglio e gli ufficiali scientifici cominciarono ad usare i loro tricorder con cautela. Ma la vibrazione sembrava calare mentre si avvicinano alla struttura, fino a quasi sparire una volta arrivati davanti ad essa. Gli girarono attorno per cercare una via d'accesso all'obelisco, ma non trovarono nessun pertugio che permettesse loro di avere un'accesso diretto coi meccanismi interni dell'emettitore. Il Tenente Raven alzò gli occhi dal suo strumento e disse "la parte che vediamo è solo la punta, in effetti la sua base è situata a dieci metri in profondità nel sottosuolo."<br />
"Allora può darsi che la porta d'ingresso sia posizionata là in fondo." rispose Anena.<br />
"Nessuno ha pensato a portare un badile, vero?" disse un Finn sconsolato.<br />
<br /><b>Haeven III - orbita bassa - navetta esplorativa<br />
06/09/2398, ore 18:50 - D.S. 75681.60</b><br /><br />
Avevano già fatto due orbite alte attorno al pianeta morto, e non avevano rilevato niente di utile: nessun segnale che ci fosse rimasto qualcosa d'interessante da scoprire su quel pianeta, ridotto ad un deserto radioattivo da chissà quale immane catastrofe.<br />
<br />
Decisero di abbassarsi e concentrarsi sulla zona che dalla conformazione e dai pochi ruderi rimasti, sembrava essere stata un'area molto popolata e magari un centro di comando.<br />
<br />
"Niente di utile Signor Queen?" chiese il Tenente Kiss dalla sua postazione accanto al pilota.<br />
"Come c'era d'aspettarsi ogni forma di tecnologia è morta, come tutto il resto del pianeta. Però sto registrando dei dati che indicano delle cavità sottosuolo, che sono sicuramente non di origine naturale. Purtroppo, le radiazioni non permettono agli strumenti di essere più precisi."<br />
"È possibile trasportarci all'interno di queste cavità? Gli abitanti di questo mondo potrebbero aver deciso di preservare parte della loro cultura in un luogo sicuro, e nasconderla sottoterra, potrebbe essergli sembrata una buona idea." disse Kiss che continuò "A che livello sono le radiazioni laggiù?"<br />
"Niente da cui le tute EVA non potrebbero ripararci e il teletrasporto è possibile." rispose Queen.<br />
"Bene, informiamo il Capitano e poi prepariamoci a scendere." disse una Kiss decisa, facendo segno ai componenti della squadra di prepararsi.<br />
<br />
<br /><b>Haeven III - cavità sotterranea - <br />
06/09/2398, ore 19:30 - D.S. 75681.67</b><br /><br />
Queen e Kiss e la squadra di sbarco si erano teletrasportati al centro della cavità sotterranea che i sensori avevano rilevato e che un tempo si sarebbe trovata sotto quella che avrebbe dovuto essere una grande città.<br />
Il buio era totale, in quanto ogni forma di energia era morta da centinaia di secoli e solo le torce delle tute EVA dei due ufficiali della Seatiger illuminavano l'area circostante. Cercando di fare più luce si erano portati dei generatori portatili, ai quali avevano attaccato dei potenti fari. Quando il tenente Rodien, un giovane ma preparato ingegnere, terminò di assemblare il tutto e diede luce, ciò che apparve ai loro occhi li lasciò quasi senza fiato: tutto l'enorme spazio era occupato da raccoglitori di metallo che andavano dal pavimento sino al soffitto. Queen e Kiss si avvicinarono alla parete alla loro destra per osservare meglio e videro che ogni raccoglitore recava all'esterno un'etichetta metallica con delle cifre in caratteri sconosciuti.<br />
Queen provò ad aprirne uno e come sospettava erano aperti e il contenuto si mostrò ai loro occhi: centinaia di pagine non rilegate scritte negli stessi caratteri che avevano trovato sulle targhette.<br />
"Cosa saranno?" chiese Amanda<br />
"Dovrei prima sottoporli ad un'analisi del computer di bordo per avere una traduzione accurata, ma non mi sento di escludere che possa trattarsi della storia di questo popolo. Se sapesse che la sua civiltà sta morendo, non vorrebbe trovare un modo di lasciare una traccia della sua storia?" rispose l'ufficiale scientifico affascinato da quello che avevano trovato, che nel frattempo stava già provvedendo a scansionare.<br />
"Bisogna decifrare la loro scrittura, così da capire con che sistema li hanno catalogati." disse la donna "Se riusciamo a trovare quelli più recenti, probabilmente è lì che troveremo il perché hanno installato quei maledetti emettitori!" e nel ripensare a quanto male l'avevano fatta sentire quegli inquietanti oggetti, le tremò un po' la voce.<br />
"Ha ragione Tenente. Queen a Seatiger."<br />
=^=Parla Kenar. Trovato qualcosa di utile Signor Queen?=^=<br />
"Sto per inviare delle scansioni di pagine scritte nella lingua di Haeven: bisogna decifrare i caratteri in cui scrivevano gli antichi abitanti del pianeta, così potremo accedere alla loro storia."<br />
=^=Proceda con l'invio. Vi faremo avere quanto richiesto al più presto. Chiudo.=^=<br />
"Intanto che aspettiamo, che ne dice se esploriamo questo posto? Rilevo altre stanze da quella parte!" disse Amanda. Il fatto di non sentire più quel maledetto ronzio di fondo che cercava d'infilarsi nella sua mente, le aveva fatto ritrovare la sua solita impulsività e, in fondo, lì era tutto morto e sepolto da secoli, quindi per una volta pensò che non potesse succedere niente di male.<br />
</JUSTIFY><br />
<br /><br />Autore: Tenente Anna Maria Calvi<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Anna Maria Calvi</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 10 Dec 2025 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>12-07 Contrattacco</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=219&amp;viewlog=7</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Heaven IV - Seatiger Island<br />
06/09/2398, ore 17:52 - D.S. 75681.49</b><br /><br />
Dewey Finn sentì il peso di tutti quegli sguardi come se qualcuno avesse appena scaricato un container di tritanio sulla sua schiena.<br />
<br />
Il Capitano Kenar - l'uomo che li aveva guidati attraverso l'inferno, che aveva affrontato Borg, Rettiliani e uova assassine senza mai vacillare - era ora in ginocchio sulla sabbia, singhiozzando come un bambino che aveva perso il suo giocattolo preferito. Tranne che il "giocattolo" era un simbionte secolare che, secondo il tricorder di Althea, stava perfettamente bene nel suo addome.<br />
<br />
...oratoccAateToccAaTetupateticoomettoseiTuseiTuresponsabilE...<br />
<br />
"Io?" disse Dewey ad alta voce, prima di rendersi conto che stava rispondendo alla vocina nella sua testa. "Cioè... io nel senso... cosa dovrei...?"<br />
<br />
Si guardò intorno. Jason lo fissava con quello sguardo vuoto che non gli aveva mai visto prima. Althea sembrava persa in un sogno ad occhi aperti. Anna aveva una mano sul phaser con un'espressione che diceva chiaramente "se qualcosa si muove nel modo sbagliato, sparo prima e faccio domande poi". Anena lo guardava con un misto di disperazione e... speranza?<br />
<br />
Solo Amanda sembrava relativamente presente, anche se continuava a stringere nervosamente il disco del pianoforte olografico come se fosse un talismano.<br />
<br />
...nonSainUllAnonnOnhaimaiFattoNullaoraMoriRannoTuttiperColpaTua...<br />
<br />
Dewey sentì il panico salire come bile in gola. Le sue mani iniziarono a tremare. Questa era esattamente la situazione che aveva sempre temuto. Il momento in cui tutti si sarebbero resi conto che lui era solo un impostore, un professore di musica che fingeva di essere un ufficiale della Flotta Stellare.<br />
<br />
Iniziò a tamburellare nervosamente le dita sulla coscia. Un ritmo. Quattro quarti. Come quando doveva calmarsi prima di un'esibizione.<br />
<br />
Tum-tum-tum-tum. Tum-tum-tum-tum.<br />
<br />
"Comandante Finn," la voce di Anena era tesa ma controllata "deve concentrarsi. C'è qualcosa che sta attaccando le nostre menti. Una sorta di influenza esterna. Deve..."<br />
<br />
"Lo so! Lo so! Ok? Lo sento anch'io!" esplose Dewey, le parole gli uscirono di bocca in un fiume incontrollato. "C'è questa... questa COSA che continua a dirmi quanto faccio schifo, il che, ok, non è esattamente una novità, ma di solito sono io a dirmelo da solo e non... aspettate."<br />
<br />
Si fermò.<br />
<br />
Le sue dita continuavano a tamburellare. E la vocina... era più debole. Non sparita, ma come se qualcuno avesse abbassato il volume.<br />
<br />
Tum-tum-tum-tum.<br />
<br />
"Comandante?" Amanda fece un passo avanti, gli occhi socchiusi. "Sta bene?"<br />
<br />
"No. Sì. Forse?" Dewey si alzò in piedi, iniziando a camminare avanti e indietro sulla sabbia. "È solo che quando faccio questo," tamburellò di nuovo le dita, "la voce è meno... forte. È come se..."<br />
<br />
Iniziò a fischiettare. Una melodia semplice, quasi infantile. "When the Saints Go Marching In". Non sapeva perché gli fosse venuta in mente quella, ma le sue dita la conoscevano bene.<br />
<br />
La vocina si affievolì ancora di più.<br />
<br />
...cosStaiFacendoStupidOstupido...<br />
<br />
Ma era decisamente più debole.<br />
<br />
"Tenente Kiss," disse improvvisamente, voltandosi verso Amanda "quando è stata colpita lei dalle... dalle visioni?"<br />
<br />
Amanda sembrò sorpresa dalla domanda diretta. "Io... sono stata l'ultima. Stavo suonando il pianoforte con Leira e poi..."<br />
<br />
"E poi ha smesso di suonare," la interruppe Dewey, l'eccitazione che iniziava a prendere il posto del panico. "È stata colpita quando ha SMESSO di fare musica!"<br />
<br />
Jason sollevò lo sguardo apatico. "Comandante, non vedo la rilevanza..."<br />
<br />
"Certo che non la vede! Perché sta cercando di PENSARE!" Dewey si voltò verso di lui, quasi saltellando per l'agitazione. "Ma la musica non è pensiero logico, è... è pattern, è ritmo, è frequenze! E se questa cosa, qualunque cosa sia, è anche lei una frequenza? Un suono che ci sta letteralmente suonando il cervello?"<br />
<br />
...scioChezzEsCiocchezzenOnhaSensoNoNfunziOnerà...<br />
<br />
Ma la voce era ancora più debole ora che ci stava pensando in termini musicali.<br />
<br />
Anena fece un passo avanti, gli occhi improvvisamente più lucidi. "Comandante, potrebbe avere ragione. È l'unico che ha senso. Ma come..."<br />
<br />
"Aspettate, aspettate," Dewey si portò le mani alla testa, cercando di organizzare i pensieri. "Ok, quindi abbiamo... abbiamo questo pianeta che sembra un paradiso, giusto? Heaven IV. Con delle tribù primitive. E poi abbiamo Heaven III che è un deserto nucleare radioattivo con un satellite chiamato HADES. Cioè, dai, non serve essere un genio per capire che qualcosa di molto brutto è successo lì."<br />
<br />
Si voltò verso il Capitano, che era ancora in ginocchio ma almeno aveva smesso di singhiozzare e lo stava guardando con occhi vitrei.<br />
<br />
"Capitano, so che in questo momento pensa di aver perso Geran, ma le assicuro che è lì dentro. Il tricorder lo dice. Althea lo dice. E io... beh, io non sono un dottore ma sono abbastanza sicuro che se avesse davvero perso il simbionte sarebbe morto, non solo triste."<br />
<br />
Kenar lo guardò senza rispondere, le lacrime che gli solcavano ancora le macchie trill.<br />
<br />
...bravoFinnBravoOraHaiOffesoAncheilCapitanoSeiunDisastro...<br />
<br />
Dewey deglutì a fatica ma continuò, tamburellando le dita contro la gamba.<br />
<br />
"Quello che sto cercando di dire è... e se qualcuno, molto tempo fa, ha piazzato qui dei... non so, degli amplificatori di paura? Dei generatori di angoscia? Tipo un sistema di difesa che prende le tue paure più profonde e le amplifica fino a farti impazzire?"<br />
<br />
"Per quale motivo qualcuno dovrebbe fare una cosa del genere?" chiese Anna, la voce aspra. La sua mano era ancora pericolosamente vicina al phaser.<br />
<br />
"Non lo so! Forse per tenere lontani gli invasori? O forse..." Dewey si fermò, gli ingranaggi che giravano nella sua testa "O forse per tenere soggiogata una popolazione che aveva già fatto qualcosa di terribile. Come... come una prigione mentale permanente."<br />
<br />
Althea finalmente sembrò scuotersi dal suo torpore. "Comandante, sta suggerendo che gli abitanti di questo pianeta sono... prigionieri?"<br />
<br />
"Sto suggerendo che non lo so!" disse Dewey, la frustrazione evidente nella voce. "Sto solo cercando di mettere insieme i pezzi mentre questa COSA nella mia testa continua a dirmi che sto facendo tutto sbagliato, il che, ok, probabile, ma almeno sto PROVANDO!"<br />
<br />
Iniziò a camminare più velocemente, gesticolando selvaggiamente.<br />
<br />
"Pensateci. Heaven III è distrutto. Anena ha detto di sentire 'echi di sofferenza' da lì. Heaven IV sembra un paradiso ma ha solo tribù primitive nonostante sia perfetto per una civiltà avanzata. E ora noi, con la nostra tecnologia, arriviamo qui e improvvisamente tutti iniziamo ad avere incubi a occhi aperti. Non vi sembra un po' troppo conveniente?"<br />
<br />
Jason, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, finalmente parlò con un filo di voce: "Sta ipotizzando un sistema di difesa automatico."<br />
<br />
"Sì! Esattamente!" Dewey puntò il dito verso di lui con entusiasmo eccessivo. "Un sistema che rileva tecnologia avanzata e attiva qualcosa che... che suona una frequenza che amplifica le paure. Come un... un phaser sonico emotivo."<br />
<br />
"Phaser sonico emotivo non è un termine tecnico," mormorò Jason, ma c'era una scintilla nei suoi occhi. Come se una parte della sua mente vulcaniana stesse iniziando a combattere contro l'apatia.<br />
<br />
"Lo so! Me lo sono appena inventato! Ma funziona come spiegazione, no?" Dewey si voltò verso Amanda. "Tenente Kiss, lei ha il disco olografico del pianoforte?"<br />
<br />
Amanda annuì, stringendolo ancora più forte.<br />
<br />
"Bene. Lo faccia suonare. Qualsiasi cosa. Qualcosa di ritmico e forte."<br />
<br />
"Comandante, non capisco..."<br />
<br />
"Lo so! Neanch'io! Ma se la musica ha protetto lei e se ha aiutato me quando tamburello, allora forse... forse è come un rumore bianco. Qualcosa che interferisce con la frequenza che ci sta attaccando."<br />
<br />
Amanda esitò, guardando il Capitano ancora in ginocchio. Ma poi, con decisione, posò il disco sulla sabbia e lo attivò.<br />
<br />
Il pianoforte olografico si materializzò con il suo solito bagliore azzurro.<br />
<br />
"Cosa vuole che suoni?" chiese Amanda.<br />
<br />
"Qualcosa forte. Ritmico. Qualcosa che..." Dewey si fermò, poi sorrise per la prima volta da quando l'incubo era iniziato. "Qualcosa rock."<br />
<br />
Amanda inarcò un sopracciglio ma si sedette davanti al pianoforte olografico. Le sue dita volarono sui tasti e le prime note di "Don't Stop Believin'" dei Journey riempirono l'aria della spiaggia.<br />
<br />
Per un momento non successe nulla.<br />
<br />
Poi Dewey sentì la vocina... vacillare.<br />
<br />
...noNfunzIonerà... non... funzio...<br />
<br />
Si affievolì. Non sparì, ma si affievolì decisamente.<br />
<br />
Guardò gli altri. Kenar aveva smesso di piangere e stava guardando le sue mani con espressione confusa. Althea si stava massaggiando le tempie come se si stesse svegliando da un lungo sonno. Jason aveva già tirato fuori il tricorder e stava facendo scansioni frenetiche. Anche Anna sembrava meno tesa, anche se la sua mano non aveva ancora lasciato il phaser.<br />
<br />
"Sta... sta funzionando?" chiese Anena, la voce carica di incredulità.<br />
<br />
"Non lo so," ammise Dewey "ma è meglio di niente, giusto?"<br />
<br />
Si avvicinò al Capitano e gli tese una mano.<br />
<br />
"Capitano? Kenar è ancora lì. Lo prometto. Ora per favore si alzi perché, e lo dico con tutto il rispetto possibile, io NON sono assolutamente pronto ad assumere il comando di questa nave."<br />
<br />
Kenar lo guardò. Per un lungo momento non si mosse. Poi, lentamente, afferrò la mano di Dewey e si lasciò tirare in piedi.<br />
<br />
"Il simbionte..." mormorò, la voce roca.<br />
<br />
"È lì. Controlli. Lo senta," disse Dewey con fermezza inaspettata.<br />
<br />
Kenar chiuse gli occhi. Dopo qualche secondo, un respiro tremante gli sfuggì dalle labbra. "È... è vero. È lì. Io... cosa mi è successo?"<br />
<br />
"La stessa cosa che è successa a tutti noi," disse Anena, avvicinandosi. "Qualcosa ci ha attaccato. Qualcosa che amplifica le nostre paure peggiori."<br />
<br />
"E il Comandante Finn pensa sia un suono," aggiunse Amanda, le sue dita che continuavano a danzare sui tasti olografici.<br />
<br />
Jason finalmente parlò, la sua voce che recuperava un po' della solita precisione clinica: "Le scansioni mostrano onde sonore a bassissima frequenza. Infrasuoni. Sotto la soglia dell'udito cosciente ma... c'è qualcosa di anomalo nel pattern. Come se fossero... modulati. Artificialmente."<br />
<br />
"Dove ha origine?" chiese Kenar, la sua voce che recuperava lentamente autorevolezza.<br />
<br />
Jason regolò il tricorder. "È difficile triangolare con precisione ma... sembra provenire da più punti. Come se ci fossero emettitori distribuiti su tutta l'isola. No, aspetti..." scrutò i dati "Su tutto il pianeta."<br />
<br />
"Un sistema planetario," mormorò Anena. "Proprio come ipotizzato dal Comandante."<br />
<br />
Dewey sentì un misto di orgoglio e terrore. "Quindi... ho ragione? Cioè, davvero? Perché di solito quando ho ragione è per puro caso e poi scopriamo che in realtà avevo capito tutto male e..."<br />
<br />
"Comandante," Kenar posò una mano sulla sua spalla, fermando il fiume di parole. I suoi occhi erano ancora arrossati ma erano di nuovo lucidi. Presenti. "Ha fatto un ottimo lavoro."<br />
<br />
...fortunaSoloFortunanoNseiCaApaceprossimaVoltanoNce...<br />
<br />
La vocina era ancora lì, ma così debole che Dewey poteva quasi ignorarla. Quasi.<br />
<br />
"Signor Queen," disse Kenar, la sua voce che tornava al tono di comando "voglio una scansione completa del pianeta. Localizzi tutti gli emettitori. Tenente Sheva, continui i controlli medici su tutti. Tenente Calvi, il perimetro rimane attivo. Nessuno dentro, nessuno fuori finché non capiamo con cosa abbiamo a che fare."<br />
<br />
Si voltò verso Dewey. "Comandante Finn, lei e il Consigliere Lawtoein dovete capire PERCHÉ questo sistema esiste. C'è stata una guerra tra Heaven III e IV? È un sistema difensivo? Punitivo? Dobbiamo saperlo prima di decidere il da farsi."<br />
<br />
Dewey annuì, cercando di sembrare più sicuro di quanto si sentisse.<br />
<br />
"E tenente Kiss," Kenar si rivolse ad Amanda che continuava a suonare "continui così. Se la musica interferisce con il segnale, allora la usiamo. Appena tornati a bordo useremo gli altoparlanti interni per diffondere musica in tutta la nave."<br />
<br />
"Capitano," intervenne Anna, la voce ancora tesa "e se questo sistema reagisce? Se attacca più forte?"<br />
<br />
"Allora faremo quello che abbiamo sempre fatto, tenente," rispose Kenar, un accenno di sorriso sulle labbra. "Affronteremo anche quello."<br />
<br />
La musica di Amanda riempiva ancora l'aria mentre il sole di Heaven IV iniziava lentamente a scendere verso l'orizzonte, tingendo il cielo di sfumature arancioni e viola.<br />
<br />
Dewey guardò i suoi compagni. Erano ancora scossi, ancora segnati da quello che avevano vissuto. Ma erano di nuovo presenti. Di nuovo loro stessi.<br />
<br />
Almeno per ora.<br />
<br />
...èSoloUnaTreguaTreGuaprEstotorneràpiùFortePiùforte...<br />
<br />
Sì, pensò Dewey tamburellando nervosamente le dita. Probabilmente tornerà. Ma almeno ora sappiamo che c'è.<br />
<br />
E questa, per quanto poco fosse, era pur sempre una vittoria.<br />
<br />
Una piccola, fragile, terrificante vittoria.<br />
<br />
"Comandante Finn," la voce di Anena lo scosse dai suoi pensieri "pronto ad andare a caccia di risposte?"<br />
<br />
Dewey lo guardò, poi guardò il resto della squadra che si stava riorganizzando, poi il sole che calava all'orizzonte.<br />
<br />
"No," disse onestamente. "Ma quando mai lo sono stato?"<br />
<br />
E con quello, si incamminò verso l'interno dell'isola, dove gli emettitori aspettavano silenziosi, continuando a cantare la loro canzone di paura e disperazione.<br />
<br />
Una canzone che, ora lo sapevano, qualcuno aveva composto molto tempo prima.<br />
<br />
Rimaneva solo da scoprire perché.<br />
<br />
E, cosa ancora più importante, se potevano - o dovevano - spegnerla.<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Comandante Dewey Finn<br /><br />]]></description>
            <author>Comandante Dewey Finn</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Fri, 07 Nov 2025 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>12-06 Ti sussurra dentro</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=219&amp;viewlog=6</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>Heaven IV - Seatiger Island<br />
06/09/2398, ore 17.40 - D.S. 75681.47</b><br /><br />
Prospettiva 1: Arjan Kenar<br />
"Tenente Sheva, voglio un controllo medico su tutti noi. Signor Queen, faccia un'analisi completa. Picchi di radiazione, fattori chimici, biologici, tutto..."<br />
*...sisisitienilioccupatiSihaiilcontrolloproteGgiliproteggilitttosottocOntrollo...*<br />
"...Tenente Calvi, riunisca l'equipaggio e tracci un perimetro. Nessuno entra nessuno esce. Tenente Kiss, da ora siamo in quarantena. Nessun teletrasporto o spostamento da e per la Seatiger. Voglio sapere se si è trattato di un attacco o c'è una causa  ambientale."<br />
*...tuttialsicurosInonmoritenonmoritenomoRitenonmOrite...*<br />
Arjan osservò gli ufficiali di comando eseguire i suoi ordini.<br />
Notò come non lo facessero con solita efficienza.<br />
Althea si mosse solo qualche secondo dopo averli ricevuti. Aveva la bocca leggermente aperta in un'espressione di stupore.<br />
Jason si mise immediatamente a trafficare sul tricorder. Ma svogliatamente. Come se fosse un compito inutile.<br />
Anna si mosse per riunire i membri dell'equipaggio. Ma si muoveva nervosamente, a scatti. Senza la fluida sicurezza che la caratterizzava anche nelle situazioni più tese.<br />
Amanda aveva gli occhi sgranati. Sembrava in preda al terrore. Poi si scosse, annuì ed attivò il comunicatore.<br />
*...sonoferiTisonoferitiSonoferiticolpAtuacoplaTuacolpatua...*<br />
Portò lo sguardo su Dewey.<br />
Il primo ufficiale sembrava apatico. Aveva la testa inclinata con lo sguardo spento a fissare la sabbia della spiaggia.<br />
Faceva male vedere il primo ufficiale ridotto così. No, l'amico.<br />
Si maledisse per averlo fatto scendere sul pianeta. La procedura prevedeva che capitano e primo ufficiale non si esponessero contemporaneamente in un away team. Se si fosse attenuto alle regole ora il primo ufficiale sarebbe stato sulla poltrona di comando della Seatiger a fare battute stupide.<br />
*...stupidostuPidocolpatuacolpaTua...*<br />
Le stupide battute di Finn. Era incredibile come fossero diventate importanti per la salute mentale di una ciurma sperduta. Arjan non aveva dubbi. Se la nave era riuscita a tenersi insieme era grazie alla leggerezza dell'uomo. Capitato nel momento sbagliato al momento sbagliato e catapultato in una storia che non era la sua.<br />
Tutto l'equipaggio era al suo posto con la promessa di 'per andare dove nessuno è mai giunto prima'.<br />
Non Finn.<br />
Avrebbe avuto tutte le ragioni per cadere nella disperazione.<br />
Invece era lui ogni giorno a sostenerli.<br />
Finora.<br />
<br />
<br /><b>Prospettiva 2<br />
Althea Sheva</b><br /><br />
"Tenente Sheva, voglio un controllo medico su tutti noi. Signor Queen, faccia un'analisi completa. Picchi di radiazione, fattori chimici, biologici, tutto. Tenente Calvi, riunisca l'equipaggio e tracci un perimetro. Nessuno entra nessuno esce. Tenente Kiss, da ora siamo in quarantena. Nessun teletrasporto o spostamento da e per la Seatiger. Voglio sapere se si è trattato di un attacco o c'è una causa  ambientale."<br />
Althea fece uno sforzo per recepire le parole del capitano.<br />
C'era un gran frastuono nella sua mente. Tutti i membri dell'equipaggio attorno a lei erano preoccupati. Tesi. E sembravano tutti volerlo gridare in lei.<br />
Avrebbe dovuto chiudersi. Almeno un po'.<br />
Ma non poteva farlo. Non voleva. Non osava.<br />
*...nonOnonononLascIarlinononsolifreddicadaveRivuoti...*<br />
Ma nonostante il frastuono non sentiva nulla fuori posto delle menti che la circondavano.<br />
Nulla di esterno. Nulla di alieno.<br />
Lasciò l'abbraccio del povero Finn. Non avrebbe voluto. Avevano bisogno entrambi di quell'abbraccio. Lei anche più di lui.<br />
Iniziò le scansioni con il tricorder medico in cerca di anomalie fisiche o mentali.<br />
Solo gli ufficiali di plancia erano stati colpiti. Ma anche facendo i confronti con il resto dell'equipaggio non trovò differenze significative.<br />
*..seiinUtileinutileinutileinutilenOnsaIcomesalvarLi...*<br />
Perché solo gli ufficiali di plancia?<br />
Le sue mani tremavano sul tricorder. Le voci sui infrangevano in lei come le onde su una scogliera.<br />
Ma aveva troppa paura per lasciarli andare.<br />
*...deboLedeboledeivisostenerlidebolemoRirannomorirannocOlpatua...*<br />
La paura le azzannava lo stomaco. Cosa cosa poteva fare?<br />
<br />
<br /><b>Prospettiva 3<br />
Jason Queen</b><br /><br />
"Tenente Sheva, voglio un controllo medico su tutti noi. Signor Queen, faccia un'analisi completa. Picchi di radiazione, fattori chimici, biologici, tutto. Tenente Calvi, riunisca l'equipaggio e tracci un perimetro. Nessuno entra nessuno esce. Tenente Kiss, da ora siamo in quarantena. Nessun teletrasporto o spostamento da e per la Seatiger. Voglio sapere se si è trattato di un attacco o c'è una causa  ambientale."<br />
Le dita di Jason si mossero sul tricorder più per riflesso che per intenzione.<br />
In realtà si sentiva spento.<br />
*...nonseRvinonserviseiunblufFseivuotovuOtovuoto...*<br />
La logica lo aveva sempre guidato. Una possente e solida macchina che riceveva dati e restituiva predizioni.<br />
Ora era diventata una macchina di cartapesta. Riceveva fantasie e restituiva pompose sciocchezze.<br />
Aveva perso la fede.<br />
Se glielo avessero detto solo un'ora fa... non avrebbe riso perché ridere era un'attività illogica.<br />
*...seinullaseinullaunfantoCciofantocciomorirannotuttiperquEsto...*<br />
In lui c'era sempre stato il conflitto tra umano e vulcaniano.<br />
Ma il vulcaniano era sempre sembrato sempre così superiore... Deciso. Imperturbabile. Quello affidabile.<br />
Ma ora?<br />
*...pateTicoPateticoomettoprovocheraiSolomortE...*<br />
Concluse la scansione. Nulla. Nessuna traccia di qualcosa fuori posto.<br />
Ma ovviamente non era così.<br />
Sette membri dell'equipaggio erano stati colpiti da qualcosa contemporaneamente.<br />
Questo confermava che la sua analisi non valeva nulla.<br />
Tuttavia su diresse dal capitano per fare rapporto. Perché quella era la parte che doveva recitare.<br />
L'uomo di latta andò dal mago di Oz.<br />
<br />
<br /><b>Prospettiva 4<br />
Dewey Finn</b><br /><br />
"Tenente Sheva, voglio un controllo medico su tutti noi. Signor Queen, faccia un'analisi completa. Picchi di radiazione, fattori chimici, biologici, tutto. Tenente Calvi, riunisca l'equipaggio e tracci un perimetro. Nessuno entra nessuno esce. Tenente Kiss, da ora siamo in quarantena. Nessun teletrasporto o spostamento da e per la Seatiger. Voglio sapere se si è trattato di un attacco o c'è una causa  ambientale."<br />
Dewey ascoltò il suo capitano fare la magia. Dirigeva tutti con sicurezza e competenza.<br />
E naturalmente non aveva ordini per lui.<br />
E cosa avrebbe dovuto ordinargli?<br />
Non sapeva fare nulla.<br />
Primo Ufficiale? Certo.<br />
Al massimo era la mascotte.<br />
*...piccolopaTeticoOmettoinutileseisbagliatosbagliAtosBagliato...*<br />
Magari potevano trovarlo anche simpatico. Ma la responsabilità del suo ruolo?<br />
Un giorno o l'altro avrebbe provocato un disastro vero ed allora la simpatia non sarebbe servita a nulla.<br />
Pensò a tutti quelli che erano morti da quanto erano rimasti bloccati in quell'universo.<br />
Perché non lui?<br />
*...fattidApartenonserVimorirannotUttipercolPatuavaiviavaiviA...*<br />
La verità era che l'ultimo dei guardiamarina sarebbe stato enormemente più utile di lui.<br />
La cosa migliore sarebbe stata rassegnare le dimissioni e chiudersi nella sua cabina. Consumando meno risorse possibile... poteva ridurre i pasti...<br />
Quanta preziosa energia aveva sprecato per replicare un sacco di sciocchezze?<br />
*...inUtileinutIlefaraimOriretuttIpateticoPateTicopatetico...*<br />
Strinse le spalle. Nonostante la temperatura sentiva freddo.<br />
Gli mancava l'abbraccio di Althea.<br />
Ma Althea era andata a svolgere il suo compito.<br />
Lei sì che era utile.<br />
<br />
<br /><b>Prospettiva 5<br />
Anna Calvi</b><br /><br />
"Tenente Sheva, voglio un controllo medico su tutti noi. Signor Queen, faccia un'analisi completa. Picchi di radiazione, fattori chimici, biologici, tutto. Tenente Calvi, riunisca l'equipaggio e tracci un perimetro. Nessuno entra nessuno esce. Tenente Kiss, da ora siamo in quarantena. Nessun teletrasporto o spostamento da e per la Seatiger. Voglio sapere se si è trattato di un attacco o c'è una causa  ambientale."<br />
Anna digrignò i denti.<br />
Un flusso di rabbia le sgorgava dal cuore.<br />
Certo che avrebbe creato un perimetro. Certo che nessuno sarebbe entrato. Avrebbero dovuto passare sul suo freddo cadavere per farlo.<br />
*...proteggiliProteggilomuoinomuoIonomuoreAnenaAnenaAnena...*<br />
Ebbe un flash della visione con il viso freddo e senza vita di Anena. Di Droxine.<br />
* ...ègIasuccessorisucceDeràproteggiliproteggilinoncelafarainononoNo...*<br />
Non sarebbe successo! Non di nuovo!<br />
Si mosse con passo nervoso per la spiaggia, richiamando i membri dell'equipaggio che ancora non erano accorsi attirati dall'urlo di Finn.<br />
Aspetta... e se qualcuno si infiltrasse?<br />
*...tuttisoNonemicituttitUttituttichichichiproteggidichiTifiDinessunonesSunonessuno...*<br />
Iniziò a scansionare minuziosamente tutti i membri dell'equipaggio, trattandoli rudemente.<br />
*...distruggidistRuggidistruGgidistruggidistrUggidistruggiDistruggi...*<br />
Nulla. Guardò il tricorder con odio. E se la stesse ingannando? Di chi e cosa poteva fidarsi?<br />
Gettò a terra lo strumento in un moto di stizza.<br />
Poi lo raccolse, vergognandosi del gesto. La avevano vista?<br />
Nessuno sembrava guardarla ma sentiva ugualmente gli sguardi di tutti su di lei.<br />
Erano ostili?<br />
Doveva fare qualcosa.<br />
Doveva fare decisamente qualcosa.<br />
<br />
<br /><b>Prospettiva 6<br />
Amanda Kiss</b><br /><br />
"Tenente Sheva, voglio un controllo medico su tutti noi. Signor Queen, faccia un'analisi completa. Picchi di radiazione, fattori chimici, biologici, tutto. Tenente Calvi, riunisca l'equipaggio e tracci un perimetro. Nessuno entra nessuno esce. Tenente Kiss, da ora siamo in quarantena. Nessun teletrasporto o spostamento da e per la Seatiger. Voglio sapere se si è trattato di un attacco o c'è una causa  ambientale."<br />
Amanda annuì rigidamente all'ordine del capitano e si affrettò a a contattare la Seatiger.<br />
Le passarono velocemente il facente funzioni di comando Droxine Carelli, che la salutò giovialmente.<br />
=^= Salve tenente. Come procede la vacanza?  =^=<br />
"Tenente. Si è verificato un episodio che ha colpito gli ufficiali di plancia. Il capitano ha ordinato di attivare la quarantena. Nessuno scambio tra la nave e la base."<br />
La voce di Droxine si tinse immediatamente di preoccupazione.<br />
=^= Cosa è successo? State bene? =^=<br />
"Sì non si preoccupi. Stiamo tutti bene. Si è trattato di un una specie di allucinazione, ma è durata pochissimo. Stiamo lavorando per determinare le cause. È stato piuttosto sconvolgente ma nulla di veramente pericoloso."<br />
=^= Lieta di sentirlo, tenente. Ma voglio rapporti regolari. Mi affido a lei, mi raccomando. Ah... e benvenuta in plancia... alla maniera della Seatiger... tranquilla NON ci si abituerà. =^=<br />
Amanda fece un sorrisetto. Non conosceva ancora bene il capo ingegnere ma le stava già simpatica.<br />
"Ne terrò conto, grazie tenente. Ah, il capitano non lo ha specificato ma passi ad allarme giallo e faccia una scansione accurata. Lo stiamo facendo anche noi ma la strumentazione della Seatiger è molto più sensibile. Meglio fare anche una scansione dello spazio. Da terra sarà meno precisa ma potrebbe essere utile."<br />
=^= Agli ordini tenente. Sarà fatto. Carelli chiudo. =^=<br />
Amanda guardò il comunicatore appuntato sul petto. Aveva osato troppo? Era l'ultima arrivata in fondo. E si era messa a dare ordini ad un ufficiale anziano.<br />
Rabbrividì. Era che continuava a balenarle davanti lo scafo squarciato della Seatiger alla deriva nello spazio.<br />
Perché quella visione?<br />
Perché la sua era arrivata in ritardo rispetto agli altri?<br />
Lo scafo squarciato.<br />
Iniziò a ponderare una teoria completamente irrazionale.<br />
E se da lì a poco fosse successo qualcosa di terribile. Così disastroso ed apocalittico che il suo eco fosse stato percepibile anche indietro nel tempo?<br />
Amanda non era una scienziata, ma si rendeva conto di quanto fosse antiscientifica quell'idea.<br />
D'altra parte avevano incontrato tante cose strane ed inspiegabili.<br />
Si riscosse. Non era raccontandosi favole per bambini che si sarebbe fatta accettare nel turno alfa.<br />
Si diresse impettita verso il capitano per fare rapporto, piena di energia e voglia di fare.<br />
<br />
<br /><b>Prospettiva 7<br />
Droxine Carelli</b><br /><br />
Droxine aveva deciso di provare l'ebrezza del comando sedendosi nella poltrona del capitano.<br />
Ok.<br />
Ammettiamolo: le bastava fare quattro passi per sentirsi spossata.<br />
Althea aveva fatto miracoli per rimetterla in piedi in così poco tempo. Ma il suo corpo le ricordava quello che aveva passato. E che aveva i suoi tempi.<br />
Sfortunatamente aveva notato che il display del bracciolo era leggermente fuori squadra.<br />
Quindi ovviamente ora il suddetto display ora si trovava smontato nelle sue mani.<br />
Mani che avrebbero potuto essere impiegate meglio in mille altre riparazioni urgenti a bordo della nave, pensò.<br />
Ma questo era il dorato mondo della sindrome maniaco compulsiva da ingegnere...<br />
Il tenente Ocano la informò di una comunicazione urgente dal pianeta. Il nuovo ufficiale tattico capo.<br />
"Me la passi pure nel mio comunicatore, tenente."<br />
Un trillo uscì dal badge appuntato sul petto.<br />
"Salve tenente. Come procede la vacanza?"<br />
=^= Tenente. Si è verificato un episodio che ha colpito gli ufficiali di plancia. Il capitano ha ordinato di attivare la quarantena. Nessuno scambio tra la nave e la base a terra. =^=<br />
La voce di Droxine si tinse immediatamente di preoccupazione.<br />
"Cosa è successo? State bene?"<br />
=^= Sì non si preoccupi. Stiamo tutti bene. Si è trattato di un una specie di allucinazione, ma è durata pochissimo. Stiamo lavorando per determinare le cause. È stato piuttosto sconvolgente ma nulla di veramente pericoloso.  =^=<br />
"Lieta di sentirlo, tenente. Ma voglio rapporti regolari. Mi affido a lei, mi raccomando. Ah... e benvenuta in plancia... alla maniera della Seatiger... tranquilla NON ci si abituerà."<br />
=^= Ne terrò conto, grazie tenente. Ah, il capitano non lo ha specificato ma passi ad allarme giallo e faccia una scansione accurata. Lo stiamo facendo anche noi ma la strumentazione della Seatiger è molto più sensibile. Meglio fare anche una scansione dello spazio. Da terra sarà meno precisa ma potrebbe essere utile. =^=<br />
Il capitano, Anena, Althea, tutti.<br />
Tutti corpi morti sfigurati orribilmente.<br />
Droxine iniziò a strisciare indietro.<br />
"No... no... vi prego..."<br />
I corpi erano sempre più visibili. Illuminati dal nucleo di curvatura che stava pulsando sempre più velocemente.<br />
Sempre più luminoso...<br />
Droxine giunse le mani in preghiera.<br />
"Ti prego, mio signore. Perdonaci... perdonaci..."<br />
Ma ormai la luce era ormai quasi continua. Accecante. Ineluttabile. Fino a che l'annientamento li colpì tutti.<br />
<br />
Droxine era sulla poltrona di comando.<br />
Boccheggiava sotto lo guardo stupito del personale di plancia.<br />
Cosa diavolo era successo?<br />
Guardò il monitor della plancia.<br />
Fu colta dal pensiero di quanto fosse fallibile e pesante lo scafo in cui erano racchiusi.<br />
*...labilelAbiLeimperfettoInaffiDabiletiseiaffidataadundiofinto...*<br />
Il sistema di supporto vitale si poteva guastare in tanti di quei modi... e lei li conosceva tutti...<br />
"...sifidansifidanomAlifaraiSoloMoriremacchinemAccHinemAledette...*<br />
Si appoggiò allo schienale acutamente consapevole di essere dentro una palla di rottami pronta ad esplodere al minimo guasto.<br />
<br />
<br /><b>Prospettiva 8<br />
Anena Lawtoein</b><br /><br />
Il capitano stava blaterando ordini all'equipaggio.<br />
Come era il suo ruolo.<br />
Anena era più interessato al linguaggio del corpo del trill.<br />
Muscoli contratti, pupille dilatate.<br />
Era sconvolto.<br />
Naturale dopo l'orrida visione che avevano avuto tutti.<br />
Anche così giudicò la reazione eccessiva.<br />
Il capitano Kenar era stato sottoposto, da quando si erano trovati dispersi in quell'universo una pressione incredibile.<br />
Possibile che potesse crollare per una cosa simile?<br />
*...bamBolerotteroTterottEtuttiapezZipezzipezzI...*<br />
Analizzò il comportamento degli altri ufficiali di plancia.<br />
Althea vestiva un'espressione trasognata e confusa.<br />
Jason, per quanto incredibile sembrava addirittura svogliato. Nel mezzo vulcaniano convivevano due anime. Ma questo?<br />
Finn... Finn era l'ultima persona che si sarebbe aspettato cadere preda della depressione. Eppure eccolo lì. L'espressione vuota diceva tutto.<br />
Anna sembrava pervasa di rabbia ed aggressività. L'aveva vista operare in condizioni terrificanti riuscendo a mantenere il self-control. Ora era una tigre pronta a balzare.<br />
Amanda era l'unica sembrare reagire bene. C'erano comprensibili segni di stress e nervosismo. Normale considerato sia la visione che la recente promozione.<br />
*...nonlIterraiInsiemesonorottIrOttisistannosBriciolanDo...*<br />
Possibile che il punto fosse quello?<br />
L'equipaggio era stato sottoposto da troppo tempo alla paura ed alla disperazione.<br />
E se, semplicemente, fosse successo?<br />
Ogni cosa, per quanto resistente, ha un punto di rottura.<br />
E se la causa di quelle visioni fosse stato solo la conseguenza di ciò?<br />
La vicenda degli ovoidi era stata particolarmente devastante. Poter quasi protendersi e toccare la via di casa. Per poi venire sottratta.<br />
Oh sicuro. Una visone avuta contemporaneamente dai soli ufficiali di plancia. Ci doveva essere una causa esterna.<br />
*...giocattOlirottituttItuttIancheTu...*<br />
Ma forse sfruttava una debolezza interna già presente.<br />
Anena scosse la testa.<br />
Se era così non sapeva cosa avrebbe potuto fare.<br />
Il benessere mentale dell'equipaggio era sua responsabilità, e credeva di aver fatto un buon lavoro, ma non era bastato.<br />
Sentì un peso sulle spalle.<br />
*...rottorotOnonpuoifArenienTe...*<br />
L'equipaggio si era rotto e lui con loro. Era come se ci fosse stata una vocina nella sua testa che continuava a ripeterlo e...<br />
*...tuAresponsabiltAperdutIperdUti...*<br />
...aspetta un attimo...<br />
*...nonPuoifAreNullA...*<br />
...C'ERA una vocina nella sua testa che continuava a parlare e parlare...<br />
*...seiSolosoLosolo...*<br />
Era come cercare di sentire un tarlo nella credenza nel seminterrato, ma c'era. E come un tarlo erodeva la sua anima. Da dentro.<br />
Guardò gli altri.<br />
Come si comportavano. Forse anche loro...<br />
Corse verso il capitano.<br />
"Capitano! C'è qualcosa, qualcosa che ci parla nella mente. Come una vocina insistente."<br />
Arjan lo guardò esterrefatto. Come gli altri membri dell'equipaggio presenti.<br />
"Una vocina...? Guardiamarina, è sicuro?"<br />
"Sì, provi a concentrarsi."<br />
Arjan sembrò farlo. Poi scosse la testa.<br />
"Non sento niente, guardiamarina. Forse è meglio che si riposi un attimo."<br />
Anena lo vide nello sguardo del capitano. Preoccupazione per un altro membro dell'equipaggio che stava perdendo la testa.<br />
Lo vide anche nello sguardo degli altri.<br />
Si maledisse. Era caduto nel più bieco cliché delle malattie mentali. 'sentire le voci nella testa'.<br />
E se invece fosse stato vero?<br />
Forse era solo nella sua di testa.<br />
*...pateticoPateticodovrestiCuradegliAltrImaseipazzOpazZopazzO...*<br />
Stava immaginando tutto?<br />
No.<br />
No.<br />
No.<br />
Non ci sarebbe caduto. Non poteva. Non doveva.<br />
La voce c'era.<br />
Non era pazzo.<br />
Doveva attaccarsi a questa assoluta certezza.<br />
Si rivolse ad Althea. Consapevole di avere la voce rotta dalla disperazione.<br />
"Althea, tenente Sheva, forse si tratta di una sorta influenza telepatica. Tu non sente nulla?"<br />
<br />
Ma la betazoide la guardava trasognata, come se fosse immersa in un sogno.<br />
Si guardò intorno.<br />
Tutti lo guardavano.<br />
Con sguardi di compatimento...<br />
*...pateticoPazzotiriNchiuderannoscappScaPpavaivia...*<br />
NO! Concentrati.<br />
"Signor Queen! Analizzi la sua mente. Faccia appello alla logica! C'è qualcosa fuori posto in lei! Lo trovi!"<br />
Ma incontrò solo uno sguardo apatico.<br />
Si rivolse di nuovo al capitano.<br />
"Capitano! Il simbionte Kenar. Forse può aiutarla contro questa cosa."<br />
Arjan lo guardò.<br />
Scosse la testa.<br />
"Le assicuro, guardiamarina che il simbionte non..."<br />
Poi il viso del capitano si contrasse in una smorfia di orrore.<br />
"Non c'è più... Kenar non c'è più! È morto!"<br />
Crollò in ginocchio nella sabbia ai piedi di Anena.<br />
"Althea!"<br />
