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USS SEATIGER
Missione: 06
Titolo: Missione 6
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Brano: 06-00
Titolo: In missione per l'Impero
Autore: Comandante Dewey Finn
(aka Franco Carretti)
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USS Seatiger, Plancia - 29/07/2396 ore 11:15


"Diario del Capitano, data astrale 73575.05.
E' passato più di un anno da quando abbiamo incontrato Charlie. Ci aveva detto che li fuori avremmo trovato una strada per tornare nel nostro universo, ma ancora niente. Mi stupisco sempre di più di quanto gli uomini sotto il mio comando continuino a mantenere la loro serenità nonostante a tutti manchi casa.
La situazione è tranquilla, abbiamo facilmente trovato delle risorse utili al nostro sostentamento e siamo riusciti anche a farci degli amici. Certo la situazione non è rosea, siamo ricercati per crimini contro l'impero, nonostante sia tutta una montatura che noi stessi abbiamo creato, ma la cosa non aiuta affatto. Dobbiamo essere cauti, se ci catturassero per noi sarebbe un vero problema."

"Capitano! Nave sconosciuta in arrivo dalla curvatura. E' pesantemente armata e le armi sono attive!" esclamò Tholos attivando nel contempo l'allarme.
"Alzare gli scudi, inviate messaggi di pace su tutti i canali!" ordinò il Capitano alzandosi dalla sua poltrona.
"Me lo sentivo che era una giornata no..." borbottò Finn vicino a lui

Una nave, poco più grande della Seatiger, uscì dall'iperspazio. Era elegante, con una forma che ricordava vagamente i falchi da guerra romulani, forse per il muso che ricordava i becco di un rapace.

"Signore ci stanno chiamando!" avvertì l'addetto alle comunicazioni
"Sullo schermo!" Kenar si sistemò la divisa e di colpo parve tranquillo e rilassato.
"Per Thaan..." la voce di Tholos era piena di meraviglia.

Sullo schermo, il volto cupo e sinistro del capitano della nave avversaria, aveva le inconfondibili fattezze di un guerriero klingon.

"Sono il Capitano Roka della Gilda Imperiale dei Cacciatori di Taglie..." la voce era cupa e dura ma mancava dell'usuale sfrontatezza dei guerrieri klingon.
"Questo non va bene, non va affatto bene..." borbottò di nuovo Finn
"Sono il Capitano Kenar... cosa possiamo fare per voi?" volutamente il trill tralasciò di dire il nome della nave. Presentarsi a dei cacciatori di taglie non era certamente una mossa saggia.
"Chiedo il permesso di salire a bordo..." il klingon parve riluttante a spiegare il motivo per cui volesse parlare in privato con Kenar "La mia navetta vi raggiungerà fra alcuni minuti." La comunicazione si chiuse all'improvviso.

"Affascinante." commentò Tkar dalla sua postazione tattica.
"Signore preparo una squadra di sicurezza?" chiese Yuki decisa.
"Si Signor Yamada e ne tenga un'altra di supporto a breve distanza. Non credo che sia un trucco per abbordare la nave, ma non si sa mai. Signor Tkar, cosa trova di affascinante... a parte trovare un klingon in questo universo?"
"Il Capitano Roka, a parte l'evidente aspetto, non sembra il consueto klingon. Gli abiti, il linguaggio del corpo e per quanto non posso esserne sicuro, non aveva nessun accento mentre parlava la lingua dell'impero."
"In effetti mi ha dato la stessa impressione... potrebbe essere in questo universo da molto tempo? Tanto da perdere certe caratteristiche?" chiese Kenar
"Possibile. Ma i klingon sono un popolo orgoglioso, avrebbe certamente mantenuto qualcosa che ricordasse il suo lignaggio." rispose Tkar

"Capitano, la navetta si è sganciata dalla nave, saranno qui fra cinque minuti."
"Tenete attivi gli scudi per il momento. Comunicate al Signor Lawtoein di raggiungerci all'hangar 2. Signor Yamada mi segua... Finn a lei la plancia."
"E se attaccano?" chiese Finn con voce querula.
"Veda di non farsi prendere..." rispose il Capitano sospirando.



USS Seatiger, Hangar 2 - 29/07/2396 ore 11:25


La navetta in arrivo era anch'essa molto elegante. L'ingegnere capo della Seatiger ne ammirò ogni dettaglio desiderando ardentemente metterci le mani sopra.
Quando il portello si aprì, il Capitano Roka dovette abbassarsi per passare dalla stretta porta di accesso. Era imponente e nonostante non mostrasse la solita spavalderia dei guerrieri klingon si muoveva come una belva selvaggia.
Kenar, nonostante avesse incontrato molti guerrieri, ne fu lievemente intimorito.

"Capitano Roka, benvenuto a bordo." dichiarò avvicinandosi seguito dal consigliere e dal capo della sicurezza.

Il klingon si guardò attorno e notò subito gli uomini della sicurezza in posizione. Sembrò gradire lo spiegamento di forze.

"Jazon! Volk! Seguitemi." ordinò e due esseri scesero con lui mantenendo un atteggiamento di sottomissione.

Il primo era un kuralleriano, molto simile al Generale Kurrallers III che aveva conosciuto tempo fa a bordo della I.N. Buj, la nave prigione sulla quale veniva scelto il nuovo imperatore. A differenza del generale, Volk non era grasso ma provvisto di potenti muscoli e sembrava non portare armi con se... anche se Kenar ricordava che quella razza poteva sputare a distanza un potente acido corrosivo.
La seconda guardia del corpo era protetta da una tuta argentata provvista di protezioni metalliche e di un casco oblungo con la visera oscurata. Non avevano mai incontrato nessuna razza che avesse bisogno di una tale protezione per sopravvivere, ma lo spazio era vasto e tutto poteva essere.

"Signori, se volete seguirmi, abbiamo preparato un piccolo rinfresco nella sala riunioni." Kenar fece cenno di seguirlo e tutti si avviarono. Gli ospiti rimasero in silenzio ma sembravano guardarsi attorno con curiosità.

Durante il tragitto il consigliere della Seatiger si preoccupò di dare alcune informazioni ai tre individui, ma nessuno di loro sembrava interessato alle specifiche tecniche o sulla vita su quella nave. Le uniche cose che sembravano interessare loro erano le varie razze per loro totalmente sconosciute e lo sguardo incredulo che i membri dell'equipaggio lanciavano al Capitano della nave 'avversaria'.

L'arrivo in sala riunioni fu praticamente un sollievo per gli ufficiali federali, il protrarsi del silenzio dei loro ospiti stava diventando alquanto inquietante.

"Possiamo parlare liberamente Capitano Kenar?" chiese Roka senza degnare di uno sguardo la tavola imbandita.
"Certamente." confermò il trill
"Possiamo parlare in privato? Permetterò ai suoi ufficiali di rimanere se lo desidera, ma la prego di far uscire gli uomini della sicurezza." il tono rispettoso con cui fece la richiesta colpì Arjian che fece un cenno affermativo in direzione del capo della sicurezza. Ad un cenno di quest'ultima i suoi uomini uscirono senza fiatare.
"Volk esci e stai di guardia alla porta, che nessuno ascolti." il kuralleriano fece un piccolo inchino e seguì le guardie federali.

