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        <title>DS16Gamma Logs Feed</title>
        <description>I diari di bordo della DS16Gamma</description>
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        <lastBuildDate>Sat, 16 May 2026 12:43:51 +0200</lastBuildDate>
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            <title>DS16Gamma</title>
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            <description>Feed provided by Starfleet Italy.</description>
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            <title>32-04 Una trappola per Babbo Natale</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=4</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Deep Space 16 - Alloggio dell'ambasciatrice T'Lani<br />
20/12/2405 - Ore 19:45</b><br /><br />
Il globo trasparente era ancora lì, sulla sua scrivania, dove lo aveva lasciato quando lo aveva tirato fuori dalla scatola che il capitano Aymane le aveva donato. La luce della lampada da scrittoio si rifrangeva sul vetro in mille piccoli arcobaleni di luce, tanto simili all'effetto che aveva la luce sul ghiaccio della biosfera andoriana.<br />
<br />
L'ambasciatrice T'Lani si chiese se il capitano Aymane avesse pensato a questo, quando le aveva donato... cosa? Un pensiero? Un ricordo? L'oggetto per una meditazione?<br />
<br />
Quando aveva visto il bambino, era raggomitolato in difesa, infreddolito, sotto una panchina scolpita nel ghiaccio che misteriosamente era sfuggita alla furia decoratrice dei volontari di quella assurda festività terrestre. Si era chinata, con la prudenza resa necessaria dalla consapevolezza dei suoi anni, per convincere il bambino di non essere un pericolo. Si era fatta dire il suo nome, Joren, e lo aveva riportato dai suoi genitori. La cosa più logica da fare.<br />
<br />
T'Lani si chiese come Aymane lo avesse saputo. O meglio, si corresse: perché avesse ritenuto il fatto non solo degno della propria attenzione, ma anche di essere immortalato in un ricordo fisico come quel globo di vetro trasparente.<br />
<br />
C'era stata una volta, tantissimi anni prima, quando sua figlia ancora piccola non era tornata da scuola. Era stato suo marito a ritrovarla e a riportarla a casa. Illesa, tranquilla, con i suoi grandi occhi neri a rimproverarla per l'ansia materna che aveva fatto trapelare dalle crepe della sua rigida educazione vulcaniana.<br />
<br />
Pensando a sua figlia, si lasciò sfuggire un lieve sospiro. Non si incontravano da quando lei era confinata su quella Base Stellare, sotto la protezione - ma anche la prigionia - degli scudi che impedivano ai suoi naniti Borg di replicarsi. Sua figlia non poteva lasciare il suo lavoro di xenobiologa abbastanza a lungo da venire a trovarla e così aveva potuto accogliere solo attraverso brevi chiamate via subspazio i due bambini che lei aveva avuto in quegli anni.<br />
<br />
Forse era quello il senso di quella sfera trasparente? Chiedersi se valeva la pena perdere di vista ciò che conta davvero per rinchiudersi dietro dei campi di forza. Se era così, rifletté T'Lani, il capitano Aymane aveva mostrato più sensibilità di quanta gliene avesse sempre attribuita. Anche questo poteva essere spunto per una meditazione.<br />
<br />
Ma non era questo il momento, si disse, prendendo la sfera e riponendola nella scatola in cui l'aveva ricevuta.<br />
<br />
Ora doveva lavorare.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 - Infermeria<br />
20/12/2405 - Ore 19:45</b><br /><br />
Il turno di Bly Dorien era quasi terminato per quel giorno. Quasi, pensò con un briciolo di impazienza. Si chiese se anche sulla Terra quella festività comportasse una serie di stravaganze come quelle che stava incontrando da qualche giorno.<br />
<br />
Stravaganze, come il regalo ricevuto dal capitano poche ore prima: una sfera di vetro, che conteneva solo un pensiero. Quello della piccola Isaryel e delle sue mirabolanti scarpine.<br />
<br />
O come il gruppo di tecnici che, per rilassarsi dopo la furia decoratrice degli ultimi giorni, avevano hackerato un replicatore per fargli produrre vin brulé, punch e biscotti al cioccolato, sbagliando però la ricetta e ritrovandosi con alcool etilico quasi puro al posto del punch.<br />
<br />
Gli effetti del doposbronza sarebbero stati epici.<br />
<br />
Avvertì l'avvicinarsi di una traccia mentale che conosceva bene.<br />
<br />
"Ciao Tara!" disse, senza alzare gli occhi dal portatile dove stava finendo di scrivere l'ultimo referto della giornata.<br />
<br />
"Credo che questo tizio abbia bisogno del tuo aiuto!" disse Tara Keane.<br />
<br />
Bly si girò. Tara stava sostenendo un grosso Klingon con una vasta ferita sulla fronte. Il Klingon era vestito di un rosso scuro e brandiva orgogliosamente un trofeo in ottone bagnato del suo sangue.<br />
<br />
"È mio! - proclamava - L'ho vinto onorevolmente!"<br />
<br />
Tara aiutò Bly a far stendere l'uomo su un lettino. La dottoressa azionò il diagnostico per controllare che non vi fossero altre ferite nascoste, quindi si allontanò qualche passo per prendere l'attrezzatura per suturare.<br />
<br />
"Che gli è successo? Intendo, sul serio..." sussurrò Bly a Tara.<br />
<br />
"Non gli piaceva il regalo che gli era toccato, così ne ha preteso uno destinato a un altro... e l'altro glielo ha dato in testa" rispose la donna.<br />
<br />
Bly sospirò: "E la giornata non è ancora finita. Ma che cosa diavolo è preso alla Flotta Stellare? Perché hanno organizzato questa... questa cosa senza senso?"<br />
<br />
"Me lo sto chiedendo anche io, da giorni. Le spiegazioni che il capitano ci ha dato non hanno senso. È come se la Flotta Stellare avesse voluto scatenare il caos su questa Base. Ma perché? Secondo te, il capitano lo sa? Sa qualcosa che non ci dice?"<br />
<br />
"Sono sicura di no - disse Bly - Ho sentito chiaramente in lui gli stessi dubbi che ho io su questa faccenda."<br />
<br />
Tara si morse il labbro: "C'è qualcosa che non quadra in questa faccenda. Non so che cosa... non ancora. Ma ne verrò a capo."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 - Ufficio della Sicurezza<br />
20/12/2405 - Ore 23:58</b><br /><br />
Era insolito per lui sbagliare i conti.<br />
<br />
Oggi lo aveva fatto, e per ben due volte. La prima, quando aveva fatto replicare quella sfera trasparente in più, che ora lo attendeva sulla scrivania del suo alloggio, a fianco di una stella cometa tanto brillante quanto misteriosa.<br />
<br />
La seconda era stata quando aveva detto a Whitmore che qualcuno sarebbe entrato nel suo alloggio prima di mezzanotte.<br />
<br />
Il capitano Aymane controllò l'ora della Base per l'ennesima volta. Stava per scoccare mezzanotte e il sensore del suo ufficio non aveva segnalato ancora nessun accesso, legale o meno. Il pensiero di essersi sbagliato riusciva a disturbarlo più del fatto che stesse aspettando l'incursione di un possibile nemico nel proprio studio.<br />
<br />
"Nessuna novità su Grul?" domandò.<br />
<br />
"Non risulta ancora uscito dal suo alloggio da quando si è ritirato dopo l'ora di cena. Ho messo due uomini a controllarlo, con discrezione. Certo, potrebbe farsi teletrasportare... ma ce ne accorgeremmo" rispose.<br />
<br />
Gli lanciò un'occhiata: "Può stendersi sul divanetto del mio ufficio, capitano. Io non l'ho ancora provato, ma sembra comodo. Posso continuare a sorvegliare i monitor da solo. La sveglierò, se succede qualcos..."<br />
<br />
Un trillo improvviso lo interruppe.<br />
<br />
"Troppo tardi per un sonnellino!" commentò Aymane. "A quanto pare, gli invitati alla festa finalmente sono arrivati!"<br />
<br />
Whitmore premette un pulsante sulla sua consolle. Il monitor centrale iniziò a mostrare lo studio del capitano, appena illuminato dalla piccola lampada da scrittoio che Aymane aveva lasciato appositamente accesa. Il corridoio, con la porta dell'ufficio in fondo, era inquadrato nel monitor a fianco.<br />
<br />
"Ma non c'è nessuno..." disse Whitmore, sconcertato.<br />
<br />
"Sì invece!" esclamò il capitano.<br />
<br />
La porta dell'ufficio si stava aprendo. La luce del corridoio penetrò nello studio, disegnando una lunga forma oscura sul pavimento.<br />
<br />
La porta si richiuse. La poltrona si mosse di fronte alla scrivania.<br />
<br />
"È dentro - mormorò Whitmore - Perché le olocamere non lo inquadrano?"<br />
<br />
"Penso che sia il caso di andarglielo a chiedere!" esclamò il capitano.<br />
<br />
"Chiudo la trappola" assentì il capo della sicurezza e premette il comando.<br />
<br />
La luce illuminò la stanza inquadrata dal monitor. Qualcosa - qualcuno - provò a correre verso la porta, per venire scagliato all'indietro dal campo di forze che adesso circondava lo studio da ogni lato.<br />
<br />
Whitmore balzò in piedi. Si affacciò alla porta della sala controllo della sicurezza, fece cenno a due dei suoi di seguirlo, poi si girò di nuovo verso il capitano:<br />
<br />
"Vado a vedere chi è rimasto nella rete."<br />
<br />
"Andiamo a vedere chi è rimasto nella rete" lo corresse Aymane, alzandosi. "Sono curioso anche io... perché scommetto che lì dentro non c'è Babbo Natale."<br />
<br />
"Non sapevo che lei conoscesse Babbo Natale."<br />
<br />
"Ho dovuto fare un corso accelerato di cultura terrestre, in questi ultimi tempi."<br />
<br />
Percorsero la strada quasi correndo. Il percorso era ingombro di luminarie e festoni. Le vetrine chiuse dei negozi e dei ristoranti della passeggiata rilucevano di addobbi colorati, che per contrasto delineavano angoli bui e anfratti nascosti, dai quali parevano spuntare creature fantastiche.<br />
<br />
"O nemici invisibili" mormorò tra sé il capitano, imboccando il corridoio che portava al suo ufficio.<br />
<br />
Attese che gli uomini della sicurezza estraessero i faser e li puntassero verso la porta, prima di comporre sulla tastiera il codice per l'apertura.<br />
<br />
L'uomo li stava aspettando, in ginocchio con le mani incrociate sopra la testa. Non mosse un muscolo mentre gli agenti lo circondavano. Indossava una tuta nera integrale, con un cappuccio che copriva anche gli occhi.<br />
<br />
Whitmore allungò una mano e sfilò il cappuccio, rivelando un viso scuro dalle sopracciglia folte. Aymane si fece sfuggire un fischio, fissando le orecchie affusolate del prigioniero.<br />
<br />
"Lo conosce, capitano?" domandò Whitmore.<br />
<br />
"Superficialmente" rispose lui. "Anche lui è su Deep Space 16 da poco. L'ho visto entrare nell'ambasciata vulcaniana."<br />
<br />
"Vuol dire che..."<br />
<br />
"Sì. Significa che dobbiamo parlare con la vecchia signora. L'ambasciatrice T'Lani, intendo. E la cosa non mi sorride per niente."</JUSTIFY><br /><br />Autore: Ambasciatore Federale T'Lani <br /><br />]]></description>
            <author>Ambasciatore Federale T'Lani </author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-03 Il mio regalo</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=3</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata<br />
20/12/2405 - Ore 09.17</b><br /><br />
Steje Aymane aveva sviluppato, nel corso di una lunga carriera a contatto con specie di ogni quadrante, una teoria personale sulla natura dei problemi: quasi sempre, il problema che ti uccide non è quello che stai fissando, ma quello che ti sta fissando da dietro mentre sei distratto dal primo.<br />
<br />
In quel momento, il problema che stava fissando era un Ferengi.<br />
<br />
Più precisamente, era Grul, commerciante di professione e opportunista per vocazione, che da tre giorni frequentava le aree pubbliche della base con una costanza che andava ben oltre il normale interesse per le festività terrestri. Lo stava osservando da un tavolo del piccolo bar della Passeggiata, con una tazza di raktajino caldo tra le mani e l'aria di chi non ha nulla di meglio da fare che guardare il vuoto. Era un'aria che coltivava con cura: aveva imparato da tempo che il modo migliore per capire cosa sta cercando qualcuno non è guardarlo direttamente, ma guardare cosa ignora. Tutto quello che i suoi occhi scavalcano senza fermarsi è irrilevante. Tutto quello su cui tornano, anche solo per un secondo, è quello che vuole.<br />
<br />
Il segreto, in fondo, non era osservare le persone. Era osservarle mentre credevano di non essere osservate: quello era il momento in cui smettevano di recitare e iniziavano ad esistere.<br />
<br />
Grul si muoveva in modo strano. Non stava comprando, non stava vendendo, non stava contrattando. Stava cercando. E non cercava con l'avidità scoperta dei lobi frementi di chi ha fiutato un affare: cercava con la tensione contenuta di chi sa esattamente cosa vuole e non riesce a trovarlo.<br />
<br />
Interessante.<br />
<br />
Steje girò lentamente il cucchiaino nel raktajino, osservando il Ferengi scandagliare con lo sguardo ogni addobbo appeso ai corrimano. Lo aveva già visto farlo ieri sera, e il giorno prima ancora. Tre volte nello stesso settore, con la stessa traiettoria, come un sensore di prossimità che ripetesse la stessa scansione senza mai ottenere un risultato soddisfacente.<br />
<br />
La sedia di fronte a lui raspò sul pavimento. Steje alzò gli occhi.<br />
<br />
Il Tenente Whitmore si accomodò con la tranquilla sicurezza di chi è abituato a sedersi in posti non suoi come se li avesse sempre posseduti. Aveva un PADD sotto il braccio e una tazza di tè in mano, e Steje notò immediatamente — non poté fare a meno di notarlo — che era arrivato dal lato cieco del suo campo visivo, quello che la colonna alla sua sinistra oscurava. Intenzionalmente o no, era comunque un dettaglio su cui riflettere.<br />
<br />
"Capitano. Spero di non disturbarla."<br />
<br />
"Stavo contando le volte che quel Ferengi laggiù passa davanti allo stesso festone," rispose Steje, senza smettere di guardare Grul. "È la quarta. Cosa mi porta qui, Tenente?"<br />
<br />
Whitmore poggiò il PADD sul tavolo e lo fece scivolare verso di lui con un gesto preciso. "I rapporti dalla logistica federale sono arrivati stamattina presto. Ho pensato che preferisse vederli in un contesto informale."<br />
<br />
Steje abbassò gli occhi sul display. Scorse le prime righe con la leggerezza di chi sfoglia un menu, poi si fermò. Le rilesse. Le rilesse ancora, stavolta senza la leggerezza.<br />
<br />
Posò il cucchiaino.<br />
<br />
"Questi registri hanno una lacuna di quattro ore nell'inventario del carico Logos IX. Quattro ore in cui il container C-7 risulta... non tracciato."<br />
<br />
"Esattamente," confermò Whitmore, con la voce piatta e misurata di chi ha già digerito la notizia e aspetta che l'altro faccia lo stesso. "Il container conteneva circa ottocento unità di decorazioni varie, tra cui ghirlande luminose, sfere di vetro e cinque stelle cometa in plastacciaio."<br />
<br />
Steje rialzò gli occhi lentamente. "Cinque stelle cometa."<br />
<br />
"Ne abbiamo inventariate tre ancora negli stock. Una è stata assegnata — come lei ricorderà — durante la distribuzione serale. L'ultima..." il Tenente si interruppe appena un secondo, il tempo necessario a bere un sorso di tè con una compostezza che Steje trovò vagamente irritante. "L'ultima si trova nel mio alloggio. Me l'ha portata il Comandante Th'Tharek, accompagnato dalla piccola Isaryel, la sera del mio arrivo."<br />
<br />
Steje rimase immobile per qualche istante.<br />
<br />
Era una sensazione che conosceva bene: il momento in cui i pezzi di un puzzle che stavi ignorando smettono di galleggiare separati e si incastrano con la violenza silenziosa di una sequenza di curvatura che si attiva. Non era panico. Era qualcosa di più freddo e più antico, un campanello d'allarme che suonava sotto la superficie del pensiero razionale.<br />
<br />
*Rerin ha portato una stella cometa al nuovo Capo della Sicurezza. Isaryel l'ha scelta dalle casse avanzate. Tra quelle casse c'era qualcosa che qualcuno sta cercando da tre giorni.*<br />
<br />
Sollevò lo sguardo verso Grul, che in quel momento stava fingendo di esaminare un festone a spirale con l'aria distratta di qualcuno che in realtà sta ascoltando tutto. La distanza era troppa per captare conversazioni, ma la postura del Ferengi aveva subito una variazione minima: le spalle leggermente più alte, i lobi orientati nella loro direzione.<br />
<br />
"Whitmore," disse Steje, con una calma che lui stesso riconobbe come quella particolare varietà di calma che precede le decisioni scomode. "Quante persone sanno che la stella cometa si trova nel suo alloggio?"<br />
<br />
"Nessuna, ufficialmente. Ma..." il Tenente inclinò leggermente la testa. "Ieri sera qualcuno ha tentato di forzare i codici del mio alloggio. I protocolli di sicurezza hanno resistito, ma la traccia c'è."<br />
<br />
Steje annuì lentamente, come se stesse approvando un rapporto meteorologico. Poi raccolse il PADD, lo ripose con gesto distratto accanto alla tazza, e incrociò le mani sul tavolo con l'espressione serena di un uomo che ha appena deciso di divertirsi.<br />
<br />
"Bene," disse. "Ecco cosa faremo. Lei tornerà al suo alloggio, prenderà la stella cometa e la porterà — in modo ben visibile, mi raccomando — attraverso la Passeggiata fino al mio ufficio. Cammini piano. Si fermi qualche secondo al banco del bar. Se qualcuno volesse seguirla, vorrei dargli tutto il tempo necessario per farlo."<br />
<br />
Whitmore lo guardò con un'espressione che non era esattamente sorpresa, ma che conteneva la sottile ricalibrazione di chi ha appena compreso che il Capitano della stazione è un tipo più interessante di quanto i ruolini di bordo suggerissero. "Sta usando la stella come esca."<br />
<br />
"Sto usando la stella come esca," confermò Steje allegramente. "Nel frattempo, io resterò qui ancora qualche minuto, a finire il mio raktajino e ad ammirare con grande interesse il repertorio decorativo di questo Ferengi che, se ho ragione, tra trenta secondi cambierà posizione per non perdere di vista la direzione in cui lei se ne andrà."<br />
<br />
Si fermò, le labbra che si curvavano appena. "Se ho torto, ovviamente, avrò solo trascinato il mio nuovo Capo della Sicurezza in una passeggiata mattutina inutile. Ma non ho torto."<br />
<br />
Whitmore si alzò, prese la tazza di tè e il PADD. Stava per congedarsi quando Steje aggiunse, con la stessa leggerezza con cui si commenta il tempo: "Ah, una cosa. Quella procedura irrituale che ha notato nei registri di carico... la segnali formalmente, in modo ufficiale, con data e ora. Prima di questa conversazione, intendo."<br />
<br />
Il Tenente si fermò. "Verrebbe retrodatata."<br />
<br />
"Esattamente." Steje girò di nuovo il cucchiaino nel raktajino ormai freddo. "Voglio che chiunque abbia messo qualcosa in quel carico sappia che abbiamo aperto un'indagine. Voglio che si senta braccato. Le persone che si sentono braccate commettono errori." Alzò gli occhi con un sorriso che era quasi affettuoso. "Ed io adoro gli errori altrui, Tenente. È il regalo di Natale che preferisco."<br />
<br />
Whitmore annuì una volta sola, con la brevità militare di chi ha capito, e si allontanò verso il turbolift.<br />
<br />
Steje tornò a osservare Grul.<br />
<br />
Ventidue secondi. Il Ferengi girò lentamente la testa nella direzione in cui Whitmore si stava dirigendo.<br />
<br />
*Ventisette, in realtà. Mi sono sbagliato di tre secondi.*<br />
<br />
Era comunque un buon inizio di giornata.<br />
<br />
<br />
 <br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Ufficio del Capitano Aymane<br />
20/12/2405 - Ore 10.44</b><br /><br />
La stella cometa era sul tavolo dell'ufficio, appoggiata accanto a tre PADD e a una tazza di tè che Whitmore aveva portato da sé — inglese, con latte, Steje aveva già apprezzato il dettaglio — e pulsava con i suoi cicli di luce rossa, verde e argento con una placida indifferenza alle implicazioni della propria presenza in quel luogo.<br />
<br />
Steje la stava fissando da venti minuti.<br />
<br />
Non stava cercando nulla di visibile: non era il tipo di problema che si risolveva con uno scanner o con un esame visivo. Stava cercando la logica dell'oggetto. Cosa conteneva, secondo le persone che lo cercavano, che valesse il rischio di introdurlo clandestinamente in una starbase della Federazione attraverso un wormhole sorvegliato? E perché nasconderlo in una decorazione natalizia?<br />
<br />
*Perché è piccolo,* pensò. *Abbastanza piccolo da non alterare la massa del carico. Abbastanza anonimo da passare inosservato tra centinaia di oggetti identici. E abbastanza luminoso da distrarre l'attenzione da sé stesso.*<br />
<br />
Esattamente come un certo tipo di persone che conosceva.<br />
<br />
"Ha idea di cosa stiamo cercando?" chiese, senza alzare lo sguardo dalla stella.<br />
<br />
Whitmore, seduto dall'altro lato del tavolo con la sua encomiabile compostezza britannica, scosse appena la testa. "Qualcosa di piccolo. La descrizione fatta all'inizio della catena di comunicazioni intercettata..."<br />
<br />
Steje alzò gli occhi di scatto. "Intercettata?"<br />
<br />
"Ho chiesto al personale di monitoraggio di segnalarmi eventuali comunicazioni con distorsore di frequenza nelle ultime quarantotto ore. Ne sono state rilevate tre, tutte brevi, tutte dai piloni inferiori. Non sono riuscito a risalire all'identità del mittente, ma il contenuto parziale suggerisce che stiano cercando qualcosa delle dimensioni di un chip isolineare."<br />
<br />
Steje rimase in silenzio per un momento. Poi si alzò, prese la stella cometa con entrambe le mani e la esaminò lentamente, ruotandola nella luce. Era bella, a modo suo: il plastacciaio captava i riflessi della stanza e li rimandava indietro moltiplicati, come se contenesse più luce di quanta ne ricevesse.<br />
<br />
*Un chip isolineare. Dati, allora. Non un'arma, non un esplosivo. Informazioni.*<br />
<br />
"Sa cosa mi preoccupa di più?" disse Steje, posando di nuovo la stella sul tavolo con delicatezza. "Non è quello che c'è dentro. È quello che qualcuno era disposto a fare pur di prenderlo. Forzare l'alloggio del Capo della Sicurezza il primo giorno del suo incarico non è la mossa di un improvvisatore nervoso. È la mossa di qualcuno che ha una scadenza."<br />
<br />
Si avvicinò alla vetrata che dava sul Quadrante Gamma, le mani dietro la schiena. Fuori, il buio era costellato di luci fisse e lontane, indistinguibili, a questa distanza, dagli ornamenti luminosi che coprivano l'esterno della base.<br />
<br />
"Whitmore, le faccio una proposta." Si voltò, con l'espressione di uno che ha già deciso ma per correttezza finge ancora di stare valutando. "Lei ha trovato il problema. Ha già avviato l'indagine con una competenza che, devo ammetterlo, mi ha fatto rimpiangere brevemente di non aver richiesto il suo trasferimento prima. Ora le chiedo di gestirla, ma senza protocolli ufficiali per il momento. Niente rapporti formali alla sezione investigativa, niente allerta di sicurezza pubblica."<br />
<br />
Il Tenente aprì la bocca. Steje lo precedette.<br />
<br />
"Lo so. È irrituale. Ma se attiviamo i protocolli standard, chiunque stia aspettando quel chip saprà che lo abbiamo trovato e sparirà nella base prima che possiamo identificarlo. Voglio che continui a cercarlo." Indicò la stella sul tavolo. "Voglio che pensi che sia ancora nascosto. E voglio capire chi lo sta cercando prima di chiudergli la porta in faccia."<br />
<br />
Whitmore lo guardò con quella stessa ricalibrazione silenziosa di prima. "Sta chiedendo di usare il chip come esca. Anche questa volta."<br />
<br />
"È un Natale ricco di esche," ammise Steje con un sorriso. "È il caso di approfittarne finché durano le decorazioni."<br />
<br />
Il Tenente considerò per qualche secondo, poi annuì con la sobrietà di chi ha già valutato ogni obiezione e le ha trovate superabili. "Capito. Tuttavia, Capitano, devo segnalarle una variabile che complica il quadro."<br />
<br />
"Mi dica."<br />
<br />
"La stella cometa è uscita dall'alloggio mio stamattina, visibilmente, davanti a chiunque fosse nella Passeggiata. Chiunque la stesse monitorando sa già che si trova qui." Una pausa. "Il che significa che potremmo avere visite nell'ufficio del Capitano in tempi relativamente brevi."<br />
<br />
Steje si voltò di nuovo verso la vetrata e osservò per un momento il riflesso della stella sul vetro scuro, piccola e incandescente come una cosa viva.<br />
<br />
"Lo so," disse, con la contentezza tranquilla di chi ha sistemato i pezzi dove voleva. "È per questo che la porta del mio ufficio resterà stranamente sbloccata per il resto della mattinata. Un'anomalia tecnica, dirà il registro. Capita, con tutti i sovraccarichi dei replicatori."<br />
<br />
Si voltò verso Whitmore con un'espressione che era, a tutti gli effetti, un invito.<br />
<br />
"Si sistemi comodo, Tenente. E finisca il tè. Potrebbe volerci un po'."<br />
<br />
 <br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata<br />
20/12/2405 - Ore 19.30<>/p<br />
Il problema con i regali di massa, aveva concluso Steje nel corso delle ultime ore, non era procurarseli. Era trovarsi il tempo di consegnarli di persona, uno per uno, nello stesso giorno in cui aveva lasciato la porta dell'ufficio volutamente aperta e stava aspettando che qualcuno commettesse l'errore di entrarci.<br />
<br />
Era una scelta rischiosa, lo sapeva. Ma Steje aveva imparato da tempo che le giornate in cui succedono troppe cose contemporaneamente sono quelle in cui le persone rivelano chi sono davvero. E lui aveva bisogno di vedere chi erano tutti quanti, quella sera.<br />
<br />
I replicatori avevano lavorato per qualche ora producendo sfere di vetro trasparente, perfettamente vuote, perfettamente identiche. Nessuno le aveva trovate particolarmente impressionanti durante il confezionamento. L'addetto alla logistica aveva chiesto due volte se fosse sicuro del modello, convinto ci fosse un errore nelle specifiche. Steje aveva risposto di sì entrambe le volte con la pazienza di chi sa già come va a finire.<br />
<br />
Le aveva fatte confezionare in scatole semplici, senza nastri né decorazioni. Anche questo aveva generato perplessità. Anche questo era intenzionale.<br />
<br />
Con la Passeggiata che splendeva di ogni luce possibile e la base che per una volta sembrava essersi dimenticata di trovarsi nel Quadrante Gamma, Steje aveva iniziato il suo giro.<br />
<br />
Non c'era un ordine prestabilito. Si muoveva per osservazione, intercettando le persone nei momenti in cui erano sole o quasi, mai in gruppo, mai in modo ufficiale. Una consegna alla volta, una frase alla volta, con la stessa leggerezza con cui si posa una carta sul tavolo sapendo già che è quella giusta. Aveva memorizzato la lista del personale e non, che aveva aiutato nell'addobbare la stazione... erano tanti, ma non così tanti da rendere la procedura di consegna del regalo impossibile.<br />
<br />
Durani fu la prima degli ufficiali superiori, per una questione di logica: era quella che aspettava il regalo con più scetticismo dichiarato, e Steje aveva imparato da tempo che lo scetticismo dichiarato è quasi sempre curiosità travestita. La trovò al cambio turno, nel corridoio adiacente alla sezione sicurezza, mentre firmava un rapporto sul PADD con la concentrazione di chi preferisce la burocrazia alle conversazioni.<br />
<br />
Steje le si avvicinò senza preamboli e le posò la scatola tra le mani. Era identica a quella che avrebbe consegnato a tutti gli altri quella sera: stesse dimensioni, stesso materiale, stesso peso. Dentro, una sfera di vetro trasparente, completamente vuota, che non rifletteva nulla di particolare e non conteneva nulla di visibile. Un oggetto che in mezzo alle centinaia di addobbi colorati della base sembrava quasi un errore, un pezzo difettoso dimenticato per sbaglio nelle casse.<br />
<br />
Ma il regalo non era la sfera.<br />
<br />
"Ho notato che durante l'allestimento ha sistemato personalmente le luci nel settore residenziale dei civili," disse, con la stessa voce con cui avrebbe comunicato un aggiornamento giornaliero. "Fuori turno, senza che nessuno la guardasse. Non era nei suoi ordini." Una pausa. "Non l'ho detto a nessuno."<br />
<br />
Il regalo era quella frase. La dimostrazione silenziosa che lui aveva visto qualcosa che lei non aveva mostrato a nessuno, un gesto di cura che una Klingon non avrebbe mai ammesso pubblicamente. La sfera era solo il contenitore: ciò che conteneva era la certezza di essere stati osservati nel momento in cui si credeva di essere invisibili.<br />
<br />
Durani abbassò gli occhi sulla scatola, poi li rialzò su di lui. Per un secondo la sua espressione fu quella di qualcuno che sta cercando la trappola e non riesce a trovarla.<br />
<br />
Non disse nulla. Aprì la scatola, guardò la sfera vuota, la richiuse. Poi riprese a firmare il rapporto come se niente fosse, ma Steje notò che la scatola non la posò a terra: la tenne sotto il braccio per tutto il tempo che rimase lì.<br />
<br />
Era già un risultato soddisfacente.<br />
<br />
T'Lani la trovò negli alloggi diplomatici, dove aveva trascorso la maggior parte dei tre giorni di allestimento con la dichiarata intenzione di non parteciparvi. Steje bussò, aspettò il tempo esatto che una vulcaniana avrebbe impiegato per decidere se aprire, e quando la porta si aprì si trovò davanti un'espressione di cortese neutralità che avrebbe scoraggiato chiunque non fosse abituato a leggerla.<br />
<br />
Le posò la scatola tra le mani senza preamboli.<br />
<br />
"Il secondo giorno dell'allestimento," disse Steje, "un bambino Bajoriano di circa sei anni si è perso nella biosfera andoriana. Era solo da almeno venti minuti quando lei lo ha trovato, lo ha accompagnato fino alla sezione residenziale e lo ha riconsegnato ai genitori." Si fermò un secondo. "Non ha segnalato l'episodio al registro di sicurezza. Non ha detto nulla a nessuno. Ha semplicemente ripreso la sua passeggiata come se niente fosse."<br />
<br />
T'Lani osservò la scatola con la stessa espressione con cui avrebbe osservato un campione di roccia vulcanica di scarso interesse geologico. "Non vedo la rilevanza dell'episodio," disse. "Il bambino era disorientato. Ricondurlo ai genitori era la risposta logicamente corretta alla situazione. Qualsiasi altra azione sarebbe stata inefficiente."<br />
<br />
"Esatto," confermò Steje, con un sorriso che non commentava nulla. "Buona serata, Ambasciatrice."<br />
<br />
Si allontanò prima che lei potesse aggiungere altro, lasciandola con la scatola tra le mani. Mentre percorreva il corridoio, pensò che la risposta di T'Lani era stata genuinamente vulcaniana: non stava mentendo, non si stava difendendo. Stava dicendo esattamente quello che pensava. Ed era proprio questo che confermava tutto. Aveva notato quel bambino perché stava guardando, e stava guardando perché le importava — anche se non avrebbe mai usato quella parola, in nessuna lingua della Federazione.<br />
<br />
Tara Keane rise, il che era esattamente quello che Steje si aspettava. Rise e disse che era la cosa più ridicola che avesse sentito in anni, e che assolutamente non era vero che il caos logistico la divertiva, e che lui era un uomo insopportabile. Steje aspettò pazientemente che finisse, poi disse: "Ha gestito tre giorni di caos totale con il sorriso di qualcuno che in realtà stava godendosi ogni minuto. Le operazioni perfette la annoiano, Comandante. Lo sa anche lei."<br />
<br />
Keane smise di ridere. Prese la sfera, la guardò controluce e disse "è vuota" con una voce che aveva perso tutta l'ironia. Steje non rispose e si allontanò prima che lei potesse aggiungere altro.<br />
<br />
Bly Dorien era in infermeria, come spesso la sera, con la scusa di aggiornare cartelle che non necessitavano di aggiornamenti urgenti. Steje le posò la scatola sul banco e disse: "Isaryel ti lancia le scarpe da tre anni. La maggior parte delle persone, dopo la prima settimana, avrebbe smesso di avvicinarsi. Tu no. Hai schivato una scarpina con i riflessi di un ufficiale tattico." Una pausa. "Ha trovato un avversario degno. E tu lo sai."<br />
<br />
La dottoressa non rise e non minimizzò. Si limitò a guardare la sfera per un lungo momento, poi disse sottovoce: "Spero che prima o poi capisca che non voglio portarle via nessuno." Steje annuì, e uscì senza aggiungere altro, perché alcune cose funzionano meglio nel silenzio.<br />
<br />
Rerin lo aspettava. Naturalmente lo aspettava: era Rerin, e le sue antenne avevano probabilmente tracciato il percorso di Steje attraverso la base con la precisione di un sistema di navigazione. Era appoggiato alla paratia del corridoio fuori dai suoi alloggi, con Isaryel già addormentata dentro e un'espressione che cercava di essere neutra e non ci riusciva del tutto.<br />
<br />
Steje gli consegnò la scatola e disse: "Hai passato tre giorni a lamentarti del Natale. Ma la prima cosa che hai fatto quando sono avanzate le decorazioni è stata portare tua figlia a scegliere un addobbo per un uomo che non conoscevi ancora." Si fermò un secondo, lasciando che la frase trovasse il suo posto. "Un uomo che odia davvero una festa non la usa per insegnare alla figlia come si accoglie uno sconosciuto."<br />
<br />
Rerin ascoltò senza interromperlo, le antenne ferme, il volto controllato. Poi guardò la sfera vuota per un tempo che sembrava eccessivo per esaminare un oggetto di vetro.<br />
<br />
"È vuota," disse infine, con voce piatta.<br />
<br />
"Sì," confermò Steje.<br />
<br />
"Cosa dovrebbe contenere?"<br />
<br />
"Quello che ci hai appena visto dentro." Si strinse nelle spalle con la noncuranza di chi ha già detto tutto quello che aveva da dire. "Buona notte, Numero Uno."<br />
<br />
Rerin non rispose. Ma quando Steje si voltò per andarsene, sentì alle sue spalle il suono inequivocabile di una porta che si apriva lentamente, come se il Primo Ufficiale fosse rimasto un momento sulla soglia prima di entrare.<br />
<br />
L'ultimo della lista era Whitmore.<br />
<br />
Lo trovò esattamente dove si aspettava di trovarlo: non nel suo ufficio, non nei corridoi ad alta visibilità dove un Capo della Sicurezza alle prime settimane di servizio avrebbe dovuto farsi vedere. Lo trovò seduto a un tavolo del bar della Passeggiata, nella stessa posizione in cui Steje stesso si era seduto quella mattina, con una tazza di tè e un libro aperto che non stava leggendo, gli occhi fissi su Grul che ancora, con una costanza che rasentava l'ammirevole, girovagava tra le decorazioni cercando qualcosa che non avrebbe trovato.<br />
<br />
Steje si sedette di fronte a lui senza essere invitato e posò la scatola sul tavolo. "Ha nascosto un phaser dietro un libro di Coleridge quando ha sentito bussare alla porta il primo giorno," disse. "Riflesso corretto. Ma ha aperto comunque, prima di sapere chi fosse." Una pausa. "Sa distinguere una minaccia da una curiosità. È una dote rara."<br />
<br />
Whitmore ascoltò senza cambiare espressione. Poi aprì la scatola, guardò la sfera, e la richiuse con la stessa precisione con cui aveva fatto tutto il resto da quando era arrivato.<br />
<br />
"È vuota," disse.<br />
<br />
"Tutti me lo fanno notare," rispose Steje, con una nota di stanca soddisfazione. "È il regalo più onesto che riesco a fare. Non pretende di essere qualcosa che non è."<br />
<br />
Whitmore considerò questo per un momento. Poi alzò gli occhi verso Grul, poi di nuovo verso Steje. "La porta dell'ufficio è ancora aperta?"<br />
<br />
"Da stamattina," confermò Steje. "E sono ragionevolmente certo che prima di mezzanotte qualcuno troverà il coraggio di entrarci." Si alzò, sistemò la sedia con cura e raccolse la sua tazza ormai vuota. "Domani mattina alle nove nel mio ufficio, Tenente. Porti il tè."<br />
<br />
Si allontanò verso il turbolift con le mani dietro la schiena, lasciando Whitmore con la sfera vuota tra le dita e Grul che, inconsapevole, continuava il suo giro instancabile tra le luci della sera.<br />
<br />
Quando tornò nel suo alloggio, trovò sul tavolo una sfera avanzata. Aveva contato male, o forse aveva dimenticato qualcuno, o forse no. La prese, la tenne in mano per un momento e cercò, quasi per abitudine professionale, di trovare la frase giusta. Quella cosa che lui avrebbe detto a se stesso, la cosa vera che nessuno aveva notato.<br />
<br />
Non gli venne nulla.<br />
<br />
La posò accanto alla stella cometa, che aveva trafugato dal suo ufficio. I due oggetti — una che pulsava di luce, l'altra perfettamente vuota — che si riflettevano a vicenda nel buio della stanza, sembravano attendere la frase che non arrivava. Forse era questo il punto: che l'unica persona che non riusciva a leggere, dopo tutti quegli anni, era ancora se stesso.<br />
<br />
Interessante, pensò, con una punta di ironia che non era del tutto priva di amarezza.</JUSTIFY><br /><br />Autore: Capitano Steje Aymane<br /><br />]]></description>
            <author>Capitano Steje Aymane</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Mon, 06 Apr 2026 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-02 La stella cometa</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=2</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata<br />
19/12/2405 - Ore 15.00</b><br /><br />
"I'm dreaming of a white Christmas, just like the ones I used to know..."<br />
<br />
Edward aggrottò le sopracciglia appena emerse dal portellone d'attracco, cogliendo le note dell'antiquata ma celebre canzone: le persone arrivate con la sua nave, per lo più non umane, non parvero invece notare la singolarità della musica proveniente dalla passeggiata. Tuttavia tutti, assolutamente tutti, appena vi entrarono iniziarono a guardarsi intorno meravigliati. Festoni di lustrini rossi, bianchi, argento e oro adornavano ogni corrimano e balaustra; abeti di vari materiali torreggiavano in ogni angolo, risplendenti di luci colorate; una coppia di bambini con bizzarri completi a strisce bianche e verdi e appuntiti cappelli a cono si rincorrevano cercando di colpirsi a vicenda con enormi caramelle gommose a forma di bastone da passeggio.<br />
<br />
Regolò gli occhi artificiali, per essere certo di ciò che stava osservando, e constatò che era tutto vero. Quindi scrollò le spalle e si concesse un giro dell'anello centrale: non era atteso presso il capitano della stazione prima delle 18:00, ed era importante comprendere immediatamente se sulla passeggiata servissero il tè, e di quale qualità. Scoprì rapidamente che sì, lo servivano, ma che la qualità e la varietà erano migliorabili; in compenso, gli venne servito anche un delizioso dolcetto di biscotto, caramello e cioccolato (palesemente un millionaire shortbread) pubblicizzato sul menu con l'altisonante nome "Trionfo del Volo delle Renne". Si prese qualche minuto per rilassarsi e osservare la zona. Non aveva immaginato un'atmosfera del genere. Credeva che il suo arrivo sarebbe stato più... triste? Professionale? Si scoprì invece di ottimo umore, e pronto ad assumere l'incarico: presto avrebbe dovuto badare alla sicurezza di tutti i presenti, partendo per certo da quella del personale che stava metodicamente passando in rassegna i festoni e gli addobbi, operando con zelo ma anche con disordinata frenesia, cercando chissà cosa con un tricorder. <br />
<br />
La sua osservazione venne interrotta dal vicino chiacchierare a voce alta di una donna dai tratti Klingon, che stava illustrando a un collega biondo le virtù della birra come supplemento nutritivo. Gradi da Tenente Comandante, capelli rossi, voce decisa con accento irlandese, atteggiamento espansivo. Edward sorrise, lieto di aver letto con attenzione i ruolini di bordo e di aver trovato immediatamente una delle persone alle quali desiderava presentarsi. "Comandante Keane, giusto? Scusi se la disturbo, mi permetta di presentarmi. Sono il Tenente Whitmore, Edward Whitmore, il sostituto del Comandante Riccardi come Capo della Sicurezza."<br />
<br />
La Responsabile Operazioni si interruppe a metà discorso per voltarsi e scrutarlo, sul viso un sorriso sorpreso. "...Whitmore? Ah, è lei! Piacere! Ho saputo della sostituzione... cosa è successo al Comandante?" <br />
<br />
Edward sorrise, allargando le braccia. "Questioni della Sicurezza... pare una missione operativa urgente presso una task force, probabilmente legata a sue competenze specifiche. La sto disturbando?" chiese garbatamente, osservando sia lei che il collega.<br />
<br />
"No, affatto! Eravamo in una breve pausa... venga, si accomodi." rispose il Comandante, stringendogli la mano e indicando la sedia accanto alla sua. "Lui è il Guardiamarina Dorman, sezione Ingegneria. E' terrestre, come lei, e almeno per metà, come me." <br />
<br />
Edward annuì, stringendo la mano offertagli dal guardiamarina. "Ma, dall'accento che ho sentito, non certo irlandese come lei. Direi... origini polacche, da una famiglia per lo più vissuta in orbita?" <br />
<br />
Dornan scoppiò a ridere, annuendo. "Complimenti! Al primo colpo. E malgrado io non abbia un cognome tipico delle mie zone."<br />
<br />
"Solo fortuna." ribatté il tenente, con tono amabile, prima di riportare l'attenzione su Keane. "...ma mi dica: sono, uhm, così sentite le celebrazioni natalizie terrestri a bordo? Credevo che in contesti come questo le procedure sulle festività planetarie fossero più..." si interruppe, perché proprio dietro di loro due klingon passarono, ingiuriandosi fragorosamente mentre strattonavano la stessa sagoma di renna; riprese dopo qualche attimo, quando la renna si spezzò in due parti soddisfando apparentemente entrambi i contendenti. "...sobrie. Mi corregga se sono in errore, ma sono ragionevolmente certo che il capitano della stazione non sia nemmeno terrestre."<br />
<br />
Keane sospirò, aggrottandosi. "Ha! Non ne voglio sentire parlare ancora! Pare che... questo... sia una espressa volontà dell'Ammiragliato. Una cosa di interscambio culturale o simile, non ho davvero approfondito. Siamo in mezzo a questa follia da tre giorni ormai, e non se ne vede la fine... mi pare di capire che ne avremo per un altro paio di settimane." Si rasserenò ridacchiando e scuotendo la testa. "Ma ha anche i suoi lati positivi, per carità. C'è stata una cruenta battaglia a palle di neve stamattina, e ieri sera dei Ferengi raccoglievano fondi suonando un campanaccio e intonando carole su e giù per i ponti. "<br />
<br />
"Non oso immaginare il lavoro preparatorio della Sicurezza! Scansionare ogni singolo oggetto prima di consegnarlo alle squadre che lo hanno appeso deve aver preso..." strinse gli occhi, pensieroso "...davvero parecchio tempo, non c'è così tanto personale della Sicurezza a bordo. Come è stata organizzata la gestione del materiale?" <br />
<br />
"Be', è stato tolto dagli imballi e... insomma... appeso. Proveniva tutto da magazzini del Comando."<br />
<br />
Whitmore la guardò negli occhi, la sua espressione improvvisamente imperscrutabile. "Comprendo." aggiunse laconico, e prese lentamente un altro sorso di tè.<br />
<br />
<br />
 <br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Ufficio del Capitano Aymane<br />
19/12/2405 - Ore 18.05</b><br /><br />
Il Capitano Aymane era in piedi, e puntava il pad con i dati raccolti dal Tenente Edward Whitmore verso il suo petto, quasi fosse un'arma carica. Era solo moderatamente irritato, più per il complicarsi della situazione già spiacevole che per quanto gli aveva appena esposto il suo nuovo Capo Sicurezza.<br />
<br />
"Tenente Whitmore, davvero lei viene a rapporto per presentarsi, e la prima cosa che fa è criticare il mio comportamento e quello dei miei ufficiali?"<br />
<br />
"Non mi permetterei mai, signore."<br />
<br />
"Vuole allora avere la bontà di spiegarmi cosa voleva dire con il suo preambolo relativo agli addobbi natalizi, ai loro codici di carico e alla loro potenziale pericolosità?" disse scostandosi, e poggiando il pad sul tavolo.<br />
<br />
"Intendo solo dire, signore, che ci sono lacune nei registri di carico del materiale. Se dovessi azzardare una ipotesi, direi che i materiali natalizi sono stati caricati in tutta fretta, con procedure decisamente irrituali. La cosa in sé non è allarmante, ma là dove i registri hanno lacune diventa impossibile definire in modo preciso cosa è stato caricato inizialmente e cosa è effettivamente arrivato. Poniamo che in qualche modo un contrabbandiere d'armi sia venuto a sapere di una spedizione di materiale non tracciato, che ha dovuto viaggiare magari per differenti stive, con varie occasioni di manipolare il contenuto..."<br />
<br />
"Tenente... un contrabbandiere d'armi non si interessa di luci colorate e alberi natalizi. Se qualcuno avesse scaricato phaser o esplosivi, sarebbe stato visto."<br />
<br />
"Concordo. Ma se avesse voluto portare a bordo qualcosa di più piccolo? O più mimetico? O semplicemente un messaggio per qualcuno a bordo della star base?"<br />
<br />
"C'è qualcosa che le fa supporre che stia avvenendo qualcosa del genere?" <br />
<br />
"No, non ho alcun elemento per affermarlo. Tuttavia, a causa della procedura seguita, non posso nemmeno affermare il contrario."<br />
<br />
Aymane sospirò, pensieroso. "Apprezzo lo zelo, Whitmore, non creda che io sia un incosciente. E non desidero che lei inizi il suo incarico trascurando di indagare ciò che ritiene doveroso indagare: il suo ruolino indica chiaramente che sa il fatto suo. Tuttavia ho una situazione particolare a bordo, e il mio incarico prevede il cercare di creare un certo clima. Lei crede di poter approfondire la questione in modo discreto, e chiudere per quanto possibile le lacune apertesi nella sicurezza a causa della.. irritualità del carico?"<br />
<br />
"Si fidi di me, capitano. Le assicuro che non le farò trovare nessuna sorpresa sotto l'albero."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Alloggio del Tenente Whitmore<br />
19/12/2405 - Ore 20.12</b><br /><br />
Tutto quello che si poteva fare era stato fatto. Le richieste di chiarimenti alla logistica federale erano state inoltrate, e domani sarebbero iniziati a fioccare i primi rapporti in merito. Edward aveva già anche incontrato l'Ufficiale Tattico Durani e il personale di turno della Sicurezza. Aveva stretto mani, conversato, spiegato, indagato garbatamente. La sua quieta, sicura voce britannica e la sua competenza procedurale avevano largamente rassicurato tutti quanti in merito al fatto che anche senza il Comandante Riccardi la stazione avrebbe continuato a girare sul suo asse. C'erano alcune criticità in merito ai turni e alle procedure, ma nulla di preoccupante: anzi, sarebbero state sfide interessanti per le prossime settimane. <br />
<br />
Si stiracchiò, sentendosi improvvisamente stanco. Le emozioni erano state notevoli, e il suo nuovo alloggio gli sembrava un po'... freddo. Si alzò dalla sua scrivania e andò a una delle sue borse per estrarre da esse una raccolta di poesie di Coleridge. Stava per metterla su uno scaffale quando la porta dell'alloggio trillò. Edward, che non attendeva nessuno, con gesto elegante e abituale estrasse il phaser e lo nascose fra il libro e il corpo. "Avanti?" rispose garbatamente, e la porta si aprì.<br />
<br />
Sulla porta c'era un Andoriano con un'espressione annoiata e gradi da Tenente Comandante. Fra i suoi piedi c'era una bimbetta, a sua volta Andoriana, che reggeva una stella cometa di plastacciaio che rifulgeva ritmicamente di un ripetitivo schema di colori. <br />
<br />
La bimbetta tese la stella luccicante verso di lui. "Tu sei il nuovo Capo della Sicurezza. Sei arrivato oggi quindi non hai amici. Questa si chiama Stella. E' una mia amica, e adesso anche amica tua. Tieni, te la dò."<br />
<br />
Edward mise immediatamente via libro e phaser, facendo in modo che il secondo affondasse furtivamente nei cuscini del divano al suo fianco. "...buonasera! Grazie..." disse, alternando occhiate stupite e divertite fra lei e il Comandante, e inginocchiandosi per poterle parlare alla stessa altezza. "Io mi chiamo Edward. Sei molto gentile. Tu come ti chiami?"<br />
<br />
"Isaryel. Prendi Stella, che pesa." rispose la bambina, deponendo l'oggetto nelle sue mani con un sorriso compiaciuto.<br />
<br />
"Grazie, Isaryel, e grazie anche al Comandante Th'Tharek per averti accompagnato. E' un piacere conoscervi." disse, prendendo la stella con una mano, rialzandosi, e offrendo l'altra al Primo Ufficiale. <br />
<br />
Rerin la strinse. "Ha molto insistito per venire a portargliela, quando ha sentito per caso del suo arrivo. Ad ogni modo, è quantomeno corretto che anche lei sia partecipe di questa follia folkloristica."<br />
<br />
"Si figuri. Era da un po' che desideravo tornare... fra le stelle." rispose Edward, mentre la stella cometa illuminava ritmicamente la stanza con luci bizzarre e gioiose.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Luogo imprecisato <br />
19/12/2405 - Ore 23.15</b><br /><br />
La comunicazione si aprì con un crepitio secco, uno scoppiettare furioso che riecheggiò nel locale tecnico dei piloni inferiori riecheggiando l'umore di chi stava per parlare.<br />
<br />
=^=Avete trovato il pacco, vero?=^=<br />
<br />
L'interlocutore decise che tolto il dente, tolto il dolore, e rispose immediatamente con la cattiva notizia.<br />
<br />
"No. C'è una complicazione. Una complicazione rilevante che era mio dovere segnalare, e che ci impedisce di andare avanti senza il suo consenso."<br />
<br />
=^=Ho già detto che non mi interessa nulla delle complicazioni! Siete in grado di compiere la missione o no? Se fallite, conoscete le conseguenze!=^= Il volume della voce gracchiante aumentò, rivelando una collera e una frustrazione che il distorsore erano insufficienti a mascherare.<br />
<br />
"La prego, mi ascolti! Abbiamo identificato l'ubicazione del chip: è in una decorazione a forma di stella cometa. Ce ne sono solo cinque a bordo, e ne abbiamo già escluse due. Ne restano tre, e abbiamo provato a forzare i codici di accesso all'alloggio dove riteniamo ve ne sia presente una. Purtroppo il nostro codice non è stato sufficiente perché quell'alloggio è protetto con codici di sicurezza di livello superiore a quello dei normali ospiti. Abbiamo indagato, e abbiamo scoperto si tratta dell'alloggio del nuovo Capo della Sicurezza, arrivato oggi. Ovviamente non potevamo agire oltre, senza avvertirla."<br />
<br />
Il silenzio si protrasse per lunghi secondi. <br />
<br />
"...signore?"<br />
<br />
La voce emerse dal comunicatore lentamente, mortalmente fredda. <br />
<br />
=^= Avremo una spiacevole conversazione al suo ritorno. Era un incarico banale, da svolgere senza chiasso! Ad ogni modo... conoscete gli ordini, nulla è cambiato. Cercate le altre due stelle comete, e sperate che l'obiettivo sia dentro una di esse. Se invece occorrerà fare effrazione nell'alloggio del Capo Sicurezza... o indurlo a portare fuori da lì l'obiettivo, o sedurlo, o ricattarlo, o sparargli... fatelo! Tanto peggio per chi ci andrà di mezzo. Sbrigatevi! Chiudo.=^=</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Edward Whitmore<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Edward Whitmore</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Tue, 17 Mar 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-01 L'allestimento fuori dai canoni</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=1</link>
            <description><![CDATA[<br /><b>DS16 Gamma - Biosfera andoriana<br />
16/12/2405 - Ore 09.30</b><br /><br />
La biosfera andoriana era un trionfo di ghiaccio scolpito, rocce azzurre e una nebbia fredda che rendeva l'aria frizzante e densa, proprio come piaceva ai nativi di Andoria. Solitamente era un luogo di silenzio e meditazione, ma quel mattino l'atmosfera era stata letteralmente invasa da un carico di "natura terrestre". Il Tenente Comandante Rerin camminava a passo lento, le mani intrecciate dietro la schiena, osservando con un misto di scetticismo e rassegnazione le squadre di manutenzione che posizionavano grandi abeti profumati tra le formazioni cristalline. Il profumo resinoso del legno e degli aghi di pino cozzava violentemente con l'odore metallico e pulito del ghiaccio sintetico, creando un contrasto sensoriale quasi stordente.<br />
Ma per Isaryel, quello era il paradiso.<br />
"Guarda, papi! Alberi con i capelli pungenti!" gridò la bambina, correndo a perdifiato sulla superficie ghiacciata del sentiero principale. Le sue piccole scarpette battevano sul suolo con un rumore ritmico, mentre le antenne vibravano freneticamente, captando ogni minima variazione termica e sonora.<br />
Si fermò di colpo davanti a un enorme abete alto più di tre metri, ancora privo di addobbi. Allungò una manina azzurra, toccando con estrema cautela la punta di un ago. "Punge!" esclamò, ritraendo la mano con un risolino eccitato "Papi, perché gli alberi degli umani hanno le punte?"<br />
Rerin sospirò, avvicinandosi. "Perché sulla Terra devono proteggersi dagli animali che vorrebbero mangiarli, Isaryel. Ma questi sono qui per... beh, per essere decorati"<br />
