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ATLANTIS - MISSIONE 04 RSS ATLANTIS - Missione 04

04.02 "Dall'altro punto di vista"

di Dorothea "Thea" Reis, Pubblicato il 21-12-2017

Zona di atterraggio della navetta 1 07 novembre 2171 ore 12.20


L'atmosfera in tutta la regione era pesante.
Da parecchie lune, dal regno delle stelle erano piombati innumerevoli predatori enormi, con ali luccicanti che emettevano suoni gutturali di una potenza mai vista.
Nessuno aveva mai visto nulla di simile, nemmeno i grandi vecchi erano stati in grado di ricordare qualcosa di vagamente famigliare con quegli esseri.
Prima ancora che avessero potuto cercare un dialogo, questi predatori avevano iniziato a razziare l'acqua, quella poca acqua che ancora disponevano per progredire e svilupparsi.
Il timore iniziale si era tramutato in terrore.
Le femmine avevano iniziato a spostare la radici altrove, in attesa di gemmare e generare i nuovi e quanto mai rari nuovi fusti.
I più anziani avevano deciso di rimanere dove stavano: un po' per lo sforzo enorme di sradicarsi e ridistribuirsi altrove ed un po' per fare da esca per quei predatori così da permettere ai più giovani della specie di mettersi in salvo.
Eppure..
Eppure nessuna azione ostile era stata intrapresa da quegli enormi esseri volanti, a parte rubare l'acqua ovviamente.
Nessuno era stato colpito, attaccato, bruciato.. si sentivano osservati quello sì, come se il predatore stesse studiando le abitudini delle sue prede prima di attaccare.
Ma quell'azione ostile non era mai iniziata.
Si erano rifugiati in molti ad Oriente dove i grandi predatori sembravano recarsi di meno e dove ogni tanto inviavano soltanto i loro cuccioli più piccoli.
Dopo lune e soli di ansia, la situazione si era tranquillizzata: nessun essere era più giunto, almeno fino a quella mattina.
Uno dei cuccioli dei predatori, uno particolarmente esuberante e capriccioso, aveva terrorizzato per ore l'intera regione, lanciandosi in voli radenti ed emettendo il suo assurdo urlo di guerra che rimbombava in ogni angolo.
Stufo probabilmente di quel gioco ignobile, il cucciolo aveva deciso di scendere e di posarsi sul suolo, rimanendo immobile.
Forse era stanco, forse era sfinito e forse era l'unica possibilità per loro di capire chi diavolo fossero quegli esseri.
Pertanto avevano scelto un piccolo gruppo di giovani esploratori ed avevano deciso di affidare a loro il compito di indagare.
Non avevano fatto che pochissimi metri che l'essere così esuberante sembrò figliare.
Forse era quella la motivazione alla base del suo comportamento così anomalo?
Della sua agitazione prima e del suo immobilismo poi?
Quattro esseri, bianchi come il ghiaccio, erano scesi dal suo grembo e compivano i primi incerti passi sul terreno.
Si osservavano fra loro, scrutando strani congegni luccicanti, ed esaminavano ove si trovavano.
Timidi, impacciati, sicuramente malati visto il loro colorito facciale, tre parevano essere di sesso maschile, uno femminile, almeno a giudicare dalle dimensioni delle creature.
Niente di pericoloso, se non fosse per l'enorme madre.. a sua volta piccola rispetto alle creature che solcavano i cieli.
L'immobilismo della essere madre, portò Zendut e Nalira a decidere di lasciare le loro case uscendo dal guscio protettivo ed avvicinarsi ai nuovi arrivati.
Zona di atterraggio della navetta 1 07 novembre 2171 Contemporaneamente
Dorothea aveva preso in mano in padd col traduttore universale. Dai tempi della sua inventrice, Hoshi Sato, avevano fatto diversi progressi, ma non abbastanza da affrontare un Primo Contatto senza un minimo di taratura pregressa.
Alejandro stava cercando di assumere un atteggiamento fisico non aggressivo, sforzandosi di tenere il phaser lungo il fianco in posizione rilassata.
Joshua stava mentalmente valutando le tempistiche per una partenza immediata in caso d'emergenza, maledicendosi per non aver pensato di comunicare la loro precisa posizione d'atterraggio. Non era certo di quanto i sensori della neonata base fossero attivi e funzionanti e la Atlantis era praticamente stata sguarnita di personale per supportare i colleghi nella costruzione della base.
John, da buon ufficiale scientifico, era l'unico realmente attratto ed interessato da quanto stava avvenendo, dal punto di vista non emozionale o di curiosità. Aveva puntato verso i due umanoidi in avvicinamento il suo tricorder, analizzandone per quanto possibile struttura, dna, attitudini, postura e via discorrendo.
Dai dati che stavano rapidamente comparendo sullo schermo, era abbastanza evidente che si trattasse di un maschio ed una femmina.
Il maschio aveva una struttura fisica più alta della controparte femminile, il corpo ricoperto di una membrana antracite ricoperta di striature azzurrognole accese, mentre il volto aveva una tonalità di un marrone corteccia, con un cranio con zigomi incassati e zigrinati come una palla da rugby. Gli occhi erano di un blu violaceo molto profondo.
La femmina invece aveva il corpo scoperto di un azzurro chiarissimo eccezion fatta per una sorta di abito color corteccia, il volto era dello stesso colore del corpo, con le labbra celesti così come le sopracciglia ed una serie di striature orizzontali come tatuaggi che si estendevano dal viso verso il retro della testa che si allungava assumendo coloriti violacei ed una struttura decisamente più solida e simile al cranio del maschio.
L'atteggiamento della femmina pareva neutro, più curioso che preoccupato, mentre il maschio era più aggressivo o protettivo. O quello è quanto risultava a Blake in base alle analisi sulle reazioni corporee che elaborava il tricorder.
Quando i due gruppi furono abbastanza vicini, nessuno fece la prima mossa, limitandosi a scrutarsi da lontano gli uni agli altri.