L'ufficiale medico si riscosse e si avvicinò con il tricorder medico.<br />
Pochi secondi bastarono per avere il responso.<br />
"Il simbionte sta bene. Ed anche l'ospite. Fisicamente è tutto a posto. Ma per qualche motivo il capitano è convinto di non avere più il legame con il simbionte."<br />
Anena si inginocchiò per mettersi al livello del capitano.<br />
"Capitano! Mi ascolti! È tutto falso. Lei sta bene! Si concentri. Kenar è dentro di lei e sta bene!"<br />
Ma il trill iniziò a singhiozzare. Lacrime ne solcarono gli zigomi.<br />
Si guardò intorno.<br />
Anena non aveva bisogno di essere un telepate per sentire la paura serpeggiare nelle menti dei presenti.<br />
Il capitano era caduto.<br />
L'uomo che li aveva portati lì attraverso l'inferno alla fine era caduto.<br />
Avevano perso l'unica ancora che avevano avuto da un tempo che sembrava ormai infinito.<br />
Anena poteva sentire le tessere del domino che ticchettavano cadendo una dopo l'altra.<br />
Le stesse che stavano ticchettando nelle menti di tutti gli altri.<br />
Se il capitano non era in grado di svolgere il suo ruolo...<br />
Quasi all'unisono tutte le teste si voltarono a guardare l'eterno ometto buffo tra di loro.<br />
Con gli occhi sgranati e la bocca semiaperta il Primo Ufficiale Comandante Dewey Finn finalmente alzò la testa ad incontrare tutti quegli guardi terrorizzati e disperati e... speranzosi?<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Comandante Droxine Carelli<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Comandante Droxine Carelli</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Tue, 23 Sep 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>12-05 Soglie superate</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=219&amp;viewlog=5</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>Heaven IV - Seatiger Island<br />
06/09/2398 - ore 17:02 - D.S. 75681.39</b><br /><br />
La sabbia bianca scintillava sotto il sole mentre l'oceano scandiva il tempo con lo sciabordare dolce delle onde, accarezzate da una brezza leggera che portava odori marini: alieni e insieme stranamente familiari alle narici dei pigri ufficiali in licenza. Sparsi qua e là lungo la spiaggia, si lasciavano cullare dal calore del pianeta, avvolti da una natura ancora incontaminata.<br />
<br />
La crew di plancia del turno Beta aveva occupato una porzione della spiaggia lunga e piatta, che si stendeva per quasi cinquecento metri prima di tuffarsi nell'oceano calmo. Alcune casse diffondevano musica nell'aria salmastra, mentre bevande e stuzzichini erano disposti su un tavolo improvvisato. Tutto era stato preparato per un unico scopo: salutare degnamente la collega appena promossa al turno Alfa e al grado di Tenente.<br />
<br />
Amanda Kiss era seduta al centro dell'attenzione, circondata da colleghi che, per tutti i mesi prima di allora, avevano condiviso con lei turni infiniti, missioni rischiose e silenzi complici sulla plancia. Ora, ogni frase sembrava intessuta di orgoglio e di un pizzico di malinconia.<br />
<br />
"Così la nostra Amanda diventa ufficiale tattico capo," rise Kavan, l'addetto ai sensori, sollevando il bicchiere. "Scommetto che il turno Alfa non è pronto per lei."<br />
"Nessuno è pronto per Amanda, mai," aggiunse Leira, la navigatrice del turno Beta, facendo l'occhiolino a un gruppo di giovani ufficiali che passavano di lì con il suo solito fare provocante. "E poi, chi verrà a caccia di ragazzi con me, ora che te ne vai?" disse ammiccando in direzione di Amanda.<br />
<br />
Amanda alzò il bicchiere e si limitò a sorridere all'amica, la sua migliore amica. Si ritrovò sorpresa a chiedersi se avrebbe ancora avuto il tempo di frequentarla, ora che l'avevano assegnata alla crew di comando. Spostò lo sguardo, che si stava rattristando, e lo volse all'orizzonte, perdendosi per un attimo a fissare il mare.<br />
<br />
Nessuno fece caso al suo cambiamento di umore, e le risate si diffusero sulla spiaggia come naturale reazione alla battuta di Leira, interrotte soltanto da qualche applauso spontaneo. Qualcuno, con fare teatrale, lanciò uno sguardo verso Finn, che si stava scavando una buca nella sabbia lungo la costa in lontananza, dove presumibilmente si sarebbe coricato.<br />
<br />
"Guardatelo là, il Primo Ufficiale," disse con tono di scherno. "Scommetto che non ha mai affrontato un'emergenza come le nostre. La nave sarebbe persa senza i ponti bassi... e poi è per colpa delle loro scelte scellerate che ci troviamo intrappolati in questo universo."<br />
"Parla per te," ribatté un altro. "Il Comandante Dewey è molto empatico, e un ufficiale capace. Anche loro hanno fatto la gavetta come noi: non si trovano al comando per caso. E se siamo qui non è certo colpa loro: fanno del loro meglio, come tutti a bordo."<br />
<br />
Amanda non si lasciava andare a eccessi di parole. Ringraziava con un cenno, un sorriso contenuto. La sua naturale eleganza sembrava amplificata dalla leggerezza di quel pomeriggio.<br />
<br />
Poi, quasi in risposta al clima polemico che si stava delineando, estrasse dalla borsa da spiaggia un disco compatto che portava sempre con sé. L'oggetto era simile a un disco da hockey, solo un po' più grande, con una striscia luminosa che percorreva l'intera circonferenza e un piccolo display sulla superficie superiore.<br />
<br />
Armeggiò per qualche secondo con le dita sul display, quindi lo posò sulla sabbia e arretrò di un paio di passi. Un bagliore azzurro saturò l'aria e rivelò un ologramma portatile: un pianoforte a coda, scuro, lucido, perfetto nel contrasto con la spiaggia chiara.<br />
<br />
"Ah," sussurrò qualcuno tra i Beta, "finalmente Amanda ci mostra che non comanda solo con disciplina, ma suona anche con stile."<br />
"Se dirige in plancia come suona," aggiunse Kavan, "il turno Alfa non sa cosa l'aspetta."<br />
<br />
Si sedette allo sgabello del pianoforte olografico con grazia naturale, una postura affinata dalla disciplina impartitale dalla madre musicista. Diede due colpetti di tosse per richiamare l'attenzione: gli astanti si ammutolirono e, senza dire nulla, cominciò a suonare.<br />
<br />
La musica si diffuse nell'aria. Le note non erano di celebrazione, ma un richiamo alla sua terra: melodie che odoravano di neve, di vento che corre sopra laghi ghiacciati. Mosca riviveva lì, per un attimo, davanti a compagni che nulla sapevano di quella vita, ma che tacquero rapiti.<br />
<br />
Le note descrivevano scenari di steppa, lupi che correvano nella brughiera brulla, bruciata dal ghiaccio e sferzata da venti gelidi. Era impossibile non restare incantati da tanta bellezza e tanta disciplina. Le dita della Tenente danzavano sui tasti dell'illusione olografica in una danza perfetta, fatta di pause, note e cadenze armoniose che rapivano l'attenzione di chiunque fosse a portata d'orecchio.<br />
<br />
Il brano continuò per alcuni minuti senza che nessuno parlasse o si muovesse, ad eccezione di Leira. La sua migliore amica si avvicinò con passo circospetto, cercando di disturbare il meno possibile l'interpretazione. Si sedette accanto ad Amanda e, con gesto naturale, le cinse i fianchi con un braccio.<br />
<br />
Amanda si voltò un istante, senza smettere di suonare: le dita scivolavano sulla tastiera sicure anche senza l'ausilio dello sguardo, e le rivolse un sorriso strano. Dapprima ampio, grato per quell'attimo di intimità amicale, ma che presto si contrasse in una smorfia quasi di dolore. Lo stesso fece Leira. Per un attimo tra le due vi fu un'epifania: quel giorno segnava un punto di passaggio. Sarebbero sempre rimaste amiche, ma non avrebbero più, almeno per qualche tempo, condiviso fianco a fianco le interminabili giornate di lavoro sulla USS Seatiger.<br />
<br />
Il brano terminò tra gli applausi del turno Beta e di altri ufficiali accorsi a presenziare al concerto improvvisato.<br />
Leira, sempre seduta sullo sgabello accanto ad Amanda, si unì all'applauso. Amanda divenne leggermente rossa, fissò l'amica e le sorrise.<br />
<br />
"La facciamo?" chiese, con uno sguardo brillante e un sorriso elegante.<br />
Leira si guardò attorno e fece una smorfia. "Ora? In mezzo a tutti?"<br />
Kiss sorrise. "E perché non dovremmo? Hai una voce fantastica, e la musica classica piace a tutti."<br />
<br />
Leira scosse la testa leggermente sorridendo, ma poi rispose con un cenno di assenso e un lampo di decisione nello sguardo. Amanda cominciò a suonare le prime note.<br />
<br />
Abbassò lo sguardo sulla tastiera olografica, lasciando scivolare le dita con delicatezza sui tasti. L'introduzione fluì morbida, fatta di accordi semplici, rotondi, quasi timidi: un richiamo che apparteneva a un'epoca lontana e a un artista della vecchia Terra. Alcuni dei presenti riconobbero subito la melodia, altri invece restarono sospesi, incuriositi.<br />
<br />
Leira si schiarì la voce, colta da un improvviso imbarazzo, ma Amanda le rivolse un cenno d'incoraggiamento. Così, quando la sequenza introduttiva giunse al suo naturale punto d'appoggio, la voce di Leira si levò chiara, limpida, e attraversò la spiaggia con una semplicità disarmante:<br />
<br />
"It's a little bit funny...<br />
...This feeling inside"<br />
<br />
Un sorriso percorse i volti di chi ascoltava. Non c'erano artifici, né tecniche da cantante professionista, solo la verità di un'amica che si lasciava andare. Amanda si unì appena, sottovoce, nel controcanto del ritornello, dando corpo e profondità al momento.<br />
<br />
La musica cresceva, e con essa anche la complicità tra le due. Leira intonava con intensità crescente le frasi più intime, raccontando di sentimenti semplici e autentici, mentre Amanda teneva saldo il tempo e riempiva gli spazi con armonie leggere, quasi invisibili. Al ritornello, le loro voci si unirono:<br />
<br />
"I hope you don't mind...<br />
I hope you don't mind...<br />
...That I put down in the words...<br />
...how wonderful life is, while you're in the world."<br />
<br />
L'applauso spontaneo fu soffocato da chi, con un gesto, invitava al silenzio: nessuno voleva spezzare quell'incanto.<br />
<br />
Leira, più sciolta, chiuse gli occhi e lasciò che la canzone le scorresse dentro. Cantava di un dono modesto, di poche parole scritte in musica come fossero un regalo sincero. Amanda la seguiva con lo sguardo fiero, orgogliosa di quella voce che, pur non perfetta, trasmetteva intensi sentimenti.<br />
<br />
Man mano che il brano scivolava verso la fine, la tensione emotiva si sciolse in una dolcezza malinconica. Leira cantava con un filo di voce, Amanda la sosteneva nei cori, e l'ultimo verso si allungò come un abbraccio che nessuno avrebbe voluto interrompere.<br />
<br />
Le mani di Amanda sfiorarono gli ultimi accordi, lasciandoli svanire nell'aria come onde che si perdono nell'oceano. Per qualche secondo regnò il silenzio. Poi l'intera spiaggia esplose in un applauso caloroso, qualcuno gridò "bravissime!", altri fischiarono in segno di approvazione.<br />
<br />
Leira rise, imbarazzata, e si coprì il volto con una mano. Amanda la strinse forte per le spalle, tirandola contro di sé, e per un attimo le due rimasero immobili...<br />
<br />
...finché un urlo squarciò la quiete della spiaggia.<br />
<br />
L'urlo di Finn tagliò l'aria come una lama. Tutti i volti si voltarono verso il punto dove poco prima avevano notato il Primo Ufficiale: lì, piegato su se stesso, respirava a fatica, le mani affondate nella sabbia accanto alla buca che stava scavando.<br />
<br />
Gli ufficiali superiori accorsero poco dopo quasi all'unisono, da diverse direzioni. Si disposero intorno a lui in un cerchio compatto, come un muro, voci basse, gesti rapidi e controllati. I Beta e tutti gli ufficiali non appartenenti alla crew di comando rimasero immobili, esclusi da quella barriera invisibile che divideva i livelli di responsabilità a bordo.<br />
<br />
Amanda non si mosse subito. Restò con lo sguardo perso sulla scena, sentendo il braccio di Leira che la stringeva, esitante, quasi a trattenerla. Dentro di lei, però, la risposta era già chiara: non apparteneva più al gruppo che guardava da lontano. Il suo posto era lì, al centro della cerchia, con chi portava il peso delle decisioni.<br />
<br />
Inspirò a fondo. Il pianoforte olografico svanì con un crepitio azzurro, lasciando nell'aria un vuoto irreale. Raccolse il disco da terra, lo tenne stretto come fosse un'àncora e iniziò a camminare.<br />
<br />
Ogni passo affondava nella sabbia e dentro di lei apriva una distanza nuova: dal riso leggero degli amici, dalla complicità di Leira, dai giorni in cui era solo "una di loro". Sentiva il cuore battere forte, non per la paura, ma per la consapevolezza che stava varcando una soglia.<br />
<br />
Quando raggiunse il cerchio, nessuno la fermò. Forse troppo concentrati su Finn, o forse già pronti a vederla come parte del gruppo che contava.<br />
<br />
Amanda si fermò accanto al Capitano, inginocchiato a fianco del Primo Ufficiale. Rivide, come in un lampo, il momento di due giorni prima: il gesto solenne con cui le aveva appuntato il secondo pin dorato, mentre Finn, alle sue spalle, assisteva alla cerimonia con le mani dietro la schiena.<br />
<br />
"Benvenuta nella crew di comando, Tenente Amanda Kiss" le aveva detto con un sorriso. "Ora è l'Ufficiale Tattico Capo della Seatiger, e sono sicuro che farà un ottimo lavoro."<br />
<br />
Quel ricordo ora pesava davvero: non più simbolico, ma concreto, inciso come un giuramento nel metallo del distintivo che brillava sul suo petto.<br />
<br />
Portò le mani ai fianchi, rigida, in un mezzo attenti che stonava con la sabbia della spiaggia che ricopriva i suoi piedi nudi. La voce le uscì ferma, più forte del battito nel cuore:<br />
"Signore... posso essere d'aiuto?"<br />
<br />
Mentre attendeva la risposta del Capitano, un improvviso torpore le invase le membra. Il respiro le si fece corto, la sabbia parve scivolare via sotto i piedi. L'aria si saturò di un silenzio innaturale...<br />
<br />
Il mondo si spense in un battito di ciglia.<br />
La sabbia sotto i piedi, il brusio dei colleghi, persino il respiro salmastro del mare: tutto si dissolse come polvere spazzata via dal vento.<br />
<br />
Amanda si ritrovò sospesa nel vuoto. Nessuna luce, nessuna stella, solo un'oscurità compatta che le avvolgeva il corpo come un mantello gelido. Si guardò attorno, il cuore accelerato: non c'era alto né basso, solo silenzio e tenebra.<br />
<br />
Poi, un movimento.<br />
Ombre che prendevano forma, figure che emergevano lentamente dall'oscurità.<br />
Erano corpi.<br />
<br />
Fluttuavano intorno a lei, inerti, le divise lacerate, i volti pallidi e senza vita. Riconobbe gli sguardi vuoti di Kavan, Leira e di tutti i compagni del turno Beta: i sorrisi che poco prima l'avevano accompagnata mentre suonava al pianoforte, ora si erano trasformati in maschere di morte. I capelli si muovevano in ciocche lente come alghe sott'acqua, le dita rigide si protendevano verso di lei senza toccarla mai.<br />
<br />
Amanda fu travolta dal terrore nel vedere i suoi compagni, e soprattutto la sua amica, ridotti in quel modo. Cercò di gridare, ma nessun suono riuscì ad abbandonare la sua gola. Un gelo improvviso le serrò il petto.<br />
<br />
All'improvviso, un lampo di luce si accese alle sue spalle, e sotto di lei apparve la sagoma immensa della Seatiger. Ma non era la nave che conosceva: lo scafo era squarciato, le gondole di curvatura distrutte, i ponti spezzati come ossa infrante. La carcassa della nave si allontanava lentamente, trascinata dal nulla.<br />
<br />
Dal ventre dilaniato dello scafo emersero altre figure. Non erano ombre indistinte: erano il Capitano, Finn e gli ufficiali di comando.<br />
Fluttuavano come spettri, i volti pallidi ma riconoscibili, gli occhi fissi su di lei. Amanda sentì lo stomaco serrarsi, incapace di distogliere lo sguardo.<br />
<br />
Le labbra delle figure si mossero all'unisono, e una voce corale e cavernosa si diffuse nello spazio vuoto, senza provenire da nessuna bocca in particolare:<br />
"Ci eravamo fidati di te..."<br />
<br />
Amanda scosse il capo, cercando di negare, cercò persino di giustificarsi a parole, ma nel vuoto dello spazio nessuna di esse riusciva a raggiungere i suoi funerei accusatori. Poi il coro riprese, più cupo, più vicino:<br />
"...e ora la Seatiger è distrutta. E tu, avevi il compito di proteggerla."<br />
<br />
Le parole caddero su di lei come macigni. La tenebra si strinse intorno, i corpi morti le fluttuavano accanto, sfiorandole la pelle fredda. Avvertì un senso di colpa schiacciante, un peso che le toglieva il fiato.<br />
<br />
Il buio le serrò gli occhi e la trascinò nell'oblio. Si sentì prigioniera, cosciente eppure condannata a un eterno riposo che non dava pace. Le mani le tremavano, gli occhi spalancati incapaci di vedere altro che, il nero vuoto dell'imponderabile.<br />
<br />
Poi un tocco. Una scossa alle spalle. Una voce lontana che la richiamava, pressante, insistente.<br />
<br />
Amanda batté le palpebre: il vuoto si incrinò in schegge di luce.<br />
Ancora una scossa, più forte. Qualcuno la teneva per le braccia, scuotendola.<br />
<br />
E la spiaggia tornò di colpo.<br />
Il sole, l'odore del mare, i volti preoccupati degli ufficiali di comando intorno a lei. Le mani del Capitano che non smettevano di stringerle le spalle, scuotendola per strapparla via da quell'incubo.<br />
<br />
Amanda respirò a fondo, un singulto strozzato, mentre il cuore le martellava nel petto.<br />
Riprese poco a poco il controllo, inspirando ampiamente, lo sguardo che vagava tra i volti tesi dei superiori.<br />
<br />
"Ho visto..." mormorò, senza riuscire a concludere la frase.<br />
<br />
Fu Finn a terminarla, fissandola con occhi che tradivano lo stesso terrore:<br />
"...cose spaventose."<br />
<br />
Gli altri ufficiali annuirono, scambiandosi sguardi carichi di comprensione.<br />
<br />
Amanda abbassò lo sguardo, la voce appena un sussurro:<br />
"Già..."<br />
<br />
Il Capitano le posò una mano sulla spalla, il tono calmo ma fermo:<br />
"Non si preoccupi,Ttenente. È successo anche a me, poco fa."<br />
<br />
Uno dopo l'altro, gli altri ufficiali alzarono le mani, ammettendo di aver vissuto la stessa esperienza.<br />
<br />
Fu subito chiaro: non un incubo privato, ma un'allucinazione collettiva che li aveva colpiti tutti uno per uno, singolarmente.<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Amanda Kiss<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Amanda Kiss</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Sat, 13 Sep 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>12-04 E poi qualcuno urlò...</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=219&amp;viewlog=4</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>Heaven IV - Seatiger Island<br />
06/09/2398 - ore 17.32 - D.S. 75681.45</b><br /><br />
Dewey Finn si stava godendo ogni attimo di quel paradiso, un'oasi di pace inaspettata dopo anni trascorsi a fuggire da una minaccia all'altra. Finalmente libero dal ronzio costante dei motori a impulso e dal peso delle sue responsabilità, poteva sentire il ritmo lento e rilassante delle onde che s'infrangevano sulla spiaggia. Le sue dita affondavano nella sabbia bianca e calda, un piacevole contrasto con il metallo freddo della plancia. Sopra di lui, il sole arancione di Heaven IV bagnava il paesaggio di una luce calda e ambrata, facendogli quasi dimenticare di essere a milioni di anni luce dalla sua vera casa. <br />
<br />
Il Comandante aveva scavato una buca nella sabbia, modellandola con cura con le mani e i piedi fino a farla diventare una vera e propria "poltrona da spiaggia". Seduto lì, si godeva il momento. Sorseggiava una bevanda dal sapore effervescente e fruttato, che gli ricordava un po' una soda gassata della Terra. Le onde si infrangevano sulla riva con un ritmo lento e costante, cullandolo in un'atmosfera di pace. Il suono era accompagnato dal fruscio leggero delle foglie di palma, una melodia rassicurante che sembrava escludere ogni altro rumore.<br />
<br />
Era il momento perfetto. <br />
Nessuna minaccia aliena. <br />
Nessun allarme che suonasse. <br />
<br />
Una tranquillità così profonda che aveva quasi un sapore tangibile. Non era la calma tesa e finta che si trovava negli intervalli tra un problema e l'altro, ma una vera sensazione di sicurezza che si infiltrava in ogni cellula del suo corpo.<br />
<br />
Dewey si lasciò andare, la schiena affondata nella sabbia calda. Chiuse gli occhi e si concentrò solo su quel momento, assorbendo la pace. Nella sua mente, costruiva un futuro, un sogno che osava a malapena sperare. Forse un giorno avrebbero potuto stabilirsi lì, in un mondo che li avrebbe accolti senza chiedere nulla in cambio, un luogo dove la vita era semplice, senza minacce aliene o fughe disperate.<br />
<br />
Poi, un suono improvviso, acuto e penetrante, ruppe il silenzio. Non era un allarme della nave, ma un fischio assordante che sembrava provenire dall'interno della sua testa. <br />
<br />
L'aria divenne gelida, un freddo che non era solo fisico, ma che gli strinse la gola e i polmoni. La sabbia calda che aveva avvolto le sue mani svanì, sostituita da un freddo e inospettabile pavimento di legno sotto il suo corpo. Dewey aprì gli occhi e il paradiso era svanito. Non c'era più la spiaggia, né l'oceano, ma si trovava su un palco, illuminato da un fascio di luce accecante. L'odore del mare era svanito, sostituito da un'aria pesante e viziata. Di fronte a lui, un mare di facce in ombra lo fissava, e il silenzio fu rotto da un coro di fischi e di risate. Una voce interiore, tagliente e spietata, si fece strada nella sua mente. <br />
<br />
<i>*Non sei abbastanza bravo...*</i><br />
<i>*Non sei abbastanza intelligente...*</i><br />
<i>*Non sei abbastanza...* </i><br />
<i>*...non sarai mai abbastanza.*</i><br />
<br />
Il palcoscenico si trasformò, e i volti anonimi della folla si fecero più chiari, emergendo dall'ombra come immagini nitide. Non erano sconosciuti, ma volti che Dewey conosceva fin troppo bene. <br />
<br />
Sulle prime, Dewey vide solo il volto del Capitano Kenar, l'espressione sul suo viso delusa, quasi addolorata, che gli si stringeva allo stomaco. La disapprovazione profonda nei suoi occhi non era solo per un errore, ma per un fallimento personale.<br />
<br />
Anena era in piedi accanto al Capitano, una figura silenziosa e rassicurante che sembrava assorbire il peso delle loro preoccupazioni. Sul viso del consigliere c'era un'espressione di profonda tristezza, come se avesse già percepito la fine amara della loro avventura. Scuoteva la testa lentamente, quasi impercettibilmente, con gli occhi che esprimevano una rassegnazione infinita. Percepiva il fallimento di Dewey, non come un singolo errore, ma come un destino inevitabile. Come se avesse già saputo che tutto sarebbe andato a finire male, che Dewey aveva fallito prima ancora di iniziare, e che tutti i suoi sforzi non sarebbero stati sufficienti.<br />
<br />
A poca distanza dal Capitano Kenar, si trovava la dottoressa Althea Sheva, il suo volto betazoide velato da un'espressione di profonda compassione. Non c'era giudizio nei suoi occhi, ma una tristezza che trafiggeva Dewey. Era una compassione così intensa da far male, come se stesse leggendo ogni fallimento impresso nella sua mente e stesse sentendo lei stessa il dolore della sua inadeguatezza.<br />
<br />
Poi la visione si espanse, e non erano più solo il Capitano, la dottoressa Sheva e il consigliere Anena. I loro volti si moltiplicarono, formando una giuria silenziosa. C'era l'Ingegnere Capo Droxine Carelli, i suoi occhi che lo scrutavano come se fosse un pezzo di macchinario rotto e inutile. C'era il Capo della Sicurezza Anna Maria Calvi, che lo guardava con il freddo disprezzo di un soldato per un codardo. Tutti lo fissavano, le loro espressioni un misto di disprezzo e pietà.<br />
<br />
L'aria si fece gelida, un freddo che gli penetrava fin nelle ossa. Un'angoscia profonda lo avvolse, soffocandolo. Si rese conto che non era più su un palco, ma in un'aula di tribunale, e il suo cuore si strinse. Il giudice e la giuria non erano degli estranei, ma le persone che lo avevano sostenuto e protetto. I suoi amici.<br />
<br />
La figura del Capitano Kenar, con l'espressione di delusione che gli solcava il viso, avanzò al centro dell'aula di tribunale.<br />
<br />
"Comandante Finn" disse Kenar con una voce che risuonava profonda e piena di rimpianto "Lei è accusato di negligenza, di non aver saputo proteggere l'equipaggio, ma soprattutto di non aver mai posseduto le qualità richieste per il suo incarico. Era il mio Primo Ufficiale, il mio 'Numero Uno'. Mi sono fidato di lei, e lei mi ha tradito."<br />
<br />
Dewey sentì le lacrime agli occhi "Ma Capitano..." sussurrò, con la voce rotta dall'emozione. "Ho sempre fatto del mio meglio!"<br />
<br />
Kenar si limitò a scuotere la testa "Il meglio non è mai abbastanza, Comandante. Non in un universo come questo. Lei non era pronto per questo ruolo. Non lo è mai stato."<br />
<br />
Al suo fianco, la dottoressa Sheva si avvicinò e lo guardò con un misto di tristezza e compassione "Dewey" mormorò "la sua mente è un'angoscia costante. È una ferita aperta che non si rimarginerà mai. Non è una speranza, ma una prigione. E ora... è il momento di affrontare le conseguenze delle sue scelte"<br />
<br />
La visione si intensificò e la folla si fece più vicina, un mare di visi accusatori che lo stringevano da ogni lato. Dewey si sentì circondato da un'angoscia profonda, un peso che lo schiacciava e gli toglieva il respiro. Sentì la sua mente sul punto di crollare, di frantumarsi sotto il peso di tutta quella delusione.<br />
<br />
Alla fine, fece l'unica cosa che gli venne in mente, l'unica che aveva un senso per lui in quel momento: urlò. Urlò con tutta la forza che aveva in corpo, un grido che non era di rabbia, ma di dolore e disperazione.<br />
<br />
All'improvviso, il freddo pavimento di legno svanì e il calore della sabbia tornò a riempirgli le dita. L'odore acre e viziato si dissolse, sostituito dall'aria salmastra e dal profumo della vegetazione aliena. Il fischio assordante cessò. Dewey aprì gli occhi e, con un respiro profondo e tremante, si ritrovò di nuovo lì, su quella spiaggia, ad osservare le onde che si infrangevano sulla riva.<br />
<br />
Era salvo. <br />
Per ora.<br />
<br />
<br /><b>Heaven IV - Seatiger Island, Laguna isolata<br />
Contemporaneamente</b><br /><br />
Althea Sheva si era allontanata dal gruppo, preferendo la solitudine di una piccola laguna protetta dalle fronde giganti di palme aliene che formavano una sorta di anfiteatro naturale. Lì, il fragore lontano delle onde si smorzava in un sussurro appena percepibile, un sottofondo discreto che non disturbava la sua ricerca di tranquillità. <br />
<br />
Da Betazoide, la sua mente era un ricettore finemente sintonizzato sulle emozioni degli altri, un canale costantemente aperto che assorbiva le ansie, le speranze e le tensioni dell'equipaggio. Quella connessione, di solito fonte di forza, in quel momento era un peso. Aveva disperatamente bisogno di silenzio, non solo acustico, ma mentale. <br />
<br />
L'aria era tiepida e densa, carica del profumo inebriante e dolce della vegetazione aliena, una fragranza che si mescolava al sentore salmastro dell'oceano. L'acqua della laguna era incredibilmente limpida e calma, una superficie specchiata che rifletteva le nuvole arancioni e rosa che si muovevano lente nel cielo.<br />
<br />
Si sedette sulla sabbia soffice, lasciandosi cadere in un modo che non faceva da mesi, come se ogni muscolo del suo corpo avesse deciso di sciogliersi all'unisono. Chiuse gli occhi, concentrandosi sul nulla, un vuoto mentale che solo lei, con la sua abilità telepatica, riusciva a raggiungere.<br />
<br />
In quell'istante, si liberò del carico emotivo dell'equipaggio. Non c'era l'ansia del Capitano, l'insicurezza di Finn, il dolore di Anna. C'era solo un'oasi di pace che non provava da mesi, un'oasi che le permetteva di respirare senza la costante pressione di dover "sentire" le emozioni degli altri. Il suo volto, di solito teso, si rilassò, e un sorriso le affiorò sulle labbra, genuino e radioso.<br />
<br />
Per un istante, si sentì completamente sola, ma in un modo positivo, senza il peso delle aspettative e delle paure degli altri. Era la sua solitudine, una solitudine scelta, non imposta, che le permetteva di essere se stessa senza essere un "ricettore" costantemente attivo.<br />
<br />
Il momento di pace di Althea, tuttavia, svanì in un istante, squarciato da un'ondata di emozioni così intense e caotiche da farla tremare. Non era il rumore mentale familiare del suo equipaggio, ma una cacofonia assordante che la spaventava. Si alzò in piedi di scatto, con gli occhi spalancati, e l'ambiente intorno a lei si dissolse. Il calore del sole svanì, e l'aria si fece gelida, un freddo che le penetrava fin nelle ossa. <br />
<br />
La spiaggia, la laguna, il profumo dolce della vegetazione: tutto scomparve, sostituito dal familiare odore di metallo e ozono della nave. Si ritrovò in una plancia della USS Seatiger completamente vuota, illuminata solo dalle flebili luci delle console. Il silenzio era rotto solo da un ronzio sommesso, un suono che non le dava pace ma che le faceva venire la pelle d'oca. Cercò i suoi compagni, ma non c'era nessuno. La sua mente, un tempo una rete inestricabile di connessioni empatiche, era ora una tela strappata. Tentò di raggiungere Kenar con la sua mente, ma non riuscì a percepire nulla. La sua empatia, la sua unica forza, non funzionava. Era cieca, sorda e muta, persa in un vuoto che la faceva tremare.<br />
<br />
In preda al panico, si guardò intorno, i suoi occhi che si muovevano freneticamente da una parte all'altra. I monitor erano spenti, le console erano silenziose. Era completamente sola. Un dolore acuto e profondo la colpì, una sensazione di totale isolamento che la faceva tremare. Era un dolore che non aveva mai provato prima, una solitudine così intensa che le sembrava di cadere in un vuoto senza fine.<br />
<br />
Poi, le facce dei suoi compagni apparvero sui monitor, uno dopo l'altro. <br />
<br />
Erano i volti di Kenar, di Finn, di Droxine, di Anna e di Anena. Ma erano solo immagini statiche. Erano immobili, privi di vita e di emozione, i loro occhi come vetri rotti. La loro presenza non era una consolazione, ma un'angoscia ancora più profonda.<br />
<br />
Fu solo allora che un'idea si creò nella mente di Althea: non erano solo le sue capacità di sentire che erano andate perdute, ma la sua stessa essenza, la sua identità di Betazoide che era sempre stata definita dall'empatia. Senza quella connessione, l'universo intorno a lei era diventato un guscio vuoto, privo di senso, un'ombra pallida e fredda della realtà.<br />
<br />
Lei era solo un guscio vuoto, senza nessun spessore.<br />
<br />
L'angoscia di Althea crebbe, stroncando sul nascere qualsiasi barlume di speranza. La plancia che un tempo risuonava della vita dell'equipaggio, ora era un mausoleo. Le sue mani, che di solito si muovevano con la grazia di una danzatrice, ora erano rigide, come se il freddo avesse raggiunto anche i suoi muscoli. <br />
<br />
Fece alcuni passi, sperando di sentire l'emozione di Droxine, il conforto di Anena. Nulla. Era un fantasma in un'eco di ciò che era stato. L'unica cosa che percepiva era un dolore così profondo che le si stringeva allo stomaco.<br />
<br />
Le dita di Althea si mossero lentamente verso i monitor spenti, come se potessero risvegliare l'equipaggio con un tocco. Toccò lo schermo che mostrava il volto di Finn, un ragazzo ottimista con il cuore pieno di speranza. Ma il volto sul monitor era solo un guscio vuoto, privo di vita. Il suo sorriso era una maschera di cera.<br />
<br />
Poi, toccò lo schermo che mostrava il Capitano Kenar, un uomo che portava il peso di tutto l'equipaggio sulle sue spalle. Ma ache il suo volto era solo un riflesso spento, la sua espressione congelata per sempre.<br />
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Fu in quel momento, in un lampo accecante di orrore, che la realizzazione la colpì. <br />
<br />
Le sue capacità non erano scomparse. Stavano funzionando perfettamente. La sua mente non era isolata.. era il contrario. Stava percependo la verità, un'angoscia così profonda da non poterla accettare. <br />
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I suoi compagni non erano fantasmi. Erano morti. <br />
<br />
E lei... lei era rimasta sola, l'ultima sopravvissuta di un massacro silenzioso di cui non ricordava nulla ma poteva constatarne il risultato. <br />
<br />
La consapevolezza la colpì con la forza di un'onda anomala, un orrore così profondo da farla vacillare. Era sola. In quell'universo immenso e sconosciuto, era l'unica sopravvissuta, destinata a vagare da sola fino alla morte. Un brivido gelido le percorse la schiena, e la sua mente, incapace di sopportare un peso così grande, minacciò di frantumarsi.<br />
<br />
Poi, un suono familiare e inaspettato trafisse quel silenzio mortale: un urlo disperato, che Althea riconobbe immediatamente. Non era un suono privo di emozioni, ma un'esplosione di panico e dolore. Era l'urlo di Finn.<br />
<br />
Quel suono la risvegliò. L'incubo svanì, e il mondo tornò a essere quello di prima. Si ritrovò sulla spiaggia, il calore del sole sulla pelle e l'odore salmastro del mare. Si sentì invasa da un'ondata di sollievo così grande che le fece mancare il fiato.<br />
<br />
L'urlo di Finn si ripeté, e Althea lo sentì. Non lo percepì solo con le orecchie, ma con ogni fibra del suo essere. Non era un fantasma, non era un'eco di un passato perduto. <br />
<br />
Era reale. <br />
<br />
E il suo cuore, che poco prima era un guscio vuoto, tornò a battere, pieno di speranza. Si lanciò di corsa, spingendosi con le gambe, verso la direzione del suono. Aveva un solo pensiero in mente: trovare Finn.<br />
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<br /><b>Heaven IV - Seatiger Island, Insenatura rocciosa<br />
Contemporaneamente</b><br /><br />
Anna Calvi si era allontanata dall'accampamento per trovare un momento di pace e solitudine. Aveva bisogno di riflettere sulle sue emozioni turbolente, un groviglio di sentimenti che non riusciva a districare. Il suo cammino l'aveva portata a un'insenatura rocciosa, dove le onde si infrangevano con un rumore dolce e ritmato, una melodia rassicurante che la faceva sentire a casa, lontana dalle preoccupazioni della nave.<br />
<br />
Si era seduta su una roccia liscia, godendosi il momento. Il vento le scompigliava i capelli e l'odore del mare le riempiva le narici, un profumo salmastro e fresco che le dava un senso di calma e di sicurezza. L'aria era tiepida e il sole le scaldava la pelle, un'oasi di pace in un universo che le sembrava sempre più ostile.<br />
<br />
Era il momento perfetto per riflettere, per dare un nome ai sentimenti che provava per Anena. Non era solo amicizia, ma qualcosa di più profondo, qualcosa che la spaventava e l'affascinava allo stesso tempo. Si rese conto, con un brivido, che le sue paure erano come fantasmi: la paura di non essere abbastanza, la paura di fallire e, soprattutto, la paura di perdere le persone che amava.<br />
<br />
Era sicura di una cosa sola: non avrebbe lasciato che qualcosa o qualcuno le portasse via la sua nuova famiglia. Non dopo aver quasi perso Droxine e Anena. La loro fuga e la loro sopravvivenza le avevano dato un senso di appartenenza che non aveva mai provato prima, e quel legame era diventato la sua ancora di salvezza in quell'universo immenso e sconosciuto.<br />
<br />
Improvvisamente, un vento gelido la investì, portando con sé un odore di polvere e sangue che le fece venire la pelle d'oca. Quel profumo dolce e salmastro del mare svanì, sostituito da un fetore metallico e nauseabondo. Il rumore ritmato delle onde si trasformò in un silenzio assordante, rotto solo da un ronzio sommesso e inquietante.<br />
<br />
La luce calda e arancione che le scaldava la pelle svanì, sostituita da una luce fioca e grigia, un'illuminazione morente che faceva sembrare tutto più freddo e vuoto. La roccia liscia su cui era seduta si trasformò in un pavimento di acciaio freddo e scivoloso. Si guardò intorno e capì con un brivido agghiacciante: non era più su una spiaggia, ma in un corridoio della USS Seatiger, devastato da un attacco.<br />
<br />
Un gemito strozzato le sfuggì dalle labbra. Anna barcollò in avanti, le gambe pesanti come piombo, il rumore dei suoi passi che echeggiava in quel silenzio di tomba. Qualcosa inciampò sotto i suoi piedi. Abbassò lo sguardo e vide il corpo senza vita di un sottufficiale della sicurezza, un ragazzo che aveva scherzato con lei solo poche ore prima. La sua uniforme era lacerata, il volto contorto in un'espressione di puro terrore.<br />
<br />
L'orrore le si strinse alla gola, ma l'istinto la spinse avanti. Lì, in fondo al corridoio, vide le figure di Droxine e Anena. Il consigliere era schiacciato contro la parete, il volto pallido, gli occhi spalancati per un terrore così intenso da squarciargli l'anima. <br />
<br />
"Anna!" urlò, la sua voce strozzata "Aiutaci!" <br />
<br />
Droxine era a terra, a poca distanza, immobile, e l'unica cosa che si muoveva era una figura scura, una presenza invisibile che minacciava i due. Anna tirò fuori il phaser, ma le sue mani tremavano, la sua forza era svanita. Si sentiva impotente, un'ombra di ciò che era stata. <br />
<br />
"Non lasciarci!" la voce di Anena si fece più debole. <br />
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La figura invisibile si fece più vicina, e Anna si sentì come una statua, incapace di muoversi. <br />
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"Perché non ci hai protetto?" la voce di Droxine, che aveva una nota di rimprovero, le perforò l'anima. <br />
<br />
Le parole erano come un veleno, che le si spargeva nelle vene, facendola sentire colpevole di un crimine che non aveva commesso. La figura invisibile sollevò la sua mano scura, che era come un'ombra, e la sua mano si posò sul collo di Anena, e il consigliere ansimò. Il suo volto, un tempo pieno di vita e di gentilezza, si fece pallido e spento, un'espressione di orrore che lo sfigurava. I suoi occhi, che di solito erano uno specchio di compassione, ora erano vuoti, come se il suo spirito fosse stato rubato, lasciando dietro di sé solo un guscio vuoto.<br />
<br />
"Anna!" l'ultima parola di Anena fu un sussurro. "Ti prego... ti prego, salvaci!" <br />
<br />
La sua voce, un tempo così piena di vita, si affievolì fino a diventare un sussurro, un suono quasi impercettibile che si perse nel silenzio mortale del corridoio. L'ultima cosa che Anna vide fu il suo volto che si trasformava, le linee morbide che si indurivano in una maschera di orrore, i suoi occhi che si spalancavano e poi, in un istante, si spegnevano, come se la sua anima fosse stata strappata via, lasciando dietro di sé solo un guscio vuoto e senza vita.<br />
<br />
"È colpa tua, Anna," le parole di Droxine erano un'eco che risuonava nella sua mente "Sei stata una codarda. La tua paura ci ha uccisi." <br />
<br />
La figura invisibile si rivolse a Droxine, e il suo volto divenne una maschera di orrore, e i suoi occhi si spalancarono, e poi... il buio.<br />
<br />
Anna si ritrovò di nuovo in quel corridoio ma da sola. Il silenzio del luogo era rotto solo da un ronzio sommesso e inquietante. Il terrore si fece strada nel suo cuore. <br />
<br />
Il corridoio era deserto, e l'unica cosa che si sentiva era il ronzio sommesso dell'aria condizionata. L'atmosfera era fredda, un freddo che le penetrava fin nelle ossa. Si guardò intorno, e vide che le figure invisibili erano sparite, ma che sul pavimento c'erano due corpi, senza vita, uno accanto all'altro.<br />
<br />
Anna si avvicinò, il cuore che le batteva forte nel petto. <br />
<br />
Il volto di Droxine era pallido, la sua espressione contorta dal dolore e dall'orrore. L'altro corpo era quello di Anena. Il suo volto era sereno, quasi in pace, ma i suoi occhi erano spenti, come se il suo spirito fosse stato rubato. Anna si inginocchiò accanto a lui, e sentì un dolore così profondo che le si strinse lo stomaco. La sua più grande paura si era avverata. <br />
<br />
Aveva fallito.<br />
<br />
Era sola, con i corpi dei suoi amici, e la sua coscienza che la tormentava, un incubo che non sarebbe mai andato via. Poi, un suono familiare e inaspettato trafisse quel silenzio di tomba: un urlo disperato, che Anna riconobbe immediatamente. Non era un suono privo di emozioni, ma un'esplosione di panico e dolore. Era l'urlo di Finn.<br />
<br />
Quel suono la risvegliò. L'incubo svanì, e il mondo tornò a essere quello di prima. Chiuse gli occhi per un attimo poi tirò un sospiro di sollievo. Non aveva idea di cosa fosse successo ma era probabile che altri avessero avuto la stessa esperienza, quindi si voltò e si diresse nella direzione del rumore. <br />
<br />
<br /><b>Heaven IV - Seatiger Island, Promontorio roccioso a picco sul mare<br />
Contemporaneamente</b><br /><br />
Jason Queen si era inerpicato su un promontorio roccioso che dominava la costa, un luogo perfetto per posizionare i suoi sensori e raccogliere campioni geologici del pianeta. Voleva analizzare la composizione del terreno, la sua storia, ma soprattutto, aveva bisogno di un momento di isolamento logico. Seduto su una sporgenza levigata dal vento, sentiva la brezza marina che gli scompigliava i capelli e l'aria fresca e salmastra che gli riempiva i polmoni. Sotto di lui, le onde si infrangevano con un ritmo calmo e prevedibile, un suono rassicurante che la sua mente analitica apprezzava. Per un attimo, si sentì completamente in pace, immerso nell'ordine del mondo naturale, lontano dalle variabili imprevedibili della nave.<br />