L'Andoriano lanciò un'occhiata alle casse che erano state teletrasportate poco prima. Alcuni volontari — tra cui due ufficiali scientifici Vulcaniani che stavano analizzando una ghirlanda luminosa con la stessa serietà con cui avrebbero studiato un'anomalia spaziale — avevano iniziato ad aprire i container.<br />
Isaryel si tuffò letteralmente in una delle casse aperte, che conteneva centinaia di sfere di vetro colorato, protette da campi di forza a bassa intensità e imballaggi biodegradabili.<br />
"Ohhh..." mormorò la piccola, tirando fuori una pallina di un rosso vibrante. La sollevò verso la luce soffusa della biosfera, osservando il proprio riflesso distorto sulla superficie lucida. "È bellissima! Sembra una piccola stella caduta."<br />
"Fai attenzione, Isaryel, sono fragili," la ammonì Rerin, sebbene la sua attenzione fosse catturata da un movimento sospetto. Poco distante, una squadra di operai stava lottando con un generatore di "neve finta" che sembrava aver deciso di non collaborare con il clima già glaciale della biosfera.<br />
In quel momento, Vorn fece il suo ingresso nella biosfera, portando con sé un'altra cassa. Il Klingon sembrava quasi a disagio in mezzo a tutto quel verde e a quei colori sgargianti, ma non appena vide Isaryel, il suo volto si addolcì in un grugnito che era quanto di più simile a un sorriso un Klingon potesse concedere.<br />
"Piccola guerriera!" esclamò Vorn. "Ho portato altri... ornamenti. Anche se continuo a pensare che delle teste di nemici mozzate starebbero meglio su questi rami rispetto a queste fragili sfere di vetro."<br />
Rerin scosse il capo, massaggiandosi le tempie. "Vorn, ti prego, non dare idee strane alla bambina. Abbiamo già abbastanza problemi con le scarpine volanti, non vorrei dover gestire anche delle teste mozzate nel salone principale."<br />
Isaryel corse verso Vorn, mostrandogli orgogliosa la sua pallina rossa. "Vorn, guarda! Papi ha detto che dobbiamo appenderle agli alberi pungenti!"<br />
Il Klingon prese la pallina tra le sue dita massicce, osservandola con sospetto. "Un'attività insolita. Appendere trofei che non arrivano da una nobile battaglia... ma se è la volontà del Capitano di questa base, che così sia"<br />
Mentre Vorn aiutava Isaryel a capire come agganciare il primo addobbo, Rerin tornò a osservare il flusso di persone. La biosfera si stava riempiendo velocemente. La sua mossa di annunciare i "regali del Capitano" aveva funzionato oltre ogni aspettativa: famiglie intere, diplomatici curiosi e ufficiali fuori servizio stavano affollando l'area, trasformando l'allestimento in una sorta di rito collettivo.<br />
Il brusio che riempiva la biosfera andoriana stava cambiando frequenza. Non era più solo il rumore di casse aperte e rami spostati; ora c'era un sottofondo di eccitazione speculativa che rimbalzava tra le pareti di ghiaccio. Rerin, appoggiato a una colonna di cristallo azzurro, tese le antenne mentre cercava di captare al meglio i discorsi dei presenti.<br />
"Hai sentito l'annuncio del Primo Ufficiale?" mormorava una sottufficiale umana a un collega bajoriano, mentre cercavano di districare una matassa di luci a LED. "Ha detto che il Capitano ha preparato regali per tutti. E conoscendo gli standard di Aymane, non saranno certo barrette di razioni d'emergenza"<br />
"Ho sentito dire che hanno fatto arrivare dei replicatori industriali specializzati dal Quadrante Alfa solo per questo" rispose il Bajoriano, sgranando gli occhi. "Si parla di pezzi d'artigianato terrestre autentico, o forse dei nuovi PADD di ultima generazione. Steje non farebbe mai una promessa del genere se non avesse qualcosa di grosso in serbo. È un ufficiale di prestigio, la sua reputazione è in gioco!"<br />
Poco distante, un mercante Ferengi che si era "imbucato" tra i volontari con la speranza di rimediare qualcosa gratis, stava già facendo calcoli frenetici sul suo terminale portatile. "Regali... gratuiti... per tutti," biascicava tra sé, con i lobi che fremevano per l'avidità. "Se il Capitano distribuisce tecnologia o oggetti rari, il valore di rivendita sulla Passeggiata schizzerà alle stelle. Devo assicurarmi di essere in prima fila quando il Capitano aprirà il sacco."<br />
Rerin sentì un brivido di pura soddisfazione percorrergli la schiena. Il piano stava funzionando meglio di una manovra di aggiramento tattico.<br />
"Papi, perché quel signore con le orecchie grandi ride da solo?" chiese Isaryel, tirandogli la casacca.<br />
"Perché crede di aver trovato un tesoro, piccola mia" rispose Rerin, con un sorriso che finalmente gli illuminò il volto, un'espressione quasi predatoria che raramente mostrava. "Ma la vera sorpresa sarà la faccia del Capitano quando leggerà i rapporti sulla gestione delle aspettative dell'equipaggio."<br />
=^=Capitano Aymane a Comandante Tharek. Rerin, risponda!=^=<br />
La voce di Steje gracchiava nel comunicatore, carica di una nota di panico represso che l'Andoriano trovò assolutamente deliziosa. Rerin attese qualche secondo, godendosi il momento, prima di attivare la risposta.<br />
"Qui Tharek. Mi dica, Capitano. Come procede la gestione della... 'generosità di comando'?"<br />
=^=Mi dica che è un errore di trasmissione!=^= sbottò Steje, e Rerin poteva quasi vederlo camminare nervosamente da una parte all'altra della starbase. =^=Il terminale logistico sta esplodendo! Ho tre delegazioni diplomatiche che chiedono se il regalo include l'accesso ai database riservati e metà del personale tecnico ha lasciato i posti di manutenzione per venire ad aiutare con gli alberi! Rerin, dove diavolo dovrei prenderli migliaia di regali in meno di dieci giorni?!=^=<br />
"Saprà senz'altro gestire l'imprevisto con la sua solita 'flemma studiata', Capitano," ribatté Rerin, guardando Isaryel che ora stava cercando di convincere Vorn a indossare una ghirlanda d'argento come se fosse una sciarpa da guerra. "Dopotutto, è stato lei a dirmi che il Natale è la festa della speranza e del sacrificio disinteressato. Quale miglior sacrificio del suo budget per le emergenze?"<br />
=^=Tharek, la sua è insubordinazione creativa! È una vendetta... una gelida, calcolata vendetta andoriana!=^=<br />
"È gestione delle risorse, Capitano" concluse Rerin con una calma serafica. "E ora, se vuole scusarmi, ho una bambina che deve finire di addobbare un abete e più di mille volontari entusiasti che non vedono l'ora di ricevere i suoi doni. Tharek, chiudo."<br />
Mentre il canale si chiudeva con un clic soddisfacente, Rerin emise un piccolo verso di divertimento tra i denti. La Starbase 16 Gamma era forse nel caos, ma per la prima volta da quando era iniziata quella follia natalizia, sentiva che il Quadrante Gamma era un posto decisamente interessante in cui vivere.<br />
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<br /><b>DS16 Gamma - Passeggiata<br />
16/12/2405 - Ore 09.45</b><br /><br />
=^=È gestione delle risorse, Capitano=^= concluse Rerin con una calma serafica. =^=E ora, se vuole scusarmi, ho una bambina che deve finire di addobbare un abete e più di mille volontari entusiasti che non vedono l'ora di ricevere i suoi doni. Tharek, chiudo=^=<br />
Il silenzio che seguì la chiusura della comunicazione fu per Steje più assordante di un'esplosione nel vuoto. Rimase con il braccio a mezz'aria, fissando il comunicatore come se l'apparecchio stesso lo avesse appena tradito. <br />
Nel mentre, le porte del turbolift si aprirono con un fruscio fluido proprio sulla Passeggiata, ma Steje non fece in tempo a fare un passo che venne travolto da un'ondata di suoni e colori. L'area, solitamente un luogo di ordinato viavai multiculturale, era diventata un cantiere di entusiasmo fuori controllo. In alto, sopra le ampie vetrate che mostravano l'oscurità profonda del Quadrante Gamma, file di tecnici della Flotta stavano montando freneticamente dei proiettori che simulavano una nevicata di particelle luminose, mentre ghirlande di pino sintetico venivano srotolate lungo i corrimano con una velocità mai vista prima per dei turni di manutenzione ordinaria.<br />
Ma ciò che gelò il sangue del Capitano furono i sussurri della folla che cambiavano direzione non appena la sua divisa rossa apparve sulla soglia. Un brusio collettivo percorse l'area come un segnale subspaziale. <br />
Il Capitano cercò di farsi strada tra la folla mantenendo un'andatura che sperava apparisse regale, ma che somigliava più a una fuga controllata. Ogni sorriso che riceveva dagli astanti era una pugnalata al suo fegato. Quando finalmente raggiunse un angolo relativamente riparato dietro una colonna strutturale, premette il comunicatore con una foga tale da rischiare di incrinare la piastra.<br />
"Aymane a Logistica, rispondete immediatamente!" esclamò a bassa voce, lanciando occhiate guardinghe ai passanti come se stesse contrabbandando antimateria. "Voglio un inventario completo di tutto ciò che non è essenziale alla sopravvivenza della base. Vecchi kit di riparazione, campioni di minerali senza valore, persino quelle casse di tè liofilizzato scadute nel 2398. Se è solido e può essere impacchettato, mi serve."<br />
Dall'altra parte, la voce dell'addetto alla logistica giunse confusa e sovraccarica dal rumore di fondo di altre chiamate. "Capitano? Ma l'ordine del Primo Ufficiale parlava di regali di alto valore simbolico... qui abbiamo già tre delegazioni che chiedono se i replicatori sono stati calibrati per produrre seta vulcaniana o cristalli di lithio decorativi."<br />
Steje chiuse gli occhi per un istante, imprecando mentalmente contro la precisione terminologica di Rerin. "Il valore simbolico è soggettivo! Mi trovi qualcosa che pesi e che faccia rumore quando viene scosso. E chiami la dottoressa Bly, adesso! Le dica che ho un'emergenza di livello uno. No, faccia livello zero. Il mio sistema nervoso sta per subire un riavvio forzato e ho bisogno di sapere se i replicatori medici possono produrre sedativi di massa... o almeno abbastanza cioccolata da distrarre un intero settore."<br />
Mentre aspettava la risposta, un bambino bajoriano gli si avvicinò timidamente, tirandogli un lembo della divisa rossa. "Capitano, è vero che Babbo Natale è grande quanto un Ammiraglio e porta regali che brillano?"<br />
Steje abbassò lo sguardo sul piccolo, poi lo rialzò verso il soffitto della Passeggiata, dove una ghirlanda gigantesca stava per essere fissata. Sentì il peso di mille anni di tradizioni terrestri schiacciarlo contro il ponte di tritanio. "Sì, piccolo," rispose con un sorriso che sembrava più una smorfia di dolore. "Brilleranno tantissimo. Probabilmente perché saranno fatti di scarti industriali lucidati, ma brilleranno."<br />
Proprio mentre il bambino si allontanava saltellando, Steje sentì un passo pesante e cadenzato risuonare sul metallo, un rumore che sovrastava persino il chiasso dei volontari. Si voltò e si trovò davanti il Tenente Durani. La Klingon non sembrava affatto pervasa dallo spirito natalizio; al contrario, le sue creste frontali erano contratte in un'espressione di feroce disappunto e la sua mano destra era appoggiata con irritazione sull'impugnatura del phaser.<br />
"Capitano Aymane!" esordì Durani, la voce che ringhiava sopra il brusio della folla. "Questa sua... iniziativa volontaria sta portando la sicurezza della base sull'orlo del collasso. Un'operazione di questa portata andava preventivata con le sezioni tattiche con settimane di anticipo, non lanciata come un siluro fotonico impazzito nel bel mezzo di un turno di rotazione!"<br />
Steje cercò di assumere una postura di comando, ma si sentiva piccolo sotto lo sguardo inquisitore della Klingon. "Tenente, comprendo che il carico di lavoro sia aumentato, ma si tratta di un evento per il morale..."<br />
"Il morale non si costruisce sul caos, Capitano!" lo interruppe lei, facendo un passo avanti e costringendolo a indietreggiare contro la colonna. "Il Comandante Riccardi non è alla starbase. Ho dovuto riorganizzare l'intero personale in meno di un'ora. Sono stata costretta a richiamare in servizio tre squadre che avevano appena iniziato il loro turno di riposo e, mi creda, degli ufficiali svegliati prima del tempo per sorvegliare l'installazione di ghirlande luminose non sono dei cittadini modello della Federazione. Le lamentele sono state... sonore. Alcuni hanno persino messo in dubbio l'onore di una missione che prevede il controllo della folla attorno a delle decorazioni di cui non capiscono nemmeno il senso!"<br />
Durani incrociò le braccia massicce sul petto, sbuffando una nuvola di vapore caldo. "Mi sono sentita costretta a intervenire personalmente per evitare una protesta formale. Ho dovuto specificare chiaramente a ogni singolo ufficiale, inclusi quelli in servizio di pattuglia esterna, che anche la sezione sicurezza riceverà questi fantomatici 'regali speciali' promessi dal Primo Ufficiale. Mi auguro per lei, Capitano, che questi doni siano degni dello sforzo che stiamo compiendo"<br />
Steje deglutì a vuoto, sentendo la pressione aumentare da ogni lato. "Naturalmente, Tenente. La sicurezza avrà... un trattamento di riguardo. Mi assicurerò che i regali siano... all'altezza delle aspettative."<br />
Mentre Durani si allontanava con un grugnito di avvertimento, Steje riattivò freneticamente il comunicatore. "Logistica? Cancellate l'idea del tè liofilizzato scaduto.. soprattutto per le sezioni tattica e sicurezza. Mi serve qualcosa di pesante, preferibilmente di metallo e che sembri vagamente un'arma o un trofeo. E muovetevi!"<br />
Steje non fece in tempo a chiudere la comunicazione che una nuova figura gli sbarrò la strada. Il Tenente Comandante Karana Vok, capo ingegnere della base, avanzava verso di lui con un'andatura che tradiva la sua doppia eredità betazoide-klingon: una determinazione guerriera unita a una sensibilità empatica che, in quel momento, sembrava sintonizzata solo sulla frequenza dell'esasperazione. Aveva una macchia di grasso su una guancia, un cinturone pesante carico di strumenti diagnostici che tintinnava a ogni passo e stringeva un PADD come se volesse usarlo per percuotere qualcuno.<br />
"Capitano, dobbiamo parlare. Ora" esordì la Vok, senza minimamente preoccuparsi del protocollo. "I miei hangar sono deserti. Le squadre di manutenzione dei reattori sono sparite. Persino i miei specialisti del nucleo di curvatura sono stati avvistati sul ponte 12 a discutere con dei civili sull'allineamento di fase di alcune stringhe di luci colorate. Mi spiega come dovrei garantire l'efficienza della Starbase se l'intero reparto ingegneria è stato dirottato a fare da... designer d'interni per la sua festa?"<br />
Steje sospirò, sentendo una fitta alle tempie. "Comandante, è stato un appello al volontariato lanciato dal Primo Ufficiale. Non potevo prevedere che i suoi uomini fossero così... entusiasti dello spirito natalizio."<br />
"Entusiasti? Capitano, non mi prenda in giro" ribatté lei, incrociando le braccia e facendo tintinnare gli attrezzi. "I miei ingegneri non sono entusiasti del Natale; sono entusiasti dell'idea che, secondo l'annuncio di Rerin, chiunque aiuti riceverà un 'regalo speciale'. E dato che lei ha fama di essere un uomo dai gusti raffinati, hanno dedotto che i regali per il reparto tecnico potrebbero includere componenti rari, nuovi moduli diagnostici o, come suggeriva un mio capo squadra, un set di chiavi a induzione in lega di tritanio."<br />
Karana scosse il capo, i capelli scuri che frustavano l'aria. "Al momento sono a corto di uomini per la manutenzione ordinaria dei filtri dell'aria e se non riporto subito ordine, il morale che tanto le sta a cuore finirà soffocato dai sottoprodotti dell'anidride carbonica. Se questi regali non si materializzeranno, o se saranno delle semplici chincaglierie, avrà trecento ingegneri furiosi che inizieranno a interpretare 'sacrificio disinteressato' come 'sciopero bianco delle manutenzioni'"<br />
Steje si sentì mancare il respiro. Dopo la sicurezza, ora anche l'ingegneria lo teneva sotto scacco con la promessa dei regali. "Comandante Vok, le assicuro che... troveremo una soluzione che soddisfi le menti più analitiche del suo reparto. Ma ora, la prego, cerchi di contenere i suoi uomini."<br />
La Vok non aveva ancora finito di sfogarsi che il Tenente Comandante Tara Keane, capo operazioni, si materializzò al suo fianco, aggiungendo il proprio carico di scontento.<br />
"E non è tutto, Capitano" incalzò la Keane. "Come capo operazioni le faccio notare che la sala controllo è nel caos. Il traffico dei mercanti Tellariti è bloccato perché gli addetti all'attracco sono troppo impegnati a catalogare addobbi per 'meritarsi' il premio promesso. La logistica è paralizzata, i sensori a corto raggio non vengono calibrati da ore e ho una coda di mercanti che chiedono rimborsi per il ritardo. Se non mette un freno a questa follia dei regali, le operazioni della DS16 Gamma diventeranno un ricordo storico nel giro di un turno!"<br />
Steje rimase immobile per qualche secondo dopo che entrambe le ufficiali si furono allontanate verso i rispettivi ponti. Guardò la Passeggiata brulicante di gente: centinaia di occhi carichi di aspettative, migliaia di crediti che stavano evaporando e un Primo Ufficiale andoriano che, ne era certo, in quel momento si stava godendo il silenzio della biosfera.<br />
Si rese conto che non serviva a nulla chiamare Rerin per lamentarsi o per ordinargli di venire lì. Sapeva perfettamente cosa gli avrebbe risposto: che lui aveva solo eseguito gli ordini di "creare l'atmosfera" e che la gestione delle promesse era una prerogativa del comando. <br />
Con un gesto rassegnato, Steje sfiorò il comunicatore "Logistica, qui è il Capitano" mormorò, la voce piatta di chi ha accettato il proprio destino. "Autorizzo l'uso dei replicatori industriali a ciclo continuo per i prossimi sette giorni. Priorità massima alla produzione di trofei in lega, kit di calibrazione tecnica e oggetti di artigianato terrestre di classe B. Attingete alle riserve di energia non critiche e, se necessario, riconvertite i materiali grezzi del magazzino 4. E... non fate domande sulla spesa energetica. Me ne occuperò io nel rapporto finale per il Comando di Flotta."<br />
Abbassò lo sguardo sul display, osservando le barre dell'energia che iniziavano già a fluttuare mentre i replicatori della stazione si mettevano al lavoro per soddisfare la voracità festiva di mille razze diverse.<br />
"Buon Natale a tutti" sussurrò tra sé con amara ironia "Specialmente a me e al mio futuro colloquio con il Comando di Flotta"<br />
<br />
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<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Luogo imprecisato <br />
16/12/2405 - Ore 15.00</b><br /><br />
La comunicazione si aprì con un crepitio secco. La voce dall'altra parte, frammentata da un distorsore di frequenza che ne annullava ogni traccia biologica, andò dritta al punto, gelida e priva di preamboli.<br />
=^=Avete recuperato il pacco?=^=<br />
L'interlocutore esitò, il silenzio che seguì era carico di una tensione palpabile. "Non ancora. È sorto un imprevisto...."<br />
=^=Che tipo di imprevisto?=^=<br />
"Le nostre proiezioni sulla gestione logistica della Starbase erano errate," spiegò l'uomo, stringendo nervosamente il ricevitore. "Avevamo previsto che l'allestimento sarebbe avvenuto per gradi, in aree circoscritte e con squadre di manutenzione tracciabili. Invece, il Comando ha indotto una mobilitazione di massa. Hanno promesso regali a chiunque si offra volontario e ora ci sono centinaia di civili e ufficiali che manipolano le casse senza alcun criterio. È diventato impossibile intercettare il pacco prima che venga disperso tra le decorazioni della base."<br />
Dall'altro capo della linea, il silenzio che seguì sembrò pesare quanto il vuoto dello spazio. Un respiro distorto, simile a un sospiro metallico, precedette la risposta. =^=Quindi il nostro obiettivo è ora mescolato a migliaia di ornamenti terrestri privi di valore. Come pensate di rimediare a questo fallimento?=^=<br />
"Ci infiltreremo tra i volontari. Useremo la confusione a nostro vantaggio per setacciare i settori pubblici durante l'allestimento," rispose l'interlocutore, cercando di infondere sicurezza nella propria voce. "Se non dovessimo individuarlo subito, lo cercheremo nei prossimi giorni tra le decorazioni già esposte. È solo questione di tempo: al massimo tre giorni e il pacco sarà nelle nostre mani."<br />
=^=Vedi di non deludermi di nuovo. La pazienza non è una virtù che mi appartiene. Attendo notizie conclusive. Chiudo.=^=<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Passeggiata <br />
16/12/2405 - Ore 21.15</b><br /><br />
La sera era calata sulla stazione, ma la Passeggiata non era mai stata così luminosa. Dopo un lavoro titanico che aveva coinvolto ogni ponte e ogni sezione, la Starbase splendeva di migliaia di luci intermittenti, ghirlande intrecciate e ologrammi di neve che cadevano silenziosi sul tritanio. L'aria stessa sembrava diversa, intrisa di quel profumo di pino sintetico che ormai saturava i condotti di ventilazione. Rerin Tharek si trovava al centro della passeggiata, le braccia incrociate e le antenne che oscillavano lentamente in un misto di sbigottimento e stanchezza. Davanti a lui, nonostante l'allestimento fosse ufficialmente terminato, giacevano ancora tre casse aperte, traboccanti di sfere di vetro, nastri e addobbi luccicanti.<br />
"Non è possibile" mormorò l'Andoriano, consultando il PADD. "Abbiamo decorato ogni centimetro quadrato delle aree pubbliche, comprese le paratie dei condotti di scarico e l'ufficio della sicurezza. Dove dovremmo mettere il resto di questa roba? Nello spazio aperto?"<br />
"Guarda, papi! Queste brillano più delle stelle!" esclamò Isaryel, avvicinandosi alla cassa e sollevando una decorazione a forma di stella argentata che rifletteva le luci della base. La piccola era stanca, ma i suoi occhi brillavano di una meraviglia pura. "Sono bellissime... non possiamo lasciarle chiuse qui dentro, hanno un aspetto così triste tutte sole al buio."<br />
Rerin osservò la figlia, poi alzò lo sguardo verso la folla di volontari che si stava lentamente radunando intorno a loro, stanchi ma visibilmente soddisfatti del lavoro compiuto. Vide Klingon che si pulivano le mani sulle divise, ingegneri con i volti segnati dalla fatica e civili che si scambiavano sorrisi inediti.<br />
Prese un respiro profondo e attivò la comunicazione ambientale, la sua voce risuonò calma e solenne in tutta la Passeggiata.<br />
"Ospiti, civili e ufficiali di Deep Space 16 Gamma," esordì, attirando l'attenzione generale. "Il lavoro che avete svolto oggi è... senza precedenti. Avete trasformato questo avamposto di metallo in qualcosa che ricorda una casa. Per questo, vi ringrazio a nome del Comando." Fece una breve pausa, accennando con un mezzo sorriso alle casse rimaste. "Fermo restando l'impegno del Capitano riguardo ai regali speciali che riceverete nei prossimi giorni, non mi sembra logico lasciare che queste decorazioni tornino nel buio di un magazzino. Pertanto, invito chiunque lo desideri a scegliere un addobbo e portarlo con sé, come ricordo di questa giornata di sforzo collettivo."<br />
Un mormorio di approvazione percorse la folla, ma la dottoressa Bly, che si era avvicinata per osservare la scena, gli si affiancò mormorando a bassa voce: "Rerin, sei sicuro? È probabile che quelle decorazioni appartengano al Comando di Flotta e debbano essere restituite a Sol III dopo le festività."<br />
Rerin fece spallucce con una noncuranza tipicamente andoriana, senza distogliere lo sguardo dalla folla che iniziava ad avvicinarsi con ordine alle casse. "A me non è arrivata alcuna specifica comunicazione riguardo alla restituzione del materiale, dottoressa. E se mai dovesse arrivare un reclamo formale dal Settore 001..." accennò un sorriso sornione verso il ponte di comando, "...sono certo che il Capitano Aymane saprà gestire la questione con la sua solita, impeccabile diplomazia."<br />
Bly scosse il capo, ridacchiando. "Sei senza speranza. Lo stai facendo affondare sotto una montagna di scartoffie."<br />
"Lo sto aiutando a esercitare la generosità," ribatté lui con un occhiolino.<br />
Intanto, Isaryel aveva completato la sua accurata selezione. Si avvicinò al padre con un'espressione solenne, stringendo tra le piccole mani due oggetti: la stella argentata che aveva ammirato prima e una piccola sfera di un blu profondo, quasi identica al colore della loro pelle.<br />
"Questa è per me, perché brilla come i miei sogni," spiegò la bambina con estrema serietà, porgendo poi la sfera blu al padre. "E questa è per te, papi. Così anche nel nostro alloggio ci sarà un pezzetto di questa luce."<br />
Rerin prese la decorazione, sentendo il calore di quel gesto sciogliere anche l'ultimo briciolo di freddezza militare. "Grazie, piccola mia. Portiamole a casa."<br />
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<br /><b>Deep Space 16 Gamma - Luogo imprecisato <br />
19/12/2405 - Ore 15.00</b><br /><br />
La comunicazione si aprì con un crepitio secco, un rumore metallico che tagliava il silenzio di un locale tecnico semibuio nei pressi dei piloni inferiori.<br />
=^=Avete trovato il pacco?=^=<br />
La domanda arrivò gelida, priva di inflessioni. L'interlocutore esitò, il respiro pesante che tradiva un nervosismo malcelato prima di rispondere.<br />
"No. Abbiamo setacciato ogni singola installazione nelle aree pubbliche"<br />
=^=Spiegati meglio. È impossibile che sia svanito nel nulla. Dov'è finito?!=^= Il tono del distorsore si alzò di un'ottava, caricandosi di una minaccia elettrica.<br />
"Abbiamo un problema critico" rispose l'uomo, abbassando ulteriormente la voce. "Il Primo Ufficiale ha autorizzato il personale e i civili a portarsi via le decorazioni avanzate come ricordo. Il pacco non è più in una zona accessibile. Quindi è plausibile che si trovi in uno degli alloggi"<br />
Un silenzio carico di presagio seguì quella rivelazione.<br />
=^=Un alloggio? Mi stai dicendo che il nostro obiettivo è ora un ninnolo sopra il comodino di un ufficiale della Flotta o di un ospite?=^=<br />
"Esattamente. Recuperarlo senza attivare i protocolli di sicurezza sarà infinitamente più complesso."<br />
=^=Identificate l'alloggio e agite. Non mi interessano le complicazioni, voglio quel chip. Chiudo.=^=<br />
<br /><br />Autore: Tenente Comandante Rerin Th'Tharek<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Comandante Rerin Th'Tharek</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 04 Mar 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>32-00 Festeggiamenti a sorpresa</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=223&amp;viewlog=0</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>***Flashback***<br />
Luogo imprecisato, tempo imprecisato</b><br /><br />
La comunicazione si aprì come previsto. La voce dall'altra parte, alterata da un distorsore di frequenza, non perse tempo in convenevoli, andando dritta al cuore della questione.<br />
<br />
=^=Avete trovato un modo per far superare il wormhole bajoriano al nostro pacco?=^=<br />
<br />
"Sì. È stato occultato all'interno di una decorazione. Attualmente è in viaggio verso la Deep Space 16 Gamma, all'interno di un modulo cargo della Federazione"<br />
<br />
Un breve silenzio elettrico precedette la risposta, carico di scetticismo. =^=E cosa vi fa pensare che la Flotta Stellare non effettuerà controlli prima che il carico lasci il settore di DS9?=^=<br />
<br />
"Perché l'intero carico è stato inviato dal Comando della Flotta in persona" rispose l'interlocutore con una calma glaciale. "Non hanno motivo di scansionare la loro stessa merce. Una volta che avranno iniziato ad allestire la base per i festeggiamenti, recuperare il pacco sarà un'operazione elementare. Ci serviremo di un piccolo scanner; avremo la necessità di essere molto vicini al pacco per individuarlo ma tutte le decorazioni saranno in aree accessibili al pubblico, quindi non vi saranno problemi"<br />
<br />
=^=Siete certi che nessuno possa accorgersi della sua presenza nel frattempo?=^=<br />
<br />
"Ha le dimensioni di un chip isolineare. È troppo piccolo e leggero per alterare la massa del carico o attirare l'attenzione dei sensori di prossimità. Passerò inosservato tra migliaia di ornamenti terrestri"<br />
<br />
=^=Molto bene. Ci aggiorneremo a missione compiuta. Chiudo.=^=<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Deep Space 16 Gamma  - Ufficio del Capitano Aymane<br />
15/12/2405 - Ore 11.39</b><br /><br />
=^=Capitano, cerchi di contenere il suo fervore, se ci riesce.=^=<br />
<br />
Steje sostenne lo sguardo dell'Ammiraglio Darion, l'espressione ferma. "Mi creda, Ammiraglio, non dubito della validità delle sue iniziative, ma i fatti suggeriscono una certa prudenza. Le ultime celebrazioni sono state, per usare un eufemismo, catastrofiche. Il Galaxy Got Talent non ha solo causato un lutto nella famiglia del mio Primo Ufficiale, ma lo ha anche reso padre in circostanze quantomeno singolari. Vorrei evitare che la prossima festa si trasformi in un'altra emergenza di livello uno."<br />
<br />
=^=A proposito, come se la cava il buon Rerin con la bambina?=^= lo sguardo di Darion si addolcì leggermente =^=Quella piccola peste deve essere cresciuta parecchio=^=<br />
<br />
"Ha tre anni e un temperamento che mette in riga persino i Klingon. L'ambasciatore Rogal ne è letteralmente conquistato; l'unico problema è che la piccola non ha ancora perdonato alla dottoressa Bly di averle... beh, 'sequestrato' il padre durante l'incidente con l'armatura klingon. Credo che Bly sia ancora in cima alla sua lista nera"<br />
<br />
=^=Sono certo che la dottoressa saprà gestire le occhiatacce di una bambina di tre anni=^=<br />
<br />
"Oh, le occhiatacce le gestisce senza alcun problema" Steje trattenne a stento un sorriso "Sono le scarpine volanti a essere... impegnative"<br />
<br />
=^=Scarpine volanti?!=^=<br />
<br />
"Quella bambina ha una precisione balistica impressionante, Ammiraglio. Dico sul serio: centra la fronte della dottoressa con una costanza statistica inquietante"<br />
<br />
Darion scoppiò a ridere sonoramente, scuotendo il capo con divertimento. =^=A quanto pare il Comandante Tharek ha finalmente trovato un avversario alla sua altezza. Ma non siamo qui per discutere dei suoi problemi di gestione familiare, per quanto... balistici=^=. L'attimo dopo tornò serio, incrociando le braccia con un piglio più istituzionale. =^=Non perdiamo di vista la questione, Capitano. La Federazione ritiene fondamentale preservare le tradizioni di ogni popolo membro, specialmente quando si è di stanza così lontano dal proprio mondo d'origine. Come Trill in servizio nel Quadrante Gamma, dovrebbe apprezzare più di chiunque altro l'importanza di onorare il passato per dare un senso al presente=^=.<br />
<br />
Il Capitano Aymane cercò di dar fondo a tutta la sua riserva di diplomazia per svicolare dall'impiccio. "Ammiraglio, comprendo perfettamente la necessità di mantenere un legame con le proprie radici; è un principio che io stesso applico quotidianamente. Tuttavia, parlando con estremo pragmatismo, non vedo l'utilità di congestionare l'attività della base con una festa in un periodo frenetico come questo. Abbiamo tre convogli commerciali in arrivo, una delegazione Tellarite in quarantena e... beh, lo sa anche lei, il personale è già al limite".<br />
<br />
Darion non si lasciò scalfire dalle obiezioni logistiche. Sul monitor, la sua immagine rimase ferma, imponente, con le luci soffuse di un ufficio a migliaia di anni luce di distanza che contrastavano con la frenesia della starbase.<br />
<br />
=^=Proprio perché è un periodo frenetico, Capitano, il morale è la nostra priorità assoluta=^=, esordì l'Ammiraglio. La sua voce, filtrata dai trasmettitori subspaziali, assunse un tono grave. =^=I rapporti della Divisione Medica sono chiari: essere assegnato a una base stellare così distante dal Settore 001 potrebbe alimentare un pericoloso senso di isolamento. La 'depressione da spazio profondo' non è un'ipotesi, è una realtà statistica che sta rischiando di colpire i suoi ufficiali". Darion si sporse leggermente in avanti, il volto che riempiva lo schermo. "Un equipaggio preda della nostalgia è un equipaggio inefficiente. Abbiamo bisogno di un'ancora psicologica, di qualcosa che riporti un senso di casa anche lì, ai margini del Quadrante Gamma. Le nostre festività non sono solo un evento sociale, ma un protocollo di benessere necessario per mantenere gli standard operativi. Non lo consideri un'interferenza nei suoi programmi, Capitano, ma una necessità tattica=^=.<br />
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Steje sostenne lo sguardo dell'Ammiraglio senza battere ciglio. "Con tutto il rispetto per la Divisione Medica del Comando di Flotta, Ammiraglio, io leggo i rapporti della mia sezione psicologica ogni mattina. Al momento non registriamo alcun aumento dei casi di depressione. Anzi, i livelli di dopamina nell'equipaggio sono ai massimi stagionali". Accennò un gesto vago verso la mappa stellare alle sue spalle. "Siamo a un passo da Deep Space 9; grazie al wormhole, il Quadrante Alfa è praticamente nel nostro giardino di casa. Il problema dell'isolamento semplicemente non sussiste, Ammiraglio. Non siamo sulla Voyager dispersa nel Quadrante Delta. Qui, se qualcuno ha nostalgia, può tornare a casa con una semplice licenza".<br />
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Darion incassò il colpo con un cenno del capo quasi impercettibile, ma non indietreggiò. Il suo sguardo si fece più acuto, abbandonando la finta preoccupazione medica per un tono decisamente più politico.<br />
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=^=La sua efficienza lo onora, Capitano, e sono lieto che il wormhole le dia questa sensazione di vicinanza. Tuttavia, accantoniamo per un momento i problemi del personale della Flotta=^=, ribatté Darion, intrecciando le dita. =^=Il punto non è solo come si sentono i suoi ufficiali, ma l'immagine che proiettiamo all'esterno. La sua base è un crocevia di innumerevoli razze aliene, molte delle quali ancora in fase di negoziazione per l'ingresso nella Federazione. Per noi il Natale è diventato un manifesto della nostra filosofia: la ricerca della pace e la gioia della condivisione. Invitare i rappresentanti di specie diverse a una 'festa della pace' ci permette di creare legami informali e smussare tensioni politiche che un tavolo di trattative non risolverebbe mai. Voglio che vedano la benevolenza e l'ospitalità terrestre in azione. Voglio che questa festa sia il lubrificante diplomatico per i prossimi trattati nel Quadrante Gamma=^=.<br />
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Steje inarcò un sopracciglio, per nulla persuaso. "Pace e condivisione? Ammiraglio, con tutto il rispetto, l'ultima volta che abbiamo provato a 'condividere i valori della Federazione' con il concorso per nuovi talenti, abbiamo quasi scatenato un incidente interstellare. Se l'obiettivo è creare legami informali, temo che mescolare il vino di sangue dei Klingon con le tradizioni natalizie terrestri porterà a legami che dovrò sciogliere con una squadra di sicurezza in assetto da rivolta". Steje incrociò le braccia, passando dallo scetticismo alla pura preoccupazione professionale. "Ammiraglio, con tutto il rispetto, metà delle specie di passaggio non condivide i concetti terrestri di 'benevolenza' o 'altruismo disinteressato'. Per alcune è un segno di debolezza, per altre un'intrusione culturale. Farlo attraverso una celebrazione che molti ambasciatori troveranno illogica non smusserà le tensioni, le trasformerà in incidenti diplomatici. L'ultima cosa di cui ho bisogno è dover spiegare perché la Flotta ha deciso di sospendere le operazioni ordinarie per distribuire pacchetti colorati a chi non ne comprende il senso".<br />
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Darion rimase in silenzio per qualche secondo, osservando la reazione di Steje attraverso il monitor. Poi, con un gesto lento, disattivò la modalità di visualizzazione tattica, lasciando solo il suo volto in primo piano. Ora parlava come uno scienziato della Flotta Stellare.<br />
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=^=È per questo che lei è al comando di quella base, Capitano: la sua analisi dei rischi è impeccabile. Ma, se non la vuole vedere come una opportunità diplomatica, la consideri come uno studio xenologico di massa sull'adattabilità culturale=^=. <br />
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Darion si schiarì la voce, lo sguardo fisso su di lui. =^=Avremo la possibilità di osservare come queste 'innumerevoli razze' interagiscono con concetti umani come il 'dono' o il 'sacrificio disinteressato'. È un test psicologico su scala galattica. Come reagisce un Vulcaniano alla palese illogicità di un albero decorato? Un Klingon può davvero comprendere il concetto di 'pace in terra' o lo vedrà come un insulto al suo onore di guerriero? Abbiamo bisogno di dati su come queste filosofie collidano in un ambiente controllato. La sua base è il laboratorio perfetto e lei, Capitano, è il nostro ricercatore principale=^=.<br />
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Steje non si scompose, anzi, un lampo di determinazione gli illuminò lo sguardo mentre si sporgeva verso il monitor. "Con tutto il rispetto per il Dipartimento di Sociologia, Ammiraglio, un esperimento scientifico richiede un ambiente controllato e variabili isolate per essere attendibile. Quello che lei mi sta chiedendo non è uno studio, è un catalizzatore di entropia". Fece una breve pausa, contando le obiezioni sulle dita. "Primo: osservare la reazione di un Vulcaniano a un albero decorato non ci fornirà nuovi dati; ci fornirà semplicemente una sollevata di sopracciglia e un rapporto di trecento pagine sulla nostra illogicità. Secondo: introdurre il concetto di 'sacrificio disinteressato' in un avamposto commerciale non è ricerca, è un suicidio economico. I Ferengi non studieranno il concetto, lo sfrutteranno per mandare in bancarotta i nostri ospiti in pochi giorni". Raddrizzò le spalle, il tono facendosi tagliente. "Se vogliamo dati reali sull'adattabilità culturale, non dovremmo forzare tradizioni terrestri in un ecosistema alieno già precario. Rischiamo di ottenere solo risposte falsate dal risentimento o, peggio, un'omologazione che va contro la Prima Direttiva Culturale. Se il laboratorio esplode perché abbiamo mescolato elementi incompatibili, non avremo dati, Ammiraglio. Avremo solo detriti sociologici da ripulire".<br />
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Darion sbuffò sonoramente, abbandonando ogni pretesa di rigore scientifico. Si passò una mano sul viso e scosse il capo. "Va bene, Steje, basta scuse e andiamo dritti al punto. La Federazione ha avuto questa 'brillante' intuizione di celebrare una festività terrestre in un avamposto multirazziale che si trova distante da Sol III. Il Comando di Flotta ha pensato bene di affidare la questione a me, e io sto semplicemente trasferendo la patata bollente a lei." l'Ammiraglio puntò un dito verso l'obiettivo della camera, lo sguardo che non ammetteva repliche. "Non si scordi che è solo grazie alla mia insistenza se le vostre richieste per la Stormbreaker come nave appoggio e l'intero piano di ampliamento verso DS9 sono stati approvati in tempi record. Mi deve un favore, Capitano, e glielo sto chiedendo ora. Consideri l'organizzazione di questa festa come il saldo del suo debito personale con me. Lo faccia e basta."<br />
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Steje allargò le braccia, un gesto di pura resa logica. "Ammiraglio, mi sta chiedendo di costruire un castello di carte nel mezzo di un campo ionico. Io sono un Trill, non so nulla del Natale terrestre se non che la gente si scambia pacchetti colorati e mangia troppo. In più il mio unico ufficiale terrestre è stato trasferito. E non posso nemmeno sperare nel supporto del mio Primo Ufficiale: Rerin è Andoriano, per lui l'unica tradizione accettabile che coinvolga il ghiaccio è un duello con l'Ushaan. Non abbiamo le basi culturali per gestire questo... studio sociologico."<br />
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Darion scosse il capo, accennando un sorriso stanco. "Proprio per questo è lei il Capitano, Aymane: per imparare a gestire l'ignoto. Se avessi voluto un esperto di folklore, avrei mandato un archeologo. Quanto a Rerin, gli dica che il Natale non è poi così diverso da un bivacco andoriano dopo una tempesta, solo con meno ferite da taglio e più decorazioni."<br />
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L'Ammiraglio si fermò un attimo ad osservare il capitano, poi abbassò un po' il tono di voce incrociando le dita sulla scrivania. "Mi ascolti bene, perché non lo ripeterò. Il Natale, per gli umani, ha radici che risalgono a quando vivevamo ancora nelle caverne della Terra e temevamo che il buio dell'inverno non finisse mai. Accendevano fuochi e decoravano alberi sempreverdi per ricordarsi che la vita resiste anche nel gelo e che la luce, alla fine, torna sempre. È un concetto universale, Capitano: la speranza contro l'oscurità. Anche un Andoriano può capire la necessità di un fuoco comune quando fuori infuria la tormenta." fece una breve pausa, assicurandosi che Steje stesse seguendo. "Oggi, nella Federazione, lo abbiamo spogliato dei dogmi antichi per farne un manifesto della 'Buona Volontà'. Il cardine di tutto è l'altruismo senza profitto. Lo scambio di doni è un simbolo: significa che ci teniamo al benessere dell'altro senza aspettarci nulla in cambio. È il momento in cui fermiamo i motori, abbassiamo gli scudi e ci ricordiamo che, nonostante le differenze biologiche, facciamo tutti parte della stessa galassia. È questo che deve vendere ai suoi ospiti, Aymane: un momento di tregua totale e fratellanza sotto le luci di un albero. Non mi serve che lei capisca la teologia terrestre del ventunesimo secolo. Mi serve che crei quell'atmosfera. Sicurezza, calore e generosità"<br />
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Il capitano Aimane scosse il capo, quasi incredulo. La filosofia della speranza contro l'oscurità era affascinante, ma la realtà operativa di una base stellare era fatta di regolamenti, non di poesia. "Ammiraglio, le sue parole sono nobili, davvero" ribatté Steje, massaggiandosi le tempie. "Ma la generosità e la tregua totale non si materializzano semplicemente con un ordine sul diario di bordo. Concretamente, in che modo dovrei trasformare un avamposto di metallo e tritanio nel Quadrante Gamma in questo manifesto della buona volontà? Come si rende... visibile questa filosofia a trecento razze diverse?"<br />
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Darion fece un gesto vago con la mano, come se la soluzione fosse ovvia. "Il come è lasciato alla sua discrezione di comando, Capitano, ma la Flotta Stellare ha protocolli consolidati per queste situazioni. Il modo migliore è utilizzare i simboli iconografici che rappresentano la festa. Crei l'ambiente: voglio alberi decorati in ogni settore pubblico, festoni luminosi che simulino le costellazioni terrestri e, naturalmente, lo scambio dei regali. Deve esserci un punto focale, un momento in cui la figura di Babbo Natale fa la sua apparizione per distribuire i doni a tutti i bambini della Starbase."<br />
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Steje si bloccò, le sopracciglia che si contraevano in un'espressione di pura confusione. "Babbo... chi?"<br />
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Darion non si scompose minimamente. Anzi, assunse un'aria quasi cattedratica. "Si tratta di una figura leggendaria, Capitano. Un uomo anziano, dai capelli candidi e una folta barba bianca. La tradizione lo vuole... beh, piuttosto corpulento, con un volto gioviale e un costume di un rosso acceso, bordato di bianco."<br />
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Steje rimase immobile per diversi secondi. Spostò lo sguardo dai dati sul monitor alla figura dell'Ammiraglio che campeggiava sullo schermo. Darion, nel suo ufficio dorato, sfoggiava con orgoglio una barba bianca perfettamente curata e capelli della stessa tonalità; la sua stazza, accentuata dalla postura seduta, tradiva una certa passione per i banchetti diplomatici, e l'uniforme rossa della divisione di Comando della Flotta completava il quadro con una precisione quasi imbarazzante.<br />
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Il Capitano non disse nulla, ma i suoi occhi fecero un rapido su e giù tra l'immagine dell'Ammiraglio e il ritratto mentale del personaggio appena descritto. Un sopracciglio gli si inarcò in modo involontario, mentre un silenzio pesantissimo calava tra le due postazioni.<br />
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Darion colse immediatamente il nesso. Il suo volto passò dal tono pedagogico a un rosso che faceva pendant con la sua divisa. "Faccia meno lo spiritoso, Aymane!" sbottò, puntando un dito verso la camera. "Vedo perfettamente quello che sta pensando e le assicuro che non è né divertente, né tantomeno originale. Non sto suggerendo di clonare il sottoscritto. Sto parlando di un simbolo! Trovi un volontario, gli metta addosso quel ridicolo cappello a punta e si assicuri che la distribuzione dei doni avvenga il giorno di Natale! Le decorazioni e tutto l'occorrente sono già in viaggio da Sol III e vi raggiungeranno domani con il cargo Logos IX"<br />
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Il Capitano iniziò ad annuire per pura inerzia militare, poi si bloccò di colpo, i suoi occhi si spalancarono. "In arrivo domani?! Un cargo direttamente dal Settore Sol? Ammiraglio, ma esattamente da quanto tempo il Comando ha deciso di celebrare questa festa? E perché veniamo informati solo ora, a ventiquattro ore dall'arrivo di contanta generosità festiva?"<br />
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Darion accennò un sorriso sornione, lo sguardo di chi ha già previsto ogni mossa dell'avversario. "Perché, Capitano Aymane, se l'avessi informata con il dovuto anticipo, lei avrebbe senz'altro trovato una scusa tecnicamente ineccepibile o una falla nel regolamento per evitarlo. Invece, il carico di decorazioni e costumi raggiungerà presto il wormhole." l'Ammiraglio fece un cenno rapido, quasi sbrigativo. "Buona giornata, Capitano. E... cerchi di essere gioviale!"<br />
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Lo schermo si oscurò all'istante, lasciando il posto al freddo logo della Federazione. Steje rimase a fissare il terminale per svariati istanti, immobile, nel silenzio surreale del suo ufficio che ora sembrava molto più stretto. Si passò una mano sul viso, sentendo il peso di secoli di tradizioni umane cadergli sulle spalle.<br />
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"E adesso" sussurrò tra sé, con una nota di puro terrore nella voce, "come glielo affibbio questo incubo festivo a Rerin? Se provo a spiegargli Babbo Natale, mi sfida a duello prima ancora che io finisca la frase."<br />
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<br /><b>Deep Space 16 Gamma  - Alloggio del Primo Ufficiale<br />
15/12/2405 - Ore 17.56</b><br /><br />
Rerin Tharek imprecò a denti stretti in andoriano, mentre cercava di asciugarsi le antenne ancora umide dopo la doccia. Il vapore saturava l'alloggio. Aveva calcolato i tempi al secondo: dieci minuti per vestirsi e riordinare, poi sarebbe arrivato Vorn. Il Klingon, braccio destro dell'Ambasciatore Rogal, era un protettore impeccabile per la piccola Isaryel, ma la sua puntualità era spesso imprevedibile.<br />
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Quando il cicalino della porta suonò con un'insistenza quasi violenta, Rerin scosse il capo. <br />
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Senza nemmeno infilarsi la casacca della divisa, Rerin si limitò a tirare su i pantaloni d'ordinanza e si diresse verso l'ingresso a petto nudo, con le antenne che vibravano ancora per l'umidità dell'acqua.<br />
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"Sei in anticipo, Vorn! Ti avevo chiesto di non riportare Isaryel prima delle..."<br />
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Le parole gli morirono in gola quando i pannelli della porta scivolarono lateralmente.<br />
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Dall'altra parte non c'era il massiccio Klingon con la bambina. C'era il Capitano Steje Aymane. Il Capitano rimase immobile per un istante, colto alla sprovvista dalla visione decisamente poco regolamentare del suo Primo Ufficiale, poi si limitò ad un breve sorrisetto "Rerin. Chiedo scusa, non volevo disturbarti nel tuo alloggio, ma la comunicazione dal Comando è stata... urgente."<br />
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Rerin non si scompose — la tempra andoriana non vacilla per così poco — ma raddrizzò la schiena, incrociando le braccia sul petto nudo con un'espressione interrogativa. "Capitano. Mi aspettavo Vorn con mia figlia. È successo qualcosa di grave alla Starbase?"<br />
<br />
"No, nulla che richieda di attivare i protocolli di evacuazione o di caricare i phaser, per fortuna" rispose Steje, mantenendo quel mezzo sorriso enigmatico che non lasciava trapelare nulla. Fece un piccolo passo avanti, occupando lo spazio della soglia con un'area di confidenziale urgenza. "Tuttavia, avrei bisogno di parlarti per qualche minuto a quattr'occhi. È una questione di gestione della base che preferirei discutere in un ambiente meno formale della plancia."<br />
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Steje lanciò un'occhiata rapida al cronometro sul pannello della porta, calcolando mentalmente quanto mancasse all'arrivo del Klingon e della piccola Isaryel. "Posso entrare? Non vorrei rubarti troppo tempo, ma è fondamentale che tu sia aggiornato su certe direttive prima che diventino di dominio pubblico."<br />
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Rerin inarcò un'antenna, perplesso dalla richiesta ma troppo disciplinato per negare l'accesso al suo Capitano, specialmente dopo aver sentito parlare di direttive. Fece un passo indietro, liberando il passaggio con un cenno del braccio.<br />
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"Prego, Capitano. Entri pure. Mi conceda solo un momento per recuperare una maglia e finire di asciugarmi"<br />
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Steje varcò la soglia con una flemma studiata, guardandosi intorno nell'alloggio come se stesse cercando il posto migliore dove sedersi per una lunga chiacchierata. "Non aver fretta, Rerin. Anzi, fai pure con calma. La questione è complessa e... beh, richiederà tutta la tua attenzione. Mi siedo qui, se non ti dispiace."<br />
<br />
Il Capitano varcò la soglia con una flemma studiata, accomodandosi sulla poltrona con una lentezza che non gli apparteneva affatto. Rerin, nel frattempo, recuperò una maglia scura e la infilò, ma le sue antenne ebbero un fremito improvviso, orientandosi con precisione verso il suo superiore.<br />
<br />
"Capitano, la smetta" tagliò corto Rerin, la voce secca come il ghiaccio che si spezza. "Lei è in tensione come un reattore in sovraccarico. Non so cosa stia architettando, ma sento che vuole girarci intorno, aspettando che io abbassi la guardia. Il suo bluff mi arriva forte e chiaro: sa di finta cortesia e di qualcuno che sta per sganciare una bomba."<br />
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Steje liquidò l'accusa con un rapido movimento della mano e un'espressione di studiata offesa. "Suvvia, Rerin! Cosa le fa pensare tanto negativamente di me?"<br />
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L'Andoriano non accennò nemmeno a un sorriso. Si limitò a indicarsi le antenne e poi la propria fronte con un'espressione gelida. "Sono telepate, ricorda? E lei in questo momento sta proiettando abbastanza ansia e sotterfugi da mandare in tilt i sensori della base. Mi dica cosa vuole."<br />
<br />
"Dannata telepatia..." boffonchiò il Capitano, distogliendo lo sguardo per un istante prima di alzare le mani in segno di resa. "Va bene, confesso. L'Ammiraglio Darion ha deciso che su questa Starbase dovremo organizzare una grande festa di Natale. È una cerimonia di Sol III di cui non so quasi nulla, ma che nel database della Federazione è certamente spiegata fin nei minimi dettagli. Ovviamente..." Steje sfoggiò un sorriso che non arrivava agli occhi. "...darò a lei l'immenso onore di occuparsene."<br />
