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ATLANTIS - MISSIONE 04 RSS ATLANTIS - Missione 04

04.00 "ImbarcoComandante Keyl"

di Jonathan Keyl, Pubblicato il 01-12-2017

Uss Atlantis plancia 11 Luglio 2172 ore 09.01


Era già sera quando Jonathan, ingegnere capo della UES Atlantins in licenza
speciale, si sedeva ad un tavolo di un pub nella periferia di Dublino.
Era stata una settimana dura ma finalmente, poteva rilassarsi un poco e
stare per conto suo.
Esattamente una settimana prima, mentre supervisionava un controllo di
routine ai motori della Atlantis, aveva ricevuto una telefonata da alcuni
amici di vecchia data i quali gli comunicavano che Thomas, vecchio amico e
compagno di scorribande, era morto in un incidente.
Niente miseri, niente complotti o liti furibonde: Durante un volo in
deltaplano, un fulmine aveva squarciato parte delle ali e una una corrente
d'aria troppo forte e inaspettata, lo aveva fatto ribaltare e cadere
rovinosamente a terra.

Adesso era passato tutto: La corsa alla ricerca del capitano Cortes per
richiedere una licenza, l'organizzazione del viaggio, l'incontro con i
genitori si Thomas (Sarah e William che consideravano Jonathan come un
figlio) l'organizzazione del funerale insieme a loro e tutto quello che era
seguito.
Adesso Thomas giaceva sotto due metri di terra in quello che avrebbe dovuto
essere il suo eterno riposo.

Jonathan, con la sua birra in mano, aveva preso posto nell'angolo più buio
del pub, sperando di passare inosservato per il resto della serata.
Voleva stare solo con i suoi pensieri a ricordare il vecchio amico.


Qualche anno prima, durante quella che sarebbe stata la prima di molte una
vacanza in Irlanda, si trovava dentro un pub. Si gustava qualche birra
chiacchierando con alcune persone che aveva appena conosciuto. Ridevano e
scherzavano quando lui vide passare, dall'altro lato del pub, una ragazza
che, allora, penso fosse la più bella che avesse mai visto. Buffo pensare
come ora non ricordasse neanche il suo nome.
Lasciò il gruppo e si diresse, birra in mano e sorriso a trentaquattro
denti (forse aiutato dall'alcool), verso quella ragazza quando, a pochi
passi da lei, si sentì bussare sulla spalla :"Mi spiace amico ma quella è
la mia ragazza... e tu stai barcollando pericolosamente nella sua
direzione".
Effettivamente Jonathan aveva forse bevuto più di quanto volesse ammettere
e la sua camminata, probabilmente, era dritta e sicura solo nella sua testa.
Il ragazzo che lo aveva fermato era alto poco più di lui, muscoloso,
capelli ricci corti e occhi marroni. Il tono di voce che aveva usato era
calmo ma sicuro. Jonathan fece per girarsi e rispondere quando sentì i le
gambe cedere e barcollò. Thomas allungò un braccio e gli diede una mano a
recuperare l'equilibrio. I due si guardarono in faccia per qualche secondo,
poi scoppiarono a ridere.

Thomas lo presentò ai suoi amici e passarono il resto della serata insieme
a bere. Thomas si dimostrò essere una persona molto simpatica e gentile (a
differenza della sua ragazza che, comunque, avrebbe frequentato ancora per
poco). Figlio unico, lavorava presso un vecchio hangar di aerei da
collezione e si occupava della manutenzione dei motori. Aveva un brevetto
di volo e adorava il suo lavoro ma, la sua vera passione erano gli ultra
leggeri. Ne possedeva già un paio ma il suo preferito era un vecchio Viper
SD4 che aveva ristrutturato e rimontato praticamente pezzo per pezzo da
quando aveva sedici anni. Condivideva con Jonathan la passione per i motori
su cui lavorava e gli piaceva, quando poteva, fare arrampicate e rischiare
di rompersi il collo in situazioni estreme come l'arrampicata senza
assicurazione.

Per il resto della sua vacanza, Jonathan e Thomas si videro praticamente
tutti i giorni. Thomas gli mostrò dove lavorava e gli fece visitare i posti
e i pub più belli di Dublino, alla sua vacanza successiva, il resto
dell'Irlanda.

Durante uno dei week end a Galway, decisero, in piena notte e dopo qualche
birra di troppo, di scendere le famose scogliere di Moher.
Thomas aveva con sé l'attrezzatura per l'arrampicata e, quando Jonathan era
con lui, ne portava una di scorta. Insieme ad altri 2 amici, si misero in
macchina e si avviarono verso le scogliere.
Non era una discesa molto lunga: 217 metri nella parte più alta, ma, la
difficoltà consisteva nei forti venti e nel fatto che,sotto di loro,
avrebbero avuto l'oceano Atlantico e, in caso di caduta, le forti correnti
avrebbero sbattuto lo sfortunato, quasi subito sulle scogliere senza
lasciargli scampo. La scommessa consisteva nel vedere chi sarebbe riuscito
ad arrivare più vicino alle onde prima di ritirarsi.

Arrivarono alle scogliere che era buio. Se di giorno la folla riempiva il
luogo, di notte non c'era anima viva. Il cielo limpido e la luna piena
davano una buona illuminazione, ma si erano portati comunque dietro anche
un piccolo gruppo elettrogeno per fare un po' di luce in più.