<br />
Questa non era solo una semplice calma, ma la pace dell'ordine. Era la sensazione di essere un piccolo ingranaggio in un meccanismo cosmico perfetto. La sua mente, che di solito era un motore costantemente acceso, si placò. Poteva quasi percepire le leggi della fisica in azione, il calcolo della gravità che teneva il promontorio ancorato al pianeta, la formula del vento che gli scompigliava i capelli. Per un istante, si sentì in perfetta sintonia con l'universo, la sua mente che si fondeva con l'armonia di un codice perfetto.<br />
<br />
Poi, un suono improvviso, acuto e penetrante, ruppe l'armonia. Non era il rumore naturale della spiaggia, ma un fischio assordante che gli perforò le orecchie, così intenso da fargli vibrare le ossa del cranio. Una cacofonia di suoni e di rumori che non riusciva a identificare, che lo avvolgeva e lo soffocava. <br />
<br />
Il mondo intorno a lui si frantumò. Non era una rottura fisica, ma un crollo totale della realtà come la conosceva. La stabilità della roccia, la coerenza del cielo e del mare: tutto si dissolse in un lampo di luce accecante.<br />
<br />
Il promontorio roccioso su cui era seduto si dissolse in un vortice di numeri e di equazioni matematiche impazzite, linee di codice verde e blu che danzavano caoticamente nel suo campo visivo. Un'illusione ottica che gli fece venire la pelle d'oca, un'immagine che non aveva senso. Ma era reale, una sensazione così profonda e così terrificante da farlo tremare.<br />
<br />
Gli alberi della foresta sottostante si trasformarono in complesse strutture frattali, ogni foglia un algoritmo, ogni ramo una funzione irrisolvibile. Le loro forme, un tempo organiche e perfette, divennero schemi geometrici incomprensibili, un caos di numeri e di simboli che gli faceva male agli occhi. Si sentì come se stesse cadendo in un abisso di dati corrotti, un vuoto che minacciava di inghiottirlo.<br />
<br />
Un'angoscia profonda, logica e terrificante lo avvolse. <br />
<br />
Non era la paura istintiva di un animale, ma la paura più spaventosa che un essere umano possa provare: la paura di perdere il controllo, la paura di non poter dare un senso al mondo. Per la prima volta nella sua vita, Jason si sentì impotente. E quella sensazione era più terrificante di qualsiasi mostro alieno.<br />
<br />
Si guardò intorno, ma non vide altro che quel caos numerico. <br />
<br />
Il mondo non era altro che un'illusione fatta di calcoli errati, una serie infinita di dati che non avevano senso, un groviglio inestricabile di formule e di codici che non si potevano risolvere. L'aria stessa era fatta di codice binario danzante, un linguaggio alieno che non riusciva a comprendere, che lo avvolgeva e lo soffocava. Ogni cosa che aveva creduto solida e reale si era liquefatta in un'astrazione incomprensibile. Si sentì come un fantasma, perso in un universo che aveva perso ogni coerenza, ogni legge, ogni logica.<br />
<br />
Jason si rese conto con orrore che la sua dipendenza dalla logica era diventata la sua maledizione. L'unica cosa che poteva fare, disperatamente, era cercare di dare un senso a quel caos che lo circondava, di trovare un pattern, una formula, una qualsiasi chiave per decifrare l'inferno in cui era sprofondato.<br />
<br />
La sua mente, un tempo un'enciclopedia di dati e di teorie, era ora un vortice di caos, una serie di numeri che non avevano senso, un puzzle che non si poteva risolvere. Sentiva che l'universo era impazzito. La sua intera realtà si era trasformata in un'illusione fatta di codici binari, un labirinto di formule irrisolvibili.<br />
<br />
Allungò una mano per afferrare qualcosa, ma la sua mano attraversò un'equazione fluttuante, e sentì una scarica elettrica, una sensazione di dolore così profonda da fargli tremare. Il suo corpo era un'illusione, una serie di numeri che non si potevano toccare, che non si potevano sentire.<br />
<br />
"Devo... devo trovare un senso a questo caos" mormorò, le parole che gli morivano sulle labbra "Devo trovare una formula, una logica" ma ogni volta che cercava una soluzione, un'altra equazione si formava, una formula che non aveva senso, un caos ancora più profondo e terrificante.<br />
<br />
Si sentì come un fantasma, perso in un universo che non era più suo. La sua unica speranza era che, da qualche parte in quell'oceano di numeri, ci fosse un'ancora, una logica che lo avrebbe riportato alla realtà.<br />
<br />
La visione si intensificò. <br />
<br />
Il caos di numeri iniziò a prendere forma, a confluire, a formare un'immagine terrificante. I volti dei suoi compagni apparvero nel vortice, ma non erano facce umane, ma maschere di codici binari, una serie di numeri che non avevano senso, uno sguardo vuoto che lo tormentava.<br />
<br />
Erano tutti lì: il Capitano, la dottoressa Sheva, il consigliere Anena,  Anna Calvi...<br />
<br />
I loro volti erano pallidi, le loro espressioni contorte dal dolore e dall'orrore. I loro occhi erano come vetri rotti, che lo guardavano con un misto di rimprovero e pietà. <br />
<br />
E lui capì. <br />
<br />
La loro esistenza non era altro che una serie di calcoli errati, di formule che non si potevano risolvere. <br />
<br />
La visione si fece più nitida, e Jason vide una formula, un'equazione che si formava lentamente. Era la formula della loro morte, un'equazione che spiegava come erano morti, il perché come tutto non fosse stato altro che un calcolo errato. Il suo cuore si strinse, e un dolore così profondo lo colpì, un dolore che non aveva niente a che fare con la logica, ma che era più reale di qualsiasi equazione.<br />
<br />
La formula si completò, e i volti dei suoi compagni si dissolsero. Al loro posto, apparve il suo volto, un'immagine statica e senza vita. I suoi occhi erano vuoti, come un guscio senza anima. Il suo volto era una maschera di numeri e di codici che non avevano senso.<br />
<br />
In quel momento, in preda al panico, Jason si guardò intorno, e la sua mente, incapace di sopportare un dolore così profondo, si concentrò su una cosa: la logica. <br />
<br />
Doveva trovare una soluzione. E la soluzione era semplice: doveva decifrare l'equazione. <br />
<br />
La sua mente, che era come un motore costantemente acceso, si concentrò su una cosa: trovare un senso a quel caos. Le sue mani, che di solito si muovevano con grazia, ora erano rigide.<br />
<br />
Poi, un suono familiare e inaspettato trafisse quel silenzio mortale: un urlo disperato, che Jason riconobbe immediatamente. Non era un suono privo di emozioni, ma un'esplosione di panico e dolore. Era l'urlo di Finn.<br />
<br />
Si sentì invaso da un'ondata di sollievo, una sensazione che era come un calcolo risolto, una formula che si completava in modo perfetto. Il suo respiro, che era stato bloccato dal panico, tornò a essere regolare, e il suo cuore, che batteva all'impazzata, si placò. Era una sensazione di pace, una pace che non aveva niente a che fare con le emozioni, ma con la logica, con l'ordine che era tornato a regnare nel suo universo interiore.<br />
<br />
Recuperata la totale padronanza delle proprie emozioni, con un autocontrollo che solo un vulcaniano poteva avere, Jason si diresse verso il Primo Ufficiale. I suoi movimenti erano rapidi e precisi, ogni passo calcolato. Non c'era fretta, solo l'urgenza logica di un problema da risolvere. La sua mente, che poco prima era un caos di numeri, era tornata a funzionare in modo perfetto, e l'unica cosa che contava era raggiungere Finn il più velocemente possibile.<br />
<br />
<br /><b>Heaven IV - Seatiger Island, Scogli sul bagnasciuga<br />
Contemporaneamente</b><br /><br />
Anena Lawtoein si era seduto in silenzio su una roccia, il suo volto sereno e il suo spirito in pace. Non era un luogo che conosceva, ma la sua mente si sentiva a casa, in sintonia con le vibrazioni dell'universo che lo circondava.<br />
<br />
Era il suo rituale. Ogni volta che si sentiva sopraffatto dalla cacofonia di emozioni umane, si isolava per ritrovare l'equilibrio. <br />
<br />
Seduto su quella roccia, si lasciava andare, permettendo alla sua mente di fondersi con l'ambiente circostante. Non era una fuga, ma un ritorno a casa.<br />
<br />
Era un momento di profonda riflessione, in cui si lasciava andare. Percepiva il battito del pianeta, la sua energia vitale, e si fondeva con essa. Era un'esperienza che andava oltre le parole, un'esperienza che gli dava una sensazione di pace e di armonia che non provava da mesi.<br />
<br />
Poi, la sua serenità si incrinò. <br />
<br />
Non era una sensazione di paura o di angoscia, ma di profonda e innaturale disonestà. Era un'emozione aliena, una totale assenza di verità. Era un'emozione che non aveva senso, qualcosa che non era sua. <br />
<br />
L'aria divenne gelida e l'ambiente intorno a lui si dissolse, sostituito da una scena terrificante. Era sulla plancia della USS Seatiger, che risuonava di allarmi e di urla, ma non era un attacco alieno. Era la scena di un tradimento. <br />
<br />
La voce del Capitano Kenar, che era un misto di paura e rabbia, gridava il suo nome. <br />
<br />
"Traditore!" <br />
<br />
Il suo cuore si strinse, e Anena si voltò per affrontare il Capitano.<br />
<br />
"Traditore!" lo accusò Kenar, il suo volto contorto da un misto di rabbia e delusione "Hai venduto la nave! Hai venduto i tuoi amici! Come hai potuto?!" <br />
<br />
La sua voce risuonava nella plancia, un'accusa che lo trafiggeva come una spada. Anena si sentiva come un guscio vuoto, il suo spirito era spezzato, e l'unica cosa che poteva fare era rispondere alla sua accusa.<br />
<br />
"Capitano" mormorò, con la voce che gli tremava "Io non so di cosa stai parlando. Io non ho tradito nessuno! Non l'ho mai fatto!"<br />
<br />
"Bugiardo!" lo accusò Kenar "Hai lasciato che la nave venisse distrutta! Sei un traditore, Anena! Un traditore!"<br />
<br />
Le facce dei suoi amici, la dottoressa Sheva, Dewey Finn e Anna Calvi, erano piene di un odio così profondo da fargli venire la pelle d'oca. Non c'era giudizio, ma un odio freddo e profondo, come se lui fosse la causa di tutti i loro mali. Non era la rabbia che si esprime con urla e minacce, ma una delusione che gli lacerava il cuore. La loro rabbia era come una ferita aperta, un'accusa che lo tormentava.<br />
<br />
Anena guardò i loro volti, uno per uno, e non vide nulla. Il Capitano, un uomo che aveva sempre rispettato, ora lo guardava con uno sguardo di puro disprezzo. La dottoressa Sheva, una donna che lo aveva sempre sostenuto, ora aveva un'espressione di disgusto. E Anna Calvi, la sua amica più cara, ora lo guardava con uno sguardo di odio così profondo da fargli venire la pelle d'oca.<br />
<br />
La visione si intensificò. <br />
<br />
L'intero equipaggio apparve, e le loro facce erano piene di un odio così profondo da fargli venire la pelle d'oca. Anena si sentì circondato da un'accusa che non riusciva a comprendere, un'accusa che lo tormentava. Le loro voci si mescolarono in una cacofonia assordante. <br />
<br />
"Traditore!" <br />
"Hai venduto la nave!"<br />
"Sei la causa di tutto!" <br />
<br />
I loro volti si avvicinarono, le loro espressioni contorte dall'odio, le loro voci che si trasformavano in un coro di accuse. Anena si sentì come un animale in gabbia, intrappolato in un incubo che non aveva fine.<br />
<br />
La visione si fece più nitida, e Anena si ritrovò in una sala conferenze, in cui era seduto al centro di un tavolo, con i suoi amici che lo guardavano, con i loro occhi che lo accusavano. La voce del Capitano Kenar, che era un misto di rabbia e delusione, gli perforò l'anima.<br />
<br />
"Anena, ci hai traditi. Non sei più uno di noi" <br />
<br />
Un'eco delle parole del Capitano risuonò nella mente di Anena, un'eco che non aveva fine. <br />
<br />
Si sentiva come un guscio vuoto, il suo spirito era spezzato, e l'unica cosa che poteva fare era sopportare il peso della sua colpa. La sua più grande paura si era avverata. La sua onestà, la sua integrità, la sua lealtà: tutto si era rivelato un calcolo errato. Aveva tradito i suoi amici, e la loro rabbia era il suo castigo. Non era il dolore di un corpo che soffriva, ma il dolore di un'anima che si spezzava. Era l'orrore di un tradimento che non aveva commesso, ma che era diventato parte di lui. La sua stessa essenza, la sua onestà, era una bugia.<br />
<br />
La visione divenne più nitida, e Anena si ritrovò nel nulla, il buio l'aveva inghiottita assieme ad ogni speranza di perdono: era solo. <br />
<br />
Un dolore così profondo lo colpì, una solitudine così intensa che gli sembrava di cadere in un vuoto senza fine. E poi, un suono familiare e inaspettato trafisse quel silenzio mortale: un urlo disperato, che Anena riconobbe immediatamente. Non era un suono privo di emozioni, ma un'esplosione di panico e dolore. Era l'urlo di Finn.<br />
<br />
Quel suono lo risvegliò. L'incubo svanì, e il mondo tornò a essere quello di prima. Si ritrovò seduta sulle rocce, con il vento che le scompigliava i capelli e l'odore del mare che le riempiva le narici. Si sentì invaso da un'ondata di sollievo così grande che gli fece mancare il fiato.<br />
<br />
Non c'era tempo per riflettere, solo per agire. <br />
<br />
Non stava solo cercando un amico, ma la sua stessa redenzione. Con una calma e una precisione che nascondevano una nuova e profonda urgenza, si lanciò di corsa, spingendosi con le gambe, verso la direzione del suono. Doveva trovare il primo ufficiale e, possibilmente, una spiegazione per quello che gli era appena successo. <br />
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<br /><b>Heaven IV - Seatiger Island, Boschetto nei pressi della spiaggia<br />
Contemporaneamente</b><br /><br />
Il Capitano Kenar aveva bisogno di un momento di solitudine, un lusso che raramente si concedeva. Aveva lasciato l'accampamento e si era addentrato in un boschetto a poca distanza dalla spiaggia. Gli alberi, con le loro foglie iridescenti e i rami contorti, creavano una cupola naturale che lo isolava dal resto del mondo, offrendogli un senso di privacy e di pace che, in quel momento, era ciò di cui aveva bisogno. <br />
<br />
La sua mente, che era come un'enciclopedia di strategie e di tattiche, era finalmente tranquilla. Per un attimo, si sentì completamente a suo agio, lontano dai doveri di capitano. La sua mente, che di solito era un motore costantemente acceso, si placò. Poteva quasi percepire l'armonia del mondo, un'armonia che si fondeva con il battito del suo cuore. Per la prima volta da mesi, si sentì veramente rilassato, in pace con se stesso e con il mondo che lo circondava.<br />
<br />
Improvvisamente, un suono strano lo fece rabbrividire. Non era un suono, ma una sensazione di gelo così profonda da fargli venire la pelle d'oca. Il mondo intorno a lui si frantumò, non in un'esplosione, ma come un'immagine in un ologramma che si dissolve. <br />
<br />
Il boschetto di cristallo, la brezza marina, il calore del sole: tutto si dissolse.<br />
<br />
Il vento si trasformò in un silenzio assordante, una pressione che gli opprimeva i timpani. Il sole che gli scaldava la pelle svanì, sostituito da una luce fioca e grigia, un'illuminazione morente che faceva sembrare tutto più freddo e vuoto. Il tronco d'albero su cui era seduto si trasformò in un pavimento di acciaio freddo e scivoloso. <br />
<br />
Si guardò intorno, e capì: non era più nel boschetto, ma in un corridoio della USS Seatiger, devastato da un attacco.<br />
<br />
L'aria era densa di fumo, con odore di metallo bruciato e di ozono. Le pareti erano piene di crepe, le luci intermittenti, e ogni monitor era spento, come un occhio vuoto. Il corridoio sembrava una tomba, e l'unica cosa che si sentiva era un ronzio sommesso, un suono che non prometteva nulla di buono. Si sentì invaso da un'ansia così profonda da fargli mancare il fiato.<br />
<br />
Poi, una voce lo chiamò. <br />
<br />
"Capitano! Dov'è?!" <br />
<br />
La voce di Anena. <br />
<br />
Non era un suono di sollievo, ma un suono di paura, un suono che gli lacerava l'anima. Kenar si voltò, e vide il suo equipaggio, ma non erano più i suoi amici. Le loro facce erano coperte di fumo e di fuliggine, i loro volti contorti dal dolore e dalla rabbia.<br />
<br />
"Capitano" mormorò Sheva, con una nota di rimprovero nella voce "Perché non ci hai protetti?"<br />
<br />
La sua voce era come un veleno, che le si spargeva nelle vene, facendola sentire colpevole di un crimine che non aveva commesso. La sua visione si intensificò, e Kenar capì. <br />
<br />
"Hai promesso di proteggerci.." continuò la dottoressa, le lacrime che le solcavano il viso "Ma hai fallito."<br />
<br />
Le sue parole erano come una lama affilata che gli si piantava nel cuore. Si sentì impotente, un'ombra di ciò che era stato. Aveva giurato di proteggere i suoi uomini, e aveva fallito. <br />
<br />
La sua intera realtà si era trasformata in un incubo, un incubo che non sarebbe mai andato via.<br />
<br />
La visione si intensificò. <br />
<br />
I corpi dei suoi amici, uno per uno, si accasciò a terra, le loro espressioni contorte dal dolore e dalla rabbia. Erano come manichini, senza vita, e le loro facce erano vuote, come se le loro anime fossero state rubate. L'unica cosa che si sentiva era un grido di dolore, un grido che non aveva parole, ma che era pieno di angoscia.<br />
<br />
Poi, le luci si spensero. <br />
<br />
L'oscurità si diffuse rapidamente, avvolgendo ogni cosa, ogni ombra, ogni suono. <br />
<br />
Il ronzio sommesso dell'aria condizionata si spense, e l'unica cosa che si sentiva era un silenzio assordante, un silenzio che era più terrificante di qualsiasi urlo. <br />
<br />
Kenar era solo. <br />
<br />
Era circondato da un'oscurità che non aveva fine, un'oscurità che lo avvolgeva e lo soffocava.<br />
<br />
Un'ondata di panico lo colpì, un'ondata così profonda da fargli mancare il fiato. Allungò una mano per afferrare qualcosa, ma non c'era nulla. <br />
<br />
Era solo, in una plancia vuota, circondato dai fantasmi dei suoi amici e dal peso dei suoi fallimenti. <br />
<br />
Si sentì come un guscio vuoto, il suo spirito era spezzato, e l'unica cosa che poteva fare era sopportare il peso della sua colpa. Non c'era via d'uscita, non c'era speranza, solo un vuoto che lo avrebbe inghiottito per sempre.<br />
<br />
E poi, sentì un suono familiare e inaspettato trafisse quel silenzio mortale: un urlo disperato, che Kenar riconobbe immediatamente. Non era un suono privo di emozioni, ma un'esplosione di panico e dolore. Era l'urlo di Finn.<br />
<br />
Quel suono agì come un pugno nello stomaco, squarciando il velo dell'incubo. Il pavimento freddo sotto i suoi piedi si dissolse, e fu sostituito dal ruvido tronco d'albero su cui era seduto. L'odore di fumo e ozono svanì, sostituito dal profumo fresco della foresta e dalla brezza salmastra. Kenar aprì gli occhi, e si ritrovò nel boschetto, le sue mani ancora tremanti. L'illusione era svanita.<br />
<br />
L 'urlo di Finn si ripeté, e il suo cuore, che poco prima era un guscio vuoto, tornò a battere. Non era una questione di emozioni, ma di responsabilità. Il suo equipaggio era in pericolo.  <br />
<br />
Aveva un solo pensiero in mente: trovare il Primo Ufficiale. Era il suo dovere, la sua responsabilità, l'unica cosa che contava in quel momento.<br />
<br />
<br /><b>Heaven IV - Seatiger Island<br />
Pochi minuti dopo</b><br /><br />
Finn giaceva a terra, scosso e tremante, con gli occhi spalancati che fissavano un punto nel vuoto. Le sue mani stringevano la sabbia bagnata. Respirava a fatica, boccheggiando come un pesce tirato fuori dall'acqua, la sua voce ridotta a un debole sibilo. Il suo corpo era immobile, ma la sua mente era ancora intrappolata in un incubo che gli era sembrato più reale della sua stessa vita.<br />
<br />
Fu il primo a risvegliarsi e per un attimo, pensò di essere l'unico sopravvissuto. Un'ondata di panico così profonda da fargli mancare il fiato. <br />
<br />
Era solo. <br />
<br />
Solo e terrorizzato.<br />
<br />
Poi, un'ombra lo coprì e alzò lo sguardo. Il Capitano Kenar, con un'espressione di profondo sollievo, si inginocchiò accanto a lui "Finn," mormorò, la voce rotta dall'emozione "Stai bene?"<br />
<br />
All'improvviso, si ritrovò circondato da tutti i suoi amici, che lo guardavano con un misto di sollievo e di paura. Anna era lì, con il suo volto che era una maschera di preoccupazione, Jason lo guardava con uno sguardo di sollievo, e Anena si sentiva come se un peso invisibile fosse stato tolto dalle sue spalle.<br />
<br />
"Sono... sono tornato" balbettò Finn ancora piuttosto provato"Siete tutti... vivi."<br />
<br />
"Cosa è successo?" ripeté il Capitano, con la sua voce che era un misto di sollievo e di rimprovero.<br />
<br />
Finn cercò di spiegare, ma le parole gli morirono sulle labbra "Sono stato... in un incubo. Eravate tutti lì ma mi trovavo sotto accusa..."<br />
<br />
All'improvviso, una voce lo chiamò. <br />
<br />
"Finn!" <br />
<br />
Era Althea. La sua espressione era un misto di sollievo e di dolore, e le sue mani erano tremanti. Si avvicinò a lui e, senza dire una parola, lo abbracciò. Le sue lacrime, calde e abbondanti, gli bagnarono la spalla. Althea non era un ufficiale troppo emotivo, era una guerriera, e il suo gesto sorprese tutti.<br />
<br />
Finn inizialmente restò bloccato, poi la abbracciò cercando di farla calmare "Dottoressa, stiamo tutti bene.. si calmi"<br />
<br />
L'equipaggio si scambiò sguardi sbigottiti. <br />
<br />
Non avevano mai visto Althea così fragile. <br />
<br />
Poi si guardarono dentro constatando la triste realtà.. non si erano mai sentiti tanto vulnerabili. <br />
<br />
La situazione era grave. Non erano più su un pianeta alieno a godere di una breve vacanza, ma in un incubo che li stava inseguendo dallo spazio. <br />
<br />
E l'incubo era appena iniziato.<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Althea Sheva<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Althea Sheva</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Thu, 11 Sep 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>12-03 L'isola delle rivelazioni</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=219&amp;viewlog=3</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>Heaven IV - Seatiger Island<br />
06/09/2398 - ore 16.45 - D.S. 75681.36</b><br /><br />
Da quando erano sbarcati su quella grande isola rigogliosa e isolata dal resto dei continenti del pianeta, la vita per gli uomini e le donne della Seatiger scorreva tranquilla e serena rispetto ai loro standard abituali, tanto che quasi non ci potevano credere. Erano state effettuate solamente delle riparazioni che Carelli aveva detto inderogabili per la sicurezza della nave, poi anche gli uomini della sua sezione avevano obbedito agli ordini di Kenar, di prendersi alcuni giorni di assoluto riposo. Tutti dovevano metabolizzare gli eventi appena passati, alcuni dovevano ancora riprendersi del tutto dalle ferite subite nell'attacco degli Ovoidi, e affrontare quello che le visioni trasmesse dagli Ovoidi amici avevano inviato loro.<br />
<br />
Finn, nel ruolo di capo animatore, aveva organizzato in breve qualsiasi tipo di divertimento che una spiaggia e un mare splendido potevano offrire, anche se tanti avevano optato per la classica vita da spiaggia, prendendo il sole in piccole cale appartate e facendo lunghe nuotate rigeneranti.<br />
<br />
Anna Calvi era tra questi. Dato la sua pelle eburnea aveva trovato una zona d'ombra sulla quale sdraiarsi e riposarsi, ascoltando la sua musica preferita, leggendo e facendo lunghe chiacchierate con Anena. Erano sempre stati molto uniti, ma dopo che il Consigliere l'aveva vista entrare quasi esanime nel magazzino di carico, trascinando Droxine, più morta che viva, lui non si era quasi mai staccato da lei. Sulla nave passava ogni momento libero con lei e adesso che erano in vacanza, era sempre al suo fianco. Avevano anche discusso tra loro su quella strana comunicazione telepatica che tutto l'equipaggio aveva ricevuto, recepita da ognuno con sentimenti diversi, ma tutti con la netta sensazione che la via per portarli a casa c'era, ma sarebbe stata foriera di altre perdite e di altro dolore.<br />
<br />
Anna non sapeva se era pronta a sopportare altri lutti, forse anche la sua stessa morte, solo per tornare a casa. Certamente le mancava la sua famiglia, ma sulla Seatiger ne aveva trovata un'altra che non era disposta a sacrificare. Tutto sommato perchè non continuare la loro vita in questo universo? Avrebbero potuto trovare una zona tranquilla, lontana dall'Impero rettiliano e creare una nuova Federazione lì, diffondendo il messaggio di pace e collaborazione tra i popoli, proprio della Federazione nel cui nome stavano operando. <br />
<br />
Era così persa nei suoi pensieri che non sentì arrivare Finn, con la sua consueta giovialità.<br />
<br />
S'inginocchiò con malagrazia sul telo dove Anena stava sonnecchiando, facendogli venire un mezzo infarto.<br />
<br />
"Allora piccioncini, so che volete starvene in disparte, ma stasera alla mia spiaggia ho organizzato una festa con falò e tanto cibo, e soprattutto bere. Quindi guai a voi se non dovessi vedervi. Alle 20.00. Puntuali." disse e se ne andò senza aspettare una risposta, dirigendosi verso l'estremità opposta della cala, dove Queen stava meditando.<br />
<br />
I due si guardarono e poi cominciarono a ridere, pensando all'espressione usata dal Numero Uno<br />
<br />
"A quanto pare stasera abbiamo un'impegno piccioncino!" disse Anna<br />
<br />
"Inderogabile a quanto pare." rispose Anena stiracchiando le lunghe braccia e mettendosi in piedi "Vado a fare una nuotata, vieni anche tu?" le chiese guardandola con uno sguardo nuovo. Davvero davano l'impressione di essere una coppia?<br />
<br />
"No, grazie. dovrei rimettermi la protezione solare e non ne ho voglia."<br />
<br />
"Ok, a dopo." e Anna lo guardò dirigersi al mare con la sua grazia innata, il corpo magro e flessuoso. Sicuramente non era una bellezza classica, così diverso dai ragazzi che di solito l'attraevano.<br />
<br />
Queen per esempio era il classico esempio di maschio che attirava la sua attenzione, forte, muscoloso e con lineamenti perfetti, ma guardandolo Anna non provò nessun tipo d'attrazione. Al contrario, guardando Anena sentiva come uno strana sensazione allo stomaco, come se avesse delle farf...Oddio che le succedeva? Si era innamorata del suo amico?<br />
<br />
Doveva parlarne con qualcuno, di solito si sarebbe rivolta a lui, ma adesso non era il caso!<br />
<br />
Droxine o Sheva sarebbero state sicuramente più d'aiuto. Si alzò, lasciò un messaggio ad Anena che tornava all'accampamento per prepararsi per la serata e che si sarebbero visti al falò e andò a cercare le sue amiche.<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Anna Maria Calvi<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Anna Maria Calvi</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Thu, 21 Aug 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>12-02 K-H34.V3N</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=219&amp;viewlog=2</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
03/09/2398, ore 09:11 - D.S. 75672.28</b><br /><br />
Poi, come era arrivato, il messaggio mentale sparì lasciando tutti frastornati e con stati d'animo differenti: dalla tristezza per la nostalgia, all'entusiasmo per una nuova speranza.<br />
 <br />
La plancia era caduta in un silenzio irreale, anche i suoni delle console sembravano affievoliti... tutti erano immersi nei loro pernsieri.<br />
Tre secondi dopo Finn si era già scordato il messaggio e faceva un cenno all'attendente che gli portasse una birra... l'altro scosse la testa, Finn provò a gesticolare la forma di un hot dog ma ricevette di nuovo un segno negativo, poi l'attendente gli portò un tè terrestre dal profumo ricco e fruttato. Il primo ufficiale guardò prima l'acqua sporca e poi l'attendente con sguardo di disapprovazione, che fu prontamente ignorato.<br />
 <br />
Finn sospirò.<br />
"Capitano che ne dice di una vacanza?" chiese dopo aver poggiato il tè sul tavolino della sua postazione.<br />
Kenar parve scuotersi dai suoi pensieri e tornare alla realtà.<br />
"Come scusa?" chiese sovrapensiero<br />
"Una vacanza. Sa quelle cose che vengono date agli uomini della Flotta Stellare quando sono stanchi e stressati e sopratutto dopo aver affrontato delle uova supertecnologiche con chiari intenti omicidi?"<br />
"Concordo con il Comandante Finn" commentò l'ufficiale medico ancora sconvolta dalle sue percezioni "E questo messaggio mentale non ha aiutato certamente a calmare l'equipaggio."<br />
 <br />
Kenar sospirò. "Non avete tutti i torti... a qualche suggerimento Numero Uno? Conosce un buon resort in zona?" c'era una punta di acidità nella sua voce... che si aspettava Finn? Un villaggio vacanze attrezzato? Si rese conto che era stato ingiusto e trasformò il tono della sua risposta in una battuta di spirito.<br />
"Oh beh... ci sarà un pianeta abitabile lì fuori con una spiaggia e qualche palma! Jason dai un'occhiata per favore... ehm signor Queen volevo dire..." si corresse quando l'attendente gli fece una smorfia di disapprovazione.<br />
"In effetti i sensori a lungo raggio segnalano un sistema molto simile a quello Bajoriano con due pianeti nella fascia abitabile, ma siamo ancora troppo lontani per avere maggiori informazioni."<br />
Kenar si guardò intorno, tutti i suoi ufficiali avevano uno sguardo speranzoso. Glielo poteva leggere in faccia quello che volevano... Finn addirittura pareva scodinzolare come un golden retriver.<br />
"Va bene! E vacanza sia!" ammise che ne aveva proprio bisogno anche lui. "Andiamo a vedere questo sistema."<br />
 <br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia - Sistema K-H34.V3N<br />
03/09/2398, ore 11:11 - D.S. 75672.51</b><br /><br />
La plancia della USS Seatiger era immersa nella caratteristica penombra che accompagnava i lunghi viaggi tra le stelle. Le luci soffuse delle console creavano riflessi bluastri sui volti concentrati dell'equipaggio, mentre il ronzio sommesso dei sistemi di bordo riempiva il silenzio cosmico.<br />
Il Capitano sedeva nella sua poltrona di comando, le macchie caratteristiche della sua razza trill che si estendevano lungo i lati del volto. I suoi occhi contemplavano il viewscreen principale dove brillava la stella K-H34.V3N, una nana arancione che emanava una luce calda e rassicurante dopo gli eventi precedenti.<br />
<br />
All'Ufficiale Scientifico Capo bastò alzare un sopracciglio per attirare l'attenzione del suo capitano. L'ibrido terrestre-vulcaniano possedeva i tratti affilati del sangue vulcaniano temperati dalla morbidezza umana, e i suoi occhi scuri riflettevano la precisione scientifica mentre operava sui controlli della console con movimenti fluidi e metodici.<br />
<br />
"Rapporto, Signor Queen," disse il Capitano "Cosa ci dicono i sensori sui pianeti di questo sistema?"<br />
<br />
Jason si voltò, assumendo quella postura caratteristica a metà tra il controllo vulcaniano e la naturalezza umana. "Capitano, ho completato una scansione dettagliata del sistema K-H34.V3N. La stella primaria è una nana arancione di classe spettrale K, con massa e luminosità inferiori a quelle di Sol, ma con una longevità stimata di circa dodici miliardi di anni. Il sistema presenta sei corpi planetari di interesse variabile."<br />
<br />
Il Primo Ufficiale Dewey Finn, che stava tentando di sembrare professionale appoggiato alla ringhiera della plancia, quasi sobbalzò a sentire la parola "sei". Nonostante i mesi trascorsi a bordo, gli occhi tradivano ancora quel misto di entusiasmo genuino e terrore per le responsabilità che si era trovato addosso.<br />
<br />
"Sei pianeti?" esclamò, cercando di mantenere un tono professionale ma fallendo miseramente. "Speriamo che non siano tutti del tipo 'morte e distruzione', perché onestamente..." Si fermò, rendendosi conto di quello che stava per dire. "Ehm... voglio dire... procediamo con l'analisi."<br />
<br />
Il Capitano fece un cenno quasi impercettibile all'Ufficiale Scientifico di continuare, ormai abituato alle insicurezze del suo primo ufficiale.<br />
<br />
"H34.V3N-I è un corpo roccioso con una temperatura superficiale media di 800 gradi Celsius. Privo di atmosfera, completamente sterile," continuò l'ibrido metodicamente. "H34.V3N-II presenta caratteristiche opposte: è completamente ghiacciato, avvolto in un'atmosfera composta da gas tossici privi di ossigeno. Entrambi sono decisamente inadatti alla vita."<br />
<br />
L'Ingegnere Capo alzò la voce dalla sua postazione con genuina allegria. "Almeno sul secondo pianeta non dovremmo preoccuparci del sistema di raffreddamento!"<br />
<br />
Dewey annuì con troppo entusiasmo. "Esatto! È come..." Si fermò, cercando un'analogia appropriata. "...come avere un condizionatore che non si può spegnere. Anche se spero davvero che non dovremmo mai andarci, perché sinceramente non so ancora bene come funzionano le procedure di evacuazione d'emergenza."<br />
<br />
L'Ufficiale Scientifico continuò imperturbabile. "H34.V3N-III si trova nella zona abitabile, tuttavia presenta livelli di radiazioni gamma estremamente elevati. È essenzialmente un deserto nucleare. Le letture suggeriscono una devastazione su scala planetaria. Il pianeta è accompagnato da un satellite naturale denominato Hades, caratterizzato da intensa attività vulcanica."<br />
<br />
Dewey si fermò di colpo. "Hades? Davvero? Chi ha dato i nomi a questi posti, qualcuno con seri problemi di ottimismo?"<br />
<br />
Il Consigliere parlò con quella voce calma caratteristica della sua razza el-auriana. "Sento echi di grande sofferenza provenire da quel mondo. Una tragedia che ha lasciato cicatrici profonde."<br />
<br />
L'espressione di Dewey si fece immediatamente seria. "Mi dispiace, non volevo scherzare su una cosa del genere. È che quando sono nervoso tendo a dire stupidaggini... e io sono quasi sempre nervoso."<br />
<br />
Il Capitano si sporse in avanti. "E H34.V3N-IV?"<br />
<br />
Per la prima volta, l'Ufficiale Scientifico mostrò qualcosa che si avvicinava all'interesse. "H34.V3N-IV presenta caratteristiche decisamente più promettenti, Capitano. Atmosfera di azoto-ossigeno compatibile con tutte le specie presenti a bordo. Temperatura superficiale media di 25 gradi Celsius. È dominato da un supercontinente circondato da oceani disseminati di arcipelaghi. Le scansioni preliminari indicano un possibile mondo di Classe M."<br />
<br />
Dewey smise di respirare per un momento, poi iniziò a camminare avanti e indietro con crescente eccitazione.<br />
<br />
"Aspettate!" Si fermò al centro della plancia. "K-H34.V3N... se sostituiamo i numeri con le lettere... K... Heaven!" La sua faccia si illuminò. "Il sistema si chiama letteralmente 'Heaven'! Dopo tutti i guai che abbiamo passato, è come se l'universo ci stesse finalmente facendo un favore!"<br />
<br />
Il Capo Sicurezza alzò gli occhi dalla console tattica con espressione professionale. "Primo Ufficiale, le coincidenze non fermano i phaser nemici. Dovremmo mantenere i protocolli standard."<br />
<br />
Dewey si voltò verso di lei con un sorriso imbarazzato. "Ha ragione, naturalmente. È solo che... beh, sono ancora in fase di apprendimento su tutto questo. Se qualcuno ci attacca, al massimo posso provare a confonderli."<br />
<br />
L'Ufficiale Medico betazoide sorrise con calore genuino. "Dal punto di vista medico, un ambiente di Classe M sarebbe ideale per l'equipaggio. Il morale generale migliorerebbe notevolmente."<br />
<br />
Il Capitano si alzò dalla poltrona e si avvicinò allo schermo principale. "Ufficiale Scientifico, voglio scansioni più approfondite di H34.V3N-IV. Forme di vita, risorse, composizione atmosferica dettagliata, e qualsiasi anomalia. In questo universo non possiamo permetterci sorprese."<br />
<br />
L'ibrido tornò alla sua console con concentrazione assoluta. Dopo alcuni minuti si voltò verso il comandante. "Scansioni completate, Capitano. Confermo presenza di estese forme di vita vegetale e animale. Alcune tribù umanoidi ma nessun segno di tecnologia avanzata. Riserve idriche abbondanti, depositi minerali diversificati. Il pianeta presenta un ecosistema stabile e prospero."<br />
<br />
Dewey battè le mani con entusiasmo. "Perfetto! Un paradiso in un sistema chiamato 'Heaven'! Se questo non è il destino che ci dice di rilassarci, non so cosa sia!"<br />
<br />
Anche l'Ufficiale Scientifico sembrò colpito dalla coincidenza. "Dal punto di vista statistico, il 'destino' rimane scientificamente indimostrabile, tuttavia la probabilità di tale coincidenza è... notevole."<br />
<br />
Il Capitano parve rilassarsi. "Molto bene. Timoniere, rotta per Heaven-IV. Atterri sull'isola disabitata più lontana dal supercontinente. Capo Sicurezza, scudi alzati per precauzione."<br />
<br />
"Rotta tracciata, Capitano. Pronti per l'ingaggio."<br />
<br />
Dewey si avvicinò al Capitano, abbassando la voce. "Sa, Capitano, so di non essere esattamente il primo ufficiale che si aspettava. Il mio background è... diciamo non convenzionale." Si grattò nervosamente la nuca. "Ma dopo mesi in questo universo pazzo, forse un po' di paradiso è quello che ci serve. E prometto di fare del mio meglio per non combinare disastri!"<br />
<br />
Il Capitano posò una mano sulla spalla di Dewey. "Comandante Finn, l'esperienza si acquisisce. Il coraggio e l'onestà che dimostra sono qualità preziose."<br />
<br />
Il Consigliere chiuse gli occhi, estendendo i suoi sensi. "Capitano, percepisco un cambiamento nell'equipaggio. Sento vera speranza per la prima volta da mesi."<br />
<br />
Dewey arrossì. "Beh, cerco sempre di mantenere alto il morale. È una delle poche cose di cui sono sicuro!"<br />
<br />
Con un gesto deciso, il Capitano impartì l'ordine finale. "Allora procediamo. Timoniere, ingaggio. Impulso un quarto."<br />
<br />
"Ricevuto!" rispose Dewey con entusiasmo, poi si corresse: "Ehm... ordine ricevuto, Capitano."<br />
<br />
Le stelle sullo schermo iniziarono a muoversi mentre la USS Seatiger si dirigeva verso quello che speravano fosse finalmente un rifugio sicuro. Nel silenzio della plancia, tutti si persero nei propri pensieri, cullati dal ronzio dei motori che li portava verso una speranza chiamata Heaven.<br />
<br />
Dewey, nel tentativo di sembrare professionale, sussurrò: "Sa che se questo posto è davvero un paradiso, potrebbe essere il primo posto in questo universo dove non rischiamo la vita ogni cinque minuti?"<br />
<br />
Il Capitano sorrise leggermente.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
Heaven IV - Seatiger Island<br />
03/09/2398, ore 15:22 - D.S. 75672.98</b><br /><br />
Dewey si sgranchì le braccia mentre un senso di calma inaspettato lo avvolgeva. L'atterraggio sulla "Seatiger Island", come la chiamava lui, era stato impeccabile, una testimonianza delle capacità della nave e dell'equipaggio. Il sole arancione di Heaven IV proiettava una luce calda e ambrata che dipingeva l'isola con sfumature dorate e rossastre. Un'atmosfera serena, molto diversa da tutto ciò che avevano affrontato fino a quel momento.<br />
<br />
"Capitano," disse con un'espressione quasi reverente. "Non c'è niente di radioattivo. Niente di ostile. Non sento il bisogno di fare esplodere niente. Credo... credo di aver bisogno di un bagno." Kenar sorrise, divertito. "Procedura standard, Comandante. L'ufficiale medico e la sicurezza vi accompagneranno. Non allontanatevi troppo e mantenete il contatto. La scansione non ha rilevato pericoli, ma la prudenza non è mai troppa." Dewey annuì con entusiasmo. "Certamente, Capitano. E... posso levarmi la divisa?" chiese con uno sguardo di speranza.<br />
<br />
L'ufficiale medico, la cui espressione tradiva un desiderio di pace e tranquillità, scese dalla rampa insieme a Dewey, seguito da due ufficiali della sicurezza, le loro espressioni sempre professionali. L'aria era tiepida e umida, profumata di una vegetazione che ricordava quella delle foreste tropicali terrestri. Il suono delle onde che si infrangevano dolcemente sulla riva creava una melodia rilassante, molto diversa dai ronzii delle console della plancia.<br />
<br />
La spiaggia era una distesa di sabbia bianca, che si estendeva per chilometri, e l'oceano scintillava sotto la luce ambrata del sole. I due ufficiali della sicurezza si posizionarono a distanza, monitorando l'ambiente circostante, mentre l'ufficiale medico si tolse gli stivali e si sedette sulla sabbia, chiudendo gli occhi e inspirando profondamente. Dewey, dopo un attimo di esitazione, imitò il gesto, levandosi la divisa e correndo verso l'acqua in mutande.<br />
<br />
Il contatto con l'acqua tiepida fu una sensazione quasi surreale dopo tutti i mesi passati nello spazio. Dewey si tuffò, liberandosi da ogni tensione e preoccupazione, nuotando con movimenti fluidi e spensierati. Quando riemerse, era come un'altra persona. Sorrise, asciugandosi gli occhi con la mano. "Anna toglimi una curiosità... qual è esattamente la procedura standard?" esclamò rivolto verso la spiaggia.<br />
<br />
"Le nostre procedure richiedono che vengano effettuate delle analisi sull'acqua e l'ambiente per accertarne la salubrità." L'ufficiale si avvicinò a Finn, brandendo un tricorder e iniziando le scansioni controllando anche il corpo del Primo Ufficiale commentando sottovoce con dei "Mmmh... aih aih... non ci voleva"<br />
<br />
"Tenente! Che succede?!" esclamò Finn spaventato<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Infermeria<br />
Heaven IV - Seatiger Island<br />