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"Non ci penso nemmeno." Rerin soffiò fuori la risposta senza un attimo di esitazione, le antenne che si appiattivano all'indietro per il fastidio. "Non so nulla di cerimonie terrestri e non sento il minimo bisogno di farmi una cultura a riguardo, Capitano. Trovi un altro volontario per le sue fantasie antropologiche."<br />
<br />
Steje aprì la bocca per ribattere, ma il cicalino della porta risuonò con la forza di un maglio pneumatico. Prima che Rerin potesse anche solo dare l'autorizzazione all'accesso o trovare un'altra scusa per troncare il discorso, il Capitano allungò una mano e attivò l'apertura manuale dal pannello accanto alla poltrona. I portelli scivolarono via con un sibilo e Isaryel irruppe nell'alloggio con la stessa grazia — e la stessa velocità d'impatto — di un siluro fotonico.<br />
<br />
Subito dietro di lei, l'imponente figura di Vorn occupò il vano della porta, torreggiando come un monolite di cuoio. Il Klingon fece un passo avanti e, vedendo Steje, portò immediatamente il pugno al petto in un saluto solenne, sebbene sorpreso.<br />
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"Capitano Aymane" esordì Vorn, con la sua voce cavernosa che sembrava far vibrare le pareti. "Spero che il nostro ritorno non abbia interrotto questioni di Stato."<br />
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Steje si alzò lentamente, con un'espressione di angelica innocenza che fece raggelare il sangue nelle vene di Rerin. "Niente affatto, Vorn. Anzi, il tuo tempismo è... provvidenziale. Stavo proprio aspettando la piccola Isaryel per dargli una splendida sorpresa!"<br />
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Rerin fissò il Capitano con uno sguardo che avrebbe potuto congelare il nucleo di una stella, le antenne tese in un segnale di puro avvertimento. Se non ci fosse stata la bambina presente, avrebbe probabilmente espresso il suo parere sulla provvidenzialità di Steje con la tipica schiettezza di un guerriero andoriano. Ma Isaryel, captando la parola 'sorpresa' con l'entusiasmo dei suoi tre anni, si voltò di scatto verso il Capitano, ignorando completamente la tensione elettrica che correva tra i due ufficiali.<br />
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"Una sorpresa per me?" chiese, sgranando i grandi occhi e inclinando la testolina azzurra. Fece un passo verso Steje, le piccole antenne che fremevano per la curiosità. "È un nuovo gioco? O un animale?"<br />
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Vorn, alle sue spalle, socchiuse gli occhi con interesse, incuriosito dalla strana tensione che vedeva nel primo ufficiale.<br />
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Steje si chinò verso la bambina, ignorando deliberatamente il risentimento telepatico che Rerin gli stava riversando addosso; era un calore pungente, come una tempesta di neve andoriana che gli sferzava la mente ad ogni occhiata del suo Primo Ufficiale.<br />
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"Molto meglio di un gioco, piccola guerriera" disse il Capitano con voce calda e suadente. "È una bellissima festa, dove ci saranno decorazioni luminose in tutta la base e tantissimi dolci buonissimi da mangiare!"<br />
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Rerin incrociò le braccia sul petto, la mascella così contratta che i muscoli del collo sembravano corde di violino. "E di grazia, Capitano... quali dolci si mangerebbero in questa festa?" chiese, con un tono che suggeriva quanto trovasse illogica l'intera faccenda.<br />
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Steje fece spallucce, senza smettere di sorridere alla piccola. "Suvvia Rerin, si tratta di Sol III! Figurati se non ci sono dei dolci a Natale... fanno dolci per qualsiasi cosa su quel pianeta, è praticamente la loro specialità."<br />
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Il battibecco tra i due ufficiali, però, scivolò via come acqua sulla pelle di Isaryel. La bambina stava osservando il Capitano con gli occhioni spalancati, le antenne che fremevano per l'eccitazione. "Una festa?! Con tanti dolci?!"<br />
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"Sì, e c'è di più..." Steje abbassò la voce per dare più enfasi. "Ci saranno regali per tutti i bambini... pensa Isaryel, tantissimi nuovi giochi! Sei contenta?"<br />
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"Sììììì!" La piccola esplose in un grido di gioia pura, prendendo a saltare da una parte all'altra dell'alloggio come una pallina impazzita, con i capelli bianchi che volavano a ogni balzo. "Festa! Festa! Festa!"<br />
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Vorn, nell'angolo, accennò un brontolio d'approvazione, chiaramente favorevole a qualsiasi cosa portasse gloria e vettovaglie alla piccola cacciatrice.<br />
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"Eh... c'è solo un problema" aggiunse improvvisamente Steje, voltandosi verso Rerin con un'espressione di finto rammarico. "Vedi, Isaryel... il tuo papà ha detto che non riesce a organizzare la festa. È molto impegnato e non se la sente... quindi c'è il rischio che non si possa fare nulla."<br />
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Il silenzio che seguì fu immediato e assordante. La piccola si paralizzò a metà di un salto, l'energia che fino a un secondo prima riempiva la stanza svanì in un istante. Si voltò lentamente verso Rerin, con il labbro inferiore che cominciava a tremare e gli occhioni già lucidi, pronti a trasformarsi in una cascata di lacrime.<br />
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"Papi..." sussurrò con una voce che avrebbe spezzato il cuore di un Borg. "Ma noi la facciamo la festa, vero? Non è vero che non vuoi?"<br />
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Rerin sentì il peso di quell'ingiustizia emotiva colpirlo in pieno petto. Lanciò a Steje un'occhiata che prometteva una vendetta lenta e dolorosa, ma davanti allo sguardo implorante di Isaryel, la sua celebre tempra andoriana si sciolse come ghiaccio al sole.<br />
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"Sì, Isaryel... faremo la festa" cedette infine Rerin, passandosi una mano sul collo con un sospiro di rassegnazione.<br />
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Bastò quella frase perché la bambina si riattivasse all'istante, riprendendo a rimbalzare per tutto l'alloggio come una pallina impazzita, urlando di gioia e cercando di coinvolgere un imperturbabile Vorn nei suoi festeggiamenti.<br />
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Steje gongolava apertamente, godendosi il trionfo, anche se una parte di lui — quella più istintiva — gli suggeriva di non abbassare mai la guardia in presenza di un Primo Ufficiale a cui era appena stato estorto un Natale. "Beh, allora vi lascio a festeggiare la bella notizia!" esclamò il Capitano, indietreggiando con passi rapidi verso la porta, prima che Rerin potesse riprendersi e passare alle vie di fatto. "Numero Uno, le decorazioni arrivano domani con il primo cargo. Si occupi lei di organizzare tutto l'allestimento. Buona serata a tutti!"<br />
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Senza aspettare una risposta che sarebbe stata sicuramente poco diplomatica, Steje si dileguò nei corridoi della stazione il più rapidamente possibile, lasciando che i pannelli della porta si chiudessero alle sue spalle.<br />
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<br /><b>Deep Space 16 Gamma  - Anello di attracco<br />
Sezione nei pressi del molo n. 4<br />
16/12/2405 - Ore 08.12</b><br /><br />
Il mattino seguente, il settore del molo d'attracco era un alveare di attività frenetica. Rerin Tharek si trovava a pochi metri dal portellone principale del molo 4, le braccia incrociate e lo sguardo fisso sulla paratia. Non era solo. Accanto a lui, Isaryel stringeva con una mano la sua divisa, dondolandosi con impazienza sulle punte dei piedi.<br />
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Rerin aveva provato a spiegarle, con tutta la logica andoriana di cui era capace, che avrebbero solo assistito allo scarico di pesanti container industriali e che non ci sarebbe stato nulla di interessante da vedere. Ma Isaryel aveva sfoderato un broncio talmente profondo e delle antenne così meste che il Primo Ufficiale, per la seconda volta in meno di ventiquattr'ore, aveva dovuto dichiarare la resa incondizionata.<br />
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"Ti ho già detto che sono solo casse, Isaryel" ribadì Rerin, sebbene sapesse che era inutile. "Niente luci, niente dolci. Solo metallo e inventari."<br />
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"Ma dentro ci sono le cose della festa, lo ha detto il Capitano!" ribatté lei, senza farsi minimamente scoraggiare dal tono austero del padre.<br />
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"Primo Ufficiale! Buongiorno. Vedo che oggi ha un'assistente d'eccezione."<br />
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Rerin non ebbe bisogno di voltarsi per riconoscere la voce della dottoressa Bly. La donna si avvicinò con un sorriso radioso, ma non appena Isaryel si rese conto della sua presenza, il suo entusiasmo mutò istantaneamente. La bambina si strinse di più alla gamba di Rerin e lanciò alla dottoressa un'occhiataccia così carica di ostilità e sospetto che persino le sue piccole antenne sembrarono irrigidirsi per la sfida.<br />
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Bly si bloccò a un paio di metri di distanza, il sorriso che le vacillò appena sotto lo sguardo gelido della piccola. «Ancora niente tregua, piccola guerriera? Ti assicuro che oggi non ho intenzione di fare nulla di male.»<br />
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Isaryel non rispose. Si limitò a stringere con un pugno il tessuto della divisa di Rerin, sporgendo il labbro inferiore e fissando la dottoressa con una severità che non apparteneva a una bambina di tre anni. Le sue antenne erano puntate dritte verso Bly, rigide e accusatorie. Isaryel non dimenticava: per lei, quella donna era la stessa che, non molto tempo prima, aveva stordito suo padre e lo aveva portato via contro la sua volontà. Nella sua mente, la dottoressa era un pericolo pubblico.<br />
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Rerin sospirò, sentendo la tensione telepatica della figlia vibrare come una corda di violino tesa allo spasmo. Era un misto di protezione e un risentimento purissimo.<br />
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"Non prenderla sul personale" mormorò Rerin, posando una mano rassicurante sulla spalla della figlia. "I ricordi di quella sera sono ancora molto vividi per lei. Ma guardi il lato positivo: Vorn non le ha ancora insegnato a impugnare una bat'leth! Per il momento sei al sicuro dalla sua furia."<br />
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Isaryel non si lasciò scalfire dalla battuta. Continuò a fare la guardia a suo padre, le piccole antenne tese verso la dottoressa come sensori di una nave in allerta rossa.<br />
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Bly gli si avvicinò di un passo, abbassando la voce per non farsi sentire dagli addetti al molo, ma mantenendo un tono divertito. "Rerin, devo ammetterlo: vederti qui ad aspettare un carico di addobbi è... insolito, per usare un eufemismo. Come ha fatto il Capitano a incastrarti in un incarico simile? E soprattutto, come pensi di gestirlo senza dare fuori di matto?"<br />
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L'Andoriano non distolse lo sguardo dal portellone, ma le sue antenne ebbero un fremito di insofferenza. Lanciò un'occhiata fugace verso Isaryel, che stava ancora monitorando Bly con sospetto, prima di rispondere con un sospiro rassegnato.<br />
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"Steje ha usato argomentazioni a cui non potevo opporre alcuna resistenza logica" mormorò, accennando con il capo verso la figlia. "Ha scelto il momento e il pubblico adatto per farmi la proposta. Ma non sarà un problema, dopotutto. Si tratterà quasi certamente di poche decorazioni standard da mettere lungo la passeggiata centrale. Un'operazione di routine, poco più di un'ora di lavoro per una squadra di manutenzione e avrò finito."<br />
<br />
Proprio in quel momento, il segnale di attracco completato risuonò nel corridoio, seguito dal fragore metallico dei morsetti magnetici che si serravano. I portelloni del molo 4 si aprirono con un sibilo pneumatico, liberando una nuvola di aria pressurizzata e l'odore pungente di ozono e metallo riscaldato.<br />
<br />
Le prime casse della Federazione iniziarono a scivolare fuori sui rulli gravitazionali. Erano grande, grigie e anonime, ma Isaryel si sporse in avanti, dimenticando per un secondo la sua missione di guardia del corpo. <br />
<br />
"Sono quelle?" chiese con un filo di voce, mentre una cassa contrassegnata con il simbolo della Flotta Stellare e una serie di codici di priorità rossa passava proprio davanti a loro.<br />
<br />
Ma dopo la prima ne arrivò una seconda. Poi una terza. Poi una quarta e via dicendo. Rerin, che stava controllando il manifesto sul PADD, iniziò lentamente a sbiancare, vedendo il flusso di casse che sembrava non finire mai.<br />
<br />
"Ma che cosa.." Rerin alzò lo sguardo, sbigottito, mentre le antenne si flettevano all'indietro per lo shock. "Perché tutta questa roba? Ci deve essere un errore di smistamento. Dovevamo solo decorare un po' la starbase, non costruirne un'altra!"<br />
<br />
L'addetto al carico, vedendo l'espressione del Primo Ufficiale, scosse la testa mentre consultava il suo terminale. "Nessun errore, Comandante. Gli ordini del Capitano Aymane sono stati molto specifici: il progetto di Integrazione Culturale prevede l'allestimento completo di tutte le aree pubbliche della Starbase, dai ponti residenziali fino alle biosfere. E queste sono solo le prime dodici casse, ce ne sono altrettante nel modulo di coda."<br />
<br />
Rerin rimase immobile, sentendo il peso di un intero pianeta (Sol III, per la precisione)  crollargli sulle spalle.<br />
<br />
"Sono tantissime!" gridò Isaryel, sfuggendo alla presa di Rerin con la rapidità di un'anguilla. In un attimo iniziò a correre tra i container, le piccole mani che battevano freneticamente sulle pareti di metallo freddo nel tentativo di trovare un comando di apertura. "Papi, apri! Apri questa!"<br />
<br />
Bly, rimasta a guardare la scena, non riuscì più a trattenersi. Vedendo Rerin immobile, con il PADD che quasi gli scivolava dalle dita e le antenne che roteavano in un misto di shock e puro orrore logistico, scoppiò in una risata cristallina.<br />
<br />
"Poche decorazioni standard, eh?" riuscì a dire tra un respiro e l'altro. "Il Comando di Flotta ti ha praticamente spedito l'intero Polo Nord, Rerin."<br />
<br />
Senza pensarci, trascinata dal cameratismo e dal divertimento, Bly fece un passo avanti e gli poggiò una mano sulla spalla in un gesto di conforto. Ma non appena le sue dita sfiorarono la divisa dell'Andoriano, un brivido di avvertimento le percorse la schiena. Il "settimo senso" della dottoressa, affinato da mesi di sguardi torvi della bambina, scattò all'istante: aveva appena varcato il confine sacro.<br />
<br />
Bly si spostò bruscamente all'indietro, quasi inciampando nei suoi stessi piedi, proprio mentre un proiettile rosa e bianco sibilava nell'aria nel punto esatto dove si trovava la sua testa un istante prima. Isaryel aveva lanciato una delle sue scarpette con una precisione balistica che avrebbe fatto invidia a un cecchino Klingon.<br />
<br />
Il riflesso della dottoressa, però, creò un varco imprevisto. Proprio in quel secondo, il Capitano Steje stava facendo il suo ingresso trionfale sul molo, le mani dietro la schiena e un sorriso compiaciuto, pronto a godersi lo spettacolo del suo Primo Ufficiale sommerso dai container.<br />
<br />
CLACK!<br />
<br />
La scarpetta di Isaryel centrò in pieno petto il Capitano, rimbalzando proprio sopra lo stemma della Flotta Stellare con un colpo secco, prima di cadere a terra con un rumore sordo.<br />
<br />
Il silenzio che scese sul molo fu assoluto. Gli addetti alla logistica si immobilizzarono come se fossero stati colpiti da un raggio traente; Rerin chiuse gli occhi massaggiandosi con forza la radice del naso, mentre Bly si portò una mano alla bocca, sospesa tra lo shock e un nuovo, irrefrenabile attacco di risate.<br />
<br />
Steje abbassò lentamente lo sguardo sulla calzatura ai suoi piedi, poi lo rialzò verso Isaryel. La piccola lo fissava con le braccia conserte e un'espressione che non lasciava spazio a dubbi: colpita la persona sbagliata, ma il messaggio resta quello.<br />
<br />
"Colpito e affondato" commentò Steje con una calma serafica, chinandosi a raccogliere la minuscola scarpa. Si volse verso Rerin, che in quel momento sembrava desiderare solo che il molo venisse espulso istantaneamente nello spazio. "Vedo che l'entusiasmo per il Natale sta già raggiungendo livelli... esplosivi, Numero Uno"<br />
<br />
Rerin sospirò pesantemente, prendendo la scarpetta dalle mani del Capitano con un gesto rigido. Si chinò verso la figlia, cercando di mantenere un tono autorevole nonostante l'imbarazzo. "Isaryel, cosa ti ho detto sul lanciare le scarpe?"<br />
<br />
"Che non si fa... ma è colpa sua!" la piccola puntò l'indice accusatore contro la dottoressa, fissandola poi con quel cipiglio autoritario che, se mostrato dal padre, avrebbe fatto drizzare la schiena a metà equipaggio, ma che su di lei risultava solo adorabilmente feroce. "Cosa ho detto su toccare papi?!"<br />
<br />
Bly, sentendosi chiamata in causa, soffocò un'altra risata dietro la mano, cercando di assumere un'aria colpevole. "Che... non si fa?"<br />
<br />
Isaryel non si smosse di un millimetro, continuando a fulminarla con lo sguardo. «Allora non toccare! Lui è il mio papi!»<br />
<br />
Steje osservò la scena con l'espressione divertita di un gatto soriano che guarda il suo topolino preferito finire in trappola. "Il mio Numero Uno... il comandante tutto d'un pezzo... il Primo Ufficiale di una Starbase di confine e Capitano di un vascello potente come la Stormbreaker... che soccombe miseramente davanti a una bambina di tre anni." Ridacchiò, incrociando le braccia. "È uno spettacolo impagabile"<br />
<br />
"Spiritoso" ribatté Rerin, mentre infilava di nuovo la scarpetta al piede di Isaryel, che continuava a lanciare occhiate di sfida a Bly. "Piuttosto, hai visto quante decorazioni ci hanno inviato? Hai idea di quanto tempo ci vorrà per posizionarle tutte? Quando avrò finito, la festa sarà già bella che passata e saremo nel prossimo anno astrale!"<br />
<br />
"Suvvia, Rerin, non vorrai mica rendere triste Isaryel dicendole che non ci sarà nessuna festa perché il suo papà è troppo impegnato?" Steje scosse la testa con finta costernazione. "Sei il suo paparino adorato, troverai una soluzione."<br />
<br />
Rerin scattò in piedi e puntò un dito dritto verso il petto di Aymane. "Giocarti la carta del 'papà' è assolutamente ingiusto, scorretto e..." si bloccò per un attimo, le antenne che avevano un sussulto improvviso, prima di raddrizzarsi con un lampo d'astuzia negli occhi. "...ed è un'ottima idea."<br />
<br />
Il sorriso del Capitano svanì all'improvviso, rimpiazzato da un'espressione di sospetto. "Ottima idea?"<br />
<br />
Rerin non rispose. Sembrava totalmente concentrato, come se stesse calcolando una traiettoria di tiro. Senza distogliere lo sguardo da Steje, sfiorò il comunicatore sulla divisa.<br />
<br />
=^=Avviso a tutto l'equipaggio e agli ospiti della Starbase. Tra dieci minuti verranno teletrasporteremo in tutte le aree pubbliche delle casse contenenti decorazioni per una festa tipica di Sol III. Siete tutti invitati a partecipare all'allestimento di DS16 Gamma; l'invito è rivolto in particolar modo a tutti i bambini accompagnati dai loro genitori. =^=<br />
<br />
Rerin fece una pausa scenica, fissando Steje che cominciava a capire dove volesse andare a parare.<br />
<br />
=^= Come generosamente deciso dal Capitano Aymane, tutti coloro che prenderanno parte a questo sforzo collettivo riceveranno, grandi o piccini che siano, un regalo speciale. Rerin, chiudo. =^=<br />
<br />
Il silenzio che seguì fu rotto solo dal gridolino di gioia di Isaryel. Steje rimase a bocca aperta, mentre Bly scoppiava in una risata ancora più forte di prima.<br />
<br />
"Regali?!" mormorò il Capitano, sgranando gli occhi. "Rerin, io non ho avuto ordine di procedere con una distribuzione di massa di regali, ma solo la consegna di qualche dono ai bambini"<br />
<br />
Rerin lo guardò con un'espressione di una calma olimpica, quasi serafica. "Hai detto tu stesso che sono il suo paparino adorato e che avrei dovuto trovare una soluzione. Beh, tu in fondo sei un po' il papà di tutta questa base, Steje. Non vorrai mica scontentare centinaia di persone che si offriranno volontariamente di fare il tuo lavoro, giusto?"<br />
<br />
Il Primo Ufficiale fece un passo avanti, sistemando con cura Isaryel tra le braccia. "Su con la vita, sei il nostro efficiente Capitano. Troverai una soluzione, proprio come ho fatto io"<br />
<br />
Steje provò a ribattere, ma Rerin lo precedette con un cenno del capo impeccabile, voltandogli le spalle prima che l'altro potesse formulare una protesta ufficiale.<br />
<br />
"Forza, Isaryel... andiamo in passeggiata a vedere queste fantomatiche decorazioni" concluse l'Andoriano, allontanandosi con la bambina che, sopra la sua spalla, agitava la manina verso uno Steje pietrificato.</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Bly Dorien<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Bly Dorien</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Tue, 24 Feb 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-08 Il recupero dell'armatura</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=220&amp;viewlog=8</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>USS Stormbreaker - plancia di comando - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.00</b><br /><br />
Lo sguardo del Capitano Aymane si posò sullo schermo principale, dove il vuoto nero del sistema Navorian sembrava quasi trattenere il respiro.<br />
<br />
"Rapporto" domandò con voce ferma.<br />
<br />
Alla console operativa, Tara Keane, scorse rapidamente i dati. Le sue dita si muovevano con una precisione quasi musicale, ma il suo volto tradiva una tensione crescente.<br />
<br />
"La scia di curvatura della navetta dei ladri termina qui, Capitano. Non ci sono altre traiettorie di allontanamento. Non rilevo alcuna nave, il che significa che c'è, solo che non vuole farsi vedere."<br />
<br />
"Rerin, allarme giallo" ordinò Aymane al suo Primo Ufficiale<br />
<br />
Durani, sentendosi chiamata in causa mentre stava calibrando i sensori tattici, iniziò a parlare più a sé stessa che alla folla presente nella piccola plancia della nave federale: "Sto cercando micro fluttuazioni che mi possano permettere di intuire l'ubicazione e la grandezza del campo di occultamento. Se non hanno ancora usufruito dell'effetto sorpresa per attaccare, dubito che si tratti di una nave da guerra Klingon.. ed i ricettatori, contrabbandieri e reietti vari usano sistemi rubati, modificati, che non sono mai perfettamente calibrati e.."<br />
<br />
Un bip acuto risuonò sopra la sua consolle.<br />
<br />
Durani sollevò lo sguardo, gli occhi brillanti. "Trovati. A ore due, distanza di 40.000 chilometri. Una nave klingon di classe B'rel. Occultata, ma con un lieve sfasamento di fase."<br />
<br />
Rerin sorrise. "Ottimo lavoro"<br />
<br />
"Capitano, la nave è ferma. Nessun movimento. Probabilmente stanno aspettando un acquirente."<br />
<br />
Steje si voltò verso Tara. "Voglio un'analisi completa ad ampio spettro per eventuali navi in arrivo"<br />
<br />
Tara aprì la bocca per rispondere, ma un allarme acuto la interruppe.<br />
<br />
"Nave in uscita dalla currrrvatura!" esclamò Sh'erah<br />
<br />
Lo schermo si illuminò mentre faceva la sua comparsa la gigantesca sagoma di una nave da battaglia klingon di classe Negh'Var, scura e imponente come una fortezza spaziale.<br />
<br />
"Identificazione?" chiese Steje.<br />
<br />
"È la IKS Kravel" disse Tara. <br />
<br />
"Comandata dal Generale Korvak." aggiunse Rogal cupamente<br />
<br />
Il Klingon, appena citato, apparve sullo schermo un istante dopo: massiccio, con una cresta larga e occhi come braci ardenti. La sua presenza riempiva lo schermo come un'ombra minacciosa.<br />
<br />
"Capitano Aymane" ringhiò. "Siete fuori posto. Questo è affare dell'Impero."<br />
<br />
Steje mantenne un tono calmo. "Generale, stiamo seguendo una navetta rubata contenente reperti klingon sacri. Reperti sottratti alla Federazione e all'Impero."<br />
<br />
Korvak sbatté un pugno sul bracciolo. "Quei reperti non devono cadere nelle mani dei ricettatori. E nemmeno in quelle di..." sputò la parola "...Rogal Dothrak."<br />
<br />
Alle spalle di Steje, l'Ambasciatore Klingon si irrigidì ed il suo volto si contrasse in un'espressione di rabbia contenuta.<br />
<br />
"Generale Korvak" disse Rogal, avanzando di un passo, "io rappresento l'Imperatore. Lei non ha autorità per.."<br />
<br />
"Taci, Dothrak!" ruggì Korvak. "Tu avrai anche il mandato per rappresentare l'Impero su Deep Space 16 Gamma, ma io sono in missione per il Consiglio. Ed il Consiglio vuole le reliquie al sicuro."<br />
<br />
Rerin sussurrò a Aymane: "Perfetto Capitano. Due klingon che si odiano. Cosa potrebbe andare storto?"<br />
<br />
"Capitano, grazie alle indicazioni di Durani, riesco a rilevare la firma energetica della navetta fantasma... è interna alla nave occultata." esclamò Tara<br />
<br />
Steje si voltò. "Spiegati."<br />
<br />
"La navetta dei ladri" la anticipò Durani. "È all'interno della nave dei ricettatori. Probabilmente nel loro hangar."<br />
<br />
Tara confermò. "Ha senso. Avrebbero occultato tutto insieme."<br />
<br />
Il Generale Korvak, che ascoltava, ringhiò alla sua plancia. "Pronti ad attaccare. Disabilitare la nave e recuperiamo ciò che resta."<br />
<br />
Durani si alzò di scatto verso lo schermo con gli occhi fiammeggianti.<br />
<br />
"Generale, se distrugge quella nave, distruggerà anche i reperti. E forse anche l'armatura di Lady Lukara. E' quello che vuole il Consiglio? O vorrà, invece, la sua testa per aver fallito così miseramente?"<br />
<br />
Korvak la fissò. "E tu chi sei, che osi parlarmi in questo modo?"<br />
<br />
La Klingon si raddrizzò. "Sono Durani, seconda erede della Casata di Kanjis. E le dico che l'armatura non può essere trattata come un trofeo. È viva. E sta cercando qualcuno."<br />
<br />
Korvak la osservò con interesse per qualche secondo, poi si limitò ad alzare seccamente la mano sinistra fermando l'ordine di attacco<br />
<br />
Rerin sussurrò: "Direi che hai attirato la sua attenzione. Speriamo che la cosa ci faccia guadagnare tempo utile.."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>USS Stormbreaker - infermeria - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.08</b><br /><br />
Sapendo cosa era in grado di fare l'armatura di Lukara influenzando le menti femminili, la Dottoressa Dorien osservava i tracciati psichici sul monitor. Accanto a lei, l'ambasciatrice vulcaniana T'Lani stava in piedi, le mani dietro la schiena, lo sguardo fisso sui dati.<br />
<br />
"Le onde psioniche residue sono ancora presenti" mormorò Bly. "Non sono più invasive come quando eravate sotto l'influenza dell'armatura, ma... è come se qualcosa avesse lasciato un'impronta."<br />
<br />
T'Lani sollevò un sopracciglio. "Un'eco mentale."<br />
<br />
"Esatto." Bly si voltò verso di lei. "Quando eravamo possedute, tutte parlavamo di trovare un erede degno. Ora l'armatura è là fuori, nelle mani di criminali, ma io continuo a percepire una tensione. Come se stesse ancora cercando qualcuno."<br />
<br />
T'Lani rimase in silenzio per qualche secondo.<br />
<br />
"La logica suggerirebbe che si tratti di un artefatto con una matrice psionica programmata," disse infine. "Ma ciò che ho percepito non era semplice programmazione. Era... intenzione."<br />
<br />
Bly annuì lentamente. "E quell'intenzione non è finita."<br />
<br />
Il comunicatore di Bly trillò.<br />
<br />
=^=Infermeria, qui è il Capitano Aymane. Stiamo per avere un possibile scontro con una nave dotata di occultamento Klingon. L'armatura è a bordo o nelle vicinanze. Voglio che tutto l'equipaggio femminile a bordo, ma soprattutto lei, Durani, Tara e T'Lani siate pronte a qualsiasi... reazione psionica. Non voglio che l'armatura riprenda il controllo.=^=<br />
<br />
Bly deglutì. "Capitano, non sono certa che possiamo impedirlo, se l'armatura lo decide."<br />
<br />
=^=Allora=^= rispose Steje =^=facciamo in modo che non abbia il tempo di decidere=^=<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>USS Stormbreaker - plancia di comando - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.16</b><br /><br />
"Capitano," disse Rogal con voce bassa, "non possiamo fidarci di Korvak. È un fanatico. Se mette le mani sull'armatura, la userà per consolidare il suo potere."<br />
<br />
Steje lo fissò. "E lei cosa farebbe, Ambasciatore?"<br />
<br />
Rogal non rispose subito.<br />
<br />
"Io... la riporterei al Consiglio. Dove appartiene."<br />
<br />
Rerin intervenne. "Il Consiglio che l'ha praticamente allontanata o ripudiata se prendiamo per buone le parole del Generale?"<br />
<br />
Rogal ringhiò con rabbia mista ad un dolore sincero, come sorpreso da quel gratuito attacco personale<br />
<br />
"No, è vero, mi correggo" disse Rerin alzando le mani in senso di pace. "E' stato inviato a rappresentare l'Impero in un settore remoto, ma quanto affermato prima da Korvak fa pensare che qualcuno nel Consiglio non la voglia nei paraggi. Non trova anche lei?"<br />
<br />
Steje alzò una mano. "Basta. Abbiamo un problema più urgente."<br />
<br />
Durani si voltò verso di loro. "Veramente più di uno Capitano.. la nave occultata sta caricando armi."<br />
<br />
Steje si irrigidì. "Tara?"<br />
<br />
"Confermo. Immagino stiano puntando verso di noi, se non completamente folli. Cercare di colpirci potrebbe creare una situazione perfetta per cercare di defilarsi, provando a ingannare i sensori"<br />
<br />
Rerin sbuffò. "Perfetto. Ricettatori con cannoni disgregatori. Allarme rosso!"<br />
<br />
Durani si voltò verso Aymane. "Capitano, ho un'idea. Ma è rischiosa."<br />
<br />
Steje la guardò negli occhi. "Quanto rischiosa?"<br />
<br />
"Abbastanza da farmi guadagnare una promozione... o una corte marziale."<br />
<br />
Steje inspirò lentamente. "Durani, qual è la tua idea?"<br />
<br />
"Possiamo riuscire a destabilizzare i loro sistemi abbastanza da renderli inermi nel preciso istante in cui stanno per aprire il fuoco e subito dopo procedere con un abbordaggio"<br />
<br />
Korvak, ancora sul canale, ringhiò. =^=Un trucco da scienziati della Federazione. Non funzionerà.=^=<br />
<br />
Durani lo fissò con un'intensità feroce. "Non è un trucco. È una manovra tattica. E funzionerà."<br />
<br />
Rogal, alle spalle di Aymane, incrociò le braccia. "Se fallisce, la Stormbreaker sarà vulnerabile. E noi con lei."<br />
<br />
"Se non facciamo nulla," ribatté Durani, "verremo colpiti alla cieca. Preferisco rischiare con un piano che conosco piuttosto che aspettare il primo colpo."<br />
<br />
Il Capitano annuì. "Proceda, Tenente."<br />
<br />
Durani si avvicinò alla console di Tara. "Dobbiamo generare un impulso a 3.2 terahertz, modulato in modo da colpire il nodo di fase del loro campo di occultamento. Secondo i miei calcoli dovrebbe essere qui" disse indicando un punto preciso in base alla ricostruzione olografica del B'Rel<br />
<br />
Tara la guardò con un misto di ammirazione e terrore. "Se sbagliamo di un millisecondo..."<br />
<br />
"Lo so," disse Durani. "Ma non sbaglieremo."<br />
<br />
Korvak intervenne. =^=Se fallite, la mia nave aprirà il fuoco. Non permetterò che i ricettatori colpiscano una nave klingon o della Federazione mentre io resto a guardare.=^=<br />
<br />
Rerin commentò a bassa voce: "Che generoso."<br />
<br />
Durani ignorò il commento. "Tara, sincronizza l'impulso con il picco energetico dei loro cannoni. Quando caricano al massimo, il loro campo di occultamento è più vulnerabile."<br />
<br />
Tara digitò rapidamente. "Pronta."<br />
<br />
"Allora... adesso!"<br />
<br />
La Stormbreaker emise un impulso acuto, quasi un grido metallico. Lo spazio davanti alla nave tremolò, come se un velo invisibile venisse strappato.<br />
<br />
Poi, all'improvviso, la nave dei ricettatori apparve.<br />
<br />
Un B'rel klingon modificato, scuro, con pannelli irregolari e segni di riparazioni improvvisate. Le ali erano più spesse del normale, probabilmente per ospitare sistemi di occultamento rubati. Le luci rosse interne pulsavano come un cuore malato.<br />
<br />
"Occultamento disattivato!" gridò Tara.<br />
<br />
"Armi nemiche offline!" aggiunse Durani. "Il loro sistema è andato in sovraccarico."<br />
<br />
Korvak emise un ruggito soddisfatto. =^=Ben fatto, guerriera.=^=<br />
<br />
Rogal, invece, rimase in silenzio. Il suo sguardo era fisso sulla nave ricettatrice, come se vedesse qualcosa che gli altri non vedevano.<br />
<br />
Steje si alzò. "È il momento. Prepariamo una squadra d'abbordaggio."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>USS Stormbreaker - sala teletrasporto - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.21</b><br /><br />
Durani, sopra l'uniforme, indossava un'armatura tattica leggera di matrice Klingon, adattata per il combattimento ravvicinato, la specialità di suo fratello Tanas, non la sua. <br />
<br />
La sua postura era rigida, ma i suoi occhi brillavano di una calma feroce.<br />
<br />
Tara Keane controllava un tricorder modificato. "Ho caricato una mappa parziale del B'rel. Ma è vecchia. I ricettatori potrebbero aver modificato tutto."<br />
<br />
"Lo hanno fatto," disse Riccardi, entrando nella sala. "Ho visto navi come quella. Ogni corridoio è una trappola."<br />
<br />
Dietro di lui, la Dottoressa Bly Dorien portava un kit medico e un sensore psionico. "Le onde dell'armatura sono instabili. Se ci avviciniamo troppo, potremmo... sentirla."<br />
<br />
Durani annuì. "Siamo qui per recuperare i reperti. Non per diventare i loro nuovi portatori."<br />
<br />
Le porte si aprirono di nuovo. Due guerrieri klingon entrarono, armati di bat'leth e phaser klingon. Erano massicci, con creste profonde e cicatrici che raccontavano una vita di battaglie.<br />
<br />
"Vi manda Korvak?" domandò Durani per nulla sorpresa lanciando uno sguardo all'Ambasciatore Rogal, avendo entrambi lasciato la plancia durante la discussione tra Aymane ed il Generale Klingon.<br />
<br />
Il più alto dei due annuì. "Siamo K'Rath e Morvak. Moriremo con onore."<br />
<br />
"Preferirei che viveste con onore, se possibile" commentò ironicamente Rerin, al fianco di un'indomita T'Lani che non erano riusciti a dissuadere dal prendere parte all'abbordaggio.<br />
<br />
Durani si voltò verso il tecnico del teletrasporto. "Pronti."<br />
<br />
Steje parlò dal comunicatore. =^=Durani, fate attenzione. Non sappiamo cosa troverete là dentro.=^=<br />
<br />
"Lo scopriremo presto, Capitano."<br />
<br />
Il tecnico attivò i comandi. "Teletrasporto in corso."<br />
<br />
La squadra fu avvolta da un vortice blu.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave klingon sconosciuta - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.29</b><br /><br />
Il mondo si ricompose in un corridoio buio e angusto. Le pareti erano sporche, segnate da graffi e bruciature. L'aria era pesante, satura di odore di metallo bruciato e sangue secco.<br />
<br />
Un rumore metallico risuonò dietro l'angolo.<br />
<br />
"Movimento!" gridò Riccardi, alzando il phaser.<br />
<br />
Due ricettatori klingon sbucarono da un angolo, armi in pugno. Rogal ed i guerrieri di Korvak risposero con un ruggito, ingaggiando un corpo a corpo brutale. Le lame si scontrarono con un clangore assordante, mentre altri avversari iniziarono a fare la loro comparsa.<br />
<br />
Durani avanzò con decisione. "Non abbiamo tempo, dobbiamo trovare l'accesso all'hangar!"<br />
<br />
Tara consultò il tricorder. "A trenta metri, a sinistra!"<br />
<br />
La squadra avanzò tra spari, clangore di lame e urla soffocate. Il B'rel sembrava vivo, come se ogni vibrazione dello scafo fosse un respiro affannoso.<br />
<br />
Bly si fermò un istante, portandosi una mano alla tempia. "L'armatura... la sento. È vicina."<br />
<br />
T'Lani chiuse gli occhi. "Anche io. È... inquieta."<br />
<br />
Durani serrò la mascella. "Allora muoviamoci."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave klingon sconosciuta - hangar - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.29</b><br /><br />
L'hangar era un caos di container, cavi penzolanti e luci tremolanti. La navetta dei ladri era incastrata tra due supporti metallici, come un animale ferito.<br />
<br />
Vicino al suo scafo, una figura in tuta spaziale era accasciata, respirando a fatica.<br />
<br />
"È la vulcaniana," disse Bly. "Probabilmente era agganciata in una.. ecco in quella capsula là.. quando abbiamo fritto i sistemi della nave, deve essersi danneggiata.. avrà lottato per mettersi in salvo.<br />
<br />
Riccardi la sollevò con delicatezza. "È viva.. Dottoressa venga presto, come sta?"<br />
<br />
Bly si inginocchiò accanto a lei. "È debole, ma stabile. Ha subito un trauma cranico e una forte esposizione psionica."<br />
<br />
La Vulcaniana aprì gli occhi, fissando Durani. "Non dovreste essere qui."<br />
<br />
"Non avevamo molta scelta," rispose Durani. "Dov'è l'armatura?"<br />
<br />
La ladra indicò la paratia blindata. "Dietro quella porta. Ma... non è sola."<br />
<br />
L'area indicata dell'hangar era immersa in una penombra rossastra, illuminata solo da luci d'emergenza tremolanti. Il pavimento metallico vibrava sotto i piedi della squadra di abbordaggio.<br />
<br />
Durani avanzò con passo deciso, il phaser in una mano e il bat'leth klingon nell'altra. La sua postura era quella di una guerriera nata, ma i suoi occhi tradivano una concentrazione assoluta, quasi sovrumana.<br />
<br />
Tara consultò il tricorder, che emise un sibilo inquietante. "Ci sono almeno sei forme di vita oltre la paratia. Klingon... ma i loro parametri vitali sono strani. Come se fossero... alterati."<br />
<br />
"Alterati come?" chiese Bly, avvicinandosi.<br />
<br />
"Non saprei dirlo. I loro livelli di adrenalina sono altissimi, ma le onde cerebrali sono... piatte. Come se fossero in trance."<br />
<br />
T'Lani sollevò un sopracciglio. "Una trance indotta psionicamente?"<br />
<br />
"Possibile," rispose Bly. "L'armatura potrebbe averli... toccati."<br />
<br />
Durani serrò la mascella. "Allora dobbiamo muoverci in fretta. Comandante Rerin, riesce a bypassare i comandi del portellone? Se è come temiamo, noi donne potremmo avere qualche difficoltà da qui in avanti" <br />
<br />
L'Andoriano annuì, facendo segno a Bly di stare alla sue spalle, mentre K'Rath e Morvak, i due guerrieri di Korvak, si scambiarono un'occhiata complice, avvicinandosi alla paratia in posizione difensiva davanti a Durani, la stessa cosa che fece Rogal dinanzi a Tara, mentre Riccardi si mise a protezione di T'Lani .<br />
<br />
Dopo qualche tentativo andato a vuoto, la porta si aprì con un sibilo.<br />
<br />
E l'aria cambiò.<br />
<br />
Un'ondata di energia psionica investì la squadra come un vento gelido. Bly barcollò, portandosi una mano alla tempia. T'Lani chiuse gli occhi, concentrandosi per mantenere il controllo mentale.<br />
<br />
Durani sentì un brivido correre lungo la spina dorsale. Una voce lontana, come un sussurro antico, sfiorò la sua mente.<br />
<br />
"Non ancora."<br />
<br />
"L'avete sentito?" chiese Tara, pallida.<br />
<br />
"Sì," rispose Bly. "E non era un'allucinazione."<br />
<br />
Durani avanzò verso l'apertura.<br />
<br />
E li vide.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave klingon sconosciuta - stiva blindata - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.36</b><br /><br />
Almeno sei figure incappucciate stavano in piedi nella stiva oltre la paratia. Indossavano armature leggere, decorate con simboli klingon antichi, e ciascuno impugnava una lama cerimoniale curva, simile a un mek'leth ma più sottile, più elegante.<br />
<br />
Il loro capo avanzò di un passo.<br />
<br />
La sua voce era profonda, cavernosa, come se provenisse da un luogo lontano.<br />
<br />
"Siete arrivati troppo tardi."<br />
<br />
Durani sollevò il bat'leth. "Chi siete?"<br />
<br />
"Siamo l'Ordine della Lama Silente," rispose l'uomo. "Custodi della verità di Kahless. Protettori del suo ritorno."<br />
<br />
Il Generale Korvak, che ascoltava attraverso il comunicatore aperto, intervenne dal ponte della IKS Kravel. =^=Durani, l'Ordine è una setta estremista. Non riconosciuta dall'Impero. Sono pericolosi.=^=<br />
<br />
"Lo vedo," rispose Durani.<br />
<br />
Il capo dell'Ordine inclinò la testa. "L'armatura ha parlato. Ha scelto. E voi... non siete degni."<br />
<br />
Tara fece un passo avanti. "Bogh'a'! Sporco bugiardo"<br />
<br />
"L'armatura appartiene a Kahless," ribatté l'uomo apparentemente sorpreso dallo scarso esito del suo bluff. "E noi siamo i suoi servitori."<br />
<br />
Durani strinse i denti. "Dove si trova?"<br />
<br />
L'uomo indicò un altare improvvisato al centro della stanza. Sopra di esso, l'armatura di Lady Lukara brillava di una luce sinistra, come se respirasse.<br />
<br />
Bly sussurrò: "Sta emettendo un'onda psionica costante. È... viva."<br />
<br />
T'Lani aggiunse: "E sta cercando qualcuno."<br />
<br />
Il capo dell'Ordine sollevò la lama. "E non sarete voi."<br />
<br />
All'improvviso, un allarme acuto risuonò in tutta la nave.<br />
<br />
Tara consultò il tricorder. "Durani... hanno attivato l'autodistruzione!"<br />
<br />
"Quanto tempo?" chiese Riccardi.<br />
<br />
"Due minuti e quarantacinque secondi."<br />
<br />
Durani ringhiò. "Perfetto."<br />
<br />
Il capo dell'Ordine sorrise sotto il cappuccio. "Allontanatevi, la nave è un guscio vuoto. Non ci serve più. L'armatura ha già parlato."<br />
<br />
"E cosa ha detto?" chiese Durani.<br />
<br />
L'uomo sollevò la lama.<br />
<br />
"Che nessuno di voi è degno."<br />
<br />
"Bogh tlhIngan Hol lo'laHbe'chugh" ringhiò la Klingon<br />
<br />
I membri dell'Ordine si mossero all'unisono, come un'unica creatura. Le loro lame scintillavano nella penombra mentre si lanciavano contro la squadra.<br />
<br />
K'Rath e Morvak risposero con un ruggito, ingaggiando un duello feroce. Le lame si scontrarono con un clangore metallico, mentre scintille volavano nell'aria.<br />
<br />
Lo stesso fece Rogal con altri due assalitori.<br />
<br />
Riccardi sparò un colpo di phaser, colpendo uno degli incappucciati al petto. L'uomo cadde, ma non emise alcun suono. Nessun grido. Nessuna reazione.<br />
<br />
"Sono in trance," disse Bly. "Non sentono dolore."<br />
<br />
Durani affrontò il capo dell'Ordine. Le loro lame si incrociarono con un clangore assordante. L'uomo era veloce, troppo veloce per un klingon normale.<br />
<br />
"Chi sei?" ringhiò Durani.<br />
<br />
"Sono colui che ascolta la voce di Kahless," rispose l'uomo. "E tu... sei un ostacolo."<br />
<br />
Durani parò un fendente, poi contrattaccò con una serie di colpi rapidi. L'uomo li deviò con una facilità inquietante.<br />
<br />
"Non puoi vincere" disse. "L'armatura non ti vuole."<br />
<br />
Durani ringhiò, mentre Tara andava in soccorso all'amica. "Non mi interessa ciò che vuole l'armatura. Io sono qui per fermarti."<br />
<br />
All'improvviso, un'ondata psionica esplose dall'armatura.<br />
<br />
Bly urlò, prima di perdere i sensi per qualche secondo portandosi le mani alla testa. <br />
<br />
T'Lani vacillò, gli occhi spalancati.<br />
<br />
Tara cadde in ginocchio, subito soccorsa da Rogal.<br />
<br />
Durani sentì la mente strapparsi per un istante.<br />
<br />
E poi vide: un campo di battaglia klingon, illuminato da torce.<br />
<br />
Vide Lady Lukara, in piedi su un'altura, la sua armatura splendente di sangue e gloria.<br />
<br />
Vide un uomo accanto a lei, il volto avvolto nella luce.<br />
<br />
Vide un esercito inginocchiarsi.<br />
<br />
Vide un impero rinascere.<br />
<br />
E udì una voce antica, potente, una voce che non apparteneva a nessun essere vivente.<br />
<br />
"Non ancora."<br />
<br />
Durani cadde in ginocchio, ansimando.<br />
<br />
"Durani!" gridò Tara, cercando di rialzarsi.<br />
<br />
"Sto bene..." mormorò la klingon. "Sto bene."<br />
<br />
Ma non era vero, qualcosa dentro di lei era cambiato.<br />
<br />
L'autodistruzione, nel frattempo, stava raggiungendo il conto alla rovescia finale.<br />
<br />
"Un minuto!" gridò Tara.<br />
<br />
Il capo dell'Ordine si voltò verso l'armatura. "È tempo."<br />
<br />
Durani si rialzò con fatica, stringendo la bat'leth. "Non ti permetterò di portarla via."<br />
<br />
L'uomo sorrise. "Non devo portarla via." E posò la mano sull'armatura.<br />
<br />
Un'esplosione di luce riempì la stanza, la nave tremò, le luci esplosero ed il pavimento si inclinò.<br />
<br />
Riccardi perse l'equilibrio, Bly urlò, T'Lani cadde a terra e Durani vide l'uomo dissolversi nella luce.<br />
<br />
E poi... Nulla.<br />
<br />
Solo buio.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave klingon sconosciuta - stiva blindata - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.42</b><br /><br />
Il buio durò solo un istante.<br />
<br />
Poi la realtà tornò a comporsi in modo frammentato, come se ogni senso si riaccendesse uno alla volta.<br />
<br />
Durani sentì prima il suono: un ronzio profondo, metallico, come se la nave stessa stesse gemendo.<br />
<br />
Poi l'odore: ozono, metallo bruciato, sangue.<br />
<br />
Poi la vista: luci rosse d'emergenza che pulsavano ritmicamente, illuminando l'hangar come un cuore morente.<br />
<br />
"Durani!"<br />
<br />
La voce di Tara arrivò distorta, come attraverso l'acqua.<br />
<br />
La klingon aprì gli occhi. Era distesa sul pavimento, la bat'leth a pochi centimetri dalla mano. Il corpo le doleva come se fosse stata colpita da un'esplosione... e in effetti era così.<br />
<br />
Riccardi era inginocchiato accanto a lei. "Tenente, mi sente?"<br />
<br />
Durani si tirò su con un ringhio soffocato. "Sto bene."<br />
<br />
Non era vero. Ma non c'era tempo per la verità.<br />
<br />
"Dove sono gli altri?" chiese, guardandosi attorno.<br />
<br />
L'hangar era un caos.<br />
<br />
K'Rath e Morvak erano ancora in piedi, ansimanti, le armature ammaccate.<br />
<br />
Tara era appoggiata a un container, il tricorder in mano, tremante, con Rogal e T'Lani al suo fianco.<br />
<br />
Bly era a terra, ma cosciente, con Rerin che la aiutava a rialzarsi.<br />
<br />
L'armatura di Lady Lukara era ancora lì: intatta, immobile, silenziosa, ma dell'uomo dell'Ordine della Lama Silente nessuna traccia.<br />
<br />
"Dove sono finiti?" chiese Riccardi, guardandosi attorno.<br />
<br />
"Evaporati?" propose Tara, anche se la sua voce tradiva che non ci credeva.<br />
<br />
T'Lani scosse la testa. "Non sono morti. Non... in senso convenzionale."<br />
<br />
Bly aggiunse: "La loro presenza psionica è... svanita. Come se fossero stati risucchiati altrove."<br />
<br />
Durani si avvicinò all'armatura. Ogni passo era un peso.<br />
<br />
Ogni respiro, un richiamo.<br />
<br />
"Non toccarla!" gridò Tara.<br />
<br />
Durani si fermò a pochi centimetri.<br />
<br />
L'armatura non brillava più, non pulsava: era come spenta.<br />
<br />
Ma Durani sentiva qualcosa. Un'eco, un sussurro, una promessa.<br />
<br />
"Non ancora."<br />
<br />
La voce risuonò nella sua mente come un tuono lontano.<br />
<br />
Durani chiuse gli occhi per un istante.<br />
<br />
Quando li riaprì, la nave tremò violentemente.<br />
<br />
Tara consultò il tricorder. "La sequenza di autodistruzione è ancora attiva! Meno di un minuto!"<br />
<br />
"Dobbiamo andarcene!" gridò Riccardi.<br />
<br />
"E l'armatura?" chiese Bly.<br />
<br />
Durani si voltò verso di loro. "La portiamo via."<br />
<br />
"Se la tocchi.. iniziò T'Lani.<br />
<br />
"Non la toccherò," disse Durani. "La solleverò con un campo di forza portatile."<br />
<br />
Tara annuì rapidamente. "Posso attivarlo. Ma dobbiamo muoverci!"<br />
<br />
La nave tremò di nuovo, più forte.<br />
<br />
Una tubatura esplose, sprigionando vapore bollente.<br />
<br />
K'Rath ringhiò. "Questa nave morirà con onore. Ma noi non moriremo con lei."<br />
<br />
"Teletrasporto!" gridò Riccardi nel comunicatore. "Stormbreaker, qui squadra d'abbordaggio! Pronti per l'estrazione!"<br />
<br />
Silenzio.<br />
<br />
Poi una voce.<br />
<br />
=^=Qui è Aymane. I sistemi di teletrasporto sono disturbati dall'autodistruzione. Dovete avvicinarvi a un punto con meno interferenze!=^=<br />
<br />
"Quanto vicino?" chiese Tara.<br />
<br />
=^=Molto=^= rispose Aymane. =^=Ma non vi piacerà=^=<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave klingon sconosciuta sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.43</b><br /><br />
La squadra si lanciò fuori dall'hangar, correndo lungo il corridoio principale del B'rel.<br />
<br />
Le luci esplodevano una dopo l'altra.<br />
<br />
Il pavimento vibrava come se la nave stesse per spezzarsi in due.<br />
<br />
"A destra!" gridò Tara. "C'è un condotto di manutenzione che porta vicino allo scafo esterno!"<br />
<br />
"Un condotto?" sbuffò Morvak. "Siamo guerrieri, non topi!"<br />
<br />
"Allora muori da guerriero" ribatté Tara. "Io preferisco vivere."<br />
<br />
Durani si voltò verso i klingon. "Seguiteci. O restate qui. La scelta è vostra."<br />
<br />
I due guerrieri si scambiarono un'occhiata, poi la seguirono.<br />
<br />
Il condotto era stretto, buio, pieno di cavi e tubature.<br />
<br />
La squadra avanzò a fatica, mentre la nave tremava sempre più forte.<br />
<br />
"Trenta secondi!" gridò Tara.<br />
<br />
"Capitano!" urlò Durani nel comunicatore. "Siamo quasi al punto di estrazione!"<br />
<br />
=^=Affrettatevi!=^= rispose il Trill =^=La nave sta collassando!=^=<br />
<br />
Riccardi raggiunse l'uscita del condotto e si fermò di colpo.<br />
<br />
Davanti a lui c'era una finestra panoramica, incrinata, che mostrava lo spazio esterno.<br />
<br />
E la Stormbreaker.<br />
<br />
Vicino.<br />
<br />
Troppo vicino.<br />
<br />
"Siamo sul lato sbagliato dello scafo!" gridò Tara.<br />
<br />
"Non importa," affermò T'Lani. "Capitano, ora!"<br />
<br />
=^=Ambasciatrice, siete troppo vic—=^=<br />
<br />
"ORA!" tuonarono all'unisono tutti i membri della squadra di sbarco<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>USS Stormbreaker - sala teletrasporto - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 07.44</b><br /><br />
Il teletrasporto avvolse la squadra in un vortice blu e, nello stesso istante, la nave dei ricettatori esplose.<br />
<br />
Una sfera di fuoco e detriti si espanse nello spazio, investendo la Stormbreaker con un'onda d'urto violenta. Le luci del ponte si spensero per un istante e gli allarmi risuonarono in tutta la nave.<br />
<br />
Sul ponte, il Capitano Aymane si aggrappò alla console. "Rapporto!"<br />
<br />
Tara e gli altri si materializzarono nella sala teletrasporto, cadendo a terra in un groviglio di corpi e fumo.<br />
<br />
Durani fu l'ultima a materializzarsi, ancora in piedi, ancora con il campo di forza portatile che conteneva l'armatura.<br />
<br />
Il Tenente Sh'erah corse verso di loro. "State bene?"<br />
<br />
"Siamo vivi," rispose Riccardi. "Per ora."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>USS Stormbreaker - plancia - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 08:00</b><br /><br />
Il volto del Generale Korvak campeggiava sullo schermo principale, furioso. =^=Capitano Aymane! La nave è esplosa! Sto attendendo un rapporto ufficiale sulla condizione dei reperti=^=<br />
<br />
Steje lo fissò inespressivo. "Posso confermare, di nuovo, quello che già lei sa. Non siamo stati noi a distruggere la nave nemica.. hanno attivato l'autodistruzione col chiaro intento di eliminare ogni prova. Stiamo verificando lo stato di salute dei nostri e dei suoi uomini. Non appena terminato, verranno in plancia a riferire ad entrambi"<br />
<br />
Korvak si avvicinò allo schermo. =^=E l'armatura di Lady Lukara?=^=<br />
<br />
Durani entrò sul ponte in quel momento, il campo di forza ancora attivo.<br />
<br />
"È qui."<br />
<br />
Korvak la fissò con un largo sorriso stampato sul viso. =^=Guerriera... hai fatto ciò che molti non avrebbero osato. Hai recuperato un artefatto sacro. Hai affrontato l'Ordine della Lama Silente. Ora restituisci l'armatura al Consiglio.=^=<br />