"Capitano Roka, mi può spiegare..." il Capitano della Seatiger fu interrotto dal sibilo proveniente dall'armatura del misterioso individuo che era rimasto a fianco del klingon. Con stupore Kenar guardò l'essere che si levava il casco e sorrideva con una fila di denti dall'aspetto inquietante.
"Imperatore Jtrrertr, le presento il Capitano Kenar della USS Seatiger" disse in modo molto formale il Capitano Roka inchinandosi al rettile.
"Io e il capitano ci conosciamo ormai da tempo, figlio mio." il rettile sorrise ancora e allungò la mano verso il Trill "E' così che vi salutate voi no?"
"Imperatore Jtrrertr è un onore rivederla, ma perchè tutti questi sotterfugi?" Anena e Yuki si scambiarono uno sguardo confuso.
"Mi scusi capitano, ma non sarebbe stata una mossa saggia per l'imperatore incontrare il nemico numero uno dell'impero." lo schiocco della risata del rettile fece sorridere il trill.
"Siamo ancora al primo posto?"
"Gli sterminatori di Vor'Chai, i terroristi che hanno invaso la nave prigione imperiale, coloro che hanno tentato di distruggere il pianeta Zaisd lanciandogli contro una sfera di energia e tentando di fermare le navi in fuga... vi siete dati da fare."
"Possiamo spiegare..." Kenar deglutì, in effetti le loro azioni erano facilmente fraintendibili.
"Si tranquillizzi Capitano, sappiamo già tutto. I nostri scenziati hanno capito subito il motivo per il quale avete rubato i nucleri di slittamento delle nostre navi... devo dire che è stata un'azione molto coraggiosa. Vi ringrazio a nome dell'impero... ma naturalmente le vostre buone azioni sono state nascoste nei rapporti. Il vostro coinvolgimento con la nave prigione creerebbe ancora problemi se si sapesse che eravamo alleati. Sarei subito messo a morte e voi diventereste una preda ancora più ambita."
"Capisco... cosa la porta qui?" chiese il Capitano facendo un gesto verso il tavolo imbandito. Tutti lo seguirono guardando con curiosità le pietanze così aliene per loro.
"Sono qui per chiedervi aiuto. A pochi anni luce da qui, c'è un pianeta chiamato Gisa. E' un piccolo pianeta neutrale circondato da forze superiori. Da un lato l'Impero che sono onorato di rappresentare, dall'altro alcune forze avverse all'impero nonchè i soliti ribelli. Per secoli Gisa è rimasto neutrale, le leggende narrano che sia il luogo da cui è partito tutto, dove si stabilirono per la prima volta gli Haoek, il popolo che per primo fondò l'impero."
"Si ricordo il suo racconto..." commentò Kenar
"Quel mondo deve rimanere neutrale per evitare che l'impero si sgretoli... abbiamo bisogno che lei conquisti il pianeta."

Ci fu un attimo di silenzio, poi Kenar si schiarì la voce "Come scusi?"

"Sarà molto semplice, deve solo sposare la principessa di quel mondo. Il precedente re è morto da pochi mesi e la sua giovane figlia è salita al trono. Nella loro cultura solo un maschio può diventare re e quindi la principessa ha richiesto la presenza di tutti i pretendenti al trono di Gisa. Naturalmente tutte le forze in campo manderanno i loro rappresentanti, tutti tranne l'impero. Purtroppo per diventare re, oltre a piacere alla principessa, la quale ha completo diritto di scegliere il proprio marito, dovrà anche essere geneticamente compatibile in maniera da poter generare dei figli. Secondo le nostre scansioni ai tempi della Buj, le vostre razze sono perfettamente compatibili con quella dei Giseriani. Purtroppo noi rettiloidi non possiamo procreare con quella specie e non possiamo inviare razze umanoidi appartenenti all'Impero perchè acquisterebbero troppo potere politico all'interno dell'Impero. Quindi dovete semplicemente andare su quel pianeta, conquistare la principessa e conquistare quel mondo."

I tre federali si guardarono sconvolti.




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Brano: 06-01
Titolo: Un casting per il matrimonio
Autore: Tenente Symon Bruce
(aka nd nd)
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Gisa, Palazzo Reale
29/07/2396 ore 17:29


"Mia signora, l'assedio continua..."
"Dovremo prendere una decisione, prima che ci obblighino a farlo..."
"Gisa deve rimanere indipendente."
"Dobbiamo scegliere per il bene di tutti."
"L'impero rivendicherà di approvare la scelta."
"Ma l'imperatore non si degna di concedere a nessuno dei suoi di poter diventare un pretendente."
"Potremmo prendere ancora tempo, ma non credo che ne usciremo incolumi."
Il consiglio reale di Gisa era composto da un gruppo eterogeneo di esperti multirazziali di età avanzata, erano stati scelti dal precedente re come depositari di assoluta fiducia e saggezza.
Fra di loro, si potevano contare soltanto tre Haoek, quattro con quella specie di pagliaccio che si era portata dietro la principessa Lynea.
Gaga era il suo nome o, per lo meno, quello con cui amava farsi chiamare.
Completamente calvo, aveva il corpo glabro ricoperto di tatuaggi.
Unghie lunghe, laccate di nero brillante ed appuntite.
Labbra prominenti, pronunciate ed ulteriormente evidenziate da un rossetto rosso spento.
Orecchie a punta, rovinate da due enormi piercing ovali.
Occhi neri come la pece, fatti risaltare da un trucco pesante e fitte ciglia finte nerissime.
Ultimo figlio di un ramo cadetto dei vecchi sovrani di Gisa, era cugino alla lontana di Lynea.
Una sorta di consigliere, eccentrico, ma fidato della principessa.
Il rapporto fra i due era sempre stato molto intenso pur essendo agli antipodi.
Il suo ingresso come membro del Consiglio Reale di Gisa aveva destato più di qualche malumore.
Unico giovane, fra menti esperte ed eccelse.
Unico nel suo genere, stravagante, anticonformista, bizzarro, vistoso.
Eppure geniale.
Gaga non aveva spiccicato verbo durante quell'ora abbondante di discussione.
Fissava con un sorriso sornione la principessa Lynea.
Che, a sua volta, si limitava a minime interlocuzioni di assenso o dissenso.
Non più di qualche sillaba alla volta.
La sua mente era altrove.
Ripensava a quella che era sempre stata una storia a lei molto cara che le raccontava il padre.
Parlava di una bella principessa di Gisa di nome Macienka.
Una delle sue antenate.
Bellissima con lunghi capelli color oro che le scendevano sulle spalle con folti riccioli.
Gli occhi turchini, profondi e grandi, e la pelle liscia e bianca come il latte.
Si assomigliavano molto, certo lei era mora, con gli occhi verdi e la pelle abbronzata.
Ma...Macienka non voleva saperne di sposarsi.
Proprio come lei.
I più nobili, ricchi e potenti personaggi dell'universo le facevano richieste matrimoniali.
Lei rispondeva sempre con un no.
Il re era diventato polvere da anni e Macienka resisteva a mantenersi illibata.
Un giorno, a palazzo, si era presentato l'Imperatore, presentandole un uomo molto ricco e potente.
Il matrimonio con l'erede di Gisa avrebbe giovato molto all'equilibrio instabile dell'impero.
Ma la bella Macienka rifiutò di sposarlo.
L'imperatore era nero di collera.
Lo stallo doveva concludersi per la pace di tutti.
Fu così che iniziò il cosiddetto assedio amoroso di Gisa.
L'imperatore fece circolare la voce che chiunque, dentro e fuori l'Impero, potesse avere la mano di Macienka.
Si presentarono oltre mille pretendenti.
Una flotta eterogenea di circa duemilacinquecento navi.
Una polveriera attorno alla quale fece schierare l'intera flotta imperiale del Quadrante, apparentemente a garanzia della neutralità di Gisa, ma nella realtà dei fatti per costringere la principessa ribelle a prendere una decisione.
Per quasi due anni Macienka si recò nel salone degli smeraldi del palazzo e si intrattenne con ciascuno dei giovani che vi stavano raccolti.
Li trovava insulsi, orrendi, odiosi.
Doveva scegliere, ma non sapeva decidersi a fare la sua scelta.
Un giorno entrò nella stanza un giovane pallido, vestito di velluto nero, che portava un bizzarro cappello verde a forma di pesce.
Non era uno dei pretendenti, ma un semplice servitore
Macienka, seguendo un impulso subitaneo quasi involontario, gli lanciò la mela d'oro, simbolo della scelta.
Subito venne proclamato il suo fidanzamento col misterioso giovanotto dall'aria strana.
Col tempo, scoprì che in lui scorreva in minima parte sangue Haoek.
Scoprì che era dotato di sapienza e bellezza.
Che aveva un animo nobile ed un cuore tenero.
La tenacia e la caparbietà glieli avrebbe trasmessi Macienka.
Vissero tanti anni in perfetta felicità, vedendo crescere i figli ed i figli dei propri figli.
Fino alla fine.
"Principessa?"
"Principessa?"
"PRINCIPESSA?"
La voce tonante, ma garbata del consigliere decano fece uscire Lynea dai suoi pensieri.
"Gentiluomini di Gisa.. sapete bene tutti quale sia la mia intenzione... non intendo contrarre matrimonio al solo fine di rispettare una tradizione vecchia di secoli. La mia mela d'oro verrà donata al solo che io riterrò degno di tale onore... che possano volerci giorni, mesi, anni o decadi... l'enorme riserbo che la principessa erede al trono di Gisa può contare nel corso di tutta la sua vita prima di divenire regina, mi permette di essere del tutto ignota ai miei pretendenti. E', perciò, mia intenzione osservare i loro comportamenti, le loro azioni, i loro pregi e difetti, in incognito."
"Non è possibile, vostra altezza, lei deve presenziare ad ogni appuntamento galante..."
"Lo so... e lo farò. Ma in incognito."
Lynea lanciò uno sguardo fugace e malizioso a Gaga che finalmente interruppe il lungo silenzio.
"Quello che la principessa intende dire... è che prenderò io il suo posto, mentre lei fungerà da dama di compagnia... in questo modo sarà possibile evitare rischi inutili come quelli capitati alla madre della madre della nonna di nostra altezza."
"Il tentativo di stupro fu sventato dalle guardie ed il responsabile evirato dopo indicibili torture."
"Vero, ciò nonostante, fu uno shock ed uno scandalo tale che portò alla follia in giovane età dell'allora sovrana."
"Non è ammissibile la strada che ci proponete"
"Non è la prima volta che viene perseguita mio caro Cendaimo"
"Lo so, vostra altezza, ma di solito erano schiave o donne di servizio... o addirittura guardie femmine... Gaga è... è ... "
"Un uomo, lo so.. .non si direbbe, ma lo è... inoltre è un Haoek purosangue, per quanto eccentrico... ha la forza, la tenacia e la prestanza dei nostri antenati più illustri... e ripongo il lui il massimo della mia fiducia."
"Non ne dubitiamo, ma le sue fattezze maschili, per quanto smussabili, non sono cancellabili."
"Abbiamo tecnologie, trucchi estetici e di vestiario in grado di ingannare chiunque."
"Si, ma..."
"Nessun ma... Comunicate all'Imperatore Jtrrertr che non intendo escludere dal novero dei papabili razze a lui assoggettate."
"Questo potrebbe causare una guerra"
"Lo so... la stessa guerra che minaccia di scatenarsi su Gisa se non prendo una decisione... il sangue Haoek si è mescolato e diffuso per tutta l'universo conosciuto, saprò trovare un degno marito non appena lo vedrò."