03/09/2398, ore 17:48 - D.S. 75673.26</b><br /><br />
Dopo un rinfrescante bagno, Dewey si ritrovò in infermeria, dove l'ufficiale medico stava terminando una serie di test di routine.<br />
<br />
"Allora, dottore? Sono ancora vivo?" chiese Dewey, un po' preoccupato.<br />
<br />
"La sua salute è nella norma, Comandante. Direi quasi perfetta, nonostante il suo stile di vita. Non capisco ancora come faccia a non avere problemi di fegato, ma..." disse il dottore prima di fermarsi. Non ce la faceva proprio a resistere alla tentazione di stuzzicare il primo ufficiale.<br />
<br />
Finn aveva le pupille dilatate, già sentiva batteri mangiacarne e radiazioni mortali percorrere il suo corpo.<br />
<br />
"Comunque le analisi non hanno rilevato anomalie. Il DNA dei microrganismi presenti nell'aria e nell'acqua non è in alcun modo dannoso. Direi che questo pianeta è quasi un paradiso."<br />
<br />
Dewey sorrise come se le paura di poc'anzi non esistesse più. "Visto? Io ve l'avevo detto che dovevamo venire qui!"<br />
<br />
"La prossima volta prima di buttarsi in acqua mi faccia analizzare l'ambiente!"<br />
<br />
"Ecco cos'era la procedura standard..." commentò Finn battendo il pugno sul palmo dell'altra mano.<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Comandante Dewey Finn<br /><br />]]></description>
            <author>Comandante Dewey Finn</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Sat, 16 Aug 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>12-01 L'eco del silenzio</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=219&amp;viewlog=1</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
03/09/2398, ore 09:11 - D.S. 75672.28</b><br /><br />
Il tempo aveva assunto una fluidità quasi beffarda nell'universo in cui la Seatiger si trovava suo malgrado ancora a navigare. Era una distorsione che si rifletteva nell'anima di chiunque a bordo della nave. Dopo l'ennesima fuga rocambolesca appena qualche giorno prima, con la nave malconcia che aveva a malapena superato lo strappo dimensionale, la plancia era avvolta in un silenzio assordante che rasentava l'assurdità. Non gli allarmi stridenti dei Rettiliani o i sibili assordanti delle sfere Borg, ma una quiete innaturale, quasi che lo spazio stesso trattenesse il respiro in attesa di qualcosa.<br />
<br />
Il Capitano Arjian Kenar Geran, seduto sulla sua poltrona di comando, teneva la mano destra serrata sul bracciolo. I lineamenti Trill apparivano come tirati da pensieri inespressi, mentre osservava lo spazio profondo sul monitor principale. La costellazione di macchie che gli correvano lateralmente lungo il viso e che scendevano sotto il colletto della divisa, improvvisamente si fecero più scure, contrapponendosi alle luminose costellazioni che riempivano la vista sul grande schermo principale. Ogni stella lì fuori era un promemoria della loro lontananza da casa, da quel punto nello spazio-tempo da cui erano stati sradicati.Il peso della responsabilità verso il suo equipaggio gravava su di lui come un macigno, sempre di più. Una via verso casa era là fuori, e lui la doveva trovare.<br />
<br />
Improvvisamente, senza alcun preavviso strumentale - le console rimasero silenziose, lo schermo principale si fece completamente vuoto ed i sensori risultarono improvvisamente ciechi: una risonanza profonda e complessa investì la nave e si diffuse in ogni angolo della Seatiger, penetrando le menti di tutti i presenti a bordo. <br />
Non era un messaggio udibile, ma un'ondata di sensazioni, di immagini e di emozioni purissime che si intrecciavano e che si srotolavano direttamente nella coscienza collettiva dell'equipaggio. <br />
Per un istante, Kenar sentì il suo simbionte agitarsi e una fitta acuta provenire dall'addome. Gli sembrò di vedere nitidamente la placida orbita della Terra, la superficie desertica e montagnosa di Vulcano, il blu ghiaccio di Andoria e infine il suo pianeta natale, Trill. Ogni ricordo era assolutamente vivido, come una promessa sussurrata: "casa". Poi, il timbro si modificò. Quella che in precedenza era stata una semplice, rassicurante ninna nanna, ora si trasformava in una melodia più complessa, intrisa di visioni contorte: percorsi non lineari, scelte estenuanti, e un indefinito, pesante "costo" che sembrava permeare l'intera trasmissione.<br />
<br />
Al Primo Ufficiale, il Comandante Dewey Finn, la risonanza arrivò come il fragore di un assolo di chitarra distorto, un'esplosione di pensieri senza melodia né ritmo. La sua mente, abituata al battito regolare del rock and roll, cercò disperatamente un tempo, una struttura, un qualcosa a cui aggrapparsi. Le affermazioni non chiare e i percorsi non lineari veicolati dalla telepatia crearono come un caos viscerale, un'improvvisazione senza senso che lo colsero alla sprovvista, maa la sua indole ottimista e la sua tendenza a pensare "fuori dagli schemi" lo resero immediatamente proiettato verso la speranza. "Capitano," ansimò, la voce tremante, "Loro... gli Ovoidi! Ci stanno chiamando! È il segno... è la via per tornare a casa!".<br />
<br />
Il Tenente Comandante T'Kar, pur impassibile, inarcò un sopracciglio Vulcaniano, un gesto quasi impercettibile che per lui equivaleva a un grido di allarme. "Capitano," disse con la sua consueta calma monocorde mentre leggeva i dati che avevano ricominciato a fluire sulla sua console scientifica, "la mia analisi primaria sta rilevando una singolarità telepatica diretta. Tuttavia, la natura di questa trasmissione è... ambigua. Il rischio di sfasamento cognitivo per l'equipaggio è stimato al 78,43% se l'esposizione continua. Non sembrerebbe essere un semplice messaggio, ma un viaggio forzato nella mente".<br />
<br />
Il brusio iniziale di speranza si affievolì ancora, sostituito ora da un freddo realismo. Fu la volta infatti dell'Ingegnere Capo Droxine Carelli. Il suo primo istinto, analitico, la spinse a razionalizzare. Tentò di mappare le frequenze, di dare un senso ai picchi energetici che le saturavano i sensi. Voleva incasellare quella energia improvvisa e inattesa, in una tabella, in una formula che potesse domare. Ma le visioni erano frammenti contorti, immagini non lineari che si sovrapponevano e si dissolvevano prima che la sua mente potesse afferrarle. Non erano dati, non erano codice: erano caos puro, e quel caos minacciava di cancellare il controllo che lei cercava sempre di avere su ciò che la circondava. "Qualsiasi interferenza quantica è un rischio per i sistemi..." mormorò "e non solo. T'Kar ha ragione, l'esposizione sul lungo periodo dell'equipaggio potrebbe essere pericolosa. Dobbiamo riuscire a schermarci in qualche modo".<br />
<br />
Poco più in là, il Tenente Comandante Jason Queen, Ufficiale Scientifico Capo, si portò le mani alla testa, un gemito trattenuto, mentre la cacofonia di sensazioni e dati si riversava nella sua mente. Sembrava che stesse lottando con sé stesso per dare un senso scientifico al caos che gli affollava la mente.<br />
<br />
Accanto a Jason, l'Ufficiale Medico Capo Althea Sheva avvertì l'ondata telepatica in modo viscerale. Da Betazoide, la sua mente era un ricevitore finemente sintonizzato per le emozioni e le esperienze altrui, ma questa volta il segnale risultò soverchiante. Le sue labbra si strinsero, mentre con la sua solita determinazione, velata da una preoccupazione più profonda, cercava di decifrare il tumulto. "Capitano," disse, con la voce sorprendentemente calma data l'intensità della percezione, "questa risonanza non è solo informativa, è intrisa di emozioni. Percepisco una speranza quasi febbrile, ma anche una profonda rassegnazione e un terrore atavico, come quello che hanno già manifestato gli Ovoidi. È un 'percorso verso casa', ma avverto un costo... un sacrificio non quantificabile." La sua espressione rivelava una lotta interna per dare un senso medico e telepatico a quella che si annunciava come una promessa dolorosa.<br />
<br />
Il Consigliere Anena Lawtoein chiuse gli occhi. La sua espressione di "joie de vivre" si incrinò. "Il prezzo della conoscenza... è sempre più alto di quanto si creda", sussurrò, più a sé stesso che agli altri. La sua sensibilità ai sentimenti altrui probabilmente avevano amplificato l'implicito "costo incalcolabile" contenuto in quella rivelazione telepatica.<br />
<br />
Anche il Capo della Sicurezza Anna Maria Calvi, la "Tigre Rossa", avvertì l'ondata improvvisa. I suoi occhi si strinsero. La sua fu una percezione acuta e al contempo inquietante di quella "comunicazione essenziale" ma così foriera di speranze intrise di dolore.<br />
<br />
Il peso delle reazioni del resto della squadra di comando ricadde sulla plancia, annullando l'iniziale euforia di Finn. La speranza del ritorno a casa era tornata, ma il modo in cui si manifestava era tutt'altro che semplice. Kenar, con la responsabilità di ogni persona sulla sua nave, sentì il suo simbionte agitarsi: la complessa esperienza sensoriale ed emotiva degli Ovoidi stava già mettendo alla prova la sua determinazione. La domanda che si formava nella sua mente era chiara, anche se non osava pronunciarla: questa era davvero la via per la libertà, o solo l'inizio di una nuova, più insidiosa prigionia? Di quale dolore era intrisa quella inattesa speranza che li stava investendo?<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Capitano Arjian Kenar Geran<br /><br />]]></description>
            <author>Capitano Arjian Kenar Geran</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 13 Aug 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>11-06 Home at last</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=212&amp;viewlog=6</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>USS Seatiger, Ufficio del capitano<br />
01/09/2398, 13:00 - D.S. 75667.24</b><br /><br />
" ... quindi mi diceva che si è trattato di un errore? "<br />
Arjan sembrava piuttosto sulle spine. Od almeno così sembrò ad Althea.<br />
" Sì, capitano. Un'iniziativa presa da un membro troppo entusiasta degli ovoidi. "<br />
Arjan aggrottò le sopracciglia.<br />
" Quell'entusiasta ci ha quasi uccisi tutti. "<br />
* Ci scusiamo ancora. *<br />
" Rinnovano le loro scuse, capitano. "<br />
" Le accetto volentieri, ma se possibile il fatto che si sia trattato di un caso è ancora più grave. Si fosse trattato di un atto deliberato potremmo trattare delle condizioni. Invece quello che è accaduto significa che potrebbero danneggiarci seriamente senza volerlo. "<br />
* Porremo maggiore attenzione nelle nostre interazioni con voi. Faremo del nostro meglio per non danneggiarvi e ridurremo al minimo le nostre interazioni con la vostra nave. Tuttavia la possibilità di errori non si può escludere in modo assoluto . *<br />
" Faranno del loro meglio ma non escludono la possibilità. Capitano, io credo che dovremmo andarcene il prima possibile. "<br />
" Concordo, tenente. Ma là fuori è probabile ci aspetti un esercito di ovoidi ostili. A proposito, i nostri ospiti conoscono la loro identità? "<br />
* Non è possibile per voi ridurre la loro identificazione a fonema. Per semplicità potere riferivi a loro come 'gli smarriti'. *<br />
" Li chiamano 'gli smarriti', capitano. "<br />
" Appartengono alla vostra razza? Abbiamo notato una morfologia simile alla vostra. "<br />
* In un certo senso sì. Ed in altri no. Sono quelli che avremmo potuto essere se avessimo fatto altre scelte. *<br />
" Stanno diventando criptici, capitano. Da come parlano sembra che gli altri appartengano ad un'altra linea temporale. "<br />
* Tale definizione è una grossolana semplificazione ma è quanto sia più vicino alla verità e concettualmente accessibile alle vostre menti. *<br />
" E cosa vogliono? "<br />
* Tutto questo. Il non luogo in cui siete è un nexus che consente l'accesso al tutto. Ed è la nostra culla. La nostra e loro patria ancestrale. E la rivogliono. *<br />
" Siete esseri multidimensionali, quindi? "<br />
* Non siamo troppo dissimili da voi. Viviamo tridimensionalmente e siano temporalmente lineari. Ma abbiamo sviluppato una profonda conoscenza nella meccanica dimensionale. Abbiamo accesso a infiniti piani di esistenza da questo luogo. *<br />
" Capitano. Pare che non siano poi così diversi da noi. Ma hanno una tecnologia dimensionale sviluppatissima. "<br />
Arjan aveva assistito allo scambio unilaterale del suo primo ufficiale medico. Questa comunicazione mediata stava diventando tediosa.<br />
" Preferirei andarmene al più presto da questo luogo, date le premesse. Ma non vorrei dover affrontare di nuovo i loro cugini là fuori. "<br />
" Lo preferirei anche io, capitano. "<br />
* Percepisco fastidio da parte del capitano per questa forma di comunicazione. Quando sarete sul nostro mondo potremo comunicare più facilmente. *<br />
Althea fu colpita da un'epifania.<br />
" Capitano! E se chiedessimo di riportarci nel nostro universo? "<br />
" Sì, tenente. L'idea aveva attraversato la mia testa... "<br />
* Quanto ipotizzato è facilmente possibile. Possiamo rimandarvi nel vostro universo. La difficoltà è selezionarlo. La vostra firma quantica è in fase di degrado. Probabilmente avete passato molto tempo in un universo a voi estraneo. *<br />
" Capitano. Possono farlo, ma a quanto pare la nostra firma quantica si sta confondendo. "<br />
Arjan annuì tra sé. Era vero. Ed inoltre c'erano state riparazioni fatte con materiali locali. Avevano mangiato cibo locale.<br />
" Possono qualunque farlo? "<br />
* Sì. Siamo ragionevolmente sicuri di potervi riportare nel vostro universo di appartenenza. Ma il margine di errore non è nullo. Del resto è consigliabile che prendiate una decisione più presto possibile. Più aspetterete più l'indeterminazione aumenterà. *<br />
" Confermano di sì. E consigliano di sbrigarci. "<br />
" Ne convengo. Bene. Cosa è necessario fare? "<br />
* Non è necessario nessuna azione da parte vostra. Ve ne diamo dimostrazione. *<br />
Quasi subito il comunicatore di Arjan trillò. Lo attivò. La voce di Finn arrivò con una nota di inquietudine.<br />
=^= Capitano... sta succedendo qualcosa. Forse dovrebbe venire qui. =^=<br />
Arjan ed Althea si guardarono negli occhi.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
Poco dopo</b><br /><br />
Finn lasciò subito la poltrona di comando all'ingresso in plancia<br />
" È apparso poco fa. "<br />
Arjan non ebbe bisogno di chiedere a cosa si riferisse il Primo Ufficiale.<br />
Sullo schermo principale campeggiava un portale. Simile a quello attraverso il quale erano arrivati.<br />
Ma al di là di esso non si vedevano miriadi di Smarriti. Solo le profondità dello spazio.<br />
Arjan si rivolse ad Althea.<br />
" È...?  "<br />
" Sì capitano. Quello è un portale per il nostro universo. "<br />
Questa semplice frase fece scendere il silenzio in plancia.<br />
Tutti la guardarono a bocca aperta.<br />
Arjan invece non poteva dare a meno di fissare quella fessura nel nulla<br />
Casa. Finalmente. Casa.<br />
" Possiamo attraversarlo? È sufficiente? "<br />
* Certamente. Basta varcarlo. Ci dispiace non poterci sdebitare in altro modo per aver salvato la nostra gente. Avremmo voluto fare di più. Comunque possiamo aprirlo in qualsiasi momento. L'invito ad incontrarci sul nostro mondo è ancora valido. *<br />
Althea si deterse le lacrime dagli occhi.<br />
" Non temete. Credo di poter parlare a nome di tutto l'equipaggio dicendo che è più che sufficiente. "<br />
* Ce ne rallegriamo. *<br />
Arjan sorrise.<br />
" Bene signor T'Kar. Tracci una rotta. E ci porti a casa. "<br />
<br />
In quel momento accaddero due cose.<br />
Uno: un raggio partì dal disco deflettore principale della Seatiger. Diretto verso il portale.<br />
Due: il comunicatore di Althea trillò. Era Kennedy dall'infermeria.<br />
=^= Signore... è il tenente Carelli. Si è alzata da sola e mi ha assalito.  =^=<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Infermeria<br />
Pochi minuti prima.</b><br /><br />
Il turno di Kennedy volgeva al termine. Per fortuna. Con l'afflusso di feriti delle ore precedenti si sentiva vicino al collasso.<br />
I buoni propositi vennero spazzati via quando l'allarme di una capsula di stasi si attivò.<br />
Si voltò allarmato. L'allarme veniva dalla postazione del tenente Carelli. Poteva solo dire che le condizioni del paziente si erano aggravate.<br />
Invece che essere sdraiata nella capsula di stasi l'ingegnere capo si trovava in piedi accanto ad essa.<br />
Non era possibile. Non dalla stasi. E soprattutto non nelle sue condizioni.<br />
Si diresse velocemente verso la donna.<br />
Stava in piedi ferma senza dire nulla.<br />
" Tenente Carelli! La prego, si sdrai. Le sue condizioni non... "<br />
Lo sguardo della donna era vacuo.<br />
* Un caso di catatonia vigile? *<br />
Poi notò delle strane striature cromate che solcavano la pelle della mani ed il viso.<br />
" Ma che... "<br />
Non ebbe più tempo di dire nulla.<br />
Un pugno dotato di una forza ingiustificata dalla stazza e condizioni dell'altra lo colpì al plesso solare, levandogli il respiro. Piegato in due il colpo alla nuca che seguì lo mandò al tappeto.<br />
<br />
Droxine senza perdere tempo prese la porta dell'infermeria e percorse il corridoio.<br />
Un guardiamarina la incrociò.<br />
Droxine indossava la tunica fornita ai pazienti dell'infermeria.<br />
Si fermò incerta.<br />
" Tenente, tutto bene? "<br />
Ma stava ormai parlando alla porta del turboascensore che si chiuse tra di loro.<br />
Arrivata al ponte 11 Droxine  si diresse verso la sala macchine, ancora attirando gli sguardi perplessi dei membri dell'equipaggio.<br />
Varcò le porte come aveva fatto innumerevoli volte in precedenza.<br />
Fu accolta con un sorriso dal guardiamarina Strafford.<br />
" Tenente! Sono felice di vedere che è già in piedi. Ci avevano detto che di sarebbe voluto ancora... "<br />
Il sorriso gli morì in faccia quando vide le strisce cromate sul volto del suo ufficiale superiore.<br />
Che iniziarono ad illuminarsi. Una mano lo toccò sul ventre. Ci fu un lampo di luce azzurrina ed il guardiamarina fece un volo di due metri contro la parete opposta, dove rimbalzò e cadde a terra senza più muoversi.<br />
Si diresse alla console di comando principale e configurò il disco deflettore principale per emettere un flusso continuo di tachioni ad una precisa frequenza.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
In quel momento</b><br /><br />
Arjan guardò con orrore il raggio che andò a colpire il portale appena aperto.<br />
In pochi attimo l'apertura interdimenzionale iniziò ad offuscarsi, per poi schiarirsi di nuovo. Lo spazio profondo attraverso di esso non era diverso da prima.<br />
Tranne che per un particolare.<br />
Una miriade di puntini argentei che iniziarono subito a riversarsi nell'apertura.<br />
Gli Smarriti iniziarono subito la loro opera di distruzione.<br />
Riversarono il fuoco delle loro armi sugli ovoidi. Incenerendone a decine.<br />
" Allarme rosso! Fermate quel raggio, presto! "<br />
Tholos era terreo.<br />
" Non ci riesco! Non abbiamo più il controllo dei sistemi! Siamo stati compromessi. "<br />
" Come è possibile? "<br />
La voce del capitano era carica di oltraggio.<br />
Althea gli andò accanto.<br />
" Capitano! È Droxine. In qualche modo durante l'attacco la hanno infettata! "<br />
Arjan la guardò.<br />
Erano stati salutati come salvatori ed invece si erano rivelati cavallo di Troia.<br />
T'Kar interloquì.<br />
" Capitano. Ho ripreso un controllo limitato dei sistemi d'arma. "<br />
" I tubi di lancio? "<br />
" Sì, capitano. "<br />
Il capitano guardò lo schermo. La fessura attraverso la quale gli ovoidi cromati stavano passando.<br />
Non la guerra di Troia. Le Termopili.<br />
" Signor T'Kar. Lanci tutti i siluri ad impulso EMP che può. Li rallenti. Guadagniamo tempo per i nostri alleati. "<br />
Althea richiese di nuovo la sua attenzione.<br />
" Notizie dai nostri ospiti? "<br />
" No capitano. Non li sento più. Probabilmente sono troppo occupati a combattere. Oppure... "<br />
Althea lasciò cadere la frase.<br />
" Capitano, vado in sala macchine. Forse posso fare qualcosa. "<br />
" Tenente. Quel raggio deve essere disattivato. Ad ogni costo, mi ha capito? "<br />
Althea non rispose, mentre correva verso le porte del turboascensore.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Infermeria.<br />
Pochi istanti prima.</b><br /><br />
Anna si svegliò al suono dell'allarme rosso.<br />
Si guardò intorno confusa.<br />
I lettini attorno a lei erano occupati. L'attacco degli ovoidi aveva portato la sua dose di feriti. E di morti.<br />
Cercò il suo comunicatore. Non c'era. Probabilmente era stato riposto con la sua uniforme. Stava troppo male per alzarsi e cercarlo. Ed Althea non avrebbe approvato.<br />
C'era un guardiamarina che si aggirava agitato.<br />
Lo chiamò.<br />
" Guardiamarina. Cosa sta succedendo? "<br />
Kennedy sobbalzò quando si sentì chiamare.<br />
" Ah tenente Calvi. Si tratta del Capo Carelli. È fuggita dall'infermeria. Mi ha quasi ammazzato per farlo. Dalle ultime notizie che ho, prima che saltassero tutti i sistemi, pare che abbia messo sottosopra la sala macchine. "<br />
Il viso di Anna mostrò tutta l'incredulità possibile.<br />
" Droxine ha fatto... cosa?! "<br />
" Guardi, non lo so. Aveva delle strane striature cromate su tutto il corpo. Non ho idea... "<br />
" Mi dia il suo comunicatore. Subito. "<br />
Vedendo il cipiglio del capo della sicurezza Kennedy obbedì.<br />
" Computer! Teletrasporto di emergenza in sala macchine. "<br />
Nessuna risposta.<br />
" Glielo ho detto. I sistemi sono giù. "<br />
Anna strinse i denti e scese dal letto.<br />
" Tenente! Non posso permetterle di lasciare l'infermeria. Le sue condizioni... "<br />
L'occhiata di fuoco di Anna lo fece indietreggiare.<br />
Non poté fare altro che guardare la donna barcollare fuori della porta tenendosi alla parete.<br />
" Ma cosa sta prendendo a tutti oggi... "<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia.<br />
In quel momento.</b><br /><br />
Jason guardava sconsolato la sua console isolata.<br />
Il capitano e T'Kar stavano discutendo di schemi di dispersione e temporizzazione delle cariche.<br />
Si sentiva inutile.<br />
Con i sistemi in crash non aveva nemmeno più accesso ai sensori. La console di per sé funzionava ma era scollegata dai sistemi della nave.<br />
Non aveva altra scelta che starsene lì a guardare gli eventi che si evolvevano.<br />
Colse l'occhiata di un altro elemento nullafacente in plancia.<br />
Finn si alzò dalla poltrona di comando.<br />
" Salve... "<br />
" Signore? "<br />
" Ma lei ha capito cosa sta succedendo? "<br />
" Purtroppo non ho dati a disposizione. Suppongo si tratti di un raggio di tachioni collimato ad una frequenza tale da far cambiare di fase la breccia. In questo modo si è portata in fase con la firma quantica dell'universo da cui siamo arrivati. "<br />
" Ah come quando ti metti a smanettare con il sintonizzatore fino a far stridere le casse. "<br />
" Ahh... ecco... non proprio. "<br />
" Comunque allora basta rismanettare al contrario per rimettere le cose a posto no? "<br />
Jason fece un sorrisetto.<br />
" Temo di no. La meccanica multidimensionale è un po' più complicata di così. "<br />
" Ma certo. E può smanettare più multidimensionalmente? "<br />
" No. Ci sono troppe variabili. "<br />
Poi gli occhi dell'ufficiale scientifico si focalizzarono all'infinito.<br />
" Certo... potrei semplificare applicando equazioni stocastiche di secondo grado... "<br />
Finn guardò Jason mentre elucubrava.<br />
" Ma quindi si può fare? "<br />
Jason si distolse dai suoi pensieri.<br />
" No. Sì. Forse. Non lo so. Comunque non ho dati su cui lavorare. "<br />
Finn gli lanciò uno sguardo interrogativo ed indicò la console scientifica con un dito, senza dire nulla.<br />
Jason non poté fare a meno di lasciar trasparire la propria frustrazione.<br />
" È scollegata dai sistemi! Non posso non ho accesso a nulla. Non so nemmeno le caratteristiche precise del raggio di tachioni! "<br />
Si interruppe colto da un'idea. E se...<br />
Controllò i gli ultimi dati arrivati alla console prima del crash. Nulla. Ma nel buffer c'erano i dati grezzi prima di venire formattati opportunamente per venire presentati in forma leggibile.<br />
Ed eccolo là. Il datagramma era incompleto ed inutilizzabile ma scavando...<br />
La vide. La frequenza del raggio di tachioni era lì. Ed era integra.<br />
" Signore, lei è un genio. "<br />
E si mise a macinare equazioni.<br />
" Mi dica qualcosa che non so... "<br />
Ma le sue parole rimasero inascoltate.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Sala macchine.<br />
In quel momento.</b><br /><br />
Quando Althea varcò la soglia della sala macchine si trovò davanti uno spettacolo terrificante.<br />
Droxine stava con le braccia fino al gomito immerse nella console principale della sala macchine. Console che aveva un aspetto semifuso. Aleggiava un orribile odore di plastica fusa, duranio disintegrato e soprattutto carne bruciata. Quella di Droxine.<br />
L'altra cosa che notò era un piccolo drappello di uomini della sicurezza. Ed uno di loro stava puntando un fucile phaser verso Droxine.<br />
"  Cosa sta facendo!? "<br />
Il guardiamarina la guardò.<br />
" Non si preoccupi, tenente. È impostato su stordimento. "<br />
" Non può farlo. Nelle condizioni in cui è il tenete Carelli...  "<br />
" Nelle condizioni in cui è ha quasi ucciso il guardiamarina Strafford. "<br />
E fece fuoco.<br />
Il raggio si infranse sulla schiena di Droxine in una cascata di scintille subito assorbite dalle strisce argentee.<br />
L'uomo della sicurezza scosse la testa ed assunse un'espressione dura.<br />
Althea lo vide impostare il selettore del fucile su letale.<br />
" Non può farlo! "<br />
" Mi perdoni signore. Ma ho degli ordini. "<br />
" Le ordino di abbassare l'arma. La supero in grado. "<br />
" Con tutto il rispetto, signore, non nella mia catena di comando. "<br />
" Ma nella mia sì. Abbassa l'arma, Rodriguez. "<br />
Tutti si girarono verso l'ingresso, dove aveva fatto la sua apparizione Anna. Si teneva a malapena in piedi, tenendosi allo lo stipite della porta.<br />
" Signore, ho ordini diretti dal capitano... "<br />
" Ho capito. Ora metti giù l'arma o giuro che ti infilo quel fucile phaser su per il culo e lo mando in overload. Ha funzionato per l'ovoide funzionerà anche per te. "<br />
Rodriguez la guardò indeciso.<br />
L'impresa del capo della sicurezza era già diventata una piccola leggenda tra le maglie rosse.<br />
Abbassò l'arma.<br />
Althea corse accanto al capo della sicurezza per sostenerla.<br />
" Grazie... ma cosa ci fai qui? "<br />
" A quanto pare bullizzo i miei stessi uomini. Puoi fare qualcosa per il tenete Carelli? "<br />
" Io... non lo so. "<br />
" Riesci a raggiungerla?  "<br />
" Ci sto provando. Ma è come se non ci fosse nulla nella sua mente... e se fosse...? "<br />
" Non dirlo nemmeno. "<br />
Althea annuì. Doveva provare. Avrebbe fatto male ma doveva provare.<br />
Si pretese in avanti e poggiò le mani sulle tempie di Droxine.<br />
La carne delle mani iniziò a sfrigolare. Urlò. E poi SPINSE.<br />
<br />
Un immenso piano fatto di ombre di grafite. Non c'era nulla là. Solo Althea.<br />
Eppure... non era sola.<br />
Lo sentiva.<br />
C'era qualcosa. Appena fuori della visone periferica.<br />
Ed era sempre più vicina.<br />
Sorse dal piano come una nube di povere nera scintillante.<br />
Un ovoide. O la sua rappresentazione mentale. Gigantesca. Immensa. Soverchiante.<br />
" Chi sei? Cosa sei? Lascia andare immediatamente Droxine! "<br />
La figura si avvicinò. In qualche modo Althea sapeva che la stava deridendo.<br />
I tentacoli manipolatori scattarono verso di lei e le si immersero dentro.<br />
Quello che provò non era dolore ma qualcosa di peggio. Come se la sua anima venisse fatta a brandelli.<br />
Lentamente.<br />
Urlò senza voce.<br />
<br />
Anna guardava impotente Althea mentre si contorceva. Le sue mani stavano bruciando, ma sul suo viso era dipinto un orrore che andava oltre il dolore fisico.<br />
Cosa poteva fare? L'unica cosa sensata da fare era staccare a forza le mani dalle tempie di Droxine. Qualcosa dentro di lei però le diceva che sarebbe stata la cosa peggiore da fare.<br />
Così fece la cosa più stupida che potesse fare.<br />
Sovrappose le sue mani a quelle di Althea.<br />
<br />
Althea avvertiva il divertimento dell'ovoide. Se avesse voluto avrebbe potuto annichilirla in un attimo.<br />
Ma se la stava godendo.<br />
Sapeva di aver vinto. Per lui e per i suoi compagni.<br />
Il divertimento era il suo premio.<br />
E non lo avrebbe fatto durare poco.<br />
" LASCIALA ANDARE, MALEDETTO! "<br />
L'ovoide distolse l'attenzione dal suo giocattolo.<br />
Un'altra figura era arrivata.<br />
Bene. Il gioco sarebbe durato più a lungo.<br />
" Tu! Io lo so chi sei! So che sei tu! "<br />
L'ovoide non capiva. Cosa diceva quell'essere? Lasciò il vecchio strumento di diletto e rivolse i manipolatori alla nuova arrivata. A breve l'unica cosa che avrebbe potuto fare era implorare.<br />
Ma si fermò un attimo prima del contatto. Aveva avvertito un fremito. Qualcosa di strano. Era assurdo ma... paura?<br />
Non aveva senso. Era il più forte.<br />
" Allora ti ricordi di me? Sì, certo che ti ricordi. Ti ho già ucciso... "<br />
L'ovoide guardò con orrore la figura della nuova figura farsi più grande. Sempre di più. O era lui a farsi più piccolo?<br />
Perché capiva che era vero. Era al cospetto della sua carnefice.<br />
Ormai Anna era immensa. I suoi occhi fiammeggiavano. Per un attimo sul suo viso lampeggiò l'immagine stilizzata di una maschera di tigre.<br />
" ...E NON AVRÒ PROBLEMI A FARLO DI NUOVO! "<br />
E poi un piede calò.<br />
<br />
Droxine batté gli occhi.<br />
Era confusa. Non capiva dove fosse.<br />
Poi guardò.<br />
Le sua braccia erano sprofondate e fuse in una console liquefatta.<br />
Braccia segnate da strisce argentee.<br />
Non provava dolore semplicemente perché questo era talmente grande che la sua mente non riusciva a contenerlo.<br />
L'unica cosa che il suo cervello poteva fare era andare in shock e spegnersi.<br />
E così si avviò a fare.<br />
Un paio di mani le presero il viso. Nel suo campo visivo comparve il consigliere della nave.<br />
" Tenete Carelli! La prego rimanga con me! Mi guardi negli occhi. "<br />
Il capo ingegnere voltò per un attimo le pupille di lato.<br />
Althea era a terra tra le braccia di Anna. Le mani di entrambe erano orrendamente bruciate. Gli occhi di Althea erano spalancati.<br />
"No! Occhi su di me! Tenente, si concentri sulla mia voce. Mi sente? "<br />
La testa di Droxine si piegò appena in un segno di assenso.<br />
" Mi ascolti. Verrà il tempo delle spiegazioni ma non è questo. Lei è l'unica che può salvarci tutti. "<br />
Droxine mantenne il contatto visivo.<br />
" In questo momento lei è fusa con i sistemi della nave. È l'unica che può comandarla. "<br />
Gli occhi di Droxine scattarono verso la console e le sue braccia immerse in essa.<br />
Panico.<br />
" No. Non pensi a questo ora. "<br />
Le parole di Anena erano morbide come un cuscino. Ipnotiche.<br />
" Si concentri sulle mie parole. Solo quelle sono importanti, ha capito? "<br />
Assenso.<br />
" Riesce a controllare la nave? "<br />
Droxine pensò che era assurdo. Poi si protese. In un modo che non sapeva di poter fare.<br />
Ed erano là. Tutti i sistemi. Tutti i sensori. I motori.<br />
Erano parte di lei.<br />
Ed era terribile.<br />
Ed era eccessivo.<br />
Ed era schiacciante.<br />
Ed era...<br />
Bellissimo.<br />
Gli angoli delle sue labbra si mossero verso l'alto in un minuscolo sorriso.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia.<br />
In quel momento.</b><br /><br />
" Signor T'Kar. Valutazione tattica? "<br />
La voce di Arjan tradiva tutta la tensione accumulata.<br />
" La nostra tattica di bombardare il varco con i siluri EMP è efficace nel rallentare gli invasori ma non li danneggia. Sta dando comunque tempo ai nostri ospiti di riorganizzarsi. Stanno arrivando molti ovoidi attrezzati con degli esoscheletri analoghi a quelli degli attaccanti. Purtroppo sembrano troppo lenti. Non ho dati su quante forze possano mettere in campo ma se la tendenza attuale si mantiene prevedo un 98.7% di probabilità di disfatta. "<br />
" Cos'altro possiamo fare? "<br />
" Non molto, se non riusciamo a disattivare il raggio di tachioni. Questo non possiamo farlo se non recuperiamo il controllo dei sistemi della nave. L'unica opzione che vedo è minare il nucleo di curvatura con delle cariche. Una sorta di autodistruzione manuale. "<br />
Arjan rabbrividì. Non lo aveva detto ma la possibilità gli aveva già attraversato la mente. Non aveva voluto ancora prenderla in considerazione, ma poteva essere l'unica soluzione. Gli Smarriti li avrebbero comunque distrutti. Almeno avrebbero dato una possibilità ai loro ospiti.<br />
Sospirò stancamente.<br />
" Ba bene, tenente. Si metta al lavoro. "<br />
Il comunicatore trillò.<br />
=^= Capitano! Il tenete Carelli è di nuovo in sé. Ma non resisterà a lungo. =^=<br />
Era Anena. Le comunicazioni erano di nuovo attive?<br />
Per un attimo si chiese cosa ci faceva il consigliere in sala macchine. Ma non era il momento di domande futili.<br />
" Disattivate il raggio! Disattivatelo subito! "<br />
=^= Sì capitano. =^=<br />
Tutti gli occhi si volsero allo schermo principale, dove con un tremolio il raggio proveniente dalla nave si spense.<br />
" Ottimo lavoro, tenente. Signor T'Kar? "<br />
" Il varco ha iniziato a richiudersi, capitano. Temo però che lo stia facendo troppo lentamente. Prevedo ancora un 82.5% di probabilità di disfatta. Ci siamo mossi troppo tardi. Inoltre stiamo lanciando in questo momento gli ultimi siluri modificati. Ci serve tempo per costruirne altri. L'unica tattica funzionale sarebbe chiudere la breccia. Immediatamente. Ma non vedo modo di farlo. "<br />
" Ahem... "<br />
Arjan si girò verso la sorgente del rumore.<br />
Finn lo guardava con la sua tipica espressione sorniona.<br />
Un tempo forse avrebbe ignorato il suo primo ufficiale. Ma il tempo passato insieme gli aveva insegnato che Finn in qualche maniera non doveva mai essere sottovalutato.  <br />
" Sì, Numero Uno? "<br />
" Il tenente McAllan potrebbe avere un'idea. "<br />
L'interpellato sobbalzò leggermente al suo posto, mentre gli occhi di tutti si appuntavano su di lui.<br />
" Tenente? "<br />
Disse Arjan.<br />
" Capitano... ho eseguito dei calcoli. È solo una supposizione, ma se potessimo emettere di nuovo il raggio di tachioni ad una precisa frequenza potremmo risintonizzare di nuovo il portale nella sua zona originale. "<br />
" E lei è riuscito a calcolare la frequenza giusta? "<br />
" Io... ho qualcosa, ma si tratta di pura speculazione. Sono andato principalmente per analogia. Avendo più tempo, forse... "<br />
" Non ne abbiamo. Comunichi al consigliere quello che ha. Signor Lawtoein, ha sentito? "<br />
=^= Forte e chiaro, capitano. =^=<br />
Pochi secondi dopo il raggio partì di nuovo dal disco deflettore principale della Seatiger. Colpendo di nuovo la breccia.<br />
Questa baluginò di nuovo come aveva fatto la prima volta.<br />
Quando si schiarì di nuovo mostrò di nuovo lo spazio profondo.<br />
Questa volta però priva di puntini argentei.<br />
T'Kar controllò la console.<br />
" Il flusso degli attaccanti si è interrotto, capitano. Ora che gli Smarriti non possono più contare su rinforzi continui ci sono buone possibilità che i nostri ospiti che riescano a sottometterli. "<br />
" Possiamo fare nulla per aiutarli, tenente? "<br />
" Temo che il nostro supporto sarebbe praticamente ininfluente, capitano. "<br />
Arjan guardava la fessura nello spazio visibile sullo schermo principale.<br />
" Tenente McAllan. Ritiene che quel varco porti nel nostro universo? "<br />
" Io... non lo so, capitano. Come ho detto i miei, più che calcoli, sono scommesse. Se vogliamo prendere una decisione dobbiamo farlo presto. La fessura sta continuando a richiudersi, nonostante il nuovo raggio di tachioni. "<br />
=^= Capitano. Il tenete Carelli è svenuta. Ma prima di farlo è riuscita a ripristinare l'accesso a quasi tutti i sistemi. Ed il tenente Sheva vuole parlarle.  =^=<br />
" Me la passi. "<br />
La voce di Althea attraverso il comunicatore tradiva una profonda spossatezza,<br />
=^= Capitano. Ho ricevuto un ultimo messaggio degli ovoidi. Non ci incolpano per l'accaduto. Anzi ritengono di essere in difetto per averci coinvolto in una loro disputa interna. Ci ringraziano per il supporto. Dice che senza di noi sarebbero stati sbaragliati. Ci incitano ad usare il portale. Con i danni che hanno subito non riusciranno ad aprirne un altro in breve tempo. Quando riusciranno di nuovo a farlo la nostra firma quantica sarà ormai degradata. =^=<br />
" Ho capito, tenente. La ringrazio. "<br />
Arjan si appoggiò allo schienale della poltrona di comando.<br />
Con sguardo deciso diede l'ordine.<br />
" Tracci una rotta, signor Tholos. Ci porti via di qui. "<br />
<br />
La nave si mosse maestosa nello spazio verso il suo obiettivo.<br />
Varcò lo squarcio nella realtà e scomparve, diretta ancora una volta là, dove nessuno era mai giunto prima.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia.<br />
Poco dopo.</b><br /><br />
La USS Seatiger fluttuava tra le stelle. Finalmente in pace dopo la concitazione di poco prima.<br />
In plancia il capitano si rivolse ansioso al suo primo ufficiale scientifico.<br />
" Dunque, tenente? Siamo a casa? "<br />
" Sto analizzando i dati, capitano. "<br />
T'Kar prese parola.<br />
" Capitano. Nave in avvicinamento. "<br />
" Possiamo analizzarli? "<br />
" Sì capitano. I sensori sono tornati online. Si tratta di un vascello dei rettiloidi. "<br />
La delusione colpì tutti come un colpo di martello.<br />
Arjan sospirò.<br />
" Direi che questo risponde alla mia domanda... "<br />
Jason rispose con voce afflitta.<br />
" Sì capitano. Temo che i miei calcoli fossero errati. Il raggio ha solo spostato il varco all'interno dello stesso universo. In un luogo lontano dagli Smarriti. "<br />
" Ha fatto del suo meglio, tenente. In effetti ha comunque salvati tutti. "<br />
Si rivolse all'ufficiale tattico.<br />
" Ci porti via di qui. Massima curvatura. "<br />
Sentì uno sconsolato Finn bofonchiare un<br />
" Here we go again... "<br />
Il comunicatore di Arjan trillò.<br />
=^= Capitano. Qui Sheva. =^=<br />
" Mi dica tenente. Temo di non avere buone notizie. "<br />
=^= Lo so, capitano. Ho ricevuto un ultimo messaggio dagli ovoidi mentre varcavamo il portale- Loro sapevano. Hanno detto che faranno quanto possono per ritrovarci. Ed aiutarci. Non sanno se ci riusciranno e quando ma ci proveranno. E ci riporteranno a casa. =^=<br />
" La ringrazio, tenente. Ne sono lieto. Kenar chiudo. "<br />
Arjan si adagiò sulla poltrona di comando.<br />
Non era molto ma era una scintilla di speranza.<br />
A volte era quanto bastava per andare avanti.<br />
<br />
La nave stellare si voltò verso il cielo trapuntato di stelle guizzò via.<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Comandante Droxine Carelli<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Comandante Droxine Carelli</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 07 May 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>11-05 Tentativi dolorosi ...</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=212&amp;viewlog=5</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>Singolarità, luogo sconosciuto<br />
USS Seatiger - Plancia <br />
01/09/2398, 12:45 - D.S. 75667.21</b><br /><br />
La calma apparente che aveva avvolto la plancia dopo il messaggio degli alieni iniziò a incrinarsi, come una lastra di ghiaccio sottile sotto il peso di una serie di domande inespresse che si affollavano nella mente di Kenar. Nonostante il momentaneo sollievo di aver stabilito un contatto che sembrava pacifico, un formicolio di profonda incertezza gli serpeggiava nello stomaco. Quegli esseri iridescenti, con la loro comunicazione musicale e la loro tecnologia incomprensibile, rimanevano un enigma totale.<br />
Chi erano esattamente?<br />
Qual era la natura degli 'Oscuri', quella strana razza che li aveva attaccati con tanta ferocia? <br />
E, soprattutto, perché quegli 'Oscuri' sembravano così determinati allo sterminio degli ovoidi?<br />
<br />
Un dubbio ancora più inquietante si insinuò nella sua coscienza. Si era forse infilato, senza rendersene conto, in una guerra che non lo riguardava minimamente? <br />
I regolamenti della Flotta Stellare erano chiari e stringenti riguardo alla non interferenza nelle culture aliene pre-warp o in conflitti interni ad altre civiltà. Aveva forse, nel suo tentativo di aiutare degli sconosciuti in pericolo, commesso un errore madornale, contravvenendo ai principi fondamentali della Federazione? <br />
E se anche così fosse, ammesso che avesse oltrepassato il limite, cosa avrebbe dovuto fare ora? <br />
Abbandonare quegli esseri che avevano implorato il loro aiuto, lasciandoli in balia di una minaccia sconosciuta? <br />
L'idea gli ripugnava, ma la responsabilità del suo equipaggio e della sua nave pesava come un macigno sulle sue spalle. Ogni decisione presa in questo luogo sconosciuto e con questi interlocutori enigmatici poteva avere conseguenze imprevedibili e potenzialmente catastrofiche. <br />
Il "benvenuto" ricevuto, pur rassicurante nelle parole, non dissipava il denso velo di mistero che avvolgeva questa nuova realtà.<br />
<br />
"Signor Queen" esordì il Capitano Kenar, la sua voce, pur mantenendo un tono di comando, tradiva una sottile inquietudine che aleggiava nell'aria densa di interrogativi "Queste distorsioni quantiche che i nostri ospiti hanno menzionato con tanta nonchalance... hanno lasciato tracce energetiche residue o anomalie spaziali rilevabili dai nostri sensori?" <br />