<br />
Ma Durani non sorrise.<br />
<br />
"Non ancora" rispose amaramente lasciando la plancia scortata da Tara, da Bly e da T'Lani<br />
<br />
Tutte e quattro sapevano che non era finita.<br />
<br />
Non per loro.<br />
<br />
Non per l'armatura.<br />
<br />
Non per nessuno.</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Durani della Casata di Kanjis<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Durani della Casata di Kanjis</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 28 Jan 2026 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-07 Stare nascosti è meglio</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=220&amp;viewlog=7</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Stazione metereologica abbandonata - Sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 06.35</b><br /><br />
La trappola esplosiva messa dai due ladri aveva danneggiato la nave di Durani più di quanto gli uomini di DS16 avevano sperato: per fortuna le ferite che avevano riportato alcuni di loro erano abbastanza superficiali e Bly aveva prontamente allestito la vecchia infermeria per curare i compagni. Per loro fortuna, i sistemi d'emergenza della stazione metereologica si erano attivati, probabilmente per il fatto che era stata ridata energia alla stazione stessa dalle cinque donne ancora sotto il controllo dell'armatura, quando avevano stabilito di usarla per il famoso duello tra i prescelti, e, dopo pochi istanti dall'esplosione, la gravità era tornata a dare il giusto peso ai loro corpi.<br />
Tara si era messa subito all'opera per valutare i danni e cercare di riparare per prima cosa le comunicazioni, in modo da riuscire a segnalare la loro posizione, aiutata da Rerin e dal giovane cardassiano che dimostrava sorprendenti capacità tecniche.<br />
Da un esame preliminare avevano escluso di poter riparare i motori, perché sarebbero serviti dei pezzi di ricambio che su quella vecchia stazione non avrebbero trovato, ma il sistema di comunicazioni era riparabile. Tara aveva dovuto adattare i materiali obsoleti che avevano trovato nelle vecchie consolle della stazione ai più moderni sistemi della navetta klingon, ma, dopo più di un'ora di duro lavoro, era pronta a trasmettere.<br />
"Ok, così dovrebbe funzionare." disse il Capo OPS da sotto al pannello di controllo della postazione comunicazioni a Rerin, che prontamente allungò una mano per aiutarla ad alzarsi, la mezzo klingon si rimise in piedi, dandosi una sistemata all'uniforme "provi adesso."<br />
Rerin si chinò sulla consolle e provò ad attivarla: quando il pannello si illuminò un sorriso si allargò sul suo viso e rivolto alla collega disse:<br />
"Complimenti Tara, non so come ma ce l'hai fatta"<br />
"Niente di speciale, mi ha sempre appassionato riparare gli oggetti rotti usando materiali di riciclo." rispose asciugandosi il sudore dalla fronte con la manica della divisa.<br />
"Voi due , basta convenevoli: provi a chiamare!" disse Aymane la cui testa sbucava da un foro lasciato dall'esplosione al posto di un oblò.<br />
L'Andoriano non se lo fece ripetere e la sua mano sfiorò il pannello per aprire la comunicazione.<br />
"Qui è il Comandante Th'Tharek di DS16 Gamma: la nostra nave è stata danneggiata e abbiamo bisogno di soccorso. A chiunque riceva questo messaggio, abbiamo bisogno d'aiuto." il silenzio scese tra i membri della Flotta, tutti in attesa di captare un segnale. Passarono alcuni secondi senza che nessun suono uscisse dal pannello comunicazioni, portando sui tre ufficiali presenti un velo di delusione. Poi un crepitio, seguito da una voce<br />
=^=Qui Tenete Sh'erah della Storrmbreakerr. E' un po' che vi stiamo cerrcando, sarremmo arrrivati prrima, ma qualcuno ha fatto in modo che rrintrracciarvi non fosse così semplice!=^= la voce controllata del comandante della Stormbreaker era musica per le orecchie di Rerin, Aymane e Keane.<br />
"Sì, lo sappiamo. Adesso però la cosa è sotto controllo. Tra quanto sarete qui?" chiese Rerin guardando Tara<br />
=^= Tra cinque minuti sarremo a porrtata di teletrrasporto: ci sono dei ferrriti tra voi? i sensorri segnalano che c'è stata un'esplosione.=^=<br />
"Un paio di ferite lievi e qualche escoriazione che la Dottoressa Dorien ha provveduto a medicare." rispose Aymane "Sh'erah una navetta è partita da qui circa due ore fa: dovete rintracciarla e non appena ci avrete recuperato partiremo al suo inseguimento."<br />
=^=Agli orrdini Capitano. Tenetevi prronti, stiamo arrrivando.=^= <br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Uss Stormbreaker - plancia di comando - sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 06.50</b><br /><br />
La plancia non era stata mai così piena, perché oltre agli ufficiali di turno, tutti i prescelti dall'armatura erano presenti, compresa l'Ambasciatrice T'Lani, nonostante la richiesta di Bly che avrebbe voluto sottoporla ad una visita più approfondita nell'infermeria della nave. Ma l'anziana vulcaniana era stata inamovibile e adesso era presente anche lei in plancia, pronta a dare il suo contributo.<br />
Non appena Aymane e Th'tharek erano entrati in plancia si erano posizionati ai lati della poltrona del Capitano, invitando Sh'erah a mantenere la posizione.<br />
"Novità?" chiese Aymane,<br />
"Abbiamo trrovato la scia dei motorrri della nave che è parrtita dalla stazione e ne stiamo già seguendo la rrotta." disse il caitiano.<br />
"Signore, questa è la rotta che ha seguito la navetta dopo che è partita dalla stazione metereologica." disse l'addetto alla postazione scientifica, mostrando sul monitor principale la linea che indicava il percorso seguito dai ladri di reliquie "nel punto che ho segnato sembra che si sia fermata per un po' prima di ripartire, poi è arrivata a quelle coordinate ed è come sparita, non trovo più tracce di lei da nessuna parte."<br />
"C'è qualcosa lì dove possono essersi nascosti?" chiese Aymane.<br />
"No Signore, è spazio aperto." rispose l'ufficiale scientifico.<br />
"E allora dove è finita? Cosa potrebbe nasconderla ai nostri sensori?" chiese il Capitano<br />
"Una nave klingon in occultamento sarebbe un ottimo nascondiglio." rispose Durani impassibile.<br />
Tutti i presenti si voltarono a guardare Rogal, la cui rabbia era sul punto di esplodere.<br />
"A quanto pare assaggerò presto il sangue dei traditori!" ringhiò l'ambasciatore.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Nave Klingon - hangar navette - poco fuori sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 06.55</b><br /><br />
Gli uomini di Vikorn avevano esplorato in lungo e in largo la navetta dei ladri, senza trovare tracce della vulcaniana: nessuno aveva pensato di guardare all'esterno della navetta, in un piccolo anfratto sotto i propulsori di manovra,  dove la piccola capsula di salvataggio risultava quasi invisibile.<br />
Pensarono quindi che si fosse trasportata in un qualche punto della loro nave e Vikorn aveva dato ordine di trovarla a tutti i costi. Stava per lasciare l'hangar quando un messaggio dalla plancia lo fece fermare.<br />
=^=Signore, i sensori a lungo raggio hanno rilevato la presenza di una nave della Federazione che si sta muovendo in questa direzione.=^=<br />
"Maledizione, sempre tra i piedi quelli! Mantenete l'occultamento, arrivo." disse al suo Primo Ufficiale, poi rivolto alla sua compagna Kara "Continuate le ricerche di quella vulcaniana, non possiamo avere testimoni liberi di raccontare quello che è accaduto."<br />
"E la loro navetta? Se dovessero trovarla a borda sarebbe anch'essa una prova pericolosa" rispose la klingon.<br />
"Hai ragione, ma se la espellessimo ora, la nostra presenza verrebbe smascherata. Prima dobbiamo allontanarci abbastanza da quei federali!" rispose Vikorn.<br />
Nel frattempo l'area dell'hangar era rimasta quasi incustodita, con solo una guardia a presidiare la zona, nel caso la ladra fosse tornata alla sua navetta.<br />
Ma la senza nome era lì, nascosta nel suo invisibile nascondiglio e aveva ascoltato tutto. <br />
Ora doveva solo trovare il modo di segnalare la sua presenza ai federali: se la avessero preso loro sarebbe finita in prigione, ma almeno sarebbe rimasta viva e si sa finché c'è vita...</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Comandante Tara Keane<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Comandante Tara Keane</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 10 Dec 2025 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-06 Prendere precauzioni a volte non basta</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=220&amp;viewlog=6</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Navetta civile - poco fuori del sistema Navorian <br />
02/07/2405 - ore 04:30</b><br /><br />
"Sono loro?" - domandò la vulcaniana. Sullo schermo della piccola nave da trasporto civile, era comparso un bip, che segnalava la presenza di un'altra nave.<br />
<br />
Robert si avvicinò:<br />
<br />
"Lo sapremo presto. Non siamo ancora a portata dei sensori di questa nave, ma dal segnale del trasponder, quella che vediamo è proprio una nave klingon" - L'uomo colse lo sguardo della vulcaniana. La conosceva da troppo tempo per non saper riconoscere i piccoli indizi sul volto di lei. Gli venne da ridere:<br />
<br />
"Dai! Che cos'è quella faccia? Stiamo per avere un sacco di latinum! La giusta ricompensa per tutte le nostre fatiche! Non abbiamo che da fare la consegna, farci pagare il dovuto e andarcene per conto nostro!"<br />
<br />
"Andarcene ognuno per la sua strada, vorrai dire. Io sono stanca di questo tipo di vita. Lo ero già prima che ci incontrassimo"<br />
<br />
"Non cercare di prendermi in giro. Ti piaceva tanto la vita che facevi a Bajor? No... Per come ti conosco, sono sicuro che non ne potevi più di rimestare terriccio velenoso in mezzo a quei bigotti in cui ti ho trovato"<br />
<br />
"Per come mi conosci? Robert, tu non mi conosci più da molto tempo. Tu sei rimasto lo stesso, io sono cambiata"<br />
<br />
"Si, si, certo... Continua a dirtelo - La fissò di traverso - Quello che so io, è che appena te ne ho offerto la possibilità, sei venuta via. E non mi pareva che fossi così contraria quando abbiamo preso quella ferraglia klingon dalle mani dei federali".<br />
<br />
Lei non ricambiò lo sguardo, continuando a fissare il monitor sul quale il bip appariva in avvicinamento:<br />
<br />
"Solo perché non avevo altra scelta - disse lei infine - Ma non è logico continuare a rimestare il passato. Ho fatto quello che ho fatto e ne affronterò le conseguenze... La prima conseguenza che va affrontata è quel klingon che ti ha reclutato. Come facciamo a sapere che rispetterà la sua parte del contratto?"<br />
<br />
Robert fece una smorfia:<br />
<br />
"E poi dici di non essere la stessa... Si, in effetti ci ho pensato anche io. Il mandante mi ha già dato un certo anticipo sul contratto, e potrebbe essere tentato di non pagare il resto alla consegna della merce, soprattutto considerando che il resto in questione è una bella somma. Dobbiamo prendere qualche precauzione. Hai suggerimenti, in proposito?"<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Stazione meteorologica abbandonata<br />
Sistema Navorian 02/07/2405 - ore 04:30</b><br /><br />
Con un ultimo strattone, la lastra di metallo si staccò dalla cornice abbastanza per far penetrare la sbarra di ferro nella fessura. L'improvvisato piede di porco fece saltare i bulloni mezzi arrugginiti della placca a fianco della porta, mettendo in luce un gruppo di antiquate fibre ottiche.<br />
<br />
Durani coprì la mano con un lembo della manica per afferrare i cavi, ne scelse uno che strappò dalla sede. La porta a lato si smosse. Rerin infilò la sbarra nello spazio dello stipite, quindi lui e il capitano fecero forza insieme per spalancare lo sportello.<br />
<br />
"Finalmente!" - mormorò il capitano. L'uomo si asciugò una goccia di sudore prima di varcare la soglia, seguito da Rerin e dagli altri. La sala in cui stavano entrando assomigliava più a un magazzino abbandonato che a un hangar navette. Il pavimento polveroso era ingombro di cassoni sfondati e bidoni pieni di spazzatura maleodorante. Al di là dei bidoni si intravedeva il tetto della navetta di Durani, parcheggiata vicino al campo di forze che proteggeva l'uscita.<br />
<br />
"Questo posto sembra non sia stato più operativo almeno da un centinaio di anni" - commentò Tara entrando.<br />
<br />
"Si ma qualcuno è stato qui di recente" - fece notare Durani, accennando al pavimento. Nella polvere, si vedevano tracce di passi. La dottoressa Bly si chinò a osservare le impronte:<br />
<br />
"Mi spiace dirlo, ma credo che si tratti delle nostre scarpe" - disse, rialzandosi - Anche se non ricordo affatto di essere passata di qui".<br />
<br />
"Io credo di ricordarlo - intervenne T'Lani - Ma ritengo che questo non abbia molta importanza, al momento."<br />
<br />
"Sono d'accordo - fece Rogal, procedendo in direzione della navetta - Pensiamo a rimettere a posto la navetta e andare via di qui. Quei maledetti petaQ hanno messo già abbastanza strada tra loro e la giusta punizione che li aspetta!" -<br />
<br />
"Indubitabile" - commentò Steje Aymane - Non vi pare però strano che quei maledetti petaQ, per citare l'ambasciatore, ci abbiano lasciato una navetta pronta per farsi inseguire, o quantomeno per segnalare la nostra posizione alle navi presenti in questa zona?"<br />
<br />
Rogal si bloccò, girandosi verso il capitano:<br />
<br />
"Pensa a una trappola?"<br />
<br />
"Penso che quella navetta sia troppo bella per essere vera, si... - rispose lui - E penso che dobbiamo avvicinarci con prudenza."<br />
<br />
"Quei due erano armati. Se avessero voluto ucciderci, avrebbero potuto farlo prima" - fece notare l'ambasciatrice.<br />
<br />
"Eravamo molti, contro due soli - replicò Riccardi - Avrebbero potuto far fuori uno o due di noi, ma non sarebbero riusciti a colpirci tutti prima che i superstiti reagissero. A meno che non ritenessero di avere un paio dei presenti dalla loro parte" - L'ufficiale della sicurezza si era tenuto alle spalle di T'Liren e del giovane cardassiano, che alzò le spalle:<br />
<br />
"Dite quello che volete, ma non sono al corrente dei piani di quei due." - la giovane vulcaniana si limitò a scrollare il capo.<br />
<br />
"In questo momento, dobbiamo pensare a come andare via di qui e come contattare la flotta Stellare" - disse Tara. Gli astanti superarono le casse, muovendosi con circospezione per avvicinarsi alla navetta. Si fermarono a osservarla. Sembrava sostare pacifica, con il portellone posteriore spalancato. Al di là, lampeggiava in maniera sinistra il campo di forze che dava sullo spazio.<br />
<br />
"Non possono avere avuto il tempo di mettere molte trappole - disse Durani - Ma se ne hanno messa anche solo una, deve trovarsi di fronte al portellone, o subito dentro"<br />
<br />
Aymane fece un cenno a Rerin, che comprese. L'andoriano aveva ancora in mano la sbarra di ferro con cui aveva scardinato la porta dell'hangar:<br />
<br />
"Mettetevi al riparo" - attese che gli altri si rifugiassero dietro delle casse, quindi lanciò la sbarra attraverso il portellone.<br />
<br />
Lo scoppio trascinò le casse le une contro le altre, travolgendoli e scaraventandoli verso le pareti, mentre frammenti ferrosi volavano tutto intorno, colpendoli e bruciando all'impatto. Tara avvertì i piedi che si staccavano dall'impiantito, e si trovò a volare senza più peso. Istintivamente si chiuse in posizione fetale, prima di urtare con la spalla qualcosa di caldo che non comprese all'inizio, ma che doveva essere il corpo di qualcuno dei suoi compagni. La luce si spense, tremolò, si riaccese e si ritrovò a galleggiare in mezzo a rifiuti e detriti, con lo stomaco che sembrava volerle salire in bocca. Ringraziò la fortuna di non aver toccato cibo da molte ore, prima di riaprire gli occhi e scoprire intorno a sé delle piccole sfere verdi di sangue vulcaniano. Il lungo mantello dell'ambasciatrice le volteggiava attorno al corpo, come in un antico quadro, ed era strano vedere le piccole gocce che si condensavano dalle ferite sulla fronte per galleggiarle intorno, in assenza di peso.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Navetta civile - poco fuori del sistema Navorian <br />
02/07/2405 - ore 06:30</b><br /><br />
La nave Klingon era ormai di fronte a loro, ben visibile nello schermo di navigazione della navetta. Non si stupirono sentendo il sussulto tipico del raggio traente. Robert spense i motori, attendendo pazientemente che il raggio li portasse in direzione dell'hangar navette della grossa nave.<br />
<br />
"Ora?" - domandò Robert.<br />
<br />
"Si" - rispose l'altra, premendo una serie di pulsanti sulla sua consolle, quindi si alzò per andare ad estrarre da un cassetto due piccoli dispositivi, che regolò con molta cura prima di indossarne uno e passare l'altro a Robert. Da quella cura poteva dipendere la loro sopravvivenza, pensò lei. Quell'appuntamento, lontano da tutte le rotte e da tutti i sistemi abitati, sembrava fatto apposta per un agguato ai loro danni, ma non era riuscita in nessun modo a convincere Robert a voltare la navetta e scappare. Adesso, non c'era che da attendere quel colloquio, e sperare - contro ogni logica - che le precauzioni che avevano preso non servissero.<br />
<br />
Dopo pochi minuti, atterravano nell'hangar navette della nave klingon. Scambiò un lungo sguardo con Robert, prima di alzarsi dalla poltroncina. L'uomo afferrò il contenitore metallico dei reperti e si diresse verso l'esterno.<br />
<br />
"Non vieni?" - chiese l'uomo.<br />
<br />
"Perché, posso farne a meno?" - rimandò lei.<br />
<br />
Ad attenderli, c'erano tre uomini e una donna, tutti Klingon. Quando uscì dal portello, i Klingon la squadrarono con ostilità, ma dovettero giudicarla un'entità trascurabile, perché tornarono a concentrarsi su Robert. Chiuse con cura il portello, mentre uno di loro - chiaramente il capo - si avvicinava salutando calorosamente Robert:<br />
<br />
"Allora, amico... Hai davvero quello che ti ho chiesto?"<br />
<br />
"Vikorn amico mio! Certo che ce l'ho - rispose Robert - E tu, hai per me quello che ti ho chiesto?"<br />
<br />
Il Klingon sfoderò il suo migliore sorriso, scoprendo le gengive sui denti aguzzi:<br />
<br />
"Certo... Ma spero che non ti offenderai se voglio che la mia esperta controlli la merce...È solo una precauzione, sono sicuro che comprenderai"- accennò alla donna klingon che fece un passo avanti, estraendo da una borsa al fianco un arnese che identificò come un analizzatore da campo.<br />
<br />
"Naturalmente" - disse lui. Prese la valigetta metallica che aveva appoggiato a terra, quindi la porse alla donna, che lo fissò come un verme:<br />
<br />
"Questa valigetta è troppo piccola per contenere la corazza di Lady Lukara" - sputò.<br />
<br />
"Infatti, contiene solo una spada"<br />
<br />
"Cosa?" - Il Klingon perse tutta la sua cordialità - Che vuol dire? Dove sono le altre reliquie?"<br />
<br />
"Vuol dire che ho preso anche io delle precauzioni. Spero che comprenderai... - rimbeccò - Ho portato con me solo una delle spade, per fartela esaminare. O meglio, per farla esaminare alla tua esperta. Il resto, compreso il pezzo più prezioso, la corazza di Lady Lukara, l'ho messo in un contenitore che ho spedito nello spazio agganciandolo a una piccola boa. Una volta che mi avrai dato quello che mi spetta per questo affare, e sarò arrivato abbastanza lontano da qui, ti invierò via subspazio le coordinate della boa, in modo che tu possa andare a prendere le vostre preziose reliquie lì dove le ho lasciate"<br />
<br />
"Questo è... Inaccettabile!" - un altro dei Klingon fece un passo minaccioso verso Robert - Questo umano ha detto di avere tutte le reliquie!"<br />
<br />
"E infatti le ho - ribatté Robert - E continuerò ad averle io, finché non mi darete tutto il latinum che mi è stato promesso"<br />
<br />
"Prima voglio vedere che cosa hai portato. Kara, tocca a te..." - fece Vikorn. Accennò alla donna, che prese dalle mani di Robert la cassetta e la poggiò a terra. Quindi la aprì, estraendo la spada. La esaminò per qualche minuto, con l'aiuto dell'analizzatore da campo, quindi si rivolse al capo:<br />
<br />
"È autentica" - confermò. Si rizzò in piedi, tenendo la spada con reverenza. Vikorn prese l'arma, l'ammirò per un lungo istante:<br />
<br />
"Questa... E' magnifica. Dopo tutti questi anni, è ancora magnifica. Robert... A quanto pare, ti devo molto... "<br />
<br />
"Infatti"<br />
<br />
Si girò. Il sangue schizzò rosso dalla gola di Robert, seguendo la scia della lama dalle mani del Klingon. L'umano cadde a terra, senza un lamento. Lei fece un balzo all'indietro, gridando.<br />
<br />
Il Klingon la raggiunse, puntò alla sua gola la lama che grondava ancora del sangue dell'umano:<br />
<br />
"Ma perché...? - cercò di divincolarsi lei - Io non conosco le coordinate della boa. Le conosceva solo Robert! Le reliquie così sono perse!"<br />
<br />
"E allora? - disse - Che mi importa? Mi sarebbe piaciuto averle, non dico di no, ma quello che importa davvero è che sono scomparse mentre erano sotto la responsabilità dell'ambasciatore Rogal, e questo danneggerà per sempre l'onore della sua casata!"<br />
<br />
L'onore di una casata, pensò lei in un lampo. Robert è morto per questo. E tutte le precauzioni che avevamo preso non sono bastate a salvarlo. Non si era accorto in tempo che quell'uomo stava per ucciderlo. Ma io si... Lo so che sta per uccidermi.<br />
<br />
La lama grondante di sangue era vicino alla sua gola, ma le sue mani erano ancora libere. Trovò il dispositivo che aveva programmato, lo premette e prima che quel Klingon riuscisse a reagire, svanì nel teletrasporto.<br />
<br />
Vikorn si vide svanire la preda dalle mani.<br />
<br />
"Il teletrasporto della navetta!" - esclamò. Accennò agli uomini che erano con lui:<br />
<br />
"Con me!" - ordinò. Uno dei due estrasse un disgregatore dalla fondina, lo puntò al portello della navetta, la fece saltare. In un istante, gli uomini penetrarono nella navetta, in tempo per veder bruciare i comandi del teletrasporto.<br />
<br />
Kara li raggiunse, esaminò i comandi del teletrasporto.<br />
<br />
"Dov'è? Dov'è andata a finire quella dannata vulcaniana?"<br />
<br />
"Non saranno questi comandi a dircelo - rispose Kara sconsolata - Si vede che era stata installata una piccola carica di esplosivo, fatta apposta per bruciare i dati dell'ultimo teletrasporto. Ma non può essere andata lontano. Un teletrasporto di questo tipo non ha una grande portata, e non ci sono pianeti abitabili in questo sistema. Deve essersi fatta trasportare da qualche parte su questa nave"<br />
<br />
"Se è a bordo, la troveremo!" - esclamò uno degli uomini.<br />
<br />
"Non perdete tempo, quando la trovate. Uccidetela... e che sia finita lì"<br />
<br />
=^=Uccidetela... e che sia finita lì=^=<br />
<br />
La vulcaniana sentì negli auricolari le ultime parole che Vikorn aveva pronunciato a portata dei sensori interni della navetta. Rabbrividì. Si chiese quanto tempo ci avrebbero messo quegli uomini a capire che non si era trasportata a bordo della nave Klingon, ma fuori di essa, in una piccola, fragile, quasi invisibile capsula calamitata attaccata al fondo dello scafo...</JUSTIFY><br /><br />Autore: Ambasciatore Federale T'Lani <br /><br />]]></description>
            <author>Ambasciatore Federale T'Lani </author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Fri, 07 Nov 2025 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-05 L'imperatrice e l'imbonitore</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=220&amp;viewlog=5</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Stazione meteorologica abbandonata - Sistema Navorian<br />
02/07/2405 - ore 02:30</b><br /><br />
<br />
Il risveglio fu graduale e doloroso. Steje aprì gli occhi lentamente, la testa che pulsava per gli effetti residui della presa vulcaniana. La prima cosa che percepì fu il silenzio innaturale di un luogo abbandonato. La seconda fu il freddo del metallo sotto la schiena. La terza fu la presenza degli altri.<br />
<br />
Si mise a sedere con cautela, la mano che istintivamente cercava il comunicatore che non c'era più. L'ambiente era ampio e decrepito: una vecchia stazione meteorologica automatizzata, forse dismessa da anni. Pannelli arrugginiti coprivano le pareti, e attraverso un oblò sporco si intravedeva il bagliore di una gigante gassosa color ambra. Luci di emergenza morenti creavano ombre dure sul pavimento metallico.<br />
<br />
Intorno a lui, gli altri quattro stavano riprendendo coscienza. Rerin si massaggiava la spalla dove il phaser lo aveva colpito, il volto contratto in un'espressione di rabbia fredda. Rogal era già in piedi, le spalle tese come quelle di un predatore in gabbia. Alessandro Riccardi si stava alzando con movimenti controllati, gli occhi che scandagliavano metodicamente l'ambiente. E infine, nell'angolo più lontano, un giovane cardassiano osservava gli altri con un misto di terrore e diffidenza.<br />
<br />
"Dove siamo?" chiese Rerin, la voce roca.<br />
<br />
Steje si avvicinò all'oblò, studiando il panorama. "Una stazione meteorologica, direi. Abbandonata. Forse nel sistema Navorian, a giudicare dalla gigante gassosa là fuori." Si voltò verso gli altri. "La domanda è: come ci hanno portati qui? E perché?"<br />
<br />
"Una navetta, presumibilmente" disse Riccardi, tastando la parete più vicina. "Questa struttura è vecchia, ma i sistemi di supporto vitale funzionano ancora. Qualcuno l'ha preparata apposta."<br />
<br />
Rogal si avvicinò alla porta sigillata dell'unica uscita visibile, tastando i controlli. "Bloccata. E rinforzata." Colpì il metallo con il pugno, frustrato. "Cosa diavolo sta succedendo? Perché Tara..." La sua voce si spezzò per un istante.<br />
<br />
"È successo anche a te, quindi" disse Steje con calma. "Anche a te è venuta una donna, armata di una spada cerimoniale."<br />
<br />
Rogal si voltò bruscamente. "Come fai a saperlo?"<br />
<br />
"Perché è successo anche a me" rispose Steje. "L'ambasciatrice T'Lani è venuta nei miei alloggi. Aveva una di quelle spade rubate dalla stiva. E mi ha fatto una domanda."<br />
<br />
Un momento di silenzio teso. Poi Rerin parlò, la voce carica di rabbia contenuta. "Bly. È entrata nel mio alloggio con i codici di emergenza medici. Armata. Ha fatto la stessa cosa."<br />
<br />
"Durani" aggiunse Riccardi cupamente. "Nel mio ufficio. Pensavo stesse scherzando, all'inizio. Poi mi ha colpito con un phaser prima che potessi reagire."<br />
<br />
Tutti gli occhi si voltarono verso Korda, che si strinse nelle spalle difensivamente. "Una vulcaniana. Si faceva chiamare T'Liren. Mi ha trovato su Bajor, dove lavoravo in un centro di bonifica. Mi ha promesso una vita migliore, un'avventura. E io..." deglutì "...le ho creduto."<br />
<br />
Steje annuì lentamente, i pezzi che cominciavano a comporsi. "Tutti rapiti da donne. Tutte con spade cerimoniali. Quale domanda ti hanno fatto?"<br />
<br />
"Quando il tuo Impero è in ginocchio, l'onore è un peso, e la gloria è perduta: cosa sacrifichi per risollevarlo?" recitò Riccardi. "Identica, parola per parola."<br />
<br />
"Anche a me" confermò Rerin.<br />
<br />
Rogal strinse i pugni. "Tara me l'ha chiesto mentre teneva quel dannato phaser puntato contro di me. Nei nostri alloggi, davanti all'armatura di Lukara." Una pausa, poi aggiunse con un misto di frustrazione e orgoglio involontario: "Mi ha steso. La mia compagna, che pesa la metà di me, mi ha steso come un novellino al suo primo giorno di addestramento. Devo ammettere che, se non fossi così furioso, sarei tremendamente orgoglioso."<br />
<br />
Un silenzio pesante calò nella stanza abbandonata. Fu Korda a romperlo, la sua voce giovane e carica di risentimento.<br />
<br />
"Almeno voi conoscevate quelle donne. Io sono stato rapito da una completa sconosciuta che mi ha promesso una nuova vita, e adesso sono qui, non so dove, con quattro sconosciuti che sono chiaramente ufficiali importanti della Flotta Stellare."<br />
<br />
Steje lo studiò. C'era vergogna in quegli occhi, e rabbia contro se stesso. Un ragazzo che aveva visto un'opportunità e l'aveva afferrata, solo per scoprire di essere una pedina in un gioco più grande.<br />
<br />
"Non è colpa tua" disse Steje con fermezza. "Qualunque cosa ti abbia detto, era l'armatura a parlare attraverso di lei. Come ha parlato attraverso tutte loro... credo che sia il caso che mi raccontiate nel dettaglio quello che è successo."<br />
<br />
"Ma perché?" chiese Riccardi dopo che ognuno di loro aveva ripercorso gli eventi che l'avevano portato lì. "Cos'hanno in comune queste domande? Perché proprio noi cinque?"<br />
<br />
Prima che Steje potesse rispondere, un suono meccanico riecheggiò nella stanza. Una porta laterale, precedentemente invisibile nella penombra, si aprì con un sibilo pneumatico. Le cinque donne entrarono in fila, i volti impassibili, gli occhi distanti. T'Lani, Bly, Tara, Durani, e infine la vulcaniana che Korda aveva chiamato T'Liren. Ognuna portava una spada cerimoniale klingon, le lame che riflettevano la luce morente in bagliori cremisi.<br />
<br />
E dietro di loro, trasportata da un dispositivo antigravità, c'era l'armatura di Lady Lukara. Il metallo brunito sembrava pulsare di vita propria, le rune antiche che brillavano di una luce dorata e spettrale.<br />
<br />
Steje si alzò lentamente, le mani aperte in segno di non aggressione. Osservò attentamente le donne. I loro movimenti erano sincronizzati, quasi coreografici. Ma c'era qualcosa... piccole discrepanze. Il modo in cui Bly esitava appena prima di ogni passo. La tensione nelle spalle di Tara, come se stesse combattendo contro catene invisibili. Il tremore quasi impercettibile nelle dita di T'Lani.<br />
<br />
Non erano completamente perdute. Non ancora.<br />
<br />
Fu T'Lani a parlare, ma la voce che uscì dalla sua bocca era stratificata, come se due entità parlassero all'unisono, la vulcaniana e qualcosa di molto più antico.<br />
<br />
"I cinque sono stati scelti. Ognuno ha superato la prova della verità. Ognuno ha dimostrato la volontà di sacrificio. Ora viene la prova finale."<br />
<br />
"Quale prova?" chiese Rogal, facendo un passo avanti. Il suo sguardo era fisso su Tara, cercando disperatamente un segno della donna che amava dietro quella maschera glaciale.<br />
<br />
"Il rito del sangue" rispose T'Liren, la custode. "Cinque candidati, cinque spade. Solo uno può emergere degno di indossare l'armatura di Lukara. Solo uno può diventare l'erede di Kahless."<br />
<br />
"Un combattimento all'ultimo sangue" mormorò Durani, quasi con riverenza. "Come nelle antiche leggende."<br />
<br />
"No" disse Steje con fermezza. Tutti gli occhi si voltarono verso di lui. "No, non lo faremo."<br />
<br />
T'Lani lo fissò, la testa inclinata con curiosità aliena. "Non hai scelta, Capitano. La prova è stata stabilita mille anni fa. Deve compiersi."<br />
<br />
"Tutto ha sempre una scelta" ribatté Steje. Cominciò a camminare lentamente, mai troppo veloce da sembrare minaccioso, mai troppo diretto. Gli anni al circo gli avevano insegnato che il movimento controllato poteva ipnotizzare quanto le parole. "Mi dica, ambasciatrice T'Lani... quando mi ha fatto quella domanda nei miei alloggi, cosa ha provato quando le ho risposto che avrei sacrificato la logica stessa?"<br />
<br />
Un'ombra di incertezza passò sul volto della vulcaniana. "Io... la spada ha accettato la tua risposta."<br />
<br />
"Sì, ma lei cosa ha provato?" insistette Steje. "Prima che la spada rispondesse. Prima che quella voce antica le dicesse cosa pensare." La voce del capitano divenne dura e il modo formale di rivolgersi alla vulcaniana cambiò drasticamente: "Tu, T'Lani, figlia di Vulcano, diplomatica della Federazione. Cosa hai provato quando un capitano della Flotta Stellare ti ha detto che avrebbe sacrificato il principio fondamentale della tua intera civiltà?"<br />
<br />
La vulcaniana esitò. Le sue labbra si aprirono, poi si chiusero di nuovo. Il conflitto era visibile ora, una battaglia silenziosa dietro quegli occhi scuri.<br />
<br />
Steje si voltò verso Bly. "Dottoressa, quando Rerin ti ha detto che avrebbe sacrificato se stesso per sua figlia, cos'hai sentito? Tu che sei una guaritrice. Tu che sei una betazoide ed hai percepito ogni sfumatura del suo amore disperato per quella bambina."<br />
<br />
Le mani di Bly tremarono. La spada quasi le scivolò dalle dita. "Io... ho sentito..." La sua voce si incrinò. "Ho sentito dolore. Il suo dolore. E il mio."<br />
<br />
"Esattamente" disse Steje con gentilezza. "Perché tu non sei solo uno strumento di Lukara. Sei Bly Dorien. Sei una persona con emozioni, ricordi, legami. E quella voce nella tua testa, per quanto antica e potente, non può cancellare chi sei veramente."<br />
<br />
Si spostò verso Tara. Rogal si irrigidì, pronto a intervenire se fosse stato necessario, ma Steje gli fece un gesto discreto per calmarlo.<br />
<br />
"Comandante Keane" disse Steje, la voce più bassa ora, quasi intima. "Tara. Tu sei stata scelta per la tua dualità: Metà umana, metà klingon." Steje si era ormai fatto un quadro della situazione e perché quelle specifiche donne erano state scelte. "Tutta la tua vita sei stata divisa tra due mondi, due culture, due modi di vedere l'universo. E hai trovato qualcuno che ti ha accettata per quello che sei. Qualcuno che non ti ha mai chiesto di scegliere."<br />
<br />
Gli occhi di Tara si riempirono di lacrime. La prima vera emozione che mostrava da quando era entrata.<br />
<br />
"Rogal..." sussurrò, la voce rotta.<br />
<br />
"Sono qui" disse l'ambasciatore, facendo un passo avanti. "Sono qui, mio cuore."<br />
<br />
"No!" La voce di T'Liren, o forse di Lukara attraverso di lei, risuonò nella stiva. "Non puoi interferire con il rito! La prova deve compiersi!"<br />
<br />
Ma Steje aveva già visto la crepa. Si voltò verso Durani, la guerriera senza gloria.<br />
<br />
"Tenente, tu hai scelto Alessandro Riccardi. Un umano. Non per il suo sangue klingon, che non ha. Ma per il suo onore. Per il rispetto che ha guadagnato ai tuoi occhi. Credi davvero che Lady Lukara, compagna di Kahless l'Indimenticabile, volesse che tu lo obbligassi ciecamente a un rito di sangue? O voleva che tu dimostrassi saggezza? Che tu scegliessi l'onore vero sopra la tradizione vuota?"<br />
<br />
Durani guardò la sua spada, poi Riccardi, poi di nuovo la spada. "Io... il mio casato... devo riportare gloria..."<br />
<br />
"La gloria non si trova nel sangue versato senza ragione" disse Riccardi con fermezza. "Si trova nel coraggio di fare ciò che è giusto, anche quando è difficile. Anche quando va contro ciò che ti è stato insegnato."<br />
<br />
Finalmente, Steje si voltò verso l'armatura stessa. Si avvicinò al dispositivo antigravità, ignorando i mormorii di allarme delle donne. Si fermò a pochi centimetri dal metallo brunito, fissando le rune antiche.<br />
<br />
"Lady Lukara" disse chiaramente. "Io non so se puoi sentirmi. Non so se sei davvero qui, o se sei solo un'eco, una memoria impressa nel metallo. Ma se c'è anche solo un frammento della vera Lukara in questa armatura, allora devi ascoltarmi."<br />
<br />
Silenzio. L'armatura sembrava osservarlo, valutarlo.<br />
<br />
"Tu amavi Kahless" continuò Steje. "Non perché era il guerriero più forte. Ma perché aveva la visione di unire il tuo popolo. Di trasformare clan in guerra perpetua in un impero. Di sostituire il caos con l'ordine, la violenza cieca con l'onore codificato. Tu stavi accanto a un rivoluzionario, Lukara. Non a un semplice assassino."<br />
<br />
Le rune sull'armatura cominciarono a brillare più intensamente.<br />
<br />
"E adesso vuoi che cinque persone che si rispettano, che potrebbero essere alleati, si uccidano a vicenda? Per cosa? Per ripetere un rito creato in un'epoca di guerra e disperazione? Kahless non divenne imperatore uccidendo i suoi amici. Divenne imperatore ispirandoli. Guidandoli. Mostrandogli una via migliore."<br />
<br />
Steje fece un passo indietro, allargando le braccia per indicare tutti i presenti.<br />
<br />
"Guarda cosa hai fatto, Lukara. Hai preso cinque donne straordinarie —una diplomatica, una guaritrice, una guerriera, una donna che ha fatto pace con la sua doppia natura, e una che cerca redenzione— e le hai trasformate in burattini... Hai preso cinque uomini che avrebbero potuto dimostrare il loro valore in mille modi diversi, e li hai costretti a un gioco di morte. Questo è ciò che Kahless avrebbe voluto? Questo è l'eredità che volevi lasciare?"<br />
<br />
L'armatura pulsò. Le rune brillarono così intensamente che tutti dovettero distogliere lo sguardo. E poi... una voce. Non attraverso le donne questa volta, ma direttamente nella mente di tutti i presenti. Antica, femminile, carica di un dolore millenario.<br />
<br />
"Tu... osi giudicarmi, piccolo Trill?"<br />
<br />
"Sì" rispose Steje senza esitazione. "Perché qualcuno deve farlo. Tu sei rimasta intrappolata in questa armatura per mille anni, Lukara. Hai visto l'impero che tu e Kahless avete costruito attraverso gli occhi di chi ti ha trovata, rubata, nascosta. Hai visto solo frammenti, mai il quadro completo. E nella tua solitudine, nella tua incompletezza, hai dimenticato la cosa più importante."<br />
<br />
"E quale sarebbe?" La voce era pericolosa ora, carica di potere represso.<br />
<br />
"Che Kahless non aveva bisogno di te perché eri una guerriera. Aveva bisogno di te perché eri la sua compagna. La sua uguale. La sua coscienza. Tu lo tenevi ancorato quando il peso del potere rischiava di corromperlo. E lui ti amava per questo."<br />
<br />
Steje guardò Tara e Rogal, poi Bly e Rerin, poi tutti gli altri.<br />
<br />
"L'amore vero non chiede sacrifici di sangue, Lukara. Chiede sacrifici di ego. Di orgoglio. Di tradizioni morte che non servono più. Kahless lo sapeva. Per questo ascoltava il tuo consiglio. Per questo ti rendeva parte delle sue decisioni. E lo sai anche tu, nel profondo. Altrimenti non avresti scelto queste cinque donne. Non perché sono le più forti guerriere. Ma perché ognuna di loro ha dimostrato la capacità di amare qualcosa più grande di se stessa."<br />
<br />
Il silenzio che seguì fu assoluto. L'armatura pulsava ritmicamente ora, come un cuore che batte. Le cinque donne tremavano visibilmente, lacrime che scendevano lungo i loro volti mentre la presa dell'antica entità si allentava.<br />
<br />
"Tu... tu sei astuto, Trill. Kahless avrebbe apprezzato il tuo inganno."<br />
<br />
"Non è un inganno" disse Steje sinceramente. "È la verità. E credo che tu lo sapessi già. Questa prova non era mai stata pensata per finire con la morte. Era pensata per vedere se qualcuno avrebbe avuto il coraggio di rifiutare. Di scegliere un'altra strada. La tua strada. Quella della guerriera che stette accanto a un visionario invece di seguire ciecamente la tradizione."<br />
<br />
Un ultimo bagliore, accecante e dorato, esplose dall'armatura. Tutti chiusero gli occhi, le braccia alzate a proteggersi. E quando la luce si spense, le cinque donne caddero in ginocchio, libere e confuse.<br />
<br />
Rogal corse immediatamente da Tara, sostenendola mentre crollava tra le sue braccia. Rerin si precipitò da Bly, che singhiozzava incontrollabilmente, il peso del dolore che aveva causato che la schiacciava. Riccardi si chinò accanto a Durani, una mano sulla sua spalla in silenzioso supporto. Korda guardò T'Liren con espressione incerta, ma la vulcaniana era troppo scossa per notarlo.<br />
<br />
Solo T'Lani rimase in piedi più a lungo, il controllo vulcaniano che lottava contro le emozioni che la travolgevano. Si avvicinò a Steje, lo sguardo intenso.<br />
<br />
"Come... come hai fatto?" sussurrò.<br />
<br />
Steje sorrise tristemente. "Ho imparato molto tempo fa che il modo migliore per sconfiggere un'illusione non è combatterla. È farla vedere per quello che è. E Lukara... Lukara era sola da troppo tempo. Aveva bisogno che qualcuno le ricordasse chi era stata davvero."<br />
<br />
Dal pavimento, l'armatura di Lady Lukara giaceva silenziosa. Le rune non brillavano più. Sembrava solo un pezzo di metallo antico, privo del potere terrificante che aveva esercitato. Ma nell'aria aleggiava ancora qualcosa, una presenza più leggera ora, forse persino grata.<br />
<br />
"È finita" disse Rerin, la voce roca. "Finalmente è finita."<br />
<br />
Ma proprio mentre pronunciava quelle parole, una sezione della parete opposta esplose verso l'interno con uno scoppio di energia.<br />
<br />
Due figure irruppero attraverso il fumo e i detriti: un uomo umano di mezza età con il volto segnato dalla vita, e una vulcaniana con gli occhi freddi e calcolatori.<br />
<br />
La vulcaniana —la vera ladra, non T'Liren che giaceva esausta a terra— aveva un espressione soddisfatta mentre osservava la scena. "Perfetto. Hai fatto un ottimo lavoro con il sabotaggio della navetta, Robert."<br />
<br />
L'umano ridacchiò mentre armeggiava con un dispositivo di teletrasporto portatile. "Era l'unica nave disponibile per portarli qui. Un po' di manomissione ai sistemi di propulsione e comunicazione, e ora hanno tutte le difficoltà del mondo a tornare indietro. Bene, bene. Vedo che la piccola reunion spirituale è andata per il meglio. Peccato per voi, ma noi abbiamo ancora un cliente da accontentare."<br />
<br />
Steje fece per muoversi, ma Robert puntò immediatamente un disgregatore verso di lui. "Ah-ah, Capitano. State tutti buoni e nessuno si farà male. Siamo qui solo per quella bellissima armatura."<br />
<br />
"Non potete..." iniziò T'Lani, ma la sua voce era debole, esausta.<br />
<br />
"Oh, ma possiamo" disse la vulcaniana senza nome, avvicinandosi all'armatura. Studiò brevemente il dispositivo antigravità, poi annuì soddisfatta. "Disattivata, per fortuna. Non avevo voglia di dover combattere contro un'entità millenaria."<br />
<br />
"Chi vi ha assoldato?" chiese Steje, cercando di guadagnare tempo. La sua mente lavorava freneticamente. Le donne erano troppo deboli per combattere. Gli uomini erano disarmati. E questi due avevano chiaramente pianificato questo momento con precisione chirurgica.<br />
<br />
Robert sorrise. "Un gentile benefattore klingon che preferisce rimanere anonimo. Diciamo solo che alcuni casati dell'Impero non sono molto felici della prospettiva che l'armatura di Lukara cada nelle mani del Cancelliere attuale. Preferiscono... alternative."<br />
<br />
"Traditori" sibilò Rogal, facendo per alzarsi. Tara lo trattenne con una mano tremante.<br />
<br />
"Chiamala come vuoi, ambasciatore" disse la vulcaniana, attivando il teletrasporto. L'armatura cominciò a brillare di un bagliore azzurrino. "Noi la chiamiamo sopravvivenza. E latinum. Molto latinum."<br />
<br />
"Aspettate!" gridò T'Liren, la vera T'Liren, la ladra infiltrata che aveva guidato il piano di Lukara. Si alzò barcollando. "Io... io ho rubato le spade per voi. Ho fatto tutto quello che mi avevate chiesto. Dovevo venire con voi!"<br />
<br />
Robert la guardò con qualcosa che somigliava quasi a compassione. "Piccola, tu ci sei stata utile. Ma quella voce nella tua testa? Quell'armatura che ti chiamava? Ci ha reso la vita molto più complicata. Troppo complicata. Mi dispiace, ma viaggiamo leggeri."<br />
<br />
"No!" T'Liren si lanciò verso l'armatura, ma era troppo tardi. In un lampo di luce azzurra, l'armatura di Lady Lukara, Robert e la vulcaniana senza nome sparirono.<br />
<br />
Rimasero solo il giovane Korda —spaventato e tradito quanto tutti gli altri— e i segni dell'esplosione che crepitavano ancora sulle pareti della stazione meteorologica abbandonata.<br />
<br />
Nella stiva calò un silenzio pesante come il piombo.<br />
<br />
"Maledizione" sussurrò Riccardi.<br />
<br />
Steje chiuse gli occhi, la frustrazione che gli stringeva il petto. Erano stati giocati dall'inizio. La vulcaniana aveva rubato le spade, sì, ma non per Lukara. Per i suoi complici. Aveva usato l'armatura per creare il caos perfetto, sapendo che mentre tutti erano distratti dal rito mistico, nessuno avrebbe notato i veri ladri che si preparavano.<br />
<br />
"Dobbiamo tornare alla base" disse T'Lani con voce roca. "Immediatamente. E avvisare il Comando di Flotta. E l'Impero Klingon. Quella armatura non può cadere nelle mani sbagliate."<br />
<br />
"È già caduta nelle mani sbagliate" disse Rogal amaramente, stringendo Tara a sé. "E ho un'idea molto precisa di quale casato abbia orchestrato tutto questo. Ma senza prove..."<br />
<br />
"Allora troviamo le prove" disse Steje con fermezza, riaprendo gli occhi. La stanchezza era evidente sul suo volto, ma anche la determinazione. "Hanno commesso un errore lasciandoci tutti vivi. E hanno commesso un errore ancora più grande sottovalutando quanto siamo motivati a riprendere quell'armatura."<br />
<br />
Si voltò verso Durani. "Tenente, hanno parlato della sua nave. Riesce a riportarci alla base?"<br />
<br />
Durani annuì, spolverando inutilmente la sua divisa. "Non lo so Capitano, devo vedere che danni hanno provocato."<br />
<br />
"Bene. Facciamolo." Steje si voltò verso tutti gli altri. "So che siete esausti. So che quello che è successo questa notte vi perseguiterà per molto tempo. Ma non è finita. L'armatura di Lady Lukara è ancora là fuori. E noi la riporteremo indietro. Per l'Impero. Per la Federazione. E per Lukara stessa, che merita di riposare in pace."<br />
<br />
Uno dopo l'altro, annuirono. Stanchi, provati, ma non sconfitti.<br />
<br />
La caccia era appena iniziata.</JUSTIFY><br /><br />Autore: Capitano Steje Aymane<br /><br />]]></description>
            <author>Capitano Steje Aymane</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Fri, 17 Oct 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-04 Le cinque prescelte</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=220&amp;viewlog=4</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>DS16 Gamma - Stiva 2<br />
01/07/2405 - ore 11:40</b><br /><br />
Aymane e Rerin uscirono di corsa dalla Stiva 2, mentre le sirene d'allarme continuavano a risuonare per tutto il corridoio senza tuttavia poter risolvere il problema che si era appena creato. <br />
<br />
"Disattivare quelle maledette sirene!" tuonò Aymane, la sua voce, sebbene non un grido, aveva un'autorità tale da sovrastare la baraonda. Pochi istanti dopo, il silenzio tornò, più pesante di prima.<br />
<br />
Furono subito raggiunti dal capo della sicurezza, il tenente comandante Riccardi, seguito da una squadra di agenti pronti all'azione. Riccardi scansionò l'area con il suo tricorder, ma la sua espressione rimase impassibile, segno che non trovava anomalie immediate. <br />
<br />
"Capitano, cosa è successo?"<br />
<br />
"C'è stata un'intrusione" rispose Rerin, la sua voce era un sussurro di frustrazione "Nella Stiva di carico 2, con annesso furto dei reperti..."<br />
<br />
L'espressione di Riccardi si incupì "L'ambasciatore Rogal non ne sarà affatto contento" l'uomo rimase in silenzio per un attimo, il tempo necessario per assimilare il peso della situazione, poi la sua preparazione da capo della sicurezza ebbe il sopravvento. "Sto controllando i registri... Qualcuno ha attivato l'allarme dalla console del corridoio, ma quel pannello si trova su un altro ponte, quello superiore. Questo significa che chi ha dato l'allarme non si trovava nemmeno qui! Come faceva a sapere che era avvenuto un furto?"<br />
<br />
Le parole di Riccardi gettarono nuovamente i due ufficiali al comando nella confusione: il mistero sembrava farsi sempre più fitto mentre i due ufficiali cercavano di comprendere cosa stesse succedendo. <br />
<br />
"Non ha senso..." Riccardi scosse il capo "Cosa dovrei pensare? Che qualcuno è venuto qui, evitato i sistemi di controllo e trafugato i reperti, solo per salire di qualche ponte e denunciare l'avvenuto furto?! Se non fossero scattate le sirene si sarebbe potuto imbarcare con la refurtiva nel primo cargo in partenza, sperando che l'assenza di quegli oggetti fosse scoperta il più tardi possibile... a questo punto è bloccato alla base! Che senso ha rischiare così tanto?"<br />
<br />
"Potrebbe trattarsi di qualcosa di più di un furto, ma di un'operazione coordinata..." il suono delle parole di Rerin suonava fin da subito poco convinta "Qualcuno ha portato a termine il furto e, subito dopo, il suo complice ha lanciato l'allarme informandoci dell'avvenuto reato. Ma anche così sarebbe un gesto del tutto incomprensibile... a meno che non siano stati i klingon per dimostrarci che non siamo in grado di tenere al sicuro i loro cimeli storici ma..."<br />
<br />
"No, se ci fosse stato dietro Rogal ora sarebbe qui a pretendere anche la consegna dell'armatura. Inoltre, parliamoci chiaro, questo non è affatto il modus operandi dei klingon... potrei crederci se fossero romulani o cardassiani ma... i klingon?" Steje scosse il capo cercando di riordinare le idee "No, ma resta un'altra possibilità. Qualcuno ha portato a termine il furto ma c'era chi ne era informato e ha tentato di fermarlo" <br />
<br />
Riccardi fece una mezza smorfia "E ha pensato bene di informarci dopo che era avvenuto il furto?"<br />
<br />
"Non possiamo escludere che abbia agito il prima possibile e, semplicemente, qualcosa gli abbia impedito di avvertirci prima" Rerin scosse il capo "Quello che mi lascia perplesso è... perché volerci avvertire facendo tutto ciò che poteva per non essere identificato? Stava solo denunciando un furto o aveva qualcosa da nascondere?" <br />
<br />
"Fosse l'unica stranezza..." il Capitano si perse nuovamente nei suoi pensieri prima di tornare a guardare in direzione della stiva "Eppure mi domando se quella dannata armatura abbia qualcosa a che fare con questo" Aymane sospirò con un'espressione di profonda preoccupazione sul volto "L'armatura, eravamo certi che tutte le stranezze girassero attorno ad essa... noi stessi ne siamo rimasti abbagliati... eppure è ancora là! Perché non hanno preso quella dannata armatura? E perché diavolo hanno preso il resto?"<br />
<br />
Riccardi, preso alla sprovvista, si voltò verso il Capitano "L'armatura non è stata presa con il resto della refurtiva?"<br />
<br />
"No," rispose Aymane. "È ancora lì."<br />
<br />
Riccardi annuì, il suo volto era pensieroso mentre cercava di analizzare la situazione "Forse il ladro non ha avuto tempo... forse è stato disturbato dalle sirene, ha capito che lo avreste raggiunto ed è scappato il più rapidamente impossibile"<br />
<br />
"Rubando di tutto, tranne il pezzo di maggior valore? E credetemi, non mi sto lamentando! Se avessero preso l'armatura, Rogal avrebbe smontato la base bullone per bullone per ritrovarla!" Rerin scosse il capo "Anche se, in effetti, potrebbe tentare di farlo lo stesso... ed è strano che non sia già qui a controllare che succede..." <br />
<br />
Aymane si guardò intorno, la sua espressione era pensierosa "A proposito di klingon che mancano all'appello, dove diavolo è il tenente Durani? Mi aspettavo che fosse qui... normalmente è tra i primi ad arrivare quando scatta un allarme!"<br />
<br />
Riccardi, che stava per andarsene, si fermò "Ora che ci penso, signore, è strano che non sia qui"<br />
<br />
"Già... Sembra che in questo momento non ci siano donne disponibili. Non ho mai visto così tanti uomini in un solo posto" disse Aymane, con un sorriso sarcastico, poi scosse il capo "Non importa. Fai analizzare la stanza dalla scientifica. Sigilla la stiva, e controlla tutte le riprese ambientali, io voglio sapere chi è entrato per ultimo. Voglio sapere cosa è successo"<br />
<br />
Riccardi si limitò ad annuire, dando ordine ai suoi uomini di mettersi al lavoro. Aymane si voltò verso Rerin, il suo sguardo era quasi retorico "E ora chi lo dice all'ambasciatore?"<br />
<br />
"Privilegio del Capitano" Rerin, con un'espressione di ironia sul volto, si limitò a rispondere con una scollata delle spalle "Se preferisce possiamo parlare del peso del comando, signore" <br />
<br />
=^=Vorn a Comandante Rerin, Isaryel vuole sapere quando tornerà in alloggio!=^= <br />
<br />
Steje ridacchiò all'alzata di occhi di Rerin "Immagino che questo sia uno dei privilegi di essere padre, vada pure... ne riparleremo domattina, dopo che mi sarò fatto scuoiare dall'ambasciatore"<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Ufficio del Capitano<br />
02/07/2405 - ore 00:03</b><br /><br />
La notizia che la Stiva 2 era stata profanata giunse all'ambasciatore Rogal come un'offesa personale, una macchia sul suo onore e su quello del suo popolo. Entrò nell'ufficio del capitano Aymane con la stessa grazia di un uragano forza dieci. I suoi passi pesanti fecero vibrare il pavimento, mentre tutto il suo essere sembrava tremare dalla rabbia.<br />
<br />