Jonathan e Thomas si prepararono per la discesa mentre, i loro amici,
montavano ed avviavano il gruppo elettrogeno e le luci.

"Jonathan, mollerai prima della metà della discesa" disse Thomas.
"No amico, sarai ancora alla partenza quando io starò già bevendomi la
birra della vittoria... e comunque molerai molto prima di me." Rispose
Jonathan.

Finita l'imbracatura e fissate le cime, si avvicinarono al bordo della
scogliera: "Pronto?" disse Jonathan, "Certo: partiamo".
Iniziarono la discesa. Il primo pezzo era semplice. Non potevano saltare ma
iniziarono a scendere poggiandoci agli appigli naturali. Il primo quarto di
discesa era relativamente semplice e ben illuminato. Le prime difficoltà
iniziarono a metà percorso. I fari agganciati al gruppo elettrogeno
iniziavano a non illuminare cosi tanto. Jonathan scivolò su un appiglio
umido e perse la presa ad una mano ma, grazie agli allenamenti
all'accademia, riuscì a tenersi attaccato alla scogliera.
"Sei già in difficoltà?" Disse Thomas che era già un paio di metri più in
basso.
"Non montarti la testa Thomas, sono solo scivolato" rispose Jonathan.
Thomas scendeva veloce anche grazie alla molta pratica che faceva e
sembrava non perdere un colpo.

A tre quarti della discesa nessuno dei due aveva mollato ma entrambi
iniziavano ad avere il fiatone e a non trovare sempre dei buoni appigli.
Poco dopo, Thomas aveva aumentato il vantaggio quando si sentì un urlo.
"Che succede Thomas?" Disse Jonathan preoccupato. Non sentendo risposta,
cercò di voltarsi a controllare l'amico. Strinse gli occhi nel buio e lo
vide penzolare dalla sua corda poco sopra le onde. Se fosse arrivata
un'onda più forte delle altre, lo avrebbe sbattuto contro la scogliera con
violenza.

"Presto! serve aiuto!" Urlo Jonathan. I loro amici si affacciarono alla
scogliera.
"Proviamo a tirarlo su!" Dissero.
"No! aspettate!" Jonathan aveva notato che la corda dell'amico era
impigliata. "Scendo a sbloccare la corda."
Jonathan scese ancora arrivando di fianco all'amico. Fece in tempo a
liberare la corda quando, un onda più alta delle altre, li travolse in
pieno facendoli sbattere contro la parete rocciosa e perdere conoscenza.

Non sapeva quanto tempo era passato quando, aprì la prima volta gli occhi,
intravide le luci delle ambulanze e alcuni ufficiali della GARDA che
prendevano appunti interrogando i suoi amici. Poi perse di nuovo conoscenza.

"Ehi! Ti vuoi svegliare?!" Jonathan senti la voce dell'amico. Aprì gli
occhi e si rese conto di trovarsi in ospedale.
"Thomas, che diavolo è successo?" disse Jonathan. Aveva dolori ovunque e
gli girava la testa.
"Sembra che ci siamo rotti un po' di ossa e che siamo nei guai..." disse
Thomas ridendo.
Un ufficiale della GARDA e un medico lo osservavano dai piedi del letto.
"Si. La prognosi è quella. Insieme a una bella commozione celebrare per
entrambi... ma visto quello che avete fatto forse potete solo migliorare.
Oltre ad un grave rischio di finire in ipotermia... fortuna che i vostri
amici hanno chiamato subito e hanno pensato loro a tirarvi su. " disse il
medico.
"L'avete combinata grossa ragazzi!" disse l'ufficiale della GARDA.
"Rischiavate di rimanerci la sotto."
"Comunque per i prossimi due mesi non potrete combinarne un altra, visto
che non uscirete da quei letti." disse il medico.
"Cercate di riprendervi e mettete la testa a posto" disse l'ufficiale del
GARDA uscendo.
"Noi ci vediamo piu tardi per un controllo." disse il medico uscendo pure
lui.

"Certo che abbiamo rischiato grosso" disse Thomas "comunque lo sai che ho
vinto io, vero? sono arrivato molto più in basso di tè."
"Si ma poi sono dovuto scendere a salvarti il culo" disse Jonathan.

Si guardarono in faccia e scoppiarono a ridere. Non sarebbe certo stata
l'ultima volta che si sarebbero messi nei guai insieme quella. Ma
sicuramente fu una delle volte peggiori.

Jonathan era ancora seduto al pub sorseggiando la birra quando sentì
qualcuno bussargli sulla spalla.
Si scosse dai suoi pensieri e si voltò a vedere chi lo stesse disturbando.
Era la cameriera del pub: "Mi scusi... qualcosa stà suonando nella sua
giacca già da qualche minuto... non vorrei fosse importante."

"Si, grazie...." disse Jonathan. Prese il comunicatore dalla sua giacca e
lo aprì :"Qui Keyl."
"Comandante, sono Reis, il capitano mi ha chiesto di richiamarla a bordo."
"Va bene Reis, mi preparo subito a partire. Chiudo." Jonathan chiuse il
comunicatore, posò la birra, prese le sue cose e uscì dal pub.
Il tempo di piangere il suo amico era finito.