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Brano: 06-02
Titolo: Sul pianeta Gisa
Autore: Tenente Jason "Skon" Queen
(aka Patrizia Mutto )
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USS Seatiger, Ufficio del Capitano Kenar
29/07/2396 ore 22:00 - D.S. 73576.28


Gli ospiti se ne erano andati già da un pezzo e tutti gli ufficiali erano chi a riposare e chi al suo turno. La nave era in rotta verso il pianeta Gisa e il Capitano Kenar si era chiuso nel suo ufficio a rimuginare su quello che gli aveva chiesto l'Imperatore Jtrrertr.
Dovevano arrivare su Gisa e lui doveva impalmare la Principessa, altrimenti l'Impero sarebbe stato nei guai.
Aveva programmato una riunione per l'indomani per parlare con gli Ufficiali Superiori che non erano stati presenti alla riunione preferiva prendersi tempo per riposare e decidere non solo cosa dirgli, ma una linea d'azione. Si alzò e uscì dall'ufficio. Gli Ufficiali di turno in plancia lo salutarono e lui distrattamente ricambiò il saluto.

USS Seatiger, Sala Tattica
30/07/2396 ore 09:00 - D.S. 73577.53


Il capitano Arjan guardò i suoi fidati ufficiali tutti seduti intorno alla tavola che aspettavano che iniziasse, fece un profondo sospiro e si immaginò di sentire il simbionte parlargli con tono pacato: "Dai non può essere così difficile, devi solo dire che ti devo sposare con la Principessa del pianeta e basta." Kenar scacciò quel suo volo pindarico e prese la parola.

"Il nostro ospite misterioso era l'imperatore Jtrrertr e mi ha fatto una richiesta. Il pianeta dove siamo arrivati si chiama Gisa, attualmente neutrale nella situazione politica attuale. Da poco il Re è deceduto ed ha lasciato una figlia, che per la legge deve spostarsi non potendo regnare. Questa tra tutti i pretendenti che si presenteranno deve scegliere un marito che diventerà Re. L'imperatore teme che qualche nemico approfitti della situazione, sposi la Principessa così che conquisti quel pianeta e destabilizzi l'Impero."
"Capitano, dobbiamo andare sul pianeta e proteggere la Principessa?" chiese qualcuno.
"Non esattamente. La richiesta dell'Imperatore è che io conquisti la Principessa. In questo modo il pianeta Gisa rimarrebbe neutrale... un po' spostato verso l'Impero."
"In che senso conquistare?" domandò il dottor Bruce.
"Nel senso di impalmarla e darle un erede." precisò Arjan.
"Che bello non ho mai pensato che mio figlio potrebbe diventare Re di un pianeta." esclamò Finn.
"Signor Finn, allora si offre volontario?" chiese sarcastico il Capitano.

Dewey Finn balbettò qualcosa di intellegibile.

"Va bene, non c'è problema. Una squadra formata da me, il Signor Tholos e altri tre uomini. McAllan si tenga pronto nel caso ci chiedano di scendere con una navetta. Ci presenteremo alla Principessa, ma ricordate, siamo esploratori e nulla più. Non possiamo palesare le nostre intenzioni." poi guardò il dottor Bruce e continuò "Vuole scendere con noi Dottore?"
"Non ci penso proprio, andate pure a divertirvi." sbottò Symon Bruce.
"Capitano posso scendere anche io?" disse Jason alzandosi in piedi.
"Anche lei vuole conoscere la Principessa signor Queen?" chiese ironicamente il Capitano.
"No signore. Voglio solo fare alcune ricerche sulla biologia del pianeta." replicò seriamente Jason.
"Va bene venga con noi. La sua presenza come scienziato confermerà la nostra posizione." disse il capitano mentre Finn borbottava a mezza voce "E' proprio un vulcaniano".

Mentre si apprestava a chiudere la riunione, Arjian si voltò verso il Consigliere. "Signor Lawtoein mi ero scordato di lei. La sua presenza potrebbe essere interessante."
"Non credo sia il caso si sentano 'studiati' da uno strizzacervelli al primo appuntamento. Semmai dica loro che chiedo di poter scendere se questo non li mette in imbarazzo. Mi terrò a disposizione."

Gisa, Palazzo Reale, Sala del trono
30/07/2396 ore 10:30 - D.S. 73577.70


Scesero sul pianeta e vennero subito scortati al cospetto della Principessa.
Il Capitano Kenar appena la vide rimase sconcertato. Se non avesse saputo con certezza assoluta che il Signor Lawtoein era rimasto sulla nave avrebbe giurato di averlo lì davanti.
La Principessa indossava una vistosa parrucca, una tunica la ricopriva interamente. Le mani spuntavano dalle maniche con unghie lunghe e laccate di rosso acceso. Dalle orecchie a punta pendevano due enormi orecchini
Accanto a tanta presenza l'ancella che le sedeva accanto era molto carina e delicata.

"Quindi voi sareste gli scienziati." dichiarò la Principessa con una voce che ben si abbinava all'aspetto esteriore.
"Sì Altezza." rispose Il capitano Arjian chinando la testa "Sono il Capitano Arjian Kenar Geran e questi sono i miei uomini."
Li presentò uno per uno, notando come l'ancella si fosse immediatamente piegata verso la Principessa sussurrandole qualcosa. Il rapporto tra le due appariva molto intenso e di fiducia. Si pentì di aver dato ragione a Lawtoein e cercò l'aggancio per fargli raggiungere la squadra di sbarco.
"Inoltre a bordo c'è un Ufficiale che avrebbe piacere di scendere. Ha preferito chiedere il vostro permesso essendo uno studioso dell'animo. Non desiderava sembrarvi inopportuno."