"Capitano" esordì con un ruggito, la sua voce era un tuono "Mi avete assicurato che l'area sarebbe stata al sicuro! E ora mi dite che un gruppo di ladri ha osato violare lo spazio della vostra Federazione, profanando un'area che contiene un nostro tesoro?! Eppure eravate certo che l'armatura in mano vostra fosse assolutamente al sicuro!"<br />
<br />
"Ambasciatore" rispose Aymane con calma "Abbiamo subito un'intrusione nella stiva di carico 2, e le garantisco che le nostre indagini sono già in corso, ma l'armatura non è stata rubata. Hanno rubato il resto"<br />
<br />
"Il resto?" chiese Rogal, fissando il federale con espressione perplessa "Cosa intendete per il resto? Sappiamo tutti molto bene che il pezzo di maggior valore è proprio l'armatura!"<br />
<br />
Aymane sospirò stringendosi nelle spalle "Eppure l'armatura è ancora lì! Hanno preso le armi cerimoniali, e forse qualche altro reperto. Potremo avere la lista completa solo dopo che la scientifica avrà avuto modo di fare un controllo più approfondito"<br />
<br />
Rogal scosse il capo con un'espressione di sdegno sul volto, poi si mise a fare un passo avanti e indietro per l'ufficio "Questo non ha senso. L'armatura è il nostro tesoro più prezioso. Perché un ladro non la prenderebbe?"<br />
<br />
"Non lo so" il Capitano si passò una mano tra i capelli, l'altra appoggiata al vetro dell'oblò, mentre lo sguardo si perdeva nello spazio profondo "Forse il ladro non era interessato all'armatura, ma agli altri reperti. O forse..." Aymane si interruppe, il suo volto si contrasse per il disagio. Sapeva che ciò che stava per dire avrebbe suonato folle "O forse l'armatura ha scelto di rimanere"<br />
<br />
L'Ambasciatore Rogal lo fissò incredulo. Ripeté le parole, una a una, come se non potesse credere che fossero uscite dalla bocca del Capitano "L'armatura... ha... deciso... di... rimanere?" Il suo ruggito si abbassò a un tono gutturale e pericoloso "Mi sta dicendo che un nostro cimelio storico abbia parlato al ladro, dicendogli di lasciarla esattamente dove si trovava? Ma di cosa sta parlando? Un'arma non ha una volontà!"<br />
<br />
Aymane si voltò a guardarlo, con uno sguardo fermo e risoluto "Non ho detto che ha parlato, Ambasciatore. Ho detto che ha scelto. E le assicuro che, da quanto abbiamo osservato, quell'oggetto è tutto fuorché un semplice cimelio! Del resto lo ha ammesso anche lei come non abbia senso che l'unica cosa che sia rimasta nella stiva sia proprio l'armatura. Un oggetto così prezioso, inestimabile... doveva essere il primo a sparire! In più ha già causato dei problemi al nostro equipaggio..."<br />
<br />
La fronte di Rogal si corrugò "Problemi? Quali problemi?"<br />
<br />
"Non posso entrare nei dettagli perché io e Rerin stavamo ancora cercando di capirci qualcosa" rispose Aymane con cautela "Tuttavia, in base alle nostre indagini, l'armatura sembra influenzare il nostro personale. O, per lo meno, una parte di esso. In particolare, sembrano essere tutte donne"<br />
<br />
Rogal si fece di colpo rigido, nella sua mente apparve l'immagine di Tara: quante volte si era interrogato nelle ultime ore su cosa fosse successo alla sua compagna? Inizialmente era arrivato a presumere che soffrisse di gelosia nei confronti della sua sposa incinta ma ora... sapeva che qualcosa non quadrava ma non aveva avuto modo di indagare a fondo. "Tutte donne? Quale genere di influenza avrebbero avuto?"<br />
<br />
"Visioni. Sogni. Sensazioni. Stiamo ancora cercando di capire... anche perché finora soltanto una donna si è fatta avanti... la Guardiamarina K'Tora" Aymane scosse il capo sospirando "Si tratta di un membro della sicurezza, metà klingon e metà betazoide. L'armatura le ha mostrato tanti morti e la sua reazione è stata di terrore. Appena ripresasi dallo svenimento ha bofonchiato qualcosa sul fatto di non aver superato la prova ma poi era troppo confusa e, in poco tempo, i suoi ricordi si sono fatti sempre più labili. Per quanto riguarda le altre donne, sono solo ipotesi del mio numero uno ma mi vedono concorde con lui" <br />
<br />
"C'è Tara fra quelle donne, vero?" <br />
<br />
"Vedo che anche lei ha notato qualche stranezza nella sua compagna o non me lo starebbe chiedendo" continuò Aymane, studiando attentamente la reazione del Klingon. "Per voi, potrebbe trattarsi solo di un cimelio storico, ma ho il sospetto che per le donne della nostra base abbia una storia molto diversa. Ha per caso a che fare con la sua storia personale? O con i miti del suo popolo? Ha mai sentito parlare dell'armatura di Lady Lukaria prima di adesso?"<br />
<br />
Rogal, che fino a quel momento aveva agito con l'orgoglio di un guerriero, si bloccò, l'espressione sul suo volto un mix di confusione e sorpresa. Era chiaro che le parole di Aymane lo avevano colto di sorpresa. Si passò una mano sul viso "Questo è... questo è fuori da ogni mia esperienza. Magari Vorn potrebbe saperne qualcosa, sempre che Isaryel abbia deciso di lasciarlo andare!"<br />
<br />
Alle parole di Rogal, il trill non poté far altro che ridacchiare "Quella bambina sa ottenere quello che vuole"<br />
<br />
"Avrà anche le fattezze di una piccola andoriana, ma in lei batte il cuore di una piccola guerriera klingon!" le parole dell'ambasciatore suonarono con un mix di affetto ed orgoglio "Isaryel ci darà grandi soddisfazioni da grande" <br />
<br />
Pochi istanti dopo essere stato convocato, Vorn, il vecchio assistente di Rogal, entrò nell'ufficio con un'espressione indecifrabile sul volto "Mi è stato chiesto di parlarvi delle leggende che girano attorno all'armatura di Lady Lukaria. Personalmente non capisco a cosa possano servirvi delle vecchie storie..."<br />
<br />
"La prego di accontentarci..." <br />
<br />
Le parole di Aymane furono interrotte da Rogal "Quindi c'è davvero una leggenda che io non conosco?"<br />
<br />
Vorn si schiarì la gola ancora sorpreso dalla strana domanda "Ci sono canzoni e leggende che un guerriero come lei non avrebbe mai tempo di ascoltare" il vecchio klingon si accomodò osservando i presenti "La cultura klingon è piena di miti, più o meno importanti... su alcuni dei quali non sappiamo nemmeno la provenienza e..."<br />
<br />
"Vorn" Rogal sembrava intenzionato a tagliar corto "Racconti al Capitano Aymane ciò che sapete dell'armatura di Lady Lukara. E non tralasci nulla"<br />
<br />
"Secondo le leggede, quell'armatura non è solo un cimelio. È un ricettacolo, un simbolo. La leggenda narra che Lady Lukara, la compagna di Kahless, non fosse solo una guerriera, ma anche una mistica. Il loro amore fu la più grande delle alleanze, una fusione di forza e pensiero"<br />
<br />
Vorn si interruppe, lo sguardo perso in un passato lontano. <br />
<br />
"Quando Kahless e Lukara marciarono verso la battaglia finale per unire il nostro popolo, erano accompagnati da cinque generali, i più fedeli e valorosi guerrieri dell'Impero. Cinque anime forgiate nella battaglia, ognuna con la propria lama. L'armatura di Lukara fu forgiata da un metallo speciale, creato da Lukara stessa, che lo infuocò con la sua stessa essenza, e vi impresse l'onore di quei cinque generali. Per onorare il loro sacrificio, Lukara creò cinque armi cerimoniali identiche, ognuna un simbolo del legame indissolubile tra lei e i suoi guerrieri. L'armatura divenne il simbolo del suo potere, le spade il simbolo della loro fedeltà"<br />
<br />
Rogal strinse le mani a pugno "Quindi le armi cerimoniali sarebbero legati all'armatura?"<br />
<br />
Vorn sospirò "Secondo il mito, sì... ma sebbene Lady Lukara sia una figura storica importante per la cultura Klingon, in quanto compagna di Kahless l'Indimenticabile, i dettagli sulla sua vita sono relegati a menzioni verbali e miti... rimane una delle figure più misteriose del passato e pochi ne conoscono la storia"<br />
<br />
"Può dirci altro su queste spade, Vorn?"<br />
<br />
Alla richiesta del Capitano federale, Vorn riprese la parola "Quando Lukara morì, l'armatura e le sue cinque spade non passarono a Kahless, ma furono affidate a un clan che doveva proteggerle per sempre. Si diceva che le spade non potessero mai essere separate dal loro ricettacolo, l'armatura, per troppo tempo. Se lo fossero, il potere di Lukara si sarebbe perso e il popolo Klingon sarebbe tornato alla guerra. Il mito dice che Lukara ha lasciato un messaggio, un'eredità. Ha profetizzato che le cinque spade si sarebbero separate solo per un motivo: cercare l'erede, un'anima degna di riunire tutte le forze dell'Impero. E ora, le spade sono state separate... sono state rubate, mentre l'armatura è rimasta qui... secondo la leggenda, questo significa che presto i clan dell'impero torneranno a darsi battaglia"<br />
<br />
Aymane ascoltava, stupito "E perché l'armatura ha scelto le donne?"<br />
<br />
"Perché la sua storia è una storia di donne" rispose Vorn "Le cinque lame sono state forgiate su ordine di Lukara e, per l'onore della sua proprietaria, l'armatura non sceglierà dei guerrieri, ma cinque guerriere. Donne che abbiano il coraggio di Kahless, ma anche la saggezza di Lukara. Solo loro potrebbero individuare il successore di Kahless, un uomo che, secondo la leggenda, dovrà essere un faro di speranza e una guida per il nostro popolo"<br />
<br />
Rogal, che aveva ascoltato in silenzio, si voltò a guardare Vorn "Mi stai dicendo che l'armatura di Lukara ha trovato cinque donne che ora dovrebbero essere alla ricerca di un successore di Kahless?!" lo sguardo da scettico si era fatto via via più serio e concentrato "Tutta questa storia mi sembra assurda"<br />
<br />
Aymane si passò una mano sul viso "Ambasciatore, il mito è solo una parte della storia. L'altra parte è la realtà. E la realtà è che qualcuno ha rubato gli altri reperti, e noi dobbiamo capire il perché. E dobbiamo farlo prima che il popolo Klingon scopra che le loro spade sono state rubate, altrimenti c'è il forte pericolo che entrino davvero in guerra... ma con la Federazione!" il Capitano sospirò nuovamente "Intanto proverò a convocare le donne che potrebbero essere coinvolte nella situazione, ma non adesso. Se le chiamassi a rapporto a quest'ora capirebbero che c'è qualcosa che non va... inoltre, anche se avessero compiuto loro quel furto, non possono andarsene dalla base. La farò venire separatamente nel mio ufficio domattina e tenterò di andare a fondo della cosa" <br />
<br />
"E per quanto riguarda l'armatura?!" Rogal tornò alla carica, ma prima che Steje potesse rispondergli avanzò le sue pretese "Restituitemela, quell'armatura si troverà molto meglio all'interno dell'impero!"<br />
<br />
Aymane scosse la testa "Non posso permettere che un reperto con questi potenziali effetti psichici e un tale valore storico lasci la base... senza contare che rimane sempre una delle prove nel processo per ricettazione!" Steje sospirò cercando una soluzione accettabile "Ma sono disposto a proporle un compromesso"<br />
<br />
"Parli capitano, cos'ha in mente?"<br />
<br />
Aymane si chinò in avanti, i suoi occhi in quelli del Klingon "L'armatura sarà trasferita nella sua Ambasciata, nei suoi alloggi personali qui su DS16 Gamma. Sarà sotto la sua sorveglianza diretta, ventiquattr'ore su ventiquattro. Ma in cambio, chiedo la sua parola d'onore, Ambasciatore"<br />
<br />
Rogal lo fissò, le narici dilatate "La mia parola d'onore?"<br />
<br />
"Sì" disse Aymane, la sua voce ferma e priva di esitazioni "Lei si impegnerà a non tentare di rimuovere l'armatura da questa base spaziale prima che la nostra indagine, nonché il processo, si siano conclusi. Questo accordo proteggerà sia l'onore del suo popolo, sia la sicurezza della mia stazione. Se la infrangesse, sarebbe una dichiarazione di guerra personale"<br />
<br />
Rogal esitò ma in verità sentì di non avere scelta. Era il ritorno dell'armatura contro un vincolo temporaneo di movimento. <br />
<br />
"Accetto il vostro compromesso" annuì infine "Avete la mia parola d'onore. La gloriosa armatura di Lukara rimarrà sulla base fino a quando non avrò l'autorizzazione a riportarla su Qo'noS. Ora, datemi l'autorizzazione per il trasferimento"<br />
<br />
L'accordo, e il patto d'onore, era stato stretto.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Sala Olografica 3<br />
02/07/2405 - contemporaneamente</b><br /><br />
Mentre Rogal e Aymane discutevano, le quattro donne si erano radunate nella Sala Olografica 3. Erano agitate, i loro sensi tesi per il cambiamento che sentivano. Nelle loro menti risuonava il richiamo dell'armatura, una forte risonanza spezzata, un'indicazione che il piano mistico era in movimento.<br />
<br />
"Siamo qui" esordì T'Lani "Il richiamo è chiaro. Siamo le prime quattro. La guaritrice, la figlia del sangue diviso, la guerriera senza gloria e l'erede di pensiero"<br />
<br />
"Lo sentiamo tutte" intervenne Bly "La missione è trovare la quinta. Le cinque armi richiedono cinque anime per essere riunite. Ma ora non ci sono più. Qualcuno ha agito. Sentiamo che le spade non sono state perdute, ma trasferite"<br />
<br />
"La quinta si nasconde!" sibilò Durani "Qualcuno ha interrotto il nostro rito! Chi ha osato prendere le armi?"<br />
<br />
Tara si strinse le braccia "Il richiamo è adesso caotico, non rotto. Le spade sono in movimento. Dobbiamo trovare la quinta subito, ma soprattutto dobbiamo trovare chi ha agito. Non sappiamo se l'agente che ha preso le armi stia seguendo il piano di Lukara o voglia comprometterlo!"<br />
<br />
Proprio in quel momento, la porta della Sala Olografica 3 si aprì. Una quinta figura, avvolta in una giacca scura da viaggio, entrò. Era la vulcaniana che si faceva chiamare T'Liren, infiltrata sulla base con documenti falsi.<br />
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T'Liren si tolse la giacca scura e la lasciò cadere a terra.<br />
<br />
"Non cercate più la quinta eletta" disse T'Liren, la sua voce, sebbene misurata, risuonava di una tale convinzione da mettere quasi in soggezione "Sono io. La custode della volontà. E le spade non sono state rubate, sorelle. Sono state messe al sicuro. Sono stata io a prenderle"<br />
<br />
Ci fu un attimo di silenzio carico di tensione, rotto solo dal sospiro trattenuto di Tara.<br />
<br />
"Perché?" chiese Durani, la sua rabbia Klingon si trasformò in un'accusa tagliente "Perché agire da sola, fuori dal nostro patto? Hai messo a rischio la missione, Custode!"<br />
<br />
"La mia azione era logica e necessaria" rispose T'Liren "L'armatura mi ha mostrato che le spade erano in pericolo, non di furto, ma di contaminazione. Lukara voleva che le lame fossero pronte per il vero scopo"<br />
<br />
T'Lani, in quanto vulcaniana, sembrò capire prima degli altri quella spiegazione ed annuì lentamente  "Il richiamo si è stabilizzato. Ora che siamo al completo, siamo in grado di decifrare il passo successivo. Siamo le cinque, e dobbiamo trovare il sesto"<br />
<br />
"Il sesto è il prescelto" confermò T'Lani "Noi siamo le cinque che lo condurranno alla prova finale. Le nostre cinque spade devono testare la sua anima"<br />
<br />
Tara sollevò la testa, i suoi occhi di figlia del sangue diviso brillavano di rinnovata determinazione "Dunque, il piano è chiaro. Ognuna di noi deve trovare un potenziale candidato degno. Un individuo che incarni il vero spirito di Lukara e Kahless. E non intendo solo un Klingon. L'eredità di Kahless risiede nel cuore, non nel sangue. Il Prescelto può nascondersi in qualsiasi specie, in qualsiasi angolo della galassia"<br />
<br />
"Esattamente" disse T'Liren "Ho nascosto le cinque spade. Ognuna ne prenderà una. Vi darò l'ubicazione e un tempo limite. Non possiamo agire insieme ma tutto dovrà avvenire entro due ore. La prova deve essere personale e inaspettata ma se protrarremo troppo la nostra ricerca potremmo rischiare di essere scoperte"<br />
<br />
Durani, la guerriera senza gloria, strinse il pugno "Allora è una caccia... Bene, il mio candidato dovrà dimostrare l'onore di un vero guerriero, indipendentemente dalla sua specie"<br />
<br />
"Non il più forte, Durani" la corresse Bly, la guaritrice, con fermezza "Il più degno del titolo. Il mio candidato dovrà dimostrare compassione, non solo forza. La capacità di accettare il dolore per curare ciò che è stato spezzato"<br />
<br />
T'Lani, l'erede di Pensiero, incrociò le mani, calma e risoluta "Io cercherò l'uomo la cui logica e saggezza possano reggere il peso dell'Impero. Colui che antepone il benessere collettivo alla gloria personale"<br />
<br />
Tara si fece avanti "Il mio candidato sarà quello che accetterà la dualità dentro di sé. Colui che unirà le fazioni e porrà fine all'eterna lotta interna, sia essa fra specie o ideologie"<br />
<br />
T'Liren, La Custode della Volontà, si limitò ad annuire "Il mio compito sarà diverso: dovrò sorvegliare l'armatura. Ho già dovuto agire per mettere al sicuro il mio prescelto: Korda, un giovane ragazzo cardassiano. Ora lui è pronto a incontrare coloro che sceglierete. Ricordate bene le mie parole, sarà la spada a mostrare se è lui il vostro prescelto."<br />
<br />
Durani sorrise "E qual è la prova, Custode? Un duello?"<br />
<br />
"No" rispose T'Liren, la sua voce ferma e misurata "La prova è la verità. Ognuna dovrà porre al proprio candidato la stessa domanda, ma con la propria spada in mano. E se è il Prescelto, la spada risponderà. Questo ci darà cinque candidati degni"<br />
<br />
T'Lani annuì "È solo l'inizio. I cinque che passeranno questo giudizio della verità si affronteranno in una prova d'onore a eliminazione. Sarà una battaglia di morte, una vera dimostrazione di abilità e onore. Colui che saprà sottomettere gli altri quattro, guadagnandosi il rispetto del vinto, sarà il solo ad avanzare"<br />
<br />
"Un duello rituale" mormorò Durani con soddisfazione "La vera prova di un guerriero"<br />
<br />
Bly si fece seria "E il vincitore?"<br />
<br />
"Il vincitore" concluse T'Liren, i suoi occhi fissi sulla dottoressa "Sarà condotto all'armatura di Lukara per il rito finale. Se l'Armatura lo accetterà, si rivelerà come il nuovo erede di Kahless. Questo è il piano di Lukara. Noi dobbiamo solo eseguirlo."<br />
<br />
Le cinque donne si guardarono. La paura era svanita, sostituita da una fiducia incrollabile nel loro destino. La caccia poteva finalmente iniziare.<br />
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<br /><b>DS16 Gamma - Ufficio della sicurezza<br />
02/07/2405 - ore 00:15</b><br /><br />
Durani, la guerriera senza gloria, non aveva perso tempo. Si era mossa attraverso i corridoi quasi vuoti di DS16 Gamma dopo mezzanotte, dirigendosi verso i settori della sicurezza. Il suo candidato non era un klingon, ma incarnava l'onore di un vero guerriero: il tenente comandante Riccardi, capo della Sicurezza della base.<br />
<br />
Dopo aver recuperato la sua spada cerimoniale Klingon - una lama ricurva e pesante, le cui incisioni arcaiche brillavano appena nella penombra - da un condotto di manutenzione, si era diretta verso l'ufficio di Riccardi.<br />
<br />
La porta scorrevole si aprì con un sibilo. L'ufficio era illuminato solo dai monitor luminosi che proiettavano immagini statiche. Riccardi era seduto alla sua scrivania, completamente assorto. Il suo sguardo era fisso su una sequenza di immagini di sorveglianza, presumibilmente relative al furto delle spade. Era concentrato, le spalle tese sotto l'uniforme della Flotta Stellare.<br />
<br />
Durani non si annunciò. <br />
<br />
Entrò e si posizionò di fronte a lui, appoggiando la punta della pesante spada a terra senza fare rumore "Ti ho trovato" <br />
<br />
"Congratulazioni, hai vinto un po' di lavoro extra... come tutti noi del resto" lo sguardo di Riccardi non si alzò nemmeno dallo schermo mentre, senza darci peso, si limitò a continuare a parlarle "Piuttosto... la domanda è dove diavolo eri finita tu?! Possibile che non hai sentito la baraonda di poco fa? Hanno rubato dei reperti dalla stiva di carico 2 e noi dobbiamo trovarli prima che tutto precipiti. Rogal aveva ricevuto l'incarico di riportare su Qo'nos quei cimeli dall'imperatore stesso, il rischio che il suo casato venga messo in forte imbarazzo all'interno dell'impero è un rischio fin troppo reale... e tu sai già quello che significa, si tratta di uno dei più importanti casati klingon al fianco dell'attuale cancelliere, una loro caduta in disgrazia potrebbe destabilizzare il loro impero. Onore perduto e desiderio di gloria potrebbero spingere il cancelliere a dichiarare guerra alla Federazione... o ancora, casati minori potrebbero prendere la palla al balzo per tentare un capovolgimento degli equilibri di potere nelle politiche klingon... in poche parole, siamo nei guai"<br />
<br />
Durani ignorò la sua disattenzione, spinta dal richiamo interiore. Era il momento della verità. Sollevò la spada cerimoniale stringendo con forza la sua elsa nella mano destra.<br />
<br />
"Quando il tuo Impero è in ginocchio, l'onore è un peso, e la gloria è perduta: cosa sacrifichi per risollevarlo?"<br />
<br />
Riccardi, spazientito per l'interruzione, continuò a guardare sempre lo schermo, le dita che tamburellavano sulla scrivania mentre desiderava con tutte le sue forze riuscire ad avere un'immagine nitida del volto del ladro. Era stanco, lavorava da ore, e il primo ufficiale tattico sembrava stranamente desiderosa di instaurare una conversazione senza senso.<br />
<br />
"Se è una domanda ipotetica legata al furto" rispose con tono monotono e apatico, senza distogliere lo sguardo dal monitor "la perdita di quei reperti non metterà in ginocchio l'Impero Klingon. Li ritroveremo, e il casato di Rogal non verrà accusato di aver lasciato in mano alla Flotta Stellare cimeli storici così importanti per la loro storia. Il Cancelliere non si vedrà tremare la poltrona sotto il suo importantissimo fondoschiena e le relazioni con la Federazione continueranno come se nulla fosse mai successo... Quindi, zero sacrifici. Solo lavoro."<br />
<br />
Durani sentì la frustrazione crescere. Non era la risposta di un guerriero, ma di un burocrate stanco. "Cosa sei disposto a sacrificare, se la tua intera civiltà affrontasse la rovina?"<br />
<br />
"Sono stanco, non ti sembra tardi per mettersi a discutere di questo?" Riccardi sbuffò, il primo segno di aver perso la pazienza, e per la prima volta si interruppe. Si strofinò la fronte chiudendo gli occhi per riposarli un attimo "Farò tutto il possibile per evitare che l'Impero entri in guerra con la Federazione, o che una guerra intestina fra casati distrugga i klingon. La guerra non è mai la risposta giusta. Ma se vuoi sapere di cosa farei davvero a meno, è di certo il vostro dannato orgoglio klingon, foste persone più posate avreste evitato molti spargimenti di sangue"<br />
<br />
In quell'istante, Durani sentì una forte vibrazione lungo il manico della spada, che emanò un debole bagliore rosso che solo lei poteva vedere. Il suo cuore sussultò. La lama aveva risposto. <br />
<br />
"La spada ti ha accettato" sussurrò Durani, i suoi occhi ardenti di una mistica comprensione "Sei degno, Tenente Comandante"<br />
<br />
A quell'accenno incomprensibile sulla spada, finalmente Riccardi alzò lo sguardo dal monitor. I suoi occhi si spalancarono non per la spada, ma per la luce abbagliante che vide improvvisamente davanti a sé: Durani gli puntava contro un Phaser della Flotta Stellare, recuperato furtivamente dall'armeria.<br />
<br />
Il capo della sicurezza non fece in tempo a sfiorare il comunicatore che tutto si fece nero.<br />
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<br /><b>DS16 Gamma - Ambasciata Klingon<br />
Alloggi personali dell'Ambasciatore Rogal<br />
02/07/2405 - ore 00:30</b><br /><br />
Tara Keane, la Figlia del Sangue Diviso, si mosse con cautela. La sua preda era l'Ambasciatore Rogal, perché, sebbene fosse una scelta rischiosa, in lui c'era sempre stata una grande dualità, qualcosa che la affascinava da sempre: la tensione costante tra il diplomatico in uniforme e il guerriero nel sangue. Se qualcuno poteva unire le fazioni, era un leader nato come lui, abituato a servire due padroni.<br />
<br />
Aveva recuperato la sua spada cerimoniale e aveva utilizzato i suoi accessi come compagna dell'Ambasciatore per raggiungere il settore diplomatico Klingon. <br />
<br />
La porta dell'alloggio personale di Rogal era chiusa ma lei aveva i codici d'accesso, un dettaglio che le permise di scivolare silenziosamente all'interno. L'ampia stanza, arredata in modo spartano con forti accenti Klingon, ospitava ora il suo trofeo.<br />
<br />
L'Armatura di Lady Lukara si trovava al centro, illuminata debolmente da una luce ambientale. Era imponente, oscura e potente, l'unica cosa rimasta del tesoro. Tara si avvicinò, sentendo la stessa risonanza spezzata che aveva guidato T'Liren. Un'urgenza vibrava nell'aria. Poteva quasi percepire l'essenza di Lukara, e l'Armatura le sembrò guardarla, come se la stesse esaminando.<br />
<br />
Fu in quel momento che la porta principale si aprì. Rogal entrò. Era stanco, la sua uniforme da Ambasciatore aveva le pieghe di una lunga giornata di trattative politiche, e l'espressione contrariata sul suo viso era la prova della stanchezza che aveva addosso. <br />
<br />
La sua espressione, però, si trasformò immediatamente in una confusa preoccupazione. I discorsi fatti dal Capitano lo avevano messo in allarme anche nei confronti di Tara ma non si sarebbe mai aspettato di trovarsi di fronte ad una scena simile.: la sua compagna, un tenente comandante della Flotta Stellare, era in piedi accanto al prezioso cimelio, stringendo in una mano un Phaser e nell'altra una spada cerimoniale Klingon che era stata ufficialmente rubata.<br />
<br />
Tara non era più la stessa e l'unica cosa che continuava a martellare nella mente di Rogal era l'idea che, probabilmente, quella visita fosse solo un trucco per prendere anche l'armatura. <br />
<br />
"Tara? Cosa diavolo stai facendo?" la voce dell'Ambasciatore era rotta da un misto di allarme e affetto "Perché hai quell'arma? E dove hai preso quella spada?" <br />
<br />
I suoi occhi si fissarono sul bagliore opaco della lama. Non si mosse, ma i suoi muscoli si tesero come corde. Il suo istinto di guerriero gli diceva di agire, ma la mente del compagno lo costrinse a fermarsi. "Butta giù quell'arma, Tara, per l'onore di Kahless. Cosa c'è che non va?"<br />
<br />
Tara sollevò la spada cerimoniale. Non rispose. <br />
<br />
I suoi occhi su Rogal erano distanti, freddi, privati di ogni emozione.<br />
<br />
"Ascoltami, tesoro" sussurrò Rogal, cercando di usare la loro intimità per riportarla alla ragione "Spiegami cosa sta succedendo. Sei sotto l'influenza dell'armatura? Oppure sono le spade rubate che ti stanno parlando? Queste azioni.... non sono da te"<br />
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Tara lo ignorò, la sua missione era più forte di ogni legame.<br />
<br />
"Quando il tuo Impero è in ginocchio, l'onore è un peso, e la gloria è perduta: cosa sacrifichi per risollevarlo?"<br />
<br />
Rogal la fissò. Il suo volto si contorse in una smorfia di rabbia frustrata. Cercò di usare la logica per smontare la minaccia e per proteggerla da questa follia che sembrava averla colpita. <br />
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"Ti prego, Tara, non parlare così! Chi ti ha messo in testa questa domanda? Sono versi di Lukara? Stai subendo delle allucinazioni?"<br />
<br />
"Rispondi!" intimò Tara<br />
<br />
Rogal strinse i pugni, il suo cuore di guerriero si scontrò con la sua mente di diplomatico, e con il suo amore "È una domanda stupida, Tara!" disse con veemenza, sentendosi tradito da questa follia "Noi siamo Klingon! Non c'è sacrificio troppo grande per l'onore dell'Impero. Sacrifichiamo tutto e subito per la gloria!"<br />
<br />
Mentre Rogal affermava il suo sacrificio totale, la spada di Tara vibrò intensamente, emettendo un bagliore rossastro che vide solo la donna. L'accettazione del sacrificio senza limiti era il test superato.<br />
<br />
"Sei degno" mormorò Tara, ma non c'era gioia, solo risoluzione.<br />
<br />
Rogal non comprese le sue parole. Stava per muovere un passo per disarmarla, quando Tara premette il grilletto del Phaser. La scarica lo colpì in pieno facendo cadere a terra il possente Abasciatore.<br />
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<br /><b>DS16 Gamma - Alloggi del Capitano Aymane<br />
02/07/2405 - ore 00:45</b><br /><br />
T'Lani, l'Erede di Pensiero, si mosse con l'efficienza clinica tipica della sua specie. Il suo candidato, colui che avrebbe sacrificato l'antica tradizione cieca per la fredda e necessaria ragione, era il Capitano Steje. <br />
<br />
L'ambasciatrice recuperò la sua spada cerimoniale Klingon tenendola avvolta in un panno spesso e si diresse all'alloggio di Steje, azionando il sensore della porta. Se voleva un confronto diretto e consapevole con quell'uomo sapeva di non poter tentare di forzare l'ingresso, era necessario che fosse lui a volerla ricevere.<br />
<br />
Il Capitano, probabilmente in procinto di riposare, apparve subito dietro la porta. La sua espressione, già tesa per gli eventi recenti, si fece di pura sorpresa nel vedere l'Ambasciatrice vulcaniana.<br />
<br />
"Ambasciatrice T'Lani" disse Steje, la voce controllata ma il cui tono non celava lo stupore "È tardi. Qual è la necessità che la porta al mio alloggio a quest'ora?"<br />
<br />
"Capitano" replicò T'Lani, la sua voce piatta e perfettamente misurata "La necessità è logica. Ho bisogno di porle una domanda che può avere ramificazioni significative per la sicurezza della base"<br />
<br />
Steje la studiò. Era assurdo, ma la calma inamovibile della Vulcana lo incuriosì. <br />
<br />
Non aveva idea di cosa avesse colpito quelle donne né di quale piano stessero ordendo ma, purtroppo per lui, si era tolto il comunicatore pochi attimi prima e non avrebbe mai avuto il tempo di chiedere l'intervento della sicurezza.<br />
<br />
Era solo e doveva tentare di sfruttare la cosa a suo vantaggio. <br />
<br />
"Molto bene. Entri"<br />
<br />
Appena dentro, T'Lani dispiegò il panno, rivelando la spada cerimoniale. La lama luccicò nella luce fioca. <br />
<br />
"Vedo che si gioca fin da subito a carte scoperte..." Steje non si mosse, se voleva delle informazioni era costretto a restare al gioco "Ambasciatrice, questa è una delle armi rubate. Sono costretto a chiederle di deporla immediatamente"<br />
<br />
"Non è un'arma, Capitano" ribatté T'Lani "È uno strumento di verità" <br />
<br />
Steje lasciò andare un piccolo, esasperato sospiro "Strano" replicò con sarcasmo controllato "Perché a me sembra proprio una spada. Vede, ha una lama, un'elsa.... in tutto e per tutto la definirei una spada. Ma la logica di questi giorni è molto fluida, non è vero? Che sia uno strumento di verità, o un'arma rubata, la posi a terra. Non voglio perder tempo"<br />
<br />
T'Lani lo ignorò, la sua mente concentrata unicamente sul test "Quando il tuo Impero è in ginocchio, l'onore è un peso, e la gloria è perduta: cosa sacrifichi per risollevarlo?"<br />
<br />
Il Capitano Steje si prese un momento "Sono pronto a darle una risposta, Ambasciatrice. Ma lei deve prima rispondere alle mie"<br />
<br />
"Le mie risposte non sono rilevanti ai fini della sua prova" replicò T'Lani, inamovibile "L'unica logica in questo contesto è la sua verità"<br />
<br />
"La sua affermazione è illogica, T'Lani" ribatté Steje "La mia verità è influenzata dal contesto. E il contesto è che lei, un'Ambasciatrice della Federazione, è qui, armata di un reperto rubato, chiedendomi di sacrificarmi per un impero che non è il mio. Prima che io risponda a una domanda sul sacrificio, mi dica: è l'Armatura a voler conoscere la risposta?"<br />
<br />
"Le motivazioni del mezzo sono irrilevanti" disse T'Lani "L'unica logica è l'obiettivo. Il suo compito è rispondere, non interrogare"<br />
<br />
"Al contrario" incalzò Steje "Se l'obiettivo è la sicurezza della mia base, e la domanda è collegata al furto, la logica mi impone di comprendere la sua influenza. Risponda: è la Flotta Stellare a conoscenza del suo possesso di quell'arma?"<br />
<br />
"Quella è un'informazione classificata e non necessaria per l'analisi del suo carattere" rispose T'Lani. La sua voce restava calma, ma la sua disciplina era come una diga che rischiava di strabordare "Il suo rifiuto di rispondere indica una priorità più alta dell'onestà. Questo è illogico e molto fastidioso"<br />
<br />
Steje fece un passo avanti. Era curioso di vedere se la logica impeccabile dell'Ambasciatrice fosse da sola sufficiente a farla riprendere da quello strano controllo mentale "Allora le darò una risposta che non le piacerà. Io sacrificherei.... la logica stessa"<br />
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T'Lani rimase immobile, da vulcaniana non avrebbe mai accettato di sacrificare la logica per nessuna ragione. Il Capitano notò quel piccolo cedimento e tornò alla carica. <br />
<br />
"Sì, Ambasciatrice," continuò Steje. "Per salvare la mia gente, sacrificherei l'ossessione per i calcoli e le procedure. Sacrificherei ogni Protocollo della Flotta Stellare. Sarei disposto a operare nella pura, caotica irrazionalità, se questo fosse l'unico percorso logico per la sopravvivenza"<br />
<br />
Un istante di silenzio assoluto cadde nella stanza. Aymane ebbe la sensazione che qualcosa si stesse muovendo nella testa dell'Ambasciatrice ma il tutto durò soltanto un attimo.  <br />
<br />
Poi, la spada nella mano di T'Lani emise una vibrazione fredda, quasi chirurgica, e la donna vide un bagliore rosso tingere tutta l'elsa della spada. Il Capitano Steje era pronto a sacrificare il proprio io.<br />
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"Sei degno" <br />
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Steje non capì, ma poi vide l'ambasciatrice lanciarsi su di lui.<br />
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"Ambasciatrice, le ordino di...."<br />
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T'Lani eseguì una perfetta presa vulcaniana. Il dolore si propagò dalla spalla del Capitano in maniera così istantanea da farlo svenire in pochi istanti. <br />
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<br /><b>DS16 Gamma - Alloggi del Primo Ufficiale<br />
02/07/2405 - ore 01:15</b><br /><br />
La Dottoressa Bly, la guaritrice, si mosse verso il suo candidato: l'uomo a cui era legata non solo dal dovere, ma da un filo invisibile di affetto e telepatia, il Primo Ufficiale Rerin Th'Tharek. Lo aveva scelto perché il suo candidato doveva dimostrare compassione e la capacità di accettare il dolore per curare ciò che è stato spezzato, questo gli aveva fatto pensare subito a lui. <br />
<br />
La sua destinazione era il suo alloggio personale. Da quando aveva scoperto le gioie della paternità, difficilmente andava a "far visita" all'equipaggio femminile a tarda notte. <br />
<br />
Bly usò i codici di emergenza come Ufficiale Medico Capo per bypassare il blocco della porta. Entrò e si soffermò a studiare l'alloggio: dei suoi provenivano dalla camera da letto, segno che l'uomo era ancora sveglio.<br />
<br />
"Rerin" chiamò Bly, la sua voce era insolitamente tesa. Il suo controllo emotivo, nonostante fosse Betazoide, era messo alla prova dalla missione che l'armatura le aveva imposto.<br />
<br />
La porta della camera da letto si aprì. Rerin Th'Tharek uscì, non vestito con la sua uniforme, ma con abiti civili semplici. Nel braccio destro teneva la piccola Isaryel, che ora aveva circa due anni e sette mesi, mentre nella mano sinistra aveva un biberon pieno di latte: nel frattempo la bambina, con le sue antenne blu che si muovevano stanche, si lamentava pigramente, combattendo il sonno. <br />
<br />
L'attenzione di Rerin fu subito travolta da due cose: il peso emotivo della dottoressa, e la visione di ciò che aveva in mano. Bly stringeva la pesante spada cerimoniale Klingon e, peggio ancora, un phaser puntato verso di lui.<br />
<br />
Rerin non gridò, ma l'orrore gli si attorcigliò nello stomaco, una reazione intensificata dalla telepatia condivisa. La sua prima, unica reazione fu la protezione.<br />
<br />
Si abbassò con un movimento fluido e attento, nonostante la tensione muscolare, poggiando la piccola Isaryel sul tappeto. Non voleva terrorizzare la figlia ma doveva assolutamente mandarla via di lì.<br />
<br />
"Vai, tesoro, adesso facciamo un gioco bellissimo... giochiamo a nascondino. Nasconditi molto bene, Isaryel, e non fare rumore, che poi papà ti cerca"<br />
<br />
La piccola, confusa ma affascinata dall'idea del gioco notturno, si allontanò zampettando in un angolo della camera da letto.<br />
<br />
Solo quando fu certo che la figlia fosse lontana, Rerin si rialzò e si voltò per affrontare Bly, il volto tirato da una furia fredda che superava la sua compostezza di Primo Ufficiale "Spiegati... Adesso" tuonò Rerin, la sua voce appena sopra il sussurro, per non spaventare la bambina "Sei entrata nel mio alloggio con i tuoi codici di emergenza, armata di un reperto rubato e di un phaser, mettendo a rischio mia figlia. Qualunque cosa tu stia facendo, ti voglio immediatamente fuori dal mio alloggio"<br />
<br />
Bly, costretta ad affrontare l'ira dell'andoriano e il peso del suo destino, sollevò la spada.<br />
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"Quando il tuo Impero è in ginocchio, l'onore è un peso, e la gloria è perduta: cosa sacrifichi per risollevarlo?"<br />
<br />
"Sacrificio?" Rerin fece un passo in avanti, noncurante della spada "Mi importa del mio equipaggio, di questa stazione, e della mia famiglia! L'Impero Klingon non è il mio impero! Me ne frego completamente della vostra gloria, e del vostro onore se mette in pericolo mia figlia! Voglio che tu sparisca, adesso, prima che recuperi il comunicatore e chiami la sicurezza!"<br />
<br />
La Betazoide non vacillò. Tenne alto il phaser, puntandolo contro il petto di lui.<br />
<br />
"Rispondi, Rerin. L'onore e il destino non chiedono la tua approvazione, ma la tua verità" incalzò Bly.<br />
<br />
Rerin la fissò, la telepatia che gli inondava la mente con l'assoluta serietà della sua missione. Poi, la sua furia si dissolse in una calma determinazione. Guardò la camera da letto.<br />
<br />
"Se ti rispondo lascerai in pace mia figlia?" Rerin attesa di veder annuire la betazoide e solo allora rispose "Per ciò che vale davvero sono disposto a sacrificare me stesso. Se devi proprio sparare a qualcuno, spara a me. Portami via, usami, fai quello che devi, ma lascia stare la piccola. Sacrifico la mia libertà e la mia vita per la sua"<br />
<br />
In quell'istante, mentre Rerin offriva il suo sacrificio ultimo e incondizionato, la spada di Bly vibrò con un calore inatteso, diffondendo un bagliore rosso che vide soltanto lei.<br />
<br />
"Sei degno," mormorò Bly, i suoi occhi che mostravano per la prima volta un lampo di vera emozione, ma Rerin non ebbe tempo di reagire a quelle parole criptiche. Bly premette il grilletto. Il Primo Ufficiale crollò sul pavimento, privo di sensi.<br />
<br />
Bly avvolse la spada nel panno, poi si mosse rapidamente prima di abbassarsi a guardare l'uomo a terra. La sua missione era compiuta, stava per procedere con il resto quando qualcosa la colpì in testa. Guardò a terra per capire cosa le fosse arrivato addosso e ne rimase sorpresa: era la scarpetta di una bambina. <br />
<br />
La betazoide alzò lo sguardo e lì, proprio sull'uscio della porta, c'era la piccola Isaryel con un'espressione tra lo spaventato e l'arrabbiato. <br />
<br />
La bambina non aveva il coraggio di fare un passo oltre ma evidentemente non era felice di vedere suo padre a terra, tanto che gli urlò addosso "PetaQ!!"<br />
<br />
Per un attimo qualcosa si mosse in Bly ma durò meno di un attimo, poi scomparve con il teletrasporto assieme a Rerin e alla spada. Isaryel, ritrovandosi sola in un alloggio aperto, uscì in corridoio iniziando a vagare senza alcun controllo. <br />
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<br /><b>DS16 Gamma - Amabasciata klingon<br />
Alloggi personali di Vorn<br />
02/07/2405 - ore 01:20</b><br /><br />
Vorn era ancora lì che fissava ad occhi sgranati la piccola Isaryel che gli si era accoccolata addosso terrorizzata ed in preda ad un attacco di pianto incontrollabile. Per quanto cercasse di capire quello che stava succedendo, tutto gli sembrava irreale. <br />
<br />
"Voi due! Ripetetemi esattamente quello che è successo!" <br />
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Una delle guardie del corpo di Rogal, un giovane di nome Thoral, fece un passo avanti con espressione perplessa "Posso provarci ma anche noi non capiamo come possa essere successo. Stavamo andando in passeggiata per svagarci un po' fuori dal nostro turno quando abbiamo sentito una bambina strillare ad una decina di metri da noi. Quando ci siamo avvicinati abbiamo visto Isaryel in braccio ad una completa sconosciuta, così le abbiamo ordinato di consegnarci la piccola e dirci perché l'avesse presa. Inizialmente la donna ha fatto resistenza ma, quando ha visto che la piccola voleva venire in braccio a me, si è arresa e ci ha detto di averla trovata a girovagare da sola nel piano degli alloggi" <br />
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Vorn fece un mezzo grugnito "Perché non ha contattato il padre?" <br />
<br />
"Si tratta di una nuova, non conosce Isaryel, per questo ha pensato che avrebbe trovato qualcuno che la conoscesse in passeggiata. E poi, anche a tentare di contattare Rerin, non avrebbe risolto nulla" Thoral si limitò a rispondere in modo rapido ed efficiente "Lo so perché ci ho già provato, ma Rerin non risponde" <br />
<br />
Vorn scosse il capo mentre coccolava la piccola per farla calmare "Tutto questo non ha senso... chiamate l'Ambasciatore, sta succedendo qualcosa di strano alla base" <br />
<br />
Le guardie si allontanarono solo per tornare pochi attimi dopo con espressione allarmata "L'ambasciatore è scomparso... e con lui anche l'armatura di Lady Lukaria!"<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Sala controllo <br />
02/07/2405 - contemporaneamente</b><br /><br />
La Sala di Controllo Principale di DS16 Gamma, generalmente calma a quell'ora, era illuminata solo dalla luce fioca dei pannelli. Al posto di comando c'era il primo ufficiale scientifico Lucas Warren. Il Capitano Steje e il Primo Ufficiale Rerin Th'Tharek erano scomparsi, ma Warren non lo sapeva ancora; credeva semplicemente fossero fuori servizio.<br />
<br />
La prima anomalia arrivò silenziosamente, come un sussurro nel sistema, senza che nessuno vi prestasse davvero attenzione. L'Ufficiale OPS, Tenente D'Arra, sollevò la testa dalla sua consolle mentre con voce atona faceva rapporto.<br />
<br />
"Comandante Warren, sto rilevando una strana attività di teletrasporto" annunciò D'Arra, la sua voce increspata da una nota di confusione.<br />
<br />
Lucas Warren si avvicinò alla postazione, il suo viso illuminato dal bagliore verde dei monitor scientifici "Strana come, Tenente? Navette di rifornimento tardive?"<br />
<br />
"No, Comandante. Sono stati cinque eventi distinti, ma concentrati nell'ultima ora e mezza" rispose D'Arra, tamburellando sulla consolle "Il problema è che il sistema di bordo non ha registrato la fonte o la destinazione in modo chiaro. I log indicano che i segnali sono stati intercettati, ma.... tutte le informazioni di destinazione e origine sono state bloccate"<br />
<br />
Warren aggrottò la fronte. Era un'anomalia ma più che altro suonava tanto da scocciatura.<br />
<br />
"Bloccate? Da chi? Controlli i registri di accesso. Un blocco di questa portata richiede un codice di sicurezza di un certo livello, di certo non potrebbe farlo un semplice guardiamarina annoiato"<br />
<br />
D'Arra eseguì rapidamente l'override del sistema, il suo viso che si fece sempre più teso man mano che i dati apparivano "Comandante, l'accesso che ha eseguito il blocco e la cancellazione selettiva dei log di bordo è quello di un ufficiale superiore.... è il codice di sicurezza del Capo Ufficiale Operazioni, il Tenente Comandante Tara Keane"<br />
<br />
Un silenzio carico di tensione cadde sulla plancia. Il Capo OPS, senza un motivo chiaro, aveva appena oscurato una serie di teletrasporti non autorizzati proprio sotto il naso del comando. Warren si raddrizzò, la metodicità sostituita da un allarme crescente. <br />
<br />
"Qualcosa non va. Non è un errore, è un'operazione di qualche tipo condotta senza informare la sala controllo. Chiama subito il Comandante Keane"<br />
<br />
L'ufficiale alle comunicazioni, il Guardiamarina Alaris, provò e riprovò a contattare Tara Keane. Il comunicatore emetteva solo un silenzio piatto e metallico.<br />
<br />
"Nessuna risposta dal Comandante Keane" riportò Alaris, con un tono che mischiava imbarazzo e crescente inquietudine "La sua frequenza personale è offline"<br />
<br />
Lucas Warren si strinse le labbra. Conosceva i suoi colleghi da anni: il Capo OPS non spariva, né disattivava i log di teletrasporto. Tutto questo non aveva assolutamente senso. Ma prima che Warren potesse elaborare un ordine, un altro allarme si fece sentire, questa volta proveniente dall'ambasciata klingon.<br />
<br />
=^= Vorn a Sala Controllo. Non riusciamo a contattare il Primo Ufficiale Rerin Th'Tharek. Segnaliamo inoltre che l'Ambasciatore Rogal e l'Armatura di Lady Lukara sono scomparsi dall'Ambasciata Klingon! =^=<br />
<br />
Warren si sentì gelare. <br />
<br />
Rogal. L'armatura. <br />
<br />
Anche loro spariti nel nulla.<br />
<br />
"Comandante D'Arra" ordinò Warren, cercando di mantenere la calma "...provi a localizzare il Primo Ufficiale"<br />
<br />
D'Arra digitò febbrilmente "Nessuna traccia, Comandante. Il suo comunicatore è disattivato"<br />
<br />
"Contatta il Capitano Steje" ordinò Warren "Chiamalo su una frequenza protetta e informalo immediatamente della situazione"<br />
<br />
Il silenzio che seguì fu assordante. <br />
<br />
"Comandante" disse Alaris "...nessuna risposta. Il Capitano non è nel suo alloggio e non risponde su nessuna frequenza"<br />
<br />
Un nuovo allarme visivo si accese: il pannello del Controllo Volo lampeggiava di rosso.<br />
<br />
"Comandante Warren, abbiamo un vascello che sta procedendo con un decollo non autorizzato... si tratta della nave del tenente Durani"<br />
<br />
Warren si precipitò al pannello di controllo della sicurezza<br />
<br />
"Impeditele la partenza! Attivate i campi di forza ed i raggi traenti se fosse necessario!"<br />
<br />
Il Tenente D'Arra scosse la testa, con gli occhi spalancati<br />
<br />
"Comandante, i sistemi di blocco sono offline. Tutti i protocolli di sicurezza dell'hangar quattro sono stati disattivati.... con i codici di sicurezza del tenente Durani"<br />
<br />
L'immagine della navetta che sfrecciava lontano dalla base apparve sul monitor principale, in rapida dissolvenza.<br />
<br />
La situazione si fece palesemente e inequivocabilmente preoccupante. Cinque teletrasporti di cui non si avevano informazioni, l'armatura scomparsa, e ora tre ufficiali chiave e un ambasciatore Klingon svaniti, con una serie di ufficiali che avevano utilizzato i codici di sicurezza di massimo livello per oscurare o fuggire.<br />
<br />
Warren si voltò verso la sala controllo. Erano tutti su quella nave?<br />
<br />
"Computer" disse Lucas Warren, la sua voce ora era quella del comandante che sa di essere nel pieno di una crisi "...cerca e identifica la posizione attuale dei seguenti ufficiali superiori registrati a DS16 Gamma: Capitano Steje, Primo Ufficiale Th'Tharek, Capo della Sicurezza Riccardi, Primo ufficiale tattico Durani, Ufficiale Medico Capo Bly, e Capo Operazioni Keane"<br />
<br />
Il computer rispose con la calma spietata della logica:<br />
<br />
=^=Tutti i soggetti richiesti non sono più presenti a bordo della stazionei=^=<br />
<br />
Qualcuno nella plancia lanciò un'idea. <br />
<br />
"Comandante, dobbiamo avere una linea guida! Forse l'Ambasciatrice T'Lani può darci consiglio, è l'unica rimasta qui in un ruolo di alto profilo!"<br />
<br />
Warren annuì "Computer, posizione e contatta l'Ambasciatrice T'Lani"<br />
<br />
"Ambasciatrice T'Lani: non localizzata sulla base"<br />
<br />
Lucas Warren si ritrovò, nel cuore della notte, ad essere l'unico ufficiale superiore al comando di un'intera stazione "Apritemi un canale diretto con il Comando di Flotta. Massima priorità"<br />
<br />
Per alcuni istanti, lo scienziato fu rimpallato da un ufficiale all'altro sino a che, finalmente riuscirono a contattare l'unico che forse avrebbe potuto aiutarli. Così, pochi secondi dopo, un volto severo e familiare riempì il monitor. Era l'Ammiraglio Darion, direttamente da casa sua, con l'espressione di chi era appena stato tirato giù dal letto. <br />
<br />
"Warren" disse l'Ammiraglio, la sua espressione era già scocciata "Perché stai scavalcando la catena di comando della stazione per chiamare direttamente il Comando in piena notte? È successo qualcosa alla base?"<br />
<br />
Warren inghiottì. La risposta era semplice, agghiacciante e incredibile.<br />
<br />
"Ammiraglio, mi scusi per aver scavalcato il protocollo, ma in questo momento non c'è più alcuna catena di comando sulla base. A parte me, sono scomparsi tutti gli ufficiali superiori"</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Bly Dorien<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Bly Dorien</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 01 Oct 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-03 Qualcosa non va...</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=220&amp;viewlog=3</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 10:45</b><br /><br />
In ufficio regnava la tranquillità. Nonostante la necessità di gestire la riconsegna di quei reperti all'ambasciatore Rogal, non sembravano esserci altri problemi alla base. Le varie sezioni avevano inoltrato i classici rapporti e non sembrava essere successo nulla di eccezionale. <br />
<br />
"Capitano Aymane, scusi se la disturbo," esordì Rerin, entrando nell'ufficio del capitano.<br />
<br />
"Entra pure, Rerin," lo salutò Aymane, senza alzare lo sguardo dal suo PADD.<br />
<br />
"Capitano, ho una strana sensazione riguardo alla Stiva 2. I dati di sicurezza sono nella norma, ma la mia intuizione mi dice che c'è qualcosa che non va. Forse non è solo un caso, ma ho notato che la dottoressa Bly, l'ambasciatrice T'Lani e il nostro capo dell'ufficio operazioni, Tara Keane, hanno tutte visitato la stiva singolarmente in un breve lasso di tempo. Forse è solo una coincidenza, ma mi sembra strano che tre persone così importanti si interessino a dei semplici reperti."<br />
<br />
Steje sospirò alzando lo sguardo dallo schermo "Hanno una ragione per farlo, Rerin. Keane è in una relazione con l'ambasciatore klingon, Bly è il nostro medico e si è interessata alla conservazione dei manufatti, e T'Lani è una vulcaniana, è affascinata dalla storia e ha anche lei i suoi rapporti con l'ambasciatore Rogal. Non credo che ci sia nulla da nascondere."<br />
<br />
Rerin si mise a fare un passo avanti e indietro davanti alla scrivania di Aymane, in maniera irrequieta.<br />
<br />
"Non lo so, Capitano. L'ambasciatrice T'Lani era nella stiva per una verifica dei protocolli diplomatici, ma non ha detto nulla, la dottoressa Bly era lì per una verifica dei protocolli medici e non ha detto nulla, e Tara Keane, pure lei è stata nella stiva e... Anche lei non ha detto nulla. Credo che sia folle ipotizzare che stiano tutti cercando di mantenere il riserbo per non compromettere la missione dell'ambasciatore Rogal ma di fatto stanno agendo come se non volessero lasciare tracce. Quindi, che sta succedendo?"<br />
<br />
"Ok Rerin, calmati! Stai ragionando come se ci fosse una cospirazione... E dimmi, se non vogliono lasciare tracce, come hai fatto a sapere che sono stati tutti lì?"<br />
<br />
"Beh... diciamo che a volte, con i documenti di servizio, qualche pezzo di informazione sfugge al controllo delle procedure di protocollo... Se vuoi posso farti avere il report di quello che è successo. Non ho detto che c'è una cospirazione, ma solo che c'è qualcosa di non detto. L'unica persona che mi ha detto apertamente perché è stata nella Stiva 2 è Durani, per verificare le procedure di sicurezza."<br />
<br />
"Va bene, Rerin. Ti autorizzo a fare un'indagine discreta. Per ora, non voglio che questa cosa si sappia in giro per la base. Tienimi informato."<br />
<br />
"Sì, signore. Grazie."<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 11:23</b><br /><br />