<br />
"Al momento non rilevo nulla dalla mia consolle."<br />
<br />
"Prosegua con le sue indagini! Dobbiamo assolutamente capire la natura esatta di ciò che ci è successo. Non possiamo navigare alla cieca in questa dimensione sconosciuta, basandosi unicamente sulle rassicurazioni di esseri che a malapena comprendiamo" il Capitano si massaggiò il mento con espressione riflessiva "Analizzi a fondo ogni parametro, voglio sapere se ci sono state fluttuazioni nel campo subspaziale, variazioni nel continuum spazio-temporale, qualsiasi eco di questo 'evento' che possa fornirci una chiave di lettura. Non possiamo escludere che queste distorsioni abbiano avuto effetti collaterali sulla nave, magari a livello strutturale o nei nostri stessi sistemi"<br />
<br />
Queen, ancora intento ad analizzare il flusso di dati alieni, annuì distrattamente. Dopo alcuni istanti, distolse lo sguardo dallo schermo, i suoi occhi che riflettevano ancora una certa dose di perplessità "Sto analizzando i pattern energetici che precedono e seguono l'evento, ma le letture sono anomale, decisamente al di fuori di qualsiasi parametro conosciuto. Da una prima analisi, sembra che per una frazione di secondo, la nostra nave sia stata... come se vibrasse a una frequenza diversa, sfasata rispetto al normale continuum spazio-temporale, ma non semplicemente nello spazio, bensì a un livello più fondamentale, dimensionale. Immagini, Capitano, se la nostra realtà fosse un tessuto, è come se fossimo stati temporaneamente sovrapposti a un altro strato di quel tessuto, una realtà contigua ma distinta. Questa sovrapposizione, seppur breve, potrebbe aver causato l'instabilità che abbiamo avvertito, come due onde che interferiscono, creando picchi e valli energetiche inattese. Sto cercando di isolare la firma energetica specifica di questa 'sfasatura' e di capire se ha lasciato una qualche forma di risonanza o eco dimensionale nel nostro ambiente attuale, ma non so se i nostri sensori siano in grado di fare una simile analisi."<br />
<br />
"E perché proprio noi?" chiese Finn, la cui usuale esuberanza era smorzata da quanto accaduto.<br />
<br />
"L'analisi delle comunicazioni avute con questa razza di ovoidi indica una loro mancanza pregressa di interazioni con entità la cui composizione ontologica corrisponda alla nostra" intervenne l'ufficiale tattico T'Kar, la sua voce un modello di compostezza e controllo che si stagliava nettamente contro la sottile, ma percepibile, tensione che permeava la plancia "La terminologia utilizzata, sebbene tradotta attraverso i nostri algoritmi, suggerisce una distinzione fondamentale fra le nostre razze a livello strutturale, definita, seppur in modo vago, come 'sostanza'. Pertanto è una deduzione logica postulare che la sequenza di eventi anomali sperimentata dalla nostra nave possa essere attribuita a una reazione inattesa, e presumibilmente non intenzionale, alla nostra intrusione spazio-temporale nella loro dimensione. La loro comprensione delle implicazioni di tale coesistenza di sostanze dissimili potrebbe essere limitata, e la loro curiosità, come hanno successivamente ammesso, potrebbe aver innescato processi fisici a noi sconosciuti, risultando nell'instabilità dimensionale che abbiamo registrato. Ulteriori analisi del loro linguaggio e dei dati ambientali di questa dimensione saranno necessarie per corroborare questa ipotesi e comprendere appieno la natura di tale reazione"<br />
<br />
In quel preciso istante, ogni residuo di quiete sulla plancia fu bruscamente infranto dal movimento improvviso e dalla postura rigida di Tholos. L'ufficiale alle operazioni, fino a quel momento concentrato sui suoi monitor, si voltò di scatto sulla sua postazione, il capo leggermente inclinato, le lunghe antenne andoriane che usualmente oscillavano con un ritmo calmo, ora vibravano con una frequenza anomala, palpabile espressione di una tensione inattesa. <br />
<br />
"Capitano!" esclamò con una voce che, pur mantenendo un tono professionale, era percettibilmente più acuta del solito "Sto rilevando un'anomalia energetica di natura sconosciuta. La fonte sembra essere localizzata con precisione in prossimità di uno dei gruppi di entità aliene che si sono progressivamente avvicinate al perimetro della nostra nave" <br />
<br />
Le dita di T'Kar si mossero rapidamente sulla console, svolgendo una serie di controlli sullo schermo tattico "Confermo. La fluttuazione è di intensità significativa e presenta pattern che non corrispondono a nessuna firma energetica precedentemente registrata"<br />
<br />
Sul visore principale, l'attenzione di tutti si focalizzò su uno degli ovoidi iridescenti che fluttuavano nella luce eterea della loro dimensione. Improvvisamente, la sua superficie cangiante parve intensificare la propria luminescenza, i colori danzanti divennero più vividi, quasi accecanti. Intorno al suo perimetro si manifestò un alone di energia palpabile, una sorta di alone tremolante e instabile che pulsava con un ritmo irregolare. Gli altri esseri ovoidali nelle immediate vicinanze reagirono con un movimento coordinato di allontanamento, come se un campo invisibile li respingesse. Contestualmente, emisero brevi e frammentate sequenze del loro peculiare linguaggio musicale, una serie di modulazioni sonore che il computer di bordo, pur nella sua limitata comprensione, tentava di interpretare e restituire in stringhe di testo sulla parte inferiore dello schermo: "...inatteso..." comparve, seguito da "...cambiamento..." e infine da un più inquietante "...non previsto...". <br />
<br />
La confusione e un vago senso di allarme si diffusero rapidamente tra i membri dell'equipaggio della Seatiger, mentre osservavano la scena surreale svolgersi davanti ai loro occhi.<br />
<br />
"Signor T'Kar" comandò il Capitano Kenar, la sua voce ferma era priva di esitazione, nonostante la crescente incertezza della situazione "Concentri immediatamente i sensori tattici su quella specifica fluttuazione energetica. Voglio una lettura completa dello spettro, della sua intensità, della sua frequenza e di qualsiasi sottocomponente rilevabile. Confronti i dati con le informazioni che abbiamo raccolto sulle distorsioni quantiche menzionate dagli alieni nel loro messaggio iniziale. È imperativo stabilire se esiste una correlazione tra questo evento attuale e le anomalie dimensionali che abbiamo precedentemente sperimentato. Questa manifestazione potrebbe rappresentare un effetto ritardato, una conseguenza inattesa della loro curiosità, o forse un fenomeno completamente nuovo"<br />
<br />
Lo sguardo del Capitano era fisso sull'ovoide luminescente, mentre la mano destra, con un movimento quasi automatico, si posava sul bracciolo della poltrona di comando, un gesto sottile che tradiva una tensione interiore mantenuta sotto stretto controllo.<br />
<br />
Poi, in un singolo, agghiacciante momento, il benessere illusorio si frantumò. Un'ondata di dolore puro e inatteso si abbatté sulla plancia, piegando tutti i presenti in due come se una forza invisibile e brutale li avesse colpiti al plesso solare. Non si trattava di un dolore localizzato, ma di una sofferenza lancinante che irradiava da ogni singola fibra del loro essere. Era come se ogni centimetro quadrato della loro pelle fosse improvvisamente avvolto dalle fiamme, come se i loro muscoli si contorcessero sotto una scarica elettrica di inaudita potenza, come se le loro ossa fossero strette in una morsa di ferro incandescente. Perfino l'atto più basilare e involontario, il semplice inspirare ed espirare, si trasformò in un'agonia straziante, ogni respiro un raschiare di lame sulla gola infiammata. Fu una frazione di secondo che parve dilatarsi in un'eternità di tortura fisica e mentale, un assalto sensoriale così violento da oscurare ogni altro pensiero. E così come era iniziato, con la stessa inspiegabile rapidità, il tormento cessò di colpo, lasciando dietro di sé solo corpi tremanti, volti pallidi e rigati di sudore, e il suono rauco e affannoso di polmoni che lottavano per riprendere un ritmo normale, boccheggiando avidamente l'aria che fino a un istante prima sembrava un lusso proibito. <br />
<br />
Con un misto di stordimento e dolorante incredulità, gli ufficiali, ancora piegati dal recente assalto fisico, si sforzarono di rimettersi a sedere sulle rispettive postazioni. Un gemito sommesso sfuggì a qualcuno mentre i muscoli indolenziti protestavano contro ogni movimento. Lentamente, con un atto di volontà che costava uno sforzo considerevole, si spinsero sulle braccia per rimettersi in piedi, le gambe ancora incerte. <br />
<br />
Il ritorno alle proprie consolle fu un processo goffo e rallentato, ognuno muovendosi con la cautela di chi teme un'altra ondata di dolore improvviso. La sensazione fisica, pur persistendo come un vago e sgradevole eco del tormento precedente, si era gradualmente attenuata, riducendosi a poco più di un fastidio sordo, un costante e irritante promemoria dell'esperienza appena vissuta. Tuttavia, se il corpo iniziava lentamente a riprendersi, la mente rimaneva turbata e confusa. L'incapacità di comprendere la natura di quell'attacco fulmineo e inspiegabile, quella fiammata di dolore che aveva percorso ogni nervo, aveva lasciato tutti profondamente scossi, un'ombra di inquietudine che oscurava la loro consueta professionalità e prontezza. Nei loro occhi si leggeva la domanda muta: cosa era stato? E, soprattutto, cosa avrebbe potuto scatenare un simile supplizio?<br />
<br />
"Capitano" annunciò T'Kar dopo una breve ma intensa analisi dei dati in arrivo, la sua voce, pur mantenendo la consueta inflessione controllata, presentava una sottile sfumatura di novità "Le mie analisi confermano la presenza di un emissione anomala. Si tratta di onde che presentano le caratteristiche tipiche di quelle telepatiche, sebbene con una firma energetica peculiare, non riconducibile a specie conosciute nei nostri archivi. La traiettoria di questa emissione sembra inequivocabilmente diretta verso la nostra attuale posizione. Fatto ancora più significativo.." aggiunse l'ufficiale vulcaniano, le sue sopracciglia appena percettibilmente più alte del solito "queste onde telepatiche sembrano aggirare completamente i nostri protocolli e sistemi di comunicazione standard. Non stanno utilizzando i normali canali di trasmissione o le frequenze designate; è come se stessero cercando un percorso diretto alle nostre menti, operando al di fuori delle nostre difese elettroniche"<br />
<br />
"Una comunicazione diretta dove!?"<br />
<br />
<br /><b>Singolarità, luogo sconosciuto<br />
USS Seatiger, Infermeria<br />
01/09/2398, 12:50 - D.S. 75667.22</b><br /><br />
Althea, pur sentendo ancora il peso della stanchezza accumulata nelle ore frenetiche dell'emergenza, provava un crescente senso di sollievo nell'osservare i chiari segni di miglioramento che si manifestavano nei parametri vitali di Anna sul suo monitor. Tuttavia, il suo sguardo tornava con frequente e vigile attenzione alla capsula di stasi che ospitava Droxine. Sebbene la stabilizzazione iniziale avesse rappresentato una vittoria cruciale contro la furia distruttiva del disgregatore, Althea continuava a monitorare i dati del capo ingegnere con una preoccupazione che, pur non essendo più disperata come in precedenza, rimaneva comunque acuta. I progressi di Droxine, seppur incoraggianti rispetto alle condizioni disperate del suo arrivo in infermeria, non erano ancora tali da permettere ad Althea di abbassare la guardia. La ricostruzione del tessuto polmonare danneggiato e la riparazione delle lesioni spinali erano processi delicati e complessi, e ogni minima fluttuazione nei suoi parametri poteva rappresentare un potenziale pericolo. Althea sapeva che la strada verso una completa guarigione era ancora lunga e costellata di incognite, e la sua attenzione medica rimaneva focalizzata nel garantire che questa promettente ripresa non subisse brusche e fatali inversioni di tendenza.<br />
<br />
Improvvisamente, il fruscio regolare dei macchinari medici e il leggero bip dei monitor svanirono per Althea, sostituiti da una nuova, inattesa percezione che si insinuò direttamente nel suo flusso di coscienza. Non un suono che le giungeva alle orecchie, ma una voce che si formava con nitida chiarezza all'interno dei confini della sua mente, vibrando come una corda tesa nel silenzio interiore. Non era udibile attraverso gli altoparlanti dell'infermeria, nessun segnale che potesse essere captato dai sensori ambientali; eppure, era lì, inequivocabile nella sua presenza, un pensiero che si manifestava con una naturalezza disarmante, quasi fosse una sua stessa intuizione portata alla luce. L'intrusione, sebbene innegabile e in un certo senso sorprendente, non aveva la connotazione di una violazione ostile o allarmante; al contrario, la voce possedeva una tonalità sorprendentemente pacata e serena, come un sussurro gentile che rompe un momento di profonda concentrazione.<br />
<br />
*Sentiamo distintamente la vostra ansia, il peso delle responsabilità che gravano su coloro che guidano* la voce nella mente di Althea vibrava con una sottile risonanza empatica, quasi percepibile come un leggero calore *Avvertiamo la vostra frustrazione per la nostra alterità, per la difficoltà che incontrate nel comprendere appieno. Uno dei nostri... spinto da una curiosità forse eccessiva e da una comprensione ancora imperfetta della vostra complessa sostanza biologica, ha intrapreso un tentativo di connessione... in un modo che ora comprendiamo essere stato troppo diretto, troppo invasivo per la vostra fragile integrità fisica e mentale. Vi assicuriamo con la massima sincerità che non vi era alcuna intenzione di causare turbamento, né tantomeno la sofferenza acuta che avete sperimentato. La nostra natura non contempla il dolore inflitto deliberatamente; il nostro intento era puramente conoscitivo, seppur espresso in una maniera che si è rivelata profondamente errata*<br />
<br />
"State comunicando direttamente con la mia mente?" esclamò Althea, la sorpresa e un pizzico di incredulità che trasparivano nel suo tono, nonostante il tentativo di mantenere la compostezza professionale "Ma come... come è possibile un simile contatto? Sino ad ora, la nostra interazione con la vostra specie è sempre avvenuta attraverso la mediazione di un contatto fisico, che ha permesso, presumo, una qualche forma di trasferimento o condivisione sensoriale. Questa... questa intrusione diretta nel mio flusso di coscienza... è un meccanismo completamente nuovo"<br />
<br />
*Abbiamo avuto modo di interagire con la tua essenza in una maniera più intima, attraverso la connessione fisica che hai reso possibile* la voce nella mente di Althea assunse una sfumatura leggermente diversa, quasi contemplativa *Questo contatto diretto ci ha offerto una prospettiva unica, un accesso a una comprensione di te che differisce significativamente dalla nostra percezione degli altri individui della tua specie. Tu... senti in modo più intenso, le tue reazioni emotive, le tue percezioni sensoriali, tutto sembra amplificato rispetto alla norma che abbiamo osservato finora. Non comprendiamo appieno il meccanismo alla base di questa tua peculiarità, la ragione per cui la tua 'sostanza' sembri vibrare a una frequenza emotiva più elevata. Tuttavia, l'evidenza delle nostre interazioni con te è inequivocabile: la tua capacità di percepire e reagire al mondo che ti circonda è, in qualche modo, più profonda, più vivida di quella degli altri*<br />
<br />
"Sono una betazoide" rispose Althea, la rivelazione che spiegava finalmente la sua maggiore sensibilità emotiva e la sua predisposizione telepatica. <br />
<br />
*Per la nostra specie* proseguì la voce nella mente di Althea, con una tonalità che suggeriva una logica aliena ma non per questo meno ponderata *La trasmissione diretta del pensiero rappresenta una modalità di comunicazione intrinseca, un canale privilegiato per veicolare concetti che trascendono la linearità e le limitazioni intrinseche dei sistemi linguistici verbali o simbolici. Soprattutto in contesti di interazione con forme di vita la cui architettura cognitiva e i cui codici comunicativi si discostano significativamente dai nostri, come nel vostro caso, riteniamo che la telepatia offra un percorso più... immediato ed efficace per superare le inevitabili barriere linguistiche. Essa permette un trasferimento di significato più completo, includendo sfumature emotive, contestuali e concettuali che spesso si perdono o si distorcono nel processo di traduzione e interpretazione attraverso mezzi convenzionali*<br />
<br />
Per un breve istante Althea si limitò a restare in silezio, ma poi la sua espressione si fece improvvisamente seria, come se un pensiero cruciale avesse interrotto il flusso delle sue parole "Aspettate un momento" aggiunse, la fronte aggrottata in un'espressione di confusa preoccupazione "Avete parlato di aver causato un turbamento, di aver provocato sofferenza... ma qui, in infermeria, a parte la mia iniziale sorpresa per questo contatto mentale diretto, non è successo nulla di simile. A cosa vi riferite esattamente? C'è qualcun altro sulla nave che ha subito... delle conseguenze inattese dalla vostra azione?" <br />
<br />
La sua mente corse rapidamente ai colleghi in plancia, al Capitano, a Finn e a tutti gli altri. Un vago presentimento, un'eco di quella sofferenza descritta dalla voce aliena, iniziò a farsi strada nella sua coscienza.<br />
<br />
In quel momento di potenziale crisi, Althea percepì con un acuto rimorso la barriera che, per necessità professionale e forse per un inconscia forma di autodifesa emotiva, aveva eretto intorno alla propria mente. Concentrata unicamente sui delicati equilibri della vita e della morte nell'infermeria, aveva istintivamente chiuso i canali alla miriade di emozioni che fluttuavano costantemente intorno a lei, le paure, le ansie, persino le speranze dei suoi compagni. Ora, di fronte a questa minaccia invisibile e potenzialmente diffusa, quel momentaneo isolamento si rivelava una scelta di cui si stava amaramente pentendo, un muro eretto che le aveva impedito di percepire segnali di pericolo imminente, di comprendere appieno la portata del turbamento che aveva colpito la sua nave ed i suoi colleghi.<br />
<br />
Althea sfiorò il comunicatore "Infermeria a plancia, va tutto bene lì?" <br />
<br />
=^=Qui plancia. Dottoressa..=^= la voce del Capitano Kenar giungeva attraverso l'interfono della nave con una formalità leggermente accentuata, quasi a voler mascherare una sottile inquietudine =^=..le stavo per porre esattamente la stessa domanda. I nostri sistemi di rilevamento hanno intercettato una comunicazione telepatica, ma non riusciamo a interrompere o modulare in alcun modo questo flusso di pensieri che sembra diretto in infermerie. Avete per caso stabilito un contatto diretto con una delle entità aliene?=^=<br />
<br />
"Beh, Capitano, a dire la verità, non sono stata io a stabilire il contatto. Sembra che siano stati loro a connettersi direttamente con la mia mente" Althea cercò di ricordare quanto gli era stato detto in modo da riferirlo al suo superiore "Mi hanno comunicato di essere profondamente dispiaciuti. A quanto pare, uno di loro, mosso da una curiosità eccessiva, ha tentato una qualche forma di connessione in un modo che ora riconoscono essere stato 'troppo diretto"<br />
<br />
=^=Il loro modo diretto ci ha quasi ucciso, Dottoressa!=^= la voce di Finn irruppe nella conversazione, carica di un'emozione palpabile che superava la sua abituale esuberanza. Si percepiva chiaramente il riverbero del recente terrore, un eco ancora viva della sofferenza improvvisa che aveva colpito la plancia =^=Non so cosa abbiano fatto, ma è stato... orribile. Un dolore lancinante, come se fossimo stati disintegrati dall'interno. Se questo è il loro modo di dire ciao, preferirei di gran lunga un siluro fotonico!=^= la sua voce tremava leggermente, rivelando quanto profondamente l'esperienza lo avesse scosso.<br />
<br />
*Ci scusiamo ancora profondamente per l'accaduto* La voce nella mente di Althea vibrava con un'evidente nota di contrizione *La nostra sete di conoscenza, la nostra intrinseca curiosità verso la vostra peculiare 'sostanza' e la vostra complessa architettura biologica, hanno in questo frangente superato i limiti della nostra abituale prudenza e del nostro rispetto per l'integrità altrui. L'individuo responsabile di questo... tentativo di connessione eccessivamente invasivo è stato immediatamente identificato e... richiamato con fermezza alla necessità di esercitare la massima cautela e il dovuto rispetto in ogni futura interazione con la vostra specie. Si percepiva una pausa, quasi un sospiro mentale. Comprendiamo ora la fragilità della vostra forma e la potenziale pericolosità di azioni che per noi potrebbero apparire innocue o puramente esplorative*<br />
<br />
"Ehm.. si scusano ancora. La curiosità ha superato la loro prudenza. L'individuo responsabile è stato richiamato alla cautela"<br />
<br />
=^=Vogliamo capire cosa è successo=^= insistette Kenar =^=E assicurarci che non accada di nuovo. Stavamo comunicando attraverso quelle vocalizzazioni musicali, che cosa li ha spinti a tentare una nuova forma di contatto?=^=<br />
<br />
*Il nostro attuale approccio comunicativo verbale, pur essendo un primo tentativo di interazione con la vostra specie, è intrinsecamente limitato e consente unicamente il trasferimento di informazioni basilari* la voce nella mente di Althea modulò un tono tranquillo, con una accezione quasi riflessiva *Tentare di esprimere la complessità della nostra civiltà e della nostra situazione attuale attraverso questo mezzo richiederebbe tempi eccessivamente lunghi, rendendolo inefficace.*<br />
<br />
Altea sospirò a quelle parole per poi ripetere al Capitano quanto sentito, seppure in modo molto più sintetico "Dicono che la comunicazione verbale è troppo primitiva e limitata per trasferire informazioni complesse" <br />
<br />
La voce del Capitano non suonava affatto convinta =^=E quindi che cosa pensavano di fare? Non posso rischiare che mettano in pericolo la salute del mio equipaggio!=^=<br />
<br />
*Comprendiamo appieno la vostra reazione e le vostre preoccupazioni* La voce nella mente di Althea modulò un tono di serena comprensione  *L'individuo in questione ha intrapreso un tentativo di stabilire una forma di risonanza quantica con la vostra struttura molecolare. Per la nostra specie è un processo che si basa su principi fisici a noi familiari e che spesso utilizziamo intuitivamente per la condivisione di informazioni a un livello fondamentale, quasi pre-cognitivo. Tuttavia, comprendiamo ora che la vostra 'sostanza', con la sua differente organizzazione energetica e la sua intrinseca coesione biologica, si è rivelata particolarmente vulnerabile e destabilizzata da tale approccio. Non appena abbiamo percepito, attraverso i nostri canali percettivi, il significativo disagio e la violenta reazione che questo tentativo stava provocando nei vostri sistemi biologici, abbiamo immediatamente interrotto il processo, ritirando la nostra influenza quantica nel tentativo di minimizzare ulteriori effetti negativi* La voce sembrò incresparsi di un leggero rammarico *La nostra intenzione era puramente conoscitiva, un desiderio di comprendere la vostra essenza a un livello più profondo, ma la nostra inesperienza con forme di vita così diverse ci ha condotto a un errore di valutazione dalle conseguenze quasi fatali*<br />
<br />
Althea, consapevole del suo ruolo inatteso di interprete tra due forme di vita così radicalmente diverse, si sforzò di tradurre con la massima accuratezza e sensibilità le parole che risuonavano ancora fresche nella sua mente "Capitano, dicono che l'individuo in questione abbia tentato una forma di risonanza quantica con la vostra struttura molecolare. Un processo che per loro è intuitivo, ma che per la nostra 'sostanza' si è rivelato destabilizzante. Hanno interrotto immediatamente il processo non appena hanno percepito il disagio"<br />
<br />
=^=Risonanza quantica? Potrebbero fornirci maggiori dettagli su questo processo?=^=<br />
<br />
*Certamente, comprendiamo e accettiamo la richiesta del Capitano Kenar* La voce nella mente di Althea modulò una tonalità che suggeriva una considerazione logica e pragmatica  *Tuttavia, per un proficuo scambio di informazioni e per una reciproca comprensione più approfondita, riteniamo che se accettaste il nostro invito di recarvi direttamente nel nostro mondo, un ambiente esterno alla nave o comunque slegato da questa intensa attività sensoriale che creeremo espressamente allo scopo, la nostra comunicazione telepatica risulterebbe più chiara e focalizzata. In un simile contesto, potremmo unirvi alla nostra coscienza collettiva e condividere con maggiore efficacia la nostra conoscenza, illustrare i principi alla base delle nostre interazioni e, soprattutto, comprendere appieno la natura delle vostre esigenze e i vostri obiettivi. Vi chiediamo quindi di scegliere dei delegati che possano parlare a nome della vostra nave. Resteremo in attesa di conoscere la vostra decisione in merito"<br />
<br />
Il contatto mentale cessò, lasciando la dottoressa immersa in un silenzio quasi innaturale dopo la strana conversazione avuta nella sua testa.<br />
<br />
=^=Dottoressa, è ancora lì?=^=<br />
<br />
"Sì Capitano, se ne sono andati ma prima mi hanno fatto una strana richiesta"<br />
<br />
=^=Mi raggiunga nel mio ufficio, voglio capire di che si tratta=^=<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Althea Sheva<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Althea Sheva</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Sun, 13 Apr 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>11-04 Contatti</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=212&amp;viewlog=4</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b><br />
USS Seatiger, Plancia - Singolarità, luogo sconosciuto.<br />
01/09/2398,12:20 - D.S. 75667.16</b><br /><br />
E improvvisamente tutto tornò come doveva essere: le porte dell'ascensore si aprirono e un Kenar visibilmente turbato per l'esperienza appena vissuta entrò appoggiandosi alla parete alla sua destra. Gli uomini in plancia si guardarono in silenzio per qualche secondo. Il primo a parlare fu il Capitano.<br />
<br />
"Cosa è successo? State tutti bene? Stato della nave?"<br />
Quelle brevi richieste servirono ai presenti per riprendersi e ognuno tornò alle proprie occupazioni.<br />
<br />
"Ricevo segnali da tutti i ponti, oltre alle perdite subite nell'arrembaggio non ce ne sono state altri dovuti alla distorsione subita." disse Tholos dalla sua postazione. <br />
Le immagini che lo schermo mostrava ai presenti erano qualcosa di mai visto: erano avvolti dalla luce biancastra che sembrava accoglierli come un grembo materno e gli esseri, come quelli che avevano soccorso, sembravano galleggiare in questa luce senza una meta apparente, anche se alcuni di quelli si erano avvicinati alla nave. <br />
<br />
"Cosa stiamo guardando?" Chiese Kenar mentre si sedeva sulla sua poltrona, con Finn che si posizionata alla sua destra.<br />
<br />
"Non lo so, ma è stranissimo!" Rispose il Primo Ufficiale, senza distogliere lo sguardo dallo schermo. <br />
<br />
Queen dalla sua postazione studiava i dati che i sensori stavano raccogliendo, senza però a capirci molto. <br />
<br />
"Mi spiace Capitano, non ho mai visto niente del genere e i dati dei sensori sono da decifrare, potrò essere più specifico dopo che sarò riuscito ad interpretarli. "<br />
<br />
"È possibile comunicare con loro?" <br />
<br />
"Stiamo ricevendo messaggi su tutte le frequenze, ma sembra che stiano trasmettendo il primo messaggio di benvenuto all'infinito." Disse T'Kar. <br />
<br />
"La Dottoressa però è riuscita a comunicare direttamente con uno dei nostri ospiti, senza le sue istruzioni non saremmo riusciti a sfuggire all'attacco dello sciame. Purtroppo adesso è troppo impegnata coi feriti e non possiamo distoglierla dai suoi doveri, ma, oltre a lei, chi è al corrente di quello che stava facendo?" chiese Kenar.<br />
<br />
"Secondo il computer, durante l'attacco era nel magazzino di carico con gli alieni ed era insieme al Consigliere ed a Treena." rispose T'Kar dopo una veloce verifica delle posizioni della Dottoressa Sheva.<br />
<br />
"E dov'è Treena adesso?" chiese Kenar<br />
<br />
"Ancora nel magazzino."<br />
<br />
"Kenar a Treena!" ma nessuno rispose alla domanda. "T'Kar, raggiunga Treena. Verifichi le sue condizioni e anche quelle dei nostri ospiti."<br />
<br />
Pochi secondi l'uscita dell'Ufficiale Tattico una melodia del tutto simile a quella che Sheva aveva detto di trasmettere, ma mille volte più strutturata e armonica, invase la plancia.<br />
<br />
"Credo che sia il loro modo di comunicare: il computer lo sta decodificando." disse Queen mentre regolava alcuni comandi "Ecco Capitano, il traduttore ha decodificato il loro linguaggio, ora siamo in grado di capire cosa dicono."<br />
<br />
"Cosa dice l'ultimo messaggio?" chiese Finn e Queen attivò l'audio affinché tutti potessero ascoltare:<br />
<br />
<i>=^=Vi chiediamo scusa per le distorsioni quantiche a cui vi abbiamo sottoposti, speriamo di non avervi causato troppi danni. Non abbiamo mai incontrato esseri della vostra sostanza: chi siete?=^=</i> la voce calda e tranquilla di prima risuonò in plancia e Kenar intuì che quegli esseri, qualunque cosa fossero non erano loro nemici. Fece quindi un cenno a Queen di tradurre le sue parole nel linguaggio musicale alieno.<br />
<br />
"Siamo l'equipaggio della nave Seatiger, veniamo da un altro universo e veniamo in pace. Nel nostro universo facciamo parte di una coalizione di mondi che si chiama Federazione dei Pianeti Uniti, il cui scopo originario è quello di cercare nuove civiltà e nuove forme di vita. Noi ci siamo ritrovati per sbaglio in questa dimensione, ma continuiamo a portare avanti il messaggio della Federazione. Il mio nome è Kenar e sono il Capitano di questa nave e a nome del mio equipaggio vi ringrazio per averci salvato. Voi chi siete?"<br />
<br />
Passarono alcuni interminabili secondi, dovuti alla necessità del computer di associare parole alla melodia che riceveva, in cui il silenzio degli altoparlanti divenne quasi assordante.<br />
<br />
=^=Capitano Kenar, siamo noi che dobbiamo ringraziarvi per aver salvato i nostri fratelli: ci hanno spiegato che senza il vostro intervento gli Oscuri li avrebbero uccisi. Non saprei come definirci, perchè non ne abbiamo mai avuto l'esigenza, noi semplicemente siamo!=^= <br />
<br />
"Penseremo a come definirvi in un altro momento: ora se non vi spiace avremmo bisogno ancora del vostro aiuto. La nostra nave ha subito danni ingenti causati da quelli che voi chiamate Oscuri, se voi poteste darci un supporto con le riparazioni, ve ne saremmo grati:" disse Kenar.<br />
<br />
=^=Ma certo Capitano, per noi sarà un divertente passatempo. Diteci cosa vi serve.=^=<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Magazzino di carico 2. <br />
01/09/2398 - ore 12:25 - D.S. 75667.17</b><br /><br />
T'Kar arrivato al magazzino che ospitava gli ovoidi, trovò Treena stesa a terra nella forma umanoide che aveva assunto da quando era a bordo della Seatiger. Il Tattico le si avvicinò e la esaminò col tricorder per assicurarsi che fosse ancora viva.<br />
<br />
"Sto bene, vulcaniano, è che il contraccolpo dovuto all'improvviso distacco telepatico della Dottoressa, è stato devastante." disse la mutaforma aprendo gli occhi e mettendosi a sedere.<br />
<br />
"Grazie a voi siamo riusciti a sfuggire ai nostri attaccanti: adesso siamo ospiti della dimensione da cui provengono loro." disse T'Kar, facendo mun cenno verso gli ovoidi che galleggiavano a poca distanza dalla barriera energetica, come se volessero sincerarsi delle condizioni di quello strano essere che per qualche minuto era diventato uno di loro. T'kar porse una mano alla mutaforma e l'aiutò ad alzarsi.<br />
<br />
"Necessita di un controllo medico?" le chiese<br />
<br />
"No, sto bene. Grazie. Cosa è successo?"<br />
<br />
"Grazie alle informazioni ottenute da lei e la Dottoressa siamo riusciti ad aprire una sorta di portale quantico che ci ha portato nella loro dimensione. Non sappiamo per quale motivo gli attaccanti non ci hanno seguito, ma credo che lo scopriremo presto. Riesce a comunicare con loro?"<br />
<br />
"Certo: assumendo la loro forma e avendo un contatto telepatico con qualcuno all'esterno che faccia da comunicatore, la cosa è già stata fatta. Immagino che la Dottoressa sia troppo impegnata al momento?"<br />
<br />
"Sì, ci sono stati molti feriti in seguito all'abbordaggio, ma il Signor Queen sta traducendo il loro linguaggio, probabilmente c'è già riuscito mentre parliamo.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Infermeria<br />
01/09/2398 - ore 12:35 - D.S. 75667.19</b><br /><br />
Althea era rientrata in Infermeria dopo che la nave aveva ripreso la sua forma abituale e si era rimessa al lavoro con la sua squadra per portare aiuto a tutti feriti che si erano riversati in infermeria.<br />
<br />
Il Consigliere, dopo essersi assicurato che i valori di Droxine fossero stabili, si era spostato al capezzale del Capo della Sicurezza: il suo volto era più pallido del solito, ma i suoi valori si stavano stabilizzando, infatti la vide riaprire gli occhi con enorme sollievo.<br />
<br />
"Ehi tu, devi smetterla di farmi morire di paura! Credo che chiederò al Capitano di cambiarti sezione, così non tremerò ogni volta che vai in missione!"<br />
<br />
La giovane fece un sorriso al suo caro amico e mosse la mano destra a cercare la sua. Anena accorgendosi del movimento gliela afferrò e se la portò alle labbra per un tenero bacio.<br />
<br />
"Devi stare tranquillo, lo sai che non ti libererai di me così facilmente! E poi per stare al sicuro su questa nave cosa dovrei fare? nemmeno occupandomi della cucina potrei stare al sicuro!" rispose Anna "Come sta Droxine?" <br />
<br />
"E' viva. Al momento è tutto quello che posso dirti: Alty ha fatto un miracolo, dopo che tu l'hai trascinata da lei, ora gliene servirà un altro per guarirla."<br />
<br />
"Alty? da quando sei così in confidenza con lei?" chiese Calvi con una nota di finta gelosia nella voce.<br />
<br />
"Oh tranquilla, tu sei la mia unica e sola Annina! Ma guai a te se ti riduci ancora in questo stato!" rispose con un sorriso il Consigliere "Ora riposati che in queste condizioni non sei utile a nessuno!"<br />
<br />
"Agli ordini Consigliere....però tu rimani qui vicino, ok?"<br />
<br />
"Sono qui, non me ne vado!" rispose Anena stringendole la mano "Dormi adesso." <br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Anna Maria Calvi<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Anna Maria Calvi</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Sat, 29 Mar 2025 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>11-03 Brodo quantistico</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=212&amp;viewlog=3</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>USS Seatiger, Infermeria.<br />
01/09/2398, 12:09 - D.S. 75667.14</b><br /><br />
"Dottore, rapporto!" chiese il trill entrando in infermeria. <br />
Tutto intorno a lui c'era il caos. I letti diagnostici erano pieni e il pavimento era disseminato di letti di fortuna e materiali medici usati in tutta fretta per curare i feriti. La stanza era impregnata di odore di ozono, fumo e sangue. Althea nemmeno alzò la testa, troppo impegnata a suturare il braccio staccato di un guardiamarina. Fortunatamente la tecnologia moderna permetteva al medico di ricollegare nervi e muscoli quasi alla perfezione.<br />
<br />
"Abbiamo perso diciotto uomini. Le squadre Beta 1 e Gamma 1 della sicurezza sono state annientate dalle creature che ci avevano invaso. Le altre vittime erano in aree della nave colpite dai danni."<br />
<br />
Kenar sospirò. "Calvi e Carelli?" chiese quasi timoroso.<br />
<br />
"Sono entrambe gravi. Anna ha subito un trauma cranico, ma è stabile. Carelli invece... Ho dovuto metterla in stasi. Il disgregatore le ha distrutto il polmone destro. Dovrò ricostruire la cassa toracica e riparare i danni alla colonna vertebrale prima di sostituirlo." Alzò gli occhi verso il capitano. "Prima però mi devo occupare degli altri... e ci vorrà un po'."<br />
<br />
Kenar vide chiaramente che la donna era sfinita. Tutti loro erano in condizioni pietose.<br />
<br />
"Siamo ancora nei guai?" chiese la dottoressa con un tono disilluso di chi si aspetta il peggio.<br />
<br />
"Al momento sembriamo al sicuro. Siamo in una strana tasca subspaziale creata con una tecnologia a noi ignota... Adesso sa tutto quello che so io." Il capitano poggiò una mano sulla spalla del guardiamarina, che sorrise debolmente, anche se il suo viso era bianco come uno straccio.<br />
<br />
"E i nostri ospiti cosa dicono?" chiese la dottoressa aiutando il giovane a scendere dal lettino diagnostico.<br />
<br />
"Ci hanno chiesto di aspettare. Per ringraziarci dell'aiuto ricevuto, stanno riparando i danni subiti durante la battaglia... almeno quello."<br />
<br />
=^= Plancia a Capitano. I cosi ci stanno chiamando. =^=<br />
<br />
"Grazie, Signor Finn, arrivo subito."<br />
"I cosi?" chiese la dottoressa sollevando un sopracciglio.<br />
"È Finn..." rispose il trill con un sorriso, come se questo spiegasse tutto.<br />
<br />
Il Capitano della Seatiger uscì dall'infermeria e salì di corsa sul primo turbo ascensore. Chi o cosa erano quegli esseri? Si sentiva elettrizzato: era un tipo di primo contatto che non aveva mai sperimentato, con esseri non umanoidi e con tecnologia molto superiore alla loro. Certo, doveva stare attento. Già una nuova razza era un problema anche con il traduttore universale funzionante; bastava un nonnulla per offendere qualcuno non conoscendo i loro usi e costumi. Ma una razza che non riuscivano nemmeno a comprendere sarebbe stata una vera sfida.<br />
<br />
"Vediamo cosa vogliono i cosi..." disse tra sé e sé Kenar uscendo dal turbo ascensore. "Rappor..."<br />
<br />
Non c'era nessun membro dell'equipaggio ad attenderlo. <br />
Nemmeno la plancia. <br />
Nemmeno la nave a dire il vero.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
01/09/2398, 12:19 - D.S. 75667.15</b><br /><br />
"Capitano in plancia!" esclamò Finn sentendo il fischio del turboascensore. Quando si girò, però, non vide nessuno. "Signor Tholos, non è strano?"<br />
<br />
L'Andoriano alzò la testa dalla console per guardare il Primo Ufficiale. "Cosa, signore?"<br />
"Che l'ascensore si apra in plancia senza nessuno dentro." Indicò la porta pneumatica che si era richiusa.<br />
"È sicuro che si è aperta? Magari è un guasto dovuto ai danni..." Il Capo Operazioni fece spallucce. <br />
Aveva già abbastanza da fare senza preoccuparsi di un turboascensore.<br />
<br />
Finn sentì un brivido gelido corrergli lungo la schiena. Si avvicinò al turboascensore, che si aprì obbediente rimanendo vuoto.<br />
<br />
"Plancia a Capitano..." guaì il Primo Ufficiale senza ricevere risposta. Il sudore freddo tornò a scendergli lungo la schiena mentre la consapevolezza di essere stato lasciato solo al comando della nave iniziava piano piano a farsi strada.<br />
<br />
"Computer, rintraccia il Capitano Kenar per favore," ordinò con voce tremula.<br />
<br />
=^= Il Capitano Kenar non si trova a bordo della USS Seatiger. =^= rispose fredda la voce femminile della nave.<br />
<br />
"Me lo sentivo... Signor Tkar, aiuto!" Finn si girò verso l'Ufficiale Tattico, che dopo un attimo di sorpresa iniziò a digitare con frenesia sulla sua console.<br />
<br />
"Signor Tholos, confronti le sue letture con le mie..." ma già il colorito grigiastro dell'Andoriano gli confermò le sue letture.<br />
<br />
"Tkar, ci siamo persi il Capitano?" chiese Finn.<br />
"Signore... in realtà ci siamo persi tutta la nave. Oltre la plancia non c'è niente là fuori."<br />
"Affascinante..." mormorò l'ufficiale scientifico capo mentre Finn diventava verde per la paura.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Infermeria.<br />
01/09/2398, 12:19 - D.S. 75667.15</b><br /><br />
L'infermeria era tornata a una calma relativa. L'odore pungente di sangue e ozono aleggiava ancora nell'aria, ma molti dei feriti erano stati stabilizzati. Althea si asciugò la fronte con il dorso della mano, osservando i parametri di Carelli nella capsula di stasi.<br />
<br />
Una luce blu pulsava dolcemente attorno alla capsula, segnale che i sistemi di mantenimento erano ancora operativi. Il guardiamarina Lawtoein si avvicinò con uno sguardo perplesso.<br />
<br />
"Dottoressa, il supporto vitale centrale ha appena registrato una fluttuazione energetica insolita," disse con tono grave.<br />
<br />
Althea aggrottò la fronte e si avvicinò alla console. I dati erano strani: un improvviso calo energetico seguito da una ripresa spontanea.<br />
<br />
"Non capisco... la nave dovrebbe essere stabile ora," mormorò controllando nuovamente i sistemi. "Consigliere, verifichi le connessioni energetiche con la plancia."<br />
<br />
Il guardiamarina si mosse velocemente verso il pannello di comunicazione.<br />
<br />
"Infermeria a plancia, confermate anomalie energetiche?" chiese con voce ferma.<br />
<br />
Nessuna risposta.<br />
<br />
Althea scambiò uno sguardo preoccupato con Lawtoein. "Prova con ingegneria."<br />
<br />
"Infermeria a sezione ingegneria!" insistette l'el-auriano.<br />
<br />
Ancora nessuna risposta.<br />