La Principessa lo ignorò totalmente.

"Non fate parte dei pianeti di questo settore, di dove siete? siete una nuova acquisizione dell'Impero?" chiese la Principessa.
"Siamo di razze diverse e proveniamo da pianeti diversi. Tutti facenti parte della Federazione Unita dei Pianeti. In una zona di universo molto distante da qui. Io provengo da Trill, i miei compagni dalla Terra, Andoria e Vulcano. Siamo esploratori e il Tenente Queen, il mio ufficiale scientifico, vorrebbe fare una ricerca sulla biologia del vostro pianeta, raccogliere esemplari di flora. Se poi volesse considerare la possibilità di accogliere anche..."
"Vi interessano le piante Tenente Queen?" lo interruppe la Principessa.
"Sono un esobiologo, Altezza. Studio la vegetazione di tutti i pianeti dove ci fermiamo." rispose Jason chinando leggermente la testa.
"La autorizzo a fare tutte le ricerche che vuole." rispose la Principessa mentre l'ancella si piegava di nuovo verso di lei. Le due donne parlottarono per qualche minuto poi la principessa sospirò.

"La nostra ancella vorrebbe venire con voi e vedere il vostro lavoro." dichiarò in direzione del Tenente Queen. "Vogliamo soddisfare la sua curiosità. In quanto alla nostra, vorrei conoscere il vostro collega che studia l'animo, quindi lo autorizzeremo a scendere."
"Non..." stava per rifiutare Jason, ma il capitano Kenar lo interruppe bruscamente.
"Il tenente Queen è lieto di mostrare alla vostra ancella il suo lavoro." scoccò al suo sottoposto un occhiata che diceva tutto "Vogliamo anche ringraziere la sua cortese Ancella per il suo interesse nel lavoro del nostro Guardiamarina Lawtoein. Deve esserle molto cara." concluse il Capitano mentre l'ancella già stava allontanandosi con il Tenente Queen.

Gisa, Palazzo Reale, Parco
30/07/2396 ore 11:00 - D.S. 73577.75


I due si erano allontanati rapidamente.
Camminavano lungo i giardini e ogni tanto Jason si chinava e raccoglieva degli esemplari che metteva in alcuni contenitori o con il tricorder analizzava del terriccio.
Mentre era piegato a terra la ragazza non resse più alla curiosità e toccò la punta dell'orecchio di Jason.

"Vi prego non toccate la mie orecchie sono un punto molto sensibile."
"Scusatemi, volevo vedere se sono come le nostre. Voi non siete un Haoek?"
"No, sono un vulcaniano. Vengo da un pianeta molto lontano da qui."
"Raccontatemi tutto del vostro pianeta e da dove venite."




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Brano: 06-03
Titolo: Donne e guai
Autore: Guardiamarina Anena Lawtoein
(aka Martina Tognon)
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Gisa, Palazzo Reale, Sala del trono
30/07/2396 ore 11:00 - D.S. 73577.75


Il Capitano era stato invitato a sedere 'accanto' alla Principessa. Il che significava essenzialmente a distanza di sicurezza su una specie di trespolo con tre gambe, cosa che rendeva il suddetto trespolo non molto stabile, e un paio di scalini al di sotto dell'effettiva posizione della donna che teoricamente avrebbe dovuto conquistare.
Tholos si era premurato di avvisare il Guardiamarina Lawtoein che la sua discesa sul pianeta era stata autorizzata.
Dopo aver perorato la sua causa, osservando la giovane davanti a lui, si era oggettivamente preoccupato.
Aveva imparato a conoscere l'el-auriano sotto il suo comando e sapeva che era ben conscio di quanto lasciarsi andare e quando no al suo concetto di moda. Ciò nonostante era pensoso.

"Ci troviamo in una situazione di imbarazzo essendo per noi la prima occasione di incontro con le razze con voi rappresentate. Un buon inizio sarebbe per lei spiegarmi come ci debba riferire a voi."

Definire Kenar interdetto non avrebbe chiarito la sua sensazione di fastidio relativamente a quella frase. In parte lo stupiva l'uso del plurale ove in precedenza la Principessa aveva serenamente usato la prima persona singolare nel riferirsi a sé.
Qualche cosa stava solleticando la sua attenzione. Un pensiero che non riusciva a cogliere. Come i giochi di luce ai bordi del campo visivo che non erano reali eppure lo erano. Come una presenza che si aggirasse nella luce/non luce del crepuscolo, poco illuminata per essere vista con chiarezza eppure percepita.
A toglierlo dall'imbarazzo il mormorio della folla attorno a lui stava chiaramente ad indicare che Anena Lawtoein stava facendo il suo trionfale ingresso. Il mormorio lo fece temere per il peggio e si voltò pronto a redarguire l'ufficiale, eppure ciò che vide non giustificava in alcun modo le reazioni attorno.

Il Guardiamarina Lawtoein indossava impeccabilmente l'uniforme. I capelli non erano ribelli e sparati in mille direzioni diverse come i pensieri del proprietario normalmente erano.
La definizione più appropriata sarebbe stata di eleganza probabilmente.
Un velo di trucco delicato come si addiceva a qualunque ufficiale di sesso femminile in servizio, acconciatura sobria, uno smalto colorato ma non chiassoso.
Anena quel giorno si sentiva di essere in sintonia con le regole più stringenti della Flotta per quanto riguardava l'abbigliamento. Perché quindi quel mormorio? si erano forse messi nei guai?
Erano un popolo rigido riguardo la differenziazione sociale tra sessi?

Ecco di nuovo quel pensiero fastidioso dentro la sua testa che non riusciva a venire alla luce.

Pochi istanti ed Anena fu al cospetto della Principessa. Si fermò, fluido ed elegante, accennò un lieve inchino con il capo portandosi una mano al petto ed attese.

"Benvenuto. Lei deve essere lo studioso dell'animo che stavamo attendendo. Benvenuto." un gesto della mano fece comparire dal nulla un paggio con un altro trespolo "Si accomodi. Come ci dobbiamo riferire a voi. Quale è la sua razza di appartenenza giovane visitatore?"

Anena si appollaiò con apparente facilità sul trespolo che tanti problemi stava dando al Capitano.

"Oso ringraziare Vostra Grazia per avermi definito giovane, ma sono invero il più anziano dei presenti. Non appartengo ad una sola razza, Leggiadra Signora, ma dal ramo paterno El-Auriano ho acquisito questa longevità che i Terrestri come mia madre non posseggono. Il tempo mi è amico. Ugualmente ringrazio Vostra Grazia per avermi consentito di scendere sul pianeta. Dopo un certo numero di decadi gli spunti di interesse per uno studioso sono così pochi. Non desidero offendere il suo popolo dicendo che siete per me una fonte di gioia inestimabile."

Il Capitano Kenar poté da quel momento giurare di aver visto negli occhi della Principessa esplodere una luce difficilmente confondibile con altre.

Siamo nei guai, siamo dannatamente nei guai!

Gisa, Palazzo Reale, Parco
30/07/2396 ore 11:20 - D.S. 73577.79


La Principessa in incognito seguiva con lo sguardo il visitatore vulcaniano totalmente concentrato sull'esame della natura che li circondava.
Non comprendeva.
Sapeva di non essere una donna di rara bellezza e che la maggior parte dei suoi pretendenti era lì con ben altre motivazioni che arrivare al suo cuore. Ciò nonostante era perfettamente conscia di non essere nemmeno brutta, al contrario era abbastanza piacevole.
La figura snella, i capelli leggermente mossi portati quasi sempre dietro le orecchie per scoprire la lieve curva che portava alla punta. Il viso dai lineamenti delicati...
Se da una parte era oggettivamente incuriosita da quell'uomo, dall'altra si era pentita di averlo seguito.
Non riusciva a strappargli altro se non qualche breve frase.
Inizialmente aveva pensato lo scopo ultimo fosse zittirla, poi aveva capito che semplicemente non rivestiva per lui alcun interesse scientifico.
Era certa che se fosse sparita in quel momento in una qualche forma di energia solo allora quello scienziato si sarebbe forse dimostrato interessato.
Girò su sé stessa tornando verso la Sala del Trono. Gli altri sembravano più interessanti.