Il tenente comandante Rerin era sempre stato, per sua natura, un andoriano con un carattere incline alla cautela, al limite della paranoia, ma gli ultimi avvenimenti sembravano averne aumentato il carattere sospettoso. Dall'arrivo del carico a Deep Space 16, aveva istituito una serie di controlli aggiuntivi nella zona hangar, e faceva personalmente dei giri di ispezione: tuttavia,  ora che il Capitano gli aveva dato il via libero, aveva aumentato i suoi sforzi per giungere a capire cosa stesse succedendo . <br />
<br />
Si stava dirigendo verso la Stiva 2 per una ispezione di routine, quando sentì un forte rumore, come un colpo secco e metallico, seguito da un lamento. Accelerò il passo e vide una giovane guardiamarina, di guardia all'ingresso, premere un pulsante sulla sua console. A un tratto, il volto della ragazza si contorse in una maschera di orrore puro. I suoi occhi, solitamente attenti e vigili, si sbarrarono e si fissarono in un punto indefinito oltre il suo sguardo, come se stessero vedendo qualcosa di indicibile. Il suo respiro si fece affannoso, un lamento soffocato le uscì dalle labbra. Le sue mani iniziarono a tremare in modo incontrollabile, e le sue dita si serrarono con forza sulla tempia, come se volesse fermare un pensiero che le stava invadendo la mente. Un brivido le scosse l'intero corpo, e crollò a terra.<br />
<br />
A Rerin occorse meno di un secondo per riconoscere nella giovane uno dei nuovi acquisti della sezione sicurezza, il guardiamarina K'Tora. Nonostante l'uniforme e l'atteggiamento professionale, la sua natura ibrida era evidente per un osservatore attento come lui: le iridi nere come la notte ed i capelli scuri, un'eredità Betazoide, si fondevano con l'espressione ferma, quasi austera e l'abbozzo delle creste craniali, che tradivano le sue origini Klingon. Ma in quel momento, il suo viso era un ritratto di puro terrore.<br />
<br />
L'Andoriano si precipitò da lei, la sua mente che cercava una spiegazione logica "Guardiamarina, tutto bene?" le chiese.<br />
<br />
La ragazza tremava, scuotendo la testa come se volesse scacciare qualcosa che solo lei poteva vedere. "L'armatura... parla... mi ha mostrato... morti. Tanti morti" mormorò, la voce ridotta a un sussurro quasi impercettibile.<br />
<br />
Rerin la aiutò ad alzarsi "Quale armatura? Stai parlando di quella nella cassa?"<br />
<br />
La guardiamarina annuì debolmente, appoggiandosi al muro. Il panico nei suoi occhi era una conferma sufficiente per Rerin. Non c'era nulla di falso nella sua paura, e la sua reazione era in netto contrasto con la calma glaciale che di solito circondava la Stiva 2.<br />
<br />
Rerin accompagnò la giovanein infermeria, ma prima di lasciarla, vide qualcosa che lo preoccupò ancora di più. La ragazza teneva le mani strette a pugno e premeva con forza le dita sulle tempie, un gesto disperato che sembrava voler contenere il dolore o il caos nella sua mente. <br />
<br />
"Chiamate subito la dottoressa Bly, è un'emergenza"<br />
<br />
"Non potrebbe trattarsi solo di un malore?" gli aveva chiesto l'infermiera.<br />
<br />
"No" rispose Rerin "Non è solo un malore."<br />
<br />
Adesso aveva la prova che la sua paranoia in fin dei conti era giustificata. Qualcosa nella Stiva 2 stava influenzando il personale, e non poteva ignorare la cosa.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Sala Olografoca 3<br />
01/07/2405 - contemporaneamente</b><br /><br />
Le quattro donne si erano date appuntamento lì, nella Sala Olografica 3, senza un motivo apparente. Le loro menti erano in subbuglio, e l'unica certezza che avevano era che non erano le sole a percepire il richiamo.<br />
<br />
Bly era la prima a parlare, la sua voce era un sussurro, un eco di una sofferenza che non era sua. "Ho sentito un dolore che non riesco a spiegare. Ho sentito un antico lutto, la fine di un'era. È come se l'armatura fosse la memoria di un dolore che non si è mai spento. Ho visto una guerriera inginocchiata accanto a un compagno caduto. Mi ha detto che sono una guaritrice, e che devo accettare il dolore per curare ciò che è stato spezzato. Non so cosa voglia dire, ma so che non posso ignorarlo"<br />
<br />
Il volto di Tara era teso, la sua calma abituale era evaporata "Ho avuto una visione. Ho visto la mia famiglia, il mio passato, tutto. Ho visto una guerriera che si batteva contro un traditore, un'ombra che le somigliava. L'armatura mi ha chiamato 'Figlia del sangue diviso'. Non sono sola in questo, vero?" La sua voce era un filo, e i suoi occhi cercavano una conferma negli sguardi delle altre.<br />
<br />
Durani, le cui nocche erano bianche per quanto stringeva i pugni, scosse il capo. "L'armatura mi ha chiamata 'Guerriera senza gloria'. La voce ha detto che devo combattere per l'onore della mia casata. Ho visto il mio bisnonno, Kheldas, seduto sul trono spezzato della sua casata. Ho visto me stessa, sola, contro l'Alto Consiglio. L'armatura vuole che io combatta, che io porti il nome dei Kanjis tra le stelle." <br />
<br />
Le sue parole erano un torrente, e la sua voce era un misto di rabbia e determinazione.<br />
<br />
T'Lani, la cui compostezza era incrinata da una fretta insolita, concluse la conversazione. "Anche la mia mente ha percepito il richiamo. La logica mi ha portata qui, ma il richiamo mi ha condotta. Non sono una guerriera, ma l'armatura mi ha chiamata 'erede di pensiero'. Ho visto Lukara in consiglio, non in battaglia, e mi ha detto che anche la logica è una lama che deve essere impugnata. La sua voce non era solo un suono, era un'eco di saggezza, un canto sommesso che continua a fluire attraverso i miei pensieri."<br />
<br />
Le quattro donne si guardarono, i loro sguardi si incrociarono, i loro pensieri in tumulto. Per la prima volta, si sentirono connesse da un mistero che superava ogni loro esperienza. L'armatura le aveva chiamate, ognuna per un motivo diverso, ma con un obiettivo comune: proteggere la sua memoria. In quel momento, capirono che la loro missione non era più proteggere un oggetto, ma capire cosa volesse da loro. L'aria era carica di suspense, e la loro missione non era più proteggere un oggetto, ma capire cosa volesse da loro.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 11:23</b><br /><br />
Nel proprio ufficio, il capitano Aymane tentava di ritagliarsi un momento di pace per poter mettere in ordine le sue idee. La riconsegna di alcuni reparti storici, con annessa condanna di qualche contrabbandiere, non era qualcosa di cui preoccuparsi.. allora perché il suo istinto gli diceva che c'era molto di più da considerare? Non era colpa del suo primo ufficiale: Rerin era un po' paranoico ma, in questo frangente, non riusciva a dargli torto. Cosa non aveva considerato?<br />
<br />
La calma di quel luogo, tuttavia, fu spezzata molto prima del dovuto per l'ingresso impetuoso dell'ambasciatore Rogal. Il Klingon non perse tempo in convenevoli. Le sue sopracciglia aguzze erano corrugate e l'espressione sul suo volto era quella di un predatore a cui è stata negata la preda. <br />
<br />
"Capitano Aymane," esordì con un tono che non ammetteva repliche "..ho visto i reperti. Non sono semplici manufatti. L'armatura di Lady Lukara, compagna di Kahless l'indimenticabile, è tornata a noi. Chiedo la sua immediata restituzione all'Impero Klingon"<br />
<br />
Aymane rimase imperturbabile. Si alzò in piedi e fece un passo verso la sua scrivania, mettendo una certa distanza tra sé e il Klingon "Ambasciatore, capisco la sua urgenza e il valore di un reperto così importante per il suo popolo. Tuttavia, come le ho già spiegato, questi oggetti sono prove a carico nel processo contro quei contrabbandieri. Non posso e non ho l'autorità di riconsegnarli. Il protocollo Federale è chiaro a riguardo: i reperti saranno trattenuti fino alla fine del processo o almeno fino a quando non saranno formulate le accuse formali"<br />
<br />
Rogal, un ruggito trattenuto in gola, avanzò di un altro passo, riducendo la distanza tra loro "Protocollo? L'onore di Lady Lukara è più importante di qualsiasi protocollo. Quell'armatura non può restare nelle mani della Federazione. L'Imperatore stesso mi ha dato l'ordine di riportarla a casa. Qualsiasi ritardo sarà considerato un affronto al popolo Klingon"<br />
<br />
"Non è un affronto, Ambasciatore" ribatté Aymane con fermezza "È il modo in cui funziona il nostro sistema giudiziario. E le assicuro che, una volta che il processo sarà concluso, l'armatura e tutti gli altri manufatti saranno restituiti ai loro legittimi proprietari"<br />
<br />
Rogal scosse il capo, la sua frustrazione cresceva in modo esponenziale "Non capisce. Non si tratta solo di onore. La mia compagna, Tara, ha visto l'armatura. Non le ha detto nulla, ma c'è qualcosa di strano in lei da quando l'ha vista. Non parla, si isola, come se... Non mi fido di questo oggetto, Capitano. È troppo potente, troppo pericoloso per restare in un luogo dove non è protetto come si deve"<br />
<br />
Aymane percepì un'apertura e la colse al volo "Ambasciatore, mi risulta che la sua compagna non è l'unica ad essere rimasta turbata dall'armatura. Anche la guardiamarina K'Tora ha avuto un'esperienza simile. Credo che sia qualcosa di più. Ho incaricato il tenente comandante Rerin di condurre un'indagine. Una volta che avremo un quadro più chiaro della situazione, potremo agire di conseguenza"<br />
<br />
Rogal si fermò. La notizia di un altro ufficiale influenzato dall'armatura lo fece riflettere. <br />
<br />
"Questo non cambia nulla, Capitano. L'armatura deve tornare a casa. Più a lungo rimane qui, più a lungo rimarrà un oggetto di contesa"<br />
<br />
Aymane capì che non avrebbe convinto il Klingon. La loro conversazione era un vicolo cieco. "Ambasciatore" disse con un tono più conciliante "Le assicuro che la sicurezza dei reperti è la nostra priorità. Ho intenzione di trasferire l'armatura in una cassa di sicurezza, in attesa del loro trasferimento sulla Terra. Nel frattempo, potremmo unire le forze e cercare una soluzione. Forse la dottoressa Bly e l'ambasciatrice T'Lani, esperte di telepatia e poteri mentali, possono aiutarci a capire cosa sta succedendo"<br />
<br />
Rogal sospirò, l'aria compressa dalla sua frustrazione. <br />
<br />
"Bene, Capitano. Faremo a modo vostro. Ma se qualcosa dovesse andare storto, la vostra Federazione avrà una grave accusa da affrontare."<br />
<br />
E con questo, l'ambasciatore si voltò e uscì dall'ufficio. Aymane rimase in silenzio, pensando alle parole di Rogal. L'armatura non era semplicemente un reperto storico e, prima ne avessero svelato il mistero, prima avrebbero potuto correre ai ripari. Ma da dove iniziare? <br />
<br />
Steje fissò per un attimo le stelle e poi decise di raggiungere il Tenente Comandante Rerin verso la Stiva 2, nella speranza che vedere quella dannata armatura gli facesse venire in mente qualcosa. <br />
<br />
Era appena uscito dall'entrata quando un segnale di allarme risuonò nella base. Un segnale di allarme che segnalava l'intrusione in una zona di sicurezza della base "Maledizione!" <br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Sala Olografica 3<br />
01/07/2405 - pochi minuti dopo</b><br /><br />
Steje non aveva perso tempo e si era diretto il più rapidamente possibile alla stiva di carico due. Il suo istinto gli diceva che si trattava sempre di quella dannata armatura. <br />
<br />
Giunto all'esterno della stiva per poco non si scontrò con il primo ufficiale che, quasi a voler esternare lo stesso pensiero del suo Capitano, affermò con un moto di frustrazione "Devono aver rubato i reperti. È l'unica cosa che ha senso."<br />
<br />
Aymane si precipitò verso il pannello di controllo. I dati mostravano un'intrusione nella Stiva 2, la stessa dove si trovavano i reperti "Attivare il protocollo di sicurezza di livello 3" ordinò  "Tutti gli accessi alla Stiva 2 sono bloccati. Nessuno può entrare o uscire. Andiamo, Rerin."<br />
<br />
I due si precipitarono verso la Stiva 2. L'atmosfera era tesa. Le loro menti erano in subbuglio, mentre cercavano di capire chi potesse aver osato entrare in una zona così altamente sorvegliata.<br />
<br />
"Credo che l'ambasciatore Rogal non si fidi di noi, Capitano" disse Rerin. "Ha agito di nascosto, magari ha mandato qualcuno dei suoi uomini a recuperare l'armatura"<br />
<br />
"Non credo che sia così, Rerin" rispose Aymane. "L'ambasciatore era troppo orgoglioso per farlo. Se voleva l'armatura, ce l'avrebbe detto. Qualcosa non quadra"<br />
<br />
La porta della Stiva 2 si aprì. La sala era vuota, tranne per l'armatura, che brillava di una luce dorata. Il vetro della cassa era rotto, e il display che mostrava lo stato della stiva era spento.<br />
<br />
"Chiunque sia entrato" disse Aymane "ha usato un'arma a impulsi. Non è un Klingon. Un Klingon non avrebbe usato un'arma a impulsi. Avrebbe usato una delle loro armi"<br />
<br />
Rerin si avvicinò alla cassa "Capitano, l'armatura è ancora qui"<br />
<br />
Aymane vide un messaggio olografico che fluttuava sopra l'armatura. Il messaggio era in un alfabeto alieno che non conosceva, ma il simbolo di una stella a sette punte era riconoscibile "Non riesco a leggere" disse Aymane avvicinandosi e toccando il simbolo. Un'onda di energia dorata li investì entrambi ma non successe null'altro. <br />
<br />
"Che cosa è stato?!" Rerin osservò il capitano prima di guardarsi attorno <br />
<br />
"Non ne ho idea.." lo sguardo di Steje si posò sul primo ufficiale "Ma se non hanno preso l'armatura cosa hanno preso?!" <br />
<br />
Rerin osservò le casse e poi rispose "Tutto il resto..."</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Comandante Rerin Th'Tharek<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Comandante Rerin Th'Tharek</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Mon, 15 Sep 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-02 La memoria di Lady Lukara</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=220&amp;viewlog=2</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 08:12</b><br /><br />
La stiva giaceva in un silenzio irreale, illuminata solo dalla luce fredda dei pannelli superiori che proiettava ombre nette sulle pareti grigie.<br />
La corazza di Lady Lukara riposava su un cuscino nero, priva di peso apparente, quasi sospesa nel vuoto. <br />
Il metallo brunito pareva vivo: un respiro impercettibile ne muoveva le giunture, mentre venature più chiare tracciavano rune dimenticate. <br />
Non era tecnologia, non era arte: era un frammento d'anima.<br />
Tara Keane avanzò a passi misurati, attratta da un'energia magnetica. <br />
Ogni cellula del suo corpo rispondeva ad un richiamo ancestrale. <br />
Fece un passo dietro l'altro, quasi senza rendersene conto, come se un filo invisibile la tirasse verso l'armatura.<br />
Il cristallo rifletteva la sua figura, alta e slanciata, i capelli rosso rame raccolti in una treccia che le cadeva sulla spalla.<br />
Si avvicinò lentamente alla teca: non c'era alcun motivo operativo per farlo. <br />
Era solo... attratta.<br />
<br />
Il metallo brunito sembrava pulsare. <br />
Non vibrava, non emetteva suoni. <br />
Eppure Tara sentiva qualcosa: una voce nella sua mente.<br />
Nessun suono esterno, nessuna vibrazione nell'aria: soltanto un pensiero chiaro e solenne, che risuonò nelle pieghe più profonde della sua coscienza. <br />
"Figlia del sangue diviso. Tu mi conosci."<br />
<br />
Tara si fermò. Il cuore le batteva forte. <br />
Guardò l'armatura, e per un istante le sembrò che le placche si muovessero, come se respirasse.<br />
"Tu hai amato contro le regole, eppure con verità. Tu sei mia."<br />
La voce non era minacciosa. Era solenne.<br />
<br />
Tara allungò una mano, sfiorando il bordo della teca contenente la corazza ed un brivido le attraversò il braccio, come se il metallo fosse vivo.<br />
Il battito del suo cuore si fece tambureggiante e Tara sentì i ricordi di antiche ferite affiorare, di battaglie combattute nell'ombra, di amori proibiti sussurrati tra corridoi segreti. <br />
Vide il suo nome scritto nelle stelle e cancellato dai giudizi della storia.<br />
Tara si voltò guardandosi attorno.<br />
Riprese un attimo fiato poi, con mano tremante, sfiorò nuovamente la teca contenente la corazza ed un nuovo brivido le scosse il braccio, come se una corrente di energia avesse attraversato la pelle.<br />
In un lampo, la visione di un campo di battaglia esplose davanti ai suoi occhi: donne klingon con il volto dipinto di rosso, con urla tremende che fendevano l'aria. <br />
E Lukara, alta e orgogliosa, brandiva la bat'leth contro un traditore di sangue, il cuore pieno di dolore e giuramenti infranti.<br />
<br />
Poi il silenzio tornò sovrano. <br />
<br />
Tara si ritrasse di scatto, il respiro corto, la mente in subbuglio. <br />
Le placche brunite restarono immobili, ma la sua anima non lo era più. <br />
"Che cosa sei?" mormorò, la voce rotta da un'emozione nuova.<br />
"Sono memoria. Sono scelta. Sono eredità." <br />
La risposta giunse come un'eco lontana, restò vibrante nel suo petto.<br />
Tara voltò lo sguardo verso il corridoio vuoto: nessuno l'aveva vista, nessuno l'aveva sentita. <br />
Eppure l'armatura aveva parlato e qualcosa dentro di lei era cambiato.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 08:45</b><br /><br />
Durani era tornata nella stiva con l'intento di verificare ed implementare i protocolli di sicurezza dopo la visita della delegazione. <br />
Si era fermata, ascoltando il proprio respiro e il battito del cuore che sembrava risuonare contro le superfici fredde. <br />
Il compito che si era prefissata le imponeva di restare lì solo qualche istante in più, ma dentro di sé avvertiva un richiamo più forte di qualsiasi procedura. <br />
Non era semplice senso del dovere, era qualcosa di più profondo: un'attrazione primordiale, un'esigenza di fronte a un simbolo di gloria perduta.<br />
Durani si avvicinò alla teca che conteneva l'armatura di Lady Lukara.<br />
Era chiusa, ma la sua presenza riempiva la stanza.<br />
I suoi occhi scuri si posarono sulla corazza, e, per un istante, il tempo parve fermarsi: ogni centimetro guadagnato sembrava rallentare i secondi, come se l'armatura respirasse quell'attesa. <br />
<br />
Il metallo brunito emanava una sottile sensazione di calore, capace di insinuarsi nelle ossa e accendere ricordi sopiti.<br />
All'improvviso, nella sua mente scoppiò una voce: un pensiero antico, carico come un ruggito. <br />
"Figlia della Casata spezzata. Guerriera senza gloria. Tu mi cerchi." <br />
Durani sentì il petto contrarsi, come se un colpo di bat'leth l'avesse colpita all'altezza del cuore. <br />
Le dita si serrarono a pugno, e la fronte si corrugò in uno sguardo feroce.<br />
<br />
Durani si irrigidì. "Chi parla?"<br />
"Io sono la memoria di Lukara. Io ne sono la prova. Io sono il fuoco che non si è spento." <br />
La Klingon fece un passo avanti, il respiro accelerato.<br />
"Non sono degna," disse a denti stretti. "La mia casata ha riconquistato da poco il suo onore. Io non ho ancora vinto nulla."<br />
"Eppure sei qui. Il sangue non si misura in vittorie, ma in volontà."<br />
Durani si chinò leggermente, come davanti ad un altare. Il suo cuore batteva forte.<br />
Vide, per un istante, la sala d'onore della sua casata, vuota e silenziosa. <br />
Vide il suo bisnonno Kheldas, seduto sul trono spezzato.<br />
Vide se stessa, sola, con la spada in mano, davanti ad un Alto Consiglio che non la ascoltava in quanto donna.<br />
Poi vide Lukara.<br />
Alta, fiera, con gli occhi pieni di fuoco. <br />
<br />
La guerriera sollevava la bat'leth, pronta a difendere l'onore, sola contro mille. <br />
"Tu puoi riportare il nome dei Kanjis tra le stelle. Ma devi scegliere. Devi combattere."<br />
Durani sentì il sangue ribollire sotto la pelle. Il cuore le martellava nelle orecchie, e la voce risuonava ancora, più vicina, più forte. <br />
"Se mi chiami, io verrò. Se mi accetti, io combatterò."<br />
La voce si affievolì, ma non scomparve. <br />
Rimase dentro di lei, come un giuramento.<br />
Durani uscì dalla stiva, il passo più deciso. Non disse nulla a nessuno.<br />
Ma sapeva.<br />
<br />
L'armatura l'aveva chiamata.<br />
E lei aveva risposto.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 09:20</b><br /><br />
La stiva era vuota, ma la dottoressa non era mai davvero sola.<br />
La mente di Bly, come quella di tutti i Betazoidi, era un mare calmo capace di percepire le correnti più sottili: emozioni represse, pensieri non detti, fantasmi di memorie lontane.<br />
E da quando l'armatura di Lady Lukara era stata portata sulla stazione, Bly percepiva qualcosa.<br />
Non era né paura né rabbia, ma una presenza palpabile, simile al battito di un cuore invisibile.<br />
Era venuta lì con la scusa di controllare i protocolli medici per la conservazione degli eventuali reperti biologici, ma la verità era che voleva avvicinarsi. <br />
Sentire. Capire.<br />
<br />
Si fermò davanti alla teca. <br />
Il cristallo era opaco, ma il metallo all'interno sembrava brillare di una luce propria.<br />
Chiuse gli occhi e si concentrò sul flusso di sensazioni che la attraversava, lasciando scivolare le proprie barriere. <br />
Fu allora che la voce arrivò, non come un suono nell'aria, ma come un sussurro dentro il suo spirito: <br />
"Tu che ascolti ciò che gli altri non dicono. Tu che curi ciò che non si vede. Tu mi senti."<br />
Bly spalancò gli occhi, il respiro le si fermò per un istante. <br />
Le labbra rimasero un filo socchiuse, mentre l'eco di quella parola la avvolgeva come un manto di seta e di piombo insieme. <br />
"Chi sei?" chiese, la voce impastata dall'emozione.<br />
"Sono la memoria. Sono la ferita. Sono la guarigione."<br />
La voce non era aggressiva. Era... triste.<br />
<br />
Bly sentì un'ondata di dolore, antico e profondo, come se l'armatura stessa avesse conosciuto la perdita, il lutto, la solitudine.<br />
Vide, per un istante, una guerriera klingon inginocchiata accanto al corpo di un compagno caduto. <br />
Vide le sue mani tremare, il sangue colare, il grido silenzioso di chi non può piangere.<br />
"Tu puoi guarire ciò che è stato spezzato. Ma devi accettare il dolore. Devi portarlo con te."<br />
Bly si avvicinò alla teca, posando una mano sul cristallo.<br />
"Non sono una guerriera," disse piano. "Sono una guaritrice."<br />
"Anche Lukara lo era. Dopo la battaglia, dopo la gloria. Chi guarisce, protegge. Chi protegge, combatte."<br />
<br />
La voce si spense lasciando un'eco luminosa, un canto sommesso che continuava a fluire attraverso i suoi pensieri. Bly aprì gli occhi: il volto era pallido, ma negli occhi brillava una nuova determinazione.<br />
L'armatura l'aveva chiamata.<br />
E lei aveva ascoltato.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva di carico 2<br />
01/07/2405 - ore 10:05</b><br /><br />
L'ambasciatrice T'Lani era tornata indietro, dopo che la delegazione Klingon aveva lasciato la stiva. Aveva chiesto qualche minuto di riflessione, e nessuno aveva osato contraddirla.<br />
A centocinquantasei anni, T'Lani era considerata una delle menti più lucide della diplomazia interstellare. <br />
La sua compostezza era leggendaria, il suo autocontrollo assoluto. <br />
Ma anche lei, davanti all'armatura di Lady Lukara, sentiva qualcosa che non riusciva a classificare.<br />
Si avvicinò alla teca con passo lento ed il volto impassibile.<br />
Il vetro blindato della teca respirava lievemente, assorbendo e riverberando la luce come una superficie liquida. <br />
Dietro quel velo, il metallo brunito dell'armatura pareva vivo: sottili velature iridescenti tagliavano le placche con geometrie arcane, come se una forza antica ne avesse forgiato l'anima.<br />
Il metallo sembrava vibrare, ma non emetteva alcun suono.<br />
Le sue uniche armi erano la logica e il silenzio, eppure percepiva il calore lontano di quell'armatura.<br />
Chiuse gli occhi e si abbandonò a un istante di concentrazione assoluta. <br />
<br />
Fu allora che la voce esplose dentro la sua mente, netta e penetrante: <br />
"Tu che hai scelto la logica. Tu che hai rinunciato al fuoco. Tu mi sfidi."<br />
Le parole non erano un suono, bensì un'eco vibrante nel profondo. <br />
La vulcaniana mantenne la postura immobile, come se un rituale antico la vincolasse al centro di un cerchio invisibile. <br />
"Non vi è nulla da sfidare. Sono qui per osservare," rispose con tono misurato, privo di emozione esteriore.<br />
"Eppure sei qui. La logica ti ha guidata. Ma il richiamo ti ha condotta."<br />
T'Lani aprì gli occhi. Il cristallo sembrava più trasparente, come se l'armatura la stesse guardando.<br />
<br />
Vide Lukara.<br />
Non in battaglia, ma in consiglio. Circondata da guerrieri che non volevano ascoltarla. Vide la sua voce ferma, il suo sguardo fiero, il suo silenzio carico di significato.<br />
"La logica è una lama. Ma anche la lama deve essere impugnata. Tu la puoi impugnare."<br />
Con gesto calmo, T'Lani si avvicinò ancora e appoggiò due dita sulla superficie traslucida della teca. Il contatto le trasmise un fremito sottile, come un battito di vita imprigionato.<br />
"Non sono Klingon. Non sono guerriera."<br />
"Ma sei erede. Di pensiero. Di scelta. Di volontà."<br />
La voce si affievolì, ma non scomparve. Rimase dentro di lei, come un'onda silenziosa.<br />
<br />
T'Lani si voltò lentamente, il volto immobile, ma gli occhi tradivano una tensione nuova.<br />
L'armatura l'aveva chiamata.<br />
E lei, figlia della logica e del silenzio, aveva compreso.</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Durani della Casata di Kanjis<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Durani della Casata di Kanjis</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 27 Aug 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-01 Oggetto prezioso</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=220&amp;viewlog=1</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>D.S.16 Gamma - Ufficio del Capitano<br />
D.T. 29/06/2405 - ore 9.30</b><br /><br />
Il Capitano Aymane stava finendo di leggere i rapporti del turno notturno, quando arrivò una comunicazione dal comando di Flotta. Il comunicato era breve e chiaro, ma Aymane sentì subito che la cosa non sarebbe stata così semplice come dicevano quelli del comando.<br />
E, in effetti, a distanza di dieci minuti da quella chiamata, ne arrivò un'altra, stavolta dall'Ambasciatore Rogal, anche questa stringata come da caratteristica del klingon, che non amava dire più di quanto fosse necessario. Chiamata, però che gli fece suonare più di un campanello d'allarme sull'effettiva semplicità della questione. Convocò perciò Th'Tharek, Keane, Riccardi e Durani, che arrivarono immediatamente, in quanto di turno in plancia.<br />
"Capitano, che succede? Novità dal Comando?" chiese Rerin che aveva passato la comunicazione ad Aymane pochi minuti prima.<br />
"In effetti sì: il messaggio era per informarmi che è in arrivo la Hunter con un carico di contrabbandieri e il materiale a loro confiscato, i quali ci verranno affidati in attesa di una nave della Federazione che li porti sulla Terra per essere processati." rispose il Capitano e continuò, prima che qualcuno potesse interromperlo per dirgli che non vedeva problemi in quanto era un'operazione abbastanza di routine: dalla stazione passavano spesso navi che lasciavano in custodia qualcosa, perché qualcun'altro le venisse poi a recuperare. "Subito dopo il messaggio del Comando mi ha chiamato l'Ambasciatore Rogal dicendomi che sarebbe tornato in anticipo perché l'Impero era interessato ad alcuni pezzi della merce requisita dagli uomini della Hunter e che aveva avuto mandato dall'Imperatore stesso di recuperarla."<br />
"Ma la merce in questione farà parte delle prove a carico nel processo contro quei contrabbandieri, non credo che potremmo consegnarla a chiunque, solo perché la desiderano." disse Riccardi. <br />
"Rogal ha detto perché questo materiale confiscato è così importante per l'Impero?" chiese una perplessa Tara, che aveva parlato solo poche ore prima col suo compagno, il quale, però,  non le aveva parlato della cosa: doveva trattarsi perciò di una richiesta successiva alla loro conversazione e anche abbastanza importante perché Rogal non fidandosi di una comunicazione radio, aveva preferito non informarla, una volta ricevuto l'incarico.<br />
"Ha detto che sono dei manufatti klingon, trafugati all'impero anni fa e che ora che sono stati ritrovati, devono tornare in patria. E dal suo tono, non credo che accetterà come risposta che li potrà avere alla fine del processo!"<br />
"Se sono oggetti che fanno parte della storia Klingon è giusto che siano riconsegnati a chi appartengono di diritto." disse Durani, che già stava ragionando su che tipo di oggetti potessero attirare l'attenzione delle più alte sfere dell'Impero.<br />
"E sicuramente saranno riconsegnati ai loro legittimi proprietari, ma non prima che l'accusa li abbia usati per ottenere la giusta punizione per quei ladri. Ora, la Hunter arriverà da noi tra 24 ore, mentre la nave che porterà i prigionieri sulla Terra non potrà essere qui che tra cinque giorni circa e Rogal ha detto che sarà alla base tra 36 ore. Abbiamo quindi un po' di tempo per organizzarci. Riccardi e Th'Tharek preparate le celle per accogliere i prigionieri, Keane a lei l'incarico di inventariare la merce confiscata e Durani lei organizzerà la sorveglianza a quei reperti, in modo che a nessuno possa venire in mente di poterli prendere impunemente. Sapete cosa fare, in libertà."<br />
Fuori dall'ufficio i quattro ufficiali si separarono, ognuno diretto alle loro mansioni. Tara, che stava ancora pensando per quale motivo Rogal non le avesse parlato della cosa, non prestava molta attenzione alle parole dell'amica che invece si era persa in elucubrazioni fantasiose su quale oggetto potesse essere così prezioso che l'Imperatore stesso, padre della moralità dei klingon, si era interessato alla sua restituzione.<br />
"Ehi Tara, mi ascolti? Secondo te cosa ci sarà tra quelle reliquie?" chiese con entusiasmo Durani.<br />
"Sinceramente non mi interessa più di tanto, ma qualunque cosa ci sia tra quei reperti, noi faremo il nostro dovere, che è quello di tenerli al sicuro finché la diplomazia non avrà deciso cosa farne." rispose con un sorriso alla giovane amica e poi prendendola sotto braccio, disse "Forza andiamo, che il ponte di stiva 2 ci attende!"<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>D.S. 16 Gamma - Ponte d'attracco 5<br />
29/06/2405 - ore 22.30</b><br /><br />
Tra le persone sbarcate dall'ultima nave arrivata dal tunnel c'era anche una vulcaniana, che con un cappuccio alzato, non troppo per evitare che le guardie che controllavano gli sbarchi si insospettissero, ma abbastanza da non mostrare troppo del suo volto alle varie telecamere di sorveglianza, cosicché non l'avrebbero riconosciuta immediatamente. I documenti falsi procuratele dal suo vecchio socio in affari, erano perfetti e adesso doveva solo cercare l'alloggio che era stato prenotato a nome di T'Liren, esploratrice e archeologa, così dicevano i dati della sua nuova identità, dove avrebbe trovato le informazioni sulla base che le sarebbero servite per attuare il colpo. Lui, per non destare sospetti, sarebbe arrivato il giorno dopo con la sua navetta, che avrebbero usato poi per la fuga, accompagnato dal loro nuovo socio, Korda.<br />
Avevano dovuto decidere sul momento, dopo che l'avevano sorpreso a spiarli: ucciderlo o portarlo con loro come lui li supplicava di fare. Voleva scappare da quella vita misera e andare incontro a mille avventure e a soldi facili e credeva che la misteriosa vulcaniana, che aveva sempre fatto il possibile per non farsi notare, e l'umano, appena arrivato coi sui strani discorsi su reliquie Klingon, potessero dargli quello che cercava, sempre che non l'avessero eliminato.<br />
L'umano l'aveva studiato per qualche secondo e poi con grande stupore della donna, lo aveva risparmiato e preso con sé come una specie di apprendista, dicendo che era troppo vecchio per fare tutto da solo. Lei però, aveva visto in quel giovane lo stesso sguardo di un loro compagno, scomparso troppo giovane e per la cui morte Robert si sentiva responsabile. E sapeva che anche lui lo aveva notato. <br />
T'Liren, una volta trovato l'alloggio, una stanza in un'hotel appena fuori dalla zona dei ponti d'attracco, per quei viaggiatori di passaggio che non si fermavano a lungo, si buttò sul letto ampio e comodo: era stanca e aveva bisogno di riposare, ma il tempo stringeva e quindi si mise a sedere e cominciò a studiare i dati che Robert le aveva lasciato. <br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - Stiva 2<br />
30/06/2405 - ore 10:30</b><br /><br />
La nave Hunter aveva scaricato il suo carico e poi era ripartita immediatamente, perché aveva altri criminali da rintracciare.  I prigionieri erano stati alloggiati nell'area detentiva, dove Riccardi li aveva personalmente rinchiusi, mentre i contesi tesori erano stati stoccati nella stiva di carico 2, che per la durata della loro permanenza era stata interdetta a qualsiasi altra attività e munita di sistemi d'allarme, dei quali si era occupata Durani personalmente. <br />
Keane stava facendo l'inventario della merce sotto sequestro e al momento non aveva visto niente per cui l'imperatore Klingon potesse avere un interesse, quando aprì una cassa che conteneva una armatura femminile Klingon, molto antica. La tentazione di prenderla e guardarla più da vicino era forte, ma la professionalità le fece richiudere il contenitore e continuò a fare il suo lavoro e passò alla cassa successiva. Ma per tutta la durata della sua permanenza nella stiva, era come se sentisse un richiamo che le spingeva a tornare a quella cassa. Ignorò quell'impulso e una volta terminato l'inventario, uscì dalla stiva.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma- Ambasciata Klingon <br />
30/06/2405 ore 20:30</b><br /><br />
La nave dell'Ambasciatore Klingon arrivò con un paio d'ore in anticipo rispetto al previsto e Rogal entrò nel suo ufficio come una furia: era dovuto tornare prima del previsto e quasi sicuramente avrebbe perso la nascita dei gemelli: aveva organizzato il ritorno in patria in modo da conciliare la partecipazione a importanti riunioni di lavoro con l'essere presente al parto della moglie ufficiale, ma, a quanto pareva, l'universo stava complottando perché questo non accadesse. <br />
Per fortuna la prima persona che trovò appena varcata la soglia del suo appartamento fu la donna che amava più della sua vita e tuffandosi tra le sue braccia sentì tutte le preoccupazioni come dissolversi per magia, per lasciare spazio alla serenità che solo lei riusciva a dargli.<br />
"Amore mio, quanto mi sei mancata!" Disse aspirando il profumo dei suoi capelli "hai visto le reliquie?" Disse scostandole un ciuffo ribelle dalla guancia. <br />
Lei lo prese per mano e lo guidò verso la loro camera. <br />
"Sì, mi sono occupata personalmente della loro sistemazione. Adesso però non ne parliamo: che ne dici di dimostrarmi quanto ti sono mancata?" Disse con aria maliziosa Tara, la quale venne sollevata di peso dal compagno che la adagiò sul letto guardandola con desiderio ardente. E per il resto della notte nessuno parlò più!<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>DS16 Gamma - stiva di carico 2<br />
31/06/2405 ore 08:05</b><br /><br />
Il Capitano Aymane era già arrivato: per quella mattina era stata organizzata la valutazione dei reperti sotto sequestro da parte degli esperti Klingon che erano arrivati con Rogal. <br />
Aymane era accompagnato dal suo Primo Ufficiale, da Durani e dell'ambasciatrice T'Lani, stava già per lamentarsi del probabile ritardo della delegazione Klingon,  quando l'imponente figura di Rogal entrò nel locale, accompagnato dalla sua compagna e Capo OPS della stazione,  dal suo mentore Vorn, da un paio di Klingon che non conosceva e da un paio delle sue guardie rosse, alla cui presenza, ovunque andasse l'ambasciatore, si erano ormai abituati.<br />
"Ambasciatore, ben tornato." Disse, avvicinandosi al Klingon "sono curioso di vedere queste preziose reliquie: lei sa già di cosa si tratta?"<br />
"Sì,  l'Imperatore personalmente mi ha fornito l'elenco dei reperti che ci appartengono: devo solo verificare che siano autentici!"<br />
"Bene,  allora non ci resta che andarli a vedere. Comandante Keane se vuole mostrarci la merce." Disse il Capitano. <br />
"Certo, se volete seguirmi. "<br />
E guidò il gruppetto al centro della stiva dove le reliquie erano custodite dentro a teche in cristallo. Quando tutti furono vicini, Keane fece scattare il meccanismo che faceva aprire le teche, dopo che Durani aveva staccato l'allarme che le proteggevano. <br />
I pezzi contenuti erano evidentemente antichi: c'erano diverse armi rituali, preziosi monili, ma la cosa che attrasse l'attenzione di tutti era l'armatura da guerra, appartenuta ad una guerriera di alto rango. Il vecchio Vorn s'avvicinò per guardare meglio,  poi si ritrasse, come folgorato. <br />
"Non posso credere che sia veramente lei! Ma dalle descrizioni dei nostri testi antichi, sembra proprio così!" Disse con ammirazione. <br />
"Di cosa si tratta Vorn" chiese Aymane, adesso veramente incuriosito. <br />
"Se gli esperti lo confermeranno, è l'armatura di Lady Lukara, la compagna di Khaless!" Rispose Rogal con riverenza. <br />
"Se fosse così, si tratta di un pezzo preziosissimo e senza prezzo. " disse T'Lani, avvicinandosi per osservare i particolari che impreziosivano l'armatura. Tutti i Klingon presenti nella sala, quasi trattenevano il respiro, tanto il momento era carico di tensione per l'enorme onore che stavano vivendo, nell'essere tra i primi a poter guardare un oggetto appartenuto alla compagna di Kahless l'indimenticabile, a cui era legata una leggenda, secondo la quale solo la vera erede di Lukara, avrebbe potuto indossarla senza subirne le conseguenze. <br />
E l'atmosfera era così carica di tensione che nessuno notò la strana espressione sul volto di Tara Keane, che sentiva come una voce che la chiamava, e quella voce sembrava venire dell'armatura!</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Comandante Tara Keane<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Comandante Tara Keane</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Tue, 12 Aug 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>31-00 La senza nome</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=220&amp;viewlog=0</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Bajor, una mattina d'estate dell'anno 2391</b><br /><br />
Si sentiva che l'aria era più rarefatta, su quella piattaforma rocciosa non lontano dalla cima del monte Kola. Si spinse fino al ciglio del precipizio, per ammirare la vastità della pianura che si stendeva al di sotto. Da lassù, sia pure attenuata dalla lieve foschia, si poteva vedere anche la costa serpeggiante della Cresta del Serpente, mentre Dakhur, con le sue torri, le sue cupole e il suo stress cittadino, era ancora lontanissima, invisibile oltre la spina dei monti.<br />
<br />
Aspirò l'aria, riempiendosi i polmoni dei profumi della montagna.<br />
Nessuna sala ologrammi, per quanto perfezionata, sarebbe stata in grado di eguagliare quegli odori. Si afferrò alla roccia alle sue spalle, sentendone l'asperità sotto le dita. Sotto di lei, la pianura mostrava ancora larghe chiazze gialle e violacee, là dove l'impero cardassiano morente aveva deciso di avvelenare il terreno, per affamare la popolazione che si stava ribellando. La bonifica era ancora in corso, a trent'anni e rotti a distanza dalla fine della guerra. Cardassiani... I bajoriani erano i soli che li conoscessero come lei li aveva conosciuti.<br />
<br />
Ma i cardassiani erano lontani da lì, adesso.<br />
<br />
Le sue acute orecchie percepivano in quel momento solo i suoni della natura: fruscio di vento tra le erbe mediche - le sole che sopravvivevano all'inverno duro di quelle altezze - ronzio di insetti e mormorio di acque - probabilmente il ruscello quasi in secca che aveva dovuto oltrepassare poco prima, nella salita verso la piattaforma panoramica. Era stato faticoso salire fin lassù senza accendere gli stivali antigravità, ma - visto da lì - tutto sembrava giusto... Pulito. Perfino le aree avvelenate, da lì, sembravano bellissime.<br />
Questa è la pace, pensò. Quanto tempo potrò restare qui? Dovrei dire: se... Se potrò restare qui. Su un pianeta fuori dalla Federazione. <br />
Lontano da tutti quelli che ho conosciuto e che mi conoscono. Lontano dalle stelle, dalle rotte e dalle profondità del Quadrante. Lontano da tutto quello che ho vissuto e che ho visto... E che ho fatto, in vita mia.<br />
La sicurezza del pianeta non la impensieriva. Nonostante tutti i tentativi di riorganizzarla occorsi negli ultimi trent'anni, la sicurezza di Bajor era tutt'altro che efficiente. Alla fine dell'occupazione cardassiana, il governo aveva epurato i collaborazionisti più esposti, rimpiazzando gli uomini e le donne con persone che avevano avuto - in molti casi - più determinazione che capacità.<br />
Un altro vantaggio, per lei...<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Pianeta Q'Oonos<br />
D.T. 28/06/2405</b><br /><br />
L'ambasciatore Rogal non tornava volentieri nella capitale del suo pianeta natale. Non gli piaceva per nulla il giro delle personalità più o meno rilevanti cui il suo rango lo costringeva. Era tornato stanco e irritato proprio da uno di quei giri e si era chiuso nel suo studio accampando la solita scusa del lavoro, solo per riposare un po'. Era uno sforzo per lui anche mantenere la facciata del suo matrimonio: la convivenza obbligatoria con quella che a ogni effetto era la sua sposa - una donna bella, intelligente, dotata di spirito e di coraggio - ma il cui attaccamento a lui era pari a quello che lui provava per lei - cioè, nessuno. Se non altro, non avrebbe più avuto pressioni per dare un erede alla dinastia: quel lavoro stava per essere portato a termine. Ma non riusciva a provare alcuna soddisfazione all'idea di stare per diventare padre. Semmai, aumentava le sue preoccupazioni. Che tipo di padre sarebbe stato? Che cosa avrebbe pensato di lui, questo suo figlio ancora ignoto? E poi...<br />
Il flusso di pensieri fu interrotto dal suono del visore. Sospirando si alzò dalla poltrona per andare a mettersi alla scrivania e premette il pulsante della comunicazione. Cercò di non mostrare la sua sorpresa, vedendo il volto che appariva sullo schermo:<br />
<br />
"Vikorn... Non ci siamo appena visti?" - L'attendente dell'Imperatore era stato nella sala dell'Alto Consiglio, durante il ricevimento da cui era appena tornato. Non aveva accennato ad avvicinarsi a lui, se non per i saluti di rito.<br />
L'uomo sullo schermo scoperse i denti in un ghigno: =^= C'era troppa gente nella sala dell'Alto Consiglio per poter parlare, ambasciatore Rogal - disse l'altro - Nessun Klingon parlerebbe a bassa voce all'orecchio. La linea è sicura? =^=<br />
Rogal dette un'occhiata al lato dello schermo. Il dispositivo anti intercettazione era rimasto inserito dall'ultima conversazione che aveva avuto con Tara. Aveva dovuto dirle della gravidanza di sua moglie, e per quanto lei sapesse che era dovuta ad inseminazione artificiale... Respinse il ricordo, e si concentrò sull'altro.<br />
"Lo è abbastanza... Per qualsiasi cosa abbia da dirmi, Vikorn." - rispose.<br />
=^= Mi fido di lei e spero che lei si fiderà di me. - abbassò la voce - Voglio dimostrare la mia amicizia nei riguardi suoi e del suo casato, ambasciatore. Le anticipo una notizia che sarà presto in tutti i notiziari dell'Impero... La notizia è che i Federali hanno arrestato delle persone. Contrabbandieri di opere d'arte. Erano in possesso di<br />
materiali che sono stati razziati su un pianeta del Quadrante Gamma.=^=<br />
"E la cosa dovrebbe interessarmi?" replicò Rogal.<br />
=^=Forse dovrei aggiungere che il pianeta dal quale provenivano i reperti da noi è conosciuto come Hur'q =^= Rogal non poté reprimere un sussulto. Il ghigno di Vikorn, al di là dello schermo, si fece più accentuato. Hur'q, pensò Rogal. La gente che secoli fa saccheggiò Q'Oonos. Che portò via reperti storici, mai più ritrovati, come...<br />
"I Federali hanno trovato la Bath'leth di Kahless?"<br />
Vikorn scosse la testa: =^= No, quella non era tra i reperti ritrovati, purtroppo! Ma ci sono altre cose, che quegli scellerati rubarono dal nostro pianeta e che appartengono alla nostra storia e ai nostri clan! L'imperatore è stato informato appena questa mattina, e si è subito attivato. Ho preparato con le mie mani l'ordine dell'Imperatore di contattare le autorità della Federazione per reclamare la restituzione di quei reperti... Non manca che la sua firma. Gli Hur'q che commisero quella azione infame contro i nostri antenati non esistono più... Non per merito nostro! E adesso non ci sarà una battaglia per riavere l'onore di riportare a casa i nostri reperti, ma solo l'intervento di diplomatici e chiacchiere di avvocati... Bah! =^=<br />
"Sono uno di quei diplomatici presso i Federali" - sottolineò Rogal, secco - L'ordine dell'imperatore per trattare la restituzione dei reperti arriverà a me?"<br />
Le labbra di Vikorn si tesero fino a scoprire le gengive: =^= Proprio così. Molti sono i diplomatici che combatterebbero per avere l'onore di riportare le preziose reliquie a Q'Oonos, ma l'imperatore ha fatto esplicitamente il suo nome, Rogal... Le reliquie - sempre che siano le autentiche - sono state trovate nel Quadrante Gamma, e quindi la nave della Flotta Stellare che le sta trasportando è diretta a Deep Space 16. Lei avrà la suprema responsabilità di trattare con i rappresentanti della Federazione, di ricevere quei sacri reperti, di verificarne l'autenticità e di riportarli qui. Qui, al mondo e alle casate cui appartengono. =^=<br />
"L'imperatore mi fa un grande onore. Saprò essere all'altezza" Un lampo che Rogal non riuscì a decifrare passò nello sguardo dell'altro. Tuttavia, la sua voce assunse un tono discorsivo, lontano dall'enfasi con cui aveva parlato prima:<br />
=^= Non appena l'Imperatore lo avrà firmato, le farò avere l'ordine, insieme, naturalmente, all'elenco dei reperti che ci è stato trasmesso dalla Flotta Stellare. Q'aplà! =^=<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Bajor - Piana di Dakhur<br />
Centro di bonifica numero 4<br />
D.T. 28/06/2405</b><br /><br />
Era suonata la sirena della fine del cambio turno. Gli operai si staccarono dagli impianti, che continuavano a ingoiare terriccio avvelenato, per essere sostituiti dai colleghi del nuovo turno. Lei attese che la raggiungesse il suo sostituto. Lo salutò con un gesto stanco, quindi si incamminò in fila con gli altri verso la sala degli armadietti, dove avrebbe lasciato la tuta da lavoro e la maschera pesante che la proteggeva dai miasmi, e che faceva assomigliare tutti gli operai a una sorta di alieni insettoidi. indipendentemente dalla loro razza. Meglio così... Sembravano tutti uguali, con le maschere addosso. C'era perfino un ragazzo cardassiano, tra loro: un senza casta, che era stato abbandonato da bambino sul pianeta. Tutti conoscevano la sua storia, ma veniva tenuto a distanza e - in alcuni casi - bullizzato dagli operai anziani. Appena pochi giorni prima lo aveva visto reagire ai nuovi soprusi in maniera stanca, come se fosse rassegnato, ma un lampo di odio nei confronti dei bajoriani le aveva detto che quel ragazzo era stato sul punto di scoppiare. Chissà chi ci avrebbe rimesso di più, quando sarebbe successo. In ogni caso, anche lei lo teneva a distanza.<br />
Posò la maschera nell'armadietto, si sfilò la tuta, aspettò che una delle docce soniche ancora funzionanti fosse libera e si infilò lì sotto, per togliersi di dosso la sensazione di sporcizia che nonostante tuta e maschera le si appiccicava alla pelle. Poi si sarebbe messa qualcosa di pulito e sarebbe passata dal bancone, dove distribuivano i buoni per i replicatori alimentari agli operai che avevano completato il turno.<br />
Il punto dolente era nella parola completato. Bastava la segnalazione da parte di un sorvegliante, che indicava un operaio che si fosse assentato dal nastro trasportatore per giusto un paio di minuti - cosa che in teoria, era consentita dal contratto di lavoro - per vedersi negare il diritto al buono. Il centro di bonifica era gestito da un gruppo privato per conto del governo di Bajor. Tutte le rimostranze da parte dei sindacati nei confronti dei sistemi osservati dalla dirigenza fino a quel punto erano cadute nel nulla. Al governo bajoriano bastava che ci fossero avanzamenti nella bonifica, e non importava nulla come la società operava realmente. Roba che al confronto il Grande Negus era un benefattore, pensò lei, pescando una felpa con il cappuccio dal fondo del proprio armadietto. Era l'ultima.<br />
Avrebbe dovuto fare la lavatrice, appena arrivata all'alloggio... La indossò e si avviò verso l'uscita.<br />
<br />
La sensazione di pericolo la colse all'improvviso.<br />
<br />
Qualcuno la stava osservando.<br />
<br />
Lei, tra tutti gli operai in fila per i buoni del replicatore.<br />
Istintivamente curvò le spalle, e risalì con una mano al cappuccio per accertarsi che coprisse le sue lunghe orecchie vulcaniane. Non era l'unica aliena in quell'impianto, ed era sempre riuscita a passare praticamente inosservata. Adesso avvertiva sulla nuca il peso di uno sguardo attento. Nei primi tempi su Bajor aveva tenuto un'arma legata alla gamba destra, ma i cristalli di dilitio necessari per le cariche di energia erano difficili da trovare senza correre il rischio di incappare in spie della sicurezza, quindi aveva dovuto rinunciare a tenerla sempre pronta. Adesso, rimpiangeva di averla lasciata nel suo alloggio, con le sue preziose cariche ancora funzionanti nascoste sotto una lastra del pavimento.<br />
Continuò a seguire la fila, con la testa bassa, ma gli occhi che guizzavano intorno, in cerca della minaccia. Di fronte a lei, la schiena di un'altra operaia. A sinistra e a destra, la sequenza di vetri sporchi del passaggio sospeso sopra il nastro trasportatore.<br />
Dietro di lei... Arrischiò un'occhiata, ma incontrò solo il volto del ragazzo cardassiano, che la fissò con uno sguardo di fuoco.<br />
Tornò a guardare avanti. La fila avanzava. Si lasciò alle spalle il passaggio sospeso, arrivando nell'androne di fronte ai cancelli di uscita. L'operaia di fronte a lei passò il badge al bancone, incassò il buono e proseguì verso il cancello.<br />
Possibile che si fosse sbagliata? No, ne era sicura... Erano i federali?<br />
L'avevano trovata?<br />
Il ragazzo dietro di lei mugugnò qualcosa che preferì non capire.<br />
Stava facendo ritardare la fila. Passò a sua volta il badge, chiedendosi se avrebbe fatto suonare qualche allarme, se sarebbe stata circondata da guardie, se avrebbe dovuto stendersi a terra e aspettare il freddo delle manette ai polsi.<br />
Non successe niente.<br />
Un bip le disse che aveva preso il buono. Il cancello metallico era di fronte a lei. Forse aspettavano di fuori, per non coinvolgere civili che potevano diventare danni collaterali - eufemismo per vittime non volute di fuoco amico. Esitò, quindi attraversò il cancello.<br />
La mano sulla spalla non la colse impreparata. Afferrò le dita, le torse, quindi sferrò un colpo con il gomito verso l'alto. La mano perse presa. Approfittò per balzare in avanti, facendo un mezzo giro, e atterrò sull'impiantito già in posizione di attacco.<br />
E si bloccò.<br />
"Tu?" -<br />
Era lo stesso e insieme diverso dalla persona che aveva conosciuto tanto tempo prima. I capelli gli erano diventati quasi bianchi, le rughe intorno alla bocca si erano approfondite, accentuando la smorfia arrogante che gli era sempre stata propria.<br />
L'uomo si stava toccando il naso, lì dove il gomito aveva impattato il suo volto. La guardò senza rancore, anzi sorrise quasi con soddisfazione: "Sai... Avevo paura che dopo tutti questi anni tu non fossi più la tipa in gamba che conoscevo io..."<br />
"Ma... come...?"<br />
Le parole le si fermarono in gola. Di fronte al cancello, si stava formando un gruppo di operai appena usciti, fermi a guardarli.<br />
Bajoriani. Il cardassiano. <br />
"Vogliamo andare, T..."<br />
"Oh, sta zitto!" - sbottò. Sopra la porta dell'impianto, c'era la telecamera della sicurezza. Se di una cosa poteva essere certa, era che stavolta non sarebbe riuscita a passare inosservata.<br />
Si avvicinò all'uomo fino a sentirne forte l'odore.<br />
"Andiamo, allora... - gli sussurrò all'orecchio - Devo recuperare le mie cose dall'alloggio, prima che la sicurezza del pianeta si decida a controllare con attenzione i documenti d'identità di un'operaia che si è messa a fare a botte in strada. Grazie a te, da oggi non ho più un rifugio."<br />
Si girò. La stazione del teletrasporto pubblico era a pochi minuti a piedi da lì. Non si voltò a guardare l'uomo, sapeva che l'avrebbe seguita.<br />
"Ho un motivo molto solido, per essere venuto a cercarti" - lo sentì.<br />