<br />
"Oh cavolo..." mormorò Althea, muovendosi verso la porta. "Lawtoein, rimani qui e monitora Carelli. Io vado a vedere cosa sta succedendo."<br />
<br />
La porta dell'infermeria si aprì con un sibilo. Althea si trovò di fronte a un corridoio avvolto da un silenzio inquietante. Le luci pulsavano in modo irregolare e una strana distorsione sembrava fluttuare nell'aria, come se il tessuto stesso della nave fosse stato alterato.<br />
<br />
La dottoressa inspirò profondamente, cercando di mantenere la calma. "Questo non promette niente di buono," mormorò tra sé, avanzando con cautela lungo il corridoio.<br />
<br />
<br /><b>Singolarità, luogo sconosciuto.<br />
01/09/2398, 12:19 - D.S. 75667.15</b><br /><br />
Nel vasto e scintillante spazio della loro tasca dimensionale, gli alieni ovoidali galleggiavano beatamente come palloncini di festa dimenticati al soffitto. Tentacoli perlati si muovevano sinuosi nell'aria iridescente, mentre luci pastello pulsavano ritmicamente dai loro corpi, raccontando storie di piccole scoperte scientifiche e ricette per il miglior brodo quantico.<br />
<br />
Un improvviso tremore vibrò attraverso la tasca dimensionale, provocando una sensazione collettiva di allerta. Le pareti luminescenti si contrassero leggermente, emettendo una nota vibrante di disagio. I corpi degli alieni cambiarono colore, oscillando tra toni di preoccupazione e curiosità.<br />
<br />
Una percezione interrogativa si diffuse tra loro, una pulsazione che chiedeva spiegazioni.<br />
<br />
Risposte confuse arrivarono sotto forma di bagliori instabili e movimenti nervosi dei tentacoli. La grande nave stellare che avevano accolto con tanta curiosità iniziò a... dividersi.<br />
<br />
Non in modo ordinato, come farebbe un frutto ben maturo sotto una lama affilata, ma in un modo decisamente più sconclusionato. Pezzi della nave cominciarono a fluttuare nella tasca dimensionale, comparendo e scomparendo come se qualcuno avesse premuto ripetutamente il tasto "mescola" su un vecchio registratore subspaziale.<br />
<br />
Un pannello scintillante si materializzò vicino a uno degli alieni, che si ritirò con un guizzo luminescente di sorpresa.<br />
<br />
Un impulso di indignazione attraversò il gruppo: la sensazione di "oggetto fuori posto" era insopportabile.<br />
<br />
Un altro alieno emanò un bagliore sereno, suggerendo che forse si trattava di una decorazione inaspettata.<br />
<br />
Un frammento del ponte della nave fluttuò lentamente davanti a loro. Due figure umane erano visibili solo dalla vita in su, come se il resto fosse stato smaterializzato.<br />
<br />
Una vibrazione interrogativa pulsò nell'aria: che fine avevano fatto le loro gambe?<br />
<br />
La percezione di stupore fu accompagnata da onde di luce tremolante. Nessuno aveva mai visto una cosa del genere, neanche durante gli esperimenti più audaci.<br />
<br />
Un corridoio della nave apparve brevemente sopra di loro, ruotando lentamente come una spirale di pasta sfoglia. Dall'interno provenivano onde sonore caotiche e frammentate, come vibrazioni disordinate che deformavano l'aria.<br />
<br />
Un tentacolo vibrò perplesso, incapace di dare senso a quelle fluttuazioni slegate da qualsiasi logica naturale.<br />
<br />
Un altro impulso suggerì che forse era un effetto collaterale del disordine dimensionale. Nulla che meritasse ulteriore analisi.<br />
<br />
In un segmento isolato della nave, un oblò comparve per un istante nello spazio fluido della tasca. Da una parte, un alieno dai riflessi iridescenti fluttuava lentamente, i suoi tentacoli ondeggianti in cerca di stabilità. Dall'altra parte del vetro, un umano in uniforme osservava con occhi spalancati, evidentemente incredulo. Per un lungo attimo si fissarono reciprocamente, entrambi manifestando una sensazione di puro stupore: l'alieno per la rigidità curiosa della forma umana, l'umano per la strana eleganza di quel corpo privo di simmetria convenzionale. Il tempo sembrò sospeso, fino a quando una vibrazione improvvisa fece tremare l'oblò, e il frammento di corridoio scomparve come un sogno interrotto.<br />
<br />
La nave continuava a smembrarsi e a rimaterializzarsi in modo imprevedibile. Una sala riunioni comparve brevemente, con un ufficiale umano che sembrava sul punto di dare ordini, prima di essere risucchiato nel nulla insieme al tavolo.<br />
<br />
Onde di preoccupazione luminosa attraversarono gli alieni. Questa tasca dimensionale era stata progettata con precisione impeccabile; che cosa stava succedendo?<br />
<br />
Una pulsazione di consapevolezza attraversò il gruppo: la nave era incompatibile con la matrice dimensionale, come cercare di infilare un cubo di antimateria in una tazza da tè.<br />
<br />
Un altro alieno, irradiando un bagliore improvviso, suggerì una soluzione pratica: oltre ad offrire del brodo quantico, forse una sincronizzazione della loro struttura energetica avrebbe potuto stabilizzare la nave. Con una determinazione collettiva, gli alieni iniziarono a emettere onde coordinanti, sperando di risolvere il problema prima che la nave si disgregasse definitivamente.<br />
<br />
La percezione collettiva si stabilizzò su questa doppia idea: salvare la nave e, se tutto falliva, almeno offrire un pasto caldo.<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Comandante Dewey Finn<br /><br />]]></description>
            <author>Comandante Dewey Finn</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Tue, 28 Jan 2025 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>11-02 Haven</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=212&amp;viewlog=2</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
01/09/2398, 10.05 -  D.S. 75666.90</b><br /><br />
Tholos si irrigidì alla sua postazione.<br />
"Comandante, ho delle letture. Delle navi in avvicinamento."<br />
Finn aveva un tono preoccupato quando si rivolse a Tholos.<br />
"Tenente, si riesce a capire cosa diavolo stia arrivando?"<br />
"Ho delle letture molto strane. Ma qualunque cosa sia sta arrivando a curvatura 9.8. Tra sei minuti sarà qui."<br />
<br />
Finn rifletté un attimo. Non era tranquillo. Lo sentiva nello stomaco. Scosse la testa. Magari non era il miglior ufficiale che la Flotta avesse visto, ma del sui istinto si fidava.<br />
<br />
"Tenente, crede sia possibile creare sulla nave un ambiente che possa ospitare i nostri nuovi amici?"<br />
Tholos distolse lo sguardo dallo schermo e si girò verso il Primo Ufficiale con un sopracciglio alzato.<br />
"Si potrebbe predisporre un magazzino. Disattivare la gravità artificiale, sigillarlo con un campo di forza. Immettere la miscela di gas simile a quello rilevato dalla squadra di sbarco. Sì, si può fare."<br />
"In cinque minuti?"<br />
Tholos inarcò il sopracciglio ancora di più.<br />
"Ci posso provare."<br />
"Lo faccia, allora. Io avverto il Capitano."<br />
Tholos si mise al lavoro.<br />
<br />
<br /><b>Nave aliena sconosciuta, Zona imprecisata. <br />
Contemporaneamente</b><br /><br />
Althea non aveva bisogno del legame telepatico per capire lo stato di agitazione che si stava diffondendo tra i membri dell'equipaggio alieno. Gli ovoidi avevano iniziato a muoversi freneticamente. Probabilmente si stavano impegnando per ultimare le riparazioni della nave il prima possibile. Ma sotto lo strato di paura e determinazione sentiva anche un altro sentimento. La rassegnazione. Non avrebbero finito in tempo.<br />
"Capitano. I nostri ospiti sono molto agitati. No, sono terrorizzati."<br />
"Lo vedo."Rispose Arjan.<br />
"Credo cerchino di riparare al nave per fuggire. Ma non ce la faranno. Qualunque cosa stia arrivando è troppo veloce."<br />
Arjan si rivolse a Droxine.<br />
"Possiamo aiutarli in qualche maniera?"<br />
"Non in così poco tempo... i loro sistemi sono troppo diversi dai nostri."<br />
Il capitano si rivolse di nuovo all'ufficiale medico capo.<br />
"Tenente. Riesce a capire la natura della minaccia?"<br />
Althea muoveva pigramente il braccio a contatto con l'alieno.<br />
"È... difficile capitano. Sono molto, troppo diversi da una forma di vita umanoide. Colgo solo sprazzi, sentimenti, qualche concetto."<br />
"Continui a provare. Ma se sente che lo sforzo è eccessivo desista."<br />
"Sì signore."<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
01/09/2398, 10.10 - D.S. 75666.91</b><br /><br />
"Ci siamo, comandante. Stanno arrivando."<br />
Tholos aveva una voce tesa.<br />
"Stanno? Ma quanti sono?"<br />
Disse di rimando Finn.<br />
Qualche secondo di silenzio di troppo.<br />
<br />
"Tenente?"<br />
"Non lo so. Molti. Odio non riuscire ad essere più preciso ma è come se fossero qui e non lo fossero. Gli strumenti stanno impazzendo. Ma comunque sono molti, moltissimi. Oltre 100 ma continuano ad arrivare."<br />
"Più di... me lo mette sullo schermo per favore?"<br />
<br />
Sullo schermo principale comparve il nero stellato dello spazio. Che si stava riempiendo di puntini.<br />
<br />
"Non si vede niente! Può ingrandire?"<br />
<br />
La scena sullo schermo cambiò. Uno sferoide ovoidale dall'aspetto metallico, lucido come l'argento. Sulla parte mediana si dipanavano dei manipolatori. Sotto i loro occhi l'immagine si fece sbiadita. Per poi riprendere concretezza.<br />
"Sembrano..."<br />
Tholos fece eco allo stupore di Finn.<br />
"Gli esseri della nave. Sì. Anche le dimensioni corrispondono."<br />
"Ma allora sono della stessa razza? E sono vestiti con una specie di tuta eva?"<br />
"O dei droni fatti a loro immagine. Tutte le ipotesi valgono. Ora sono almeno 300. Ed aumentano."<br />
"Cosa fanno?"<br />
"Sembra che stiano scansionando la zona... ora hanno individuato la nave degli ovoidi. Ci ignorano e si dirigono verso di essa. Ci ignorano."<br />
"Finn a capitano Kenar! State per avere visite!"<br />
<br />
<br /><b>Nave aliena sconosciuta, Zona imprecisata. <br />
Contemporaneamente</b><br /><br />
Il mondo attorno alla squadra vibrò. L'aria trasmise un boato udibile attraverso le tute eva.<br />
Un vantaggio di operare a zero gravità era quello di non essere a contatto con le superfici. Quindi non erano stati scossi dalla vibrazione. Ma le buone notizie finivano qui.<br />
"Numero Uno! Rapporto!"<br />
=^= Siete sotto attacco! Un gran numero di piccole navi sono uscite di curvatura ed hanno aperto il fuoco praticamente subito. Le stiamo mandando qualche immagine. Guardi la loro forma. Non siamo nemmeno sicuri che siamo veramente navi. =^=<br />
Arjan guardò stupito le immagini in arrivo sul tricorder.<br />
"Avete tentato di contattarli?"<br />
=^= Sì capitano. Nessuna risposta. Stanno comunicando tra di loro ma il traduttore universale è nei pazzi. Stesso problema delle comunicazioni con i vostri amici, lì. Capitano, non è meglio se vi teletrasportiamo a bordo? =^=<br />
Arjan valutò la situazione. I loro ospiti sembravano le vittime nella presente situazione. Ma non avevano elementi per giudicarlo. Ma se fossero dei criminali e quelli là fuori degli esponenti della loro razza mandati per fermarli?<br />
Ma con gli 'e se' non si arrivava a nulla. Come sempre il rasoio di Occam era un ottimo strumento.<br />
"Tenente Sheva, come reagiscono gli ovoidi?"<br />
"Sono disperati, capitano. Sanno di essere spacciati."<br />
"Conoscono gli attaccanti?"<br />
"Credo di sì. Sento familiarità, ma è tutto coperto dal panico."<br />
"Capisco. Interrompa il contatto. Ce ne andiamo. Una volta a bordo continui il tentativo di contatto. È la sua priorità adesso. Se ha bisogno di risorse ne disponga."<br />
Poi al comunicatore.<br />
"Comandante. Ci porti via. E teletrasporti anche tutti gli occupanti della nave. Li metta in stasi in attesa che sia predisposto un ambiente adatto a loro."<br />
=^= Già pronto, capitano. Magazzino di carico 2. =^=<br />
"Ottimo. Mi teletrasporti direttamente in plancia."<br />
=^= Ne sarò felicissimo. =^=<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
Poco dopo.</b><br /><br />
Il baluginio del teletrasporto era appena scomparso che Arjan stava già togliendo il casco della tuta eva.<br />
Finn gli lasciò grato la postazione di comando.<br />
"Signor Tkar. Rapporto tattico."<br />
"I nuovi arrivati stanno interrompendo l'attacco. C'è il 96.4% di probabilità che abbiano rilevato che l'equipaggio è stato trasportato via. Poiché questo indica che il loro interesse sia rivolto agli occupanti, non ci vorrà molto perché capiscano dove siano finiti. C'è un 89.5% di probabilità che adesso attacchino noi."<br />
"Grado di minaccia?"<br />
"Usano una tecnologia simile ai disgregatori. Sono piuttosto potenti in relazione alle loro dimensioni. Individualmente non sarebbero comunque un problema ma ci sono oltre 600 di quegli oggetti là fuori. Inoltre sembrano avere delle caratteristiche peculiari. Sembrano entrare ed uscire di fase con il nostro continuum spaziotemporale. Questo potrebbe rendere difficile colpirli con le nostre armi."<br />
Arjan attivò il comunicatore.<br />
"Signor Queen. Sta analizzando i dati?"<br />
=^= Sì capitano. Sono estremamente interessanti. =^=<br />
"Felice che le piacciano. Venga in plancia."<br />
=^= Arrivo. =^=<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Magazzino di carico 2<br />
01/09/2398, 10.15 -  D.S. 75666.92</b><br /><br />
Quando le porte del magazzino si aprirono Anena si trovò davanti ad uno spettacolo particolare. Anche per gli standard degli ultimi tempi.<br />
Un campo di forza iniziava un paio di metri oltre la porta. Al di là di esso degli alieni di forma ovoidale fluttuavano.<br />
Segno che in quella sezione la gravità artificiale era stata disattivata.<br />
Il tenente Sheva si trovava davanti al campo di forza. Con la mano rivolta ad essa. dall'altra parte uno dei loro improvviso ospito protendeva un tentacolo nella stessa area della mano.<br />
Anena non conosceva bene in nuovo ufficiale medico capo.<br />
Ora che era stata nominata avrebbero dovuto avere rapporti più stretti. Quale migliore momento  di una crisi potenzialmente mortale?<br />
"Salve, tenente. Ci sono progressi?"<br />
Althea guardò interrogativamente il consigliere.<br />
*Probabilmente trova strano vedermi arrivare. Deve ancora imparare quanto possa essere impiccione... Oh bé imparerà.*<br />
"No, consigliere Lawtoein. Riesco a comunicare ma solo concetti base e poco altro. È frustrante. "<br />
"Solo Anena, grazie. Quindi il problema è l'eccessiva differenza di specie?"<br />
"Così pare."<br />
"In questo casi in diplomazia si usano degli intermediari. Qualcuno che possa fare da ponte tra le parti."<br />
"Non abbiamo niente di simile, che io sappia."<br />
"Io sì."<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
In quel momento</b><br /><br />
La nave fu scossa da un tremito.<br />
<br />
"Signor Tkar, rapporto."<br />
"Gli scudi tengono, capitano. Ma se continuano a bombardarci così non durerà a lungo. Oltre 200 oggetti ostili ci stano colpendo ed il resto dello sciame sta arrivando."<br />
"Ancora nulla nei tentativi di comunicazione, tenente Tholos?"<br />
"Ci arrivano comunicazioni ma non riusciamo ad interpretarle."<br />
Finn prese parola.<br />
"Ma come fanno ad avere tuta quella potenza quei cosi? Sono così piccoli..."<br />
Arjan gli fece un cenno con la testa.<br />
"Questa è una domanda intelligente, Numero Uno."<br />
"Grazie, anche se lo ha detto come se fosse un evento eccezionale..."<br />
Arjan lo ignorò.<br />
"Signor Queen. Saprebbe darci qualche spiegazione a riguardo?"<br />
"No capitano. In più se dovessimo supporre che non siano droni ma alieni ovoidi in tuta ambientale ci sarebbe ancora meno spazio utile. Non c'è modo per infilare un motore a curvatura, gondole, sistemi d'arma i uno spazio così piccolo. L'unica cosa che mi viene in mente è che dispongano di una tecnologia di compressione metrica spaziale... anche considerato che sembrano solo parzialmente in fase con il nostro universo."<br />
"Una che?"<br />
"Sono più grandi all'interno che all'esterno, comandante."<br />
"Ma perché non ce la filiamo e basta?"<br />
Pigolò Finn. Risposte Tkar al posto del capitano.<br />
"Comandante, quegli oggetti sono arrivati viaggiando a curvatura 9.8. probabilmente sono in grado di raggiungerne una anche più alta. Riuscire a distanziarli non è un'opzione molto praticabile."<br />
Poi Tkar si rivolse ad Arjan.<br />
"Capitano, dovremmo rispondere al fuoco. Per quanto capisca le remore di rovinare un primo contatto questa è la nostra migliore possibilità."<br />
Arjan aveva già saggiato questa linea d'azione. Non gli piaceva. Il primo conflitto con i Klingon non era iniziato in modo molto differente.<br />
Ma erano molto distanti da casa. E l'incolumità dell'equipaggio era nelle sua mani. Erano superati pesantemente dal punto di vista tecnologico.<br />
Assentì.<br />
"Un colpo di avvertimento."<br />
Tkar eseguì. Un raggio bluastro solcò il cielo inquadrato dallo schermo principale.<br />
Per tutta risposta la plancia caracollò.<br />
"Bene... agganci un bersaglio e faccia fuoco."<br />
Ancora una volta il raggio illuminò lo schermo.<br />
"Bersaglio colpito, capitano. Nessun danno apparentemente. Credo che sia andato fuori fase. Il raggio lo ha semplicemente attraversato."<br />
"Siluro quantico. Massima dispersione."<br />
Passarono alcuni secondi poi lo schermo fu illuminato da un'immane esplosione. I filtri ottici compensarono.<br />
"Nessun effetto, capitano. Gli oggetti semplicemente fasano ad ogni attacco."<br />
"Manovra di disimpegno. Pronti ad entrare in curvatura."<br />
<br />
Nello spazio la USS Seatiger, come attorniata da un nuculo di moscerini, si girò ed iniziò a muoversi.<br />
Ma da molti di quei moscerini partì un raggio verdastro, bloccandone la manovra,<br />
<br />
"Raggi traenti, capitano. Centinaia."<br />
La voce di Tkar era implacabile. Arjan strinse i denti.<br />
"Massima energia agli scudi!"<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Magazzino di carico 2<br />
01/09/2398, 10.20 -  D.S. 75666.93</b><br /><br />
"Non sono sicura che il capitano approverebbe..."<br />
"Suvvia Alty, ti ha dato carta bianca, no?"<br />
Anena era passata dal cognome, al 'tu' e poi al nomignolo con una fluidità disarmante. Althea non se ne era praticamente accorta.<br />
"Sì ma magari avrei almeno dovuto chiedere il permesso... sono stata nominata da così poco..."<br />
"Credimi, in questo momento il capitano ha ben altri grattacapi..."<br />
Le porte scorrevoli si aprirono.<br />
"E comunque ormai è qui."<br />
La mutaforma entrò nel magazzino.<br />
"Voleva vedermi, tenente?"<br />
Althea decise che visto che era in ballo doveva ballare.<br />
"Si, la ringrazio. Abbiamo un problema di comunicazione. Io sono una betazoide. Posso comunicare telepaticamente. Me questi esseri sono troppo... diversi."<br />
Con un gesto del braccio indicò le figure attraverso il campo di forza.<br />
"Il consigliere ritiene che lei possa prendere la loro forma e fare da interprete."<br />
La mutaforma fissò gli ovoidi fluttuanti.<br />
<br />
"Non sarà facile. Di norma ci vuole tempo per assimilare una forma individuale abbastanza a fondo da imitarne anche i pensieri."<br />
Il pavimento tremò.<br />
"Tempo che non abbiamo." avvertì il consigliere di bordo.<br />
Il pavimento tremò ancora.<br />
"Proverò... Ma avremo bisogno della sua assistenza, tenente. Dovrà fidarsi di me."<br />
Althea deglutì. Non era immune alla paura dei cambianti ereditata dalla guerra del Dominio. Ma annuì.<br />
<br />
La mutaforma assunse la sua forma semi liquida preparandosi alla trasformazione.<br />
"Si avvicini, tenente." ordinò dopo pochi attimi<br />
Althea prese un respiro ed obbedì. Anena osservava tutto a distanza.<br />
La figura intrecciò le mani con le sue. I tratti si fecero più definiti. Più familiari.<br />
Anena si trovò a osservare due tenenti Sheva che si fronteggiavano guardandosi negli occhi. Tranne per i piedi di una di esse ancora parte del globo gelatinoso.<br />
"Non resistere."<br />
"No..."<br />
"Io sono Althea."<br />
Disse il cangiante.<br />
"Io sono Althea."<br />
Disse Althea.<br />
"Io sono Althea."<br />
Dissero all'unisono.<br />
Il globo gelatinoso si allungò verso il campo di forza.<br />
"Anena, apri un piccolo varco permeabile nel campo di forza."<br />
Dissero le due Althea.<br />
L'interpellato si affrettò ad obbedire.<br />
In tentacolo gelatinoso passò dall'altra parte ed iniziò immediatamente a gonfiarsi in una forma sferica. Poco dopo una altro ovoide popolava il magazzino, sia pure con un inquietante tentacolo che usciva dalla parte inferiore. Al centro, tra i due il grumo iniziale, collegato ad entrambe le forme, pulsava oscenamente.<br />
Il nuovo ovoide intrecciò i manipolatori mediani con il suo omologo.<br />
Le due Sheva digrignarono i denti in un mugolio indistinto.<br />
"Abbandonati. Lasciati vedere. Lasciati sentire..."<br />
Il viso di/delle Althea era/no matido/i di sudore.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
01/09/2398 - 10.30 -  D.S. 75666.95</b><br /><br />
"Scudi al 21%."<br />
La voce impassibile di Tkar scandiva un conto alla rovescia mortale.<br />
Arjan si passò nervosamente ma mano sul mento. Possibile che non ci fosse nessuna via di uscita?<br />
Come a tutti quelli che avevano frequentato l'Accademia della Flotta Stellare un nome si affacciava alla coscienza: Kobayashi Maru. Ma non erano in una comoda simulazione. Quella era la realtà.<br />
Il comunicatore trillò.<br />
=^= Capitano, qui Sheva. =^=<br />
"Mi dica, tenente."<br />
=^= Stiamo mandando dei dai grezzi al signor Queen ed al tenente Carelli. Dobbiamo emettere un fascio di muoni focalizzato alle coordinate che sono indicate. I dati vanno interpretati. Gli ovoidi hanno altri standard numerici e sistemi matematici. Spero di avere raccolto abbastanza elementi da poter operare una conversione. =^=<br />
Arjan non perse troppo tempo a riflettere. Anche affidarsi alle indicazioni di alieni sconosciuti era meglio che  lasciarsi morire sotto il fuoco implacabile di quegli esseri là fuori. Attivò il comunicatore.<br />
"Tenente Carelli. Collabori con il signor Queen per realizzare quanto chiesto dal tenente Sheva. E mi dia tutto quello che ha per gli scudi. Strizzi ogni stilla di energia. Ci compri del tempo."<br />
=^= Sì capitano =^=<br />
"Signor Queen..."<br />
"Ci sto già lavorando, capitano. Però..."<br />
"Cosa?"<br />
"Un raggio con queste caratteristiche non dovrebbe avere un particolare effetto. Forse non sto interpretando bene i dati. O ci sono problemi di comunicazione con gli alieni. Emetterlo consumerà energia sottraendola agli scudi."<br />
Arjan scosse la testa.<br />
"Con i forse non arriviamo da nessuna parte. Faccia del suo meglio. Sono sicuro che lei ed il tenente Carelli ci riuscirete. Appena pronti fate fuoco."<br />
Seguirono minuti di tensione. Mentre l'intera nave beccheggiava sotto la pioggia di colpi e la forza dei raggi traenti.<br />
"Scudi al 17%."<br />
Continuò a scandire Tkar.<br />
"Siamo pronti, Capitano."<br />
Fece Jason.<br />
"Bene. Faccia fuoco."<br />
Dal deflettore principale partì un fascio di luce giallastro che si perse nei meandri della nebulosa.<br />
Tholos tenne sotto controllo i sensori.<br />
"Nessun effetto."<br />
Jason scosse la testa.<br />
"Probabilmente, come dicevo, abbiamo interpretato male i dati..."<br />
Tholos lo interruppe.<br />
"Flusso gravitonico in formazione! Si trova vicino alle coordinate indicate."<br />
"A schermo!"<br />
Sullo schermo principale all'inizio non comparve nulla. Poi un puntino baluginò.<br />
Un piccolo vortice turchese fece timidamente capolino, per poi sbocciare in un gigantesco bocciolo di rosa cosmico.<br />
"Un tunnel spaziale, capitano!"<br />
Dissero contemporaneamente Jason e Tholos.<br />
Arjan saltò sulla sedia. Una speranza o...?<br />
"Tenete Garibaldi! Tracci una rotta. Ci porti là."<br />
Tkar interloqui.<br />
"Capitano. I raggi traenti continuano a bloccarci."<br />
Arjan prese un respiro. Era arrivato il momento delle decisioni difficili. Attivò il comunicatore.<br />
"Tenente Carelli, al mio ordine dirotti tutta l'energia ai motori ad impulso."<br />
=^= Capitano, quando intende tutta... =^=<br />
"Intendo tutta. Signor Tkar, abbassi gli scudi"<br />
Un attimo di silenzioso stupore attraversò il ponte. Persino Tkar inarcò un sopracciglio.<br />
"Abbassati, signore."<br />
Il tremore si acuì immediatamente. La nave era scossa da brividi di dolore.<br />
"Ora! Massimo impulso!"<br />
<br />
Nello spazio la nave fece avvampare i motori posteriori. Lottò per muoversi ma il gigante non riuscì ad avere ragione della nube di pulci che la attorniava. Gocce di duranio fuso si disperdevano nel vuoto come gocce di sangue.<br />
<br />
"Non ci muoviamo, signore. i raggi traenti sono troppi."<br />
Riportò Garibaldi dalla postazione del timone.<br />
"Capitano, stiamo subendo danni ingenti. Suggerisco di ripristinare gli scudi."<br />
Tkar non avrebbe avuto bisogno di dirlo. L'urlo del metallo torturato dalla tensione dei raggi traenti e dei colpi feriva le orecchie di tutti.<br />
=^= Capitano, qui Carelli. =^=<br />
"Mi dica, tenente."<br />
=^= Ho modificato dei siluri fotonici per emettere un impulso EMP ad ampio spettro. Probabilmente non servirà a nulla ma...  =^=<br />
Arjan si rivolse all'ufficiale tattico.<br />
"Signor Tkar, ha sentito? faccia fuoco."<br />
"Sì, signore."<br />
Sullo schermo principale fu visibile per un secondo la luce del motore del siluro. Ci fu un piccolo lampo. Ben poco era stato emesso nello spettro visibile. Ma una sfera di puntini smise di emettere i suoi raggi.<br />
Arjan si concesse un attimo di giubilo. Ma fu breve. I puntini si riebbero subito e ricominciarono la loro opera.<br />
"Confermo l'effetto capitano, nessun danno ma gli oggetti sono stati disabilitati per 3.2 secondi."<br />
"Tenente Carelli. modifichi quanti più siluri può. Tkar, salva di siluri fotonici. massima dispersione. schema Omega 5."<br />
<br />
La nave era sempre circondata. Ma ora era anche immersa in un carnevale di fuochi artificiali. Dove le luci si accendevano i puntini interrompevano il loro attacco. I raggi azzurrini si fermavano. Ma per riprendere subito dopo.<br />
L'attacco continuava, ma la grande nave iniziò ad arrancare. Metro dopo metro iniziava a prendere velocità.<br />
<br />
La voce di Garibaldi era piena di entusiasmo.<br />
"Ci muoviamo, capitano!"<br />
Tkar, federe al suo ruolo, smorzò gli animi.<br />
"Molto lentamente. L'attacco continua. La corazza dello scafo non reggerà a lungo. Secondo le mie previsioni non ce la faremo."<br />
Arjan stringeva il bracciolo della poltrona di comando con forza.<br />
"Ce la faremo. Questa nave ne ha viste troppe, per finire così."<br />
Tkar aprì la bocca come per obiettare. Poi, pensandoci meglio, la richiuse.<br />
Arjan avrebbe voluto essere sicuro come fingeva di essere.<br />
Uno scossone più forte degli altri investì la nave.<br />
"Breccia nello scafo, capitano. Ponte 11."<br />
"La sigilli con un campo di forza, presto!"<br />
"Fatto, capitano. Ma tre oggetti sono penetrati."<br />
Arjan gemette. Il ponte 11. La sala macchine ed il magazzino 2, dove si trovavano gli ovoidi.<br />
"Capitano, l'attacco è terminato. Continuano con i raggi traenti ma non ci colpiscono più."<br />
* Che non vogliano rischiare di colpire i propri compagni? Un comportamento sociale. Non sono droni, sono vivi. *<br />
Arjan aprì il comunicatore.<br />
"Tenente Calvi. Qui Kenar. Siamo stati abbordati. Ponte 11. Tre obiettivi. Prenda tutti gli uomini che può. Non devono, ripeto, non devono arrivare alla sala macchine. Mi ha capito?"<br />
La risposta del capo della sicurezza era carico di determinazione.<br />
=^= Non ci arriveranno, capitano. =^=<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Ponte 11<br />
01/09/2398 - 10.47 -  D.S. 75666.98</b><br /><br />
"Alfa 1 a squadra beta. Situazione."<br />
Disse Anna al comunicatore<br />
=^= Beta 1 ad Alfa 1. Obiettivo in arrivo. Contato in 10 secondi. =^=<br />
=^= Qui Gamma 1. Anche noi stiamo per ingaggiare. Se finiamo presto vi veniamo a dare manforte. =^=<br />
Quello era Chrell. Buon elemento ma talvolta troppo ottimista. Lei non lo era altrettanto. Se gli avversari erano in grado di sfasarsi era possibile che le loro armi non sortissero effetto.<br />
"Tenete il canale pulito. Niente commenti non necessari. Ricordate che dobbiamo soprattutto rallentarli."<br />
=^= Beta 1, contatto! Apriamo il fuoco. =^=<br />
Dal comunicatore si udiva il sibilo sommesso dei phaser. Poi di qualcos'altro. Più potente.<br />
=^= Qui Beta 1l l'obiettivo non si sfasa. Ma è protetto da scudi. Non riusciamo a penetrarli. Ripeto non... =^=<br />
Poi più nulla.<br />
"Beta 1! Beta 1! Terk! Mi risponda!"<br />
Ma il canale rimase muto.<br />
"Gamma 1. Rapporto."<br />
Nulla.<br />
Anna strinse i denti. La squadra Alfa che guidava si trovava a due corridoi dalla sala macchine. Erano l'ultima linea di difesa. Se cadevano loro...<br />
Si rivolse i cinque componenti della sicurezza che guidava.<br />
"Concentriamo il fuoco in un punto. Non ho idea del perché ma sembra che all'interno della nave non fasino. È possibile che riusciamo a sovraccaricare un emettitore di scudi e passare."<br />
Gli altri annuirono alzando i fucili phaser. Tutti settati alla massima potenza.<br />
Si rannicchiarono tutto dietro due deflettori portatili posti di traverso nel corridoio.<br />
"Pronti."<br />
Si udì un ronzio. Veniva dal fondo del corridoio.<br />
L'ovoide cromato comparve fluttuando da dietro l'angolo. Il suo campo di forza interagiva con pareti e soffitto in una ridda di scintille e fiammelle.<br />
I manipolatori mediani si torcevano intorno.<br />
"Fuoco!"<br />
Sei raggi raggiunsero l'ovoide. Concentrati al centro.<br />
L'essere fluttuante non diede segno di notarlo. Aprì il fuoco.<br />
Il deflettore inizio ad arrossarsi paurosamente. Poi con un schiocco cedette.<br />
Le tre giacche rosse dietro di esso non ebbero nemmeno il tempo di gridare, falciati via dal raggio dell'ovoide.<br />
L'ovoide cambiò bersaglio.<br />
Anche il secondo deflettore inizio a rosseggiare.<br />
"Ripiegare!"<br />
Anna e gli altri due superstiti corsero verso l'angolo del corridoio. Ma prima che ci arrivassero il deflettore si esaurì.<br />
L'uomo che le correva accanto fu raggiunto da un raggio mortale. Jenkins. Un brav'uomo proveniente delle colonie di Marte. Amava l'opera e le barzellette sporche.<br />
Ma Anna non aveva tempo per il cordoglio.<br />
Dietro l'angolo c'era la sorpresa che aveva chiesto di preparare ai tecnici di Droxine. Se avessero finito di prepararla.<br />
Arrivò di gran carriera all'apparecchiatura posta in mezzo al corridoio. Era un cannone phaser smontato da una navetta.<br />
Grossi cavi energetici scomparivano direttamente nella porta aperta della sala macchine, lì accanto.<br />
"È pronto? "<br />
Si rivolse al tecnico che armeggiava assieme ad altri due.<br />
"Sì, tenente. Collegato e pronto a sparare. Ma è sicura di volerlo usare qua dentro? Quell'affare può bucare tutte le pareti fino ad arrivare allo scafo."<br />
"Lo spero proprio. Si ritiri con i suoi uomini. Evacuate la sala macchine. Sta arrivando. Dov'è il tenente Carelli?"<br />
"Non c'è. Ha detto che voleva provare qualcosa."<br />
"Bene. Ora muovetevi. Fuori di qui."<br />
I tecnici si affrettarono ad obbedire.<br />
Anna ed i suoi uomini si prepararono dietro altri due deflettori.<br />
L'ovoide non si fece attendere. Appena girò l'angolo entrambi i deflettori si tinsero di rosso.<br />
Anna attivò il cannone.<br />
L'ovoide fu colpito da un raggio energetico incommensurabilmente più potente di quello dei fucili phaser. Si fermò ed iniziò a tremare. Le pareti tutto intorno ad esso iniziarono a bollire e fondere.<br />
* Ah questo lo senti eh? *<br />
Ma l'ovoide non arrestò l'attacco. I deflettori erano in fiamme. Non avrebbero resistito a lungo.<br />
* Vediamo che è più duro. *<br />
Furono i deflettori a cedere per primi. I due uomini sella sicurezza furono investiti. Adams e Ciccone.<br />
Ma anche lo scudo dell'ovoide si infranse. La superficie cromata si fece rossa, poi gialla e poi calor bianco. Ed il raggio penetrò.<br />
L'ovoide crollò a terra.<br />
Anna emise un verso di giubilo.<br />
"Sì!"<br />
Si abbandonò sul fianco del cannone, per riprendere il fiato.<br />
Abbassare la guardia le fu quasi fatale. Aveva ancora nelle orecchie il rumore dei phaser e non aveva fatto caso ad un altro ronzio di sottofondo.<br />
Un altro ovoide girò l'angolo. Un raggio mortale la sfiorò.<br />
Anna si abbassò ed attivò immediatamente il cannone. L'ovoide iniziò ad avvampare.<br />
Ma Anna non aveva più i deflettori.<br />
I successivo colpo fu per il cannone che esplose sbalzandola. Colpì malamente la parete. Udì distintamente il crack delle costole che si rompevano. La parte sinistra del corpo fu ustionata malamente.<br />
Rimbalzò a terra. Con le orecchie che ronzavano lottò per rimettersi in piedi. Vide accanto a se un fucile laser. Lo prese e si girò verso il suo avversario. Non riuscì a fare fuoco. Un colpo di manipolatore glielo fece volare di mano.<br />
Un colpo di disgregatore la raggiunse. Al fianco. Una altro alla gamba. Gridò e gridò.<br />
In una strana freddezza che le preannunciava la fine fu colta da un pensiero.<br />
* Raggi a bassa potenza. Non mi vuole uccidere. Mi vuole fare soffrire. Solo per torturarmi...? No. Si vuole vendicare. Ho ucciso il suo compagno. *<br />
Poi un manipolatore la prese per il collo e la sollevò. Non aveva più la forza di fare resistenza. Rimase con le membra che ciondolavano mollemente. Un altro manipolatore le si parò davanti. La bocca del disgregatore si aprì. Lentamente.<br />
* Vuole farmi paura. Farmi capire che questa sarà l'ultima cosa che vedrò. *<br />
Anna non riusciva a respirare bene. La vista le si offuscò. Almeno non sarebbe durata ancora a lungo...<br />
Non sentì il rumore di qualcosa che ticchettava ai suoi piedi.<br />
Cadde a terra. Come pure l'ovoide, che impattò al suolo con fragore.<br />
"Anna! Colpiscilo presto!"<br />
* Chi...? La voce era familiare. Droxine?  *<br />
Aprì gli occhi.<br />
Sì era Droxine. Era accanto a lei e stava colpendo l'ovoide a terra con un fucile phaser.<br />
Anna vide un altro fucile vicino a sé. Senza perdere tempo a rialzarsi lo prese con la mano sinistra. Il braccio destro era inservibile. Puntò e fece fuoco. I due raggi combinati stavano fondendo la corazza cromata. Poi l'ovoide iniziò a risollevarsi. Piccole scintille iniziarono a pervadere gli emettitori degli scudi. Poi qualcosa all'interno esplose e l'oggetto ricadde al suolo.<br />
"Anna, come stai? Hai un aspetto terribile. Ti porto subito in infermeria."<br />
Anna guardò il viso del capo ingegnere inebetita.<br />
"Come... come..."<br />
Droxine fece un sorrisone. Facendo cenno ad un paio di scatolette dall'aspetto molto grezzo che aveva appese alla cintura.<br />
"Una piccola bombetta EMP. Ho pensato 'se funziona con i siluri perché non riprodurlo in scala?'. Però li disabilita solo per pochi secondi. Ma è bastato, a quanto pare."<br />
Ridacchiò.<br />
"Così imparano a minacciare la mia sala macchine! Tecnologia improvvisata uno, tecnologia ultra avanzata zer... AARGH "<br />
Anna vide con orrore Droxine accasciarsi dopo essere stata raggiunta da un raggio mortale che aveva attraversato almeno due paratie.<br />
Il terzo invasore girò l'angolo.<br />
Quattro manipolatori la presero di mira.<br />
In qualche modo rotolò dietro la massa scomposta del cannone phaser.<br />
Droxine era accanto a lei. Non si muoveva. Alla cintura aveva ancora due scatolette. Le bombe EMP.<br />
Le staccò dalla cintura. Era difficile usando solo la sinistra. Non era difficile capire come armarle. C'era solo una sicura. Premette la levetta di entrambe le bombe e le lanciò alla cieca oltre il cannone. Sentì la vibrazione dell'impatto sul pavimento dell'ovoide.<br />
Poi prese il fucile phaser e rotolò oltre la protezione offerta dal cannone.<br />
Sparò pregando su ogni joule di potenza emessa.<br />
La superficie dello sferoide iniziò a fondere. Non abbastanza in fretta.<br />
L'ovoide si risollevò. Gli scudi si ristabilirono. Il raggio del phaser si infrangeva di nuovo inoffensivo su di essi. Il campo fluttuava in modo irregolare e mandava scariche anomale. Ma era sufficiente. I manipolatori facevano fatica a sollevarsi. Tremavano. Ma si stavano girando verso di lei.<br />
Anna smise di sparare.<br />
Con i denti strappò la copertura del caricatore del fucile phaser. Con le dita tremanti cercò i contatti giusti per mandare in override le celle energetiche.<br />
Un ronzio iniziò a venire del fucile. La nota era sempre più acuta. Si innalzava fino al limite dell'udibile.<br />
Lo lanciò con tutte le forse rimastele sotto l'ovoide.<br />
L'esplosione fu tale da far sfondare all'invasore il soffitto.<br />
Poi ricadde. Pesantemente.<br />
Anna rimase qualche secondo ferma a guardare. Incapace anche solo di pensare.<br />
Poi si riscosse.<br />
"Droxine?"<br />
Tornò verso la donna. Dovette strisciare per farlo.<br />
Il corpo del capo ingegnere era orribilmente devastato dal colpo ad energia.<br />
Un basso rantolo veniva dalla sua gola. Faceva piccoli respiri affrettati.<br />
"Dro..."<br />
Non andava bene. Per nulla.<br />
Colpì il comunicatore appuntato sul petto.<br />
"Teletrasporto di emergenza in infermeria... "<br />
Disse con un filo di voce roca.<br />
Nulla. Toccò di nuovo la piccola spilla. Più volte.<br />
Poi realizzò. L'impulso EMP. Aveva fritto anche i comunicatori.<br />
Si guardò interno. La sala macchine era stata evacuata. Le strisce attive sulle pareti sventrate.<br />
Era sola.<br />
E Droxine stava morendo.<br />
Lacrime le solcarono gli occhi. Le spalle tremarono per i singhiozzi.<br />
Poi strinse la mano a pugno. L'unica buona.<br />
* No. Non così. *<br />
Si costrinse a mettersi in ginocchio. Dolorosamente.<br />
Afferrò il capo ingegnere per il colletto. E strisciò.<br />
Si concentrò in una litania infinita.<br />
* Un passo. Tira. Un passo. Tira... *<br />
Il mondo oscillava paurosamente attorno a lei.<br />
Si perse nel mantra.<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Magazzino di carico 2<br />
01/09/2398, 10.56 -  D.S. 75667.00</b><br /><br />
Anena guardava rapito la scena davanti a lui.<br />
Le due Althea  continuavano a fronteggiarsi. Occhi negli occhi. Mani intrecciate.<br />
Dall'altra parte del campo di forza c'era una scena speculare. Con due ovoidi con i tentacoli intrecciati.<br />
Non poteva negare che oltre la peculiarità, c'era un che di artistico. Quasi fosse un'installazione un una mostra d'arte.<br />
Guastavano il tutto le spaventose vibrazioni e cigolii che lo circondavano. Sembrava che la nave venisse ritorta come una caramella.<br />
Poi notò una nota di rosso in Althea. Quella vera.<br />
Una linea di sangue le scendeva dal naso.<br />
Si avvicinò.<br />
"Tenente... mi sente?"<br />
"Sì..."<br />
risposero perfettamente all'unisono.<br />
Il tono era sognante come pure il volto di entrambe. Eppure c'era un'ombra di disagio, di dolore.<br />
"Forse sarebbe il caso di interrompere..."<br />
"Non ci riusciamo..."<br />
"Davvero? Perché? Ve lo stanno impedendo gli altri?"<br />
Anena scoccò un'occhiata agli ovoidi oltre il campo di forza.<br />
"No... non sappiamo come fare..."<br />
Anena aggrottò le sopracciglia.<br />
Forse era qualcosa di simile ad una fusione mentale vulcaniana. Ma cosa poteva fare? Forse un vulcaniano avrebbe potuto...<br />
Le porte del magazzino si aprirono.<br />
La scena che gli si parò davanti gli ghiacciò la schiena.<br />
Il tenente Calvi stava trascinando carponi un'altra figura.<br />
Le condizioni in cui versava era oltre ogni descrizione.<br />
"Aiuto... Droxine... non respira più... "<br />
Althea si girò di scatto, al contrario della sia omologa. I suoi occhi si focalizzarono sulla scena.<br />
"Anna! Droxine!"<br />
Districò le mani da quelle della sua copia per correre verso le due donne martoriate.<br />
La sua copia lanciò un grido.<br />
"NO! Non rompere il contatto!"<br />
Ma era troppo tardi. In un attimo la figura perse forma e tornò ad essere una poltiglia tremolante. La stessa cosa avvenne oltre il campo di forza. L'ovoide collegato fu colto da spasmi. Poi su rilassò ruotando lentamente su se stesso. Tentacoli mediani sollevati dalla forza centrifuga.<br />
Althea corse al capezzale delle due donne.<br />
"Da quanto tempo non respira?"<br />
Anna aveva gli occhi socchiusi.<br />
"Io... non lo so... io..."<br />
Si accasciò, priva di conoscenza.<br />
Accanto a lei Anena posò il kit di pronto soccorso e lo aprì.<br />
Althea ne prese un tricorder medico.<br />
Sì le condizioni di Droxine erano critiche. Sì non respirava ed il cuore era fermo. I danni erano devastanti.<br />
Anna non stava molto meglio. Ma era viva. Si concentrò sul paziente più grave. Non c'era un attimo da perdere.<br />
"Consigliere mi assista."<br />
"Sono a sua disposizione."<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia. <br />
01/09/2398,10.59 -  D.S. 75667.01</b><br /><br />
Arjan faceva del suo meglio per mostrarsi tranquillo e sicuro di sé di fronte all'equipaggio.<br />
Ma non era facile.<br />
Pochi minuti prima le firme energetiche degli invasori erano scomparse. Immediatamente era ripresa la pioggia di raggi disgreganti. Evidente mente avevano vinto. Ma allora perché non aveva più avuto notizie dal tenente Calvi?<br />
Anche Carelli era scomparsa. Nessuno sapeva dove si trovava.<br />
Lo scafo della nave era ormai un colabrodo. Brecce, decompressioni esplosive. Tutto spietatamente scandito da Tkar. Nessun ovoide aveva più cercato di entrare. Ma per quanto? E quante vittime c'erano state a causa delle sue scelte? Forse c'era un modo per comunicare. Solo che lui non lo aveva trovato.<br />