Jason si rese immediatamente conto che l'ancella si era allontanata.
Finalmente poteva lavorare senza essere disturbato. Aveva cercato da subito di dire al Capitano che non era interessato a socializzare. Non quel giorno quanto meno.
Voltò leggermente la testa per osservarla mentre se ne andava ed un pensiero rapido si fece strada nella sua mente.

Strano che un'ancella si senta frustrata dalla mancanza di attenzione.

Inarcò le sopracciglia, scosse la testa e riprese il suo lavoro.

Gisa, Palazzo Reale, Sala del trono
30/07/2396, ore 11:40 - D.S. 73577.83


Il Capitano iniziava a sentirsi vagamente come il terzo incomodo.
La Principessa era persa nella sua conversazione con Anena che a sua volta, Kenar doveva ammetterlo, si stava comportando da perfetto gentiluomo e scienziato.
Peccato solo che quella parte di lui stesse semplicemente soggiogando la donna che invece avrebbe dovuto impalmare lui.
Volse lo sguardo verso Tholos che si teneva leggermente in disparte.
L'andoriano sembrava più interessato alla tecnologia del sistema di sicurezza, che doveva chiaramente esserci ma che non era assolutamente percepibile in alcun modo, che non a quello che succedeva tra il Consigliere e Sua Grazia.

"Quindi lei ha più di ottant'anni. Davvero intrigante. Una vita intera vissuta da giovani è davvero intrigante."
"Vostra Grazia molto dipende da coloro che riempiono la nostra vita. Nei decenni della mia esistenza ho scoperto che il lato più interessante del vivere sono le interazioni umane. La scienza delle cose che tanto affascina alcuni tra i miei colleghi non ha su di me nessuna attrattiva. L'universo stesso per me è ammantato di prevedibilità. Al contrario la mente degli essere senzienti è la vera realtà infinita."

Kenar alzò gli occhi al cielo.
Questo sembrava un corteggiamento in piena regola, possibile che il Guardiamarina non se ne stesse assolutamente avvedendo? Eppure così sembrava.
Tossicchiò per attrarre l'attenzione e Anena sembrò comprendere immediatamente la situazione.

"Prendete ad esempio il Capitano Kenar qui presente. Pensereste forse che una parte di lui è più anziana di me?" allo stupore della donna l'ufficiale riprese "Eppure è vero. Il Capitano appartiene ad una razza simbiotica. Quello che lei ed io vediamo non è 'tutto' ciò che il Capitano è. In lui c'è molto altro."

Lo sguardo di Sua Grazia si concentrò, opportunamente avrebbe detto l'Imperatore, su di lui.

"Capitano questo è interessante. Un simbionte. Lei ha un simbionte o è lei il simbionte?"

Riavuta l'attenzione della Principessa non si avvide che la giovane ancella, rientrata nella sala e fino a pochi istanti prima rimasta silenziosamente alle sue spalle, si era avvicinata ad Anena con aperta curiosità.

"Se la mente è la cosa veramente affascinante perché perdiamo tutti tempo ad abbellirci e mascherarci?"

Anena si voltò ad osservare la fanciulla che vedeva per la prima volta.
Gli succedeva a volte che le pieghe del tempo aprissero davanti ai suoi occhi finestre che altri non avrebbero mai potuto vedere. Il suo sguardo saettò brevemente verso la Principessa e poi di nuovo verso l'ancella.
Poi un lieve sorriso gli inarcò le labbra arrivando fino agli occhi, accendendoli di un misto di ilarità e sorpresa.

Si chinò lentamente in avanti azzerando lo spazio tra loro. Quando le labbra furono vicine all'orecchio della giovane sussurrò lievemente "Perché a volte sono le maschere a renderci liberi. Non crede anche lei Gentilissima Lynea?"
Lentamente si rialzò osservando la reazione della donna dinnanzi a lui.

Il labbro inferiore di Lynea stava leggermente tremando. Non si sarebbe aspettata di essere scoperta, né tanto meno che un totale estraneo le concedesse tanta considerazione da non smascherarla pubblicamente.
Lynea osservò Gega conversare con il Capitano Kenar. Si stava comportando in maniera eccellente. Nessuno che non fosse fine conoscitore della casa reale e dei suoi rituali avrebbe potuto sospettare alcunché.
Come aveva fatto quindi quello straniero...
Gli occhi tornarono su Anena scrutandolo intensamente. Il Consigliere reggeva lo sguardo senza sottrarsi all'esame della vera Principessa di Gisa.
Sapeva perfettamente che scontrarsi con la sua capacità di strappare i veli poteva essere mentalmente impegnativo.

"Come...?"

La voce della Principessa era talmente bassa che nessuno avrebbe potuto sentirla. Anena stesso più che sentire le parole percepì la domanda dallo sguardo.
Leggere le labbra di un essere che parlava una lingua diversa sarebbe stato inutile. A volte non ci si rendeva pienamente conto dell'utilità e al contempo della pericolisità insita in un traduttore.
Già come.
Come poteva spiegare ad altri che non fossero della sua razza quegli stralci su altre linee temporali che a volte gli facevano comprendere la realtà della propria?

"Come si respira? Come si vede? Ogni razza ha le sue peculiarità. Questa è la mia."

L'ancella/principessa si schiarì la gola. "Come ha intenzione di spendere il suo tempo con noi Signor..."
"Guardiamarina Lawtoein per servirla." sorrise chinando il capo in modo appena accennato facendolo passare per un gesto di normale galanteria nei confronti di una donna "Io non spendo il mio tempo perché il tempo non è di nessuno Mia Signora. La cosa che più da gioia alla mia esistenza è conoscere. Posso chiederle di condividere con me le sue conoscenze e io farò lo stesso con lei Mia Signora."

Lo disse con il tono lieve e senza la formalità che sarebbe stata dovuta ad un reale.
Lo disse come se stesse davvero conversando con un'ancella alla quale stava semplicemente dimostrando un rispetto cavalleresco un po' fuori moda.
Lo disse in un modo per cui Lynea distolse lo sguardo rapidamente girando su sé stessa.

"Venga Guardiamarina Lawtoein, sono certa che alcune delle cose nella biblioteca di Palazzo saranno di suo interesse..." si incamminò senza guardarlo.

Anena occhieggiò il Capitano, distratto dalla copia della Principessa. Quindi si volse verso Tholos facendogli un rapido cenno. L'andoriano rispose flettendo appena le antenne per assentire. Quindi si alzò e seguì la Principessa originale.

Se il Capitano avesse visto gli occhi di Lynea avrebbe capito che ora sì erano in guai seri.




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Brano: 06-04
Titolo: Di ragionamenti, guardiamarina e ancelle
Autore: Tenente Comandante Tkar
(aka Silvia Brunati)
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USS Seatiger, Plancia
30/07/2396, ore 11:40 - D.S. 73577.83


Sebbene la sua razza fosse da molto tempo abituata a interagire con le diverse nature e differenti comportamenti degli altri popoli incontrati nel corso dei secoli, e, nonostante lui, nella sua esperienza come membro della flotta stellare, si fosse trovato più volte a interagire, con successo, con ufficiali dal carattere così alieno da rendere difficile la collaborazione Tkar incontrava ancora difficoltà a trovare l'approccio giusto per interagire con alcuni dei membri dell'equipaggio della Seatiger.

Sorprendentemente il signor Finn non era uno di questi.

Il primo ufficiale, nonostante il suo carattere esuberante, il suo comportamento imbarazzante per il ruolo che ricopriva e la sua capacità di mettersi nei guai contro la sua volontà, rientrava in uno schema comportamentale con il quale Tkar non aveva difficoltà a interfacciarsi. L'ufficiale tattico aveva da tempo imparato che non c'era modo di impedirgli di mettersi nei guai, perché, per quanto lui si impegnasse, non era mai riuscito a prevedere dove i ragionamenti del signor Finn l'avrebbero portato, e lui non amava esercitarsi inutilmente in calcoli probabilistici. Perciò, il suo atteggiamento nei confronti del signor Finn, seguiva la scia della protezione, o della prevenzione laddove era possibile, o del salvataggio in caso di necessità.