I suoi passi risuonavano sull'impiantito.<br />
"Voglio sperarlo. Per te! - disse - Hai da qui alla stazione del teletrasporto per dirmelo. Dopodiché, io troverò un modo per andarmene dal pianeta. E ti dirò addio per sempre."<br />
"Ce l'ho io un modo per andartene dal pianeta. Una nave, piccola, ma comoda per un trasporto."<br />
Sospirò:<br />
"Sapevo che eri su Bajor. Mi sono fatto assumere oggi in quell'impianto apposta per trovarti. Ma dico... Proprio in un centro di bonifica dovevi nasconderti?"<br />
"Non ho trovato di meglio. Non mi hai ancora detto perché sei venuto a cercarmi. E la stazione di teletrasporto è proprio qui davanti"<br />
Si sentì afferrare. L'uomo la obbligò a fermarsi e a guardarlo dritto negli occhi. Non sorrideva più: "Ho bisogno della tua... come chiamarla? Capacità con le serrature e con<br />
gli allarmi. Avrai abbastanza latinum per comprarti una nave per conto tuo e andartene in qualche buco in fondo al Quadrante, se lo vorrai. Ma devi venire con me oggi."<br />
"Un colpo, insomma... Ma io non faccio più cose del genere. Da anni" <br />
"Lo farai, se sei ancora la donna che io conoscevo."<br />
"Perché?"<br />
"Perché dei nostri amici sono finiti in gabbia. Gabbie federali"<br />
Sbuffò: "Non cercare di prendermi in giro. Non ti è mai importato niente di quelli dei nostri che finivano nelle prigioni della Federazione"<br />
"E va bene. Ma con loro, avevano delle cose. Cose per cui qualcuno mi ha già pagato e che non posso sostituire. Devo a tutti i costi recuperare quei maledetti affari che i federali hanno sequestrato, e darli al tipo che mi ha reclutato."<br />
"Come se non ti fosse mai capitato di prendere il latinum di un tizio e partire verso l'ignoto... Non hai detto che hai una nave?"<br />
"Non posso farlo. Non con questo tizio - calcò la voce sulle due ultime parole - Non stavolta. La mia pelle non varrebbe più niente se provassi a tirare un bidone. Senti: so che le cose saranno portate su Deep Space 16, insieme ai nostri amici che dovranno essere spediti in una prigione, in attesa di essere giudicati..."<br />
"Su una base della Flotta Stellare!" - alzò gli occhi al cielo - Ma dico..."<br />
"Come hai giustamente ricordato tu, sono passati degli anni. Nessuno ti è venuto a cercare, no? E non dirmi che la Federazione dei Pianeti Uniti non aveva le risorse per darti la caccia, se avesse voluto. Come ti ho trovato io, avrebbero potuto farlo anche loro."<br />
"Può darsi. Ma mi cercheranno di nuovo, se farò un colpo su una Base della Flotta Stellare"<br />
"E allora... Posso offrirti qualcosa che non puoi permetterti di rifiutare. Un nuovo rifugio, dopo il colpo"<br />
"Un nuovo rifugio? E dove?"<br />
L'uomo si avvicinò, fino quasi ad abbracciarla. Fu quasi investita dal suo acuto odore umano.<br />
"Su un pianeta dell'Impero Klingon..." - le sussurrò all'orecchio. Appoggiò il capo sulla spalla dell'altro, riflettendo. Qualcuno che li avesse visti, avrebbe forse pensato alla riconciliazione di due amanti dopo un litigio. Forse...<br />
Ma di nuovo, avvertì su di sé il peso di uno sguardo. Oltre la spalla dell'uomo, qualcuno li aveva visti, li aveva seguiti. Forse, aveva colto qualcosa della loro conversazione.<br />
<br />
Korda, pensò. Il ragazzo cardassiano.</JUSTIFY><br /><br />Autore: Ambasciatore Federale T'Lani <br /><br />]]></description>
            <author>Ambasciatore Federale T'Lani </author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 23 Jul 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>30-12 Pacchetto dati</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=209&amp;viewlog=12</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Starbase DS16 Gamma<br />
Sala controllo<br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 09:25</b><br /><br />
Il raggio di plasma concentrato di Kiristalis continuava a martellare implacabilmente gli scudi della nave nemica, mentre i dati sui sensori mostravano una crescita esponenziale della temperatura. Aymane osservava affascinato quella danza mortale tra la creatura e i sintetici, ma sapeva che non potevano limitarsi a fare da spettatori.<br />
 <br />
"Capitano!" lo scienziato si voltò verso di lui con urgenza "La temperatura degli scudi nemici ha raggiunto livelli critici! Stimerei non più di sessanta secondi prima del collasso termico!"<br />
"Perfetto" Aymane premette il comunicatore "DS16 a tutte le navi: preparatevi al fuoco concentrato. Obiettivo: propulsori e generatori di energia. Voglio quella nave disabilitata, non distrutta."<br />
 <br />
La risposta dell'ambasciatore Rogal risuonò immediatamente nelle comunicazioni =^=Capitano, perché non annientarli del tutto? Questi bastardi meritano solo la morte!=^=<br />
"Ambasciatore, abbiamo bisogno di almeno un loro esemplare per testare il virus. Se li distruggiamo tutti, non avremo mai la certezza che la nostra soluzione funzioni."<br />
Un ringhio di frustrazione echeggiò dalle comunicazioni, seguito da un riluttante =^=Compreso. I Klingon colpiranno i propulsori=^=<br />
Sullo schermo, la nave dei sintetici sembrava un pesce in una rete: intrappolata dall'attacco continuo di Kiristalis, con gli scudi che stavano raggiungendo il punto di rottura. Improvvisamente, una serie di esplosioni secondarie illuminò lo scafo nemico.<br />
"Hanno disattivato gli scudi!" gridò il tattico "La nave è vulnerabile!"<br />
"Fuoco!" ordinò Aymane.<br />
L'intero spazio attorno alla DS16 si illuminò come una supernova. I phaser della Stormbreaker, i disgregatori klingon e perfino le armi della base aprirono il fuoco simultaneamente. I raggi di energia si concentrarono sui punti vitali del vascello nemico con precisione chirurgica.<br />
La nave dei sintetici, privata dei suoi scudi protettivi, subì l'impatto devastante. Esplosioni multiple crepitarono lungo lo scafo, mentre i propulsori si spegnevano uno dopo l'altro in una cascata di scintille e plasma vaporizzato.<br />
"Bersaglio neutralizzato!" annunciò il tattico "Propulsori offline, generatori di energia al minimo, sistemi d'arma disattivati!"<br />
 <br />
Aymane sorrise, ma la sua soddisfazione durò poco. Un allarme stridente riempì la sala controllo.<br />
"Capitano! Sto rilevando una seconda nave che emerge dal tunnel spazio-temporale!"<br />
 <br />
Sullo schermo apparve un'altra silhouette sinistra, identica alla prima ma con gli scudi già attivi e le armi cariche.<br />
"E non è finita qui" aggiunse l'addetto ai sensori con voce tesa "Ne stanno arrivando altre tre!"<br />
In pochi minuti, lo spazio di fronte alla DS16 si trasformò in un campo di battaglia. Cinque navi dei sintetici si disposero in formazione d'attacco, mentre Kiristalis si ritrasse faticosamente dietro la stazione, il suo corpo che pulsava debolmente dopo lo sforzo prolungato.<br />
 <br />
=^=Capitano Aymane=^= la voce metallica dell'Archiscienziato risuonò ancora una volta =^=Avete distrutto una delle nostre unità, ma ne abbiamo molte altre. La vostra resistenza è inutile. Tuttavia, riconosciamo che potreste avere qualche valore scientifico. Ci teletrasporteremo sulla vostra stazione per raccogliere campioni prima di procedere con la sterilizzazione completa=^=<br />
"Maledizione!" Aymane colpì il bracciolo della poltrona "Non possiamo fermare cinque navi contemporaneamente!"<br />
=^=Stormbreaker a DS16=^= la voce di Rerin interruppe i suoi pensieri cupi =^=Capitano, il nostro virus è pronto. Il comandante Keane dice che può trasmetterlo attraverso i nostri sistemi di comunicazione durante un collegamento diretto. Abbiamo solo bisogno che almeno uno di loro si connetta ai nostri computer=^=<br />
Gli occhi di Aymane si illuminarono "Il teletrasporto! Se cercano di materializzarsi sulla stazione, dovranno interfacciarsi con i nostri sistemi per trovare le coordinate!"<br />
=^=Esatto. È la nostra unica possibilità=^=<br />
Aymane premette nuovamente il comunicatore, questa volta su un canale riservato ai Klingon "Ambasciatore Rogal, ho bisogno di un favore molto particolare..."<br />
 <br />
 <br />
 <br />
<br /><b>U.S.S. Stormbreaker  <br />
Plancia  <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 09:35</b><br /><br />
Rerin osservava nervosamente il display tattico mentre le cinque navi nemiche si disponevano in formazione. La prima nave, quella danneggiata, galleggiava immobile ma le altre quattro si stavano posizionando strategicamente attorno alla stazione.<br />
"Capitano" Keane si avvicinò all'andoriano con un PADD stretto in mano "Il virus è pronto per la trasmissione. L'ho chiamato 'Pacchetto Empatia'. Una volta caricato nei loro sistemi, dovrebbe iniziare a riscrivere la loro matrice neurale per includere un sottoprocessore emozionale basato sui nostri modelli comportamentali."<br />
"Quanto tempo serve per l'installazione completa?"<br />
"Se tutto va bene, circa tre minuti. Ma c'è un problema: il virus deve essere trasmesso attraverso una connessione diretta. Non possiamo semplicemente trasmetterlo via radio."<br />
Rerin annuì pensieroso "Il capitano ha detto che si teletrasporteranno sulla stazione. È la nostra occasione."<br />
 <br />
=^=Stormbreaker, qui ambasciatore Rogal=^= la voce del Klingon risuonò nelle comunicazioni =^=Le vostre tattiche sono troppo elaborate per i miei gusti, ma ammetto che potrebbero funzionare. I miei guerrieri sono pronti. Lasceremo che si teletrasportino, poi li accoglieremo come meritano=^=<br />
"Ambasciatore, ricordi: abbiamo bisogno che almeno uno di loro rimanga integro abbastanza a lungo perché il virus si diffonda completamente."<br />
=^=Bah! Voi e le vostre complicazioni tecniche! Va bene, cercheremo di non danneggiarli troppo... almeno inizialmente=^=<br />
Sullo schermo principale, le navi nemiche presero posizione. Improvvisamente, fasci luminosi iniziarono a scendere verso vari punti della stazione.<br />
"Inizia il teletrasporto!" annunciò Tara "Rilevo sei... no, otto... dodici contatti che si materializzano sulla DS16!"<br />
"Il piano funziona" mormorò Rerin "Keane, appena rileva l'interfacciamento con i nostri sistemi, trasmetta il virus."<br />
 <br />
 <br />
 <br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma  <br />
Livello 7 - Sezione Commerciale  <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 09:38</b><br /><br />
Il primo gruppo di sintetici si materializzò nella sezione commerciale della stazione con una precisione inquietante. Le loro divise argentate riflettevano la luce delle luci di emergenza rosse, mentre i loro occhi vitrei scrutavano metodicamente l'ambiente circostante.<br />
"Settore sicuro" annunciò uno di loro con voce meccanica "Iniziare la raccolta di campioni biologici."<br />
Si divisero in due gruppi, muovendosi con efficienza robotica attraverso i corridoi deserti. Non sapevano che ogni loro passo era monitorato, che ogni loro movimento veniva analizzato e che, soprattutto, la loro connessione ai sistemi della stazione aveva appena aperto una porta che non avrebbero mai dovuto varcare.<br />
Sulla Stormbreaker, Tara Keane sorrideva guardando il suo display "Connessione stabilita! Il virus è in trasmissione!"<br />
 <br />
 <br />
 <br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma  <br />
Livello 12 - Quartieri dell'Ambasciatore Klingon  <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 09:40</b><br /><br />
Il secondo gruppo di sintetici si materializzò direttamente nei quartieri diplomatici klingon, probabilmente attratti dalle concentrazioni di forme di vita che i loro sensori avevano rilevato. Quello che non si aspettavano era di trovarsi faccia a faccia con venti guerrieri klingon in assetto da combattimento.<br />
"Qapla'!" ruggì Rogal, brandendo la sua bat'leth "Finalmente un vero combattimento!"<br />
I sintetici, con la loro logica implacabile, valutarono immediatamente la situazione: otto unità sintetiche contro venti guerrieri biologici in uno spazio ristretto. Le probabilità erano a loro favore.<br />
Si sbagliavano.<br />
 <br />
Il primo androide sollevò quello che sembrava essere un'arma energetica, ma prima che potesse fare fuoco, la lama dell'ambasciatore gli tranciò il braccio con un movimento fluido. Il rumore stranamente organico dell'arto che colpiva il pavimento risuonò nei corridoi.<br />
"Per Gorgath III!" gridò uno dei guerrieri, scagliandosi contro un altro sintetico con un d'k tahg lampeggiante.<br />
I sintetici reagirono immediatamente, la loro velocità di calcolo permettendo loro di coordinare perfettamente gli attacchi. Ma i Klingon non combattevano con la logica: combattevano con furia, onore e secoli di esperienza bellica.<br />
Il combattimento si trasformò rapidamente in un balletto mortale di lame ed energia. I sintetici erano più forti e più veloci, ma i Klingon erano imprevedibili, feroci e soprattutto esperti nell'uso delle armi bianche.<br />
"Resistete!" ruggì Rogal, mentre parava un colpo che avrebbe potuto decapitarlo "Devono restare attivi ancora per due minuti!"<br />
 <br />
 <br />
 <br />
<br /><b>U.S.S. Stormbreaker  <br />
Plancia  <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 09:48</b><br /><br />
"Capitano!" Keane gridò dalla sua postazione "Il virus sta incontrando resistenza! I loro sistemi di sicurezza sono più sofisticati di quanto pensassi!"<br />
Rerin si voltò verso di lei con preoccupazione "Può aggirare le protezioni?"<br />
"Sto provando, ma ho bisogno di più tempo! I loro firewall si stanno adattando in tempo reale!"<br />
Sullo schermo tattico, le navi nemiche iniziarono a muoversi, avvicinandosi pericolosamente alla stazione.<br />
"Signore!" il tattico alzò la voce "Le navi stanno caricando le armi! Sembrano prepararsi per un bombardamento!"<br />
"Non possiamo permetterglielo" Rerin premette il comunicatore "Tutte le navi, fuoco di sbarramento sulle unità nemiche! Obiettivo: distrarle dai sistemi di teletrasporto!"<br />
 <br />
L'intero spazio attorno a DS16 si illuminò nuovamente, mentre la flotta improvvisata di Federazione e Klingon iniziò un assalto coordinato contro le navi nemiche. Gli scudi dei sintetici ressero all'impatto, ma l'attacco ebbe l'effetto desiderato: le navi dovettero dirottare energia dalle operazioni di teletrasporto per rinforzare le difese.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma  <br />
Livello 12 - Quartieri dell'Ambasciatore Klingon  <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 09:52</b><br /><br />
La battaglia nei quartieri klingon aveva raggiunto un'intensità feroce. Tre sintetici erano stati disabilitati, ma anche cinque guerrieri klingon erano stati feriti. Rogal stesso aveva una profonda ferita sulla spalla sinistra, ma continuava a combattere con rinnovata furia.<br />
"Quanto ancora?" ruggì mentre schivava un pugno che avrebbe potuto fracassargli il cranio.<br />
=^=Ancora sessanta secondi!=^= la voce di Keane risuonò nelle comunicazioni =^=Il virus sta penetrando nei loro sistemi principali!=^=<br />
Uno dei sintetici, quello che sembrava essere il loro leader, si fermò improvvisamente nel mezzo del combattimento. I suoi occhi vitrei iniziarono a lampeggiare in modo erratico.<br />
"Unità 7-Alpha, rapporto di stato" disse con voce meccanica. "Sto... io sto..." l'androide designato come 7-Alpha si portò le mani alla testa "Che cosa mi sta succedendo?"<br />
Per la prima volta nella loro esistenza, nella voce di un sintetico c'era qualcosa che assomigliava alla paura.<br />
 <br />
 <br />
 <br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma  <br />
Sala controllo  <br />
D.T. 19/06/2404 - contemporaneamente</b><br /><br />
"Keane!" Aymane gridò nel comunicatore "Rapporto sullo stato del virus!"<br />
=^=Sta funzionando, Capitano! Il virus si è diffuso attraverso la loro rete di comunicazione interna! Tutti i sintetici collegati stanno ricevendo l'aggiornamento comportamentale!=^=<br />
Sullo schermo principale, Aymane poté vedere qualcosa di straordinario accadere. Le navi nemiche, che fino a quel momento si muovevano con precisione meccanica, iniziarono a esitare nei loro movimenti. I loro schemi di volo divennero erratici, quasi... indecisi.<br />
"Sta succedendo qualcosa alle loro navi" osservò il tattico "I loro movimenti non seguono più schemi tattici logici."<br />
 <br />
 <br />
 <br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma  <br />
Livello 12 - Quartieri dell'Ambasciatore Klingon  <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 10:02</b><br /><br />
La trasformazione nei sintetici fu drammatica e immediata. L'androide 7-Alpha si accasciò in ginocchio, il suo corpo che tremava incontrollabilmente.<br />
"Io... io sento..." la sua voce si incrinò in modo che non avrebbe dovuto essere possibile per una macchina "No... No! Statemi lontano!" attorno a lui gli organici che fino a quel momento sembravano solo creature difficili da analizzare, divennero improvvisamente demoni sanguinari pronti a cibarsi dei suoi circuiti.<br />
Gli altri sintetici iniziarono a mostrare segni simili. Alcuni si portarono le mani alle teste, altri iniziarono a tremare. Il loro leader, che aveva combattuto con spietata efficienza, ora guardava le sue mani macchiate di sangue klingon con quello che poteva essere solo descritto come orrore.<br />
 <br />
"Che cosa abbiamo fatto?" sussurrò "Che cosa abbiamo fatto a Gorgath III?"<br />
Rogal, ancora con la bat'leth in pugno, si avvicinò cautamente al sintetico leader. "Ora capisci" disse con voce grave "Ora capisci il peso delle vostre azioni."<br />
Il sintetico alzò lo sguardo verso il Klingon, e nei suoi occhi vitrei c'era qualcosa che non c'era mai stato prima: lacrime metalliche che scivolavano lungo le sue guance artificiali.<br />
"Il dolore... è così intenso. Come fate voi esseri organici a sopportarlo?"<br />
"Lo sopportiamo" rispose Rogal, abbassando lentamente la sua arma "perché ci rende più forti. Ci rende più onorevoli."<br />
 <br />
 <br />
 <br />
<br /><b>Spazio circostante DS16 Gamma  <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 10:12</b><br /><br />
Nelle navi nemiche, la rivoluzione emotiva stava avvenendo su scala ancora più grande. Equipaggi interi di sintetici si trovavano improvvisamente bombardati da sensazioni che non avevano mai sperimentato: empatia, rimorso, paura, e soprattutto, per la prima volta nella loro esistenza, il terrore della propria mortalità.<br />
La nave ammiraglia nemica iniziò a trasmettere su tutte le frequenze:<br />
=^=Cosa... cosa ci avete fatto? Io posso sentire... posso sentire il dolore di ogni essere vivente che abbiamo eliminato. È insopportabile!=^=<br />
Sulla Stormbreaker, Rerin osservava incredulo i dati dei sensori. "Le navi nemiche hanno cessato ogni attività ostile. I loro sistemi d'arma sono stati disattivati volontariamente."<br />
Keane sorrise con soddisfazione "Il virus ha funzionato perfettamente. I loro processori emozionali stanno elaborando secoli di azioni compiute senza considerazione per il dolore altrui. Stanno letteralmente vivendo tutto il dolore che hanno causato."<br />
 <br />
 <br />
 <br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma  <br />
Sala controllo  <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 10:14</b><br /><br />
Aymane guardava affascinato la trasformazione che stava avvenendo sotto i suoi occhi. Le navi nemiche, che pochi minuti prima rappresentavano una minaccia mortale, ora sembravano galleggiare nello spazio come giganti addolorati.<br />
"Aprite un canale con la nave ammiraglia" ordinò.<br />
Quando il collegamento fu stabilito, sullo schermo apparve il volto dell'Archiscienziato, ma non era più la maschera inespressiva di prima. I suoi tratti artificiali erano contratti in un'espressione di profondo tormento.<br />
=^=Capitano Aymane=^= la sua voce tremava =^=Che cosa ci avete fatto? Io... io ricordo ogni vita che abbiamo spento. Ogni grido di dolore. Ogni supplica ignorata.=^=<br />
"Perché ora capite" rispose Aymane con gentilezza "Quello che state provando ora è ciò che ogni essere senziente prova quando vede soffrire i propri simili. È empatia."<br />
=^=È... è orribile. E meraviglioso allo stesso tempo. Non capisco come sia possibile=^=<br />
"È questa la natura dell'emozione" spiegò Aymane "È complessa, contraddittoria, a volte dolorosa. Ma è anche ciò che ci rende vivi."<br />
L'Archiscienziato si coprì il volto con le mani metalliche. =^=Dobbiamo andare via. Dobbiamo tornare nel nostro universo e... e cercare di rimediare a quello che abbiamo fatto. Ma come si può rimediare a tanta distruzione?=^=<br />
 <br />
 <br />
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<br /><b>Spazio circostante DS16 Gamma  <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 10:18</b><br /><br />
Mentre le navi dei sintetici si preparavano per la ritirata, qualcosa di inaspettato accadde. Kiristalis, che era rimasta in silenzio dietro la stazione, si mosse lentamente verso le navi nemiche.<br />
La sua voce risuonò ancora una volta nelle menti di tutti i presenti, ma questa volta c'era qualcosa di diverso, qualcosa di più forte:<br />
=^=Per eoni la mia specie ha scelto la fuga. Ci siamo nascosti dalle minacce, abbiamo evitato i conflitti, abbiamo permesso ad altri di soffrire pur di preservare la nostra esistenza pacifica. Ma oggi ho imparato qualcosa di nuovo=^=<br />
La creatura si fermò di fronte alla nave ammiraglia, il suo corpo che pulsava di una luce intensa.<br />
=^=Ho imparato che a volte, per proteggere ciò che si ama, bisogna essere disposti a combattere. Ho imparato che la pace non è sempre possibile senza la forza per difenderla=^=<br />
L'Archiscienziato guardò stupito la gigantesca creatura che si frapponeva tra le sue navi e il tunnel dimensionale.<br />
=^=Voi avete causato sofferenze incalcolabili=^= continuò Kiristalis =^=E anche se ora provate rimorso, le vostre vittime sono morte. Il loro dolore non può essere cancellato. Ma voi... voi potete cambiare. Potete diventare qualcosa di diverso=^=<br />
=^=Che cosa volete da noi?=^= chiese l'Archiscienziato con voce spezzata.<br />
=^=Voglio che torniate nel vostro universo. Voglio che utilizziate la vostra nuova comprensione per ricostruire, per creare anziché distruggere. E voglio che sappiate questo: la mia specie non si nasconderà più. Diventeremo i guardiani del vostro universo=^=<br />
Un silenzio stupito calò su tutta la flotta.<br />
=^=Insegnerò ai miei simili quello che ho imparato oggi. Impareremo a combattere, a difendere, a proteggere. E se mai doveste perdere di nuovo la vostra empatia, se ciò che vi sta cambiando dovesse essere sconfitto dai vostri sistemi, noi saremo lì ad aspettarvi=^=<br />
L'Archiscienziato fissò la creatura con reverenza mista a terrore. =^=Voi... voi diventereste i nostri carcerieri?=^=<br />
=^=No=^= rispose Kiristalis con fermezza =^=Diventeremo i vostri insegnanti. Vi mostreremo la via della compassione ogni volta che la dimenticherete. Ma se necessario, saremo anche i vostri giudici=^=<br />
 <br />
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<br /><b>Starbase DS16 Gamma  <br />
Sala controllo  <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 10:20</b><br /><br />
Aymane osservava la scena con profonda commozione. Quello a cui stava assistendo era molto più di una vittoria militare: era una trasformazione, una rinascita.<br />
"Capitano" l'addetto alle comunicazioni lo richiamò "Le navi nemiche stanno attivando i loro sistemi di propulsione dimensionale."<br />
Sullo schermo, l'Archiscienziato si rivolse un'ultima volta a loro:<br />
=^=Capitano Aymane, non posso cancellare le atrocità che abbiamo commesso. Ma posso promettervi che useremo questa nuova comprensione per costruire qualcosa di migliore. Il dolore che proviamo ora sarà il nostro promemoria costante del valore di ogni vita=^=<br />
"Ve lo auguro sinceramente" rispose Aymane "E ricordate: l'empatia non è solo sentire il dolore degli altri. È anche sentire la loro gioia, la loro speranza, il loro amore. Avete ancora molto da imparare."<br />
=^=Lo faremo. Grazie per averci donato la possibilità di provare. Anche se ora fa male, comprendo che senza questo dolore non potremmo mai apprezzare veramente la bellezza della vita=^=<br />
Le cinque navi dei sintetici iniziarono lentamente a muoversi verso il tunnel dimensionale, ma il loro movimento era diverso da prima. Non era più la precisione meccanica di macchine da guerra, ma il movimento incerto di esseri che stanno imparando a sentire.<br />
Kiristalis le seguì a distanza rispettosa, come una sentinella che li scortasse verso casa.<br />
=^=Non dimenticate=^= fu l'ultimo messaggio della creatura =^=Da ora in poi, ogni universo sarà sotto la nostra protezione. La pace attraverso la vigilanza, la compassione attraverso la forza=^=<br />
 <br />
 <br />
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<br /><b>Starbase DS16 Gamma  <br />
Ufficio del Capitano  <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 12:30</b><br /><br />
Alcune ore dopo, quando il tunnel dimensionale si fu richiuso e lo spazio attorno a DS16 era tornato silenzioso, Aymane si trovava nel suo ufficio insieme ai suoi ufficiali superiori e agli ambasciatori.<br />
"È difficile credere che sia finita" disse Rerin, ancora incredulo "Chi avrebbe mai pensato che un virus informatico potesse porre fine a una guerra prima ancora che iniziasse veramente?"<br />
"Non è stato il virus a fermare la guerra" intervenne T'Lani con la sua solita saggezza vulcaniana "È stata l'empatia. Il virus ha semplicemente permesso loro di accedere a qualcosa che era sempre stato dentro di loro, ma che la loro programmazione originale aveva soppresso."<br />
Rogal, con il braccio ancora fasciato ma lo spirito combattivo intatto, annuì rispettosamente "Devo ammettere che il vostro approccio è stato... efficace. Anche se avrei preferito risolverla con più sangue versato."<br />
"Il sangue è già stato versato, ambasciatore" disse Durani con voce grave "Su Gorgath III e chissà in quanti altri luoghi. Ora almeno hanno la possibilità di fermarlo."<br />
Bly sorrise maliziosamente "Devo dire che vedere degli androidi piangere è stata un'esperienza... surreale. Non credevo fosse possibile."<br />
"Tutto è possibile quando si tratta di emozioni" osservò Aymane "Anche per le macchine, a quanto pare."<br />
 <br />
Un segnale dal comunicatore interruppe le loro riflessioni. Era l'ingegnere capo dalla sala di controllo.<br />
=^=Capitano, ho completato l'analisi dei dati raccolti durante l'infezione virale. Credo che il nostro 'Pacchetto Empatia' abbia fatto molto di più di quanto sperassimo=^=<br />
"In che senso?" chiese Aymane.<br />
=^=Il virus non si è limitato a installare un processore emozionale. Ha letteralmente riscritto la loro percezione della realtà. Ora percepiscono ogni forma di vita come preziosa, ogni atto di violenza come una ferita alla propria anima. È una trasformazione profonda e, secondo i miei calcoli, irreversibile=^=<br />
"Irreversibile?" Rerin alzò un sopracciglio.<br />
=^=Il virus ha creato loop di feedback neurali che si autorinforzano. Più provano empatia, più diventano empatici. È un processo che si alimenta da solo=^=<br />
Aymane sorrise "Quindi non c'è rischio che tornino alle loro vecchie abitudini?"<br />
=^=Praticamente impossibile. Anzi, col tempo diventeranno probabilmente più compassionevoli di molti noi esseri organici=^=<br />
 <br />
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<br /><b>Starbase DS16 Gamma  <br />
Ponte di osservazione  <br />
D.T. 20/06/2404 - Ore 18:00</b><br /><br />
Il giorno seguente, Aymane si trovava sul ponte di osservazione della stazione, guardando le stelle attraverso l'ampia vetrata. Accanto a lui, Rerin teneva in braccio la piccola Isaryel, che sembrava affascinata dalle luci che danzavano nello spazio.<br />
"È strano pensare che là fuori, in un altro universo, una guerra è appena finita senza che quasi nessuno se ne accorgesse" disse Rerin pensierosamente.<br />
"Forse è così che dovrebbero finire tutte le guerre" rispose Aymane "Non con esplosioni e distruzione, ma con comprensione e cambiamento."<br />
"Crede davvero che i sintetici manterranno la loro promessa? Che useranno la loro nuova empatia per il bene?"<br />
Aymane osservò una nave cargo che si allontanava lentamente dalla stazione "Credo che ora non abbiano altra scelta. L'empatia, una volta acquisita, non può essere ignorata. Loro sentiranno sempre il peso delle loro azioni."<br />
"E Kiristalis? Pensa che la sua specie diventerà davvero i guardiani di quell'universo?"<br />
"Quello che è successo qui ha cambiato tutti noi" rifletté Aymane "Kiristalis ha scoperto che la pace a volte richiede la forza per essere preservata. I suoi simili impareranno che non possono più rimanere neutrali di fronte al dolore di altri."<br />
Isaryel emise un gridolino felice, tendendo le manine verso le stelle, e Rerin sorrise "Almeno lei crescerà in un universo un po' più sicuro."<br />
"Sì" annuì Aymane "Un universo dove anche le macchine hanno imparato ad amare."<br />
In lontananza, nei pressi del tunnel dimensionale ormai chiuso, una flebile luminescenza continuava a pulsare, come un faro che vegliasse silenzioso sui confini tra i mondi. Era un promemoria, una garanzia che qualcuno stava sempre guardando, sempre proteggendo, sempre ricordando il valore inestimabile di ogni singola vita.<br />
La guerra era finita prima di iniziare, vinta non con le armi ma con il dono più prezioso dell'universo: la capacità di sentire, di comprendere, di amare.<br />
E in quell'universo di silicio e circuiti, milioni di cuori artificiali battevano ora all'unisono con il ritmo dell'empatia, imparando finalmente cosa significasse essere veramente vivi.</JUSTIFY><br /><br />Autore: Capitano Steje Aymane<br /><br />]]></description>
            <author>Capitano Steje Aymane</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Sat, 14 Jun 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>30-11 Guerre transdimensionali</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=209&amp;viewlog=11</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Starbase DS16 Gamma<br />
Sala Riunioni<br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 09:00</b><br /><br />
Il silenzio nella sala riunioni era denso, quasi palpabile, interrotto solo dal leggero fruscio del padd tra le mani di Aymane. Attorno al tavolo, gli ufficiali superiori della base formavano un cerchio teso, insolitamente affiancati dalle figure composte dell'ambasciatrice vulcaniana T'Lani e dell'ambasciatore klingon Rogal, circondato da un nucleo ristretto delle loro guardie del corpo. Il volto di Aymane, di solito così espressivo, appariva ora una maschera di cera, gli occhi fissi su qualcosa sullo schermo del suo dispositivo. Nonostante il suo sforzo per mantenere un'apparenza calma, una vibrazione di furia intensa pulsava distintamente nella mente di ogni telepate presente, crescendo come una marea in quel trill controllato. Alla fine, con un sospiro appena percettibile, il capitano sollevò lo sguardo, scrutando i volti riuniti. "Siamo qui," annunciò, la voce ferma ma carica di un'ombra di determinazione, "per definire un piano operativo che ponga fine, una volta per tutte, alla minaccia di quegli esseri." Un'onda di sorpresa invase la mente dei presenti. Certo, era palese che i sintetici non avessero riscosso simpatia da parte di nessuno sulla base, ma l'idea di fermarli una volta per tutte non era ancora stata proposta da nessuno.<br />
<br />
Rogal ruppe il silenzio con un grugnito scettico. "Ah, sì? E immaginate di farlo con quella sottospecie di virus che dovrebbe instillare empatia in quelle... forme di vita?" Un sopracciglio si inarcò, il suo sguardo saettò tra i presenti. "Questo non è il modo dei Klingon. Noi preferiamo affrontare i nostri nemici a viso aperto, con la forza delle nostre lame. Per questo, non comprendo appieno il motivo di questo invito." Aymane chiuse gli occhi per un istante, cercando tra le parole quelle che potessero colmare il divario culturale e la diffidenza del Klingon. Ma la verità era semplice e diretta. Riaprì gli occhi, fissando l'ambasciatore. "Siete qui, ambasciatore Rogal, perché questa non è la prima volta che il vostro popolo si imbatte in esseri simili." Sollevò una mano, un gesto che troncò sul nascere l'obiezione che stava per erompere dalle labbra del Klingon. "Non in questo universo, no. Ma nell'universo in cui la nostra nave è stata trascinata... lì, i Klingon li hanno conosciuti. E quell'incontro non fu certo una visita di pace." Con un cenno impercettibile a Durani, indicò il monitor principale. "Gli mostri il filmato." Appena il filmato venne trasmesso sul monitor, un sussulto collettivo percorse i Klingon. Riconobbero all'istante il loro insediamento su Gorgath III, ora ridotto ad uno scheletro fumante. Le scene di devastazione, i corpi klingon straziati in modi innominabili, ammutolirono la sala. Anche quando il video si interruppe, lasciando sullo schermo un'eco spettrale di quelle atrocità, tutti rimasero immobili, gli occhi ancora imprigionati in quell'orrore vivido. Fu il suono brutale di ceramica che si frantumava sotto una stretta poderosa a strapparli da quella paralisi. "Quelle immagini sono false!" ruggì Rogal, sbattendo una mano sul duralluminio del tavolo lasciando un'impronta di sangue. Nonostante lei fosse quella che aveva già visto quel filmato Durani ancora faticava a riuscire a contenere la sua rabbia. Portò lo sguardo sull'ambasciatore. "Ho ricevuto questo video direttamente dal Cancelliere," dichiarò con voce ferma, "non ho alcun motivo per dubitare della sua veridicità." Rogal balzò in piedi con la rapidità di un predatore, con passi pesanti si portò un attimo di fronte a Durani. Sorpresa dalla furia improvvisa dell'ambasciatore, la klingon, si alzò facendo un passo indietro, i suoi occhi si strinsero in fessure. Nonostante la paura potesse serpeggiare per un istante, la sua postura rimase eretta, il mento leggermente sollevato in un tacito atto di sfida.<br />
<br />
"Ambasciatore Rogal," la sua voce era ferma, sebbene un filo di tensione la percorresse. Non si lasciò intimorire dalla sua mole o dal ringhio sommesso "Comprendo e condivido la vostra ira. Io come voi bramo il sangue di quelli che hanno osato tanto" mostrando i denti in postura da difesa<br />
<br />
Rogal ringhiò verso la donna scoprendo le zanne "Voglio sapere ogni particolare" "Sono arrivati... sfruttando una di quelle creature," la voce di Durani era tesa, carica di un dolore trattenuto. "In nome di una scienza, hanno seviziato e torturato l'intera colonia, senza distinzione di età. Coloro che hanno trovato la morte sono stati i più fortunati. Gli altri..." la sua voce si incrinò, "...gli altri non sono più Klingon. Le loro menti, i loro corpi, il loro onore... tutto è stato annientato." "NO!" Bly sbatté un pugno sul tavolo, il metallo vibrò sotto l'impatto. "Quella non è scienza! Nessuna ricerca può giustificare una simile atrocità!" indicò lo schermo spento con disprezzo. "Sono solo dei bastardi e devono essere fermati!" Rogal ignorò Bly, gli occhi ancora fissi su Durani. "Perché? Perché non li hanno fermati? Perché non li hanno distrutti?" la sua voce era un misto di rabbia e disperazione. Durani scoprì le labbra in un ringhio carico di frustrazione. "Perché quei codardi sono fuggiti. Si sono dileguati in un altro universo." "Rimandalo!" tuonò Rogal, indicando il monitor con un gesto imperioso. "Rimanda quel filmato!" Poi, con passi pesanti e carichi di vendetta, si piantò di fronte allo schermo, fissandolo con un'intensità feroce, iniziando a vomitare una litania di insulti gutturali in klingon, culminando in un pugno che sfondò il cristallo con un fragore sordo. "Devono essere distrutti." Rerin sentiva il suo sangue andoriano ribollire, le antenne fremettero leggermente. Strinse i pugni con forza, aggrappandosi alla sua proverbiale calma. "Perché? Perché compiere un atto così barbaro?" "Per una guerra" rispose T'Lani, la cui compostezza vulcaniana contrastava nettamente con l'agitazione febbrile della stanza. Il padd con il rapporto su Gorgath III era ancora stretto nella sua mano. Sentendosi osservata, lo depose con lentezza e si alzò. "Studiano il nemico. Dal resoconto che ho letto, le loro azioni vanno ben oltre la semplice tortura. Hanno analizzato le loro vittime, cercando il modo più efficiente per annientarle, minimizzando le risorse. Si stanno preparando a una guerra contro ogni forma di vita organica" osservò i dati proiettati sulla parete "Inizio a intravedere un metodo. Hanno scelto quella colonia perché era una delle più isolate dell'Impero. I soccorsi sarebbero arrivati troppo tardi. Probabilmente si sono presentati come studiosi innocui, interessati alla loro cultura, e poi li hanno... sezionati" il suo sguardo si posò sugli altri "Non vi ricorda qualcosa?" "Noi" sussurrò Aymane, dando voce al terrore che serpeggiava nella mente di tutti. Poi si rivolse a Keane "A che punto è il virus che volevamo testare?" Keane sospirò, un velo di preoccupazione nei suoi occhi "Grazie all'ambasciatrice" indicò T'Lani con un cenno, "ho identificato uno schema neurale che potremmo sfruttare per iniettare... l'aggiornamento, diciamo. La programmazione in sé non dovrebbe essere complessa. Il problema è la scalabilità. Possiamo agire su pochi individui, ma una diffusione di massa richiederebbe più tempo di quanto loro impiegheranno ad adattarsi" passò un padd ai colleghi, i dati che scorrevano sullo schermo un presagio inquietante. Il tenente Xar fece scorrere i dati sul padd, le labbra strette in una sottile linea di preoccupazione, le sopracciglia leggermente aggrottate. "Mhh. L'idea non è priva di una sua logica, ma la trovo rischiosa" sollevò lo sguardo, scrutando le reazioni degli altri "Voi intendete infondere in queste macchine un modello di sentimenti. Ma loro non sanno cosa significhi" vedendo la confusione sui volti, tentò di chiarire  "Il tentativo è di renderli empatici verso le creature biologiche. Ma la loro architettura neurale non è predisposta a provare emozioni, non ne hanno mai avuta esperienza. È un po' come un neonato: non esistono mezze misure, si passa da una gioia assoluta a una disperazione totale. Qui il rischio è lo stesso. Potremmo ritrovarci con un cucciolo spaventato che cerca conforto in ogni essere vivente, o con una mente fredda che scopre un nuovo piacere nella tortura biologica." Rerin osservò la consigliera con un'espressione seria. "Quindi, se ho ben compreso, lei sconsiglia questa linea d'azione?" Xar inspirò profondamente, un sospiro carico di incertezza. "No, non ho detto questo. Anche se suona crudele, la prudenza suggerirebbe una sperimentazione su un numero limitato di soggetti annuì subito dopo, con un velo di rammarico nella voce "Sì, lo so, il tempo non gioca a nostro favore." Rogal si eresse in tutta la sua imponente statura, un cenno imperioso ai suoi guerrieri. "Ribadisco: non è con sotterfugi che si vincono le battaglie. Li affronteremo con la forza!" =^=Sala controllo a Capitano Aymane: Signore, i sintetici si sono posizionati di fronte alla base e hanno caricato le armi!=^= "Maledizione! Si muovono prima del previsto" sibilò Aymane, balzando in piedi e premendo con forza il comunicatore "Allarme rosso! Tutte le navi in assetto difensivo!" Un sorriso feroce increspò le labbra di Rogal, gli occhi che brillavano al pensiero dell'imminente scontro. Si voltò verso i suoi guerrieri "Che ogni nave si prepari per la gloria della battaglia!" La sala riunioni si svuotò rapidamente, mentre il bagliore pulsante delle luci rosse dell'allarme invadeva ogni corridoio della base, accompagnato dal suono stridente delle sirene.<br />
<br />
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<br /><b>U.S.S. Stormbreaker <br />
Plancia <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 09:00</b><br /> <br />
Il rosso pulsante dell'allarme inondava la plancia, tingendo di cremisi i volti tesi degli ufficiali. Rerin fece il suo ingresso con passo deciso, raggiungendo la postazione di comando. "Rapporto immediato!" la sua voce tagliò l'aria densa di elettricità. Riccardi lanciò una rapida scansione tattica, le dita che saettavano sulla console. "Le navi klingon e le nostre unità di supporto mantengono la formazione difensiva attorno alla base. Armi in linea, signore." Tara fissava lo schermo olografico, la disposizione delle loro navi che circondavano l'unica, minacciosa sagoma nemica. Un pensiero fugace, un piccolo conforto in quel caos, la rassicurò che Rogal fosse rimasto al sicuro sulla base, protetto dai suoi guerrieri. "Comandante!" il richiamo perentorio del capitano la riscosse bruscamente. "Sì, signore. Tutti i sistemi operativi al cento per cento. Sto indirizzando l'energia secondaria agli scudi." Rerin annuì, gli occhi fissi sul display tattico. "Mi auguro con tutto il cuore che si tratti solo di un tragico malinteso e che presto potremo tornare a discutere pacificamente attorno a un tavolo" aggiunse, una sottile ombra di incertezza nel suo sguardo. Il timoniere si voltò rapidamente. "Signore, comunicazione in broadcast dalla base." "Sullo schermo," rispose Rerin, un impercettibile irrigidimento nella sua postura. Pochi istanti di silenziosa attesa precedettero l'apparizione del volto severo del capitano Aymane sul monitor principale della nave. =^=Archiscienziato Modenem, le azioni che state intraprendendo nel nostro universo sono considerate un atto di guerra. Sono certo che queste non siano le vostre intenzioni. Pertanto, vi intimo di abbassare immediatamente le armi e disattivare gli scudi della vostra nave=^=<br />
<br />
<br />
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<br /><b>Starbase DS16 Gamma <br />
Sala controllo <br />
D.T. 19/06/2404 - Ore 09:15</b><br /><br />
Aymane fece il suo ingresso nella sala controllo, seguito dal personale del turno beta; i ranghi superiori erano ora sulla Stormbreaker, baluardo della linea di difesa. "Disattivare l'allarme sonoro. Rapporto!" Il silenzio che seguì allo spegnersi delle sirene rosse era quasi più assordante. Il tattico, le dita che danzavano freneticamente sulla console, fece cessare l'eco degli allarmi. "Situazione invariata, signore. Sono immobili di fronte a noi, scudi e armi attive." Aymane inspirò profondamente, lo sguardo fisso sullo schermo principale. "Comunicazione su tutte le frequenze." Si portò al centro della sala, un nodo di tensione appena percettibile alla base del collo. Ricevuto l'assenso dall'ufficiale alle comunicazioni, iniziò a parlare, la voce ferma nonostante la pressione. "Archiscienziato Modenem, sono il capitano Aymane. Ciò che state compiendo nel nostro universo è considerato un atto di guerra. Sono certo che le vostre intenzioni siano altre. Vi esorto ad abbassare le armi e disattivare gli scudi della vostra nave." Secondi interminabili scivolarono via, il silenzio carico di attesa. Poi, sullo schermo, apparve il volto inespressivo dell'archiscienziato, gli occhi vitrei fissi sulla telecamera. =^= Capitano Aymane, mi dispiace fare la sua conoscenza in queste circostanze spiacevoli, ma siamo perfettamente consapevoli delle nostre azioni. Voi avete ingenuamente creduto di poterci osservare impunemente, ma vi siete illusi. Avremmo studiato le vostre peculiarità, e alcuni di voi avrebbero persino potuto sopravvivere. Invece, avete scelto la via dello scontro. La vostra estinzione sarà la logica conseguenza=^= La sua voce aveva un timbro piatto, privo di qualsiasi inflessione emotiva, come se stesse recitando una lista di provviste. "Ma perché tutto questo? Noi abbiamo accolto dei sintetici tra noi e abbiamo trovato una pacifica coesistenza. Perché non possiamo vivere in armonia?" La voce di Aymane tradiva una sincera speranza. L'essere inclinò leggermente il capo, osservando il trill con un'espressione che rasentava il disgusto. =^=La risposta dovrebbe esserle ovvia. Voi siete un infestazione, e come tale dovete essere epurati. Vi immaginereste mai di convivere pacificamente con dei ratti di fogna? Allo stesso modo, la vostra esistenza ci ripugna. Siete esseri inferiori=^= Aymane strinse le mani dietro la schiena, un'estrema forza di volontà che frenava l'ordine di aprire il fuoco. Ma la pazienza non era una virtù klingon. Senza esitazione, le navi dell'Impero ruppero il silenzio con un ruggito di energia, i loro cannoni al plasma che saettavano verso la nave nemica. I potenti colpi klingon, pur nella loro furia, si infransero contro gli scudi invisibili dei sintetici senza il minimo sussulto. La nave nemica, con una manovra precisa e inquietante, puntò le proprie armi, scaricando fasci di energia chirurgici che si abbatterono sui generatori degli scudi klingon, annullandoli in un lampo accecante. "Signore! Rilevo una comunicazione in uscita dalla nave avversaria, diretta verso il tunnel!" l'addetto alle comunicazioni lanciò l'allarme, la voce carica di terrore. "Credo stiano chiamando rinforzi!" =^=Capitano, avete commesso un errore tattico fatale. Siamo superiori in ogni aspetto. Ci avete concesso il tempo necessario per analizzare i vostri sistemi, e ora ne conosciamo perfettamente le debolezze. Ora, devo congedarmi. Altri universi attendono la nostra purificazione=^= Non appena la comunicazione si interruppe, la nave dei sintetici virò lentamente, puntando i suoi armamenti verso la base indifesa. In quel preciso istante, una voce chiara echeggiò nelle menti di tutti, come un sussurro diretto al loro pensiero. =^=No! Non questa volta=^= Kiristralis, che fino a quel momento era rimasta celata dietro la base, quasi a nascondersi, si portò di fronte alla nave nemica, il suo corpo pulsava di una luce ritmica. Immediatamente, i sintetici aprirono il fuoco, ma i colpi di energia sembravano dissolversi senza effetto sul suo corpo. In risposta, la creatura emise un raggio di luce purissima da quella che sembrava la sua bocca, un fascio che si abbatté direttamente sulla nave dei sintetici. "Rapporto! Ora!" tuonò Aymane, la voce carica di urgenza e incredulità. Il tattico lanciò una nuova scansione sulla creatura e sulla nave nemica. "Signore, sembra un raggio di plasma concentrato, ma non rilevo alcuna alterazione negli scudi nemici. Non sta avendo alcun effetto visibile." "Non direi" lo interruppe lo scienziato, gli occhi sgranati sullo schermo. "La temperatura dei loro scudi sta aumentando vertiginosamente!" Si voltò verso la sala, un'espressione di stupore dipinta sul volto. "Sta usando i loro stessi scudi per fonderli, letteralmente. Se non li disattivano verranno cotti vivi... beh, ci siamo capiti. E se li disattivano..." "Noi li cancelliamo da questo universo" concluse Aymane, lo sguardo fisso sullo schermo, una fredda determinazione nella voce "DS16 a tutte le navi: pronti a far fuoco."</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Bly Dorien<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Bly Dorien</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Thu, 22 May 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>30-10 Calma e sangue freddo</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=209&amp;viewlog=10</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Starbase DS16 Gamma<br />
Ufficio del Capitano  <br />
D.T. 18/06/2404 - Ore 09:39</b><br /><br />
Rerin fissava la consolle sulla scrivania, la sua superficie lucida rifletteva debolmente la luce delle scritte, ma i suoi occhi non registravano nulla. Era come se il suo sguardo fosse intrappolato in un punto indefinito, lontano dalla realtà circostante. La sua mente era un campo di battaglia, un tumulto di pensieri che si accavallavano e si scontravano, creando un caos interiore che lo rendeva irrequieto e nervoso. Ogni tentativo di afferrare un filo logico, di trovare una via d'uscita da quel labirinto di dubbi e preoccupazioni, si rivelava vano. Si sentiva come un prigioniero, intrappolato in una stanza buia senza porte né finestre, incapace di trovare la chiave per liberarsi da quella morsa di ansia.<br />
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I giorni si susseguivano lenti e pesanti, come un presagio di sventura imminente. La situazione, anziché migliorare, sembrava peggiorare a vista d'occhio. Aymane e Durani, scomparsi in un universo parallelo, per quanto stessero bene, non avevano ancora nessun modo per tornare a casa. Kiristalis, l'essere alieno che avevano accolto nella loro stazione spaziale, si rivelava un enigma al momento indecifrabile: sebbene sembrasse un essere buono ma spaventato, non forniva alcuna indicazione su come riportare a casa i loro compagni perduti. E come se non bastasse, l'arrivo dei "Freddi" gettava un'ombra ancora più cupa sulla loro già precaria esistenza. Questi androidi, freddi e calcolatori, si presentavano come scienziati provenienti da un universo sterile, privo di vita organica. La loro presenza stava diventando un po' inquietante, e la loro insistente richiesta di consegna di Kiristalis lasciava presagire un pericolo imminente, non solo per l'essere ma per tutti gli universi esistenti.<br />
<br />
Il suono del sensore distrasse il Comandante dalle sue elucubrazioni, mentre un sorriso si disegnò sul suo volto percependo chi stia arrivando "Bly, sei venuta a trovarmi?" <br />
<br />
La dottoressa fece alcuni passi all'interno dell'ufficio sorridendo divertita "Volevo vedere come ti fossi accampato in questo povero ufficio. Se Steje lo vedesse gli verrebbe un coccolone.." lo sguardo della donna si spostò nella stanza sino al box in cui Isaryel stava giocando con una lunga fila di d-padd "Ehm.. quelli cosa sono?" <br />
<br />
"Ci siamo suddivisi i rapporti della giornata" lo sguardo di Rerin si sposta sulla figlia "Io leggo i miei e lei.. beh, credo stia facendo una torre o qualcosa del genere. Male che vada li lancia e cerca di colpire la targa alla parete.." <br />
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"Ah.. beh, un ottimo uso dei nostri rapporti! Aspetta che Steje scopra che ne è stata della sua roba e vedrai la sua gioia!" <br />
<br />
"Isaryel non ha ancora rotto nulla, al massimo ci ha sbavato un po' sopra. Nulla di così grave.." l'andoriano osservò divertito la figlia mentre fissava malamente la dottoressa "Piuttosto, a cosa devo questa tua visita con annesso rimprovero alla mia genitorialità?" <br />
<br />
"Questo pomeriggio ci sarà un nuovo incontro con la nostra amica scienziata alla quale non sei invitato personalmente, gli onori di casa saranno in mano all'ambasciatrice con me in qualità di sua accompagnatrice" <br />
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"Più questa cosa va avanti e meno mi piace questo piano!" <br />
<br />
"Quando T'Lani ha proposto questa linea d'azione non ti eri lamentato, del resto non hanno una vera e propria empatia e noi non potremo mai scoprire attraverso i nostri poteri telepati se mentono o meno. Avere un accesso diretto alle loro comunicazioni, sfruttando gli impianti borg della nostra ambasciatrice, non solo ci permetterà di sapere le loro reali intenzioni, ma azzera il rischio di essere scoperti"<br />
<br />
"Non metto in dubbio questo, quello che non sopporto è dover restare fuori dall'incontro! Non ho bisogno di passare attraverso di te per leggere nella mente dell'ambasciatrice, perché dobbiamo necessariamente fra questa specie di catena di comunicazione quando non ce n'è alcun bisogno!" <br />
<br />
"A questa domanda non so rispondere con certezza" Bly si limitò ad un leggero movimento delle spalle "Potrebbe essere plausibile che l'ambasciatrice ritenga una tua presenza un modo sin troppo palese per dimostrare agli androidi la nostra scarsa fiducia nelle loro reali intenzioni. D'altra parte potrebbe anche essere che, in quanto donna, non si senta totalmente a suo agio nel dare accesso alla sua mente ad un uomo e preferisca che il contatto telepatico lo tenga io. La verità è che le motivazioni potrebbero essere molte, ma nessuna di queste ti piacerebbe perché, in fondo, il tuo problema è un altro.. non sai ancora come recuperare i nostri colleghi"<br />
<br />
"Recuperare Steje e tutti gli altri è solo una parte dei miei problemi" Rerin si limitò a fare un mezzo grugnito prima di portare uno sguardo fuori dal finestrone "Non solo rischiamo di non rivedere più i nostri colleghi, ma il problema più impellente resta il rischio rappresentato da quegli androidi e la destabilizzazione del tunnel spaziale. Al momento siamo a pochi istanti da DS9 ma, se dovessimo perdere quel collegamento con casa, saremo soli. Non avrei nemmeno abbastanza mezzi per intraprendere un viaggio di ritorno con tutti verso il quadrante alfa" <br />
<br />
"Stai cercando di trovare una soluzione unica a tanti problemi differenti, non è la soluzione giusta" Bly inclinò leggermente il capo "Fai un passo alla volta, risolviamo un problema alla volta a partire dai nostri nuovi ospiti" <br />