Il comunicatore trillò.<br />
=^= Capitano. Qui Lawtoein. Le devo dare un ultimo messaggio da parte del tenente Sheva. =^=<br />
"Come? Dove è il tenente? E perché non può darmelo di persona?"<br />
=^= Il tenente si sta occupando di Carelli e Calvi. =^=<br />
"Sono là? Come stanno?"<br />
=^= In condizioni critiche. Ma vivranno. Il tenente è riuscita a resuscitarla, capitano. Non uso il termine a caso. Credo di aver assistito ad un miracolo. L'ultimo di una serie oggi... =^=<br />
"Consigliere! Mi dica cosa è successo!"<br />
=^= Capitano, le farò un rapporto dettagliato. Più tardi. Ora non ha bisogno di saperlo, mi creda. Per ora ha bisogno solo di ricevere il messaggio di Althea. =^=<br />
Arjan aprì la bocca per obiettare. Ci pensò meglio. Quando Anena usava quel tono era meglio ascoltarlo.<br />
"Mi dica."<br />
=^= Quando entreremo nel portale faccia tramettere un messaggio. Va bene qualsiasi frequenza o codifica. Il messaggio è questo. =^=<br />
Anena iniziò a modulare un motivetto a bocca chiusa. Uno schema semplice. Aveva un ché di infantile. Come una ninna nanna.<br />
"Dobbiamo tramettere un motivetto?"<br />
=^= Sì signore, esattamente. E mi creda, sarà la cosa meno strana che farà oggi. Lawtoein, chiudo. =^=<br />
Arjan sospirò. Poi si rivolse a Tholos.<br />
"Ha sentito tenente?"<br />
"Registrato e pronto a trasmettere, capitano."<br />
Ormai c'erano quasi. La nube vorticante era quasi su di loro.<br />
* Abbiamo vinto? Sempre non sia una vittoria di Pirro. *<br />
<br />
La USS Seatiger si tuffò nel vortice.<br />
Lo sciame di calabroni che la tartassavano si agitarono sulla sua coda. Ma non la seguirono.<br />
<br />
Tutti sulla plancia osservarono lo schermo.<br />
Era completamente bianco.<br />
"Si è guastato?"<br />
Fece Finn.<br />
Arjan scosse la testa.<br />
"Signor Tholos. Ha trasmesso il messaggio?"<br />
"Sì signore. Non vedo effetti. Sembra che siamo in una sorta di spazio in cui è presente una radiazione diffusa. Sembra di dimensioni limitate ma non riesco a stabilire confini."<br />
"Continui a tramettere."<br />
"Certamente. Capitano! Ho un contatto sui sensori. Strutture. Molte. Prima non c'erano. Sono comparse da nulla."<br />
"Sullo schermo."<br />
Nel visore principale comparvero delle strutture lontano. Del tutto artificiali all'apparenza. Avevano un aspetto irregolare e caotico. Bracci e rami metallici si protendevano in tutte le direzioni. Come costruite da esseri evoluti fuori da un pozzo gravitazionale.<br />
"Oggetti in avvicinamento, capitano."<br />
"Riesce ad identificarli, signor Tkar?"<br />
"Sì signore. Sono in in tutto e per tutto simili agli oggetti che ci hanno attaccato."<br />
Finn gemette.<br />
"Dalla padella alla brace..."<br />
Arjan aveva avuto lo stesso pensiero.<br />
"Su gli scudi. Pronti con una salva di siluri fotonici."<br />
Tholos lo fermò.<br />
"Capitano, aspetti! Sto ricevendo una comunicazione..."<br />
Tholos sgranò gli occhi, fissi sui dati che vedeva scorrere sulla console.<br />
"È incredibile... stiamo ricevendo su tutte le frequenze, codifiche e mezzi di comunicazione quettabyte di informazioni.<br />
Ma è sempre lo stesso messaggio. Ripetuto in un numero incalcolabile di lingue, comprese quelle del nostro universo! C'è vulcaniano, inglese, latino, khuzdul. Sembrano tutte le lingue esistenti e che siano mai esistite."<br />
"Signor Tholos. Ci dica quale è il messaggio."<br />
Tholos si riebbe.<br />
"Ve lo posso far sentire."<br />
Nella plancia si diffuse una voce dal tono regolare ed impostato.<br />
=^= Benvenuti. Siete al sicuro qui. =^=<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Comandante Droxine Carelli<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Comandante Droxine Carelli</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Thu, 12 Dec 2024 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>11-01 Excusatio non petita</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=212&amp;viewlog=1</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
01/09/2398 - 09.40 -  D.S. 75666.86</b><br /><br />
<br />
"Affascinanti questi 'calamari' psicadelici ..." commentò divertito il Comandante Finn seduto sul bordo della poltrona di comando e proteso verso lo schermo di bordo. Tutto intorno a lui gli altri ufficiali in servizio guardavano con apprensione e curiosità la sequenza di immagini, tanto surreali quanto affascinanti, che - raccolte dalle bodycam integrate nel casco delle tute di Attività Extra-Veicolare e dal drone che li seguiva a distanza - venivano proiettate sul monitor principale della Seatiger.<br />
<br />
Oltre alle immagini, il computer di bordo trasmetteva in sovraimpressione anche i dati biometrici di ciascun componente dell'away-team - opportunamente monitorati anche dall'infermeria di bordo - e i dati scientifici che via via venivano raccolti ed elaborati dal computer di bordo.<br />
<br />
"Computer, mostra le caratteristiche di questa specie." Ordinò Finn.<br />
<br />
L'infografica con l'immagine animata di uno degli alieni venne portata in evidenza su metà dello schermo. Una serie di informazioni, che descrivevano la specie aliena con cui stavano avendo un primo contatto, apparvero man mano a corredo dell'animazione mostrata dal computer di bordo:<br />
<LIST><br />
<*>Adattamento alla microgravità: la specie aliena è perfettamente adattata a vivere in condizioni di microgravità.</*><br />
<*>Tentacoli prensili: I loro tentacoli non solo li aiutano a muoversi, ma fungono anche da interfaccia con l'ambiente e la tecnologia. Questi tentacoli sono dotati di minuscoli sensori che permettono loro di manipolare l'ambiente con grande precisione.</*><br />
<*>Pelle sensoriale: La loro pelle è ricoperta da miliardi di fotorecettori, permettendo loro di percepire la luce e le ombre in modo diffuso, come un occhio composto gigante. Questo li aiuta a navigare e interagire con il loro ambiente.</*><br />
<*>Assorbimento cutaneo: La specie aliena assorbe le sostanze nutritive necessarie attraverso la pelle, eliminando la necessità di aperture per gli organi di senso come bocca o naso. Questo li rende particolarmente adatti a un ambiente chiuso e sterile.</*><br />
<*>Percezione delle vibrazioni: Possono percepire il mondo circostante attraverso le vibrazioni e le variazioni di pressione, permettendo loro di rilevare cambiamenti nell'ambiente e comunicare tra loro.</*><br />
<*>Comunicazione attraverso luci e vibrazioni: La specie aliena comunica tramite una complessa danza di luci e vibrazioni emessa dai loro tentacoli. Ogni movimento e sfumatura di colore ha un significato profondo, permettendo loro di trasmettere informazioni in modo efficace.</*><br />
</LIST><br />
Sotto all'animazione continuavano a scorrere le immagini del Capitano Arjian Kenar, del Tenente Comandante Carelli, del Tenente Calvi e del Tenente Sheva di fronte agli alieni iridescenti, che continuavano a muovere i loro tentacoli in una danza ipnotica di luci e ombre.<br />
<br />
=^= Capitano, dobbiamo trovare un modo per comunicare con loro,=^=  lo esortò Sheva. La sua voce era tremante, ma dai suoi occhi profondi traspariva determinazione =^= Se davvero siamo tutti in pericolo, dobbiamo capire da cosa e come possiamo aiutarli. =^=<br />
<br />
Arjian annuì. =^= D'accordo, dottoressa. Tenente Queen, ci sono progressi nella decodifica della loro trasmissione?=^=<br />
<br />
Queen scosse la testa dalla sua postazione scientifica in Plancia. "Non ancora, Capitano. Le interferenze elettromagnetiche della nebulosa stanno rendendo difficile l'analisi. Tuttavia, sto cercando di isolare un pattern ricorrente che potrebbe essere la chiave per comprendere il loro linguaggio."<br />
<br />
=^= Molto bene, Queen. Ci faccia sapere appena scopre qualcosa di utile. =^=<br />
<br />
<br /><b>Nave aliena sconosciuta - Zona imprecisata<br />
Contemporaneamente</b><br /><br />
<br />
Nel frattempo, uno degli alieni si avvicinò lentamente a Sheva, con i tentacoli che si muovevano con grazia. La dottoressa sentì un altro formicolio elettrico quando uno di quei tentacoli toccò delicatamente il suo braccio. Questa volta, però, il contatto sembrò più lungo e intenzionale.<br />
<br />
Kenar fece come per avvicinarsi per tirare a sé la dottoressa, ma lei gli fece cenno di non intervenire.<br />
<br />
"Capitano, è tutto sotto controllo ... credo che stiano cercando di stabilire un contatto più profondo," disse Sheva, cercando di interpretare le sensazioni che le arrivavano attraverso il tentacolo. "Sento... immagini, emozioni. È come se stessero cercando di mostrarci qualcosa."<br />
<br />
Il Capitano si avvicinò lentamente, osservando attentamente l'interazione. "Cosa vede, dottoressa?"<br />
<br />
Sheva chiuse gli occhi, concentrandosi sulle immagini che le venivano trasmesse.<br />
<br />
"Vedo... una grande ombra, qualcosa di enorme che si avvicina. Gli alieni sono spaventati, cercano di fuggire. Credo che sia una minaccia esterna, qualcosa che li sta inseguendo e che vuole distruggerli..."<br />
<br />
Il Capitano si rivolse alla plancia della Seatiger. "Dobbiamo prepararci al peggio. Finn tenetevi pronti a riportarci a bordo in caso di pericolo."<br />
<br />
=^= Qui Finn. Certamente Capitano. Al suo segnale ...=^=<br />
<br />
"Intanto attivate gli scudi della nave e preparate le armi."<br />
<br />
Mentre la plancia della Seatiger iniziava a prepararsi per affrontare la minaccia, l'alieno che aveva stabilito un nuovo contatto con Sheva ritirò lentamente i suoi tentacoli dalla Betazoide, muovendosi come in un'ultima danza di luci. La dottoressa aprì gli occhi, il volto pallido apparve preoccupato, ma ancora una volta determinato.<br />
<br />
"Capitano, dobbiamo collaborare con loro. Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo unire le nostre forze."<br />
<br />
"D'accordo, dottoressa."  E rivolgendosi nuovamente alla Plancia della Seatiger, ordinò "Lawtoein e Anari, raggiungeteci qui sul vascello alieno: dobbiamo fare tutto il possibile per stabilire una comunicazione efficace con questa specie e prepararci a difenderci. Dobbiamo capire che minaccia si sta avvicinando a noi, la sopravvivenza di entrambi dipende da questo."<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger, Plancia<br />
Contemporaneamente</b><br /><br />
Il Consigliere Lawtoein e il Tenente Comandante Anari si alzarono dalle loro postazioni e si avviarono a passo spedito verso il turboascensore mentre due ufficiali di servizio prendevano prontamente il loro posto.<br />
<br />
"Tholos," Esordì Finn all'indirizzo dell'ufficiale alle Operazioni "Appizziamo le antenne..."<br />
<br />
L'ufficiale si girò verso il Primo Ufficiale facendo roteare leggermente anche le sue antenne verso di lui e sbuffò.<br />
<br />
Nonostante la situazione di pericolo, gli ufficiali in plancia non poterono fare a meno di sorridere all'ennesima gaffe di Finn.<br />
<br />
"Che c'è da sorridere?! E' un modo di dire terrestre nato molto prima che vedessimo un Andoriano." Cercò di tagliar corto Dewey "Tholos, dia massima energia ai sensori a corto, a medio e a lungo raggio: dobbiamo riuscire a 'fiutare' il pericolo prima che si presenti. E si tenga pronto: al mio ordine li riporti tutti indietro da quella nave di 'calamari' colorati."<br />
<br />
E attivando l'interfono dalla poltrona di comando, si rivolse all'equipaggio.<br />
<br />
"A tutto l'equipaggio. Sembra che una minaccia esterna si stia avvicinando alla nostra posizione. Forse una nave nemica appartenente a una razza ostile, come le Galeteane o un'altra specie con tecnologie avanzate. Magari un'entità cosmica, una creatura spaziale di dimensioni enormi, come un essere fatto di energia o materia oscura, che si nutre di energia o distrugge tutto ciò che incontra. Oppure un fenomeno naturale, come un buco nero, una tempesta di radiazioni o un'onda di energia. Non escluderei un'intelligenza artificiale avanzata che ha preso il controllo di una nave o di una stazione spaziale e che vuole farci fuori. Insomma, preparatevi perché si prevedono 'uccelletti fernet per diabetici'! Finn, chiude."<br />
<br />
Tutti a bordo erano più o meno abituati alle stranezze del Primo Ufficiale, ma lui riusciva sempre a stupirli leggermente di più ogni volta.<br />
<br />
"Meglio prepararli al peggio..." Si affrettò a giustificarsi Finn dopo aver visto più di un ufficiale scuotere la testa, poi dopo una breve pausa aggiunse "Oppure il problema è che non avete mai sentito dire: "sono uccelletti fernet per diabetici'?!"<br />
<br />
Queen fece per rispondere, ma Dewey lo bloccò prima.<br />
<br />
"Non me lo dica, su Vulcano non sapete neanche cosa siano i modi di dire ... vabbè, io ci rinuncio... Siete così tristi! Computer, allarme giallo!"<br />
<br />
La plancia si riempì immediatamente di luci gialle pulsanti e un suono di allarme avvolse l'ambiente. Gli ufficiali si prepararono rapidamente, consapevoli che, nonostante l'apparente leggerezza di Finn, la situazione poteva diventare critica in qualsiasi momento.<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Capitano Arjian Kenar Geran<br /><br />]]></description>
            <author>Capitano Arjian Kenar Geran</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Sun, 17 Nov 2024 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>11-00 Primo Contatto</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=212&amp;viewlog=0</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br />
<br /><b>USS Seatiger - Sala tattica<br />
18/07/2398, ore 15:27 - D.S. 75544.23</b><br /><br />
Erano passate alcune settimane da quando la USS Seatiger si era lasciata alle spalle Kegan Voi e le conseguenze emotive della scoperta di essere un po' meno soli in questo strano universo. I primi giorni erano stati sicuramente i più duri: l'equipaggio temeva che Treena potesse tramutarsi in qualsiasi momento e la paura che riuscisse ad aggirare i controlli aveva paralizzato alcuni membri dell'equipaggio. Poi il tempo era passato e ciò che ne era rimasta era solo una profonda delusione. <br />
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La mutaforma aveva rispettato la sua parte dell'accordo, riversando addosso alla sezione scientifica un fiume di informazioni tanto millantate, ma si trattava di dati puramente teorici. <br />
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I tre mutaforma avevano avuto molti anni per capire come fossero giunti in quell'universo, ma questa conoscenza non li aveva avvicinati poi molto a trovare una soluzione per tornare a casa. Avevano analizzato a più riprese i dati raccolti dalle loro navi, nella speranza di trovare un indizio per tornare alla propria realtà. Tuttavia, una volta giunti sul pianeta, si trovarono privi degli strumenti scientifici necessari per proseguire le loro ricerche spaziali.<br />
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Il Capitano stava tamburellando nervosamente con le dita sul lungo tavolo presente nella sala tattica, la sua voce era cupa quando prese la parola: "La domanda più importante che dobbiamo assolutamente capire è il modo in cui la flotta del Dominio è giunta qui! Sono stati attaccati all'interno del tunnel? Ma chi poteva voler intervenire al fine di salvare la Federazione con una simile tecnologia?"<br />
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Finn fece una smorfia scettica e osservò lo scienziato con aria perplessa: "Ma, piuttosto, non dovremmo concentrarci su come tornare a casa?"<br />
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"È per questo che è tanto importante capire cosa è successo ai mutaforma!" Arjian si prese il tempo di spiegare la questione a Finn: "Sappiamo di essere stati attirati in questo universo da un'onda di spostamento planare, una sorta di tunnel spazio-temporale stabilizzato nel breve periodo. Non è stato un caso, Finn. Furono le Galeteane a cercare di catturarci ma, grazie alle contromisure del Capitano Khayr, il nostro destino è stato alterato. Il tunnel spaziale artificiale è stato dirottato, portandoci qui"<br />
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"Ma questo lo so già!" <br />
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"Temo che non abbia compreso la questione" il Comandante TKar intervenne, la voce grave e profonda non lasciava trasparire emozioni. Fissando intensamente Finn, aggiunse: "Le possibilità di ricreare esattamente la situazione che ha spinto la Seatiger in questo universo e di sfruttarla per tornare a casa sono infinitesimali. Stiamo parlando di una probabilità che rasenta lo zero. Dobbiamo considerare altre opzioni"<br />
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"Vuole dire che non abbiamo nemmeno una possibilità di tornare a casa!?" Dewey batté una mano sulla lunga tavola centrale "Andiamo, non vorremo arrenderci ora, giusto?!"<br />
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"No, signore, ma temo che la realtà sia decisamente più complessa di come può apparire" il tenente Queen attese un cenno da parte del collega tattico prima di prendere la parola "Se dovessimo tentare di tornare a casa nello stesso modo in cui siamo giunti qui dovremmo prima trovare due navi dotate di una tecnologia molto diversa dalla nostra. La probabilità di riprodurre le condizioni esatte per un nuovo salto dimensionale è paragonabile a trovare un singolo atomo in un universo infinito. Ma, anche se dovessimo riuscirci, non vi è alcuna garanzia che verremmo riportati nella nostra realtà originaria"<br />
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"Non abbiamo bisogno di due navi. Una sola, ben equipaggiata, potrebbe riportarci a casa in modo diretto e preciso, sfruttando forse la nostra impronta quantica come guida"<br />
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Zoe lanciò l'idea nell'aria, ma il tenente Calvi la accolse con un sospiro: "Un'ipotesi affascinante, ma quanto è probabile che un'altra specie abbia sviluppato una tecnologia simile? Direi che non siano così tante o avremmo avuto modo di conoscere molti altri popoli provenienti da diversi universi!"<br />
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"Il multiverso è un labirinto senza fine e noi siamo solo dei granelli di polvere sospesi nel suo vortice"<br />
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Le parole del consigliere, il guardiamarina Anena Lawtoein, gettarono un'ombra sulla riunione. La delusione degli ufficiali era palpabile. Il Capitano sapeva che doveva agire in fretta per riportare la concentrazione a bordo.<br />
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"Dimenticate come siamo arrivati qui" ordinò Arjian con voce ferma "La vera domanda è come ha fatto la flotta del Dominio ad arrivare qui? Non ha senso che le Galeteane o altre razze ostili abbiano attaccato una flotta diretta verso lo spazio federale"<br />
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"Chiunque voglia dominare attacca le flotte nemiche!" Dewey osservò il superiore, soddisfatto dal cambio di discorso "Non escluderei così rapidamente un intervento delle Galeteane. Del resto sappiamo che riescono a spostarsi nello spazio e nel tempo!" <br />
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"Questo perché lei sta pensando nel breve periodo. Un'analisi logica delle probabilità indica che l'arrivo della flotta del Dominio nel quadrante Alfa avrebbe invertito le sorti del conflitto con una probabilità del 69,43%. Tuttavia, le conseguenze a lungo termine di tale evento, trascurando i fattori emotivi irrilevanti, avrebbero portato a una destabilizzazione politica su vasta scala, creando le condizioni ideali per l'ascesa delle Galatiane. In sostanza, quella flotta avrebbe agito come un catalizzatore, accelerando la loro conquista della galassia" Tkar enunciò con una voce piatta "Tuttavia, considerando le capacità dei Profeti di manipolare il tempo e lo spazio, ritengo altamente probabile che siano stati loro a causare la scomparsa della flotta. Una stima, pur soggettiva, potrebbe avvicinarsi al 75,03%. In alternativa, si potrebbe ipotizzare una temporanea modifica strutturale del tunnel, forse indotta da una forza esterna sconosciuta, che ha provocato uno spostamento della sua uscita in questo universo. Tale evento, unico nel suo genere, non avrebbe lasciato tracce significative e non si sarebbe più ripetuto. In questo scenario, si potrebbe ipotizzare che l'intensa attività spaziale generata dal passaggio simultaneo di una flotta così numerosa abbia provocato anomalie gravitazionali o distorsioni dello spazio-tempo, con conseguenti effetti collaterali imprevedibili. Tale eventualità, pur non essendo la più probabile, presenta una stima del 17,54%"<br />
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"I dati ottenuti da Treena non ci sono d'aiuto al riguardo?" <br />
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"Capitano, dopo un'attenta analisi dei dati raccolti, posso affermare che non siamo ancora in grado di determinare con certezza come questa nave sia giunta in questo quadrante. Tuttavia, le informazioni ottenute girano attorno alla necessaria sussistenza di un tunnel spaziale. I wormhole, come ben sappiamo, sono tunnel che connettono due punti distanti dell'universo, permettendo di attraversare enormi distanze in un tempo molto più breve rispetto a un viaggio convenzionale. La sua formazione richiede una deformazione estrema dello spazio-tempo e ciò è alla base di cui potremmo avere bisogno per tornare a casa" lo scienziato si fermò per un attimo, ricordando improvvisamente qualcosa, quindi si voltò verso il primo ufficiale "Come sappiamo, lo spazio-tempo non è uno spazio vuoto e statico, ma può essere curvato e distorto dalla presenza di massa ed energia. Immaginiamo lo spazio-tempo come un enorme lenzuolo elastico: un oggetto pesante, come una stella, deforma questo lenzuolo creando una sorta di buca. Un wormhole rappresenterebbe una deformazione ancora più estrema, un vero e proprio tunnel che collega due punti distanti dell'universo. In altre parole, sarebbe una scorciatoia nello spazio-tempo"<br />
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Fynn annuì alla spiegazione prima di chiedere "Quindi volete cercare un tunnel spaziale?" <br />
<br />
Queen si limitò ad un breve cenno del capo "Il nostro obiettivo è quello di localizzare un tunnel spaziale, con caratteristiche simili al wormhole bajoriano, al fine di condurre un'analisi comparativa in loco dei dati precedentemente registrati dalla flotta del Dominio. Tale confronto consentirà di sviluppare un modello teorico accurato, permettendoci così di comprendere le dinamiche dello spostamento interdimensionale e, potenzialmente, di replicare le condizioni necessarie per un ritorno nel nostro universo d'origine"<br />
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<br /><b>USS Seatiger - Ufficio del Capitano<br />
18/07/2398, ore 17.31 - D.S. 75544.47</b><br /><br />
Il Capitano Arjian Kenar Geran si passò una mano tra i capelli, lo sguardo fisso sul tenente Symon Bruce, ancora incredulo di fronte alle sue parole. <br />
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"Posso assicurarle di aver pensato attentamente alla situazione prima di venire a parlare con lei" la voce del dottore era ferma e calcolata, ispirando una forte determinazione "Sappiamo bene che i nostri sforzi sono votati ad un obiettivo comune, trovare il modo di tornare a casa. Alcuni dei miei colleghi hanno già deciso di dedicare il loro tempo a trovare una soluzione al nostro problema e ritengo che il mio contributo come medico sia cruciale. Sinora non abbiamo considerato a pieno quali potrebbero essere le conseguenze di un viaggio di ritorno fra due universi. Ammetto che la prima volta siamo stati fortunati, l'equipaggio aveva riportato solo delle ferite superficiali. Diversi contusi, un po' di fratture e qualche ustione, ma nulla di veramente grave. Questo però non esclude che un eventuale ritorno, sfruttando un sistema diverso, possa porre in pericolo la salute di tutti noi." <br />
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Arjian si limitò ad annuire "Sembra che abbia riflettuto molto sulla questione"<br />
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"Sì, Capitano. La nostra priorità è il benessere di ogni membro dell'equipaggio. Non possiamo permetterci di sottovalutare i rischi di un nuovo viaggio interdimensionale. Le ferite riportate in precedenza ci hanno dimostrato che anche i viaggi più brevi possono avere un impatto sulla salute. In qualità di medico, mi impegno a garantire che tutti siano adeguatamente preparati e protetti. La prevenzione è la nostra migliore arma contro gli imprevisti"<br />
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Il Capitano congiunse le mani sulla scrivania osservando il medico "E immagino abbia già pensato anche a questi imprevisti" <br />
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Symon non sembrò sorpreso dalla domanda del suo superiore e si limitò a rispondere con grande tranquillità: "Stiamo esplorando un territorio inesplorato e, sebbene sia difficile prevedere con esattezza i rischi, è mio dovere sottolinearne alcuni. A breve termine, le differenze nelle leggi fisiche tra un universo e l'altro potrebbero causare malessere, vertigini, cefalea e altre reazioni fisiologiche. A lungo termine, non possiamo escludere l'esposizione a radiazioni ionizzanti o altre particelle sconosciute, che potrebbero indurre mutazioni genetiche con conseguenze imprevedibili sulla salute"<br />
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"Posso presupporre che abbia già considerato qualche soluzione?" <br />
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"Ritengo fondamentale l'implementazione immediata di nuovi protocolli di protezione dalle radiazioni ionizzanti e dalle particelle subatomiche ad alta energia. Parallelamente, a lungo termine, propongo lo sviluppo e la produzione di capsule di stasi autoalimentate, in grado di proteggere l'equipaggio da qualsiasi minaccia durante il viaggio interdimensionale"<br />
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Il Capitano sospirò pesantemente "Sa bene che non possiamo restare senza un ufficiale medico capo" <br />
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"Non si preoccupi" sul volto del dottore apparve un sorriso divertito "Ho già in mente la persona giusta per questo incarico" <br />
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<br /><b>USS Seatiger - Infermeria<br />
Contemporaneamente</b><br /><br />
"Va bene, riproviamo" la betazoide sembrava proprio sul punto di esplodere "Jacob, spiegami ancora una volta come hai fatto a ficcare la testa in quel coso? Dai, inventati una versione un po' più convincente, no?"<br />
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"Perché non puoi semplicemente credermi?" <br />
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"Dovrei credere che sei stato crudelmente attaccato da un contenitore cilindrico che, vittima di inspiegabili forze cosmiche, ha deciso di incastrarsi sulla tua testa a mo di corona?! Ma certamente!" Althea sorrise in modo cospiratorio al guardiamarina prima di lanciarsi in uno dei suoi monologhi "E pensa, anche io ho avuto la mia dose di assurdità stamattina! Sembra che il mio replicatore si sia svegliato di cattivo umore e ha trasformato il mio alloggio in una zona di guerra. Pane tostato che vola in tutte le direzioni, uova strapazzate che schizzano sui muri... un vero disastro! Ora non mi resta che sperare che lo sciopero dei droni di pulizia sia stato annullato o alla fine del mio turno sarà una tragedia dover sistemare quella baraonda!"<br />
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"Stai mentendo!" <br />
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"No, mi limito a prenderti in giro!" il tenente Sheva incrociò le braccia al petto tornando immediatamente seria "Ma non posso dire lo stesso di te! A parte che il tuo racconto è talmente inconcludente da non necessitare dei miei poteri, ma tu ti rendi conto che stai cercando di ingannare una betazoide?! Siamo telepati, percepiamo le menzogne!" <br />
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"Con te non c'è nessun gusto!" <br />
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Il volto di Althea si contorse in una smorfia di impazienza mentre ascoltava le parole del guardiamarina. Con un gesto nervoso, si pizzicò il naso "Allora semplificherò la domanda in modo che tu non debba mentire! Ma veramente pensavi di fare colpo sulla tua collega infilandoti quel coso in testa?!" <br />
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"Diceva che usciva solo con persone molto snodabili.." Jacob tentò nuovamente di strattonarsi via l'indesiderato copricapo senza ottenere alcun risultato "Andiamo Althea, deve pur esserci un modo per toglierlo! Ho un mal di testa da competizione!" <br />
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La betazoide sbuffò prima di avvicinare un carrellino con la strumentazione medica "Ovvio che c'è una soluzione! Chiamiamo due infermieri abbastanza corpulenti, uno tira il contenitore e l'altro ti tiene dalle spalle! Con un po' di fortuna la testa resterà attaccata al collo piuttosto che dentro al contenitore!" all'espressione terrorizzata del guardiamarina la dottoressa proseguì imperterrita "Oppure  potremmo legarti a un palo e farti girare su te stesso. Così magari il contenitore si staccherà da solo per la forza centrifuga!"<br />
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"Stai scherzando, vero?!" <br />
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Con un gesto preciso, Althea conficcò il bisturi laser nel punto più debole del contenitore. Un sottile fischio e un bagliore intenso segnarono l'incisione del metallo. L'effetto ventosa si ruppe all'istante e il cilindro, leggero come una piuma, si sollevò dalla sua testa.<br />
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"Eh già, la tecnologia medica a volte ci sorprende con le sue soluzioni più semplici. Chi l'avrebbe mai detto che per togliere un contenitore dalla testa di un uomo bastasse forarlo? Magari ci farò un manuale e lo intolerò come sopravvivere a un incontro ravvicinato del terzo tipo con un contenitore senza perdere la testa"<br />
<br />
"Maledizione, ma così lo hai rotto! Questo è il quarto contenitore che distruggo nel giro di una settimana! A questo punto,il tenente comandante Carelli penserà che io abbia un talento innato per fare a pezzi tutto quello che mi capita a tiro! Che cosa dovrei raccontare adesso?"<br />
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"Potresti sempre tentare di rifilargli la stessa storia che hai raccontato a me!" sul volto della betazoide si aprì un ampio sorriso "Ma se lo fai devi assolutamente avvertirmi, non voglio perdermi la scena!"<br />
<br />
"Sì, certo, oppure potrei dirgli che un mostro spaziale mi ha attaccato e che ho dovuto usare il contenitore come arma per difendere i miei colleghi!" il guardiamarina sbuffò sonoramente "In entrambi i casi sono sicuro che mi crederà all'istante!"<br />
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La risata cristallina di Althea andò via via a scemare all'entrata del tenente Bruce. Symon osservò dapprima la collega e poi sospirò soffermando la sua attenzione su Jacob "Guardiamarina Gòmez, di nuovo qui a farci visita?"<br />
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"Sì signore, ma stavo tornando in servizio!" <br />
<br />
Jacob scattò sull'attenti di fronte al tenente e poi uscì rapidamente dall'infermeria, quasi volesse scappare da una situazione piuttosto spinosa. Althea se ne rimase lì ad osservare la scena con espressione divertita, prima di tornare a guardare il collega "Temo che tu l'abbia terrorizzato.."<br />
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"Non c'è dubbio, ma quel ragazzo ha un talento innato per i guai! Sono sicuro che lo rivedremo presto qui, pronto per una nuova avventura!" Symon scosse il capo, un sorriso amaro gli increspò le labbra. Lo sguardo vagò lento per l'infermeria, ricordando le lunghe giornate passate a curare i malati "'Mi mancherà questo posto" sussurrò, quasi a se stesso<br />
<br />
"E perché dovrebbe mancarti?" la voce di Althea risuonò sorpresa "Da quanto ne so non siamo più vicini a tornare a casa di quanto non fossimo mesi fa! Inoltre, ammettiamolo, questa più che un'infermeria è una gabbia di matti!" <br />
<br />
"Sì, questa è una gabbia di matti ma è qui che ho trovato una famiglia e mi mancherà tutto questo" Symon scoppiò a ridere alle parole di Althea, poi le si avvicinò poggiandole una mano sulla spalla "Ho preso una decisione che ho già comunicato al Capitano. Ho fatto tesoro di tutto il tempo che ho passato qui ma sono convinto che sia arrivato il momento di iniziare un nuovo progetto, le mie conoscenze ed esperienze saranno più utili all'equipaggio se mi dedicherò a trovare un modo sicuro per tornare a casa" <br />
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La betazoide spalancò gli occhi sorpresa "Non credo di aver capito.." <br />
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"Ho chiesto al Capitano di unirmi al team che si occupa di riportarci a casa, ho lasciato il ruolo di ufficiale medico capo e ho segnalato te come mia sostituta. Il Capitano ti aspetta nel suo ufficio per formalizzare il tuo nuovo incarico ma volevo essere io a darti la notizia" il sorriso di Symon si fece più luminoso "So che sarai fantastica in questo ruolo. Guardati attorno, Althea, perché ora questa è la tua gabbia di matti!" <br />
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<br /><b>USS Seatiger - Plancia<br />
01/09/2398, 08:59 - D.S. 75666.77</b><br /><br />
All'arrivo del Capitano la plancia era avvolta da un'atmosfera di trepidante attesa. Gli schermi proiettavano immagini della nebulosa, un vortice di colori e gas che nascondeva forse il segreto per tornare a casa. Avevano cercato per mesi di individuare un tunnel spaziale che potesse avere le caratteristiche richieste ed ora, finalmente, c'era la possibilità che ve ne fosse uno. Arjian si soffermò ad osservare i membri del suo equipaggio prima di prendere posto al centro della stanza. <br />
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"Lo abbiamo trovato?" <br />
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La domanda del Capitano attirò l'attenzione del tenente Queen solo per un momento, prima che questi tornasse a prestare attenzione alla sua consolle: "I dati indicano una probabilità del 78,22% che all'interno della nebulosa sia presente una anomalia spaziale compatibile con un tunnel sub-spaziale. Le limitazioni intrinseche delle scansioni a lungo raggio, tuttavia, non consentono di determinare con certezza la stabilità strutturale di tale anomalia. Le interferenze elettromagnetiche generate dalla nebulosa, inoltre, hanno compromesso l'acquisizione di dati più dettagliati. È necessario un approccio più diretto per ottenere dati definitivi" <br />
<br />
"Accidenti, ma è bellissima!" <br />
<br />
L'espressione stupefatta di Fynn di fronte all'immagine della nebulosa, un vortice di colori pastello e filamenti oscuri che sembravano danzare nello spazio, fece sorridere il Capitano. <br />
<br />
"Sì, ammetto che è una nebulosa spettacolare, non ricordo di averne mai viste di simili" <br />
<br />
A quelle parole il tenente Queen prese la parola "L'analisi della nebulosa rivela una complessa struttura vorticosa, caratterizzata da filamenti di polvere interstellare e regioni di gas ionizzato emettenti radiazione elettromagnetica nello spettro visibile. La presenza di elementi superpesanti e di una componente significativa di materia oscura è stata confermata da analisi spettroscopiche. I dati suggeriscono un'intensa attività al centro della nebulosa, coerente con la presenza di una singolarità gravitazionale. Modelli teorici indicano che la nebulosa si trova in una fase evolutiva avanzata, con una durata stimata di pochi milioni di anni. L'ipotetico wormhole, sulla base dei dati a disposizione, sembra posizionato in una regione caratterizzata da una curvatura dello spazio-tempo relativamente bassa, condizione favorevole per un'eventuale esplorazione"<br />
<br />
"Capitano, ho intercettato una trasmissione sub-spaziale di natura testuale, originata da una fonte sconosciuta. L'analisi preliminare farebbe pensare ad un protocollo di comunicazione automatizzato"<br />
<br />
Arjian annuì con un cenno del capo, mentre il suo sguardo si posava sull'espressione concentrata del Tenente Comandante Tkar, che scrutava attentamente gli schermi luminosi "I sensori rilevano una struttura di forma sferoidale ai margini della nebulosa omonima. Vi è una probabilità del 98,79% che si tratti della fonte della trasmissione. L'oggetto presenta danni strutturali estesi e quelli che sembrerebbero i suoi sistemi di propulsione sono inattivi. I sensori biologici indicano la presenza di 32 forme di vita all'interno della struttura, con segnali vitali deboli. Si ipotizza che l'oggetto possa essere una nave di origine sconosciuta, deviata dalla sua rotta per cause ancora ignote"<br />
<br />
"Se le cose stanno così è probabile che quella sia una richiesta di aiuto, facciamo rotta in direzione di quella nave" il Capitano prese in mano la situazione iniziando a coordinare i suoi uomini "Aprite un canale con quel vascello, voglio capire con chi abbiamo a che fare" <br />
<br />
"Nessuna risposta, signore, è possibile che la vicinanza alla nebulosa interferisca con i loro sistemi di comunicazione!" <br />
<br />
Il tenente Zoe rimase un attimo in silenzio prima di affermare: "C'è anche la possibilità che i loro sistemi di comunicazione abbiano qualche malfunzionamento che gli impedisce di ricevere delle comunicazioni" <br />
<br />
Il Capitano alzò il capo verso lo schermo, dove fece la sua apparizione la forma di uno strano velivolo spaziale: "Questo è un problema. Se non riusciamo a comprendere il loro messaggio e a comunicare, potremmo fraintendere le loro intenzioni. Non vorrei scambiare una richiesta d'aiuto con una intimazione di allontanarci dal loro territorio!"<br />
<br />
"Sebbene non possa essere esclusa l'ipotesi di un'intimazione nei nostri confronti, l'analisi statistica dei dati indica una maggiore probabilità che il vascello stia trasmettendo un segnale di soccorso. La natura ripetitiva e monotona del pattern di comunicazione, unitamente all'assenza di qualsiasi azione bellicosa, suggerisce che non vi siano intenzioni ostili nei nostri confronti" Tkar portò lo sguardo sullo schermo "La decisione è sua ma le ricordo che la seconda direttiva impone il dovere, ad ogni ufficiale, di far uso di ogni attrezzatura a sua disposizione che sia necessaria a proteggere l'esistenza di altre forme di vita intelligenti, anche se questo potrebbe mettere in pericolo se stesso o la sua nave" <br />
<br />
Arjian incrociò le braccia, gli occhi fissi allo schermo visore, mentre analizzava attentamente le implicazioni delle parole del suo tattico "Possibilità di teletrasportarsi a bordo di quel vascello?" <br />
<br />
"L''esplorazione diretta del vascello richiederà l'utilizzo di tute EVA, Capitano" la voce asettica dello scienziato attirò l'attenzione dei colleghi "L'analisi atmosferica indica una predominanza di idrogeno, elio e metano, rendendo l'ambiente interno incompatibile con la sopravvivenza senza adeguata protezione."<br />
<br />
"In questo caso, informate il tenente comandante Carelli ed i tenenti Calvi e Sheva che li attendo entro dieci minuti in sala teletrasporto per andare a far visita ai nostri nuovi amici" <br />
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<br /><b>Nave aliena sconosciuta - Zona imprecisata<br />
ù01/09/2398, 09:32 D.S. 75666.84</b><br /><br />
Appena varcata la soglia, la squadra si ritrovò sospesa in un vasto spazio, un labirinto di piattaforme fluttuanti che sfidavano ogni legge gravitazionale. Aggrappandosi a tentacoli organici, più simili a radici che a arti, gli ufficiali federali si muovevano come foglie al vento.<br />
<br />
"Impossibile" esclamò Droxine, la sua voce tagliente nel silenzio ovattato "Non ci sono tracce di piastre gravimetriche. Sembra che questi esseri siano così abituati alla microgravità da non averne più bisogno"<br />
<br />
Anna Maria annuì, stupita. "Allora, questi tentacoli..."<br />
<br />
"Sono la loro interfaccia con il mondo" concluse Droxine "Un modo per interagire con l'ambiente e con la tecnologia."<br />
<br />
Le pareti erano un caleidoscopio di luci e colori, schermi che pulsavano di informazioni incomprensibili. I soffitti, un cielo stellato artificiale, erano decorati con intricate trame luminose che sembravano pulsare al ritmo di una musica sconosciuta.<br />
<br />
Era come trovarsi all'interno di un organismo vivente, un luogo dove la tecnologia si fondeva con la biologia in un modo che sfidava ogni immaginazione. Era impossibile dire se si trovassero nella sala macchine, nella sala di comando o in una semplice area di riposo. Tutto era fluido, interconnesso, eppure stranamente funzionale.<br />
<br />