Qualcuno avrebbe definito questo comportamento come rassegnazione, ma l'ufficiale tattico non la vedeva così. Molto spesso, la capacità del signor Finn di cacciarsi nei guai portava a soluzioni inaspettate dei problemi stessi in cui tutta la nave si trovava e, a volte, la sua inesperienza era proprio quello che serviva per notare quello che ufficiali più esperti non riuscivano a vedere. Perciò, Tkar, nel corso delle missioni, aveva iniziato a studiare l'umano con una certa attenzione, che alcuni avevano scambiato per apprensione di quello che Finn avrebbe combinato quando veniva lasciato solo, ma che in realtà era solo attesa di quello che il suo approccio non convenzionale alle cose avrebbe scoperto.

Per questo, nel corso del turno in plancia aveva iniziato a fissare l'umano con una certa attesa, ma a parte chiedergli se avesse una macchia sull'uniforme, Finn non aveva detto altro. Perciò Tkar aveva deciso di intervenire.

"L'importanza strategica di Gisa non è solo legata al fatto che sia neutrale," commentò studiando il rapporto sul pianeta, "ma anche dalla sua posizione. Il sistema in cui si trova lo rende un perfetto cuscinetto fra vari imperi ed un'eventuale invasione porterebbe all'immediata reazione degli altri scatenando una guerra. Il re Haoek Guidan III si assicurò la neutralità di Gisa con una serie di accordi di protezione approfittando della rivalità esistente fra i vari governi e togliendo di fatto il suo sistema dalle lotte di potere dichiarando pubblicamente il suo disinteresse alla conquista e alla guerra. Secondo alcune leggende, fu la moglie Lavyinya, stanca di vederlo solo fra una guerra e l'altra, a convincerlo ad adottare questa politica promettendogli di dargli un erede entro l'anno se avesse abbandonato ogni velleità di conquista e minacciandolo di scegliersi un amante per produrre l'erede che lui desiderava se non l'avesse fatto".

Finn guardò sorpreso Tkar. "Mi sorprende che una simile minaccia abbia funzionato", commentò.

"Gli Haoek hanno un forte senso della famiglia," commentò Tkar impassibile, "derivato a quanto pare da un'altra leggenda che narra di come rischiarono l'estinzione secoli prima a causa della costante guerra di conquista che portò alla nascita dell'impero. Un erede illegittimo, inoltre, non avrebbe avuto il sostegno per regnare che avrebbe invece avuto uno legittimo."

"Come fa a sapere tutte queste cose Tkar?"

"Dal rapporto del consigliere Lawtoein."

"Ah, giusto giusto, l'ho stavo giusto approfondendo ora," commentò Finn pasticciando con il bracciolo della poltrona. Poi si fermò di scatto. "Se la principessa dovesse scegliere il capitano, diventerebbe re di Gisa, giusto?"

"Si," confermò Tkar.

"E per generare dei figli dovrebbe restare sul pianeta, almeno per il tempo necessario ad assicurarsi che ci saranno."

"Corretto," annuì di nuovo Tkar.

"Di conseguenza anche noi resteremo su Gisa." Commentò di nuovo Finn socchiudendo gli occhi.

"Si."

"Non le sembra strano che il capitano abbia sposato, mi perdoni il gioco di parole, così tranquillamente l'idea?" Gli chiese Finn: "Deve per forza avere un piano in mente, giusto? Giusto?"

Tkar questa volta non rispose.

Gisa, Palazzo Reale, Biblioteca
30/07/2396, ore 13:00 - D.S. 73577.98


Anena non aveva esattamente programmato di ritrovarsi da solo con la principessa di Gisa. Non che gli dispiacesse, la principessa era una donna intelligente, divertente, entusiasta, con un gran peso sulle spalle. Era evidente in ogni parola, gesto e atteggiamento di Lynea e, soprattutto, da quella nota cupa, appena percepibile che attenuava ogni suo sorriso.

La biblioteca per contro era straordinaria, scaffali e scaffali di opere cui si poteva accedere visivamente o per via cartacea (su richiesta). Il banco dati era impressionante e sembrava raccogliere creazioni di ogni parte di quell'universo. Anena non conosceva nessuno degli autori che la principessa gli stava indicando con orgoglio, ma la sua avida curiosità gli fece desiderare di leggerli tutti.

Lynea sorrise alla sua reazione e gli fece cenno di sedersi davanti al terminale, "scelga quello che vuole, guardiamarina, non c'è nulla che non troverà qui" gli disse con palese orgoglio.

Qualcosa però nel tono della principessa lo fece esitare. Nel momento in cui lui aveva sollevato le mani verso la consolle, c'era stato un guizzo, qualcosa come l'eccitazione per qualcosa che doveva avvenire. No, si corresse Anena, qualcosa che sarebbe potuto avvenire.

Lanciando un'occhiata divertita alla principessa, il consigliere, invece di toccare la consolle, posò le mani sulle ginocchia.

"Sono indeciso," disse indeciso, "suggerimenti?"

Con le mani dietro la schiena, in un atteggiamento che ormai poco aveva a che fare con un'ancella e più con la principessa che era, Lynea lo guardò improvvisamente incerta e ad Anena riconobbe l'atteggiamento di chi non sa se quella che ha davanti è una trappola o davvero una mano tesa amica. Senza pensarci le prese una mano e la strinse fra le sue. "Suggerimenti?" Chiese di nuovo fissandola negli occhi.

Gisa, Palazzo Reale, Sala del Trono
30/07/2396, ore 13:10 - D.S. 73578.00


Il capitano aveva la pessima sensazione che qualcosa gli stesse sfuggendo. Per quanto la conversazione si fosse mantenuta vivace, priva di silenzi imbarazzati o sguardi annoiati, c'era qualcosa di stonato nell'atteggiamento della principessa che però non riusciva a spiegarsi per il momento. Non dubitava di avere la sua completa attenzione, ma non riusciva a liberarsi della sensazione che l'atteggiamento di Lynea appartenesse più al ramo della cortesia che a quello della fascinazione. Non che lui avesse voluto veramente sedurla, questo era quello che aveva voluto far credere all'imperatore. Il suo compito era quello di proteggere i suoi uomini e riuscire a riportarli, se possibile, a casa, e immischiarsi in una situazione spinosa come quella di Gisa non rientrava nel suo concetto di protezione. Il vero motivo per cui aveva accettato la missione che l'imperatore gli aveva affidato era legato più che al desiderio di scoprire di più dei motivi per cui fosse così conteso. Se su Gisa ci fosse stata qualche informazione utile per tornare a casa inoltre, considerando quanto la sua storia fosse antica, lui avrebbe fatto di tutto per ottenerla. Senza sposarsi possibilmente.

Sorrise ad una battuta appena fatta dalla principessa subito dopo notò che si era nuovamente girata a guardarsi alle spalle, come se stesse cercando qualcuno.

"Qualcosa che non va?" Chiese con discrezione abbassando la voce per non farsi sentire da orecchie indiscrete. La principessa sgranò gli occhi e si affretto a scuotere la testa.

"No, no, ero convinta che la mia ancella fosse tornata... Ma probabilmente mi sono sbagliata."

Kenar corrugò la fronte, effettivamente ora che lo notava, anche il guardiamarina Lawtoein non era più al suo posto. Si girò verso Tholos, che pazientemente attendeva poco distante e l'andoriano, con un appena visibile movimento della testa, gli indicò una porta della sala poco distante. Dove era andato il guardiamarina? Cosa stava tramando?

"Mi stava raccontando del suo popolo..." Il gentile suggerimento della principessa, lo costrinse a riportare l'attenzione su di lei.

"Giusto," sorrise tornando a guardarla negli occhi e lanciandosi in una nuova storia sui trill, i simbionti e le molte vite vissute da alcuni di essi. Del guardiamarina, dell'ancella e di quello che stavano combinando si sarebbe occupato poi.