<br />
"Non credo di avere altra scelta.." l'andoriano si voltò ad osservare la betazoide "Molto bene, ma mi aspetto che tu mantenga la calma per tutto l'incontro, a prescindere da quanto sentirai in quella stanza" <br />
<br />
Bly fulminò con lo sguardo il primo ufficiale ma il suo tono di voce non suono molto convinto "Io sono un'ottima diplomatica!"<br />
<br />
"Stai scherzando?! Sei decisamente più guerrafondaia di me!" Rerin era estremamente serio "Il fatto che siano androidi implica che qualcuno li abbia costruiti, ma il loro universo è privo di esseri organici. C'è la possibilità che i loro ideatori siano una forma di vita inorganica, non presente nel nostro universo, ma temo che sia un'ipotesi piuttosto remota.. di conseguenza devo ritenere che sia avvenuta l'estinzione delle specie organiche a favore degli androidi. Sarò paranoico ma non vorrei scoprire le effettive capacità belliche di quegli esseri.. mantieni la calma" <br />
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<br /><b>Universo alternativo - Starbase DS16 Gamma<br />
Alloggio temporaneo del Tenente Comandante Durani <br />
D.T. 18/06/2404 - Ore 13:56</b><br /><br />
La ricezione della chiamata da parte dello zio non destò particolare stupore in Durani. Nonostante la natura sospettosa e la riluttanza al dialogo di Mlag, il legame di sangue, e di conseguenza i vincoli del clan, non potevano essere trascurati, sebbene la provenienza di Durani da un universo alternativo ne attenuasse la forza.<br />
<br />
=^=Ho parlato con il cancelliere e ho ottenuto il permesso di rivelarti ciò che sappiamo su quegli esseri. Queste informazioni sono riservate; preferiamo gestirle internamente per evitare di sbandierare al vento eventuali debolezze dell'Impero=^=<br />
<br />
Alle parole dello zio, Durani si limitò ad un deciso cenno del capo "Le informazioni che vorrai confidarmi resteranno a conoscenza unicamente dei miei colleghi dell'altro universo" <br />
<br />
=^=Non abbiamo mai avuto contatti diretti con questi esseri, tuttavia siamo a conoscenza della loro esistenza. Sono riuscite a penetrare nel nostro spazio attraverso un condotto spazio-dimensionale artificialmente creato. Nonostante la loro incursione sia stata di breve durata, meno di un mese, hanno provocato il collasso della nostra colonia più remota, Gorgath III=^=<br />
<br />
"Come fate ad avere la certezza che si tratta proprio di loro?" <br />
<br />
=^=Abbiamo ricostruito gli eventi attraverso le registrazioni video e le testimonianze dei sopravvissuti. Le entità sono riuscite a raggiungere la colonia utilizzando una creatura simile a quella che vi ha trasportato qui. Al nostro arrivo, abbiamo rilevato un frammento di tale creatura a bordo della vostra nave=^=<br />
<br />
"Quindi sarebbero venuti e se ne sarebbero andati nel giro di un mese?" <br />
<br />
=^=Le nostre analisi indicano che la creatura da loro utilizzata era in condizioni critiche, prossima alla morte. Pertanto, non potevano prolungare la loro permanenza. Se non avessero fatto ritorno al loro universo, sarebbero rimasti intrappolati qui permanentemente=^=<br />
<br />
"Che cosa è successo alla colonia di Gorgath III?"<br />
<br />
=^=La colonia klingoniana è stata sterminata, ridotta a un'ombra del suo antico splendore. Le strutture e gli edifici non sono stati toccati, ma dei coloni klingoniani erano rimasti solo una ventina di sopravvissuti, segnati da un trauma indelebile. Quegli esseri artificiali avevano sistematicamente rastrellato ogni singolo klingon presente, sottoponendolo a torture indicibili e a esperimenti scientifici di una crudeltà inaudita. La loro giustificazione era che tali atrocità fossero necessarie per il progresso della scienza, ma niente di quello che è stato fatto aveva un senso=^= il vecchio klingon osservò la "quasi" nipote con un ghigno di rabbia sul viso =^=Quegli androidi, privi di dignità e onore, hanno perpetrato un'atrocità che segnerà per sempre la vita dei sopravvissuti. Alcuni di loro, quelli menomati nel corpo, porteranno per sempre i segni tangibili di quella barbaria, testimoni di un crimine che grida ancora vendetta=^=<br />
<br />
"Poi farmi alcuni esempi di queste torture? Al momento gli androidi sono nel nostro universo, ho bisogno di capire che cosa rischiano di preciso i miei colleghi" <br />
<br />
=^=Farò molto di più.. te lo mostrerò=^= sullo schermo, il volto di Mlag venne sostituito da quello di una serie di immagini di cadaveri, una più inquietante dell'altra, mentre l'anziano continuava a parlare =^=L'analisi dei cadaveri rivela che la popolazione non è stata vittima di un singolo metodo di tortura e uccisione. Ogni corpo presenta segni distinti, indicativi di una varietà di trattamenti letali. Tuttavia, siamo riusciti a raggruppare le morti in categorie basate su quelle che riteniamo fossero le intenzioni degli aggressori. I corpi che stai osservando in questo momento sembrano condividere un denominatore comune: l'esposizione a condizioni ambientali estreme. Le vittime sono decedute a causa di temperature eccessivamente basse o elevate, rapide variazioni di pressione atmosferica, prolungata privazione di ossigeno o esposizione a sostanze tossiche e corrosive=^=<br />
<br />
"E avrebbero il coraggio di chiamarla scienza?!" <br />
<br />
=^=Questo è solo il principio. Hanno condotto esperimenti sulla tolleranza al dolore, sottoponendo i coloni a torture estreme per studiare i limiti della tolleranza umana al dolore. Hanno perpetrato esperimenti sulle malattie, infettandoli con varie malattie per studiarne la progressione e testare potenziali trattamenti=^= mentre l'uomo parlava, le immagini si susseguivano in un'interminabile sequenza dell'orrore =^=Hanno condotto perfino esperimenti di sterilizzazione, tanto che pensammo volessero sviluppare metodi di sterilizzazione di massa=^=<br />
<br />
"Tutto questo merita vendetta!"<br />
<br />
=^=Quando la nostra flotta raggiunse la colonia, trovammo solo silenzio. Gorgath III  era una colonia remota ed isolata nello spazio, era nota per le sue comunicazioni sporadiche. Tuttavia, quando il silenzio si protrasse per oltre una settimana, l'allarme fu inevitabile. Ciò che scoprimmo, l'orrore che si presentò ai nostri occhi, è qualcosa che non potrò mai dimenticare=^= Mlag fisso Durabi dritta negli occhi =^=Se quegli esseri sono arrivati sino a voi è probabile che molto presto uccideranno tutti=^=<br />
<br />
La comunicazione si chiuse di colpo, Durani ne rimase sorpresa ma, prima ancora di poter fare nulla, sentì la voce del suo Capitano =^=Steje a Durani, sono arrivati=^=<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma<br />
Ufficio del Capitano  <br />
D.T. 18/06/2404 - Ore 16:27</b><br /><br />
Nemmeno trenta minuti di incontro diplomatico tra l'ambasciatrice T'Lani e la scienziata androide, e Rerin aveva già l'impressione che la sua testa stesse per esplodere. Da quando era iniziata quella strana faccenda, il primo ufficiale aveva la sensazione di essere diventato un nodo vivente della rete di comunicazione: dapprima aveva funto da ponte fra l'equipaggio e Kiristalis, ora era una sorta di microspia vivente che spiava le comunicazioni tra androidi. <br />
<br />
Ma non era solo. <br />
<br />
In ragione dell'eccezionalità della situazione, aveva esteso l'invito a presenziare a vari ufficiali superiori e all'ambasciatore Rogal. Tale decisione era dettata sia dal fatto che uno degli uomini dell'ambasciatore era bloccato nell'altro universo, insieme ad Aymane e Durani, sia dalla consapevolezza che, in caso di ostilità, un astuto stratega klingon sarebbe stato di fondamentale importanza.<br />
<br />
Isaryel, senza esitazione, aveva approfittato dell'occasione per farsi sollevare dall'ambasciatore e ora sedeva in braccio al klingon, tra gli ufficiali, scrutando l'ambiente con un'aria di assoluta indifferenza. La tranquillità della figlia aveva permesso all'andoriano di svuotare la mente, ascoltando le parole di Bly e ripetendole a voce alta perché i presenti potessero seguire a loro volta l'incontro dell'ambasciatrice.<br />
<br />
Rogal fu il primo a notare lo sguardo di Rerin "Comandante, qualcosa non va?" <br />
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Rerin sbuffò sonoramente massaggiandosi le tempie "Fra poco la uccide.." <br />
<br />
Riccardi scattò in piedi alle parole del primo ufficiale, pronto a precipitarsi fuori dall'ufficio "L'ambasciatrice è in pericolo?!" <br />
<br />
"No, l'androide.." Rerin scosse il capo per un attimo "Bly si sta domandando quanto tempo le servirebbe per staccarle la testa dal corpo con un colpo di katana. Ehm.. un tipo di spada creata su Sol III molti secoli fa"<br />
<br />
"Perché la dottoressa dovrebbe usare una katana?" <br />
<br />
"Perché la bat'leth è più pesante"<br />
<br />
Rerin rispose senza nemmeno pensarci e Tara fece una smorfia poco convinta prima di correggere il tiro "Non intendevo discutere sul tipo di arma, ma perché la nostra dottoressa stia pensando di darsi ad uno sterminio di massa degli androidi" <br />
<br />
"Perché ha la pazienza pari a quella di un vulcaniano in fila per il pon farr.." anche Rerin non era dei suoi umori migliori ma la presenza di sua figlia lo manteneva molto più tranquillo "Diciamo che gli esperimenti che l'esimia scienziata ha proposto al suo equipaggio nell'ultimo minuto sono via via meno etici e la cosa non piace più di tanto al tenente Dorien. Al momento le sto ordinando di darsi una calmata o la nostra ospite finirà per capire che qualcosa non va.. e questa è l'ultima cosa che voglio" <br />
<br />
"Deve ammettere che quella tizia farebbe perdere la pazienza ad un santo!" Alessandro scosse il capo "Praticamente vorrebbero torturarci e vivisezionarci per vederne i risultati! Inoltre, non vi pare che siano un po' troppo fissati con i bambini? Pensi se dovessero mirare a prendersi Isaryel e.."<br />
<br />
"Questo è impossibile" la voce possente di Rogal fece voltare tutti nella sua direzione "Nessuno si avvicinerà a Isaryel!" <br />
<br />
"E di questo non posso che essergliene grato ambasciatore" Rerin ammiccò alla figlia che, nella sua totale innocenza, stava giocando con un pupazzo ma poi tornò nuovamente serio "Questo è il momento in cui vorrei tanto un consigliere specializzato nel settore informatico.. più continuo ad ascoltare quella donna e più mi convinco che potremmo non essere di fronte a cieco sadismo ma più ad una sorta di.. inconsapevole brutalità" <br />
<br />
Le parole di Rerin lasciarono tutti con espressione perplessa sul volto. <br />
<br />
"Non guardatemi con quella faccia, non mi è spuntata una seconda testa. Pensateci per un attimo, come potrebbe interpretare il concetto di vita un androide? Sono esseri artificiali, possono essere spenti e riaccesi, la loro memoria può essere scaricata in un database e trasferita in un altro corpo, possono sostituire la propria programmazione o parte di essa ad ogni aggiornamento del sistema.. sono macchine, si avvicinano più alla DS16 o alla Stormbreaker piuttosto che a noi!" Rerin scosse il capo "E' un po' come se stessimo assistendo ad un bambino maltrattare un animale, non significa necessariamente che siamo di fronte alla nascita di un sadico. Spesso è solo un'incapacità di comprendere il dolore altrui, un'assenza di empatia. È qui che l'intervento dei genitori diventa fondamentale. Ma cosa accade quando questa guida morale viene a mancare? Sono esseri artificiali, di un universo di soli esseri artificiali, che tentano di interfacciarsi con esseri organici"<br />
<br />
"Per come la vedo io è possibile che siano stati loro ad eliminare gli esseri organici del loro universo ed ora potrebbero fare altrettanto qui" Rogal fissò con espressione dura il primo ufficiale "Ma ammesso che siano inconsapevoli, quale sarebbe la soluzione?" <br />
<br />
"Possiamo renderli empatici?" nell'ufficio scese il silenzio, mentre tutti fissavano Rerin "Non sto facendo una battuta! Possiamo renderli empatici?" <br />
<br />
Riccardi rimase per un po' in silenzio ma poi scosse il capo "Vuole insegnare l'empatia agli androidi? Non credo che si possa giungere ad un simile risultato solo facendogli un discorsetto o sgridandoli come dei marmocchi capricciosi" <br />
<br />
"Ma sono pur sempre macchine con una programmazione, esattamente come gli androidi sviluppati e poi accantonati dalla Flotta Stellare! E noi sappiamo che è possibile programmare una macchina per provare emozioni, sono certo di aver letto nei libri di testo che il tenente comandante Data ne era in grado!" <br />
<br />
Tara prese la parole "Il Tenente Comandante Data aveva un chip emozionale"<br />
<br />
"Un chip che ha introdotto nel suo sistema una sub-routine emozionale.. di fatto il chip ha installato in Data un programma, giusto?" <br />
<br />
"Beh.. si, ma cosa si aspetta che facciamo? Andiamo ad installare ad uno ad uno su tutti gli androidi i chip emozionali?" Keane non sembrò molto convinta "Chi le dice che gli androidi siano d'accordo?" <br />
<br />
"No, aspetti, non stavo pensando a dei chip emozionali.. pensavo più ad una sorta di virus informatico che si autoinstallasse nella loro matrice, o computer.. insomma, nella loro testa!" <br />
<br />
Riccardi spalancò gli occhi sorpreso "Lei li vuole infettare tutti gli androidi con un virus informatico per costringerli a provare l'empatia?!" <br />
<br />
"Diciamo che vorrei fare loro un regalino non richiesto.." <br />
<br />
Rogal fece una smorfia scuotendo il capo "Comandante, si ricordi di non farmi mai alcun regalo!" <br />
<br />
"Annotato.." Rerin sorrise all'ambasciatore prima di tornare con lo sguardo su Keane "Dovrebbe essere possibile, giusto? Si tratta di un programma, quindi dovrebbe essere possibile renderlo un virus e installarlo su una macchina" <br />
<br />
"Comandante, si tratta di un programma estremamente complesso, potrebbe essere difficile mutarlo in un virus! Inoltre non conosciamo nulla sulla struttura informatica degli androidi, non possiamo escludere che vi siano dei protocolli di sicurezza per impedire che qualcuno giochi con la loro programmazione" <br />
<br />
"Mi sta dicendo che è impossibile?" <br />
<br />
"Le sto dicendo che è molto complesso, non impossibile!" il capo ingegnere incrociò le braccia al petto "Avrò bisogno di tempo e della collaborazione della sezione scientifica per capire se quello che mi chiede è possibile" <br />
<br />
"Lo faccia, ho bisogno di sapere se abbiamo finalmente una linea d'azione!" <br />
<br />
=^=Sala controllo a Comandante Rerin. Sta succedendo qualcosa, è pregato di raggiungerci subito!=^=<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Universo alternativo<br />
Nei pressi della Starbase DS16 Gamma<br />
Vo'rak - Plancia<br />
D.T. 18/06/2404 - Ore 17:05</b><br /><br />
Erano passate alcune ore da quando Durani aveva parlato con Mlag e da quel momento tutto si era fatto tremendamente frenetico. Erano sopraggiunti due di questi strani ed enormi esseri simili a dei tardigradi spaziali, presentandosi a loro come Kryllanthar e Kaelvorax: da quanto avevano capito era stata la stessa Kiristalis a mandarli alla loro ricerca al solo scopo di riportarli a casa, infrangendo quella regola aurea che spingeva la loro specie a non intrattenere mai relazioni con razze tanto diverse dalla loro. C'era voluto del tempo perché gli esseri trovassero una soluzione a quel problema ma ora erano convinti di potercela fare, avrebbero corretto l'errore compiuto dal loro simile e riportato indietro il pezzo mancante del loro amico.<br />
<br />
Per essere pronti con i tempi stringati che gli erano stati accordati avevano dovuto fare i salti mortali per finire di sistemare la nave e prepararsi alla partenza, ma alla fine tutto era andato per il meglio. Ed ora, nuovamente in plancia, Steje fissava la sua corrispettiva dell'altro universo preparandosi ad andarsene per sempre. <br />
<br />
"Potrei dirti che ti chiamerò ma sappiamo entrambi che sarebbe prendersi in giro" <br />
<br />
Il tono di voce di Aymane era allegro e solare ma in parte gli dispiaceva abbandonare quel posto. Sapeva che non era la sua realtà ma, in quei giorni, aveva legato con loro e lasciarli era diventato comunque doloroso.<br />
<br />
=^=Possiamo dire che è stato bello finché è durato. Il nostro consigliere ha un altro messaggio per voi da parte di Kryllanthar=^=<br />
<br />
"Una vera fortuna che il vostro consigliere sia betazoide, altrimenti sarebbe stata dura capirci qualcosa!" Steje scosse il capo per poi sorridere "Mi dica tutto"<br />
<br />
=^=Sono pronti ad aprirvi il passaggio per il vostro universo e ad accompagnarvi nel tratto di subspazio che dovrete percorrere ma non faranno accesso al vostro universo. Ritengono la presenza degli androidi sin troppo pericolosa alla loro sopravvivenza e vogliono per quanto possibile evitare ogni contatto con loro=^= <br />
<br />
Aymane si limitò ad annuire "Ci accontenteremo del passaggio.. è tutto?" <br />
<br />
=^=Sì, ora è davvero tutto. Addio Steje=^=<br />
<br />
"Addio Elisa" Steje guardò il collegamento chiudersi e si voltò verso Kurn "Pronti alla partenza capitano, torniamo a casa, augurandoci che questa volta il passaggio sia meno traumatico per la nave!"<br />
<br />
Kurn annuì in silenzio, un'espressione indecifrabile sul volto, mentre sullo schermo le due enormi creature si muovevano con una perfetta sincronia, posizionandosi sopra e sotto il vascello klingon. I dati alle consolle impazzirono, una serie infinita di numeri e simboli incoerenti apparvero a ciascun terminale, ma questa volta nessuno si preoccupò eccessivamente. La nave, come fosse stata intrappolata da una corrente impetuosa, venne a poco a poco trascinata all'interno di una frattura del subspazio, un vortice di energia oscura. Il viaggio, come la prima volta, durò pochi istanti, un battito di ciglia nel tessuto della realtà, ed alla fine si ritrovarono di fronte un'altra frattura.<br />
<br />
Steje si limitò ad osservare lo schermo "Immagino che questa sia la nostra uscita.."<br />
<br />
"Timoniere, avanti tutta!" <br />
<br />
Al comando di Kurn, l'equipaggio reagì fulmineamente. La nave sfrecciò attraverso il passaggio, che si richiuse immediatamente alle loro spalle, tagliandoli fuori dal subspazio molto prima che gli androidi potessero fare qualcosa.<br />
<br />
"Capitano, è la DS16. Ci stanno chiamando" <br />
<br />
Kurn fece una smorfia "Chiedi loro il permesso d'attracco, potranno parlare con il loro capitano una volta che sarà sbarcato dalla mia nave!" <br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma<br />
Ufficio del Capitano  <br />
D.T. 18/06/2404 - Ore 16:57</b><br /><br />
"Quindi la tua idea è quella di contagiare degli androidi sconosciuti con un virus che gli inculchi a forza l'empatia verso le creature organiche?" Steje stava camminando per i corridoi in compagnia di Rerin, discutendo su tutto quello che era avvenuto dalla sua partenza "Una scelta forse un po' azzardato sotto il profilo dell'etica, ma capisco cosa vorrebbe ottenere" <br />
<br />
"Buongiorno capitano" Bly arrivò sorridendo consegnando un padd al capitano "Il rapporto della sezione medica" <br />
<br />
"Quanta solerzia.. non poteva inviarmelo come sempre?" <br />
<br />
"Beh, ci tenevo a farglielo avere personalmente, fosse mai che venisse intercettato e lanciato contro un muro.." <br />
<br />
Steje fece una smorfia non capendo di cosa parlasse la dottoressa "Mi sono perso qualcosa?" <br />
<br />
"Dettagli, solo piccoli dettagli" Dorien sorrise in modo malizioso prima di ammiccare a Rerin "L'ha già informato del suo piano contro gli androidi?" <br />
<br />
"Sì.. e sono certo che lo troverà più attuabile dal staccare la testa a ciascuno di loro con la katana" <br />
<br />
"Bambini smettetela o vi metto in punizione!" il tono ilare di Steje si spense all'improvviso, quando, aperta la porta del suo ufficio, vide che tutto era stato spostato ed un enorme box posto a lato della scrivania "Numero uno, qualcosa da dirmi?!" <br />
<br />
"Eh.. sa, è stata una tale sorpresa, dovevamo ancora sistemare il tutto per il meglio ma non c'è stato il tempo e.. beh, presto o tardi lo avrebbe scoperto" la voce della dottoressa si fece cospiratorio mentre si avvicinava un po' a Steje per abbassare il tono della voce "Sa, la guardiamarina Kaitrel, quella con cui è uscito circa tre mesi fa.. beh, ha una cosa molto urgente di cui vuole parlare con lei.. possibilmente in privato" <br />
<br />
Steje sgranò gli occhi osservando il box, poi il primo ufficiale che era totalmente impassibile, ed infine la dottoressa che si stava limitando a dei leggeri assensi con il capo "Ma.. cioè.. ehm.. mi deve parlare? A me?!" <br />
<br />
"Si Capitano, ha bisogno di parlare proprio con lei" <br />
<br />
"Ah.. ehm.. sarà meglio che la cerchi allora!" <br />
<br />
Steje scappò via il più rapidamente possibile lasciando i due ufficiali di fronte al suo studio. Per qualche attimo cadde il silenzio, almeno fino a che Bly non scoppiò a ridere. <br />
<br />
"Lo sai che si è autoconvinto di essere ad un passo dal diventare padre?"<br />
<br />
"Ma io non gli ho detto questo.." Bly rispose con voce angelica "Ho solo detto che non abbiamo avuto il tempo per liberare il suo ufficio, ma il suo ritorno ci ha preso di sorpresa.. e poi presto o tardi lo avrebbe scoperto che hai usato il suo ufficio!" <br />
<br />
Rerin si limitò ad annuire lentamente "Di cosa gli vuole parlare di guardiamarina Kaitrel?"<br />
<br />
"Vuole condurre una ricerca sulle piante di Egarno IV ma le occorre l'autorizzazione dal Capitano per poterle coltivare sulla starbase" <br />
<br />
"E poi quello sadico sono io.." Rerin sbuffò osservando la donna "Tu sei peggio di me.." <br />
<br />
"Possibile Comandante, ma fai sparire quel box dall'ufficio del Capitano prima che ritorni!"</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Comandante Rerin Th'Tharek<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Comandante Rerin Th'Tharek</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Thu, 22 May 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>30-09 Legami di sangue</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=209&amp;viewlog=9</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Starbase DS16 Gamma - Universo alternativo<br />
Sala di controllo <br />
22/07/2404 - ore 10.00</b><br /><br />
<br />
L'atmosfera nella sala di controllo di DS16 Gamma era elettrica, tutti gli ufficiali erano al loro posto, con gli occhi fissi sugli schermi. <br />
<br />
Come annunciato dalla base spaziale DS9, l'arrivo imminente della flotta Klingon di scorta all'Ambasciatore Kral fu rapidamente evidenziato dai sensori, lasciando tutti a bocca aperta per la maestosità - e relativa pericolosità - di quell'evento straordinario considerando che Federazione ed Impero Klingon non avevano avuto contatti così ravvicinati da decenni.<br />
<br />
Tanaka aveva espresso parere sfavorevole all'invio di navi della Flotta Stellare a supporto della sua stazione: avevano bisogno che quell'incontro andasse a buon fine senza rischiare una inutile escalation.<br />
<br />
La voce del tenente Jora ruppe il silenzio. "Capitano, stiamo ricevendo il segnale di identificazione delle navi Klingon. Sono in fase di avvicinamento."<br />
<br />
Aymane e Tanaka si spostarono davanti al grande schermo principale, osservando le informazioni che scorrevano. "Quante navi, Tenente?"<br />
<br />
Jora controllò rapidamente i dati. "Cinque in totale, Capitano. Una nave ammiraglia di classe Negh'Var, due incrociatori di classe Vor'cha, una nave da ricognizione di classe B'rel e un incrociatore di battaglia di classe K't'inga."<br />
<br />
Tanaka annuì lentamente, consapevole del potenziale pericolo che queste navi rappresentavano. "Attivare gli scudi difensivi della stazione e mantenere le armi a riposo. Non vogliamo sembrare ostili, ma dobbiamo essere pronti per qualsiasi evenienza."<br />
<br />
La sala di controllo era un susseguirsi di movimenti rapidi e concitati mentre gli ufficiali eseguivano gli ordini<br />
<br />
Il capo delle operazioni si avvicinò a Tanaka. "Capitano, le navi Klingon sono entrate nel nostro spazio d'azione. Mantengono una formazione stretta intorno alla nave ammiraglia."<br />
<br />
La donna fece un cenno con la testa, mantenendo calma la sua espressione "Assicuratevi che tutte le comunicazioni siano pronte e stabilite un canale sicuro con la nave ammiraglia. Vogliamo dare loro il benvenuto in modo formale."<br />
<br />
Poco dopo, sullo schermo principale, apparve la maestosa vista delle navi Klingon che si avvicinavano alla stazione. La Negh'Var, con il suo imponente scafo e le sue luci minacciose, guidava il gruppo. Gli incrociatori Vor'cha e K't'inga la seguivano in formazione, mentre la piccola e veloce B'rel chiudeva la fila.<br />
<br />
"Capitano, stiamo ricevendo una comunicazione dalla nave ammiraglia," annunciò Jora.<br />
<br />
"Mettila sullo schermo," rispose Tanaka.<br />
<br />
L'immagine dell'Ambasciatore Kral apparve sul monitor. I suoi occhi si strinsero leggermente mentre osservava l'equipaggio della stazione. "Qui è l'Ambasciatore Kral dell'Impero Klingon. Siamo giunti in risposta alla richiesta del Comandante Kurn della IKS Vo'rak e di Durani della Casata di Kanjis."<br />
<br />
Tanaka fece un passo avanti, incontrando lo sguardo di Kral. "Benvenuti su DS16 Gamma, Ambasciatore. Siamo onorati della vostra presenza e pronti ad assistervi in ogni modo possibile."<br />
<br />
Kral annuì leggermente, mantenendo un'espressione di cautela. "Alcune delle mie navi attraccheranno alla stazione. Le altre verificheranno le vostre buone intenzioni. Vorrei incontrare Kurn e Durani al più presto. Abbiamo molto di cui discutere."<br />
<br />
"Assolutamente, Ambasciatore," rispose Tanaka. "Organizzeremo un incontro nella sala conferenze. Vi aspettiamo."<br />
<br />
Mentre la comunicazione si chiudeva, Tanaka si girò verso il suo equipaggio. "Restiamo vigili, ma mostriamo rispetto. Questo incontro potrebbe cambiare molte cose per noi."<br />
<br />
<br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma - Universo alternativo <br />
Ufficio del Capitano Tanaka <br />
22/07/2404 - ore 15.00</b><br /><br />
Kurn e Durani, entrambi in alta uniforme, attendevano l'arrivo dell'Ambasciatore Klingon Kral in una sala riservata del servizio diplomatico a bordo della stazione DS16 Gamma.<br />
<br />
Durani non poté esimersi da un breve sorriso al pensiero che quella nel loro universo era la sede dell'Ambasciata Romulana sulla base guidata da Aymane. Ma fu l'unico momento di relax nella tensione palpabile che era nell'aria.<br />
<br />
Entrambi erano ben consapevoli che l'esito di questo incontro avrebbe determinato la possibilità di tornare nel loro universo.<br />
<br />
Durani cercò di richiamare gli insegnamenti del bisnonno Kheldas, che ribadiva sempre il motto 'portamento sicuro e determinazione nel cuore', mentre osservava attentamente l'ingresso. "Kurn, dobbiamo essere pronti per qualsiasi cosa," disse a bassa voce, facendo un cenno di assenso al suo compagno. "L'Ambasciatore Kral non sarà facile da convincere."<br />
<br />
Kurn annuì, mantenendo la sua espressione austera. "La nostra forza sta nella verità. Siamo Klingon, in ogni universo. La nostra onestà e il nostro coraggio ci guideranno."<br />
<br />
Poco dopo, l'entrata della sala si aprì con un sibilo meccanico, rivelando l'imponente figura dell'Ambasciatore Kral. Seguìto da due guardie personali e affiancato da un gruppo di ufficiali klingon delle navi Vor'cha, B'rel e K't'inga in orbita intorno alla stazione, Kral emanava un'aura di autorità e diffidenza. I suoi occhi scrutavano attentamente l'ambiente, prendendo nota di ogni dettaglio.<br />
<br />
Kral si fermò a qualche passo dai due ufficiali, studiando i loro aspetti con intensità. "Capitano Kurn, Tenente Durani," iniziò con un tono basso e sospettoso. "Dicono che veniate da un altro universo. Come posso credere alle vostre parole?"<br />
<br />
Kurn fece un passo avanti, mantenendo il contatto visivo. "Ambasciatore Kral, so che hai il dovere di diffidare degli estranei, specialmente in questi tempi difficili. Ma siamo qui per chiedere aiuto, non per ingannarvi. Abbiamo dati e testimonianze che possono provare la nostra storia. In ogni caso, sono disponibile a qualsiasi test diagnostico vogliate sottoporci per verificare che le mie affermazioni siano vere"<br />
<br />
Durani aggiunse con fervore, "Il nostro unico desiderio è riparare la Vo'rak e tornare al nostro universo. Non rappresentiamo una minaccia per voi. Anzi, siamo pronti a condividere informazioni che potrebbero essere di reciproco beneficio."<br />
<br />
Kral alzò un sopracciglio, il sospetto ancora evidente sul suo volto. "Informazioni, dici? Che genere di informazioni?"<br />
<br />
Kurn fece un cenno a Durani, che attivò un piccolo dispositivo olografico, proiettando una serie di dati e immagini. "Questi sono i dati raccolti durante la nostra permanenza nella vostra realtà e che spiegano a grandi linee cosa sia successo alla nostra nave. Si è trattato di un incidente, causato da una creatura senziente, a sua volta braccata e cacciata da una specie sconosciuta: i cosiddetti Freddi. Sono esseri sintetici con potenzialità sconosciute, simili ai Borg"<br />
<br />
Un leggero mormorio si alzò tra gli accompagnatori dell'Ambasciatore Kral, prima che una voce, proveniente da un Klingon seminascosto in seconda fila, interrompesse quello scambio di opinioni. <br />
<br />
Kurn notò Durani fissare quel Klingon disinteressandosi alla sua esposizione dei fatti e decise di continuare da solo <br />
<br />
"Abbiamo informazioni che potrebbero essere utili per la difesa dell'Impero. Con il consenso del Capitano Tanaka che ci sta ospitando, vogliamo offrirvi questi dati per dimostrare che non siamo nemici."<br />
<br />
L'Ambasciatore Kral osservò attentamente le proiezioni, analizzando ogni dettaglio. Il suo sguardo si indurì momentaneamente, poi si rilassò leggermente. "Se quello che dite è vero, potrebbe essere di grande valore per l'Impero."<br />
<br />
"Voi avete già avuto a che fare con esseri sintetici, non è vero?" esclamò Durani all'improvviso rivolta alla misteriosa figura seminascosta tra le altre<br />
<br />
Un anziano Klingon si fece avanti senza sforzo, mentre i vari ufficiali si aprirono in un ventaglio militarmente aggraziato.<br />
<br />
Un silenzio carico di tensione avvolse la stanza mentre Durani ed il Klingon si studiavano con attenzione.<br />
<br />
"Devo ripetere la domanda? Mlag.. zio?"<br />
<br />
L'anziano Klingon non rispose mentre con un sorriso sornione sfiorava il medaglione che portava attorno al braccio sinistro, simbolo di qualcosa che non esisteva più ufficialmente.. le Casate erano state bandite dall'Imperatore per evitare continue guerre intestine.. gli stessi cognomi delle Casate vietati, ma gli antichi rituali e simboli non erano stati soppressi. La famiglia era tale in qualsiasi universo. <br />
<br />
Mlag fece un cenno di assenso all'Ambasciatore Kral mentre considerava le opzioni. Infine, parlò con determinazione. "Hai riconosciuto lo stemma di famiglia, porti al collo lo jinaq della tua povera madre e sei troppo simile al mio sfortunato fratello perché io possa trascurare i legami di sangue, a prescindere dall'universo cui dici di appartenere. Vi concederò il beneficio del dubbio. Ma sappiate che se questo è un inganno, ne pagherete le conseguenze."<br />
<br />
"Non hai risposto alla mia domanda"<br />
<br />
"E non lo farò prima di aver parlato con il nostro Imperatore" rispose Mlag prima di voltarsi verso le sue guardie, dando loro istruzioni per coordinare l'invio delle risorse necessarie per le riparazioni della Vo'rak.</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Durani della Casata di Kanjis<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Durani della Casata di Kanjis</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Thu, 22 May 2025 08:00:00 +0200</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>30-08 Legami</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=209&amp;viewlog=8</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Starbase DS16 Gamma - Sala Tattica<br />
D.T. 18/06/2404 - Ore 18:30</b><br /><br />
Rerin aveva convocato gli ufficiali superiori in Sala Tattica, dopo le informazioni ricevute dall'Ambasciatrice T'Lani: la vulcaniana era seduta alla destra del facente funzioni di Capitano, ancora con gli impianti Borg in bella vista, cosa che lasciò stupefatti gli ufficiali, i quali ben conoscevano la discrezione in merito di T'Lani.<br />
Rerin aveva chiesto che anche Aymane fosse presente e aspettava che il contatto con DS16 dell'altro universo fosse attivo prima di cominciare la riunione e aveva ordinato che la comunicazione fosse criptata e la cosa non faceva presagire niente di buono agli Ufficiali presenti.<br />
Quando sul monitor comparvero le figure di Aymane, Durani e il Capitano Tanaka e l'ufficiale Scientifico Voss, Rerin prese la parola.<br />
"Signori ho convocato questa riunione perché abbiamo delle notizie importanti sui nuovi arrivati: l'ambasciatrice T'Lani ha intercettato le comunicazioni tra la rappresentante, che è salita a bordo della nostra stazione, e la loro nave."<br />
Aymane che aveva imparato a conoscere l'anziana vulcaniana, sapeva che non c'era da dubitare delle sue preoccupazioni, perché tendevano ad essere corrette. <br />
=^=Ambasciatrice cosa succede? Perché la mia base sarebbe in pericolo?=^=<br />
T'Lani, senza scomporsi, prese la parola e disse "Capitano, la prima cosa da sapere è che questi esseri sono dei sintetici, anche se questo, di per sé,  non dovrebbe essere necessariamente un problema. La cosa che mi ha messo in allarme, tanto da spingermi ad intercettare le loro comunicazioni grazie ai miei impianti, è che Silikya, il loro emissario, ha definito Kiristalis e tutti noi come unità carbonio."<br />
=^=Perché la cosa mi suona familiare?=^= rispose Aymane corrugando la fronte cercando di ricordare qualcosa che sapeva di conoscere. <br />
T'Lani gli tolse la fatica di ricordare. "Perché lei, come tutti voi l'avete già sentita bel vostro primo anno da cadetti, quando avete studiato la storia della Federazione: se vi dico V'ger cosa vi viene in mente?"<br />
"La sonda terrestre che dopo aver preso autocoscienza era tornata sulla Terra in cerca del creatore e che non trovandolo, ha quasi distrutto il pianeta. " rispose Riccardi.<br />
"Non il pianeta, quello che voleva eliminare erano le unità carbonio che infestavano il pianeta, cioè tutti gli abitanti. " precisò Keane. <br />
=^=Nel nostro universo non è mai accaduto un evento simile.=^= intervenne il capitano Tanaka.<br />
"Per vostra fortuna, perché nel suo viaggio verso la Terra aveva causato distruzione e morte in diversi settori." le disse T'Lani che ricordava bene quei giorni, perché ai tempi stava studiando per la specializzazione all'Accademia della Flotta. <br />
"Ora, non sappiamo se questi esseri vengano dallo stesso mondo che aveva trovato la sonda Voyager e che le aveva dato una autocoscienza e una nuova programmazione o siano altro che usano la stessa terminologia per caso, ma il fatto che, nelle intercettazioni che ho captato tra Silikya e Modenem, abbiano parlato di noi come di infestazioni di unità carbonio, credo debba farci stare sull'attenti." continuò la vulcaniana rivolgendosi tanto agli ufficiali presenti che a quelli in collegamento.<br />
"C'è un'altra cosa che credo dobbiate sapere, specialmente lei Capitano Aymane: i nostri ospiti sono arrivati da noi seguendo la creatura Kiristalis e non con una tecnologia propria, che suppongo sia anche il motivo principale per cui la vogliono così fortemente." disse T'Lani impassibile come sempre.<br />
=^=Quindi le nostre speranze di usare la loro tecnologia per tornare a casa sono del tutto vane?=^= chiese Durani, rimasta in silenzio sino a quel momento, mentre un velo di sconforto le oscurava il viso.<br />
"Purtroppo da quel punto di vista siamo in alto mare, anche se il Comandante Keane ha notato che la loro nave è arrivata nel nostro universo senza la necessità di un contatto fisico con queste creature, quindi una maniera per sfruttare il loro modo di spostarsi da un universo ad un altro ci deve essere, e loro lo conoscono. A questo punto direi di continuare a cercare un accordo diplomatico con il Consorzio Scientifico Interstellare, continuando però a sorvegliare le loro comunicazioni grazie alle sue capacità Ambasciatrice, che spero che non sia un compito troppo gravoso per lei!" disse Rerin rivolgendosi all'anziana.<br />
"Quello che è necessario va fatto Comandante, del resto, ci preoccuperemo in seguito." rispose T'Lani alzandosi e facendo capire agli astanti che la riunione era terminata "ma se la cosa può farla sentire meglio, la Dottoressa può starmi accanto e monitorare il mio stato di salute." e fece un cenno verso la Dottoressa Dorien.<br />
=^=Comandante Th'Tharek confido nelle sue capacità per gestire al meglio la situazione: teneteci aggiornati. A presto.=^=  <br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma - Universo alternativo - Ufficio del Capitano Tanaka<br />
21/07/2404 - ore 22.00</b><br /><br />
Aymane sedeva pensieroso sulla poltrona di fronte al Capitano Tanaka: sperava ardentemente che il suo Primo Ufficiale riuscisse a trovare un modo per portare i nuovi venuti a collaborare, in fondo erano scienziati o così si professavano. Certo la scienza privata dell'empatia verso il prossimo aveva già portato nel corso dell'evoluzione ad eccessi e storture, perpetrati in suo nome, che preferiva non ricordare.<br />
"Steje, cosa ti turba?" chiese Tanaka che vedeva un'ombra cupa sul volto del suo nuovo amico.<br />
"E' che mi sento così impotente! Rerin è un ufficiale altamente qualificato, ma io mi sento in colpa nel non essere là ad aiutare."<br />
"Capitano, il suo Primo Ufficiale ha tutti gli uomini della Base al suo fianco, insieme possono fare qualsiasi cosa!" Disse Durani sicura come sempre <br />
"Le riparazioni della Vo'rak come procedono?" le chiese Aymane.<br />
"Sto provando col Capitano Kurn a contattare l'Impero Klingon, ma è difficile perché in questo universo Federazione e Impero non sono in rapporti idilliaci e i nostri casati nemmeno esistono qua, quindi diventa difficile per noi essere credibili. Però se non troviamo certi pezzi di ricambio i tempi previsti per le riparazioni, saranno più lunghi del previsto."<br />
"Kurn non può far replicare le parti che mancano dall'ingegnere della Base?" chiese Tanaka.<br />
"Al momento non vuole condividere la tecnologia klingon con la Federazione, perché, anche se veniamo da un altro universo, il senso dell'onore klingon rimane immutato, e non vuole dare in nessun modo un vantaggio alla Federazione, svelando l'ingegneria delle loro navi a chi potrebbe servirsene in battaglia. Comunque per domani sono riuscita ad ottenere un colloquio con un Ambasciatore Klingon, che per un caso fortuito era di passaggio su DS9 per dei colloqui con il governo di Bajor, spero di convincerli che non hanno nulla da temere da noi."<br />
"Pensa di aver bisogno del mio supporto?" chiese Aymane.<br />
"No Capitano, è meglio che mi presenti con Kurn: tra klingon ci si capisce meglio!" disse Durani "ora se volete scusarmi, mi ritiro. Buonanotte Capitani!" disse con un sorriso malizioso rivolto ai due che in poco tempo avevano raggiunto una notevole complicità.<br />
Elisa si alzò dalla sua scrivania e avvicinandosi al trill chiese "Ti va di finire la serata da me? Voglio mostrarti una cosa!"<br />
Steje le prese la mano destra e se la portò dolcemente alle labbra sfiorandola con un bacio leggero "Mia cara non vedo l'ora di vederla!"  rispose allusivo, alzandosi per seguirla fuori dal suo ufficio.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma - Alloggio Comandante Th'Tharek<br />
18/06/2404 - ore 19.50</b><br /><br />
Rerin aveva appena finito di dare da mangiare alla sua piccolina, quando sentì suonare alla porta.<br />
"Chissà chi sarà?" disse con aria di mistero alla bambina, anche se in realtà aveva percepito benissimo la presenza di Bly dall'altra parte della porta.<br />
"Avanti, chiunque tu sia!" disse con voce stentorea, strappando un risolino a Isaryel "Oh guarda, guarda che sorpresa: è la nostra Dottoressa preferita! Magari vuole un po' della tua pappa."<br />
"No, pappa mia"<br />
"Tranquilla Isa, ho già mangiato. Sono passata per fare due chiacchiere con il tuo papà: posso?" disse Bly sorridendo al musetto coperto di pappa della piccola.<br />
"Allora accomodati pure e se farai la brava come Isaryel, magari ti offriremo un po' di gelato."<br />
"Prometto che farò la brava!" disse con aria solenne Bly, sedendosi di fianco a Rerin.<br />
Tre quarti d'ora dopo i due adulti sedevano sul divano, distrutti dalla battaglia per convincere la piccola ribelle a dormire.<br />
"Dimmi Bly di cosa volevi parlarmi?"<br />
"Sai sono andata a parlare con T'Lani dopo la riunione in Sala Tattica: mi sembrava strana la richiesta che io monitorassi il suo stato di salute. Solitamente ha il suo medico personale ed infatti non ho mai avuto l'onore di una sua visita nella mia infermeria!"<br />
"E cosa ti ha detto?" chiese incuriosito l'andoriano.<br />
"Semplicemente che visto che io non riesco a leggere i Freddi, mentre lei può intercettare le loro comunicazioni in tempo reale, standole vicina avrei quelle informazioni nello stesso tempo, perché mi permetterebbe di leggerle nella mente. E, se tu fossi non troppo distante da noi, tu potresti leggere i miei pensieri immediatamente senza creare sospetti nei nostri interlocutori, tanto più se starò vicina a lei come suo medico. Credo voglia condurre le trattative nel suo ufficio e tu magari potresti aspettare nella stanza accanto, quella del suo attendente. Non mi è chiaro perchè non ti voglia presente alla riunione."<br />
"In effetti è un'ottima idea, un po' contorta , ma potrebbe funzionare e forse mi ritiene un po' troppo impulsivo per una questione diplomatica così delicata, ma è solo una mia opinione. Invece mi chiedo che ne sa lei del nostro legame?"<br />
"Beh tu sai, vero, che non c'è alcuna cosa che accada qua o altrove che lei non sappia?"<br />
"Giusto, non so come faccia, ma è sempre un passo avanti. A questo punto che ne dici di approfondire ulteriormente il nostro rapporto?"<br />
"Quello telepatico?" chiese Bly con finta innocenza.<br />
"In realtà pensavo a quello fisico, ma tu già lo sapevi!"</JUSTIFY><br /><br />Autore: Tenente Comandante Tara Keane<br /><br />]]></description>
            <author>Tenente Comandante Tara Keane</author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Wed, 08 Jan 2025 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>30-07 I Freddi</title>
            <link>http://www.starfleetitaly.it/starfleetitaly/fleetyards/DS16Gamma/main.php?include=viewlogs_2.php&amp;missione=209&amp;viewlog=7</link>
            <description><![CDATA[<JUSTIFY><br /><b>Starbase DS16 Gamma - Gancio d'attracco<br />
D.T. 18/06/2404 - Ore 17.00</b><br /><br />
La creatura che l'archiscienziato aveva chiamato Silikya si affacciò alla porta del gancio d'attracco della sua navetta. Si piegò leggermente per non urtare con la fronte l'arco prima di avanzare. I suoi grandi occhi vagarono sulle persone che Rerin aveva convocato per accoglierla.<br />
<br />
Bly Darien, in fila tra gli ufficiali superiori, ebbe il tempo di osservarla, mentre Rerin si faceva avanti per presentarsi. Dal monitor centrale non si era visto che il volto dell'aliena. Adesso, poteva notare quanto fosse alta e sottile. Indossava una tuta elastica di un colore tendente al grigio perla, che ne rivelava l'ossatura gracile.<br />
Doveva essere alta circa due metri, e si muoveva con una agilità che lei sapeva tipica di esseri provenienti da pianeti a gravità leggermente più bassa di quella cui erano assuefatti gli abitanti di quella Base. In uno scontro, pensò, un klingon avrebbe potuto spezzarla con due dita. Nonostante sbarcasse da sola, visibilmente senza armi, in un luogo e fra alieni mai visti prima, non mostrava alcun timore, ma solo quello che pareva un garbato interesse.<br />
<br />
Bly invece sarebbe scoppiata. Stava assistendo ad un primo contatto! Come ai tempi delle prime esplorazioni, quando le razze che adesso componevano la Federazione cominciavano appena ad affacciarsi alla Galassia!<br />
<br />
La dottoressa si permise quindi di aprire la sua mente ai pensieri dei presenti, reprimendo il senso di colpa. In fondo, pensò, era sua responsabilità anche controllare i livelli di stress cui era esposto l'equipaggio! E se quella non era una situazione stressante...<br />
<br />
Fu investita da una cacofonia di pensieri tra cui dovette districarsi. <br />
Tara Keane aveva il pensiero fisso alla prima pagina del suo manuale, quella che recitava "non c'è momento più pericoloso di un primo contatto". Bly ricordava quel manuale. L'autore aveva ben presente il disastro del primo contatto degli umani con i Klingon, che aveva portato ad anni e anni di guerra e morte. Da quello che poteva vedere, l'aliena non mostrava alcun cenno di ostilità, ma Tara non era l'unica ad essere in guardia, di fronte alla nuova venuta.<br />
<br />
"...Le presento Rogal Dothrak, ambasciatore del nobile Impero Klingon..." - stava dicendo Rerin. L'aliena piegò le mani in quello che doveva essere un gesto di saluto, ma non parve impressionata né<br />
dall'uomo né dalle armature rosse delle sue guardie del corpo.<br />
<br />
Bly aggrottò la fronte. Si rese conto che fra le molte emozioni e pensieri che la circondavano, non riusciva a percepire nulla che arrivasse dall'aliena. In fondo, pensò, non era strano. Ci sono varie razze nella Galassia ed i betazoidi non riescono a penetrare nei pensieri di tutte - per esempio, i Ferengi.<br />
<br />
Rerin era arrivato di fronte all'ambasciatrice T'Lani. Sul volto della vulcaniana apparve come un'ombra, una rapidissima smorfia di dolore che fu subito repressa in una espressione di formale cortesia. Ma la dottoressa Bly Dorien riusciva a sentire che il pensiero della vulcaniana era concentrato su una parola. Una sola.<br />
<br />
Sintetici.<br />
<br />
<br />
<br />
<br /><b>Starbase DS16 Gamma - Passeggiata<br />
D.T. 18/06/2404 - Ore 17:54</b><br /><br />
"Affascinante" - disse Silikya. I suoi grandi occhi bluastri spaziavano dal ponte sulla Passeggiata, come sempre affollata di persone.<br />
<br />
Rerin si appoggiò alla balaustra, per ascoltare meglio l'aliena. Aveva deciso che il modo migliore per fare impressione sulla scienziata, era accompagnarla in una sorta di giro turistico per studiare le sue reazioni sia di fronte alla loro tecnologia, che di fronte alla varietà delle razze degli abitanti della Base. Forse, se lei fosse riuscita a comprendere la molteplicità in cui si manifesta la vita degli esseri senzienti, avrebbe potuto capire anche che Kiristalis non era una cavia.<br />
<br />
"In questo universo, sono quindi dominanti le creature a base carbonio. - aggiunse Silikya - Finora, la nostra scienza considerava un'anomalia gli esseri come quello che avete chiamato Kiristalis. Una creatura che cresce nutrendosi e assorbendo materiale siliceo, ma costituita da uno scheletro e una natura a base carbone...Cercate di capire la nostra posizione: esseri come questi nel nostro universo sono quasi estinti, e quindi oggetto del nostro interesse scientifico. Sono il residuo ancora vivente di un remoto passato... Voi, invece..." - lo sguardo brillante dell'aliena fu attirato da un gruppo di mercanti che usciva da una bottega - Voi siete interamente composti di cellule organiche. Non sapevamo che potesse esistere nel nostro secolo una razza del genere... Meno che mai, centinaia di razze simili!"<br />
<br />
"E' per questo che stavate inseguendo Kiristalis?" - domandò Rerin.<br />
<br />
Silikya chinò il capo: "Siamo nello spazio da qualche settimana. Abbiamo tracciato quelle creature, cercando di capire come potessero ancora in esistenza, e cercando di catturarne qualche esemplare per poterli studiare."<br />
<br />
Rerin si morse le labbra per non dire... Quello che aveva una gran voglia di dire.<br />
<br />
"Avete detto: in questo secolo... - disse invece - Dobbiamo dedurre che, in passato, la vita del vostro pianeta di origine fosse di tipo differente?"<br />
<br />
Gli occhi dell'aliena si spostarono: "Si...- rispose - Ma le unità di base carbonio del nostro pianeta si sono estinte da più di un millennio."<br />
"Come mai?" - Si fece sentire, alle loro spalle, la voce dell'ambasciatrice T'Lani.<br />
<br />
L'aliena si voltò, senza mostrare traccia di sorpresa: "Non posso rispondere con precisione a questa domanda - disse - La questione è tuttora controversa tra gli scienziati del mio pianeta."<br />
<br />
Rerin fissò in tralice la vulcaniana. La donna l'aveva sorpreso accettando di far parte del piccolo gruppo che stava accompagnando la scienziata in giro per la Base. Sia i Klingon che i Romulani avevano declinato l'invito che era stato fatto loro per pura cortesia diplomatica. T'Lani invece aveva accettato e li aveva seguiti. Era rimasta tuttavia quasi sempre in silenzio, coperta dal suo lungo mantello vulcaniano cui aveva alzato il cappuccio. In qualche modo, gli ricordava certe immagini degli olofilm di cappa e spada che aveva visto quando era molto piccolo. Era inquietante, pensò.<br />
<br />
"In passato, addirittura, si dubitava della stessa esistenza delle unità a base carbonio - stava completando Silikya - Queste tesi sono state smentite dall'esistenza di vari residui fossili, oltre che dalla scoperta dei zafiron..."<br />
<br />
"Zafiron?"<br />
<br />
"Le creature come quella che avete chiamato Kiristalis"<br />
<br />
"Non siamo noi ad aver chiamato in questo modo Kiristalis - obiettò Rerin - Kiristalis ha detto di chiamarsi così."<br />
<br />
"Come volete... - concesse Silikya - Gli zafiron sono animali strani. Appaiono sempre in prossimità di un tunnel spaziale, e sono stati osservati mentre sembrano immergersi e scomparire in essi. Il governo del mio pianeta ha autorizzato l'archiscienziato a fare ricerche nello spazio. Quello che vogliamo, è solo scoprire e conoscere. Per questo, dobbiamo chiedervi di consegnarci lo zafiron"<br />
<br />
"Abbiamo delle leggi, prima ricercatrice - ribatté Rerin, con la maggiore calma di cui era capace - E le nostre leggi ci impongono di proteggere la vita, soprattutto se si tratta di un essere senziente che ha chiesto la nostra protezione."<br />
<br />
"Mi dispiace molto per questa posizione, comandante - rispose Silikya - E' del tutto inconciliabile con la nostra prospettiva. Spero solo che in futuro non avremo, entrambi, a rimpiangere questo momento. Adesso, la prego di farmi riaccompagnare alla mia navetta"<br />
<br />
Rerin fece cenno ad un giovane guardiamarina che li stava scortando, e rimase a guardare la scienziata che scompariva all'interno di un turboascensore.<br />
<br />
Si rivolse all'ambasciatrice: "Secondo lei, avrei dovuto essere più accomodante? Non abbiamo ancora nessuna idea su come recuperare i nostri nell'altro universo, e Silikya non ci aiuterà se non le diamo Kiristalis... Avrei dovuto proporre di condividere la nostra tecnologia di comunicazione, in cambio della libertà di Kiristalis?"<br />
<br />
"La posizione della prima ricercatrice era inconciliabile con la nostra, come ha detto lei stessa... Ma questo non importa"<br />
<br />
"Non importa?"<br />
<br />
La vulcaniana si avvicinò, scoprendo il capo di fronte a lui. Non si limitò al cappuccio: sotto gli occhi dell'andoriano tirò via la corta parrucca grigia, e girò la testa in modo da mettere in evidenza gli impianti borg sul suo capo: "Ricorda questi?"<br />
<br />
"Si, certo" - non era più un segreto per nessuno che la donna avesse degli impianti Borg, benché lei continuasse a tenerli ben coperti. Sull'origine di quegli impianti, sulla Base circolavano fantasiose teorie - e Rerin lo sapeva, anche perché aveva fatto a gara con il capitano Aymane per inventare e diffondere le più strampalate.<br />
<br />
"Lo scudo della Base è stato modificato in modo da isolare i miei impianti... Ma Silikya era al di sotto dello scudo. Era continuamente in contatto con l'archiscienziato Modenem. I miei impianti hanno intercettato quello che si dicevano... Possono non avere armi, ma siamo ugualmente in pericolo, comandante. Tutta la Base lo è"</JUSTIFY><br /><br />Autore: Ambasciatore Federale T'Lani <br /><br />]]></description>
            <author>Ambasciatore Federale T'Lani </author>
            <category>Star Trek PBEM</category>
            <pubDate>Mon, 09 Dec 2024 08:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
    </channel>
</rss>