Fu allora che arrivarono loro, esseri alieni che non avevano nulla in comune con un normale umanoide. Gli ufficiali si fermarono ad osservare quegli esseri che fluttuavano liberamente nello spazio, ombre luminose e iridescenti che si muovevano con una grazia che sembrava sfidare le leggi della fisica. Non presentavano né braccia né gambe, muovendosi con una fluidità quasi ipnotica. Il loro corpo era un perfetto ovale, simile a una grande bolla di un materiale gelatinoso e iridescente. Nonostante l'assenza di occhi visibili, sembravano perfettamente in grado di seguire i movimenti dei membri della squadra di sbarco, come se, nonostante tutto, riuscissero a vederli. Ma la cosa ancor più sorprendente era l'assenza di qualsiasi struttura assimilabile alla bocca o al naso. Le uniche appendici mobili visibili erano una serie di tentacoli di un delicato colore perlaceo che si diramavano dalla parte più larga del loro corpo ovoidale, muovendosi con una fluidità quasi ipnotica, avvolgendosi e districandosi con eleganza.<br />
<br />
"Incredibile..." le parole della dottoressa Sheva attirarono l'attenzione del gruppo, ma lei era troppo concentrata nel leggere i dati della sua scansione. "Si tratta di un essere che ha evoluto adattamenti straordinari per sopravvivere nel suo ambiente nativo. La sua pelle, priva di qualsiasi appendice o articolazione, funge da vero e proprio mantello sensoriale, ricoperto da miliardi di fotorecettori che gli permettono di percepire la luce e le ombre in modo diffuso, come un occhio composto gigante. Di fatto privo di aperture per gli organi di senso, questo essere ha sviluppato un sistema di percezione unico nel suo genere. L'assorbimento cutaneo gli fornisce le sostanze nutritive necessarie, mentre le vibrazioni e le variazioni di pressione gli consentono di percepire il mondo circostante. Al posto degli arti, possiede una serie di tentacoli prensili, dotati di minuscoli sensori che gli permettono di manipolare l'ambiente con una precisione sorprendente. La loro superficie vischiosa gli conferisce un'aderenza eccezionale, rendendolo particolarmente adatto a un'esistenza in condizioni di microgravità"<br />
<br />
Alcuni esemplari si fermarono di fronte agli ufficiali e iniziarono a compiere una danza intricata con i tentacoli, intrecciandoli e districandoli in un balletto di luci e ombre. I movimenti erano talmente fluidi e coordinati da sembrare quasi coreografati, creando un'impressione di eleganza e complessità che lasciava gli osservatori a bocca aperta.<br />
<br />
"E ora cosa sta succedendo?" <br />
<br />
"Forse tentano un primo contatto," Sheva rispose, gli occhi incollati allo spettacolo mentre rispondeva alla domanda del Capitano "La comunicazione tra questi esseri avviene quasi certamente attraverso un linguaggio alieno, una complessa danza di luci e vibrazioni emessa dai loro tentacoli. Ogni movimento, ogni sfumatura di colore, sembra nascondere un significato profondo, un messaggio che solo loro possono decifrare"<br />
<br />
Arjian sospirò riflettendo sulla situazione "E come faremo a spiegargli che siamo qui per aiutarli? Dubito che ci lasceranno avvicinarsi ai loro sistemi o ai loro feriti se non capiranno le nostre intenzioni" <br />
<br />
"Non ritengo che un nostro intervento sia indispensabile, Capitano" la voce di Droxine era calma e sicura "Le nuove analisi strutturali e energetiche indicano chiaramente che le precedenti scansioni non hanno fornito un quadro accurato dello stato del vascello. L'assenza di sistemi di propulsione convenzionali ha indotto in errore i nostri sensori. È evidente che questa civiltà ha sviluppato tecnologie propulsive alternative, e i dati attuali suggeriscono che stanno già attuando le necessarie riparazioni."<br />
<br />
"Lo stesso vale per la loro situazione di salute" la dottoressa Sheva si limitò a scuotere il capo "Le scansioni sono state significativamente alterate dalle profonde differenze fisiologiche di questa specie. Sebbene non presentino patologie evidenti, i loro parametri vitali si presentano al di sotto dei range considerati normali per la nostra specie. Saranno necessarie ulteriori analisi per comprendere appieno le implicazioni di queste differenze fisiologiche ma sono propensa a credere che le loro funzioni vitali sembrino adattate a un ambiente e a un metabolismo completamente diversi dai nostri"<br />
<br />
"In questo caso dubito che potremo essere d'aiuto sino a che non riusciremo a trovare un modo per comunicare con loro" il Capitano tornò a guardare gli strani esseri che continuavano a muovere i tentacoli, in un vago tentativo di comunicare con loro "Torniamo sulla nave, con un po' di fortuna troveremo un modo per tradurre la loro scrittura" <br />
<br />
Gli ufficiali annuirono un po' delusi dalla situazione di impasse in cui si trovavano, ma non fecero in tempo a teletrasportarsi che uno di quegli strani esseri si rivolse alla dottoressa con un gesto inatteso. Un tentacolo si sollevò e si posizionò delicatamente sul suo braccio, come in un tentativo silenzioso di comunicare. Quel contatto durò pochi istanti, ma in quell'attimo Althea sentì un formicolio elettrico percorrerle il braccio, spalancando gli occhi quasi scioccata. Osservandosi per qualche attimo attorno, come se cercasse di capire se fosse successo qualcosa di strano anche agli altri, esclamò: "Siamo in pericolo, siamo tutti in pericolo!"<br />
<br />
Quelle poche parole misero in allarme tutti gli ufficiali. Arjian si rivolse ad Althea con preoccupazione "Che cosa le hanno fatto? Sembra sconvolta"<br />
<br />
Sheva scosse il capo: "No, non mi hanno fatto del male. Mi hanno trasmesso un senso di urgenza. Hanno detto che siamo tutti in pericolo, loro compresi"<br />
<br />
Anna Maria si guardò a sua volta attorno, l'espressione preoccupata "In pericolo? Ma da cosa? Che cosa potrebbe minacciarci in questo luogo?"<br />
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Althea ci pensò per un attimo e poi scosse il capo "Non lo so".<br />
</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Althea Sheva<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Althea Sheva</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Sun, 20 Oct 2024 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>10-12 Che lo spettacolo abbia inizio</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=203&amp;viewlog=12</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>USS Seatiger - Sala Tattica<br />
10/06/2398 - ore 09,30</b><br /><br />
Era l'ultima riunione tra gli ufficiali della Seatiger e i tre fondatori su Kegan Voi: il piano ideato da Kenar era stato sviluppato ed era pronto per essere messo in atto. Nel pomeriggio Kellig aveva indetto una riunione del Consiglio e sarebbe stato quello, il momento concordato, in cui sarebbero stati "rapiti" dalla nave degli invasori alieni. Restavano da ripassare gli ultimi dettagli, perchÃ© il piano era complesso e non doveva essere tralasciato nulla.<br />
<br />
"Treena Ã¨ sicura che Zac guiderÃ  i suoi pirati a liberare gli uomini del Consiglio?" chiese Kenar<br />
<br />
=^=Tranquillo Capitano, lui fa tutto quello che gli dico, e poi so giÃ  come convincerlo ulteriormente. Gli farÃ² capire che se dovesse riuscire nell'impresa, potrebbe aspirare ad ottenere qualsiasi riconoscimento lui volesse. E siccome il suo ego Ã¨ piÃ¹ importante di qualsiasi causa, sarÃ  partito con le sue navi prima ancora che io finisca il mio discorso motivazionale.=^=<br />
<br />
"Molto bene: tutti sappiamo cosa fare  e come farlo. La riunione del Consiglio Ã¨ fissata per le 16 ora locale: noi alle 16,30 cominceremo a bombardare il pianeta e, dopo aver creato il giusto panico tra la popolazione, vi teletrasporteremo a bordo direttamente in sala ologrammi. Quindi invieremo il messaggio con le nostre richieste sui principali canali televisivi e da lÃ¬ a cascata, tutto quello che abbiamo organizzato. Domande?"<br />
<br />
Gli ufficiali fecero solo un cenno di conferma con il capo, mentre dal pianeta i tre Fondatori confermarono che avevano tutto chiaro ed erano pronti. Kenar non indugiÃ² oltre e chiuse la riunione "Signori, ai propri posti, lo spettacolo sta per andare in onda!"<br />
<br />
Non appena la comunicazione coi Fondatori si chiuse, Anena si avvicinÃ² al Capitano e gli chiese: " Ha deciso se dire a Treena e Timor quello che abbiamo scoperto nel groviglio di navi del Dominio?"<br />
<br />
"Il mio primo pensiero Ã¨ stato quello di lavarmene le mani, in fondo sono cose che non ci riguardano. Ma poi ho pensato che, siccome dovremo ospitarli a bordo per chissÃ  quanto tempo, preferisco che non ci siano fraintendimenti, per cosÃ¬ dire, specialmente tra loro. CosÃ¬ ho fatto in modo che oggi Treena riceva un messaggio contenete il file con la registrazione dell'ultimo Vorta che si Ã¨ suicidato, con l'indicazione di mostrarlo a Timor e poi decideranno loro come comportarsi."<br />
<br />
"Mi sembra una decisione saggia Capitano. Abbiamo del lavoro da fare adesso, se non sbaglio? Raggiungo la mia postazione." rispose Anena che con un cenno della testa si congedÃ² da Kenar, il quale si diresse in plancia, pronto a dar vita alla rappresentazione dell'attacco a Kegan Voi.<br />
<br />
 <br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger - Plancia<br />
10/06/2398 - ore 17,30</b><br /><br />
Al momento tutto sembrava andare per il verso giusto: le finte esplosioni organizzate da Carelli, condite dalle false notizie che Ocano e il Consigliere avevano fatto passare dai telegiornali di tutto il pianeta, avevano creato il panico tra la popolazione e quando la richiesta degli alieni, che pretendevano che gli venisse consegnato il pianeta era arrivata, i Ministri, seduti in Consiglio abilmente convocato da Kellig, avevano opposto un netto rifiuto. Kenar si era visto quindi costretto  a rapirli in parte, per convincere gli altri che non stavano scherzando.<br />
Adesso tenevano i kegani rapiti nella sala ologrammi, nella ricostruzione di celle piuttosto anguste, con Kellig che li esortava a non arrendersi al nemico e al combattimento.<br />
Le navi Solkar, guidate da Zac si erano mosse da circa venti minuti all'inseguimento della Seatiger, che visto la disparitÃ  di potenza dei loro motori, stava viaggiando al minimo della sua velocitÃ , cosÃ¬ da permettere di essere raggiunti in un tempo consono. Un paio d'ore dopo i Solkar assaltavano la Seatiger e incrociavano uno scontro a fuoco con T'Kar e i suoi uomini, che in realtÃ  li stavano indirizzando verso la sala ologrammi, dove, nel frattempo, il programma sviluppato da Carelli e Queen faceva credere ai membri del Consiglio rapiti che Kellig aveva trovato il modo di evadere, sopraffacendo una guardia, la quale,  perÃ², lo aveva ferito, e di essere alla ricerca della sala del teletrasporto. I due gruppi, quello dei pirati guidato da Zac e quello dei ministri con a capo un Kellig, sempre piÃ¹ visto come un'eroe dagli altri, s'incontrarono fuori da quello che pensavano fosse la sala teletrasporto. I pirati furono accolti come salvatori e una volta sottomesso l'addetto al teletrasporto, che era ovviamente un'ologramma, si fecero trasportare a bordo della nave pirata di Zac. <br />
La Seatiger, visto il numero superiore di navi che la inseguivano si vide costretta alla ritirata, mentre gli eroici salvatori prendevano la via per Kegan Voi, dove la popolazione li aspettava per festeggiare lo scampato pericolo, di essere assoggettati da alieni invasori e si preparava a tributare ai protagonisti di questa epica vittoria i dovuti onori.<br />
La Seatiger aveva invece fatto rotta per il Sistema Holden, dove avrebbe aspettato il segnale di Kellig che lui e gli altri Fondatori erano pronti per l'estrazione.<br />
<br />
<br />
 <br />
<br /><b>Kegan Voi - Alloggio di Treena <br />
10/06/2398 - ore 23.30</b><br /><br />
Per le strade la popolazione stava ancora festeggiando, tanto piÃ¹ che il Governo aveva deciso d'indire libere elezioni, su suggerimento del loro eroico Primo Ministro, che giaceva moribondo nei suoi alloggi, con i Dottori di Palazzo che non riuscivano a curare la ferita procurata dall'arma aliena. Treena si era da poco ritirata nel suo alloggio e aveva chiesto a Timor di raggiungerla. Non aveva ancora avuto modo di visionare il file che il Capitano Kenar le aveva inviato, chiedendole di non farlo a vedere a Kellig, adesso pensÃ² che fosse arrivato il momento.<br />
Timor bussÃ² alla porta e una volta entrato le chiese "Cosa succede Treena, PerchÃ© questa segretezza?"<br />
"Non lo so. E' una richiesta di Kenar e visto che finora si Ã¨ comportato in maniera corretta con noi, credo sia giusto assecondarlo. Mi ha inviato questo file video."<br />
"Lo hai giÃ  visionato?"<br />
"No, aspettavo te per farlo. Procedo."<br />
Sul monitor del suo computer personale scorsero le immagini dell'ultimo Vorta e del racconto degli ultimi istanti di vita e degli ordini ricevuti da Kellig perchÃ© si suicidassero tutti.<br />
Alla fine del video i due Fondatori rimasero in silenzio per qualche istante poi fu Treena la prima a riaversi e chiese :<br />
"Tu ne sapevi qualcosa? Eri d'accordo con lui?"<br />
"Ti giuro che ne ero all'oscuro, proprio come te! Ma perchÃ© l'avrÃ  fatto? Ho sempre pensato che li saremmo andati a riprendere, una volta stabilizzato il nostro potere qui!"<br />
"Prima dell'arrivo dei Federali stavo per convincere Zac di portare i suoi Solkar nel Sistema di Holden per soccorrerli: inutile dire che una volta a bordo delle loro navi, ne avrebbero preso il controllo e sarebbero tornati da noi come nostri fedeli servitori quali erano."<br />
I due mutaforma si guardarono basiti e si chiedevano quanto potevano fidarsi di Kellig!<br />
 <br />
<br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger- Plancia <br />
Orbita nascosta della luna di Kegan Voi<br />
13/06/2398 - ore 15,30</b><br /><br />
Il segnale del trasmettitore subspaziale che Carelli aveva fornito ai mutaforma per segnalare alla Seatiger che erano pronti per essere trasferiti a bordo, si era attivato da qualche ora. Una volta ricevuto il segnale,  la nave Federale era partita dal suo nascondiglio per tornare al pianeta Kegan Voi. LÃ¬, nascosti dalla luna del pianeta, si accingevano a portare tra loro i membri di una razza temibile e di cui sapevano di non potersi fidare.<br />
Kenar sulla sua poltrona era evidentemente preoccupato, si rivolse quindi per l'ennesima volta al suo Capo della Sicurezza.<br />
"Tenente Calvi i protocolli per evitare che Kellig e gli altri fondatori si possano sostituire a noi?"<br />
"Il Signor Queen ed io li abbiamo perfezionati ed ora sono a prova di mutaforma. Si attiveranno non appena li trasporteremo a bordo." Rispose Calvi scambiando un cenno di conferma con l'ufficiale scientifico.<br />
"Molto bene, allora procediamo. Ocano da dove viene il segnale del trasmettitore?" <br />
"Le coordinate indicano una proprietÃ  fuori dalla capitale."<br />
Poi, rivolgendosi a tutti i suoi uomini, disse: "Signori stiamo per portare tra noi dei Fondatori. Ãˆ inutile che vi esorti alla prudenza nel rapportarci con loro, ma speriamo possa essere una collaborazione proficua, per entrambe le parti, per provare a tornare a casa." Poi diede l'ordine a T'Kar, in sala teletrasporto con alcuni uomini della Sicurezza,  di dare energia.<br />
Il vulcaniano non si scompose quando il baluginio del teletrasporto finÃ¬ lasciando sulla pedana un solo ospite, e disse semplicemente "Ho l'ordine di accompagnarla dal Capitano se vuole seguirmi."<br />
Quando le porte dell'ascensore si aprirono, Kenar si alzÃ² dalla sua poltrona per dare il benvenuto ai nuovi ospiti, ma vedendo che solo uno di loro uscÃ¬ da dietro le possenti spalle del vulcaniano, si fermÃ² a metÃ  strada.<br />
"Treena! Dove sono i suoi compagni?"<br />
La mutaforma aveva ancora l'aspetto rettiloide che aveva tenuto per tutto il tempo trascorso sul pianeta, che si accingeva a lasciare a bordo della Seatiger.<br />
"Capitano, il file che ci ha mostrato Ã¨ stato sconvolgente per me e Timor. Una volta che siamo riusciti ad allontanarci dalla capitale, dopo il funerale del Primo Ministro, assumendo la forma dell' Ambasciatore Sonag e di suo figlio e recandoci cosÃ¬ nella proprietÃ  di campagna dell'Ambasciatore, Timor ha affrontato Kellig, chiedendo spiegazioni sull'ordine che aveva dato ai Vorta. Purtroppo le spiegazioni di Kellig sono state piuttosto fumose e con tono beffardo ha cominciato ad insultare Timor, dicendogli che solo lui aveva il fegato di fare quello che andava fatto e che se stavano per lasciare il pianeta era solo per merito suo. I toni della discussione si sono decisamente alzati finchÃ© Timor lo ha aggredito: hanno cominciato a lottare e a un certo punto Kellig ha tirato fuori un disgregatore Jem'Hadar e ha fatto fuoco, ma erano cosÃ¬ avvinghiati nella lotta che l'arma li ha uccisi entrambi."<br />
"Davvero una tragedia, mi spiace molto per i suoi amici." disse Kenar mentendo, in fondo erano due mutaforma in meno da dover gestire, poi cercando di leggere nel volto rettiloide di Treena una sorta di compassione per i suoi defunti compagni, senza peraltro trovarla, le si avvicinÃ².<br />
"Comunque le informazioni che volevamo condividere con voi per tornare al nostro universo, sono in mio possesso, quindi la nostra collaborazione non cambierÃ  perchÃ© qualcuno delle parti in causa non c'Ã¨ piÃ¹." disse una nervosa Treena.<br />
"Molto bene. Allora le do il benvenuto a bordo, Qualcosa non va?" chiese Kenar notando l'inquietudine di Treena.<br />
"Non so, c'Ã¨ qualcosa di strano, non riesco a cambiare forma!" disse esasperata.<br />
Queen prese la parola e disse "E non le sarÃ  possibile se non nel suo alloggio: Ã¨ l'unica zona in cui non sono attivi gli inibitori che abbiamo studiato per impedirle di assumere la forma di qualcuno di noi."<br />
"Sa, come si dice dalle nostre parti, fidarsi Ã¨ bene, ma non fidarsi Ã¨ meglio!" disse Finn dal fianco del Capitano e questa volta tutti erano d'accordo con lui.</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Anna Maria Calvi<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Anna Maria Calvi</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Mon, 29 Jul 2024 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>10-11 Dichiarazione di guerra</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=203&amp;viewlog=11</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>USS Seatiger - Ufficio del Capitano<br />
04/06/2398 ore 16:27</b><br /><br />
Erano giÃ  passati due giorni e ancora non erano giunti ad una decisione.<br />
<br />
La scacchiera era proprio davanti a lui, con tutti i pezzi in bella mostra. Ogni metodo aveva dei pro e dei contro: per aprire un trattato di pace con i ribelli e in seguito indire delle libere elezioni avrebbe richiesto anni, con il rischio che i governanti attuali del pianeta si rifiutassero di prendere parte alle trattative. D'altro canto portare la popolazione oltre il limite di sopportazione e far intervenire i ribelli voleva dire condannare i governanti attuali a morte certa.<br />
<br />
Nessuna delle due mosse era fattibile. PiÃ¹ volentieri avrebbe annullato l'accordo con i fondatori lasciandoli sul pianeta.<br />
<br />
Nella sua mente la scacchiera era poggiata proprio davanti a lui in attesa di una mossa. Accanto alla scacchiera, ma nella realtÃ , faceva bella mostra il modellino metallico della Seatiger.<br />
<br />
*...l'unico modo di vincere Ã¨ rovesciare il tavolo* gli sussurrÃ² nella mente Finn<br />
<br />
Che cosa voleva dire? GuardÃ² di nuovo la scacchiera e il modellino della sua nave e una luce di comprensione gli apparve nello sguardo.<br />
<br />
"Capitano a tutti gli ufficiali superiori, tutti in sala riunioni fra 20 minuti. Avvertite il Primo Ministro Kellig che riguarda anche lui."<br />
<br />
ChissÃ  se c'era una divinitÃ  da qualche parte che si divertiva a metterli sempre nei guai.<br />
<br />
 <br />
<br />
<br /><b>USS Seatiger - Sala Tattica<br />
04/06/2398 ore 16:42</b><br /><br />
=^=Mi scuso Capitano, ma alcune questioni necessitano della mia presenza sul pianeta, perÃ² la linea Ã¨ sicura e possiamo parlare.=^=<br />
<br />
*Immagino che sostituire all'improvviso il governatore Sonag e suo figlio abbia creato dei problemi* pensÃ² Kenar cinico senza mostrare niente sul proprio volto.<br />
<br />
"Fra qualche giorno la Seatiger attaccherÃ  il pianeta con il chiaro intento di conquistarlo. Rapiremo i membri del governo e li rinchiuderemo sulla nostra nave costringendoli ha consegnarci tutto Kegan Voi."<br />
<br />
Gli occhi da rettile di Kellig si spalancarono, cosa che nessun rettile avrebbe mai fatto. =^=Mi scusi capitano... potrebbe ripetere? Credo ci sia un'interferenza...=^=<br />
<br />
Gli ufficiali della Seatiger rimasero in attesa di chiarimenti. Sapevano che un'affermazione del genere voleva dire che il Capitano aveva un piano.<br />
<br />
"Ci saranno attacchi e bombardamenti su larga scala, - riprese Kenar - danni e morti. Naturalmente l'eroico Primo Ministro Kellig, rapito insieme agli altri membri del governo, riuscirÃ  a liberarli e contrattaccare. Intanto i pirati Solkar saranno ispirati a compiere gesta eroiche e assaltare la nave con il chiaro intento di fermare i malvagi alieni e con l'occasione liberare i loro connazionali rapiti. Alla fine i pirati e i governanti riusciranno a fuggire e tornare sul pianeta mentre i malvagi alieni fuggiranno per non tornare mai piÃ¹."<br />
<br />
Ci fu un lungo momento di silenzio. Kellig osservava il volto del Capitano della Seatiger con rinnovato rispetto.<br />
<br />
=^=Si rende conto che una volta che la notizia delle vostre azioni, sarÃ  resa pubblica, lei e la sua nave sarete considerati dei criminali?=^=<br />
<br />
"Non Ã¨ la prima volta. Siamo gli uomini piÃ¹ ricercati dell'impero rettiloide!" si intromise Finn con orgoglio per poi aggiungere in fretta "Anche se beh, non abbiamo fatto nulla a dire il vero".<br />
<br />
"Una volta che la perfida nave aliena sarÃ  scacciata, lei - Kenar indicÃ² Kellig attraverso lo schermo - ferito gravemente durante gli scontri, renderÃ  i Solkar degli eroi agli occhi della popolazione e lo stesso farÃ  con i governanti che hanno combattuto con coraggio al loro fianco. L'ultimo suo desiderio prima di morire sarÃ  quello di far indire delle libere elezioni. Sono certo che il governo non vorrÃ  privarsi di una valida difesa nel caso che la Seatiger tornasse indietro e i Solkar non saranno in grado di gestire un intero pianeta all'improvviso da soli."<br />
<br />
=^=Capitano lei Ã¨ davvero incredibile...=^= commentÃ² Kellig =^=Potrebbe davvero funzionare! E devo dire che Ã¨ anche una soluzione davvero affascinante. PerÃ²... non credo che bombarderete effettivamente Kegan Voi, quindi come pensate di riuscirci? E come farete a trattenere tutti i membri del governo in un posto e simulare una battaglia poi con i pirati?=^=<br />
<br />
Kenar sollevo gli occhi verso i suoi ufficiali.<br />
<br />
"Ordigni esplosivi finti teletrasportati sulla superficie del pianeta, tanto rumore e tanto fumo con zero danni." commentÃ² Carelli mentre il pensiero di far saltare qualcosa la stava entusiasmando.<br />
<br />
"Io e Zoe potremmo creare dei finti report di battaglia che passino sui telegiornali del pianeta" propose Anena lanciando un'occhiata alla collega.<br />
<br />
"Si! Un po' come 'la guerra dei mondi' di Orson Welles, mostreremo l'epica battaglia degli eroici Solkar e dei membri del governo mentre combattono i temibili alieni che hanno invaso il loro mondo!"  aggiunse entusiasta il capo operazioni.<br />
<br />
"Le navi dei pirati Solkar hanno dimostrato uno scarso potenziale bellico, sono per lo piÃ¹ navi mercantili rubate. Potremmo iniziare uno scontro con loro per poi lasciare che ci abbordino." anche Tkar sembrava interessato alla cosa.<br />
<br />
"Per finire - prese la parola il capo della sicurezza - guideremo gli intrusi nella sala ologrammi dove teniamo prigionieri i membri del governo che giÃ  stanno combattendo. L'epica battaglia finirÃ  con il governatore ferito che capisce come usare il teletrasporto della nave, e farÃ  fuggire tutti prima che la Seatiger si dilegui nella notte."<br />
<br />
Tutti erano sorridenti, il piano sembrava aver stuzzicato il loro interesse.<br />
<br />
"Ehm... io posso fare le musiche di sottofondo?" chiese Finn titubante facendo sorridere il capitano.<br />
<br />
"Naturalmente noi ci nasconderemo da qualche parte, non appena lei e i suoi potrete sparire passeremo a prendervi."<br />
<br />
=^=Siete davvero un equipaggio incredibile... ne parlerÃ² con i miei due colleghi, ma credo che la vostra sia la scelta migliore. Dobbiamo fare solo i preparativi. Kellig chiudo!=^=<br />
<br />
"Signori sapete quello che dovete fare. Signor Finn coordini lei le cose, in fatto di spettacolo lei Ã¨ il piÃ¹ qualificato. Signor Queen trovi un posto dove possiamo nascondere la Seatiger appena ci avranno sconfitti."<br />
<br />
"Credo che spostarsi su un sistema vicino sia la scelta migliore. I Solkar sembrano attivi solo nel loro sistema quindi non credo ci verranno a cercare. PrenderÃ² una navetta per una veloce ricognizione."<br />
<br />
"Ottimo tenente, porti con lei una squadra in caso di necessitÃ . In libertÃ !" ordinÃ² Kenar soddisfatto.<br />
<br />
 <br />
<br />
<br /><b>Navetta Sherman - Sistema Holden<br />
04/06/2398 ore 20:14</b><br /><br />
"Questo sembra perfetto signore." commentÃ² il timoniere lanciando un'occhiata ai dati dei sensori. "Quella piccola luna ha forti distorsioni gravitazionali a causa dei due giganti gassosi che quasi collidono fra loro. La navigazione potrebbe essere un po' difficoltosa ma non impossibile."<br />
<br />
"Signor Korath pensa di poter scendere sulla luna con la navetta? Le distorsioni impediscono anche ai nostri scanner di funzionare, vorrei verificare che non presenti sorprese."<br />
<br />
"Subito Tenente Queen."<br />
<br />
La navetta compÃ¬ una virata immergendosi nella densa caligine dei due pianeti gassosi, tanto vicini fra loro da strapparsi l'atmosfera a vicenda. La piccola luna grande la metÃ  della luna terrestre roteava placida al centro del tumulto.<br />
<br />
"C'Ã¨ un po' di maretta..." commentÃ² il tellarite al timone mentre la navetta vibrava "Fortuna che non ho pranzato con il guardiamarina Dox."<br />
<br />
"Nessuno sano di mente pranza con il guardiamarina Dox..." commentÃ² uno della sicurezza riferendosi al giovane boliano del reparto ingegneria.<br />
<br />
"Tenente! Guardi lÃ¬!" indicÃ² korath all'improvviso.<br />
<br />
Jason aguzzÃ² la vista. La navetta viaggiava a poche centinaia di metri dal suolo. Davanti a loro, come immersa nella foschia, si stagliava una strana struttura verticale.<br />
<br />
"Che cos'Ã¨" chiese l'uomo della sicurezza mentre si avvicinava insieme ai compagni per guardare meglio dal monitor centrale.<br />
<br />
"Affascinante... sono navi. Navi del dominio." l'ufficiale scientifico sollevÃ² un sopracciglio<br />
<br />
"Me la devo svignare?" chiese il timoniere preoccupare.<br />
<br />
"Negativo guardiamarina, la navetta Ã¨ troppo piccola per essere rilevata con questa atmosfera e da quello che dicono i nostri sensori non ricevo energia. Ci porti piÃ¹ vicino, ma faccia attenzione."<br />
<br />
La navetta si abbassÃ² ancora di piÃ¹ e rallentÃ² per essere pronta a scattare all'improvviso in un'altra direzione. Piano piano la struttura si fece piÃ¹ chiara alla visata.<br />
<br />
Erano almeno cinque navi del dominio ammassate l'una sulle altre come un devastante incidente stradale.<br />
<br />
"Rilevo tracce tenui di energia ma nessuna forma di vita." commentÃ² il mezzo vulcaniano<br />
<br />
"Tenente, non vorrei sbagliarmi ma sembra che in alcuni punti le navi siano state fuse insieme, come per renderle comunicanti fra loro. PiÃ¹ che dei relitti sembra una base spaziale di fortuna" commentÃ² l'unico tecnico della squadra.<br />
<br />
"Vede un punto di accesso?"<br />
<br />
"Quello lÃ¬ sembra un portello di accesso, ma finchÃ© non arriviamo non posso sapere se si puÃ² aprire"<br />
<br />
"Navetta Sherman a Capitano"<br />
<br />
=^=Qui Kenar, vi sento malissimo!=^= rispose il trill<br />
<br />
L'ufficiale scientifico capo si affrettÃ² a fare rapporto sulla scoperta. Kenar rimase per un po' in silenzio.<br />
<br />
=^=Provate prima di tutto a cominciare, se nessun risponde provate ad entrare, ma al primo segnale di pericolo ritiratevi immediatamente.=^=<br />
<br />
 <br />
<br />
<br /><b>Groviglio di navi del Dominio - Luna di Holden II e III<br />
04/06/2398 ore 20:43</b><br /><br />
L'interno della nave era a malapena illuminato e puzzava di aria stantia e ruggine. L'accesso che avevano trovato dava su un piccolo hangar di servizio, le tute e l'assenza di gravitÃ  avevano permesso loro di muoversi abbastanza velocemente e in silenzio mentre il timoniere teneva 'l'auto accesa' in caso di fuga precipitosa.<br />
<br />
"Cosa mi dice Signor Crandall?" chiese Jeson al guardiamarina della sezione tecnica<br />
<br />
"Ãˆ un bel casino se mi consente il termine. Sembra che qualcuno abbia modificato i sistemi alla bell'Ã¨ meglio. Qualcuno che non era esperto ma che cercava di arrangiarsi come poteva... guardi quei cablaggi. Dovevano portare energia in qualche parte della nave diversa da questa ma sono stati collegati male... il che spiega perchÃ© la luce Ã¨ cosÃ¬ fioca. Se vuole posso sistemare in un attimo." si offrÃ¬ la donna.<br />
<br />
"Lasci stare tenente. Meglio non toccare piÃ¹ del necessario. Gala, Hotez, fate strada. Cerchiamo di arrivare in qualcosa che sembri un centro di comando."<br />
<br />
L'away team si addentrÃ² nei meandri del cimitero di navi.<br />
<br />
 <br />
<br />
<br /><b>Groviglio di navi del Dominio - Luna di Holden II e III<br />
04/06/2398 ore 22:58</b><br /><br />
"Cosa mi dice tenente Crandall?" chiese Jason mentre con freddezza analizzava i resti di un essere umanoide seduto sulla poltrona di comando. Erano servite ore per individuare e raggiungere la stanza che fungeva da punto focale di tutta la struttura e non era stato per niente facile. Alcuni dei passaggi erano ostruiti e in alcuni casi rovesciati facendoli camminare lungo il soffitto non adatto a quello scopo.<br />
<br />
In una delle zone piÃ¹ ampie avevano trovato migliaia di corpi di jem'hadar ormai morti da tempo. Nessuno si era fatto domande su come fossero morti, tutti sapevano cosa provocava loro l'astinenza da ketracel bianco.<br />
<br />
Giunti in quello che sembrava il ponte principale avevano trovato anche i corpi dei vorta. A differenza dei jem'hadar i vorta erano pochi su una nave del dominio. Forse uno o due per nave, spesso cloni dello stesso individuo.<br />
<br />
A differenza dei jem'hadar i vorta avevano ricevuto una sorta di 'sepoltura' ed erano stati chiusi in stanze o cubicoli chiusi ermeticamente. Impossibile scoprire la causa della loro morte.<br />
<br />
Nella sala controllo trovarono infine i computer di bordo e il corpo di un ultimo vorta mummificato.<br />
<br />
"Secondo i registri sono arrivati qui 24 anni fa. Erano dodici navi delle 2800 partite... i Profeti li fecero apparire troppo vicini alle due giganti gassose. Credo che sia stato un incidente..." rispose la donna<br />
<br />
"Non faccia congettura tenente, si attenga ai fatti."<br />
<br />
"Sissignore. Le navi si scontrarono tra loro a causa delle forti correnti gravitazionali e precipitarono su questa luna. Molti morirono, soprattutto fra i jem'hadar. I vorta riuscirono a tamponare le falle e poi a far comunicare le navi ormai accartocciate fra loro..." La donna continuava a leggere i dati che passavano sulla console arrangiandosi per capire il funzionamento della tecnologia del dominio. "I fondatori della flotta sbucata in questo universo erano cinque: due sono morti quando le navi si sono schiantate per lo piÃ¹ scaraventati fuori nello spazio dai danni strutturali e non piÃ¹ ritrovati, i tre rimasti sono quelli che noi conosciamo come Kellig, Treena e Timor."<br />
<br />
"Interessante. Evidentemente si devono essere allontanati in seguito con una delle navette rimaste per cercare un posto dove stabilirsi. Probabilmente l'intenzione era recuperare in seguito i loro uomini."<br />
<br />
"Ne dubito Tenente. Secondo l'ultimo dei vorta seduto qui dopo che Treena e Timor erano saliti sulla nave Kellig aveva dato ordine ai vorta di suicidarsi." nella stanza calÃ² il silenzio mentre tutti si voltavano per guardare l'ufficiale scientifico.<br />
<br />
"Scarichi tutti i dati disponibili, porteremo tutto al capitano."</JUSTIFY><br /><br />Autore: Comandante Dewey Finn<br /><br />]]></description>
            <author>Comandante Dewey Finn</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Mon, 29 Jul 2024 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>10-10 Rovescia il tavolo</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/Seatiger/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=203&amp;viewlog=10</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>USS Seatiger - Sala Tattica<br />
02/06/2398 ore 20,00</b><br /><br />
Kenar scrutÃ² il cambiante che sedeva di fronte a lui.<br />
Aveva l'aspetto di Kellig. Era lo stesso individuo con cui aveva parlato in precedenza?<br />
Chi sa se si scambiavano i ruoli di quando in quando?<br />
Probabilmente no, decise. Troppo complicato imparare da zero ad interpretare una persona.<br />
Ma non si poteva mai dire.<br />
"Bene, capitano. Se mi ha convocato qua sospetto che abbia deciso di accettare la nostra proposta di collaborazione."<br />
"In un certo qual modo. Le sottolineo che non approvo i vostri metodi. Per questo ritengo che lasciarvi qua a fare quello che stavate facendo sia piÃ¹ deleterio che portarvi via con noi."<br />
Kellig sorrise.<br />
"E la vostra etica vi impedisce di... toglierci dalla scena in altro modo."<br />
Kenar lanciÃ² all'altro uno sguardo tagliente. Non aveva dimenticato i sospetti del tenente Queen riguardo il governatore Sonag e suo figlio.<br />
"SÃ¬."<br />
"Quindi, visto che siamo ancora qui, presumo che stia ancora pensando di risolvere i problemi sul pianeta. "<br />
"Problemi provocati da noi, aggiungerei."<br />
"SÃ¬, di questo discuteremo tra poco. Prima mi lasci chiedere: perchÃ©? Se i problemi li abbiamo provocati noi, cosa c'entra lei e la sua nave? Solo perchÃ© proveniamo dallo stesso universo? Si fa carico dei nostri peccati sono per la comune frequenza quantica? Mi sembra un po' troppo anche per voi."<br />
Arjan esitÃ² un attimo. Quella domanda era passata per la testa anche a lui. E non aveva trovato una buona risposta. Non una razionale, almeno. Era solo che sentiva di non potersene semplicemente andare.<br />
"Va fatto. Questa Ã¨ la nostra condizione. Inoltre nel periodo di permanenza su questa nave lei ed i suoi compagni dovrete accettare una condizione di cattivitÃ . Vi daremo degli alloggi decenti ma saranno prese le opportune misure per impedirvi di muovervi a piacimento."<br />
"Naturalmente, capitano, naturalmente. Non mi aspettavo niente di meno. Non ci saranno problemi. E tornando a noi, come avrebbe intenzione di risolvere i problemi di questo ridente pianeta?"<br />
"Credo che l'unico modo sia indire dei colloqui di pace con i pirati, mentre voi indirete delle libere elezioni per far governare i nativi ai nativi."<br />
Kellig scoppiÃ² a ridere.<br />
"Capitano! Ora che ero quasi a pensare che non fosse un ingenuo!"<br />
Il capitano della Seatiger si irrigidÃ¬ sulla sedia.<br />
"Capitano, il progetto che ha descritto Ã¨ lungo ed incerto. Ed in definitiva provocherebbe piÃ¹ danni di quelli che vuole riparare. Senza contare che ci vorrebbero anni ed anni di tempo per farlo. Lei rimarrebbe qui per cosÃ¬ tanto solo per questo? Senza contare che, anche se ci riuscisse, diventerebbero dipendenti da voi. E questo vi trasformerebbe in noi."<br />
Kellig si appoggiÃ² allo schienale della sedia, sicuro della sia tesi. Arjan si morse un labbro per contenere una risposta salace.<br />
"Quindi? Cosa propone?"<br />
"Di mandare avanti il nostro piano. Che Ã¨ ben congegnato e solido."<br />
" Ho l'impressione che non mi piacerÃ ."<br />
"Non Ã¨ detto. Vede capitano, per quanto possa pensare diversamente, il Dominio non Ã¨ una nazione canaglia da sala ologrammi. Anche il nostro scopo su questo pianeta Ã¨, o era, quello di ottenere un governo solido e stabile. Solo che quando siamo arrivati la societÃ  versava in una pesante crisi economica. Da cui verosimilmente non si sarebbe risollevata a breve. Quindi ci sostituimmo ai governanti. Sfortunatamente solo misure draconiane avrebbero potuto risolvere la situazione. Instaurammo quindi una dittatura. Di fatto, se non di nome. Nel contempo stimolammo la nascita per un movimento di resistenza contro di noi. SÃ¬ capitano. Noi mutaforma sappiamo che l'unico modo per vincere con sicurezza una partita Ã¨ sedere ad entrambi i lati del tavolo. Con il tempo il movimento ribelle si Ã¨ evoluto nel groppuscolo dei cosiddetti 'pirati spaziali'. Non a caso la nostra Treena ne ha circuito il leader. Un sempliciotto che non saprebbe allacciarsi le scarpe da solo."<br />
Arjan rimase in silenzio. Kellig aveva ragione: non gli stava piacendo quello che sentiva.<br />
"La crisi economica si Ã¨ risolta, ma abbiamo mantenuto la mano pesante nel controllo della popolazione. Volevamo farci odiare. Quando la popolazione fosse stata 'cotta' a puntino, ed a questo punto ci siamo, avremmo inscenato un colpo di stato: gli eroici pirati ribelli avrebbero rovesciato il malvagio governo, probabilmente mettendo a morte me ed i miei compagni. Cosa che, come potrÃ  immaginare, non Ã¨ un grosso problema."<br />
"E voi vi sareste sostituiti ai nuovo governanti."<br />
"Ci saremmo sostituiti agli eroici ribelli. Portati in trionfo ed al comando di una civiltÃ  ormai stabile e con un governo senza problemi di consenso, almeno per qualche anno. Ma ora grazie a lei ed alla sua nave non sarÃ  piÃ¹ necessario."<br />
"In questo modo perÃ² le alte cariche del governo sarebbero probabilmente messe a morte. Voi potete sopravvivere ma l'esecutivo correrebbe rischi enormi."<br />
"Capitano, con il suo metodo ci sarebbero disordini, tumulti. Solo per un mero calcolo numerico Ã¨ la soluzione peggiore. Ed inoltre, mi creda, Ã¨ vero che siamo stati noi Fondatori a gettare il seme, ma le posso assicurare che i vertici del governo sono punteggiati di individui realmente sgradevoli. Se sapesse cosa alcuni di loro hanno fatto non si farebbe problemi a metterli a morte lei stesso."<br />
"Non credo proprio. Serve sempre un processo."<br />
"No, capitano. C'Ã¨ troppo odio compresso in questa societÃ . L'unico modo Ã¨ farla liberare in una volta sola. Un'esplosione cauterizzante. E se facciamo come abbiamo progettato noi fondatori sarÃ  un'esplosione controllata. Volta a dare una spinta al pianeta nella direzione giusta. Provi a chiedere ai suoi esperti di sociologia."<br />
Arjan aveva la schiena rigida. CercÃ² di rilassarla. Dal punto di vista puramente razionale il cambiante aveva ragione e la sua esposizione aveva anche un certo fascino.<br />
Dall'altro sentiva un nodo all'altezza dello stomaco che bussava alle porte della sua coscienza.<br />
"Ci penserÃ²."<br />
"Ne sono felice, capitano. Mi faccia sapere cosa deciderÃ ."<br />
Kenar fornÃ¬ la parola d'ordine al tenente Calvi che attendeva fuori per dimostrare di non essere stato sostituito.<br />
Poi Anna scortÃ² l'ospite verso la sala del teletrasporto.<br />
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<br /><b>USS Seatiger - Sala Tattica<br />
Poco dopo</b><br /><br />
Il capitano del Seatiger sedeva a capotavola nella saletta silenziosa perso nei suoi pensieri.<br />
Prendere una decisione non era semplice.<br />
Pragmatismo o idealismo?<br />
No. Aveva bisogno di avere le opinioni dei suoi ufficiali. Avrebbe indetto una riunione. La decisione e la responsabilitÃ  sarebbe rimasta a lui ma ora aveva bisogno di buoni consigli. T'Kar, Calvi ed anche Anena avrebbero sicuramente...<br />
Il filo dei suoi pensieri fu interrotto dal cicalino della porta.<br />
"Avanti."<br />
SpuntÃ² il viso sorridente di Finn.<br />
"Capitano! Le ho portato quei rapporti..."<br />
"Avrebbe potuto semplicemente inoltrarli alla mia console."<br />
Finn espresse imbarazzo.<br />
"Ahem, sÃ¬ capitano. In realtÃ  ero curioso riguardo l'incontro con il cambiante. Come capirÃ  visto quello che Ã¨ capitato averlo a bordo mi rende nervoso."<br />
Arjan scrutÃ² il suo primo ufficiale.<br />
*Buoni consigli dicevo... ma sÃ¬, perchÃ© no...*<br />
Rapidamente Arjan espose all'altro la conversazione avuta poco prima.<br />
"Lei cosa ne pensa?"<br />
Finn si concentrÃ² per un po' prima di rispondere.<br />
"BÃ© capitano. Io di sicuro non sono la persona piÃ¹ adatta a giudicare una cosa simile. PerÃ² so che quando al tavolo ti servono delle carte di m... scarse, l'unico modo di vincere Ã¨ rovesciare il tavolo."<br />
"Lei indulge nel gioco d'azzardo, Numero Uno?"<br />
Il viso di Finn assunse una sfumatura purpurea.<br />
"Ehhh no capitano, era solo una petof... matef..."<br />
"Metafora."<br />
"Quella. Volevo solo dire che se le regole non ti consentono di giocare bisogna uscire dagli schemi e riscriverle."<br />
Arjan guardÃ² il primo ufficiale con espressione seria.<br />
"Capisco, signor Finn. Ne terrÃ² conto."<br />
Questo gli restituÃ¬ un sorrisone.<br />
"Grazie, capitano. Ora se permette me ne andrei... ho una partita di... cioÃ¨ una pila di rapporti da leggere che mi aspetta."<br />
"Sicuro, vada pure."<br />
Arjan guardÃ² l'uomo uscire.<br />
SospirÃ².<br />
Finn sapeva essere sempre rinfrescante, in un certo qual modo.<br />
Non che la sua tesi gli sarebbe stata veramente di aiuto, in realtÃ .<br />
Come avrebbe potuto 'rovesciare il tavolo' in una situazione come quella?</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Comandante Droxine Carelli<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Comandante Droxine Carelli</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Fri, 05 Apr 2024 08:00:00 +0200</pubDate>
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