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Brano: 06-05
Titolo: La scelta
Autore: Tenente Comandante Droxine Carelli
(aka Massimiliano Badi)
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Gisa, Palazzo Reale, Biblioteca
30/07/2396, ore 13:10 - D.S. 73578.00


Anena esitò. Non era difficile capire cosa intendesse la principessa calcando la voce sulla parola 'suggerimenti'. Più difficile era capire il motivo della richiesta.
Strinse le mani di lei tra le sue.
"Principessa... non sono certo la persona più indicata per..."
"Suvvia."
Anena sospirò.
"Non credo che sia arrivata a questo punto senza avere un piano ben preciso."
Lynea cambiò espressione. Il suo sguardo si fece d'acciaio.
"E le piacerebbe conoscerlo?"
"Solo se fa piacere a lei."
"Anche se comprendesse l'assassinio di tutti i pretendenti nella stanza accanto, compresi i suoi compagni ed i membri del consiglio? E l'instaurazione di una dittatura militare con la collusione di un certo alto generale mio amante da anni ma plebeo?"
Ad Anena si ghiacciò il sangue. Involontariamente rivolse lo sguardo alla porta da cui erano entrati.
Quando lo riportò su Lynea l'espressione spaventosa era scomparsa per far posto ad un'altra, sbarazzina.
La principessa scoppiò a ridere.
"Vedesse che faccia ha fatto! Da morir dal ridere!"
Anena si rilassò.
"ah ah..."
Piccola figlia di...
"Volevo solo scuoterla un po'. Sembra una persona così compassata..."
Anena fece una risata. Di gusto.
"Lo metterebbe per inscritto? Sa, per il mio capitano."
Lynea lasciò sfumare l'ilarità.
"No. Amo il mio popolo. Vorrei il meglio per loro. A volte però, quando sono molto arrabbiata, o frustrata, o entrambi, fantastico un po'..."
"Fantasticare su una strage non mi sembra sanissimo. Si potrebbe asserire che sia catartico, ma ho qualche dubbio."
Lynea si avvicinò ad un piccolo mobile bar. Prese un bicchiere a flute e si versò una misura di un liquido ambrato. Lo portò alla bocca e bevve un lungo sorso. Il suo sguardo non lasciò mai Anena. Come soppesandolo.
Poi parlò.
"Ha ragione, probabilmente. Mi dica, lei che è così intuitivo, perché ho queste
insane inclinazioni?"

Ora fu Anena a fissare la principessa, soppesandola.

"In prima battuta avevo pensato che fosse un'immatura ragazzina con troppo potere sfruttato frivolamente. La tipica nobilotta che ha perso il senso della realtà."
Lynea lo guardò ad occhi sgranati. Non era certo abituata a cotale schiettezza verbale.
"Non si può dire che abbia i peli sulla lingua... Continui, comunque. Spero di
salvarmi nella seconda, di battute."
"Parlando con lei però sto avendo l'impressione opposta. Questo però è in contraddizione con la situazione e le sue azioni. La storia del matrimonio, questa strana mascherata... non ha senso."
"Ah... e perché non ha senso?"
"Bé il suo regno non è in pericolo, anzi si trova in una posizione di forza. Diversi imperi sembrano pendere dalle sue labbra, principessa. La situazione è buona, molto buona. Si trova al tavolo da gioco e le hanno servito una mano vincente. E lei scuote il tavolo."
Lynea gli fece un sorriso.
"Ed io scuoto il tavolo."
Sorrise ancora.
"È una bella immagine. Me la ricorderò."
Anena le fece un segno di approvazione.
"La mano potrebbe non essere così buona come sembra. Siamo un piccolo regno ma cipiace avere un buon servizio di Intelligence. Del resto siamo il maggiore punto di passaggio per le spie provenienti da e dirette a. Forniamo loro tessere a punti.
Si possono vincere bei premi..."
Anena la ricompensò con un sorrisetto. E basta. La battuta non era stata poi così
buona.
"Scherzi a parte, le proiezioni sull'Impero non sono buone. I nostri esperti prevedono una, forse due generazioni prima del crollo. Del resto gli scricchiolii già si sentono..."
"Bé voi non ne fate parte."
"Eh già. Noi siamo uno stato neutrale. Altrimenti detto 'stato cuscinetto'..."
"Ah, credo di cominciare a capire..."
"Sa cosa succede ai cuscinetti quando iniziano ad essere sollecitati? Resistono quanto possono e poi..."
"...vanno in pezzi."
"Vanno in pezzi. Del resto è questo il motivo per cui esistono. Per cui gli è stato permesso di esistere."
"Capisco."
"E quindi io posso fare due cose: o fare la bella vita e godermela negli agi e magari, perché no, nella depravazione. Lasciando alle generazioni che verranno di averci a che fare. Oppure..."
"Oppure cerca di fare qualcosa adesso. Lei è molto coraggiosa, principessa."
Lynea fece una risatina.
"Si legge 'lei è molto stupida, principessa'"
"Amaramente nella mia vita ho scoperto che intelligenza e coraggio spesso non sono buoni compagni di letto. Ma nel suo caso direi che abbiamo un'eccezione. Non lo dico per blandirla."
"Bé grazie! Credo..."
Scoppiarono a ridere tutti e due.
Asciugandosi le lacrime Lynea continuò.
"Per farla breve mi sto guardando intorno. Probabilmente l'ideale sarebbe allearsi con una nazione potente per proteggerci, ma è pericoloso. Come stato neutrale camminiamo su di una linea sottile. Non possiamo permetterci di perdere la nostra neutralità."
"Chiaro."
"Questo è tutto. Ho vuotato il sacco. Questo è tutto il mio piano malvagio...devo dire che è un sollievo. Mi ha fatto bene sfogarmi."
Fece un cenno al suo ospite.

"Ma abbiamo parlato solo di me. Mi dica qualcosa di voi. Mi sono informata sulla vostra nave quando siamo abbiamo saputo della vostra presenza, naturalmente, ma le informazioni su di voi sono sorprendentemente scarse. Sembrate essere comparsi praticamente dal nulla. E per creare uno scompiglio mai visto nell'Impero. Siete additati come dei mostri, ma non sembra che la flotta degli scagliosi si stia poi dando troppo da fare per fermarvi. Il che è strano per loro."
"Mmmm diciamo che le voci su di noi sono un po' esagerate..."
"Ah sì? Quindi non avete distrutto un avamposto minerario facendo strage di civili innocenti?"
"Solo parzialmente vero. L'installazione era militare e comunque siamo stati costretti dagli eventi per fermare l'invasione dell'impero ai danni del nostro universo... ah questo non avrei dovuto dirlo..."
La bocca della principessa ora disegnava un 'O' perfetta.
"'vostro' universo?"
"Ah... sì... ormai direi che sia tardi per negare..."
"E come è possibile? La vostra tecnologia vi permette viaggiare attraverso gli universi?"
"Non la nostra. La vostra. O meglio dell'Impero. Hanno hanno esaurito un sole per farlo ma..."
"Hanno esaurito un sole!?"
"Ecco un'altra cosa su cui avrei dovuto tacere... ma cosa mi sta succedendo? Cosa
mi avete fatto bere?"
"Non ha bevuto nulla."
Puntualizzò la principessa.

"Ecco che se ne va il mio alibi..."
"Ora tutto acquista un senso... prima quando vi siete presentati ho controllato gli archivi alla ricerca delle razze a cui appartenete senza trovare nulla. Non pretendo che i nostri archivi contengano tutte le razze di questa ampia galassia, ma che la vostra nave ospiti solo razze a noi sconosciute è un'anomalia statistica."
Anena allargò le braccia senza dire nulla.
"Dovete essere dei veri duri, per mettere così in difficoltà l'Impero. Come avete fatto distruggere un'installazione militare?"
"In realtà io non c'ero ancora. Sono arrivato più tardi..."
"Arrivato più tardi? Dall'altro universo?"
"...sì"
Rispose un a affranto Anena, incapace di uscire dalla spirale di rivelazioni in cui
era caduto."
"E come?"
"Da un limbo senza tempo attraverso una nave di una razza cyborg endemica causata
da entità semidivine senza tempo... ma non potremmo parlare d'altro?"
"Assolutamente no! Voglio sapere tutto!"
"Non credo che il capitano approverebbe..."
"Bah mi sembra un tipo tranquillo. Non credo che la metterà ai ferri. Comunque la multirazzialità dell'equipaggio è un buon biglietto da visita. Come è il vostro impero?"
"Non è un impero. É una repubblica elettiva. In diritto di voto è esteso a tutta la popolazione. E si tratta di una repubblica federale. I vari stati che ne fanno parte mantengono parte della propria autorità ma rendono conto ad un governo centrale. Di cui fanno comunque parte. Nuovi mondi richiedono di entrare a far parte della Federazione Unita dei Pianeti e, se superano degli standard etici minimi vengono accolti. Purtroppo non sempre questo è possibile."
"Aspetti un attimo. Questo significa che la sua Federazione rifiuta fruttuose alleanze... per motivi etici? E tutti quei regni non solo accettano di cedere la propria sovranità nazionale ma lo richiedono di propria volontà?"
"Un po' semplificato, ma sì."

Lynea scosse la testa incredula.

"Incredibile! Sono abituata a imperi che sottomettono con la forza i loro vicini, altro che rifiutare l'ammissione! Il vostro universo funziona alla rovescia..."
"Oh no. È così anche nel nostro universo. È la Federazione che è anomala. In effetti è un piccolo miracolo in questo immenso multiverso..."
"Ma come è possibile?"
"Be', la forza motrice fin dall'inizio è stata la sicuramente la razza umana. Razza
di cui faccio parte a metà, modestamente." Disse Anena atteggiandosi scherzosamente.

"Questi umani devono essere proprio una razza eccezionale."
"In effetti no. Anzi l'esatto opposto. Nella loro storia gli umani hanno compiuto praticamente qualsiasi nefandezza sia possibile fare. Proprio per questo un bel giorno finalmente si trovarono alla loro fine. Erano sul ciglio del baratro e non c'era altro posto dove andare. Spalle al muro e ci si erano messi loro stessi. Avrebbe potuto... avrebbe dovuto finire là."
"Ed invece?"

Chiese Lynea pendendo dalle labbra del guardiamarina.

"Ed invece uno di loro lanciò la prima nave spaziale. Esattamente quando passava una nave vulcaniana, se crede nel destino.... Può trovare un esempio di questi ultimi in T'Kar. Il tipo con le orecchie a punta..."
Lynea gli fece cenno di andare avanti.
"Il resto è storia. Centinaia di anni dopo la Federazione è una potente realtà all'interno della galassia. Pacifici ma non deboli. Circondata da imperi stellari a cui farebbe piacere mangiarsela in un sol boccone, ma che si guardano bene dal farlo. Un piccolo grande miracolo, come dicevo."
"È proprio vero..."
La principessa rimase assorta per un po' con lo sguardo perso nel vuoto. Come a contemplare nuove possibilità che si dischiudevano di fronte a lei.
Poi prese una decisione. La sua voce aveva un tono deciso che non aveva mai avuto in precedenza, durante la conversazione. Il tono di una regina.

"La prego, guardiamarina. Potrebbe portare il suo capitano al mio cospetto? Con discrezione."
Anena fu indispettita con sé stessa quando istintivamente fece un piccolo inchino prima di lasciare la stanza.

Gisa, Palazzo Reale, Sala del trono
30/07/2396 ore 13:40 - D.S 73578.06


Il capitano Kenar guardava spassionatamente l'ecosistema politico nella sala fare il suo corso. In un certo senso era appassionante.
Più o meno.
Bé come un documentario su una coltura di muffe in verità. E lui era parte del micelio... anche se stava tentando di tenersene fuori. Ora comeora partecipare attivamente significava solo scoprire le sue carte. O meglio la mancanza delle stesse.
La principessa era tornata ad occuparsi dei suoi ospiti, mentre gruppetti bisbiglianti si formavano, rompevano e ricostituivano.
Stava sorseggiando un liquido verde che il tricorder segnalava come innocuo ed analcolico, quando il guardiamarina Lawtoein venne a chiamarlo.
"Capitano, potrebbe venire con me? Subito per favore. Senza dare nell'occhio."

Il capitano della Seatiger guardò Anena con curiosità e non poca preoccupazione.
Quest'ultimo manteneva ancora quel tono compassato e professionale con cui aveva fatto il suo ingresso. Non era sicuro che fosse un buon segno.

Pochi minuti dopo Kenar veniva introdotto in una stanza piena di libri. Veri libri di carta, notò ammirato il capitano. Una biblioteca.
Ad attenderlo l'ancella che aveva notato prima uscire con Anena. Che però sfoggiava un atteggiamento ben poco umile.
Anena si affrettò a fare le presentazioni.
"Capitano, le presento la principessa Lynea di Gisa."
Arjan non rimase nemmeno troppo stupito. In qualche modo aveva avvertito che c'era qualcosa nell'aria.
"È un piacere fare di nuovo conoscenza con voi, principessa." Sorrise ironico accennando un inchino.
Lynea lo accettò con un sorrisetto sornione.
"Ancora benvenuto nel mio regno, capitano. Ho avuto una conversazione MOLTO interessante con il guardiamarina qui presente..."

Kenar lanciò uno sguardo interrogativo al suddetto, che però mantenne un rapito
interesse per gli scaffali pieni di libri. Tutt'altro che rassicurato torno a rivolgersi alla sua ospite.
"Davvero? Spero cose gradevoli..."
"In effetti sì. Capitano, ho una proposta molto interessante da farle, credo."

Lynea gli riassunse le previsioni geopolitiche per l'impero come aveva fatto con Anena.

"Il guardiamarina Lawtoein mi ha parlato della vostra 'Federazione'. Il concetto mi ha decisamente rapito. Questa è la mia proposta: sceglierò lei come mio
consorte e lei mi aiuterà a creare qualcosa di analogo alla vostra Federazione, qui."

Kenar iniziò a scuotere la testa.

"Aspetti ad obiettare. Il matrimonio sarà solo di facciata. Non le impongo nulla.
Sarà libero di andarsene quando desidera. Ma mentre rimarrà qui lavorerà per me."

Kenar rimaneva rigido.

"Principessa, ho promesso di riportare il mio equipaggio a casa..."
"Appunto. Crede di avere più possibilità con le risorse di un intero regno a disposizione o con quelle di una piccola nave?"

Kenar non seppe rispondere.

"E quanto alle possibilità... quante pensate di averne, in realtà? Siamo realistici. Qui potreste avere, oltre che una base di appoggio, una casa. Potreste rimanere. Mettere radici."

Kenar rimase ancora in silenzio. Mantenendo uno sguardo duro sulla principessa.

"Capitano. Siete in fuga, stanchi, senza una vera prospettiva. Qui l'avreste. E se poi trovaste la via di casa... tanto di guadagnato. Senza contare che avreste la possibilità di creare qualcosa di eccezionale."

Kenar sospirò.

"Principessa Lynea... è veramente una buona offerta..."
"Ma? Perché c'è un ma, vero?"
"Ma non posso darle quello che vuole. La Federazione si è formata come conseguenza di una situazione molto particolare. Gli umani erano disperati e sull'orlo dell'estinzione quando la hanno fondata. Il suo popolo sta bene. Se gli imponesse un cambio di assetto politico genererebbe solo caos ed odio."

Gli occhi di Lynea sprizzarono scintille.

"Lo so! Mi crede stupida, capitano? Il mio popolo sta bene ORA! Ma in un futuro non troppo lontano non lo sarà più. Non voglio cambiare il sistema politico. Quando la fame e la disperazione saranno arrivati il mio regno sarà cenere da tempo. No. Quello che voglio che mi aiuti a fare è piantare un seme. Una piccola luce. Una flebile speranza."
Lynea si avvicinò al capitano della U.S.S. Seatiger. I loro visi a pochi centimetri.
"Per loro. Per i nostri figli, forse."
Ed il capitano nella Seatiger rimase a guardare quegli occhi immensi che lo supplicavano.